Riforma pensioni 2021, l’intervista a Cazzola: critico su quota 41 e uscita dai 62 anni

Le ultime novità sulla riforma pensioni ci giungono da questa interessante intervista che ci ha rilasciato il Prof Giuliano Cazzola, giusvalorista ed esperto previdenziale, con cui abbiamo discusso circa le proposte della piattaforma unitaria e sul post quota 100.  

A suo avviso non avrebbe alcun senso, anzi si tornerebbe indietro di 25 anni, concedere una riforma delle pensioni permettendo la flessibilità dai 62 anni proposta da Cgil, Cisl e Uil, perché vorrebbe dire sostanzialmente concedere una pensione di vecchiaia 5 anni prima, un’operazione del tutto insostenibile a livello finanziario. Le sue parole:

Riforma pensioni 2021, ultime Cazzola sul post quota 100: più saggio confermare la Fornero

Pensionipertutti: Giuliano Cazzola in questi giorni abbiamo avuto modo di confrontarci post relazione della Corte dei Conti sulla previdenza con Claudio Durigon, sottosegretario al Mef, e con i segretari confederali di Cgil e Uil. Ghiselli e Proietti si dicono post quota 100 per una maggiore flessibilità in uscita a partire dai 62 anni d’età e per l’uscita dopo 41 anni di contributi versati. Lei però mi pare di avviso contrario a tali proposte o sbaglio?

Giuliano Cazzola: Sì e non se ne meravigli. Come i suoi autorevoli interlocutori sindacali, anch’io ripeto sempre le stesse cose. Loro difendono la piattaforma unitaria; io la critico. Se passassero quelle proposte ritorneremmo indietro di un quarto di secolo. A parte i 41 del trattamento che sarebbe erogato a prescindere dall’età, la proposta che io trovo incomprensibile è quella della possibilità di andare in quiescenza nel sistema misto a 62 anni con 20 anni di contributi. Una regola siffatta sarebbe sostanzialmente una pensione di vecchiaia erogata con ben 5 anni di sconto (non si dimentichi poi che per la vecchiaia non è mai stato sospeso l’adeguamento automatico all’attesa di vita).

Pensionipertutti: Quindi a suo avviso forse sarebbe addirittura meglio alla scadenza di quota 100 tornare in toto alla Riforma Fornero?

Giuliano Cazzola: Le dirò di più, vedo con un certo favore che si sta facendo strada la proposta che io – lei mi è testimone – ho avanzato tra i primi. Alla scadenza di quota 100 si rientra nella disciplina prevista dalla riforma Fornero (ricordo che i requisiti del pensionamento anticipato ordinario restano bloccati a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e un anno in meno per le donne, fin a tutto il 2026). Per quanto riguarda il c.d. scalone (una tigre di carta strumentalmente agitata dai sindacati) c’è il pacchetto Ape (e dintorni) che può essere rafforzato, ma che è perfettamente in grado (i requisiti sono 63 anni e 36 o 30 di versamenti a seconda dei casi) di dare una risposta a delle esigenze reali di anticipo dei pensionamento.

Riforma pensioni 2021, Cazzola: basta leggere il RCFP, ecco cosa avverrà post quota 100

Pensionipertutti: Dunque conferma quanto in parte ha fatto notare il Dott Claudio Maria Perfetto che il Governo abbia già deciso, in quanto anche nel DEF a pag 120-121 vi sono già le linee guida relativamente a quanto farà l’esecutivo post quota 100 per riportare in linea l’incidenza della spesa pensionistica in Rapporto al PIL. In parte tale tendenza ‘alla prudenza’ emerge anche proprio nel rapporto di coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti, e da qui che parte per avvalorare ancor più le sue considerazioni?

Giuliano Cazzola: Mi sta chiedendo tra le righe se ha letto il Rapporto di coordinamento della finanza pubblica 2021 della Corte dei Conti? Io sì, Lo segnali ai suoi amici sindacalisti. Le leggo un brano. ‘’Dopo l’intervento derogatorio – scrive la Corte – rappresentato da Quota 100 è importante che si riaffermi la centralità della legge 214/2011 (dove è inclusa, appunto, la riforma Fornero, ndr) e che il quadro normativo previdenziale ritrovi i suoi caratteri di certezza che lo hanno connotato fino al 2019. È d’altra parte opportuno – ecco le compensazioni indicate nel RCFP – che nella difficile fase di transizione a cui il mercato del lavoro è sottoposto a causa della pandemia, gli istituti di deroga esistenti (l’Ape sociale in primis) si facciano carico, anche attraverso eventuali ritocchi ed estensioni, della gestione di situazioni mirate, se meritevoli di protezione’’.

Pensionipertutti: Cos’altro emerge dal Rapporto relativamente alla quota 100, è stata almeno una misura efficace per ‘svecchiare’ il mondo del lavoro?

Giuliano Cazzola: Ma guardi peraltro é lo stesso Rapporto a presentare una sorpresa: “si verifica un fatto non del tutto intuitivo e cioè che Quota 100 ha determinato l’innalzamento dell’età media dei pensionati di anzianità. Ciò induce a raccomandare cautela nell’analisi dei dati sull’età al pensionamento’’. Per le pensioni anticipate – precisa il RCFP 2021 –  l’età media alla decorrenza registrata nel 2020 è di 62 anni. Il dato è inferiore a quello registrato nel 2019 (62,3 anni), ma rimane influenzato dai pensionamenti in deroga con Quota 100 e, in misura minore, dalla finestra trimestrale per l’accesso a pensione anticipata introdotta sempre con il d.l. n. 4/2010. Il valore risulta infatti più elevato rispetto a quello presentato per le pensioni di anzianità liquidate nel triennio 2016-2018, in assenza di Quota 100: rispettivamente, si registrava nel complesso un’età media di 60,6 – 61,0 e 61,0 anni.  Dalle mie parti un fatto così si chiama <eterogenesi dei fini>.  Ricordo per chi volesse leggerlo che Il rapporto è a disposizione sul sito della Corte; e riguarda tutti i temi di finanza pubblica.

Ringraziamo per la solita disponibilità al confronto il Prof Giuliano Cazzola, e ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte dell’intervista che , trattandosi di esclusiva per il nostro sito, é tenuto a citare la fonte.

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39 commenti su “Riforma pensioni 2021, l’intervista a Cazzola: critico su quota 41 e uscita dai 62 anni”

  1. perchè dico che 41 anni è una mezza carognata, figuriamoci i 42 anni e 10 mesi per gli uomini; semplice matematica (ma per qualcuno 2+2 non fa 4 ma 5); aspettativa di vita uomini: è ben inferiore rispetto alle donne di almeno 3 anni (vedasi statistiche); io ho dati del 2019 e negli ultimi anni si è abbassata di almeno 1 anno; con questo non voglio dire che le donne dovrebbero lavorare 3 anni in più degli uomini, semplicemente parificare; mi si dirà che le donne accudiscono i genitori anziani ; e gli uomini no? io ho accudito mia madre ( anche lei mi seguiva ) ed è morta l’anno scorso a 97 anni; quindi riassumendo; 41 anni e 10 mesi per tutti ( visto che gli uomini vivono 3 anni in meno) , togliamo 1 anno per l’aspettativa di vita calata andiamo a 40 anni e 8 mesi ; semplice matematica; credo che i vari draghi, cazzola, corte dei conti, fornero, orlando , sappiamo fare questi semplici calcolini, non mi risulta che siano analfabeti ; è che non vogliono semplicemente; vogliono caricare su quelli attuali tutte le porcate fatte da altri in precedenza quando hanno permesso a persone di 40 anni (età, non contributi) di andare in pensione; queste persone, e ne conosco, adesso hanno meno di 70 anni e sono in pensione da 30 anni; tanta salute ai caporioni

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  2. il problema è che comunque dopo i 40 anni di lavoro anche il più semplice diventa faticoso; alcuni lavori invece non sono più sostenibili oltre una certa età; 62 bastano e avanzano; 40 bastano e avanzano; se uno vuole rimanere perchè ha ancora energia beato lui; io ho conosciuto persone che hanno detto a 67 anni: mi tocca andare in pensione; probabilmente non hanno faticato a sufficienza e hanno avuto come si dice: il bel paese”; un altro addirittura ha detto: se mi fermo muoio; era 5 anni fa e adesso ha 81 anni; fatte queste considerazioni: tutti a roma il 24 giugno

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  3. Non ho visto, o mi è proprio sfuggito e mi scuso, nessun professore Cazzola o Fornero o altri esperti contrari a possibili nuove riforme più oneste dell’attuale, trattare l’enorme disparità che abbiamo in Italia , dove esistono comparti che , fortuna loro, vanno con quota 41 , senza alcuna penalizzazione e liberi in età, o con 35 anni di contributi da decenni! e sono tutti chiaramente a carico del bilancio INPS.

    La coerenza mi direbbe che un Ente erogatore di pensioni ( pagate con il lavoro di tutti i comparti versanti a quell’ente) non dovrebbe certamente avere dei trattamenti così sfavorevoli per taluni e favorevoli per altri.
    Non parliamo di lavoratori, pochi per altro, che svolgono attività molto particolari, impossibili da portare oltre ad una età media..come i ballerini e tersicorei che vanno a 47 anni.

    Chiedo agli esperti :
    perchè solo alcuni lavoratori devono partecipare al sacrificio di mantenere in bilancio l’Ente, sottostare alle previsioni e studi che fate e divulgate, mentre per altri invece non è richiesto e anzi viene mantenuto uno status e questa cosa sembra , anche da parte vostra , perchè non ne parlate mai, che non faccia alcuna importanzaì per i conti futuri?
    E non ditemi che è questione di regolamenti, accordi, leggi passate ecc.

    Non sarebbe ora che qualche super esperto ci faccia capire bene facendo previsioni e ipotesi nel caso magari si facesse a metà nel trattare quei lavoratori di serie A e noi di serie B… Livellando i vari trattamenti?
    Non sarebbe una richiesta onesta, più equa e anche coerente con il sistema voluto, invece di continuare SOLO e SOLTANTO a gridare che quota 41 libera o flessibilità a 62 non si può fare MENTRE si STA FACENDO COMUNQUE PER UNA PARTE CONSISTENTE DI LAVORATORI dipendenti e versanti INPS ?
    In questo modo , mi dispiace, ma proprio non mi convincete nel fare ulteriori sacrifici nella consapevolezza che questo sia il giusto, se l’intento è convincere .
    https://campini.net/la-pensione-comparto-difesa-sicurezza-e-soccorso-pubblico

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  4. Cara Enrica andando indietro di un anno provi assieme agli illustri sopra citati stipulare un grafico di tutti quelli che postano su pensione per tutti che cosa vogliono. In anticipo gli garantisco che ,62 ,anni oppure ,41 di contributi e l indici più elevato. E guardi che uno come me che oggi ho ,55 anni e 39 di contributi chiedo solo il mio che ho dato.se i conti non tornano andiamo a prendere i Formigoni che anno rubato milioni e vanno in TV a sblstetare oppure come il vecchio sindacalista Bonanni che negli ultimi anni di servizio ha lievitato il suo stipendio per ottenere una pensione da nababbo oppure altri centinaia di furbi che abbiamo cresciuto coi nostri soldi.prima dei conti pubblici in un paese democratico deve esserci giustizia onesta serietà ma soprattutto meritocrazia

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  5. Guardiamo in faccia alla realtà e facciamo in modo che anche l’On. Cazzola lo faccia.
    Nel 2020, per effetto della pandemia che ha mietuto il 18% in più di morti nell’anno (dati ISTAT), localizzati nella popolazione più anziana e quindi in pratica fra i pensionati, l’INPS ha “risparmiato” quasi 12 miliardi e Euro. Il trend 2021 sarà (forse, speriamo) inferiore ma non di molto e fanno altri 10 miliardi di Euro risparmiati nel 2021 più i morti del 2020 per i quali la pensione è terminata, fanno 20 miliardi come minimo nel 2021, 30 nel 2022 e così via fino a che l’effetto “pandemia” non si esaurisca, cioè che i pensionati morti per pandemia sarebbero comunque morti di vecchiaia.
    A questi si aggiungono i risparmi della sanità sui servizi per la popolazione anziana, finora impiegati nell’incremento delle cure ma in futuro di fatto un’altra partita di risparmio.
    Ma la cosa non è finita perché nessuno garantisce che la pandemia sia sconfitta o lo sarò entro il 2021, infatti l’Inghilterra che era a zero decessi e poche decine di infettati la scorsa settimana, adesso ricomincia a contare i ricoveri (variante indiana di tipo 4 per la quale i vaccini attuali sono inefficaci).
    Come la storia recente ci insegna la variante e relative problematiche sbarcheranno anche in Italia… tirate voi le conclusioni.

    In definitiva i calcoli sulla sostenibilità del sistema pensionistico italiano vanno rifatti da zero e se le cose stanno come ho espresso, con grande scorno di Cazzola, i conti tornano eccome!
    Lasciate che le persone si godano qualche anno di riposo, 40 di lavoro bastano e avanzano per tutti!

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  6. Semplicissima domanda al prof. Cazzola ma quanti lavoratori potrebbero beneficiare dal 2022 se si volesse adottare quota 41 per tutti?

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  7. Non riesco a capire perche per le donne è prevista l’uscita anticipata a 41 anni mentre per gli uomini a 42 anni e 10 mesi. Non ditemi perché ha dovuto accudire i figli o provvedere alle faccende domestiche. Queste non non mi pare siano condizioni vincolanti per il pensionamento anticipato con 41 anni di contributi per le donne. Con 41 anni possono andare anche le single senza figli. Quindi perché non prevedere quota 41 per tutti. Mi sembra giusto e doveroso e soprattutto non discriminante.

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    • Signor Bartolomeo … se è per questo le donne possono andare in pensione anche con opzione donna ma il guaio è che subiscono un massacrano del loro assegno.
      Visto che cita gli anni e i mesi per la pensione anticipata, per correttezza, li esponga corretti anche per le donne.
      Per concludere poiché è facile osservare che mediamente le donne soffrono di lavori più discontinui e generalmente anche meno retribuiti degli uomini a parità di compiti, qualche giustificazione a lasciare prima il lavoro credo gli vada riconosciuta!
      Penso anche che se il ragioniamo è questo (se non erro la pensano allo stesso modo i solerti giudici Europei) prima o poi vedrà che su mandato dell’Europa il bel regalino … lo faranno a tutti donne e uomini … tutti a 67 anni.

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  8. A me piacciono i commenti di Cazzola . 41 anni non è sostenibile. Che differenza c’è tra 41 anni e 42 e 10 mesi Stiamo a guardare i centesimi . In termini di bilancio , Cosa spera , che nel frattempo muoiano più persone precettiori di pensioni . Ma basta . Li avete buttati via prima . Diminuite gli stipendi della politica dei manager . Ma non rompete più con i conti non sostenibili della previdenza.
    Uno deve essere libero di andare in pensione quando vuole e con quello che ha versato .
    Se vuole continuare o smettere deve dipendere dal lavoratore. Punto .
    A 60 anni e 50 per se per quello che ha versato gli basta per vivere sarà lui a decidere .
    Nessuno deve decidere per me !

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  9. I fatti dimostrano come le scelte di tutti i precedenti governi, tutte orientate ad un esasperato assistenzialismo, abbiano clamorosamente fallito. Scontiamo la mancanza di una politica reale sull’occupazione (giovani/donne/over 50) che non sia fatta di slogan e provvedimenti tossici come il reddito di cittadinanza, inseguendo il miraggio dello stipendio senza lavorare o peggio ancora le baby pensioni ai dipendenti pubblici. Chi ha destinato oltre 40 anni della propria vita al lavoro, si è sacrificato ed ha contribuito fin troppo a contenere con imposte/tasse/contributi il deficit creato dagli incapaci che ci hanno governato sino ad oggi. Non stiamo rivendicando un privilegio ( di cui godono parlamentari/dipendenti di Camera e Senato, dirigenti della PA), ma si rivendica il diritto di poter godere della propria vecchiaia, dopo una vita di lavoro ( che molti nostri figli/nipoti purtroppo non avranno modo di conoscere). I politici e gli esperti (di ogni colore) che oggi oppongono concetti, dati e argomentazioni alle nostre rivendicazioni, dove erano e che ruolo politico/governativo hanno ricoperto negli ultimi venti anni ?

    “Ci aspettano tempi duri

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    • Condivido pienamente quanto sopra detto e sottoscrivo!
      Per una questione di giustizia: in pensione a 62 anni con almeno 30 di contributi (prendendo perciò che si è versato) o 41 anni di contributi a qualsiasi età. Abbiamo diritto a vivere liberamente la nostra vecchiaia.

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  10. sono arrivato al colmo; ho sempre criticato il prof. Cazzola per le sue opinioni sulle pensioni; da un lato mi tocca dargli ragione: 62 anni e 20 di contributi mi sembrano un’ esagerazione; il problema qual’è: tornare indietro alla legge fornero sembra una grandissima ingiustizia considerando che chi ha avuto il culo di nascere nel 59 a 62 anni con 38 di contributi va in pensione; io che sono del 60 e a dicembre avrò 40 anni di contributi non mi basteranno nemmeno i 41 per andare visto che difficilmente concederanno tale riforma; consideriamo che l’aspettativa di vita è calata di più di 1 anno ; potrebbero tranquillamente concederla ; è che vogliono colpire sempre i soliti, gli amici degli amici mai

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    • Proprio perché ogni riforma delle pensioni ha fatto delle vittime non bisogna recedere dal trguardo raggiunto da Quota 100 o comunque dal principio base che la caratterizzava: flessibilità di uscita con pochi paletti e senza eccessive penalizzazioni.

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  11. Politici e Sindacati sono tutti d’accordo che al termine di quota 100 che permette fino al 31/12/2021 dopo 38 anni di contribuzione con il calcolo misto, di andare in pensione, bisogna evitare lo “scalone” di cinque anni ! BISOGNA EVITARE LO “SCALONE” DI CINQUE ANNI ? MA SCUSATE PASSARE DA 38 ANNI A 41 ANNI NON SONO TRE ANNI IN PIÙ ??? O SONO TUTTI FALSI O ALTRIMENTI NON CAPISCO DOVE È IL PROBLEMA ! NON SONO I CINQUE DELLO “SCALONE” E SONO COMUNQUE BEN TRE ANNI IN PIÙ !!!
    Chi ha lavorato e pagato contributi per 41 anni, ripeto 41 ANNIIIIIII !!!… in una Repubblica fondata sul lavoro deve avere il diritto di andare in pensione senza paletti/trucchetti/riduzioni/fregature all’Italiana!

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  12. È la storia del mondo … i lavoratori sono carne da macello … non c’è rispetto per la “vita” che è breve e per questo dovrebbe essere allegerita negli ultimi anni di lavoro. Schiavi di un impero materialista fino a pochi anni dalla fine. E non mi venite a parlare che mancano le coperture economiche, grattate fondi altrove, non sempre nelle tasche di chi lavora da una vita … 40 anni di versamenti bastano e avanzano. Questa politica è una vergogna, uno sfruttamento continuo dell’uomo… sono sempre più schifato.

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  13. “Proposta incomprensibile è quella della possibilità di andare in quiescenza nel sistema misto a 62 anni con 20 anni di contributi ” MA SECONDO LEI UN DISOCCUPATO DI 62 ANNI SENZA SUSSIDI COME DEVE FARE A SOPRAVVIVERE ?

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  14. Come dice il prof Cazzola, lasciando da parte la richiesta dei 41 anni, che rispetto alle soglie fissate fino al 2026 di 41 e 10 mesi per le donne e 42 e10 mesi per gli uomini rappresenterebbe una riduzione che dal punto di vista economico non credo sia così stravolgente ma avrebbe più un valore di giusto riconoscimento per una vita spesa al lavoro, è sicuramente quasi utopico pensare che venga accordata l’uscita a 62 con 20 anni di contributi (non vogliono nenche prorogare 62 e 38 di contributi) richiesta che come ho già ricordato in altro post ci riporterebbe molto indietro negli anni.
    Fatte queste considerazioni riterrei ragionevole la proposta di Tridico che lui dice essere sostenibile dal punto di vista economico: uscita a 41 anni di contributi o a 62 anni di età con 20 di contributi con liquidazione con metodo contributivo per gli anni che mancano alle soglie per l’anticipata di 42e10 mesi per gli uomini (per le donne darei a questo punto già il misto a 41 anni) oppure a 67 anni di eta per chi non arriva all’anticipata. al raggiungimento dell’anticipata e/o dei 67 anni aviene il riaggancio al sistema misto a chi compete.
    Pretendere di erogare per sempre il contributivo a chi ha maturato il misto, solo per una manciata di anni di anticipo rispetto alle soglie Fornero, mi da l’idea di qualcosa che evoca uno scambio quasi ricattevole (vedasi opzione donna: tagli sull’assegno pensionistico del 30-40% per tutta la vita).

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      • se come sicuramente sarà verrà opposta dal governo la sostenibilità finanziaria delle richieste quella di Tridico mi sembra una proposta ragionevole, piuttosto che continuare a sentire le proposte di decurtazioni pensionistiche a vita.
        Con questo non voglio assolutamente dire che non sono d’accordo con 41 per tutti o l’uscita a 62 per soprattutto quest’ultima mi pare quasi impossibile che venga accolta.

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        • Io un conto rapido, magari un poco a spanne, lo ho fatto. La differenza su 1.850 euro LORDI con il sistema misto grazie a 15 anni di retributivo e 42.1 anni totali di contributi versati mi porterebbe a ridurre la pensione LORDA mensile di almeno 300 euro (forse di più).
          Età di pensionamento 63 anni quindi per 4 anni lascerei nelle casse del dottor Tridico (300 euro per x 52 mensilità = 15.600 euro).
          Correggimi se ho sbagliato!
          Ma ora aggiungo… mettiamoci nei panni di uno che paghi 400 euro al mese di affitto e fai un paragone di cifre … ci sarebbe di che arrabbiarsi.
          Non oso fare proposte migliorative o polemiche, se non ce la fanno a pagare le pensioni inizino a tagliare da altre parti che di denaro ne hanno buttato già abbastanza.
          Aggiungo … ora azzanneranno ancora le pensioni … poi tranquillo vedrai che a breve inizieranno anche con la sanità ci diranno che dovremo adeguarci ai modelli in auge nel resto d’Europa.

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  15. L’uscita a 62 anni con 20 di contributi e senza penalità, per quanto affascinante, è impossibile da ottenere; molto più realistica la posizione della Corte dei conti che prevede di equiparare i sistemi retributivo e misto al contributivo puro e cioè possibilità di uscita a 64 anni con 20 di contributi e calcolo totalmente contributivo a condizione che l’importo consenta una vita dignitosa. Inoltre anche quota 41 ha possibilità di realizzazione.

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    • Se contributivo deve essere addirittura con il vincolo dell’assegno decoroso non vedo perchè a queste condizioni si debba fissare l’età a 64 piuttosto che a 62 oppure me se con i soldi che ho versato prendo più della soglia di 2,8 volte l’assegno sociale.
      Il problema è che con quel paletto dei “2,8 volte” l’uscita con 20 anni di contributi te la sogni ce ne vorrano almeno 35.

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  16. Quota 41 senza alcun tipo di penalizzazione, con il sistema misto e senza finestre, e/o 62 anni di età, con contribuzione minima di 20, con le stesse regole della quota 41.
    Per donne e lavori gravosi 2 anni in meno.
    Non sono regalie ma sono e devono essere diritti acquisiti!
    Ma lo sanno che le aziende sopra i 50 anni non ti voglio più? Per me lo sanno benissimo ma se ne fregano.
    La mia generazione ha già dato abbastanza, quando ho iniziato io, la regola era 35 tutta retributiva; il peggioramento è stato tutto sulla nostra generazione, direi anche basta! I soldi sanno benissimo dove andarli a trovare.. Non più sulle nostre spalle! Abbiamo già dato più che abbondantemente!

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  17. Dottoressa Venditti in primis sempre grazie a Lei e ai suoi colleghi per la gestione di questo spazio. In secundis, ci mancherebbe che non abbiate la facoltà di intervistare/ospitare che meglio Voi crediate. Rimane adesso una considerazione da fare (e penso che dallo scemare dei commenti da un po’ di tempo a questa parte si possa ormai definire un processo ormai ben delineato): le persone (noi commentatori intendo) dalle più “avvelenate” alle più “accomodanti” hanno ormai mangiato la foglia! Si è giunti al punto ineludibile ormai. Tutti i Vostri interlocutori (“esperti”, sindacalisti, politici a vario titolo, blogger diventati famosi) non hanno semplicemente il coraggio di dire una semplice verità: i nati dal 1960 in poi (i mitici baby boomers) si devono rassegnare! O in pensione in fin di vita (se ci arrivano) o si attaccano: é cinico ma l’unica realtà in grado di giustificare tutti questi discorsi capziosi è proprio questa. Solo che per non si sa quale pudicizia (visto che non gli manca certo il pelo sullo stomaco) non abbiano il coraggio di dirlo chiaramente. Piacerebbe almeno una cosa (ma sono un illuso): la smettessero tutti di contrapporre anziani e giovani. Gli anziani possono anche morire prima di andare in pensione, il problema dei giovani è che non hanno sbocchi lavorativi (a parte situazioni capestro) e quindi non possono neanche immaginare non solo di avere una propria vita ma addirittura di mettere al mondo figli. Sarebbe da folli…….Romanticamente mi piacerebbe fare il nonno ma capisco che sarebbe un egoismo folle
    Cordiali saluti

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  18. Non vorrei sbagliare ma poiché il dottor Cazzola precisa “(ricordo che i requisiti del pensionamento anticipato ordinario restano bloccati a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e un anno in meno per le donne, fin a tutto il 2026)” credo sottintenda che nella situazione di tira e molla che si presenterà tra sindacati e governo, nella migliore delle ipotesi, quello che resterà sarà la pensione anticipata ordinaria.
    Che poi duri con questi limiti solo e fino al 2026 non saprei che dire, ma forse qui i sindacati potrebbero trattare, sebbene poco.
    La vedo dura invece che i soli 41 anni di versamenti (sebbene siano tanti) possano passare senza vincolarli ad una età minima e soprattutto fermo restando il sistema misto; si rischierà che il governo la accetti solo come fosse “Opzione Uomo” e in tal caso sarebbe un disastro sull’assegno pensionistico come lo è quello per le donne.
    Per quanto riguarda: “incomprensibile è quella della possibilità di andare in quiescenza nel sistema misto a 62 anni con 20 anni di contributi”, se esiste come richiesta, non credo abbia alcuna possibilità di essere accolta.
    Staremo a vedere se qualche manifestazione preannunciata scioglierà i dubbi prima della fine dell’estate.

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    • Se non le spiace gli esperti da intervistare, specie se competenti, li scegliamo ancora noi. Poi chiaro che non é detto che tutto quello che dicono possa collimare con le vostre speranze, ma é giusto anche avere pareri a 360°.

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      • Io invece ritengo che continuare a parlare di aria fritta, sia pure con espertissimi, sia un esercizio da bar sport. Delle pensioni non bisognerebbe parlare per proclami, slogan od opinioni, pena creare confusione, false aspettative e tifo da stadio. Ce ne fosse uno di questi presunti esperti che avesse lavorato in fabbrica o come asfaltino.

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    • Vede, sig. Lorenzo, non so lei ma io credo che sia molto più costruttivo confrontarsi con chi la pensa diversamente da noi che non con chi la pensa come noi.

      Se lei desidera sentirsi dire ciò che desidera che le venga detto ascolti pure il politico di turno che più le piace. Sono arciconvinto che ne troverà uno che la pensa come lei. Ma mi creda sulla parola, il rischio di rimanere deluso è davvero molto alto.

      Il Prof. Cazzola e la Prof.ssa Fornero non parlano soltanto, ma argomentano, ovvero parlano seguendo un filo conduttore logico e ben strutturato. I politici non agiscono così, loro parlano per slogan, senza argomentare, e c’è un motivo molto valido: loro sanno che dopo tre secondi le persone cui loro si rivolgono già pensano a qualcos’altro.

      Io potrei avere (e ce le ho) opinioni differenti da quelle del Prof. Cazzola e della Prof.ssa Fornero. Ma ciò non di meno li ammiro per la loro onestà intellettuale e coerenza.

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      • Ma com’è che queste persone parlano sempre sulla ns. Pelle e non propongono qualcosa che vada a loro scapito per aiutare i poveri lavoratori?
        Come per esempio l’abolizione dei vitalizi o la diminuzione degli stratosferici stipendi che prendono tutti loro ed i manager statali, far pagare veramente chi sbaglia, il reddito di cittadinanza che prendono anche gli extracomunitari ed i delinquenti e tante altre cose che potrei dire? Con tutti questi soldi si potrebbe andare in pensione con 35 anni di contributi
        Perché non fate queste domande a questi professoroni?

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  19. Probabilmente Cazzola non ha mai fatto lavori gravosi o usuranti. È vero che attualmente esiste quota 41 per queste categorie di lavoratori, ma è altrettanto vero che per accedere a tale quota per il pensionamento devi aver lavorato almeno 12 mesi prima del 19° anno di età. Questo requisito, a mio avviso ingiusto, è penalizzante per tutti coloro che hanno lavorato 41 anni in condizioni gravose. Sarebbe, appunto, cosa buona e giusta uscire con 41 anni per tutti Indipendente dall’età, oppure con 62 anni per coloro che non hanno l’anzianità contributiva.

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    • Confondi “lavori usuranti” con “lavoratori precoci”. I 12 mesi prima del diciannovesimo anno di età si riferisce a questi ultimi, non chi ha svolto lavori usuranti (ci sono paletti anche per quelli, comunque).

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      • Non voglio entrate nella “polemica” lavori usuranti o lavori precoci.
        Ma i versamenti contributivi e l’età (il montante) devono essere o non essere il discrimine in tutti i casi?
        Aggiungo se ti riconosco qualcosa in più perché hai fatto un lavoro usurante o perché hai iniziato da giovane, quel qualcosa in più che ricevi lo si deve considerare a carico della previdenza o della assistenza?
        Ormai quello che conta a livello di conti della serva è: da che età ti riconosco la pensione e per quanti anni MEDIAMENTE ne usufruirai.
        Ovvero … quando la pensione in un non lontano futuro (sollecitato ormai anche dal sindacato) fosse pagata in parte da un ente privato (fondo pensione) e non dallo stato ci sarebbero differenze nell’assegno?
        Non credo, conterebbe solo il montante!

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