Riforma pensioni 2021: Quota 41 deve bastare, Quota 100 resta un ‘ristoro’

Pensioni ultimissime oggi: serve alfabetizzazione sociale

Interessanti e numerosi i commenti che sono arrivati a seguito delle considerazioni del Prof Giuliano Cazzola sulla perdita di appeal della quota 100 e l’accelerazione costante dell’uscita anticipata con l‘anzianità ordinaria a quota 42 +10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne. Stando ai dati diffusi anche da Alberto Brambilla, Presidente di Itinerari Previdenziali, la quota 42 avrebbe ‘messo il turbo’ rispetto al centrare un ‘ambo secco’ necessario per l’uscita con la quota 100. Effettivamente i dati dimostrano che chi accede alla quiescenza con la misura sperimentale attualmente in vigore fno al 31/12/2021 ha di media 64 anni ma già 41 di contributi, a restare fuori purtroppo quanti non hanno il requisito anagrafico e nemmeno lo matureranno entro la fine del prossimo anno. Tra questi indubbiamente i precoci, che pur asserendo che la quota 100 sia stata per alcuni, specie i disoccupati over 60, un ‘possibile ristoro‘, continuano ad affermare che dopo 41 anni di lavoro debba necessariamente essere lasciata, indipendentemente dall’età, la possibilità di uscire dal mondo del lavoro. Eccovi le loro considerazioni:

Riforma pensioni, ultime: l’unica flessibilità per i precoci é l’uscita dopo 41 anni

Alessandro: “Ancora? Dobbiamo sentire ancora queste proposte vecchie e fuori da ogni logica che si chiami vera flessibilità ?A tutte queste persone che si inventano proposte sempre più peggiorative dico di lasciare stare e di offrirci invece qualche proposta seria affinchè i giovani trovino un lavoro a 25 anni e non a 40 se va bene. Magari in quel contesto potrebbe uscire qualche idea capace di dare più speranza al nostro Paese rispetto alla speranza di avere il 90% di persone ultresessantenni , nate negli anni 60 con oltre 40 anni di contributi, ancora al lavoro nell’era digitale!

Roby: L’argomento non è di facile risoluzione tantomeno di semplice discussione. Le situazioni personali sono molteplici ed è chiaro che è difficilissimo che possano essere tutte regolamentate e di conseguenza accontentare tutti. Nella mia non conoscenza globale dell’argomento porto solo un esempio. L’articolo recita “…oggi le persone non scappano appena possono. Quota 100 lo dimostra solo 1/3 degli aventi diritto sono andati in pensione…” quindi chi poteva usufruirne non lo ha fatto, invece chi per pochi giorni o un solo giorno non può usufruirne si vede costretto ad oggi ad aspettare altri cinque anni per la pensione Fornero. Esempio quasi 40 anni di contributi ma 62 anni da compiere il primo gennaio 2022. Qualche “gradino” non ci starebbe male dato che solo 1/3 ne ha usufruito. Si spera almeno nella quota 41.

Gian riprendendo la citazione ultima riportata dal Prof Cazzola, scrive: “Ci sono più cose tra il cielo e la terra che in tutta la tua filosofia”, soprattutto quando invece di fare una legge equa e onnicomprensiva si prosegue a fare provvedimenti ad hoc per questa o quella categoria, i quali, invariabilmente, laddove accolgono le istanze di una categoria quasi sempre si rivelano sperequative e discriminanti per le altre. E’ ora di fare un riordino complessivo del sistema, che non sia più in senso penalizzante, come sempre stato fatto dal 1994 in poi, partendo dal presupposto che, 41 anni di contributi DEVONO bastare per chiunque!”

Riforma pensioni 2020, ultime: Quota 100 resta un ‘ristoro’

Roberto, dalla sua asserisce, riprendendo il discorso fatto dal Prof Cazzola:” Mi pare che – con riferimento a quota 100 – Cazzola, invece di parlare di “ambo secco” o di “furbetti”, come ha fatto in altro articolo, dovrebbe riflettere su due fattori: lasciando il lavoro a 62 + 38, l’assegno è sensibilmente più basso che a 67 (fino al 27%:28%), sia per effetto dei coefficienti di trasformazione (età più bassa) sul contributivo che per quello dell’anzianità inferiore sul retributivo. Si restringe così la platea per cui la misura è interessante: non a caso, in media, chi accede alla misura ha 64 anni di età e 41 di contributi. Val la pena di notare, “en passant” che la riduzione dell’assegno rende il costo totale di questa firma di pensione sulla durata di vita inferiore a quello della Fornero. L’alto numero di adesioni iniziali dipende fa uno “smaltimento dello stock”, spesso di casi difficili: conosco personalmente ex colleghi ultrasessantenni che, perso il lavoro e con fior di contributi versati, erano rimasti “in braghe di tela” e hanno trovato “ristoro” solo con Quota 100. Esaurito lo stock, la bassa convenienza limita automaticamente l’accesso alla misura, tanto che trovo improprio parlare di “scalone”: si tratta piuttosto di un pendio, anche se ripido

Pietro, aggiunge: “NON sono d’accordo con quanto detto dal professore, fermo restando i numeri, il buon senso vorrebbe che si capisca che le persone oltre una certa soglia di anni di vita o di attività lavorativa andrebbero lasciate LIBERE DI DECIDERE di cosa fare del loro “Breve” futuro che gli rimane, e non costringerli al lavoro fino a 70 anni. Il parallelo tra l’anticipata e quota 100 è esattamente come mischiare le mele con le banane, a mio avviso sono strumenti utilizzati da platee diverse, che hanno come unico denominatore l’obiettivo di “Smettere di lavorare perché questi hanno già dato tutto al paese e vivere gli ultimi anni in un’armonia diversa, magari godendosi i loro nipoti”

Pensioni anticipate 2021, ultime news: bisogna cambiare strategia di uscita

Ale dalla sua partendo dalla definizione di ambo secco, dice: ” Ma..io non capiscono cosa vogliono a tutti i costi dimostrare con queste dichiarazioni. Da quella tabella si legge che in 9 mesi 91.593 persone hanno potuto accedere a quota 100 e USCIRE dal lavoro a 38 anni di lavoro FATTI. 135.053 persone invece sono uscite a 41 anni e 10 mesi ( 40% circa essendo donne) e a 42 e 10 mesi ( circa un 60 % essendo uomini). Il dato di fatto è che quasi 92.000 lavoratori avrebbero dovuto lavorare altri 5 anni per andare in pensione. Certo che hanno fatto l’ambo, come tutti quelli che aggrappati alla legge hanno i loro diritti acquisiti intoccabili.

E’ poi vero che di quei 135.000 molti sarebbero potuti andare 2 anni prima se non fosse stata fatta la regola dell’ambo. Mi chiedo dove eravate al tempo della stipula di quota 100 ..nessuno mi sembra si sia fatto sentire per avvisare, informare, descrivere cosa realmente avesse portato nei numeri questo meccanismo degli ambi.. E ora che molti sembra lo vedano e ne colgano la stranezza cosa si fa? Si programma a gran voce un ‘altro ambo 64 35 o 63 35.. Complimenti”-

Da quel che si evince per il Signor Ale andrebbe riformato l’intero impianto previdenziale partendo da regole più generiche che non vincolino con ambi secchi e numeri prestabiliti le uscite, come a dire, che bisognerebbe lasciare libertà di scelta alle persone, ad un certo punto della vita, proprio in virtù della flessibilità tanto onsannata, di poter accedere alla quiescenza anche in base alle proprie storie personali. Vi é chi deciderà di rimanere più a lungo al lavoro e chi invece potrebbe scegliere di lasciare il proprio posto ad una nuova leva. Chissà che la prossima riforma pensioni riesca, come da tempo i sindacati stanno chiedendo, a tenere in maggiore considerazioni una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni d’età ed un minimo di 20 anni di contributi ed un’uscita con 41 anni di contributi, per le persone che appartengono a coorti ben definite di lavoratori con un pregresso lavorativo stabile e continuativo. A vostro avviso potrebbero queste due misure essere la base della prossima riforma pensioni o non sarebbero comunque sufficienti? Fatecelo sapere, come sempre, nell’apposita sezione del sito alla voce commenti.

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19 commenti su “Riforma pensioni 2021: Quota 41 deve bastare, Quota 100 resta un ‘ristoro’

  1. Perché può andare in pensione un lavoratore con 38 anni di contributi solo perché ha 62 anni e non lo può fare invece uno che ha 41 anni di contributi ? Perché é più giovane ? Anziche’ premiare gente che a 15 anni come il sottoscritto pagava gja’ i contributi li penalizza con la scusa che non sono ancora abbastanza “vecchi” per smettere di lavorare….anche dopo 41 anni !!!!!
    Vergogna !!!

  2. Condivido la flessibilità in uscita a partire dai 62 anni d’età ed un minimo di 20 anni di contributi .Per quanto riguarda quota 100 ritengo sia stata una buona opportunità per tutte quelle persone disoccu-
    pate o con un lavoro temporaneo ma per evitare che possano lavorare a nero darei la possibilità di lavorare regolarmente (dipendente o autonomo) senza i vincoli del lavoro occasionale e dei 5.000 euro.

  3. 41 anni di contributi DEVONO bastare per chiunque!” – 41 anni di contributi DEVONO bastare per chiunque!” – 41 anni di contributi DEVONO bastare per chiunque!” – 41 anni di contributi DEVONO bastare per chiunque!”

    se non dovessi essere stato chiaro, ditemelo !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  4. Questi dirigenti/politici/sindacati hanno strutture da mandare avanti, a volte e’ capitato anche interessi personali… quindi vanno a caccia di soldi dove ci sono maglie larghe nel sistema, a volte le creano apposta, per affondare la loro sete di denaro…. e noi subiamo senza poter fare e obbligare a queste caste di adottare misure ecque..

    1. Riforma 41 anni per tutti senza vincoli oppure non vincolare quota 100 ai 5.000 di reddito. Aumentare il limite oltre i 10.000 euro di co co co

  5. Concordo su tutto Emilio. Ottima analisi e una sensibilità che purtroppo spesso è assente dall’altra parte.
    Mi trovo super d’accordo sul fatto che c’è veramente una cattiveria di base in quel metodo di allungare gli anni e non togliere anni quando il meccanismo s’inverte.
    Non può essere una dimenticanza in fase di scrittura del provvedimento.
    A fronte di questo semplice esempio, a maggior ragione, come si fa a credere in una certa sensibilità a tutte quelle ASSURDE proposte che si leggono..63 anni penalizzati, 64 anni con doppia penalizzazione, 62 anni solo per i gravosi.., 67 anni portati a regime a 75.. ecc che sembra proprio abbiano di base il sentimento di distruggere le cose invece di creare, di rendere :
    -odiosa la vita di un lavoratore ingabbiandolo in regole pensionistiche sempre più peggiorative, costringendolo a ZERO pianificazione della propria vita oltre ad un rendimento lavorativo che sicuramente non ripaga i costi ma ne procura altri in aggiunta,
    -odioso il rapporto tra generazioni; padri perennemente a lavoro fino alla morte e figli perennemente in cerca di lavoro e mantenuti,
    -odioso il rapporto tra comparti di lavoro a tal punto che un giovane, da qui in avanti, farà bene a scegliere una professione in base alla forza del comparto, e il benestare di chi impone le regole, di mantenere dei privilegi pensionistici stra-favorevoli rispetto ad altri comparti.
    L’alternativa altrimenti per lui, sarà lavorare fino a 75 anni di età , anzichè 57, 60, 62 massimo scegliendo bene , con una pensione finale ridicola ma che tanto servirà a poco avendo prospettiva forse di 2, 3 anni di vita sana in cui godersela.

    Solo una VERA flessibilità, UGUALE PER TUTTI, e che parta da una età VIVIBILE potrà dare respiro alle persone, equità al sistema e fiducia al LAVORO nel nostro Paese.

  6. Rispondendo a Mauro e Emilio.
    Brevemente perché non ho più parole.
    Sono d’ accordo con voi. Ma rendiamoci conto che sono parole, solo parole quelle del sindacato e quelle dei superprofessori economisti esperti di previdenza.
    Ripeto d’accordo con voi. Ma essendo ormai un quasi quota 102 (60,5 età e 41,5 contributi) che me ne viene?
    All’epoca in cui verrà deciso qualcosa legislativamente, sarò un quota 104\105 (5 anni di lavoro in più di un quota 100) ; mi chiedo perché continuo a pagare il sindacato. Solo per non vedere peggiorata la normativa!
    Proseguiamo comunque nel dibattito.
    Una cosa che c’entra poco ma che mi sembra nessuno abbia sottolineato sulla pessima ed elettorale quota 100: ha accontentato pochi e svantaggiato tanti che aspettavano una più equa riforma. Ma ha un difetto in più: la cristallizzazione, che consente di esercitare il diritto maturato, anche dopo. Una volta maturato posso permettermi di non fare più niente o quasi fino alla minaccia di licenziamento tanto ho la mia via di uscita. fino a quel momento maturero’ contributi ai danni della collettività e anche dell’azienda per cui lavoro: un bell’esempio di condivisione delle responsabilità sociali!
    Grazie.

  7. Io direi che 40 anni di lavoro con versamenti contributivi siano sufficienti e anche l’estensione della legge cosiddetta “Pace contributiva” (Inps) a tutti i lavoratori assunti prima del 1996, libertà di poter versare i contributi mancanti, riscatto dei contributi.

  8. “Ristoro”, parola abbondantemente usata anche in questa pandemia, è un aiuto a chi, per svariati motivi, perde introiti da guadagno o da lavoro. Si può chiamare ristoro anche il RdC. Ora, definire ristoro quota 100 è una buffonata. Quota 100, così come congeniata, per alcuni è proprio stato un regalo inaspettato, immotivato e che ha creato grande disuguaglianza tra lavoratori. Non tutta la quota 100 era da buttare: restava ottima l’intenzione di aiutare chi, ad età avanzata, rimasto senza lavoro e senza reddito faticava a reinserirsi e ad arrivare a fine mese. La buffonata sta che è stato permesso anche a chi il lavoro e un reddito lo aveva ancora e che pur avendo lavorato meno anni e versato meno contributi oggi è già in pensione rispetto alla stragrande maggioranza dei lavoratori che hanno ancora anni di lavoro sulle spalle e devono sorbirsi la Fornero. Qualcuno fa notare che però avranno un assegno inferiore, vero, ma è una scelta personale, scelta che ad un precoce con più anni di lavoro e più contributi è stata preclusa.
    Resta comunque il fatto che, chi il lavoro lo aveva ancora, avrebbe dovuto lavorare e versare ancora da 1 a 5 anni di più come tutti gli altri. Il discorso che a 62 anni di età si è vecchi non regge: sono vecchi anche quelli che ne hanno 61 ma che lavorano e si usurano da 42 anni. E quelli che sono ancora al lavoro ed hanno già 66 anni ma solo 37 di contributi cosa sono, ragazzini ? Chi un lavoro lo aveva ed ha scelto di andare in pensione con la quota 100 secca 62-38, sapendo di avere una forte riduzione dell’assegno è una persona che finanziariamente stava già bene di suo o che preferisce continuare in nero e avere una doppia fonte di guadagno, ( pensione+lavoro in nero), mi pare ovvio. Lo scandalo di quota 100 è tutto qui.

  9. Salve a tutti!! Ma vorrei sapere quanto tempo ancora hanno voglia davvero di prenderci in giro!!
    Io sono del 58 e quindi ho appena compiuto 62 anni e sono riuscita nella mia vita fra famiglia e lavoro ad avere 36 anni di contributi con tutte le operazioni non ce ne una che vada bene!! sono a pezzi e non ho la necessità di avere una super pensione e mi dicono devi arrivare a 67 anni!! A 67 anni!!!??
    Mia madre è andata in pensione a 55 anni che una volta era così!! C’era un età per andare in pensione o rimanere al lavoro o si poteva se uno voleva , continuare a lavorare! Adesso ci dicono che abbiamo varie opzioni studiate a tavolino per mandaci in pensione anticipata prima dei 67 anni o con 41 anni di contributi!!? Ribadisco anticipata di che? Ma se si andava a 55 anni negli anni 80!! Ma ancora andiamo avanti con questa presa in giro!! Ma che decidano un età ragionevole, 62 , 63 anni e chi ce la fa vada avanti!! E basta con tutte quelle opzioni dove si deve impazzire per capire se ci si può finalmente riposare e aiutare i figli e godersi i nipoti. Basta davvero basta!!!!

    1. Questo non è un paese per donne, non sono aiutate da giovani il loro stipendio è più basso, non sono agevolate da madri prendono pensioni basse e ci raccontano che viviamo di più. Il COVID sta decimando pensionati tutto risparmio per l’INPS.

  10. Essendo logico che una quota minima (Logica o accettabile), vada data, sentendo tante persone che conosco con differenti problematiche di anni pensionistici versati e problemi vari di età oltre a quello che leggo come giudizio delle varie persone che qui scrivono, io personalmente sono convinto che dai 62 anni una persona, soprattutto in caso di perdita del lavoro, e non solamente adesso con il Covid abbia il Diritto con un minimo di anni versati, siano essi 20/25, comunque come minimo se no quanto prende una persona di una già misera pensione, o con 41 anni di marche abbia il DIRITTO, essendo peraltro i soldi versati SUOI, di decidere di andare in pensione. Peraltro come ho letto qualche giorno fa, soprattutto per chi è senza lavoro avere la possibilità di riscattare qualche anno di lavoro pagato all’Enasarco, ripeto Pagato Per arrivare al giusto numero degli anni per poter andare in Pensione. Mog

  11. Come dar torto ad Alessandro che dice “Ancora? Dobbiamo sentire ancora queste proposte vecchie e fuori da ogni logica che si chiami vera flessibilità ?”, o ad Ale che dice “andrebbe riformato l’intero impianto previdenziale partendo da regole più generiche che non vincolino con ambi secchi e numeri prestabiliti le uscite, come a dire, che bisognerebbe lasciare libertà di scelta alle persone, ad un certo punto della vita, proprio in virtù della flessibilità tanto osannata”, oppure a Pietro che dice “il buon senso vorrebbe che si capisca che le persone oltre una certa soglia di anni di vita o di attività lavorativa andrebbero lasciate LIBERE DI DECIDERE di cosa fare del loro “Breve” futuro che gli rimane, e non costringerli al lavoro fino a 70 anni.”
    E’ quindi chiaro che la totalità delle persone vorrebbe una cosa sola, la LIBERTA’ di decidere il proprio futuro. Ormai tutti i lavoratori sono stufi di sentire soluzioni basate su presupposti osceni.
    Ad esempio la mitica “aspettativa di vita” che allontana la pensione quando questa cresce ma non l’avvicina quando cala bensì al più la ferma al punto dov’è giunta. In altre parole se nei prossimi anni la vita media si allunga di due anni la pensione sale da 67 a 69 ma se cala di due anni non scende a 65 ma resta ferma a 67. C’è tantissima cattiveria in questo presupposto creato solo per fregare i lavoratori e ancora se ne parla, va ABOLITO per sempre!!! Ditelo a Damiano, altro che flessibilità a 63 anni perché da quando ha fatto la proposta che era a 62 anni, nel frattempo l’aspettativa di vita è aumentata. Certo ma i dati dell’istat sono fermi al 2019, adesso col covid come la mettiamo, che si è accorciata?
    Oppure flessibilità a 62 anni con 20 di contributi e in alternativa quota 41, cioè se ho 60 anni e 39 di lavoro sono giovane e ho lavorato pochissimo ma se ho solo 2 anni in più e 19 in meno di lavoro sono vecchissimo e meritevole di essere pensionato, ma dai, scherziamo? Se a 62 anni con 20 di contributi posso lasciare il lavoro devo poter farlo anche a 61 con 21, a 60 con 22, a 59 con 23 e a 50 con 32.
    Una riforma previdenziale deve per quanto mi riguarda contenere norme di equità nei confronti di tutti.
    Roby dice “L’articolo recita “…oggi le persone non scappano appena possono. Quota 100 lo dimostra solo 1/3 degli aventi diritto sono andati in pensione…”, benissimo quindi perché incaponirsi a fissare età così esageratamente alte, mi domando?
    Abbiamo già dei limiti minimi (58 anni di opzione donna) e massimi (67 anni per la vecchiaia), basterebbe già questo per accontentare tutti.
    Infatti se fosse approvato un provvedimento (che poi è una versione della Dini aggiornata) che consente la scelta di pensionarsi tra i 58 e i 67 anni accontenterebbe le donne che avrebbero comunque scelto l’opzione donna ed inoltre renderebbe la misura strutturale senza continuare a tenerle sulle spine per un eventuale proroga, accontenterebbe chi pensa sia giusto uscire dal lavoro a 62 anni, chi a 63 e chi a 64 e così via. A questa norma andrebbe anche affiancata l’uscita con 41 anni contributi (per me basterebbero e avanzerebbero pure 40, ma tant’è) per dare la possibilità a chi a cominciato giovanissimo e può vantare una vita di lavoro anche prima dei 58 anni.

  12. Salve a tutti, ribadisco che quota 41 è l’unica soluzione giusta ed equa, se hai iniziato a lavorare presto smetterai prima se hai iniziato più tardi smetterai dopo , perchè dopo 41 anni di lavoro le persone hanno il sacrosanto diritto di riposarsi e vivere in pace, poi chi vuole continuare a lavorare è liberissimo di farlo. Si può lasciare anche quota 100 (62+38, 63+37,64+36,80+20) ma dopo 41 anni di lavoro si deve avere il diritto di decidere.

    1. Esattamente…
      basta con questi politicanti strapagati che si arrampicano sui vetri sostenendo tesi assurde pur di giustificare l’ utilizzo dei nostri contributi pensionistici come bancomat per i loro interessi

    2. Buongiorno,ma ancora non riescono a capire di fare una vera,concreta riforma flessibile dare la possibilità di uscire dopo 41 anni dal mondo del lavoro e lasciare il posto ai giovani che si trovano Disoccupati 25/30 Anni;e non capire che sono i giovani la speranza di questo Paese Lasciamo che siamo loro i veri Protagonisti Speriamo Sempre che prima o poi ci arrivino…

    3. Certo che 40/41 anni di contributi sono una quota giusta per andare in pensione e lasciare liberi i pochi posti di lavoro che ci sono.
      Ma non vedete che nel gioco delle parti si tira a temporeggiare… i sindacati propongono idee e
      progetti qualche volta (solo qualche volta) allettanti; la gente, i lavoratori, I PENSIONANDI pensano “dai aspettiamo un po’ forse è la volta buona…” i governi gongolano perché rimandano situazioni di spesa…
      I mesi e gli anni passano…arriveranno a quota 41 quando più nessuno ,o quasi , potrà vantarla. Chi è già in quota 42, come me, parli.
      Contiamoci anche solo per capire quanti sono (siamo) i fregati! (Perché più tardi andremo più rischieremo riduzioni dell’assegno).
      Tanto che viene da sperare che non succeda nulla per altri 2 anni e conquistare l’anticipata Fornero (cosa mi tocca dire!).

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