Riforma pensioni 2021, proposta Tridico post quota 100: pregi, ostacoli, soluzione

Continua il dibattito sulla riforma pensioni relativamente alle proposte sul post quota 100, tra le varie emerse nell’ultimo periodo ha destato interesse ed allo stesso tempo ‘scalpore’ quella derivante dal Presidente Inps Pasquale Tridico. Egli ha infatti ipotizzato un’uscita anticipata in due step: la possibilità di ritirarsi dal lavoro dai 62/63 anni con 20 anni di contributi e il ricalcolo dell’assegno interamente contributivo, a cui si aggiungerebbe poi il montante retributivo solo al raggiungimento dei 67 anni d’età.

Troppo penalizzante e ingiusto per i lavoratori o lungimirante per la tenuta dei conti pubblici? Di tutto questo abbiamo voluto interfacciarci con il Dott. Claudio Maria Perfetto, esperto previdenziale, economista ed autore del Libro ‘L’Economista in Camice’, che in questo suo elaborato ci ha esposto con dovizia di particolari pregi ed ostacoli della proposta di Tridico, nonché una soluzione per arrivare ad un’ equa riforma previdenziale. Le sue considerazioni:

Riforma pensioni 2021: le proposte di Tridico per il post quota 100

“Sul sito dell’INPS si legge che il 26 aprile 2021 si è tenuto l’evento online dal titolo “Pensioni: 30 anni di riforme” (visibile sul canale You Tube dell’INPS) promosso dalla Direzione Centrale Studi e Ricerche INPS.

All’evento ha partecipato naturalmente Il Presidente dell’INPS Pasquale Tridico che ha rappresentato la posizione dell’Istituto. Nella proposta pensionistica di Tridico c’è l’attenzione verso: madri lavoratrici (1 anno in meno per ogni figlio), lavori usuranti (1 anno in meno per ogni 10 anni di lavoro), lavoratori cosiddetti “fragili” (pazienti oncologici, immunodepressi, per i quali prevedere il pensionamento anticipato sperimentale), lavoratori con più di 62 anni di età anagrafica e disoccupati (allargamento dell’Ape sociale).

Un elemento interessante della proposta di Tridico è la “«staffetta generazionale»: trasformazione dei contratti dei dipendenti più anziani in contratti part-time e assunzione dei lavoratori più giovani“.  

Ma la vera novità della proposta di Tridico (che contempla una nuova opzione di pensione anticipata) consiste nell’uscita pensionistica con doppia flessibilità: flessibilità nell’uscita anticipata a 62/63 anni, e flessibilità nel computo della pensione con il calcolo in parte contributivo e in parte retributivo. Per dirla con le stesse parole di Tridico: “Divisione della quota pensione in due quote: a) retributiva e b) contributiva. Anticipo pensionistico solo parte contributiva: 62/63 anni e 20 anni di contributi. Il resto (la  quota retributiva) la si ottiene a 67 anni.

Tridico ce la mette tutta per andare incontro ai lavoratori. Chi sostiene la necessità di separare l’assistenza dalla previdenza deve sapere che sono già separate in termini contabili, anche se gestite dal medesimo Istituto. Chi fa appello all’equità e alla giustizia deve sapere che è una questione di tenuta dei conti pubblici“.

Riforma pensioni 2021, i sindacati vs Tridico: no alle penalizzazioni, il Governo invece?

I Sindacati, pur riconoscendo a Tridico di avere colto l’esigenza della flessibilità per andare in pensione, non sono disponibili ad accettare alcun sistema di penalizzazione nel calcolo dell’importo della pensione.  

Qual è invece la posizione del Governo sulla riforma pensionistica? È espressa nel suo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che accoglie la seguente raccomandazione del Consiglio europeo all’Italia: “si richiede di attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica e creare margini per altra spesa sociale e spesa pubblica favorevole alla crescita“. Il Governo punta quindi ad “attuare pienamente” la Riforma Fornero (altre opzioni non sono contemplate).

Istituzioni, Sindacati  e Governo, secondo la propria visione, si prodigano per trovare la soluzione al problema pensioni, ma in realtà non fanno altro che mantenerlo. Il confronto sulle pensioni si trova in una situazione di stallo e (secondo Paul Watzlavick) il modo per uscire dallo stallo è ricorrere a un elemento “esterno”. Un esempio mostrerà come uscire da una situazione di stallo ricorrendo a un elemento esterno.

Supponiamo che l’Italia, l’Olanda e la Germania facciano parte di una mini Europa e che, in base ad accordi interni, debbano dividersi tra loro un fondo da 11 euro. Supponiamo che all’Italia spettino 1/2 dei fondi,  all’Olanda 1/4 dei fondi e alla Germania 1/6 dei fondi. Supponiamo che l’euro esista solo in tagli unitari (1 €, 2 €, 3 €,…). In base a tali ipotesi, all’Italia spetterebbero 5,5 € ma, non essendoci tagli inferiori a 1 €, l’Italia chiede per sé 6 €. L’Olanda e la Germania si oppongono a quello che sembra loro un arbitrio dell’Italia (eppure, la soluzione è già sotto i loro occhi, imitando l’Italia, ma non la vedono). Come metterli d’accordo? 

Supponiamo che l’Italia introduca 1 lira equivalente a 1 euro. Ci sarebbero ora da spartire 11 euro più una euro-lira, ovvero 12 euro (dal momento che 1 lit = 1 €). L’Olanda e la Germania si oppongono, perché non riconoscono la lira, ma solo l’euro. l’Italia spiega che, essendoci ora disponibili 12 euro, la nuova spartizione sarà: 6 € per l’Italia (1/2 dei fondi), 3 € per l’Olanda (1/4 dei fondi) e 2 € per la Germania (1/6 dei fondi) per totali 11 €. Rimane da assegnare l’ultimo euro, l’euro-lira che, essendo dell’Italia, rimane all’Italia.

Soluzione: per uscire dallo stallo sulle pensioni, salvaguardando la tenuta dei conti pubblici e mettendo d’accordo Istituzioni, Sindacati e Governo, occorre introdurre in Italia la moneta di Stato parallela all’euro

Ringraziamo il Dott. Claudio Maria Perfetto per averci dedicato parte del suo prezioso tempo e averci fornito importanti spunti di riflessione, voi, dal canto vostro, cosa ne pensate delle considerazioni del Dott Perfetto? Le condividete o meno? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito.

40 commenti su “Riforma pensioni 2021, proposta Tridico post quota 100: pregi, ostacoli, soluzione”

  1. la ringrazio dott. perfetto della sua risposta più che esauriente; anche a 61 anni c’è sempre da imparare; grazie ancora Prof. Paolo

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  2. Mi rivolgo al dott. Perfetto; lei ha sicuramente capito meglio di me la proposta del dott. Tridico; io l’ho capita così: a 62 ma parlano anche di 63 anni liquidano la parte contributiva che nel caso mio è di 27 anni ma non è chiaro perchè c’è la fase dal 1996 al 2011 e poi con la legge fornero una fase successiva; al compimento dei 67 anni la parte retributiva che nel caso mio è dall’81 al 1995; ma se una persona raggiunge prima i 42 anni e 10 mesi rispetto ai 67 anni (nel caso mio nel 2024) che cosa fanno? Mi sembra alquanto confusa questa proposta ma forse mi sbaglio io grazie dottore se mi vorrà rispondere

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    • Sig. Paolo, riguardo alla proposta del Presidente Tridico ho avuto modo di analizzarla guardando il video su cui l’INPS ha postato l’intervento del Presidente Tridico al seguente indirizzo di youtube:
      https://www.youtube.com/watch?v=V-ZrH3rjXr8

      Quando analizzo delle proposte, il mio approccio, per economia di pensiero, è quello di osservare la proposta dall’alto (osservo la foresta) la cui struttura solitamente rimane invariata (es. pensione erogata in due quote: quota contributiva e quota retributiva), e non mi concentro sui dettagli (non osservo gli alberi) che sono invece destinati a cambiare (es. il modo in cui vengono calcolate le due quote, a partire da quando, con quali parametri, con quali risultati).

      C’è invece chi dedica cura anche ai dettagli della proposta, perché vede, per così dire, l’albero singolo. In questo caso vorrei indirizzarla al seguente link (sempreché non ci abbia già pensato lei):
      https://quifinanza.it/pensioni/video/pensioni-anticipate-inps-tridico/490213/

      Mi permetta, sig. Paolo, di esplicitarle il mio pensiero molto personale riguardo alle pensioni.

      Tutte le varie opzioni pensionistiche che trovano ampio consenso nella compagine governativa, istituzionale e sindacale vanno benissimo, se incontrano anche la soddisfazione dei lavoratori.

      Per quanto personalmente mi riguarda, nessuna opzione pensionistica mi soddisfa. Né Quota 100 (perché riguarda solo una parte di lavoratori con stipendi relativamente alti), né Quota 41 (perché riguarda solo una parte di lavoratori con carriere continue), né Opzione Donna (perché penalizzante per le donne in quanto con il calcolo interamente contributivo), né altre Opzioni che sono penalizzanti, o in termini di calcolo o in termini di età anagrafica.

      Non mi soddisfa neppure la Riforma Fornero, che da soluzione per la stabilità del sistema previdenziale è diventata il vero problema da risolvere a causa dell’incalzante incedere della digitalizzazione (tra cui l’automazione e la disintermediazione) che genererà una disoccupazione di massa non appena partiranno i progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in ambito digitalizzazione (e non sto tenendo conto della bomba esplosiva di disoccupazione che esploderà quando verrà rimosso il divieto di licenziare). Più disoccupati ci saranno, meno lavoratori potranno andare in pensione, più la Riforma Fornero si affermerà come la sola soluzione possibile per la stabilità del sistema previdenziale e per la tenuta dei conti pubblici. Un circolo mostruosamente vizioso che tenderà a spegnere progressivamente il motore del lavoro perché impedisce quel necessario ricambio generazionale che è la benzina che alimenta il futuro lavoro nel digitale.

      La Riforma previdenziale cui si deve approdare deve essere una Nuova Riforma (o Controriforma nel senso positivo della parola), che sostituisce integralmente la Riforma Fornero e che sia in linea con i tempi del digitale, in armonia con l’Economia Digitale, con il Lavoro Digitale, con i Beni Digitali, e con la Moneta Digitale sulla quale l’Economia Digitale si fonda. Per approdare a una Nuova Riforma Pensioni è necessario vedere le cose dall’alto (la foresta, che armonizza tra loro l’albero-lavoro, l’albero-pensioni, l’albero-famiglia, l’albero-impresa, l’albero-Italia-debito-pubblico, l’albero-Europa-che-chiede, l’albero-mercati-finanziari, l’albero-moneta-digitale-di-Stato) e non perdersi nei dettagli (es. il solo albero-pensioni, facendo simulazioni e controsimulazioni al computer modificando ora la platea dei lavoratori, ora l’aspettativa di vita, ora il coefficiente di trasformazione sotto il vincolo del bilancio dello Stato).

      Se il problema da risolvere è il seguente: dato il budget a disposizione, individuare quante pensioni possiamo erogare, allora anche con i calcoli più precisi che lei si aspetta di ricevere, sig. Paolo, mi creda sulla parola, non si potrà arrivare in alcun modo a formulare un’uscita pensionistica che potrà soddisfare le aspettative dei lavoratori. Di tutti i lavoratori.

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      • Nel suo articolo che ben comprendo ma, mi perdoni, che sintetizzo brutalmente, ci dice che per come cambia il mondo e in particolare da noi, dove le persone occupate saranno sempre meno, avremo difficoltà nel poter pagare le pensioni. Aggiungo io: poiché i politici non sapranno o vorranno fare “controriforme” saranno i tecnici ad occuparsene (guardando al governo osservo che già ne fanno parte); saranno questi tra poco a comunicarci che “è tutto sbagliato, tutto da rifare” e dunque innanzitutto bisognerà necessariamente posticipare le uscite.
        Vorrei allora invitarla ad andare oltre, e fare per noi qualche ulteriore riflessione, semplice, semplice; come si dice la inviterei a “fare i conti della serva” ovvero rendere conto al padrone delle spese.
        Nella visione dall’alto della foresta, oltre al baobab pensioni, Lei cosa vede; in sintesi cosa c’è nel bilancio dello stato su cui si potrebbe/dovrebbe intervenire.
        Io non riesco ad andare oltre alle spese militari (aerei, sommergibili, missioni, ecc.) e a quanto proponeva in passato il dottor Cottarelli. Sono certo che Lei possa aggiungere molto altro o meglio trovare nella foresta qualche albero robusto, ma anche molti arbusti da potare in modo da non soffocare solo quello delle pensioni.

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      • Buona sera, Dr. Perfetto
        Ho letto l’articolo e volevo soffermarmi sull’ultimo paragrafo riguardante il budget.
        Io ho due figli e NON posso trattare il primo come un principe dandogli tutto e mantenendolo per anni perché è nato prima e quando subentrano problemi economici, al secondo oltre a non dargli nulla gli faccio pagare vito e alloggio perché è nato dopo. PER ME SONO ENTRAMBE MIEI FIGLI e cerco di equilibrare i valori allo stesso modo dando un uguale valore economico poco alla volta ma ad entrambe non posso dare tutto a uno e niente all’altro. I pensionati che negli anni ’70, soprattutto quelli del pubblico impiego con 16 anni di contributi, hanno avuto la possibilità di lasciare il mondo del lavoro, alcuni ancora oggi dopo 40 anni di pensione se la godono (ne ho la prova al mio paese), mentre noi dobbiamo tirare la cinghia ed accettare penalizzazioni pesanti per poter accedere alla pensione.
        Vogliamo togliere le pagnotte dagli occhi ed essere una volta per tutte ONESTI ? Che quanto vogliono proporre non è corretto per tutti i lavoratori e lavoratrici onesti/e che hanno versato i contributi per 40/41 anni di duro lavoro, qualunque sia?
        SONO ANNI CHE STANNO SPERPERATO DENARO e ai futuri pensionandi gli viene data la pensione con il contagocce, se mai ci arriverai alla pensione. E’ UNA VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!

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  3. Angela 60 sei una grande, hai colto perfettamente nel segno; il problema è che alla fine diranno : non c’è tempo” e vedrete che ritorna la legge fornero mai abolita; il tempo è poco: mobilitazione ma i sindacati quando si svegliano? perchè se aspettiamo ottobre è tardi tutti a roma ma incazzati

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  4. Ancora con questa solfa di proposta.
    Ormai è chiaro che il costo per la previdenza è al 12% .
    Se con i contributi versati dai lavoratori vuole pagare anche assistenza e reddito di cittadinanza si sbaglia di grosso.
    Niente invenzioni dell’ultimo momento.
    Come donna ribadisco che: se si è stabilita la anticipata Fornero con regole chiare fino al 2026, non accetto che tra dodici mesi mi si sposti nuovamente il mio sudato traguardo oche mi si riduca l’importo.
    Non accetto che i miei 42,1 anni di versamenti diventino una “pseudo opzione donna” a 30 giorni dal compimento dei 63 anni ( 42,1+ 63 = 105).
    Presidente, non insista! se non ce la fa, lasci il posto!… col quel chilometrico curriculum che mostra in internet non le sarà difficile trovare una occupazione in altri ambiti.

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      • La chiarisco meglio se serve.
        A distanza di otto mesi, dall’ultimo che andrà in pensione con quota 100 e prenderà la pensione con il sistema misto.
        Io che quota 100 la mancherò per soli 13 giorni (62 anni in 13 gennaio 2022), nonostante a dicembre 2021 avrò 41,2 anni di versamenti (Preciso che sono DONNA) e che come tale ho rinunciato a Opzione Donna (un furto) mirando alla Anticipata Fornero con 42,1 di contributi a solo un mese dai 63 anni (considerato che il diritto alla anticipata lo maturerò a fine Agosto 2022) devo rassegnarmi alla proposta Tridico, al totalmente contributivo o attendermi che distruggano la Anticipata Fornero?
        Ma siamo matti.
        Aspetto un suo cortese commento.

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        • Sig.ra Wal si rassicuri. E’ più facile che il sole e la terra cambino posto tra loro, che distruggano l’anticipata Fornero.

          Piuttosto, sig.ra Wal, mi tolga una curiosità. Quando lei dice “Presidente, non insista! se non ce la fa, lasci il posto!… col quel chilometrico curriculum che mostra in internet non le sarà difficile trovare una occupazione in altri ambiti” si riferisce a me oppure a Tridico? Perché vorrei precisare che Tridico e io siamo due persone differenti. Inoltre, Tridico è ancora un lavoratore attivo, mentre io sono pensionato e non ho proprio bisogno di trovarmi un lavoro (se è il mio curriculum chilometrico che ha letto in internet visitando il mio sito cliccando sul mio nome Claudio Maria Perfetto, lo avrà certamente notato, e le assicuro che il mio CV è davvero breve, perché ho registrato solo 41 anni di lavoro in cui ho lavorato di giorno e non gli altri 41 anni di lavoro in cui ho lavorato di notte).

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          • Buona sera.
            Tridico naturalmente, mi sembra ovvio, e il curriculum che ho letto mi è parso veramente corposo. Il mio si limiterebbe a sole 4 righe, con tre chiusure di società, e relativa corsa a trovare nuovo impiego, fortunatamente senza soluzione di continuità lavorativa.
            Mi sono fatta fare i conti da INPS lo scorso gennaio. In tale data (60 anni e 39,3 di contributi) la situazione era 1.640 euro lordi con il sistema misto, 1.300 con opzione donna.
            Ho deciso di stringere ancora i denti e proseguire. E ora il presidente INPS mi popone che se ad Agosto 2022 maturerò il diritto alla Anticipata Fornero, fino a 67 anni potrei ricevere di fatto una pensione totalmente contributiva.
            Sono stufa di questo modo di agire Italiano di cercare sempre di non rispettate i patti.
            Ho avuto due figli (fortunatamente per loro ora emigrati) e per non perdere il posto di lavoro con l’arrivo del secondo ho dovuto fare 15 soli giorni di maternità e nella mia vita lavorativa mai un giorno di malattia per non perdere il premio di risultato.
            Ora nonostante il mio lavoro mi piaccia voglio dire BASTA.
            Con simpatia, il mio nome è Alessandra.

          • Grazie sig.ra Wal (Alessandra) per aver soddisfatto la mia curiosità, che ho poi ulteriormente soddisfatto andando alla ricerca su internet del CV di Tridico.

            È un curriculum (relativo al 2018) di 16 pagine di cui la più importante è la prima pagina in cui Tridico elenca le sue professioni da docente universitario. Nelle rimanenti 15 pagine Tridico elenca i suoi studi e gli articoli che ha scritto.

            Sig.ra Wal, non si lasci suggestionare dai CV dei professori di economia: per la maggior parte sono un lunghissimo elenco di articoli, perché è in base al numero di articoli che scrivono che possono maturare i requisiti per avanzare nel mondo accademico. Sono articoli che vengono scritti assieme ad altri, che richiamano altri articoli degli stessi autori, insomma sono articoli autoreferenziali.

            Alcuni articoli vengono considerati addirittura di natura “scientifica”. Ancora devo capire in che senso i professori di economica interpretano la parola “scienza”.

            Personalmente non conosco in economia alcuna “formula di Tridico”, né una “curva Cottarelli”, né una “equazione Boeri”, né un “modello Draghi”, né una “teoria di Fornero”.

            Conosco invece la “curva di Phillips”, l’“’equazione di Fisher”, il “modello Harrod-Domar”, la“teoria di Keynes”.

            Vede, sig.ra Wal, noi non abbiamo economisti, ma solo professori di economia. Non c’è stato nessun economista italiano vincitore del Premio Nobel per l’economia. Sì, d’accordo, Franco Modigliani è stato l’unico italiano a vincere nel 1985 il Nobel per l’economia per i suoi lavori sul risparmio e i mercati finanziari. Ma a quel tempo Modigliani era “cittadino statunitense” (dal 1946).

  5. Eppure una soluzione semplice c’è: oltre a quota 41 (sacrosanto andare in pensione dopo 41 anni), uscita a 62 anni con 20 di contributi senza penalità per lavori gravosi e lavoratori fragili e con contributivo puro per tutti gli altri per non gravare sul futuro. Semplice no!!!

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  6. Signori, facciamo una semplice deduzione : il problema dello stato è il periodo per il quale dovrà erogare le nostre pensioni. Lasciamo perdere tutto, i vitalizi, la baby pensioni, quota 100 etc etc che oramai sono passato.
    Il base alla semplice affermazione sopra il parametro da valutare è : con l’ aspettativa di vita attuale per quanti anni dovranno erogare la pensione a chi ha maturato 41 anni di contributi ?
    Sicuramente meno di chi percepisce la pensione con quota 100 e 38 anni di contributi.
    Finito. Chi oggi va in pensione con 41 anni di contributi percepirà denari meno di tutto i pensionati precedenti. PAZZESCO !!!

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  7. Tutti noi che abbiamo intorno ai sessanta e passa anni anni dovremmo ricordarci quello che succedeva tra la fine anni 60 e70 il paese veniva praticamente bloccato dagli imponenti scioperi ricordo in particolare quelle dei metalmeccanici, si lottava per ottenere dei diritti sacrosanti quelli che inesorabilmente abbiamo perso , bisogna rendersi conto che senza manifestare il proprio dissenso (in maniera civile) non si ottiene niente e nella protesta bisogna che anche i giovani vengano coinvolti perchè il futuro è più vicino di quanto si creda ,purtroppo con il lavoro che scarseggia e soprattutto discontinuo le pensioni del futuro saranno ancora più magre di quelle già basse di oggi, bisogna inevitabilmente ripensare tutto il sistema prendiamo esempio dai ns vicini Francesi che scendono in piazza compatti per difendere i loro diritti

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  8. …..raccomandazione del Consiglio europeo all’Italia: “si richiede di attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni di vecchiaia nella spesa pubblica e creare margini per altra spesa sociale e spesa pubblica favorevole alla crescita“
    Ringrazio il consiglio europeo per questa richiesta onesta e democratica a cui sicuramente il governo italiano vorrà volentieri piegarsi. E dopo un travaso di bile cosa dire?
    Concordo: le pensioni di vecchiaia sono un peso, i contributi che per decenni i lavoratori hanno versato sono già da mo’ spariti in un’ enorme voragine, non capisco questa loro ostinazione a richiederli indietro, quindi giù la testa e non rompete con richieste pensionistiche prima dei….70?…80? O ancora meglio, non rompete proprio?
    Ed è anche giusto creare margini per altre spese sociali: bisogna aiutare fannulloni, mafiosi, persone con due tre case intestate dandogli un reddito aggiuntivo prelevando direttamente dai contributi di cui sopra.
    Sentivo l’altro giorno sul tg 3 della mia regione, che ora che stanno riaprendo gli stabilimenti balneari, non riescono a trovare personale. Che sia perchè, a differenza di quei disperati che non trovano occupazione, ci sono anche giovanotti, i cui padri e madri si alzano alle 5 per andare sfiniti al lavoro, che preferiscono godersi l’estate con quei soldi, sempre di cui sopra?….
    Per quanto mi riguarda, la misura era colma già tempo fa, ora ha superato ogni confine accettabile e sopportabile. In questi ultimi decenni abbiamo abituato i nostri politici a sentirci brontolare per poi subire comunque passivamente, così che hanno continuato a calpestarci. E ora anche basta, ma credo che dipenda tutto da noi ormai, stanno continuando a rinviare, maggio, poi giugno, poi sarà tempo di ferie e poi di altre emergenze? Dobbiamo dargli una sveglia, forte e potente e dobbiamo farlo da uniti e solidali gli uni con gli altri, perchè se ognuno penserà solo al proprio orticello: io opzione donna (ma …è una concessione o….un furto?)….io 62… a me interessano solo i 41….ape sociale…non arriveremo da nessuna parte. Non si tratta più di accontentare un piccolo o vuoi un pò più folto gruppo, ci vuole unità per richiedere con forza, non basterà uno sciopero di poche ore e come ho già scritto dovremo agire fino allo sfinimento (loro e non nostro) per arrivare ad una vera riforma umana e globale, che accontenti tutte le persone ormai sfinite e disgustate da questo stato di cose.

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    • Brava Angela 60, i romani lo definivano divide et impera.
      Fai una dozzina di modalità per pensionarsi e vedrai che in piazza scenderà molto meno gente a contestarti.

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  9. Non nascondiamoci dietro un dito ed evitiamo i voli pindarici, la sostenibilità economica non è un optional. La proposta Tridico è congrua e realistica bisognerebbe sostenerla anzicchè criticarla.

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    • Affermazione errata…se dalle prime analisi si pensa che il costo pensionistico sia al 12% ( valore che le rammento il dottor Tridico ha anche lui ribadito ) di cosa stiamo parlando!
      Quali voli pindarici… più si fanno modalità differenziate di accesso (più di una dozzina) e ora si pensa anche a tagli temporanei all’assegno pensionistico, più si complica la situazione.
      Ho già ribadito che a questo punto si deve avere il coraggio di dire ” Viva la Fornero”, bloccando aspettativa di vita e confermando la anticipata.

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        • Grazie del commento ma almeno questo credo di saperlo.
          Ma lei è certa al pari del dottor Cazzola (che nei commenti ci rassicura della possibilità della anticipata bloccata fino al 2026) che la anticipata Fornero (nel mio caso come donna) resterà tale e quale fino al 2026, senza sconvolgimenti da parte di questo governo.
          Se me lo sa “garantire”, le posso assicurare che tolgo il disturbo di partecipare a questo gentil consesso, e torno a dormire meglio la notte.

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          • Wal non ho compreso se la sua é una provocazione o meno, in ogni caso non ho certamente la sfera di cristallo per sapere cosa accadrà, mi attengo a quanto é stato legiferato, e sono qui per aggiornarvi sulle modifiche eventuali e per darvi spazio.

  10. Varie considerazioni.
    – l’idea della “moneta parallela all’Euro” mi pare una inutile e costosa complicazione. No ho capito se si tratta di una proposta seria o solo di una provocazione.
    – Le dichiarazioni di parte del governo (la parte di sinistra e quella tecnica) sono in linea con l’idea che parte da lontano: essere di sinistra ma con il c..lo degli altri (scusate il francesismo). Ecco perché Salvini deve starci dentro in questo esecutivo ma ovviamente faranno di tutto per espellere la Lega in modo da avere le mani libere e perseguire il disegno cominciato con lo scippo “fornero”.
    – La staffetta generazionale non funziona; già ci hanno provato (ad esempio la Provincia Autonoma di Trento) ma le adesioni sono state scarsissime e il motivo è palese: tolti pochi soggetti nessuno può permettersi una riduzione stipendiale del 50%. Funzionerebbe solo in un caso e funzionerebbe alla grande: se il posto lasciato libero dal lavoratore anziano potesse essere occupato dal proprio figlio/a.
    Lo so che la proposta fa orrore e ci riporta indietro di cinquant’anni, ma non l’ha fatto anche la Fornero con lo smantellamento dello stato sociale?

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    • Salvatore non é una provocazione le consiglierei di leggere altri articoli del Dott Perfetto qui pubblicati, forse le sarebbe più facile comprendere il suo ragionamento.
      Salutu, Erica

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      • Stiamo assistendo a proposte del ministro del lavoro (blocco licenziamenti) e smentite del presidente del consiglio (evviva la concertazione tra ministri).
        Ma davvero dobbiamo credere che abbiano tempo e voglia di prendere in considerazione monete parallele quantunque uno possa pensare siano le soluzioni più intelligenti.
        Sarebbe necessario che il proponente divenisse capo del governo e non ne avremo comunque certezza.

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    • Sig. Salvatore (primo), io non parlo affatto di “moneta parallela all’Euro” come lei riferisce. Io parlo di “moneta di Stato parallela all’euro”, cosa non di poco conto, e ben diversa da quanto riportato da lei. Che la moneta sia di Stato e non di Banca è ciò che fa la differenza. Ora, come ha più volte ribadito con toni decisi (talvolta stizziti) Mario Draghi da presidente della Bce “No member state can introduce its own currency; the currency of the euro zone is the euro” (a proposito dell’intenzione dell’Estonia di lanciare la sua criptovaluta estcoin).

      Orbene, poiché l’Italia come Paese dell’eurozona non può introdurre la propria moneta in quanto c’è già l’euro, potrebbe comunque introdurre una moneta di Stato gestita dallo Stato e circolante solo all’interno del territorio italiano (non ho trovato alcuna controindicazione nei documenti della Bce a tale riguardo — a meno che non mi sia sfuggita).

      Anche altre voci sostengono l’opportunità di avere una moneta di Stato parallela all’euro, una delle quali è quella del vice presidente emerito della Corte Costituzionale prof. Paolo Maddalena che in un articolo del 16/02/2021, rivolgendosi a Mario Draghi, spiega perché “Serve una moneta di Stato parallela all’euro”.

      Benché le mie ragioni sulla moneta di Stato parallela all’euro differiscano lievemente da quelle del Prof. Maddalena, tuttavia concordo in massima parte con lui.

      Anche il M5S nel 2017, parlando (come i ventriloqui) attraverso la voce di Paola Pisano (nel 2017 assessore al digitale nella giunta del comune di Torino e poi Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione nel Governo Conte bis) a proposito della moneta complementare (ai tavoli di lavoro partecipava anche l’economista Nino Galloni), affermava: “Stiamo studiando dei Torino-coin, un progetto di innovazione distruttiva. L’idea è creare una community open utilizzando la blockchain technology”.

      Il Torino-coin voleva/vorrebbe essere a imitazione della moneta complementare sardex della Sardegna e della moneta complementare valdex della Valle d’Aosta.

      La moneta di Stato di cui parlo io vale a livello nazionale e serve per pagare anche le tasse, e quindi è cosa ben diversa dal sardex e valdex che sono criptovalute a livello regionale e scambiabili entro un ristretto circuito commerciale. La moneta di Stato di cui parlo io è digitale (ma non è una criptovaluta come il bitcoin, che non è una “moneta” ma un asset finanziario), ed è proprio del tipo che usiamo noi tutti ogni giorno quando utilizziamo il computer, ma non ne siamo consapevoli. Su questo tema ho già pronta una presentazione di una decina di slide che nella maniera più semplice possibile fa capire cosa è, come e dove è già utilizzata la moneta digitale parallela all’euro sia in Italia che in Europa. Ho intenzione di pubblicarla a giorni su you tube.

      A cosa serve la moneta digitale di Stato di cui parlo io? A molte cose. Per esempio, a lasciare andare in pensione tutti coloro che lo desiderano, a prescindere dall’età anagrafica e dagli anni di contribuzione.

      Come vede, sig. Salvatore (primo), la mia è una proposta seria. Essa verte su una Nuova Teoria della Moneta da me sviluppata (differente dalla Teoria Monetaria Moderna — MMT), su una Nuova Economia (che non è la New Economy), su una vera Economia Digitale (che non è la Data Economy o Information Economy), sostenuta da argomentazioni scientifiche e supportata da esperimenti in vivo. La mia proposta potrebbe essere ritenuta semmai irrealizzabile, ma mai una provocazione.

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      • Grazie per la esauriente spiegazione. Mi faccia però un esempio pratico: io vado in pensione e il mio assegno viene erogato in parte in Euro e in parte in, vogliamo chiamarla Lira Elettronica (LE)?
        Con la parte in LE ci pago le tasse e i servizi erogati dallo Stato e dai soggetti privati che accetterebbero (non capisco con quale vantaggio) la moneta LE; mentre con la parte in Euro compro beni diciamo “nel mondo”.
        Ma cosa se ne fa lo Stato della mia LE? Pensa che potrà pagare i servizi che i privati gli fanno o magari i contributi alla UE?
        Se fosse così allora la LE sarebbe di fatto una moneta parallela, cosa che Lei nega.
        Io non metto in dubbio le Sue competenze ma aldilà delle teorie economiche e delle ipotesi vorrei capire nel pratico cosa succede dei miei soldi (fra l’altro versati in Euro sonanti e ritirati, pare, in moneta poco spendibile)?
        Grazie.

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        • Sig. Salvatore (primo) lei pone domande molto sensate e interessanti che meritano certamente delle risposte (purtroppo brevissime, per ovvie ragioni di spazio).

          1. Lei va in pensione e percepisce, per fare conti semplici, 1000 euro così suddivisi: 500 euro + 500 LE (Lire Elettroniche come lei le chiama — io l’ho chiamata LID, Lira Italiana Digitale. È importante che la Nuova Lira sia digitale. C’è una sottilissima differenza tra “elettronico” e “digitale”, ma non è il caso di approfondire in questa sede)

          2. Con le LE lei paga: tasse allo Stato, alla Regione, al Comune

          3. Con le LE lei paga anche: panettiere, idraulico, fabbro, elettricista, beni di consumo di vario genere, servizi di vario genere (trasporti, ristorante, affitto, bollette energetiche, telefoniche)

          4. Con le LE che Stato, Regioni e Comuni ricevono tramite i suoi pagamenti (e quelli di altri pensionati ovviamente nonché anche dei lavoratori, chiaramente), vengono pagati i lavoratori che sono loro dipendenti e i loro fornitori: metà in euro e metà in LE

          5. Con le LE che le imprese ricevono, le imprese pagano tasse a: Stato, Regioni, Comuni. Le imprese pagano i loro dipendenti e i loro fornitori metà in euro e metà in LE

          PRIMO RISULTATO: non c’è alcuna differenza nella circolazione della moneta per scambi di beni tra imprese, famiglie e Stato all’interno del territorio italiano. Come si paga con l’euro, così si paga con le LE. Le differenze principali sono: a) le LE possono circolare solo in Italia; b) le transazioni effettuate con le LE vengono necessariamente registrate; c) con le LE l’evasione fiscale, a tutti i livelli, è bloccata sul nascere.

          Proseguendo.

          Con le LE lo Stato italiano paga le pensioni, gli stipendi dei propri dipendenti e i fornitori. Negli scambi con il mondo esterno lo Stato, le imprese e i cittadini utilizzano l’euro. Non è possibile utilizzare le LE per pagamenti con l’estero.

          Se i cittadini non hanno sufficienti euro per acquistare prodotti dall’estero, dovranno necessariamente rivolgersi ai prodotti italiani acquistabili con le LE. Le imprese che non possono esercitare scambi con l’estero per mancanza di euro, dovranno costruire impianti in Italia e rivolgersi a fornitori italiani. Con l’avanzare della digitalizzazione sarà possibile delocalizzare anche la forza lavoro (già è possibile delocalizzare gli impianti produttivi). Questo significa che un’impresa italiana potrà impiegare personale estero dove il costo del lavoro è più basso invece che personale italiano il cui costo è relativamente alto (a nulla giovano i cosiddetti sgravi fiscali).

          SECONDO RISULTATO: si passa dalla globalizzazione (che ha depauperato l’Italia) alla localizzazione (che ricostruirà il tessuto produttivo del’Italia).

          Infine, la cosa più importante.

          Le LE non possono essere create dal nulla come avviene con l’euro. L’euro viene creato dalle banche nel momento in cui viene concesso un credito (per esempio quando si accende un mutuo o viene dato un prestito a un’impresa). O quando la BCE stampa le banconote (ma questa creazione è solo il 10% della creazione di denaro). Sono le banche commerciali che creano la maggior parte di denaro dal nulla. Le LE sono legate a risorse reali (lavoro e capitale fisico). Le LE si cerano con il lavoro e con le case. Se un dipendente viene assunto, metà del suo lavoro è legato alla moneta LE. Inoltre, le LE non possono incrementarsi con il tasso di interesse. Non esiste alcun concetto di tasso di interesse applicabile alle LE. Esiste il concetto di tasso di utilizzo di risorse. Ecco perché insisto sul fatto che la moneta digitale richiede una nuova impostazione della Teoria della Moneta. A tutti gli effetti, la moneta digitale è un mezzo di scambio e non un bene di scambio, ed è la versione digitale del baratto.

          TERZO RISULTATO: le LE non sono scambiabili in borsa, non può esserci attacco verso le LE da parte degli speculatori finanziari, non possono essere utilizzate dalle banche per acquisti di titoli tossici (derivati e quant’altro). Ma, cosa di suprema importanza, sig. Salvatore (primo), mentre i suoi euro sonanti possono essere perduti dalla banche (mi permetto solo di citare il Monte Paschi di Siena e non mi permetto di andare oltre…), le sue LE “poco spendibili” (gestite dallo Stato attraverso la Cassa Depositi e Prestiti e le sue “filiali” postali) le assicurano il consumo di beni e servizi di prima necessità (vestiario, cibo, bollette, affitto) senza perdita alcuna.

          Per concludere.

          L’idea che ho io delle LE, ovvero della moneta digitale di Stato come le chiamo io, è totalmente diversa da altre idee di monete complementari avanzate da altre persone in quanto, a differenza di quanto sostengono gli altri, la moneta di cui parlo io non può essere creata dal nulla. Questa mia idea può essere messa alla prova dei fatti attraverso esperimenti di economia condotti in laboratorio con persone viventi (e non con semplici simulazioni in vitreo, facendo girare dei programmi scritti ad hoc, i cui risultati sono veri definizione).

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          • Le riconosco che è tutto bellissimo.
            1) L’Europa ce lo lascerebbe fare?
            2) Insisto, considerato che il pensiero progressista credo tenda agli stati uniti d’Europa, perchè quest’ultima oltre a dirci quanto devono misurare le zucchine o i piselli, non pensa a un tale sistema?
            3) Io che ho il desiderio, da pensionato, di raggiungere i figli emigrati, sarei in questo modo “incarcerato in Italia” qualora non fosse concepito a livello europeo?
            Mi sfugge qualche cosa? Grazie
            Grazie.

  11. Ottima la proposta pensionistica di Tridico a favore anche dei disoccupati di lunga durata: lavoratori con
    più di 62 anni di età anagrafica e disoccupati. Un sessantenne senza lavoro , senza stipendio e senza prospettive di rioccupazione non può vivere.

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    • ANDARE IN PENSIONE A 62 ANNI SAREBBE UNA BUONA OPPORTUNITA’ PER I DISOCCUPATI, SOPRATTUTTO SE SONO DONNE, I SINDACATI E TRIDICO DEVONO CONVINCERE IL GOVERNO A PENSARE ANCHE AI DISOCCUPATI, CHE CHIEDONO SOLO DI UTILIZZARE I CONTRIBUTI VERSATI.

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  12. Mi si deve dare atto che le mie più funeste previsioni, che espongo da oltre un anno, si stanno tutte avverando. Sarò un menagramo o uno che la vede lunga, fatto sta che la quota 100 è stata un disastro sociale ed economico.
    Ho sempre sostenuto che non potrà mai più esserci una norma tanto vantaggiosa come la quota 100 e la conferma sta arrivando da più parti.
    1) Chi ha usufruito della quota, percepisce da subito un assegno con calcolo misto. Sulla base della proposta Tridico, i prossimi pensionandi, già umiliati dall’iniquità, seppur con più anni di anzianità, dovrebbero ricevere per qualche anno un assegno tutto contributivo con il rischio che sia inferiore ad un quota 38. Pazzesco !!
    2) L’Europa anche nel 2018 non era d’accordo a toccare la legge Fornero, ma il governo gialloverde se ne fregò e spese miliardi per comprarsi qualche voto.
    3) Il Sig. Perfetto ci informa che : ” Chi fa appello all’equità e alla giustizia deve sapere che è una questione di tenuta dei conti pubblici “. Gli domando : ” La tenuta dei conti pubblici non era importante quando è stata varata quota 100 ? Era cosa decente varare una norma assai costosa per i conti pubblici e per di più iniqua e ingiusta ?
    La proposta Tridico mi sembra tanto un tentativo di recuperare dai prossimi pensionandi, quelli fregati dalla quota 100, di una parte di debito provocato da quella norma. In pratica si chiede a chi si pensionerà dal 1 gennaio 2022 di accettare un assegno tutto contributivo fino alla data della vecchiaia, quando finalmente riceverai anche la parte retributiva.
    Come ho già espresso nei miei commenti precedenti, un lavoratore che si pensionerà con 62 anni e 41 di contributi riceverà per un lustro un assegno pari o perfino inferiore a chi si è pensionato con i 62-38 della quota 100. Se ciò si avverasse, appare evidente che chi ha lavorato di più dovrà sostenere la spesa di chi ha lavorato di meno. A vergogna si aggiunge vergogna e ancora non mi capacito di chi sostiene il contrario.

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    • Voglio sperare che la quota retributiva venga aggiunta anche a chi arriva prima ai 42 e 10mesi o un anno in meno per le donne rispetto ai 67 anni.
      Anzi sarebbe congruo se prendessero tale strada che facessero lo stesso ragionamento per i 41 anni di contribuzione a 41 quota contributiva completata con il retributivo al raggiungimento dell’attuale anticipata.

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    • Buongiorno, se prendo per buono il tuo discorso devo però dirti che nel governo gialloverde la parte verde ha originato quota 100 (previdenza) ma la parte gialla, di cui il dottor Tridico è stato valido alfiere e padre, ha originato (assistenza) faccio fatica a rammentare cosa fosse, ma di certo è qualcosa che sopravvive tuttora.
      Saluti

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    • Sig. Franco Giuseppe, i partiti promettono mari e monti ai loro elettori per andare al governo, ma quando ci arrivano mari e monti scompaiono.

      È facile illudere la gente promettendo alla gente ciò che la gente desidera.

      Ma poi i partiti devono fare i conti con quanto possono spendere una volta che sono al governo, e si rendono conto che non possono mantenere tutte le promesse che hanno fatto in clima elettorale, ma possono mantenere solo una parte di queste promesse. È questa parzialità che si traduce in mancanza di equità e in mancanza di giustizia.

      Lei, sig. Franco Giuseppe, mi domanda se “la tenuta dei conti pubblici non era importante quando è stata varata quota 100”. Certamente sì che la tenuta dei conti pubblici era importante quando è stata varata Quota 100! È proprio per questo che hanno varato Quota 100 e non Quota 41 (che sarebbe costata più di Quota 100).

      Poi lei mi domanda “era cosa decente varare una norma assai costosa per i conti pubblici e per di più iniqua e ingiusta?”. Per la verità, Quota 100 non si è rivelata poi tanto costosa per i conti pubblici, dal momento che si è risparmiato qualche miliardo perché due terzi degli aventi diritto (ad oggi) non ne ha usufruito. Probabilmente mi dirà che è “assai costosa” per pagare le pensioni ad un terzo soltanto delle persone aventi diritto. Anche se così fosse, i conti pubblici ne hanno comunque beneficiato. Anzi, ne hanno beneficiato forse proprio perché Quota 100 è iniqua e ingiusta secondo la sua visione.

      Quota 100 è proprio così iniqua e ingiusta? Mi viene in mente la battuta di Andreotti che diceva “il potere logora chi non ce l’ha”. Ebbene, credo che Quota 100 logori chi non ha potuto usufruirne. Mi lasci passare questa facile battuta, sig. Franco Giuseppe, per il piacere della discussione.

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      • Io concordo con Lei, anche nella iniquità parziale di quota 100.
        Oggi ho riletto il commento del dottor Cazzola quando esprimeva “solidarietà” anche a quota 100 e soprattutto ho riletto l’età media che un anno fa veniva accreditata ai fruitori di quota 100 (64 anni).
        Credo che la polemica attorno a quota 100 e magari con la paura di un blocco della sua cristallizzazione indurrà molti nell’anno in corso a pensionarsi con tale requisito.
        Credo anche nella difficoltà di portare avanti le proposte sindacali che come lei afferma sono ben più costose, e inviterei i prossimi pensionandi, almeno quelli che al momento sono fortunatamente al lavoro, a concentrarsi e difendere lo stato di fatto della Anticipata Fornero (questo anche se il solo nome assegnato irrita al pensiero).

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      • E no caro Sig. Perfetto, quando si parla di risparmio su una spesa preventivata più alta, vuol dire che comunque un’uscita c’è stata. Se contavo di spendere 20 ma ne ho speso solo 10 vuol dire che comunque dai conti dello stato sono usciti 10 miliardi. La domanda seguente è : “Per fare cosa”? Una norma transitoria, iniqua e ingiusta e che non ha risolto nulla, quindi è improprio parlare di beneficio dei conti pubblici. Può giocare sulle parole quanto vuole, ma se dal suo conto in banca escono 10 invece che 20, il suo conto non ne ha beneficiato rispetto alla base di partenza perchè si è ridotto di 10. La matematica non è un’opinione. Dal suo discorso sembrerebbe che Lei approvi leggi inique e ingiuste a danno di qualcuno e a favore di altri pur nel rispetto dei conti pubblici e questo lo trovo veramente grave soprattutto se detto da Lei.
        La assolvo personalmente per simpatia quando dice che la quota 100 ha logorato chi non ha potuto usufruirne. A me non interessava comunque e quindi non mi sono logorato. Troppo bello e gratificante il mio mestiere. Il problema però sono tutti gli altri che si sono sentiti prendere per i fondelli e il mio pensiero va a questi lavoratori, umiliati e non considerati ma più meritevoli.

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