Riforma pensioni 2021, post quota 100 doppia flessibilità: 62 anni gravosi, 64 altri

Le ultime notizie sulla riforma delle pensioni al 21 settembre 2020 riguardano gli ultimi rumors sulle possibili proposte che il Governo proporrà ai sindacati nel prossimo tavolo di confronto previsto per venerdì 25 settembre. Stando a quanto anticipato da Il Sole 24 Ore adesso che la riforma delle pensioni é entrata nel vivo, due sarebbero le opzioni al vaglio del Governo per il post quota 100, dal 2022 si potrebbe andare incontro ad una doppia flessibilità in uscita: a 62/63 anni per i lavoratori gravosi, mentre per le altre categorie l’età salirebbe a 64 anni. L’obiettivo del Governo sarebbe andare incontro alle esigenze di flessibilità manifestate dai sindacati, però preservando la sostenibilità del sistema.

Riforma pensioni 2021: Ipotesi allo studio del Governo post quota 100

Allo studio resta la proposta di una Quota 41 per i precoci, ma tra il ventaglio delle ipotesi si fa strada quella di una doppia flessibilità in uscita, una riguarderebbe da vicino quanti svolgono mestieri usuranti e/o gravosi. A loro, stando a quanto anticipato da ‘Il Sole 24 Ore’ verrebbe concessa la possibilità di accedere alla pensione dai 62, massimo 63 anni, con 36/37 anni di contributi senza incorrere in eccessive penalizzazioni, sfruttando anche l’Ape sociale. Già dopo il primo incontro vi avevamo anticipato che lo scopo del Governo era ampliare la platea di quanti potranno beneficiare della proroga dell’Ape sociale.

Per tutti gli altri lavoratori vi sarebbe, rispetto alla quota 100, un inasprimento dell’età anagrafica, non sarebbero più sufficienti 62 anni, ma ne occorrerebbero 64. Per quanto riguarda gli anni di contributi richiesti pare che potrebbero bastarne 37 o al più verrebbero riconfermati i 38 dell’attuale quota 100, l’uscita sarebbe possibile a fronte però di penalità legate al calcolo dei contributi, per ogni anno di anticipo rispetto all’attuale soglia anagrafica richiesta ossia 67 anni.

I sindacati dal canto loro hanno chiaramente richiesto un provvediemtno ad hoc per i precoci, in quanto, a loro avviso, sarebbe doveroso oltreché sacrosanto permettere a quanti, indipendnetemente dall’età anagrafica, hanno già 41 anni di contributi alle spalle di poter accedere alla quiescenza. E’ probabile che nel corso della trattativa Cgil, Cisl, Uil punteranno ad abbassare l’età anagrafica richiesta, anche se il dubbio é che il Governo non intenda scendere sotto i 63 anni di soglia minima.

Riforma pensioni 2021, si attende il 25 settembre: lavoratori preoccupati

I lavoratori sono in trepida attesa di conoscere gli esiti del prossimo tavolo di Governo al fine di poter leggere le notizie ufficiali, non piace per nulla questa nuova ventilata opzione di una doppia flessibilità in uscita. I lavoratori confidavano che post quota 100 si andasse incontro ad una flessibilità in uscita equa ed uguale per tutti, temono che così facendo si creeranno ulteriori malumori tra i lavoratori. Inoltre l’incremento dai 62 anni dell’attuale quota 100 agli ipotetici 64 anni non rispecchia certamente i desiderata dei lavoratori che confidavano in una soluzione meno rigida e di accompagno alla quiescenza qualche anno prima rispetto all’attuale Legge Fornero, seppur con eventuali penalizzazioni.

Così Massimo un nostro lettore: “Leggevo su Il Sole 24 ore di oggi la proposta di pensione anticipata per i lavori gravosi con almeno 62 anni di eta’ mentre per tutti gli altri un’eta’ anagrafica di 64. Mi auguro sia uno scherzo e tra l’altro anche di cattivo gusto per non usare altre espressioni. Un suggerimento ai sindacati: bene distinguere i lavori usuranti ma ritengo che le basi riguardo l’eta’ anagrafica vengano portate a 60 anni per i gravosi e 62 per tutti gli altri. Ritengo inoltre che coloro i quali hanno 41 anni di contributi versati abbiano il sacrosanto diritto di poter andare in pensione a prescindere dall’eta’ anagrafica. Un trattamento diverso andrebbe riservato alle donne con un ulteriore abbassamento dell’eta’ anagrafica per poter accedere alla pensione“.

Cosa ne pensate di questa proposta di doppia flessibilità in uscita,concordate o meno sul fatto che vi sia un distinguo tra i lavoratori precoci, e tra quelliche svolgono un mestiere gravoso o usurante e tutti gli altri? E nel caso sareste favorevoli ad un distinguo che parta dall’età anagrafica? Ftaecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

20 pensieri riguardo “Riforma pensioni 2021, post quota 100 doppia flessibilità: 62 anni gravosi, 64 altri

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    28 Settembre 2020 in 18:50
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    Io penso che una soluzione che possa essere valida nel tempo, potrebbe essere quella di individuare una soglia d’età (p.es. 64 anni) e una contribuzione minima (30 anni) alla quale fare decidere al lavoratore se lasciare il mondo del lavoro o meno. Chiaramente questo meccanismo dovrebbe contenere, per essere sostenibile, una penalizzazione rispetto all’età di vecchiaia. Questa potrebbe essere una misura che accompagni una eventuale quota 100 con contribuzione minima, ed eventuali opzione donna, lavori gravosi, ecc…

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    24 Settembre 2020 in 12:33
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    Secondo me, non si dovrebbero fare ragionamenti limitati a questa o quella esperienza soggettiva, altrimenti si incorre inevitabilmente in ingiustizie umane e sociali.
    Se si parla di quota 41, non si può, certo, estenderla a tutti, perché non tutti hanno avuto la fortuna di iniziare a lavorare in età precoce.
    Per la stessa ragione, se si parla di flessibilità, non si possono mettere paletti contributivi a 38 anni contributivi, perché si arriverebbe a superare perfino le venerabili età della Fornero.
    Altra ingiustizia sarebbero le penalizzazioni per chi anela ad uscire dai 62 ai 64 anni perchè sarebbe discriminante nei confronti di chi è uscito con Quota 100 o di di chi esce a 60 anni con Quota 41.
    Quanto a trasformare le pensioni con sistema misto in sistema unicamente contributivo, sarebbe grave che lo Stato non riuscisse a mantenere quanto promesso e relegasse il discorso sui “diritti acquisiti” solo ai politici.
    Per parlare di Lavori usuranti, poi, non bisognerebbe trascurare determinate categorie, ma allargare la platea tenendo in conto di statistiche e di approfondimenti di competenti studiosi, come il prof. Lodolo D’Oria, per esempio, che afferma essere altamente stressante il lavoro dei docenti di ogni ordine e grado e non certo solo delle maestre di scuola d’infanzia.
    E cosa dire dell’Ape Social riservata agli invalidi con l’altro assurdo paletto del 74 %? Bene pare stia facendo la Catalfo a parlare di lavoratori “fragili”.
    Non si può essere rigoristi solo su una strada a senso unico, altrimenti, qualcuno resta inevitabilmente fuori e il trattamento diventa favorevole per qualcuno e iniquo per qualcun altro!

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    22 Settembre 2020 in 7:14
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    L’attuale Legge sui lavori usuranti non deve essere modificata, io è da 36 anni che lavoro di notte, non so sia un sabato o una domenica a casa, e adesso mi trovo questi qui che mi vogliono cambiare le carte in tavola.

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    21 Settembre 2020 in 21:28
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    Fanno di tutto per evitare di nominare quota 41 senza paletti…

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      22 Settembre 2020 in 14:51
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      Anticipata Fornero :
      – per le donne 41,10 – che costerebbe 41 netti,?
      – uomini 42,10 – che costerebbe 42 netti?
      A chi come me ha da sempre chiesto 41 per tutti danno dell’illuso.
      Limiamo l’anticipata (ma lasciamola!) Se non ci riesce fare altro. Visto che anche su questo sito cominciano ad incrinarsi gli obiettivi..
      Vi parla un 60 anni con 41 di contributi .
      Non peggioriamo la situazione.
      Che delusione.
      Poi però lotta dura e voto a chi se lo merita davvero.

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    21 Settembre 2020 in 20:50
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    La riforma previdenziale dovrebbe annullare la riforma Fornero ma da quello che ho sentito e letto con l’ultima discussione nella Commissione Lavoro mi sento di dire che va bene trovare delle forme anticipate per l’uscita dei lavoratori e delle lavoratrici che svolgono lavori gravosi ma vi sono lavoratori e lavoratrici che con i 62 o 63 anni raggiungono abbondantemente i 41 anni di servizio e stante a quello che ho letto non potrebbero uscire dal mondo del lavoro per l’età anagrafica, (64 anni)., quindi peggio della Fornero!!!! Inoltre devono essere confermati i contributi versati nel sistema retributivo e quindi il conteggio non deve essere tutto contributivo. Vi sono pensioni erogate sulle quali non risultano versati neanche un giorno di contributi previdenziali ed assistenziali….come si fa a chiedere ancora una volta dei sacrifici ai lavoratori e alle lavoratrici che anche con quest’ultima pandemia a pagare sono stati ancora una volta loro. Non ho sentito nessun parlamentare, persona delle istituzioni proporre un abbassamento del loro stipendio e quindi le lacrime questa volta non ci devono commuovere!!!. Grazie per l’attenzione.

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    21 Settembre 2020 in 19:20
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    Vabbè, c’è poco da dire.
    Direi che Massimo ed altri hanno già detto tutto.

    L’unica cosa che io penso (e spero di non sbagliarmi) è che non bisogna credere ciecamente a tutto ciò che pubblicano i giornali come “indiscrezioni” (soprattutto giornali dell'”establishment” come il Sole 24 ore o … come quasi tutti!), perchè hanno motivi politico-economici per fare un evidente bombardamento propagandistico preventivo a difesa delle fondamenta della Fornero.

    Ad oggi sappiamo, a grandi linee, le proposte dei sindacati:
    1) “Quota 41” senza condizionalità
    2) per chi non rientra in “Quota 41”: “flessibilità” a partire dai 60/62.

    Mentre se guardiamo a ciò che i media da un mese presentano come “le ipotesi del governo” o “le ipotesi di cui si parla”, riesco a contare (e probabilmente me ne sono persa qualcuna):

    1) Quota 102 senza minimi contributivi (si diceva che fosse l’idea della Catalfo in persona)
    2) uscita flessibile a 63 anni applicando un 2% di penalizzazione per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 (idea di Cesare Damiano)
    3) flessibilità a partire dai 62 anni con penalizzazione per ogni anno di anticipo di 2,8-3,0% (questa era stata venduta come “idea che circola nel governo” ed era abbastanza simile alla proposta Damiano)
    4) “tenere duro” fino al 2038, “cercando di far passare questi 18 anni con meno danni possibili per l’erario”, nei fatti continuare così con la Fornero o quasi, se necessario con penalizzazioni (idea di Mauro Marino)
    5) uscita a 64 anni con quota 102 e 37-38 anni di contributi minimi, senza penalizzazioni; forse Quota 41 per i precoci (idea di Alberto Brambilla)
    6) doppia flessibilità: 62 anni per il lavoratori gravosi con 36/37 anni di contributi minimi e con nulla o moderata penalizzazione; 64 per gli altri, con 36/37 anni di contributi minimi e con sensibile penalizzazione; forse Quota 41 per i precoci (anche queste ci vengono presentate come “idee del governo”)

    Poi, ovviamente, all’interno di ogni “indiscrezione” c’è solitamente anche altro, tipo idee su Ape Sociale, Opzione Donna ecc. nonchè ovviamente la previsione che Quota 41 venga cassata dal governo (nella maggior parte delle indiscrezioni) oppure presa in considerazione.

    Bastano? Manca qualcosa?

    Io sono francamente stanco di ascoltare tutte queste “voci”, che difficilmente possono essere vere contemporaneamente, soprattutto perchè so che vengono spesso, direi il più delle volte, da organi di stampa e pure singoli “esperti” non particolarmente sensibili alle esigenze dei pensionandi e invece sensibili alle idee dei “rigoristi”.

    Mancano 3 giorni all’incontro del 24, vedremo se dopo di quello si potrà cominciare a scremare le ipotesi (anche se penso che sarà ancora in gran parte interlocutorio, sarà la prima volta che parlano della riforma complessiva e non so se il governo scoprirà già le sue carte).

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      22 Settembre 2020 in 19:00
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      Complimenti Carlo per l’analisi completa e corretta, almeno secondo il mio parere.
      In effetti sembra che alcuni giornali abbiano una strategia fondata su Scoop scandilistici, una volta venivano utilizzate foto compromettenti di personaggi famosi con amanti vari, oggi queste pratiche sono sosituite da “ Indiscrezioni …trapelate…“ e spesso contrastanti tra di loro, anche all’interno della stessa testata giornalistica.
      Spero vivamente che venerdì 25 riescano a trovare una risposta concreta a questo argomento, fondamentale per tanti lavoratori, che non ultimo hanno versato (pagato) “onerosi” contributi alle casse INPS per svariati anni.
      Comunque trovo veramente di cattivo gusto, chi dovuto a trascorsi coinvolgimenti in uffici importanti sulla materia continui a sentenziare sull’argomento anche senza avere un ruolo attuale in posizioni decisionali, provocando ondate di nervosismo, panico e delusione.

      Saluti Roberto

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    21 Settembre 2020 in 15:18
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    E’ assurdo pensare di fissare una quota età legata ad una quota contributi. Significa che ci saranno persone cha a 64 anni avranno superato i 38 di contributi e persone che nonostante i 64 anni non avranno maturato i 38 di contributi.
    Io non so se queste notizie sono fondate o è solo un modo per accendere gli animi.
    Se dovessero essere vere si ripeterebbe l’errore fatto con quota 100 che ha creato delle ulteriori ingiustizie sociali tra i lavoratori.
    La quota 100 è una quota validissima se libera da paletti anagrafici e contributivi, bisogna permettere ai precoci di andare in pensione come meritano e fissare un limite di età massimo per chi decide di lasciare indipendetemente dai contributi versati.
    62 anni è un limite anagrafico giusto per i lavoratori. Chiaro che chi decide di lasciare il lavoro a 62 anni si accontenterà del calcolo pensionistico dovuto ai contributi versati.
    Come quota 41 di contributi è un limite davvero esagerato da raggiungere.
    Io spero che i sindacati ci tutelino adeguatamente, che combattino le ingiustizie sociali e difandano il diritto al riposo che un uomo o una donna deve avere. E’ profondamente ingiusto che chi matura quota 100 nel 2022 debba rimandare l’uscita dal lavoro di tanti anni e in più con una decurtazione economica.
    I sacrifici non vanno chiesti sempre ai soliti noti, i politici, i militari, i sindacalisti stessi usufruiscono di agevolazioni incredibili rispetto ai lavoratori privati e pubblici.
    Basta adesso.

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    21 Settembre 2020 in 15:17
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    La verità è che questi governanti giocano con la vita dei lavoratori. Come possono proporre 64 anni e 38 di contribuzione oppure 62 anni per chi ha effettuato lavori gravosi, dimenticandosi, volutamente, di chi oggi ha 60 anni e 40 di contribuzione? È inaccettabile una proposta del genere. Ma i sindacati? Fanno come sempre? Prima abbaiano e poi dormono? Si rendono complici di castronerie simili come hanno fatto con la riforma fornero? Credo che si debba partire da quota 41 per tutti senza penalizzazioni, magari affiancando anche i 62 anni di età. Per i giovani, che entrano tardi nel mondo lavorativo sempre per colpa di sindacati e governo, per loro si che ci sarà solo 67 anni e sistema tutto contributivo. Una vera schifezza.

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    21 Settembre 2020 in 15:02
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    Spero in questa riforma non ci si dimentichi di coloro che hanno raggiunto i 60 anni con 20/21/22 anni di contributi e non più riassorbiti dal mondo del lavoro dato che l’età li definisce vecchi per lavorare, auspico si trovi una soluzione è una platea che non si può abbandonare a se stessi

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    21 Settembre 2020 in 14:05
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    Ha ragione Massimo è una proposta indecente, certo che ci vuole un bel coraggio a dire certe cose. Partiamo dal presupposto che qualsiasi lavoro è gravoso, specialmente più l’età avanza, quindi non esiste proprio che si creino e si sperperino i nostri soldi per degli studi per stabilire quale lavoro è più gravoso di un altro. Risparmiassero i nostri soldi e li usassero per fare andare la gente in pensione a 60 anni o anche prima qualora ha versato 40 anni di contributi.

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    21 Settembre 2020 in 14:04
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    Perdonate un’ altra domanda; ma chi nella sua carriera lavorativa ha fatto un periodo (medio, lungo che sia) immaginiamo 20 anni in miniera e poi 20 anni in ufficio purtroppo magari per un infortunio proprio per il lavoro che svolgeva, ma che negli ultimi 20 anni ha svolto lavori NON gravosi come verrà considerato ? E chi ha fatto, sempre come esempio i primi 20 anni come collaudatore di materassi e 20 come minatore come si gestite? e chi ha fatto 10 anni il postino, 10 anni come sempre il collaudatore di materassi, 10 anni come minatore e 10 anni come barman come lo gestiamo ? Come direbbe quel personaggio di Crozza …. ma questi sono mattimattimatti a voler gestire una cosa così che può solo provocare ulteriori ingiustizie ! E hanno creato decine di conclavi per decidere questa cosa .. mattimattimatti ….

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      21 Settembre 2020 in 22:33
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      Come ben sapete Io sono contro i politici ed i Sindacati, politici con la p minuscola di proposito…Cmq penso che un pò si siano avvicinati A Noi….Se 64 anni,siamo in Europa,almeno non dovrebbero depennarci altri soldi con il Decurtamento…..Dai 35 anni di Lavoro ci han portati a 45…..Per ora penso che siano un pò piú verso Noi…Devono stare anche alle Regole Europee….

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    21 Settembre 2020 in 13:15
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    Trovo che identificare i lavori gravosi sia una lavoro impossibile e inutile. Con quale criterio ? Con una statistica su chi muore prima ? Che storia triste che solo i politici italiano potrebbero mettere in piedi. Ci si baserà sui contratti ? Es metalmeccanici si e chimici no ? O per “funzione” contrattuale di lavoro, che rappresenta malissimo la vera realta’ lavorativa quotidiana ? Un fattorino delle poste si e un portantino d’ albergo no ? E quelle funzioni trasversali in tutti i contratti tipo gli informatici (ci sono nei metalmeccanici, nei chimici etc) che hanno passato 20 anni nelle computer room con un enviroment adatto ai computer, ma non alle persone !! E chi ha fatto cantieri all’ estero e si è preso più volte la malaria ?? Ma di cosa parliamo, nessuno è in grado di fare valutazioni oggettive su questa cosa e quindi sarà la solita porcata italiana.

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    21 Settembre 2020 in 13:10
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    Moltissimi cittadini si ritrovano con una carriera lavorativa che assomma periodi di lavoro dipendente con periodi di lavoro autonomo. Ciò a causa della sempre più frequente perdita di impiego soprattutto in età “avanzata”. In condizioni normali è permesso il cosiddetto cumulo per raggiungere i requisiti pensionistici.
    Con la quota 100 questo cumulo è stato concesso solo alle partite IVA in regime di gestione separata INPS.
    Vorrei sperare che, giusta la penalizzazione per ogni anno di anticipo, decada questa disparità rispetto a chi, avendo perso il lavoro e conseguentemente aperto una partita IVA , ha la “sfortuna” per il tipo di attività svolta, di dovere iscriversi alla cassa professionale di categoria.
    In altre parole perché una partita IVA può o meno sommare gli anni di contribuzione a quelli di lavoro dipendente (caso diffusissimo) se svolge attività escluse o meno dalla iscrizione ad una cassa privata?
    Se a 67 anni è concesso per entrambi il cumulo, perché essendo previste le penalità, non dovrebbe essere altrettanto possibile anticipare per tutti la collocazione a riposo?

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    21 Settembre 2020 in 12:59
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    Proposta di pensione anticipata per i lavori gravosi con almeno 62 anni di eta’ mentre per tutti gli altri un’eta’ anagrafica di 64.
    Concordo con Massimo..
    PROPRIO UNO SCHERZO DI CATTIVO GUSTO !

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      21 Settembre 2020 in 14:57
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      Quale parte di:
      È un’indecenza lasciare l’età pensionabile a 67 anni non riuscite a comprendere??
      Quanto vi è difficile capire che ci sono persone che non per poca voglia di lavorare, ma per una miriade di seri e validi motivi ai 36 37 38 anni di contribuzione non arriveranno mai neanche entro i 67/68?
      E quanto vi è ancora più incomprensibile capire che tante di quelle persone saranno disperate perchè non ce l’avranno proprio la forza di lavorare fino a quell’età?
      Ogni giorno, a parte ieri su questa pagina, leggo proposte inaccettabili, che si nascondono dietro un :
      Vogliamo preservare la sostenibilità del sistema.
      Ma ci prendiamo in giro?
      Mi vien male a pensare ai contabili che siedono a quel tavolo, che non sanno neanche fare il semplicissimo calcolo: giovane al lavoro rende e consuma, 60enne al lavoro rende meno e risparmia.
      Cari contabili, fatevi un giro di lettura ai commenti di questo sito, e troverete persone, molto più preparate di me, ma evidentemente anche di voi a questo punto, che potrebbero darvi qualche buon spunto.
      E da voi sindacalisti, mi aspetterei veramente qualcosa di più, di quello che sto leggendo da ieri pomeriggio in rete, e ora su questa pagina e che Massimo ha ben commentato.
      Non posso proprio credere che sarà questo il meglio che saprete fare.

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