Riforma pensioni 2021, statali: niente uscita dai 62 anni, bocciato scivolo Brunetta

Riforma pensioni 2021 qualche mese fa aveva fatto discutere la proposta di Brunetta, denominata ‘scivolo’ per gli statali , che prevedeva per i dipendenti della pubblica amministrazione la possibilità di uscire 5 anni prima ossia dai 62 anni d’età con possibili penalizzazioni sull’assegno. La proposta ricalcava una sorta di isopensione oggi consentita ai soli dipendenti del settore privato, essendo l’anticipo interamente a carico del datore di lavoro.

Pareva infatti che il Governo stesse studiando una possibilità in tal senso, ed era stato proprio il Ministro della Pubblica Amministrazione ad ipotizzare “un meccanismo volontario di incentivi all’esodo di persone vicine all’età pensionabile e con professionalità non adeguate a cogliere l’innovazione tecnologica o non più motivate a rimanere nel settore pubblico”. Pare però che la proposta abbia ricevuto ‘fumata nera’. O meglio si sia fatto un passo indietro attraverso una nota stampa del Ministro della Pubblica Amministrazione. I dettagli.

Riforma pensioni 2021: Non c’è e non è mai esistito lo scivolo Brunetta

Eppure per giorni non si era parlato d’altro, lo ricorderanno bene i nostri lettori, anche l’onorevole Damiano, già ministro del Lavoro e consigliere Inail,  aveva considerato interessante la proposta dicendo in una nota stampa, pubblicata da LaPresse i primi di marzo: “Accogliamo con estremo favore l’annuncio del ministro Brunetta a proposito dell’abbandono del blocco del turnover“, per poi aggiungere, “È tempo di favorire il ricambio generazionale rendendo più flessibile il sistema previdenziale e assumendo i giovani digitali nella Pubblica amministrazione”.

Eppure ora l’ultima nota stampa del Ministero della Pubblica Amministrazione, come riporta il sito PMI.it, scrive: ‘Non c’è e non è mai esistito uno scivolo Brunetta”. La dichiarazione ufficiale ha chiaramente smorzato gli entusiasmi di quanti speravano davvero in eventuali misure per agevolare il ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione.

Riforma pensioni 2021, e ora?

Il riferimento al cosiddetto scivolo Brunetta era emersa tra le righe nella Relazione di accompagnamento alle riforme inserite nel PNRR, su cui il Ministero però ci tiene a precisare: “Nelle linee programmatiche presentate alle Camere il 9 marzo scorso c’era soltanto un richiamo alle necessità di ricambio generazionale nella Pubblica amministrazione e all’Ipotesi di un meccanismo volontario di incentivi all’esodo, riferito peraltro solo a casi di dipendenti vicini all’età pensionabile o con professionalità non adeguate a cogliere la sfida dell’innovazione tecnologica”

Con la fine della Quota 100, particolarmente apprezzata come misura proprio nel comparto Lavoro Pubblico e scuola, si dovrà pensare a qualche soluzione per evitare il famigerato scalone. Al momento risulta potenziato nelle aziende private il contratto di espansione e resta altresì la possibilità di stipulare accordi di isopensione.

Cosa ne pensate delle ultime novità, siete sollevati o meno da queste affermazioni? In ‘soldoni’ sareste stati pro o contro lo scivolo Brunetta? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito

14 commenti su “Riforma pensioni 2021, statali: niente uscita dai 62 anni, bocciato scivolo Brunetta”

  1. dimenticavo; perchè Brunetta ha fatto marcia indietro? chiaro; l’U.E (sarebbe Unione Europea) ma li definirei ( …………) gli ha promesso soldi del ricoveri found con il patto: non far andare in pensione la gente, piuttosto falli morire sul posto di lavoro; e gentiloni (l’importante è non incrementare la spesa) ; fai morire la gente sul posto di lavoro; alla fine tutti andremo in quel luogo di pace, me compreso, io avrò la coscienza a posto , loro avranno fatto morire le persone ………………………………….tanta salute a questi signori e ci aggiungiamo anche il ministro Orlando

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  2. te pareva; troppo bello per essere vero; e adesso si torna indietro; sono preoccupati di dover pagare pensioni per 18 anni quando c’è gente che la pensione la percepisce da oltre 40 anni; e mi ricordo una frase in epigrafe di un signore che fece scrivere: in pensione da 58 anni; in pensione a 45 anni; deceduto a 103 anni

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  3. E’ ovvio che eravamo favorevoli allo scivolo Brunetta. I lavoratori del privato possono usufruire di varie “scorciatoie”, mentre per gli statali mettono tutti gli intoppi possibili. Per non parlare dei blocchi comuni a tutti i lavoratori, come il famigerato blocco dei 38 anni di servizio con Quota 100 : assurdo! Così un’anziano lavoratore della Scuola a 63-64 non può andare in pensione se non ha raggiunto i 38 anni di servizio, mentre gli altri possono andare a 62 anni!
    Nella Scuola le carriere sono più lunghe e la ” sudata sistemazione” arriva molto più tardi degli altri lavoratori per guai universitari, concorsi banditi ogni 10 anni e precariato a singhiozzo!
    I “vecchi istruiti” continuano a lavorare fino allo stremo, tra lo scherno dei giornalisti che li accusano di essere i più vecchi dell’Europa, non all’altezza della nuova tecnologia come i nati digitali e quant’altro. E poi parliamo di concorsi in 100 giorni per favorire il turn over! Se volete veramente il turn over per i giovani, Intanto mandate in pensione senza l’insulto dell’irriconoscenza di un pensionamento con detrazioni mostruosamente ingiuste ! Le penalizzazioni sono valide solo per la gente comune, mentre per i politici valgono i “diritti acquisiti”! Ebbene, li vogliamo anche noi! Ingratitudine e irriconoscenza nei confronti di lavoratori che si sono sacrificati in silenzio tutta la vita per venire ricompensati così in vecchiaia|!

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    • Gentile Miriam, comprendo la sua arrabbiatura ma immaginare che il mondo del lavoro privato sia cosparso di rose e fiori no!
      Nel nostro mondo, non garantito (lo abbiamo visto con il Covid), esiste il fallimento, il licenziamento e, se va bene, la casa integrazione. Io non conosco in mondo e le regole degli statali ma, quando di recente ho guardato la tabella del dottor Cazzola apparsa su questo sito, ho notato che nessuna voce relativa agli importi pensionistici tra statali e privati non fosse che di gran lunga a favore dei primi.
      Può essere che mi sbagli ma non credo.
      Saluti

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  4. Gli scivoli devono avere 2 tipi di paletti: economico e di utilità per datore di lavoro e lavoratore.
    Economicamente basterebbe un ricalcolo del trattamento economico con una penalità del 4% annuo rispetto a quello che maturerebbe a scadenza. Di utilità se lo Stato ogni 2 pensionati assumesse un giovane molto tecnologico.

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  5. E’ ovvio che eravamo favorevoli allo scivolo Brunetta. I lavoratori del privato possono usufruire di varie “scorciatoie”, mentre per gli statali mettono tutti gli intoppi possibili, come il famigerato blocco dei 38 anni di servizio con Quota 100 : assurdo! Così un’anziano lavoratore della Scuola a 63-64 non può andare in pensione se non ha raggiunto i 38 anni di servizio, mentre gli altri possono andare a 62 anni!
    Nella Scuola le carriere sono più lunghe e la ” sudata sistemazione” arriva molto più tardi degli altri lavoratori per guai universitari, concorsi banditi ogni 10 anni e precariato a singhiozzo!
    I “vecchi istruiti” continuano a lavorare fino allo stremo, tra lo scherno dei giornalisti che li accusano di essere i più vecchi dell’Europa, non all’altezza della nuova tecnologia come i nati digitali e quant’altro. E poi parliamo di concorsi in 100 giorni per favorire il turn over! Intanto mandate in pensione senza l’insulto dell’irriconoscenza di un pensionamento con detrazioni mostruosamente ingiuste!
    Miriam Monteleone

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  6. Da Brunetta non ci si poteva aspettare niente di buono! Visto che gli statali li odia! Sarà stata l’ennesima presa in giro. Ci si augura che qualcuno migliore di lui faccia uno svecchiamento della p.a. che non penalizzi troppo chi a 62 anni e specie le donne non è che sia demotivato ma ha un’unico obiettivo “andarsene in pensione “ perché sembrerà strano ma anche nella p.a. c’è chi lavora sodo! Vorrà dire che ci ricorderemo quando sarà il momento del voto!

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  7. Ho preso visione del DEF (Documento di Economia e Finanza) relativo all’anno 2021 presentato dal Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi e dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco. È un documento di 165 pagine scaricabile dai seguenti siti internet http://www.mef.gov.it, http://www.dt.tesoro.it, http://www.rgs.mef.gov.it. Per sapere quale sarà la direzione del Governo attuale in materia pensionistica è sufficiente leggere le pagine 120 e 121.

    Si legge nel DEF: “La componente di spesa più rilevante rimane quella pensionistica. A partire dal 2013, in presenza di un andamento di crescita più favorevole e della graduale prosecuzione del processo di innalzamento dei requisiti minimi di accesso al pensionamento, il rapporto fra spesa pensionistica e PIL decresce per circa un quinquennio fino a raggiungere il 15,2 per cento nel 2018”.

    Mia interpretazione: bravi Monti e Fornero per aver posto un freno alla spesa pensionistica.

    Si legge nel DEF: “Negli anni 2019-2022 la spesa pensionistica in rapporto al PIL aumenta con un picco in corrispondenza del 2020. Il rapporto cresce significativamente a causa della forte contrazione dell’attività economica dovuto all’impatto dell’emergenza sanitaria che ha colpito
    l’Italia a partire da febbraio dello scorso anno. Tuttavia, tale andamento è significativamente condizionato dall’applicazione delle misure in ambito previdenziale contenute nel Decreto Legge n. 4/2019 (c.d. Quota 100). Infatti, tali misure determinano un incremento del numero di pensioni in rapporto al numero di occupati poiché favoriscono il pensionamento anticipato. A partire dal 2023, si assiste ad un triennio di sostanziale stabilità dell’incidenza della spesa pensionistica in rapporto al PIL”.

    Mia interpretazione: Conte, Salvini e Di Maio hanno fatto aumentare la spesa pensionistica. Ma ora il Governo riporterà la spesa pensionistica nuovamente sotto controllo.

    Si legge nel DEF: “Dal 2026, la spesa è stimata tornare a crescere raggiungendo il picco del 17,4 per cento del PIL nel 2036. La spesa rimane su livelli superiori al 17 per cento del PIL fino al 2045. Nella fase finale del periodo di previsione, la spesa pensionistica si riduce rapidamente attestandosi al 13,9 per cento del PIL nel 2060 e al 13,4 per cento del PIL nel 2070.

    Mia interpretazione: l’attuale Governo non farà nulla sulle pensioni nell’immediato; non farà nulla fino a quando la spesa pensionistica non si assesterà al livello più basso possibile, ovvero al 13,4 per cento del PIL. Ciò avverrà nel 2070.

    Mie conclusioni:

    A) Les jeux sont faits, rien ne va plus. Sulle pensioni il Governo non ha intenzioni di discutere, e pertanto la proposta di Brunetta viene respinta.

    B) Personalmente sono favorevole allo scivolo proposto da Brunetta riguardo a “un meccanismo volontario di incentivi all’esodo di persone vicine all’età pensionabile e con professionalità non adeguate a cogliere l’innovazione tecnologica o non più motivate a rimanere nel settore pubblico”.

    Bisogna pensare a cosa accadrà nel triennio 2022-2024. Mi meraviglio del “keynesiano” Draghi. Non ricorda ciò che disse Keynes? Non è consapevole del fatto che nel lungo periodo (2070) saremo tutti morti?

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  8. Sono contrario a qualsiasi altra riforma discriminatoria. Ce ne sono già tante: si discrimina tra donne e uomini (costretti a lavorare un anno di più nonostante, dopo la pandemia, abbiano una aspettativa di vita inferiore di quasi 5 anni), tra lavoratori che appartengono ad una categoria piuttosto che un’altra (comprensibile in certi casi, ma tutti i lavori dopo 40 anni hanno usurato abbastanza), tra coloro che lavorano in azienda con più o meno di 100 dipendenti, tra chi ha cominciato a lavorare prima o dopo i 18 anni, tra chi lavorava prima del 1995 e chi ha cominciato dopo e ora ci mancherebbe solo quella tra dipendenti del settore pubblico e quello privato.

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  9. NON COMMENTO LA PROPOSTA DI BRUNETTA ALTRIMENTI SAREI CENSURATO.
    PER ME E’ UNA PERSONA CHE NEANCHE DOVREBBE STARE DOVE E’ STATA MESSA
    41 ANNI DI CONTRIBUTI PER TUTTI O 62 ANNI CON 20 ANNI DI CONTRIBUTI

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  10. Coloro che hanno 41 anni di contributi hanno diritto ad andarsene in pensione a qualsiasi età, non c’è nulla di anticipato!!!!!

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