Riforma pensioni 2021, ultime ad oggi su Quota 100, ape sociale e Quota 41

Riforma pensioni 2021, ultime: se cade il Governo cosa ne sarà di quota 100?

In questi giorni abbiamo avuto l’onore di ospitare sul sito differenti esperti previdenziali, Ignazio Ganga (CISL), Il prof Giuliano Cazzola, il Dott Claudio Maria Perfetto, l’argomento centrale sempre il post quota 100 e la futura riforma pensioni dal 1 gennaio 2022, tra i nostri lettori molti si sono cimentati in commenti costruttivi, interloquendo virtualmente con i vari esperti,altri hanno rilasciato la loro testimonianza.

Quel che é emerso é che molti temono il famigerato scalone e vedendo i tempi stringere propongono almeno la proroga per 1 anno della quota 100 affinché non resti un buco nelle misure, altri insistono sulla quota 41, facendo notare come i precoci non potrebbero beneficiae di nessuna altra misura, mentre vi é anche chi sottolinea l’importanza di estendere la platea dell’ape sociale. Inoltre molto importante e ribadito da tutti pare essere il concetto di flessibilità in uscita ancorato alla libertà di scelta. Vediamo i pareri principali, ne riportiamo chiaramente solo alcuni per questioni di spazio, non ce ne vogliano gli altri.

Riforma pensioni 2022, estendere l’Ape sociale

Diego:Il prof. Cazzola è uno dei più autorevoli esperti in diritto del lavoro ed il suo parere ha un altissimo peso specifico. La sua valutazione è tecnicamente ineccepibile, ma trascura alcuni aspetti sostanziali della questione pensioni. Tre fra i tanti:
1) stiamo parlando di persone che hanno lavorato una vita e rivendicano un diritto semplice e assoluto: quello di avere una pensione per la quale hanno pagato i contributi (a differenza dei molti che la pensione l’hanno ottenuta sull’onda di iniziative politiche, demagogiche e antieconomiche).
2) cambiare le regole del gioco con il gioco in corso è scorretto, e per il sistema pensionistico di scorrettezze ne abbiamo viste in quantità: il richiamo al rigorismo economico non è cosa proponibile in Italia. Lo scalone di 5 anni è reale: l’APE sociale non vale per tutti.
3) il riferimento al silenzio di Draghi, con la pretesa di indovinare / interpretare il suo pensiero, è un tantino presuntuoso. E inquietante e dà l’idea che chi aspira alla pensione, più che ad un giusto diritto, maturato con il sudore, debba appellarsi al volere del destino.
Va detto, tuttavia, complici i tempi e le urgenze dell’immediato, che l’assordante silenzio con cui il Governo ignora l’argomento pensionistico sembra dare tristemente ragione a Cazzola. Spero davvero che si sbagli”

Luca, aggiunge: “Va bene temporaneamente lo strumento di Ape Social, se il governo non vuole riformare il sistema pensionistico. Ma se così deve essere è necessario allargare le maglie dell’Ape Social permettendo il raggiungimento del requisito contributivo con il cumulo di tutti i contributi versati nella vita lavorativa del soggetto interessato a prescindere dalle casse dove sono state versate, anche le casse di professionali. Allargare, quindi, il cumulo gratuito Che già esiste a tutti i casi di pensionamento. Ma i sindacati, su questo punto, fanno finta di non capire. Solo l’on. Chiara Gribaudo e Debora Serracchiani hanno dimostrato grande sensibilità sull’argomento presentando emendamenti disattesi dal governo. Inviterei la giornalista Venditti ad insistere nelle sue interviste anche su questo punto.Grazie”

Riforma pensioni 2022: pensioni anticipata e di vecchiaia due strade parallele

Emilio, dalla sua aggiunge: “Secondo me si continua a perseverare nell’errore. Pensione anticipata e pensione di vecchiaia non sono due strade alternative ma parallele. Qua non si tratta di scegliere se è meglio dare priorità all’età anagrafica o agli anni di servizio ma vanno valutate entrambe a seconda dei casi. A una persona che ha cominciato a lavorare a 30 anni (e oggi sono sempre di più) cosa cavolo gli può importare di potere lasciare il lavoro dopo 41 anni di servizio, come pure chi ha avuto la possibilità di lavorare da giovane è ingiusto fissare paletti anagrafici.

La soluzione è quella di fissare un valore economico sostenibile che quando raggiunto consenta la libera scelta di andare in pensione e lasciare il proprio posto a un giovane. Siamo tutti diversi, io posso accontentarmi di 800 euro di pensione al mese perchè ho la moglie ricca… magari un’altro ama talmente il proprio lavoro che lavorerebbe fino a 70 anni….LIBERTA’ DI SCEGLIERE!

Riforma pensioni 2021: meglio prorogare quota 100 o puntare a quota 41?

Marco propone di prorogare quota 100 per almeno un altro anno: “Con l’eccezionale ritardo con cui il governo inizierà a pensare alla riforma, credo che sarebbe opportuna una proroga di Quota 100 per 1 anno almeno, in modo da dare ai governanti il tempo necessario per strutturare una risoluzione definitiva e sufficientemente ponderata del problema. Mi sembra alquanto improbabile che in una manciata di mesi riescano ad approvare una buona riforma delle pensioni in pieno accordo tra tutti i colori politici, in accordo con i sindacati, che sia strutturale e definitiva per almeno una decina d’anni.

Maurizio, ci rilascia la sua testimonianza relativa alla richiesta di quota 41, unica soluzione che libererebbe i precoci dal mondo del lavoro: “Salve vorrei scrivere un mio parere visto che sono precoce anch’io ho iniziato a lavorare nel 1982 e ho 39 anni di contributi versati. Non ho dubbi su quanto ho letto sono d’accordo pienamente anche perche’ con 41 di contrbuti a me mancherebbero 2 anni circa per la pensione e sarebbero già tanti e non ci regalerebbero niente in termini di pensione. Bisogna lottare e sperare che quota 41 diventi per tutti. Circa 15/20 anni fa andavano in pensione con 35 e 38 anni di contributi e questi ci dicono che siamo giovani, a noi che abbiamo quasi 40 anni di contributi, mi pare una presa per i fondelli perche’ abbiamo 55-56-57 anni e siamo giovani, anche fra qualche anno ne avremmo 60 e non saremo vecchi. Credo che una persona come il sottoscritto che lavora dopo circa 40 di lavoro, avendo incominciato a 15 anni abbia il desiderio si uscire e riposare al fine di lasciare il posto di lavoro a un giovane e se vogliono che la disoccupazione giovanile cali altrimenti i giovani non lavorano piu’che la pensione se la siamo stra guadagnata.

Spero che quota 100 venga cancellata perché se uno arriva a 62 aanni e ha 38 di lavoro vuol dire che non ha incominciato a lavorare a 15 come noi precoci che 40 fa ci siamo rovinati la nostra giovinezza ma ha incominciato a lavorare a piu’ di 20 anni , o hanno lavorato in nero o sono stati fregati da certe aziende che non gli hanno sottoscritto i contributi come alcuni che conosco io. Per finire perche si deve favorire sempre perche quelli che hanno fatto di meno perche’?.. mentre noi precoci ci tocchera a fare 45 anni di contributi avendo cominciato anche giovani.

Se qualcuno e d’accordo con me su quello che ho scritto me lo faccia sapere. Se potete fate leggere anche le mie opinioni a qualche sindacalista, io sono iscritto da qualche anno alla CGL visto che sul vostro sito ne avete qualcuno, mi farebbe piacere avere un riscontro sulle mie riflessioni personali, grazie dello spazio, un saluto a tutti precoci“.

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20 commenti su “Riforma pensioni 2021, ultime ad oggi su Quota 100, ape sociale e Quota 41

  1. Quelli che ci vogliono far lavorare fino a 70anni,sono quelli che a Montecitorio le più volte si addormentano alle riunioni io ci manderei loro a spalare o montare sopra delle impalcature, o addirittura stendere l’asfalto sotto il sole d’estate in mezzo al traffico. (Vedrai che cambierebbero qualcosa).41 anno bastano e sono anche troppi,poi magari venga data una pensione dignitosa e senza studiare tutte le strade per ridurla.
    LO VOLETE CAPIRE 41ANNO È UNA VITA SE CI SI ARRIVA SIAMO ANCHE FORTUNATI!!!!

  2. Buongiorno, la domanda che vorrei fare a draghi e semplicemente questa: signor presidente parlo a nome di tutti i precoci che a 55 anni hanno 40 di contributi, ma per quanto dovremmo ancora sostenere le pensioni di, 30 con buona uscita, 35, massimo, prepensionamenti di gente a 49 anni e uscita dal lavoro, ma il governo a mai pensato di rivedere un po’ queste persone, oggi sarebbe facilissimo con i mezzi che ci sono, e ricalcolare in base hai contributi quanto gli spetterebbe, invece stiamo a sindacare sui precoci che ad oggi hanno quasi 41 anni di contributi, e magari sono anche penalizzati, alla faccia delle baby pensioni che hanno dato in passato. Complimenti!!

  3. Siamo alle solite, ci sono esperti, ed esperti io tendo a privilegiare, chi cerca di rimanere coerente nel tempo, non sono tra quelli che dicono solo gli stupidi non cambiano idea.
    Vengo al mio ragionamento, si parla giustamente per la pensione a tutela dei giovani, ma quando giovani lo eravamo noi nessuno ci ha tutelato, ed ancora oggi ci sfruttano, dicendoci siete giovani per andare in pensione, dopo 41 42 43 anni di lavoro, chiamare il trattamento pensionistico ” ANTICIPATO” non si può sentire, per chi ha cominciato a lavorare a 14 15 16 anni, ricordo che sul libretto di lavoro c’era scritto Fanciullo. parlare di agevolazioni verso i precoci mi sembra eccessivo perché dopo una vita di lavoro devi avere altre sfighe addosso per smettere di lavorare con 41 anni, non è giusto, ci vuole un bonus per chi ha iniziato a lavorare prima dei 19 anni, di almeno tre mesi per ogni anno lavorato prima dei 19.

    1. Caro Giuseppe,
      comincia prima dei 19 anni o comincia dopo, 41 anni di lavoro sono tanti per tutti.
      Se cominci prima finisci prima se cominci dopo finisci dopo.
      Non vedo il motivo per cui si dovrebbero concedere bonus ai precoci.
      A mio parere stesse regole per tutti.

  4. Basta continuare a SBAGLIARE con quota 100 , qualcuno mi dovrebbe spiegare tra una persona di 62 anni e 38 anni di contributi e che quindi ha iniziato a lavorare più o meno a 24 anni magari GODENDOSI gli anni migliori dell’adolescenza…e un poveraccio che per tirare a campare lui e famiglia ha dovuto iniziare a lavorare a 15/16anni rinunciando a settimane o mesi di ferie già a questa età , ed ora con oltre 41 anni di contributi e solo un paio di anni di età in meno HA PIÙ DIRITTO DI RIPOSARE IN PENSIONE.??? questo solo per evidenziare l’incapacità di tutti , quelli che voi chiamate anche esperti, politici e non , di fare una riforma EQUA che abbia gli stessi DIRITTI per tutti. Questi incapaci , voglio ricordare che li paghiamo noi , come le pensioni per quelli che si gonfiano la bocca e sparano sentenze e sono andati in pensione magari con SOLO 35 anni di contributi con meno di 60 anni. Dimenticavo la BARZELLETTA finale ,ulteriore riprova di quanto affermato fin’ora , QUOTA 41 ma contributiva , non vorrei essere ancora più offensivo…..VIVA I NOSTRI POLITICI

  5. Ho 55 anni, iniziato a 14 nel 1980, a novembre di quest’anno fanno 41 di contributi, nonostante tutto sono pessimista, non fanno mai nulla che possa venire incontro alle persone che si sono rotte la schiena

  6. Oggi in vena polemica, non certo con questo che è l unico sito che tiene vivo il dibattito, digerendo anche le nostre rabbie.
    1. Vi chiedete mai perché quasi tutti noi abbiamo introiettato il termine pensione “anticipata” dopo 41/42/43 di contributi? Non rimettendolo in discussione abbiamo già preso. I nostri genitori avrebbero fatto le barricate. E non mettiamola su lega, pd….
    2. Perché devo digerire Cazzola come esperto?
    Persino tanti premi Nobel si sono dimostrati dei cazzari, peraltro..Keynes non l’ha mai vinto…eppure…
    3 il bravissimo prof Perfetto: come lo posso accettare tra i massimi esperti di moneta digitale? Ce lo motivi meglio. E cosa ne pensa delle teorie della Mazzucato, della Kelton e degli altri esponenti della MMT. Sono applicabili secondo lui?
    Altrimenti anch’io ho fatto esperimenti sui rettili ma non sono un erpetologo. Ho scritto piece teatrali e le ho rappresentate ma non sono un commediografo…
    Nessuno ha la verità in tasca. Siamo qui a far proposte e a manifestare la nostra rabbia.
    Per finire, come già ha chiesto qualcuno metto la firma completa e se anche altri, esperti compresi, lo facessero, saprei con chi ho a che fare.
    Paolo.
    60, 5 età + 41, 5 contributi = quota 102
    Ancora al lavoro
    Netto mensile 1.900 €
    Scusate lo sfogo e buona pensione a tutti.

    1. Paolo ovviamente lascio la parole al dott Perfetto o al Prof Cazzola qualora mai trovassero modo e tempo per risponderle, quel che mi sento di anticipare é che nessuno ha la verità in tasca, ma al massimo competenze messe al servizio dei lettori. Poi chiaro che si possa essere più o meno concordi con le idee e le proposte espresse, ma questo é altro conto.

    2. Completamente D’accordo,
      Non facciamoci infinocchiare con un’altra fantomatica proposta di quota 102 con il paletto dei 64 anni di età. Pronti a scendere in piazza.

    3. Caro sig. Paolo, a Keynes non è stato assegnato il Premio Nobel per l’economia (e l’avrebbe certamente meritato) perché tale premio è stato istituito dalla Banca Centrale di Svezia solo nel 1968. Keynes è morto nel 1946, e non è possibile assegnare Premi Nobel postumi.

      Lei accenna alla MMT: è la Teoria Moderna della Moneta, una teoria macroeconomica eterodossa, la quale afferma che i Paesi aventi sovranità monetaria (come Regno Unito, Giappone, Stati Uniti d’America) non hanno bisogno né delle tasse e né dei prestiti per potere spendere, in quanto possono stampare tanta moneta quanta è loro necessaria. In altre parole, un Paese con sovranità monetaria può finanziare la spesa pubblica attraverso l’emissione di nuova moneta. Uno dei fautori (anzi, il creatore) della MMT è l’economista Warren Mosler, al quale si sono unite Mariana Mazzucato e Stephanie Kelton. Mosler propone per l’Italia una ricetta economica per uscire dalla crisi: stampare lire per pagare le tasse. In pratica, Mosler propone (almeno inizialmente) la doppia circolazione della moneta: euro e lire.
      Anche Mario Daghi sembra non essere contrario alla MMT. Nel suo discorso di addio alla BCE così si esprime in un suo passo: “Alcune delle nuove idee a proposito della politica monetaria, come la MMT o studi come quello recentemente presentato da vari autori tra cui il professor Fisher e altri di altri autori, suggeriscono diverse maniere di incanalare il denaro nell’economia. Queste sono oggettivamente idee piuttosto nuove che non sono state discusse dal Consiglio Direttivo; le dovremmo considerare, ma non sono state testate.”
      Per quanto riguarda la mia idea di moneta digitale di Stato, ebbene ci sono affinità tra la mia idea è la MMT. Lei si domanda (rivolgendosi a me): “E cosa ne pensa delle teorie della Mazzucato, della Kelton e degli altri esponenti della MMT. Sono applicabili secondo lui?”. La mia risposta è: sì, tali teorie secondo me sono applicabili in teoria, ma non nella realtà attuale.

      C’è infatti una questione da affrontare: apparteniamo all’Eurozona, utilizziamo l’euro e siamo vincolati a Patti stabiliti tra gli Stati europei (tra questi, il Patto di Stabilità e di Crescita che pone agli Stati vincoli molto precisi per quanto riguarda la spesa pubblica).

      Pertanto, qualsiasi nuova moneta, diversa dall’euro, che venga introdotta in un Paese dell’Eurozona non deve entrare in conflitto con i principi che sono alla base della Unione Europea (né tantomeno con la BCE).

      Prima di proporre per l’Italia la moneta digitale di Stato, gestita dallo Stato italiano, ho studiato attentamente il modo per non entrare in conflitto con la BCE. La moneta digitale di Stato come la intendo io non è una criptovaluta (la cui estrema variabilità sui mercati finanziari non la rende eleggibile come moneta, che tra le sue prerogative deve avere proprio quella della stabilità), ma è invece in tutto e per tutto uguale alla moneta scritturale che le banche utilizzano per erogare mutui e prestiti. Con la moneta digitale di Stato si pagherebbero le tasse e, quindi, diventerebbe “moneta legale” e, pertanto, dovrà essere accettata per legge da chiunque, da qualsiasi esercente per l’acquisto di beni e servizi.

      La moneta digitale di Stato sarebbe una moneta stabile, non soggetta al meccanismo del tasso di interesse (e quindi non aumenterebbe a dismisura), sarebbe vincolata a risorse reali (lavoro e capitale fisico come edifici e quant’altro) e quindi anche in questo caso non potrebbe crescere a dismisura (cosa che invece accade con l’euro quando le banche concedono prestiti e mutui creando in tal modo denaro dal nulla).

      La moneta digitale di Stato, in pratica, aumenterebbe se aumentasse il lavoro o se aumentassero gli edifici, case e quant’altro; mentre diminuirebbe se lavoro e capitale fisico diminuissero.

      Ad ogni modo, che sia a prevalere la mia idea di moneta digitale di Stato, o la MMT di Mosler o anche l'”euro flessibile” (ogni Stato avrebbe il proprio euro) proposto dall’economista Stiglitz (Premio Nobel per l’economia) poco importa. Ciò che importa è ridurre l’influenza a volte devastante dell’economia finanziaria delle banche sull’economia reale di famiglie e imprese.

      Infine, a mio riguardo, lei si domanda: “come lo posso accettare tra i massimi esperti di moneta digitale?”.

      La sua domanda, caro Paolo Ceccherelli, è legittima. Le dirò ch tutti gli economisti parlano di economia, ma nessun economista è in grado di dimostrare, con esperimenti reali, ciò di cui parla (perché l’economia che conoscono gli economisti non è una scienza sperimentale). Io, invece, sono in grado di dimostrare con esperimenti reali (e non con semplici simulazioni al computer tipo videogiochi) ciò di cui parlo. Sono in grado di affermare che nell’epoca digitale si afferma la moneta digitale, che sulla moneta digitale si fonda l’economia digitale, che l’economia digitale è la fusione dell’economia “analogica” (tradizionale) con le tecnologie digitali, e che su tale fusione si fonda la società digitale, che produce beni digitali (informazioni) e servizi digitali (home banking, home insurance, i servizi di informazione delle testate giornalistiche fondate sul web), con la compartecipazione al lavoro di robot, tecnologie digitali ed esseri umani, e che tutto ciò può essere portato in un laboratorio reale fatto di persone in carne ed ossa che consiste in un Centro di Elaborazione Dati che equivale in tutto e per tutto ad una nazione digitale in miniatura.

      In pratica, sig. Paolo Ceccherelli, le sto dicendo che ho portato l’economia in laboratorio e che pertanto è possibile oggi parlare di “scienza economica” nel vero senso della parola in quanto disciplina sperimentale al pari della fisica, della chimica e della biologia. Che cosa ce ne facciamo dell’economia in laboratorio (si domanda la gente)? Ebbene possiamo sperimentare, per esempio, la doppia circolazione della moneta (cui accenna anche Warren Mosler) ed esplorare le possibili politiche monetarie e fiscali da attuare per risolvere il problema delle pensioni e del lavoro in un modo ad elevata automazione e disintermediazione.

      Non credo che ci sia qualche altra persona al mondo che le possa dire come eseguire esperimenti in laboratorio con la moneta digitale. E questo fa di me il massimo esperto di moneta digitale e di economia digitale.

        1. Ringrazio il dr. Claudio Maria Perfetto per la dettagliata risposta.
          Vorrei anch’io che le sue idee potessero attuarsi (tanto che a suo tempo ho proposto a politici ed economisti l’idea di una seconda moneta ” a scadenza” cfr. Gesell , ma con scarsi risultati). Non pensa però anche lui che molte sarebbero le resistenze (psicologiche, politiche, antropologiche e persino ideologiche) alla loro applicazione.
          Come poi lo Stato si regolerebbe nei pagamenti (pensioni comprese) e quanto questo potrebbe migliorare la vita dei cittadini?
          Comunque grazie.
          Paolo
          Quota 102 (60,5 + 41,5) ancora al lavoro

  7. Buongiorno, rispondo a Maurizio dicendo che sono pienamente d’accordo con te, quota 41 per tutti, quota 100 è la legge più ingiusta che abbiano mai emesso. Ti dico inoltre di non fare affidamento sui sidacati, non sono più quelli di una volta, SONO DIVENTATI COME I POLITICI TENGONO SOLO ALLE LORO POLTRONE

  8. La realtà è che non esistono lavori usuranti o meno, esiste solo che a 60anni , oggi (fatta eccezione per figure particolarmente qualificate), sei lavorativamente vetusto. Che tu sia muratore, agente di commercio o impiegato, sei vecchio ed inutilmente costoso…… Non sei tu che non vuoi più lavorare e che il lavoro non ti vuole più. Punto. Il resto sono solo chiacchere.

    1. È verissimo, le aziende, sopra i 50 anni, ti considerano un tappo generazionale!
      Parole espresse direttamente dal direttore del personale alcuni anni fa nell’azienda dove lavoro!
      Anzi, lui aveva detto 48 anni!
      Notare che era una cariatide di 70 anni circa!!!

    2. Nessuno si sofferma mai su queste tue sacrosante ed indiscutibili considerazioni ! Di conseguenza mi trovi d’accordo al 100% !!!

  9. Buongiorno, quota 41e l’Unica soluzione che per dare vita al vero ricambio generazionale quello che
    quota 100 non ha fatto…..e tutto inutile lasciare al lavoro gente con 40anni di lavoro alle spalle e lasciare
    ragazzi con potenzialità …a casa non bisogna quadrare il proprio orticello i dati dicono questo-

  10. BUONASERA.. NE SENTO TANTE SULL’ARGAMENTO DELL’APE SOCIAL MA ANCORA NESSUNO CHE PROPONE DI ELIMINARE LA DISCRIMINANTE CHE NON SI POSSA USUFRUIRE DELLA POSSIBILITÀ DI ACCEDERE ALL’APE A CHI HA DATO LE DIMISSIONI X FORZA MAGGIORE.. SOPRATTUTTO DONNE.

  11. Bah!… tutti i commenti sono comprensibili, i miei compresi.
    Ma asserire che uno che ha versato contributi dai 20 anni potrebbe aver lavorato in nero e non tener conto che, mi auguro, molti abbiano frequentato le scuole superiori mi sembra un tantino eccessivo.
    Ribadisco, tutte le opinioni, anche quelle critiche, se espresse senza insulti sono comprensibili.
    Ma facciamo attenzione a scannarci tra lavoratori con le diverse ipotesi e situazioni personali, perché non serve alla nostra causa, ma a quella che dal punto di vista economico o politico appartiene a chi afferma che si debba lavorare fino a 70 anni.

    1. Concordo pienamente.
      Non ha senso mettere categorie di lavoratori con situazioni diverse in contrapposizione. Chi ha cominciato a lavorare tardi, o ha studiato, o ha avuto problemi a trovare un lavoro regolare. E studiare non può essere considerato un demerito da penalizzare , non trovare un lavoro regolare nemmeno. I precoci vanno compresi se sono stanchi dopo tanti anni di lavoro ma anche loro devono comprendere coloro che sono stanchi semplicemente perchè anziani e vorrebbero una pensione, dopo tanti anni di studio e di lavoro.

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