Riforma pensioni 2021, Salvini su Quota 100 sovrastima i dati: parla Ghiselli

Pensioni anticipate 2021, ultimissime da Ghiselli sul post quota100: le proposte

Nell’ultima nota stampa Roberto Ghiselli, segretario confederale Cgil, non usa mezzi termini nei confronti di Matteo Salvini e dei dati che egli diffonde circa Quota 100, la misura che ha fortemente voluto quando era parte del Governo Giallo-verde, infatti dice: ‘Salvini su Quota 100 fornisce dati di fantasia’. La diatriba, se così possiamo definirla tra Salvini e Ghiselli, risiede sui numeri, nel senso che per il segretario confederale della Cgil le domande di Quota 100 accolte dall’Inps sono state sovrastimate, e di molto, dal leader della Lega, che continua a ostentare, come panacea di ogni male pensionistico, la misura in scadenza il 31/12/2021.

Per Ghiselli così non é tant’é che i dati parlano chiaro, ad oggi dopo 2 anni di vigenza della norma le domande sono solo 267.802 e non 359.000 come sostiene Salvini intervistato a Di Martedì. La sovrastima é ancor più evidente se si considera che la Lega si aspettava un’ uscita anticipata in 3 anni per 973.000 persone, dato ben lontano dalla realtà, le uscite reali ad oggi sono 2/3 in meno, ragion per cui per Ghiselli la Quota 100 non si é dimostrata una misura efficace per tutti, anzi si deve puntare ad una norma più efficace e complessiva per dare una risposta previdenziale vera al mondo del lavoro. Sulla questione di assoluto interesse abbiamo deciso di confrontarci proprio con Ghiselli che ha aggiunto ulteriori interessanti specifiche sulla questione. Le sue parole emerse da questa intervista in esclusiva.

Riforma pensioni 2021, Ghiselli a Salvini su Quota 100: dati di fantasia

Pensionipertutti: Ghiselli lei ha sostenuto nella sua ultima nota stampa che la Quota 100, ed i dati del basso utilizzo da parte dei lavoratori lo dimostrano, non ha rappresentato una risposta sufficiente nel panorama previdenziale, ma anzi ha lasciato fuori moltissime categorie. Può spiegarci meglio?

Roberto Ghiselli: E’ esattamente così, Quota 100 non è una risposta sufficiente ai problemi previdenziali dei lavoratori, perchè impedisce l’accesso anticipato alla pensione a chi è più debole nel mercato del lavoro che ben difficilmente raggiunge i 38 anni di contributi, come le donne (su 267 mila beneficiari di Quota 100 solo 77 mila sono donne), chi fa lavori più pesanti o discontinui, chi è disoccupato, chi ha dovuto interrompere il lavoro per ragioni di cura, non guarda alle nuove generazioni e inchioda i lavoratori precoci ad una anzianità di lavoro superiore ai 43 anni.

Riforma pensioni 2022, non si può partire dai risparmi certificati di quota 100?

Pensionipertutti: Però se le uscite con Quota 100 sono state abbondantemente sovrastimate, vuol dire che abbiamo importanti risparmi che potrebbero essere spesi proprio per fare una ‘reale’, mi passi il termine, riforma delle pensioni, non si potrebbe partire da questo ‘tesoretto’ per far finalmente decollare una riforma maggiormente equa che guardi in faccia le richieste multiple delle varie categorie ad oggi escluse?

Roberto Ghielli: Corretto quanto dice, il basso tiraggio di Quota 100 sta determinando un rilevante risparmio, di circa 7 miliardi, che se non venissero sottratti alla loro destinazione, potrebbero rappresentare una dote iniziale per fare decollare una riforma che parta dal 2022.

Pensionipertutti: Quindi quali dovrebbero essere, a suo avviso, le misure da adottare per andare in questa direzione dal 2022 e come contate di agire affinché queste proposte vengano prese in considerazione dal prossimo Governo?

Roberto Ghiselli: Quindi il tema vero, che riproponiamo anche in questa fase in cui si sta consumando una delicata crisi politica, è quello di una riforma complessiva della previdenza che consenta realmente a tutti di poter scegliere quando andare in pensione, dopo 62 anni di età o con 41 anni di contributi, prevedendo condizioni di equità per chi si trova nelle condizioni più svantaggiate. Per noi è importante che questo tema rientri nell’agenda politica del prossimo Governo e comunque sosterremo le nostre richieste con delle iniziative.

Ringraziamo Roberto Ghiselli, Cgil, per la solita disponibilità al confronto e ricordiamo a chiunque volesse riprendere parte dell’intervista in esclusiva che ci ha rilasciato che é tenuto a citare la fonte.

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7 commenti su “Riforma pensioni 2021, Salvini su Quota 100 sovrastima i dati: parla Ghiselli

  1. Qui tutti parlano, tutti ipotizzano, tutti sperano ! Ma sorvolano sul fatto che, alla cosiddetta “Europa”, l’equità non interessa affatto visto che la sua intenzione è semplicemente quella di mandarci in pensione il più tardi possibile. Ragione per la quale dobbiamo aspettarci il ripristino della Fornero integrale, nel senso che, agli attuali 42 anni e 10 mesi (più finestra) per poterci ritirare dal lavoro, andrà aggiunta la famigerata “aspettativa di vita” la quale, oltretutto, non avrà valenza alcuna qualora l’età media degli italiani dovesse abbassarsi.

    1. Oltretutto cosa vuol dire aspettativa di vita ? si vive a sentir loro, magari strumentalmente piu’ a lungo, ma in quali condizioni ? . Per poter essere produttivi ed efficenti sul lavoro necessita una buona salute, che secondo le statistiche lo0 si e’ fino ai 58/60 anni di eta’, poi subentrano le classiche patologie : pressione alta, diabete, ecc…; per cui il riferimento dovrebbe essere : l’ aspettativa di vita in buona salute…; ”Questi” continuano a derubarci gli ultimi anni di vita manipolando, mistificando la realta’….

  2. Questi per evitare di parlare della quota 41, continuano a depistare con quota 100: bisognerebbe spegnergli l’ interruttore…. : Off, Stop, Basta !

  3. Ma quando finirà questa buffonata non faranno mai una buona riforma .non la vuole la germania e tanti commentatori. È importate che i politici e i sindacalisti ci vadano presto i lavoratori invece si aspettono che ci lasciano le penne al lavoro .buffoni………

    1. Peccato che molti disoccupati già oggi arrivano a stento a 38 anni di contributi. Quota100 dava loro una mano, una concreta via d’uscita, questo è innegabile. Poi se uno ha la possibilità di lavorare oltre, non ha problemi di salute o deve fare il nonno, non ha un’attività pesante/pericolosa, è libero di lavorare fino a 67 anni e piu’.

  4. Più che la polemica tra Ghiselli e Salvini, la cosa che interessa a noi lavoratori è “un rilevante risparmio, di circa 7 miliardi, che se non venissero sottratti alla loro destinazione, potrebbero rappresentare una dote iniziale per fare decollare una riforma che parta dal 2022”. O meglio quello che ci preme è che il sindacato, che avrebbe il compito di difendere gli interessi dei lavoratori, si adoperi col massimo delle forze affinché tale tesoretto non venga sottratto dalla sua destinazione, come è giusto che sia.
    Ghiselli afferma: “Quindi il tema vero, è quello di una riforma complessiva della previdenza che consenta realmente a tutti di poter scegliere quando andare in pensione, dopo 62 anni di età o con 41 anni di contributi”.
    La realtà fa si che ormai queste richieste sono già superate perché in pratica a costo zero, quindi già automatiche, infatti il ridursi dell’aspettativa di vita di almeno 18 mesi nel 2020 e non si sa quanto nel 2021, in quanto purtroppo e sottolineo purtroppo la pandemia è tutt’altro che terminata, fanno si che dai 42 anni e 10 mesi se sottraggo almeno un paio d’anni di aspettativa di vita persa siamo a 40 e 10 mesi, quindi la quota 41 non costa nulla alle casse dello stato non esiste motivo perché non sia approvata, e la flessibilità dai 62 ani che poteva andare bene fino al 2019, dal 2022 dovrebbe partire dai 60 anni e non 62 per il motivo sopradetto.
    Per puntualizzare meglio il concetto, supponiamo che il lavoratore Mario Rossi dopo 42 anni e 10 mesi di lavoro più altri 3 di finestra alla fine del 2019 a 58 anni di età, finalmente ha raggiunto la quiescenza, e in quel momento la vita media poniamo fosse di 83 anni, quindi percepirà la sua meritata pensione per i prossimi 25 anni. Il lavoratore Giovanni Bianchi che è nato un anno più tardi, raggiungerà anche lui nel 2020 i 42 anni e 10 mesi di contributi e anche lui avrà 58 anni alla fine del 2020, ma se all’inizio dell’anno aveva l’aspettativa di godersi i prossimi 25 anni in pensione (in un regime considerato stabile della riforma fornero) alla fine dell’anno, per via del covid, si accorge che l’aspettativa di vita si è ridotta di 2 anni e quindi avrà una prospettiva peggiore ovvero di percepire la pensione per soli 23 anni. Questo comporta un enorme tesoretto (se pensiamo ai milioni di lavoratori), e quindi per restituire i due anni persi ai lavoratori l’unico modo è diminuire di 2 anni la contribuzione, et voilà, la quota 41, tutto senza spendere nulla di più. E se era stabile prima rimane stabile anche con questa giusta modifica.

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