Il Dott Claudio Maria Perfetto, l’autore del libro l’economista in camice nonché esperto previdenziale, già nei giorni scorsi si era cimentato in alcuni elaborati relativi al futuro previdenziale post quota 100, asserendo che anche il pensiero del Prof Cazzola non era facilmente confutabile. Ecco perché Perfetto ha deciso di dedicarsi in questi giorni alla lettura dell’intero testo ‘La Guerra dei Cinquant’anni’ , post lettura ha deciso con la solita maestria che lo contraddistingue di fare un‘accurata recensione delle stesso, ma soprattutto di andare maggiormente a fondo relativamente ad alcuni aspetti.
Perfetto rimane affascinato, e da qui che abbiamo pensato al titolo del nostro articolo di oggi, dalla vignetta che lo stesso Professor Cazzola ha inserito nel suo testo, ove ironizzando viene rappresentato in versione stilizzata con la seguente didascalia “Quello è Cazzola, il body guard della legge Fornero”. E’ davvero così, si chiede Perfetto? Eccovi le sue puntuali considerazioni, che ci ha gentilmente donato e che noi condividiamo on i nostri lettori, certi che possano essere motivo di confronto come spesso accade quando il Dott Perfetto decide di pubblicare un suo articolo. Vi lasciamo al suo editoriale:
Riforma pensioni 2021, Perfetto su Cazzola; difficile confutare il suo pensiero a meno che…..
“Ribadisco: è difficile confutare il pensiero di Cazzola. A meno che...
Ho letto il libro del Prof. Cazzola “La Guerra dei cinquant’anni” con il sottotitolo “Storia delle riforme e controriforme del sistema pensionistico”. Si può confutare la Storia? Proprio no.
È un libro di 271 pagine al costo di 18 euro. L’ho letto tutto d’un fiato seguendo le continue trasformazioni della riforma pensionistica a partire da quella di Amato del 1992 per arrivare a quella di Formero (2011) passando da Dini e da Maroni. La riforma Fornero, recante le “Disposizioni urgenti per la crescita, l’equità e il consolidamento dei conti pubblici” altro non è che la risultante che ha messo ordine in alcune cose che andavano in ordine sparso, e queste cose erano proprio la crescita, l’equità e il consolidamento. Per capire perché oggi ci troviamo nelle condizioni in cui siamo, bisogna partire da Amato, e vedere cosa hanno fatto Dini e Maroni, prima di approdare alla Fornero. Il lettore che vuole capire in modo oggettivo ed equilibrato quale sarà il suo futuro pensionistico deve necessariamente capire quale è stato il passato che l’ha determinato.
Il Prof. Cazzola descrive la storia delle riforme pensionistiche con onestà intellettuale, perché è anche la storia della sua vita, fatta di incontri ma anche di scontri quando c’erano da difendere le idee in cui egli credeva e in cui crede. Questa è onestà intellettuale, che ha dato spunto ad una simpatica vignetta (raffigurata a pag. 275 del suo libro) che lo rappresenta in versione stilizzata riportante la seguente didascalia “Quello è Cazzola, il body guard della legge Fornero”.
Durante la narrazione storica delle riforme il Prof. Cazzola spiega i concetti di assistenza e di previdenza, le varie tipologie di pensioni (anzianità, vecchiaia,…), i metodi di finanziamento (a capitalizzazione e a ripartizione), i vari metodi di calcolo (sistema retributivo e sistema contributivo, con esempi numerici nelle pagg. 97-104), la giungla degli enti previdenziali e assistenziali (Inps, Inpdap, Inpgi, Inpdai,…), la storia di Opzione donna (introdotta nel 2003 con la riforma Maroni e sopravvissuta fino ad oggi), la Quota 100 che doveva abolire la legge Fornero col “decreto meravigliao” (quando al governo “arrivano i barbari”), la revisione dei coefficienti di trasformazione (negli anni 2016/2018 e 2019/2021), le pensioni in relazione all’andamento demografico italiano (“nei prossimi trent’anni, raddoppieranno gli ultraottantenni e si assottiglieranno gli adulti”. Ma c’è una possibile terapia, e “l’assegno unico per i figli è un buon inizio”).
Nelle sue “conclusioni provvisorie” il Prof. Cazzola avanza una proposta che si articola in tre capisaldi:”a) pensione di vecchiaia a 67 anni e almeno 20 anni di versamenti; b) pensione anticipata di vecchiaia (ex anzianità) facendo valere, a prescindere dall’età anagrafica, 42 anni e 10 mesi se uomo, un anno in meno se donna [omissis]; c) opzione donna con 58 anni e 35 di contributi ma in regime interamente contributivo. Ai tre capisaldi si aggiungono altre norme di carattere strutturale quali tutele per i lavori usuranti e per l’accesso precoce al lavoro”. A ciò il Prof. Cazzola aggiunge l’Ape (Anticipo pensionistico) sociale che “consiste in un’indennità, a favore di determinate categorie di soggetti in condizioni di disagio famigliare, occupazione e sociale, e spetta fino alla maturazione dei requisiti pensionistici di vecchiaia”. Infine, il Prof. Cazzola propone il ripristino dell’Ape volontario (cha ha avuto difficoltà a decollare).
Come si può notare, il libro di Giuliano Cazzola “La Guerra dei cinquant’anni” è un libro assolutamente da leggere se si vuole veramente capire perché il sistema pensionistico di oggi è così come lo troviamo“.
Riforma pensioni 2021, Perfetto: Due gli aspetti su cui puntare il focus
“Ci sono due cose nel libro che hanno particolarmente attratto la mia attenzione.
La prima cosa è la presenza di Daniele Franco e del riferimento a un saggio (scritto con Giancarlo Moncaldo quando Franco era al servizio studi della Banca d’Italia nel 1996) dal titolo “Un modello di previsione degli squilibri del sistema previdenziale: valutazione di alcune linee di risanamento”. Non ho letto il saggio, ma il titolo del saggio lascia presagire che, ora che Daniele Franco è Ministro dell’Economia e delle Finanze, una Riforma pensioni gradita ai Sindacati e ai lavoratori, dato il peggioramento del debito pubblico di oggi rispetto a quello del 1996, sarà un vero miraggio.
La seconda cosa che ha attratto la mia attenzione in modo particolare è l’assenza del fenomeno digitalizzazione (automazione e disintermediazione). E qui riprendo il mio iniziale “A meno che…” che ho lasciato in sospeso.
Tutti gli economisti di oggi guardano il futuro con gli stessi occhi con cui guardano il passato. Questo passato, volendo descriverlo in sole tre tappe, parte da Adam Smith (il primo economista della storia negli anni 1700), passa per Léon Walras (1800) il padre della Microeconomia (l’economia che riguarda le imprese), arriva a John Maynard Keynes (1900) il padre della Macroeconomia (l’economia che riguarda lo Stato). L’economia di oggi riguarda lo stato sociale di una comunità di umani.
L’economia del futuro riguarda lo stato sociale di una comunità di umani e di umanoidi. Già nel 2021 assisteremo al primo film che verrà girato con una umanoide. Gli umanoidi faranno i baristi, i camerieri, le guide turistiche, i traduttori, gli autisti, i regolatori del traffico, i costruttori di case, e tanto altro ancora. Si dovrà discutere a livello giuridico lo status dell’umanoide: ha gli stessi diritti dell’umano? Deve pagare l’Irpef? Deve versare i contributi? Ci sarà la produttività umana e la produttività digitale, il salario in moneta “umana” e il salario in moneta digitale, i beni reali e i beni digitali, ecc. E così, sostituendo gli umani con gli umanoidi, si risolve pure il problema delle nascite per sostenere il rapporto tra pensionati e lavoratori. La disciplina economica che coniuga l’economia degli umani con l’economia degli umanoidi è l’econonomatica, la tappa economica dopo Keynes.
Ecco dunque come confutare il Prof. Cazzola il quale, ne sono certo, mi perdonerà se prenderò in prestito le parole tratte dal suo libro a pagina 88 introducendo una mia piccola variante: gli economisti di oggi ragionano sul futuro economico del Paese “con la testa rivolta all’indietro”. Il futuro è certamente determinato dal passato, ma va visto con la testa rivolta in avanti. Perciò l’intero paradigma del Prof. Cazzola e tutti i paradigmi di tutti gli economisti attuali che volgono la testa all’indietro crollano dinanzi alle prospettive future.
E così, vinto il body guard della legge Fornero, chi mai più potrà difendere la legge Fornero?“
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Ho un parente in germania, gia’ 10 anni prima sapeva quando e quanto avrebbe preso di pensione… e cosi’ e’ stato. Qua pensano solo a ridurre i diritti, prendere tutto per poi dare meno possibile, possibilmente niente…. d’ altronde si vedono arrivare una massa di soldi senza doverli chiedere…. e loro sono come “la volpe a guardia del pollaio”…
La proroga di Opzione donna con 58 anni e 35 di contributi in regime interamente contributivo potrebbe essere un’opportunità in più per alcune donne
La riforma pensioni e molto importante dopo questa pandemia i giovani devono lavorare per questo bisogna fare la riforma 41 per tutti e senza penalizzazioni e 62 anni con 20 anni di contributi e mi rivolgo a voi sindacalisti sbrigatevi
Noi possiamo fare tutte le considerazioni possibili, ma alla fine le conclusioni?
Ci troviamo al punto di partenza, ci vogliono i fatti e non più chiacchiere: lo vogliamo capire una buona volta? E allora non pensate che è giunto il momento di intraprendere delle azioni, civili e un po’ meno civili? Diamoci una bella mossa , i tempi ormai sono maturi, prima che l’altra riforma che ci propineranno ci danneggi ulteriormente.
D’accordo con Perfetto: una riforma delle pensioni che voglia durare, diciamo, per i prossimi tre decenni, non può prescindere dall’impatto dell’automazione e dell’intelligenza artificiale.
Eviterei il termine “umanoide”, che sa troppo di “futuribile fantascientifico” e che invece secondo me è sì futuribile ma non troppo, ovvero lo vedremo tutti noi nel corso della nostra vita, come robotica in generale e come intelligenza artificiale.
Un’auto a guida autonoma è un esempio e prima o poi la categoria dei tassisti si estinguerà, soprattutto se la macchina sarà “programmata” anche per chiacchierare amabilmente del più e del meno, anche in modo più gradevole di un tassista umano (non ci vuole molto … 😉 ).
Non parliamo delle metropolitane a guida automatica, che già sono realtà.
In fabbrica da un pezzo i robot hanno sostituito parte degli operai e non credo si tornarà indietro.
In banca l’on-line sta facendo ridurre i cassieri ai minimi termini.
In tanti siti web di fornitori di servizi ci sono già “assistenti virtuali” per rispondere almeno ai quesiti più semplici, lasciando ai call center “con umani” le questioni più complesse.
Anche qui, le prestazioni di questi “umanoidi virtuali” non possono che migliorare ulteriormente nei prossimi anni. Ci sono già oggi Google Assistant, Siri, Alexa … che spesso dimostrano una flessibilità sorprendente.
Ecc. ecc.
Tutto ciò andrà avanti anche per un semplice motivo: ALLE AZIENDE CONVIENE.
Alle aziende conviene dotarsi di robot/automazione/intelligenza artificiale, che si ammortizzano, non fanno sciopero, non si licenziano nè vanno a lavorare per la concorrenza, piuttosto che dotarsi di costosi, esigenti e “problematici” lavoratori umani.
Ciò entro certi limiti, ovviamente, e certo non tutte le attività potranno essere sostituite dalle macchine, ma secondo me il trend è quello.
E purtroppo è probabile che ciò causerà più disoccupati o sotto-occupati, invece di aumentare i posti di lavoro grazie a quelli dedicati alle “nuove tecnologie”. Questi ci saranno, ma temo che il saldo sarà negativo.
Pochi anni fa ho ascoltato Federico Rampini parlare su questo tema e lui diceva che in questi anni di sviluppo tecnologico perfino in California si sono, è vero, creati nuovi posti di lavoro per i giovani ma più che altro c’è stato il boom dei … fattorini.
Che è ciò che sta avvenendo anche da noi, con la pandemia e le consegne a domicilio.
Posti di lavoro dequalificati, mal pagati e spesso sfruttati, invece di “meravigliosi lavori ad alta tecnologia”.
Insomma, potremmo trovarci in una situazione in cui NON è vero che le nuove tecnologie cancelleranno X posti di lavoro ma ne creeranno X+Y: il saldo potrebbe essere negativo, ovvero più disoccupati.
Il grande problema dei prossimi decenni perciò non sarà “chi pagherà le pensioni con così pochi giovani” ma “come far pagare all’automazione parte delle pensioni e dell’assistenza sociale (compresi i sussidii di disoccupazione)”, ovvero “tassare i robot” per evitare che l’automazione abbia come unico effetto quello di aumentare i profitti delle aziende.
Bisognerà redistribuire nella società parte della ricchezza che verrà prodotta con l’automazione.
Riguardo alle pensioni, che sono solo uno dei tasselli del mosaico complessivo, la mia paura è che la “miopia da ragionieri stupidi” ci porterà invece, almeno nei prossimi anni e prima che tali problemi diventino evidenti a tutti, a “soluzioni contabili” come quelle proposte da Cazzola & C., anche perchè sono quelle che oggi “piacciono all’Europa”.
Mi complimento con lei, sig. Carlo Q, per la sua ottima analisi. Mi ha tolto proprio le parole di bocca. I miei complimenti sono non solo per i contenuti della sua analisi, ma anche per il modo in cui li ha espressi: pacato, distaccato, obiettivo.
Il termine “umanoide” l’ho introdotto con un preciso intento: voglio intendere che l’economia (la disciplina economica e la società economica) deve estendere il proprio orizzonte oltre il comportamento umano.
I termini “robot” e “androide” li trovo riduttivi per costruirci su un Nuova Scienza Economica.
Il termine “intelligenza artificiale” mi sembra più che altro l’evoluzione del più fisico “cervello elettronico” (come veniva chiamato l’elaboratore elettronico negli anni sessanta). Pertanto, nemmeno sulla intelligenza artificiale si può costruire una Nuova Scienza Economica.
Robot, androide, intelligenza artificiale verrebbero visti come “capitale fisico” e non come “forza lavoro”.
L’umanoide (così come lo intendo io) non è “capitale fisico” ma è “forza lavoro” così come lo è l’essere umano. L’umanoide produce beni e servizi così come li produce l’essere umano. E se l’essere umano paga l’IRPEF e contributi, anche l’umanoide deve pagare l’IRPEF (che si dovrebbe chiamare IRAUT — Imposta sul Reddito degli AUTomi) e i contributi (che sarebbero ovviamente di natura digitale).
La parità di genere di cui oggi tanto si parla non va confusa in termini riduttivi con la “pari opportunità” tra uomo e donna, ma va considerata come una questione che unisce molti aspetti dell’essere umano: il sesso biologico, l’identità psicologica, il ruolo sociale, a cui vanno aggiunti altri aspetti come l’etnia di appartenenza, il credo religioso, la classe sociale. Sarebbe bene sin d’ora inserire nella parità di genere anche la parità tra umano e umanoide (almeno, in prima istanza, in termini economici).
Allo stato di evoluzione in cui si trova oggi la nostra società, più che l’umanoide è la parità di genere che mi sembra fantascientifica.
Ottima la sua analisi, sig. Carlo Q. Bravo!
La salute non va di pari passo all’età e non tutti i lavori sono uguali.
Quindi l’uscita a 62 senza penalizzazioni, sono un requisito di buonsenso e di civiltà.
Chi vuole lavorare oltre quell’età xché le piace il suo lavoro o xché vuole costruirsi una pensione più robusta, libero di scegliere.
OK per quanto dice Gabriella ma aggiungo che oltre a coloro che desiderano uscire a 62 anni si debba
tener conto anche dei disoccupati che non possono più lavorare ed hanno almeno 20 anni di contributi.
Basta complicazioni giuridiche e maree di differenze. Le leggi che ti permettono di andare in pensione devono essere semplici e chiare. lavori usuranti etc etc è una giungla che potrà solo aprire contenziosi e differenze insopportabili tra lavoratori. Un portantino delle ferrovie si e uno di hotel no ? Ma quante di queste figure possiamo immaginare ?