Riforma pensioni 2021, l’intervista a Proietti: Post quota 100, quali ipotesi in Ldb?

Si continua a discutere su quali saranno le misure inserite nella prossima Legge di Bilancio, soprattutto i lavoratori, esausti di attendere, si chiedono se gli incontri tenutosi tra Governo e sindacati saranno serviti per ‘portare a casa’ misure in linea con le richieste dei lavoratori stessi, si pensi alla Quota 41, voluta dai precoci e da quanti hanno alle spalle 41 anni di contributi indipendentemente dall’età, si pensi agli esodati, che richiedono con forza venga sanata un’ingiustizia che vivono da anni, si pensi alle donne, che confidano nella proroga dell’opzione donna al 2023 e nel riconoscimento del lavoro di cura ai fini previdenziali. Vi é poi chi ambisce alla flessibilità in uscita dai 62 anni, e chi confida la quota 100 possa essere sostituita con qualche misura che permetta loro di non tornare del tutto alla riforma Fornero, messa in standby fino al 2021, ma mai realmente superata ed attualmente vigente. Della questione abbiamo avuto il piacere di parlarne con Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, eccovi l’interessante intervista in esclusiva che ci é stata rilasciata.

Riforma pensioni 2021, cosa dovremmo aspettarci nella prossima legge di bilancio?

Pensionipertutti: Crede che il governo con la prossima legge di bilancio riuscirà a soddisfare le richieste espresse dal sindacato sulla previdenza, inserendo misure in linea con i vostri obiettivi?

Domenico Proietti: Sulla legge di bilancio come su altri temi sembra essere scesa una nebbia che occorre diradare al più presto. Ricordiamo che negli incontri fatti il Governo rappresentato dalla Ministra del Lavoro si era impegnata a dare alcune risposte concrete ai temi proposti dai sindacati.

Pensionipertutti: Quali per esempio avevano maggiormente centrato i vostri desiderata?

Domenico Proietti: In primo luogo c’è stato un impegno a prorogare Ape sociale, ed a prevedere un allargamento delle categorie tutelate superando il criterio di utilizzo della  naspi, per consentire l’accesso a tutti i disoccupati, ed un’apertura anche ad i lavoratori fragili. Su questo tema abbiamo chiesto che venissero meglio identificati i lavoratori ritenuti fragili comprendendo non solo le persone con patologie debilitanti o ad alto rischio in questo momento di crisi sanitaria, ma anche i lavoratori dichiarati inabili alla mansione e non ricollocabili in azienda.

I sindacati hanno poi chiesto un ampliamento delle categorie di gravosi ed il superamento di alcune criticità tecniche che di fatto depotenziano la misura stessa, come una precisa identificazione dei codici Istat. Si è parlato anche della proroga di opzione donna per il 2021, per la quale la UIL e le altre sigle hanno anche ricordato l’impossibilità per queste lavoratrici di ricorre al cumulo contributivo gratuito, una distorsione che deve essere superata. Vi erano stati poi, impegni, anche per risolvere il tema del part time verticale, che nonostante una sentenza europea non è ancora stato equiparato a quello orizzontale ai fini previdenziali. Importante, per noi, è stato la condivisione della Ministra di proporre un nuovo semestre di silenzio assenso per l’adesione alla previdenza complementare. Così come l’introduzione di meccanismi che agevolino il turnover in azienda, dal potenziamento del contratto di espansione all’introduzione di del part time previdenziale.

Riforma pensioni, nebbia intorno alle due commissioni istituzionali: gravosi ed assistenza/previdenza

Pensionipertutti: Che fine hanno fatto invece le due commissioni istituzionali che avrebbero docuto valutare i lavori gravosi e quella che avrebbe dovuto valutare la separazione tra assistenza e previdenza?

Domenico Proietti: Tra le altre promesse c’era stato l’impegno a prorogare il lavoro delle due commissioni istituzionali per la valutazione dell’usura delle differenti mansioni e per la corretta valutazione della spesa previdenziale. Due commissioni, che a distanza di quasi 11 mesi dalla loro creazione ancora, vergognosamente e forse strumentalmente, non sono state istituite.

Pensionipertutti: Vi sono altre promesse mancate?

Domenico Proietti: La Ministra aveva, poi, annunciato, con grande apprezzamento dei sindacati, la sterilizzazione del dato inerente al 2020 per la rivalutazione del montante contributivo. Apprendiamo da fonti giornalistiche, però, che questa presa di posizione sarebbe già stata archiviata, un errore gravissimo che graverà ancora una volta sulle spalle dei futuri pensionati e dei lavoratori in particolare i più giovani.

Pensioni 2021, a cosa ambisce la Uil e quali suggeriementi al Governo?

Pensionipertutti: Ma queste misure sarebbero sufficienti per poter parlare di sistema previdenziale equo dal 2021?

Ma queste misure rappresentano solo una parte degli interventi necessari per ridare equità al sistema previdenziale, in primis, si deve continuare a reintrodurre una flessibilità diffusa di accesso alla pensione intorno ai 62 anni e stabilire che l’accesso alla pensione anticipata sia possibile a partire dai 41 anni di contributi a prescindere dall’età. Una maggiore flessibilità sarebbe un importante strumento anche nella gestione delle ristrutturazioni aziendali che potranno rendersi necessarie per fronteggiare la crisi favorendo il processo economico di ripresa. Bisogna, poi, prevedere misure che restituiscano potere di acquisto ai pensionati, potenziando, ad esempio, la quattordicesima mensilità ed estendendola a chi ha redditi fino a 1500 euro mensili. Infine, crediamo che si debba dare una risposta concreta a tutti i lavoratori esodati che attendono ormai dal 2011.

Pensionipertutti: Quindi, in estrema sintesi, la Uil cosa auspica accada nei prossimi mesi?

Domenico Proietti: Ci auguriamo che su tutti gli altri temi previdenziali ancora aperti e sugli impegni già assunti dalla Ministra e sui quali era stata trovata una convergenza con le parti sindacali non si facciano passi indietro che avrebbero il solo effetto di penalizzare i lavoratori ed i pensionati. Per questo come UIL chiediamo che il Governo si esprima chiaramente al fine di dissipare ogni dubbio e dichiarando quali saranno le misure previdenziali presenti in legge di bilancio.

Ringraziamo Domenico Proietti per la solita disponibilità al confronto e ricordiamo a chiunque volesse riprendere anche solo parte dell’intervista che, tratatndosi di esclusiva, é tenuto a citare la fonte.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

11 pensieri riguardo “Riforma pensioni 2021, l’intervista a Proietti: Post quota 100, quali ipotesi in Ldb?

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    30 Ottobre 2020 in 9:15
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    I 2 capisaldi che il sindacato ha inserito nei 14 punti sono sacrosanti.
    Flessibilità di accesso diffusa a 62 anni per tutti o 41 anni di contributi indipendentemente dall’età.
    Aggiungerei opzione donna strutturata nella riforma

    Chiedo uno sforzo immenso al sindacato per non cedere e uno sforzo al Governo per comprendere che i punti qui sotto, inviati a suo tempo dal Sindacato al tavolo della trattativa, sono il sacrificio massimo che possiamo fare, sono richieste che danno equità e visione futura, sono richieste anche eque dal punto di vista economico.
    Quota 41 ad esempio non sarà più applicabile tra qualche anno, a meno di vivere SANI 100 anni tutti quanti e avere lavoro per tutti.
    Non chiediamo certo la luna con questi 14 punti :

    1 Flessibilità diffusa intorno ai 62 anni, differenziando l’età di accesso per tipologie di lavoro e per categorie di lavoratori
    2 Per una corretta valutazione della spesa previdenziale separazione spesa previdenziale da quella assistenziale;
    3 Estensione a tutti i lavoratori del pensionamento anticipato con 41 anni di contributi;
    4 Valorizzazione ai fini previdenziale del lavoro di cura e delle maternità anche fuori del rapporto di lavoro;
    5 Pensioni adeguate per le giovani generazioni tramite l’istituzione di meccanismi che garantiscono future pensioni dignitose;
    6 Stabilizzazione dell’Ape sociale con un ampliamento della platea dei beneficiari, prevedendo l’accesso anche per i lavoratori che hanno perso il lavoro poiché maggiormente esposti ai rischi sanitari dovuti al Covid;
    7 Superamento dell’automatismo dell’adeguamento all’aspettativa di vita, l’attuale meccanismo è doppiamente penalizzante e disincentiva alla permanenza al lavoro. Infatti ogni aggiornamento prevede oltre all’innalzamento dell’età di pensionamento una parallela riduzione dell’importo percepito a causa del cambio dei coefficienti;
    8 Rilancio delle adesioni alla previdenza complementare e riduzione della tassazione. Bisogna avviare un semestre che potremmo definire di “ADESIONE INFORMATA”, ovvero un periodo che coniughi il meccanismo del silenzio assenzo ad una serie di campagne istituzionali formative. Va poi ripristinata la fiscalità incentivante sui rendimenti (passata dall’11% al 20%) e prevista una forma di fiscalità che sostenga gli investimenti nell’economia reale del paese dei nostri fondi pensione;
    9 Recupero della piena indicizzazione per le pensioni in essere;
    10 Riduzione della pressione fiscale sulle pensioni italiane;
    11 Ampliamento platea e potenziamento della 14° mensilità per i pensionati con redditi fino alle 3 volte il minimo, circa 1.500€ mensili;
    12 Chiusura definitiva questione esodati.
    13 Avviare il tavolo di confronto sulle politiche necessarie per fronteggiare la non autosufficienza, ancora più necessarie in questo periodo.
    14 Stabilizzare l’attuale anticipo di accesso all’isopensione, 7 anni prima del pensionamento, che si esaurirà a termine del 2020. Bisogna poi prevedere meccanismi, anche sperimentali, che ne semplifichino e ne facilitino il ricorso specialmente per far fronte alle nuove necessità dovute alla crisi sanitaria ed economica.

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    28 Ottobre 2020 in 21:37
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    Concordo con Alberto, è assurdo che sia preclusa completamente la possibilità di riscattare i buchi contributivi prima del 1996, la logica di non favorire chi trae vantaggio dal calcolo retributivo o misto non regge. Basterebbe vincolare la possibilità di riscatto dei buchi contributivi all’accettazione del ricalcolo con il metodo contributivo. Naturalmente chi accetta il ricalcolo deve avere la possibilità di versare solo il minimo previsto per legge e non i contributi calcolati il base alle ultime retribuzioni.

    L’aspetto che non è ancora entrato nella testa dei governi, o forse fanno finta di non capire, è che i contributi versati sono soldi dei lavoratori, accantonati per altro senza possibilità di scelta, non sono a disposizione dello stato, come non lo sono i soldi sui conti correnti o i patrimoni privati.

    Siamo in una fase storica in cui è sempre più difficile raggiungere il limite imposto di anni contributivi e le persone perdono il lavoro sempre più tra crisi finanziarie e sanitarie. Chi è in difficoltà avendo versato soldi, spesso tanti e per tanti anni, deve poter rimanere dignitosamente in piedi con i frutti del proprio passato lavoro e non con elemosine di stato. E se gli anni di pensione saranno di più, che facciano pure i calcoli, non vogliamo un centesimo in più, solo i nostri soldi indietro.

    E poi basta con la storiella che i soldi non ci sono, ogni giorno si sente parlare di miliardi a decine, continaia, migliaia. Chi ha lavorato tutta la vita è stanco, anziano e sa che costruire qualcosa costa fatica e sudore, per tale motivo non si sognia neanche di andare a spaccare vetrine, non rappresenta un rischio per il governo e per la società. Dobbiamo pensare che sia questo il motivo di tanta indifferenza?

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    28 Ottobre 2020 in 15:18
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    buonasera, leggo da molto tempo buone intenzioni da parte di tutti e abbiamo capito che ci vogliono “trattenere” al lavoro fino allo sfinimento ma di fatto non si risolvono neanche piccoli problemi, porto un esempio, è mai possibile che non si possano tappare buchi contributivi prima del 1996 ?- non dico di vincere tutte le guerre ma qualche battaglia la devi portare a casa altrimenti quale funzione ha un sindacato?- propongano l’eventualità di poter sanare a stralcio 1/2/3 anni di vuoti contributivi, figurativi se volete, vedrete che chi ha oggi 40 anni di lavoro alle spalle lascia il posto a nuove leve senza bisogno di far quote X Y .
    un saluto da una partita iva che dopo 43 anni prenderà(forse) 1100 euro !!!!

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      29 Ottobre 2020 in 12:10
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      Alberto, io sto cercando di riscattare dei buchi contributivi per l’anno 1997 (senza quei mesi mancherò quota 100 per poco). Purtroppo a detta del patronato sembra che la legge sui lavori discontinui permetta di riscattare periodi fra lavori a tempo determinato. Io provengo da un licenziamento per fallimento dell’azienda con contratto a tempo indeterminato e successivo lavoro a tempo determinato presso un’altra azienda…..risultato, l’Inps non riconosce il riscatto. Sempre il patronato mi ha detto che per periodi precedenti al 1996 non c’è niente da fare. Stiamo parlando di riscatti, lavoratori che sarebbero disposti a pagare di tasca propria i contributi, mah.

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    28 Ottobre 2020 in 15:06
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    Quota 41 indipendentemente dall’età e flessibilità in uscita a partire dai 62 anni, e come già detto dai vari sindacalisti, ci sono le coperture per fare questo tipo di riforma, coraggio!

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    28 Ottobre 2020 in 13:29
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    Forse va spiegato meglio: c’è tantissima gente che la quota 41 NON LA PUO’ raggiungere se non ha 70 anni. Queste sono soprattutto LE DONNE, ma anche uomini che hanno per i più svariati motivi, carriere molto ma molto spesso discontinue, con dei periodi di buchi contributivi anche importanti.
    Quindi personalmente ne deduco che fissata una ETA’ limite, (62-63 anni) ognuno vada con quello che HA VERSATO.
    Ma basta per favore con sta quota 41 per tutti, se si insiste con ciò vuol dire che siete fuori dalla realtà.

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      29 Ottobre 2020 in 11:29
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      Caro Pietro, forse la pensi così perchè non hai 41 anni e più di contribuzione sulle spalle, 60 anni e non predi quota 100 per 3 mesi .. Sai, sono una VITA di lavoro e nulla più

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      29 Ottobre 2020 in 11:44
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      Concordo assolutamente.
      “Quota 41 per tutti” deve essere un’opzione AGGIUNTIVA alla flessibilità, non “LA soluzione”, se no torniamo al semi-fallimento di Quota 100 a causa dei suoi, per molti irraggiungibili, 38 anni minimi di contributi.

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      30 Ottobre 2020 in 8:19
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      Caro Pietro,
      Gia ripetuto varie volte: bene tutte le quote e le uscite che pensate ( 62/63) come dici tu può essere giusta.
      Ma non dire che siamo fissati per quota 41, perché gente come me va già oggi per quota 42, e ai tuoi 63 anni, avrà quota 107 con 44 di contributi.
      Ti prego di non dire che i 41isti sono pochi: solo a Firenze, quelli usciti dalla miglior ragioneria nel 1979 sono centinaia e tutti lavorano dal ’79,
      Potendo persino scegliere tra più lavori.
      Molti si son fatti l’università lavorando e ora ricoprono incarichi medio alti, ma non la possono riscattare. Alcune donne hanno già usufruito di opzione donna.
      Nessuno ha potuto usufruire di quota 100 perché troppo giovane (eppure 60 anni + 41 fa già oggi quota 101).
      Capisco che le esigenze di tutti sono molto particolari e forse le nostre non sono nemmeno le più drammatiche.
      Ma cerca di capire che a me tocca sperare nell’anticipata Fornero tanto bistrattata , persino da me stesso.
      Visto poi come vanno gli incontri governo/sindacati…si rischia di morire al lavoro.
      Io non mi sentirei in colpa ad andare in pensione dopo 42 di lavoro. Mi sembra d’aver dato abbastanza all’Italia. E del contributo monopattino, di quello per le vacanze e del reddito di cittadinanza (strutturato per trovare lavoro solo ai navigator) , dell’ingiusta ed elettorale quota 100 me ne frega il giusto.
      Però i soldi per quelli ed altre amenità si trovano, per noi no (dobbiamo ancora contribuire!)
      Con rispetto.
      Paolo

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    28 Ottobre 2020 in 12:30
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    Facciano la quota 41 per tutti indipendentemente dall’età, o in alternativa pongano le basi per pensionamenti 3 anni prima con Naspi (3 anni) e integrazione da parte dei datori di lavoro !!!!! Ma non soltanto per le mega aziende a partecipazione statale

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