Riforma pensioni 2021, ultime: come superare la riforma Fornero post quota 100?

Il dibattito sulla prossima riforma delle pensioni è sempre più infuocato, specie sui social, In tanti si stanno chiedendo cosa accadrà post quota 100, la scadenza della misura è davvero prossima, mancano 6 mesi alla fine dell’anno ed i sindacati sebbene abbiano ben esposto a Firenze, Bari, Torino i loro punti cardine anche relativamente alle modifiche necessarie per poter parlare di vera riforma delle pensioni, ossia uscita dai 62 anni o uscita con 41 anni di contributi, ancora non hanno avuto ‘l’onore’ di essere convocati dal Ministro del Lavoro e dell’economia Orlando per poter parlare di previdenza. Vi é anche chi sostiene che non sia necessario mettere in realtà mano alla Riforma Fornero e che anzi sarebbe bene ripristinarla, come il Prof Cazzola.

Nei giorni scorsi, ve lo ricorderete, vi avevamo parlato del suo libro, La guerra dei 50 anni Storie delle riforme e controriforme del sistema pensionistico’, in cui Cazzola ribadisce con forza nel corso della nostra intervista in esclusiva prima del lancio del libro: Mi auguro che a fine d’anno le regole rientrino in ciò che rimane della riforma Fornero. Ovvero che il governo non faccia nulla. Ricordo che fino a tutto il 2026 restano bloccati i requisiti del pensionamento ordinario di anzianità. Scusate se è poco.

Sui contenuti del libro è intervenuto con un‘ originale recensione Il Dott Claudio Maria Perfetto, autore del libro l’Economista in Camice ed esperto previdenziale, pubblicata su amazon.it e che ci ha gentilmente inoltrato.

Riforma pensioni: quale sarà mai questo nuovo paradigma che permette di superare la riforma Fornero?

La recensione del Dott Perfetto è datata 15 giugno 2021, ve la riportiamo perché pensiamo possa aprire un bel dibattito tra i nostri lettori: “Nel suo libro Cazzola fa spesso riferimento a Brambilla che poggia le sue argomentazioni su consolidati report. Ma anche il pensiero di Alberto Brambilla ha dei punti deboli, e così pure i report che Brambilla propone. Uno dei punti deboli che mi sentirei di rilevare è, per esempio, quando Cazzola riporta la seguente affermazione di Brambilla a pag. 196: “L’esperienza dei Paesi sviluppati dimostra che più è elevato il tasso di occupazione degli over 55 e più è basso l’indice di disoccupazione giovanile”.

Per la verità, nel mio trascorso lavorativo non ho trovato riscontro di quanto afferma Brambilla anzi, al contrario, rilevo che la comunicazione tra over 55 e giovani è totalmente assente, e ci sono altri meccanismi che rendono difficili (talvolta conflittuali) le relazioni tra over 55 e 30enni. Ad ogni modo, oggi, con Coronavirus e digitalizzazione spinta, quanto afferma Brambilla può essere facilmente confutato.

Insomma, il nuovo “paradigma” cui faccio riferimento nella mia recensione in modo volutamente e provocatoriamente celato mette fuori causa il pensiero Fornero-Cazzola-Brambilla (senza, tuttavia, nulla togliere alla correttezza del pensiero Fornero-Cazzola-Brambilla che vale però in una economia in espansione e non in una economia in depressione e in più in radicale trasformazione come quella digitale).

Riforma pensioni 2021: quota 41 e uscita dai 62 anni ancora possibili?

Nel mentre alcuni lavoratori del gruppo ‘ Quota 100 noi del 1960’ si sono ritrovati il 24 giugno a Roma dinanzi a Montecitorio sostenuti da Ghiselli, Cgil, e Proietti, Uil, al loro fianco per chiedere al Governo che la riforma abbia all’interno almeno due misure cardine di flessibilità in uscita la quota 41 e l’uscita dai 62 anni per chi non raggiunge quel monte contributivo.

Il 26 i sindacati in tre città diverse, Firenze, Torino, Bari hanno esposto le stesse richieste al Governo oltre al riconoscimento dei lavori di cura ai fini previdenziali, e la richiesta di ampliare la platea dei lavori gravosi ed usuranti.

Finché però il Ministro Orlando non si deciderà a convocare la triplice, Cgil, Cisl e Uil, per parlare insieme della prossima riforma delle pensioni, il dubbio che hanno i lavoratori è che le loro richieste possano rimanere solo un sogno.

Voi cosa ne pensate delle considerazioni qui esposte? Quali richieste fareste al Governo? Fatecelo sapere alla voce commenti del sito

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35 commenti su “Riforma pensioni 2021, ultime: come superare la riforma Fornero post quota 100?

  1. Buongiorno
    Non ho piu letto niente riguardo il riconoscimento dei contributi delle lavoratrici con figli.
    Confido in una riforma di piu ampio respiro che permetta almeno a chi lo desidera di uscire dal mondo del lavoro.
    Auspico che l’ attenzione sul reperire fondi torni alle pensioni d oro o dei parlamentari e non sull innalzamento dell eta dei lavoratori !

  2. Classe 1960 che a settembre 2021 ho 61 anni e 39 di lavoro
    Niente quota 100 peccato …ero ormai arrivata.
    Così è stato quando avevo raggiunto i 35 anni di lavoro e anche ora
    A 64 anni mi trovo con 41 anni…chissala sposteranno a 67? E Così avanti.
    Penso che statisticamente tutti i partiti che si sono succeduti abbiano capito che quelli della calle 1960 siano tantissimi e se andassero tutti in pensione spenderebbe un capitale, quindi portiamoli avanti fino allo sfinimento…
    Ma spero fiduciosa che mettano la pensione a 62 anni compiuti senza limiti di lavoro MA non per chi li compie nel 2021…per l’ennesima volta, chiaramente, saremo fuori noi della classe 1960!

  3. Buonasera, cos’è quota 41? In effetti uno sconto di 10 mesi alle donne e 1anno e 10 mesi agli uomini rispetto ai termini della pensione anticipata. Io ho quasi 61 anni e 40 anni di contributi e sto pagando la contribuzione volontaria. Con quota 100 sarei stato a posto ma sono del 1960 quindi….il problema è che non si possono cambiare le regole ogni momento ho visto di tutto,baby pensionati,35 anni,retributivo,misto,contributivo,Fornero,direi che è ora di finirla.

  4. Lorenzo mi spiace contraddirti.. noi del 1960/4 abbiamo iniziato a lavorare prestissimo, perdendo gran parte di quello che oggi viene considerata adolescenza fino ai 30, e quindi altro che 41 anni di contributi. Personalmente a 19 anni avevo un lavoro, indipendenza economica e casa, certo, da proletario come si diceva negli anni 70, ma indipendente nella vita. Ora quel tempo lo esigo indietro per avere qualche anno
    da godermi ora.

  5. Questa sarà l’ultima generazione che avrà lavorato cosî tanti anni i giovani di oggi al massimo lavoreranno per 25 anni non si faranno fregare lo dico ai coglioni politici e ai loro amici sindacalisti.

  6. Beh, signor Lorenzo,
    io ho 60 anni compiuti a marzo e 41 anni di contributi suonati, per cui sentire che i “41 per tutti” sarebbero “na strunzate” mi fa molto sorridere …
    e credo che faccia molto sorridere anche le moltissime persone che conosco che sono nelle mie stesse condizioni, più o meno.

  7. Io penso che anche questa volta si tenda a truffare i lavoratori. Mi riferisco a quelle persone che negli anni hanno contribuito a fare grande il nostro paese e vuoi per il lavoro discontinuo vuoi per le crisi che si sono susseguite hanno difficoltà a mettere insieme i 42 ma anche i 38 anni di contributi. Non di meno va considerata l’età anagrafica che questi politicanti vorrebbero innalzare in attesa del trapasso di ogni uno di noi. Questa è una vera è propria vergogna! Tanto più che pur raggiunta la pensione dopo una vita di lavoro la rendita è vicina alla pensione sociale.
    Ci provassero loro a vivere di misera pensione. E sì che la gente fugge dall’Italia rifugiandosi laddove la tassazione sulla pensione è certamente favorevole. La “professoressa”poi Smetta di fomentare l’odio delle persone riempiendosi la bocca di parole come (pensiamo al futuro dei nostri figli) lei proprio lei dovrebbe stare zitta tenuto conto degli emolumenti che riceve e possibilmente levare il disturbo noi non sentiremo certo la sua mancanza!

  8. Flessibilità di uscita dal mondo del lavoro e di accesso alla pensione, SENZA PENALIZZAZIONI per chi ha contributi prima del 1996, a partire dai 62 anni di età o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età!

    1. Sono perfettamente d’ accordo con te …chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 , a 62 anni ha sui 35 anni di contributi . Che vengano mandati in pensione senza penalizzazione per liberare anche posti di lavoro per i giovani che stanno disoccupati a prendete il rdc e che iniziando a lavorate tardi lavorare tardi a malapena lavoreranno per 25 anni per poi usufruire della pensione di garanzia . Generazione fortunata …

  9. Lorenzo,
    Non so dove tu viva , te l”ho già detto altre volte e continuo a non capire come tu possa far equivalere quota 41 ai 67 anni di età.
    Io sono un quota quasi 42 e 61 anni di età! E come me, a Firenze ne conosco centinaia.
    Dalle tue parti la conservazione del posto di lavoro per il militare non esisteva?
    È probabile che le lotte di piazza fin dagli anni ’60 abbiano fatto di Firenze un luogo di lavoro migliore del tuo? Da te non vigevano i contratti nazionali? Scendevi in piazza? O Ti beavi negli studi universitari mentre noi lavoravamo , scioperavamo e ci facevamo l’università lavorando e senza poterla riscattare?
    E , senza parlare di chi ha fatto le superiori, sai quanti amici conosco che lavorano dai 16/17 anni? E non sono “precoci “?
    Anche per loro quota 41 equivale 67 anni? Se così fosse li faresti lavorare 50 anni.
    Pensa a chi sta peggio di te. 41 anni di lavoro sono una vita e se uno ci arriva prima dei 67 anni,
    vuol dire che non si è goduto la giovinezza.
    Paolo
    41, 5 di contributi +
    61 età (pari quasi a quota 103)
    Ancora al lavoro.

    1. Visione egoistica ed errata: il pensionamento anticipato (eventuale 41 anni) e la pensione di vecchiaia non sono alternative ma bensì due strade parallele, appare logico, come è infatti previsto, che una persona che ha maturato i requisiti per la pensione anticipata (41, 42, 43 quali che siano) possa andare in pensione a prescindere dall’anzianità anagrafica. Riguardo al discorsetto da lei rappresentato in merito alla supremazia degli anni di servizio rispetto all’età le rappresento che pur non partecipando alle sue lotte di piazza e pur non trastullandomi negli studi universitari ho cominciato ad avere contribuzione dall’età di 30 anni perchè non ho voluto soggiacere al sistema clientelare delle assunzioni tipico della mia regione. Quando lei si sacrificava a lavorare a 18 anni possibilmente si poteva permettere di avere l’automobile e pensare a fare famiglia io invece dovevo chiedere i soldi per il cinema a mio padre. Abbi l’intelligenza di non sputare sentenze, ognuno di noi ha la propria vita. Un pò di modestia intellettuale non guasta.

      1. Emilio mi dispiace, se avesse letto meglio avrebbe capito.
        E poi ormai da tempo ripeto il mio progetto.
        Con un po’ di sforzo avrebbe inquadrato meglio la mia idea. Comunque lo ripeto

        Decreto Legge:
        “È consentita l’uscita dal lavoro, ed il conseguente collocamento in pensione, al compimento del 62^ anno di età e/o al raggiungimento di 41 anni di versamenti contributivi. Il trattamento economico dovrà essere calcolato col sistema misto, secondo le attuali normative e senza penalizzazioni.

        In conformità agli art 1, 35,36,37,38 della Costituzione è altresì previsto il collocamento in pensione dei cittadini con oltre 58 anni di età, disoccupati di lungo periodo, ovvero è previsto l’obbligo dello Stato di ricollocare i medesimi in lavori socialmente utili, con retribuzioni e contributi relativi, fino al raggiungimento delle condizioni di cui al primo comma del presente decreto”.
        Su questo testo vorrei dichiarazione ufficiale dei sindacati (con correzioni eventuali).
        Altrimenti mettiamoci l’animo in pace.
        Paolo. E basta inutili lamenti.

      2. Concordo al 100% con emilio.

        E, al di là dell’inevitabile punta polemica che le discussioni simili provocano, la frase chiave è “il pensionamento anticipato (eventuale 41 anni) e la pensione di vecchiaia non sono alternative ma bensì due strade parallele”.

        Ma non sottovaluto neppure “quando lei si sacrificava a lavorare a 18 anni possibilmente si poteva permettere di avere l’automobile e pensare a fare famiglia io invece dovevo chiedere i soldi per il cinema a mio padre”.
        Situazione che coincide anche con la mia e con quella ti tantissima altra gente.

        Il guaio è che c’è tanta gente che dice “otteniamo 41 per tutti e abbiamo RISOLTO il problema delle pensioni”.
        Non è così, c’è gente che “si è fatta il mazzo” all’università (e ha acquisito competenze che, credo sia difficile negarlo, hanno migliorato l’Italia), contemporaneamente tirando la cinghia negli anni migliori della sua gioventù, non ha potuto allora nè può permettersi ora il costosissimo riscatto degli anni di laurea e pertanto i 41 per loro equivarrebbero effettivamente ad andare in pensione sui 66-67 anni.
        Non è che chi ha studiato e cominciato a lavorare più tardi ha fatto “male al prossimo” e “deve pagarla”, eh?

        “Quota 41” va benissimo ma NON può essere l’unica strada di uscita prima dei 67 anni.

      3. Non si ha voglia di capire.
        Ognuno pensa per sé(certo perché ognuno ha la sua storia personale)
        Volevo solo che Lorenzo capisse che noi del 1960 siamo in tanti ad avere più di 40 anni di lavoro e di contributi.
        In merito alla accusa di egoismo occorre andarci cauti. O forse avete perso le puntate precedenti su questo sito… almeno leggete prima di sputare sentenze.
        Sono mesi che chiedo al sindacato e anche a voi di non perdere tempo, ma di andare al concreto. E il mio concreto è questo:
        Decreto Legge:
        “È consentita l’uscita dal lavoro, ed il conseguente collocamento in pensione, al compimento del 62^ anno di età e/o al raggiungimento di 41 anni di versamenti contributivi. Il trattamento economico dovrà essere calcolato col sistema misto, secondo le attuali normative e senza penalizzazioni.

        In conformità agli art 1, 35,36,37,38 della Costituzione è altresì previsto il collocamento in pensione dei cittadini con oltre 58 anni di età, disoccupati di lungo periodo involontari, ovvero è previsto l’obbligo dello Stato di ricollocare i medesimi in lavori socialmente utili, con retribuzioni e contributi relativi, fino al raggiungimento delle condizioni di cui al primo comma del presente decreto”.
        Su questo testo ( 10 righe si badi bene!!!) vorrei dichiarazione ufficiale dei sindacati (con correzioni eventuali).
        Altrimenti mettiamoci l’animo in pace.
        E sarei io l’egoista? Io 41 li ho superati eppure lotto per voi. Per me 62 anni = anticipata Fornero, eppure lotto. Se non capite ancora vuol dire che
        vi siete svegliati tardi!
        Detto in parole più povere e meno intellettuali potrei non fare più un cazzo farmi licenziare e arrivare, con la Naspi, fino alla pensione.
        Eppure lotto per chi sta peggio di me.
        Alle volte mi chiedo se potrei spendere meglio il mio tempo, o se vi meritate Cazzola o peggio. Chi c’era in piazza il 26? E il 24?
        Ugualmente con affetto.
        Paolo
        42 contributi + 61 età
        Ancora al lavoro
        (E dichiaretevi anche voi, almeno che si sappia con chi si parla)

        1. Caro Paolo attento … parafrasando il gatto direi “Non dire anticipata se non ce l’hai nel sacco“. Dei nostri legislatori è meglio non fidarsi, perché sono molto abili nel demandare a qualcun altro la possibilità di cambiare le regole dalla sera alla mattina, o meglio dal 2021 al 2022.
          Saluti

        2. Colgo il tuo invito e mi dichiaro: 69 anni, pensionato dal 1 gennaio 2012.
          Letteralmente fuggito dal lavoro con 41,5 anni di contributi nel privato totalmente versati (mai cassintegrato). Se il governo Monti non fosse mai nato probabilmente sarei rimasto al lavoro ancora un paio d’anni (è una delle conseguenze delle riforme che si fanno dalla sera alla mattina … chi può fugge!).
          Pensione lorda 2.650, netta 1.917 euro di fatto direi quasi invariata dal 2012.
          Due figli, entrambi emigrati, perché l’Italia chiede laureati ma poi non offre opportunità nemmeno ai pochi che è in grado di sfornare.
          Sogno … raggiungerli.
          Perché commento nel blog?
          Perché la moglie si è stancata di esporre il suo pensiero e quindi ne supporto io le idee in quanto: “per potersi godere la vita”, come alcuni sostengono quando si raggiunge l’agognata pensione, devo attendere il suo pensionamento e, poiché toppa quota 100 per soli tredici giorni in quanto nata a gennaio del 1960, disponendo questo mese di 40,9 anni di contributi, spera nella anticipata Fornero.
          Nonostante questo io ho sostenuto e sostengo l’idea di quota 100 (almeno per il parametro dei 62 anni in essa contenuto) e … guarda caso … il sindacato propone 41 anni di versamenti e/o 62 di età.
          I timori della consorte li riassumono nel fatto che dopo aver abbandonato l’idea di Opzione donna (un furto), ritrovandosi con un “governo tecnico” perché di questo si tratta, è che possano riproporre lo scherzetto già tentato dal governo Monti ovvero cercare di limitare le uscite (ora quelle di fine 2021 inizio 2022) agendo su penalizzazioni o estendendo, in una notte, a tutti, il contributivo.

          Saluti Paolo e … attento al gatto fino a che non lo hai nel sacco!

  10. Non è una stronzata per niente.
    Io ho iniziato a 14 anni e ho versato 41 anni di contributi.
    Purtroppo devo lavorare ancora 2 anni…..

  11. Io pensavo che era normale iniziare a lavorare a 14 anni, bisogna dire che nel mio caso (ho sbagliato tutto) comunque per quello che vale io spero che quota 41 venga fatta …..

  12. Facendo la riforma chiesta dai sindacati prima che vanno nuovamente in letargo.certo che orlando è proprio espressione del pd.

  13. Il costo maggiore in italia è la politica non più sostenibile anzi tutta la macchina statale non è sostenibile.la riforma pensioni è sostenibile .

  14. Il fatto che si voglia togliere la quota 100 e’ un fattp politico con la quota 100 si vengono a perdere piu di 200 euro senza considerare che per i requisiti richiesti le donne non ci arriveranno quasi mai e allora tutto quest trambusto e’ per dare una risposta positiva all’europa la migliore soluzione e’ lasciarla come ulteriore possibilita’ di pensionamento come ape social opzione donna ecc.tra l’altro negli ultimi tempi e’ stata scelta da pochi la quota 100

  15. Quota 41 va bene, sempre accompagnata anche dall’uscita volontaria a 62 anni con minimo 20 anni di contributi, con il sistema misto per chi ce’ l’ha!
    Sono d’accordo con l’analisi del dottor Perfetto, soprattutto quando sostiene che, se ci sono troppi over 55, non ci sono più giovani occupati! Anche nella mia realtà lavorativa noi over 55, ed io ormai sono ad un passo dai 60 anni, con quasi 39 anni di contributi, è così!

  16. Anzichè dare il reddito di cittadinanza alle persone che non ne hanno diritto, dovrebbero dare la pensione ai disoccupati ultrasessantenni che non troveranno più un lavoro. Quindi a partire dai 63 anni anche con il minimo di 20 anni di contributi qualsiasi cittadino deve poter andare in pensione. Senza soldi non si vive.

    1. OTTIMO, MA SENZA PALETTI DI DATE RELATIVE AI CONTRIBUTI VERSATI E SENZA IL SUPERAMENTO DI 2,8 VOLTE L’ASSEGNO SOCIALE. QUINDI UN DISOCCUPATO DEVE POTER ANDARE IN PENSIONE A
      PARTIRE DA 62 ANNI ANCHE SOLO CON IL MINIMO DEI CONTRIBUTI. L’IMPORTO DELLA PENSIONE
      SARA’ RELATIVO AI CONTRIBUTI VERSATI.

  17. Salve,
    Oggettivamente da donna ritengo giusto a 62 anni andare in pensione,ho sempre lavorato sulle pulizie tecniche – civili,
    ( lavoro usurante)
    mi son cresciuta due figli nel frattempo ho dovuto lasciare il lavoro fulltaime, per lavorare a ore…nn avevo nessuno che guardasse i bimbi,adesso sono stanca 😫ho delle patologie …non mi sento di lavorare nella stessa mia situazione ..
    Ci saranno parecchie donne,spazio ai Giovani 🙏🙏🙏🙏🙏

  18. Ho iniziato a 15 anni e nel 2026 avrò 41 anni di contributi, mi sembrano abbastanza per averne piene le scatole

  19. quota 41 è una presa per i fondelli tipo legge Fornero, non facciamo i babbei…..ci fanno credere che non si puo fare per convincerci ad accetttare ma quota 41 equivale alla legge Fornero. chi ha 41 anni di contributi ad oggi, avrà anche una età anagrafica di 66 o 67 anni. chi ha iniziato a lavotrare e meno di 24 anni nel passato? tra rinvii militari per il famoso diploma di maturità e iscrizione all’università, magari senza andare avanti e poi militare e congedo con ricerca lavoro. beh cari lettori, chi iniziava a lavorare a 24 anni era fortunato…..quindi quota 41, come si dice a Napoli,,,,,,,,,è na strunzate………non lasciamoci infinocchiare. ci vuole una rivoluzione sociale……….e penso siamo tutti pronti….sindacati….lasciamo perdere……..sono uguale ai politici, anzi sono proprio politici…….TUTTI IN PIAZZA, COME I FRANCESI………RIVOLUZIONE BONARIA

    1. Io sono del 1963 e ho iniziato a 16 anni a lavorare…e tutti i miei coscritti qui in Lombardia idem…non so lei dove vive…quota 41 è un ottima scelta

    2. Non conosci la realtà. Chi è nato negli anni 60, spesso a 15 anni ha cominciato a versare contributi. Ho 57 anni e ho già versato 41 anni di contributi. Credo di aver lavorato abbastanza

    3. Lorenzo mi spiace contraddirti.. noi del 1960/4 abbiamo iniziato a lavorare prestissimo, perdendo gran parte di quello che oggi viene considerata adolescenza fino ai 30, e quindi altro che 41 anni di contributi. Personalmente a 19 anni avevo un lavoro, indipendenza economica e casa, certo, da proletario come si diceva negli anni 70, ma indipendente nella vita. Ora quel tempo lo esigo indietro per avere qualche anno
      da godermi ora.

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