Riforma pensioni 2021, ultime da Ghiselli: di cosa si parlerà il 25 settembre col Governo?

Le ultime notizie sulla riforma delle pensioni vertono sulla trepida attesa dei cittadini relativamente all’incontro che si terrà venerdì 25 settembre tra Governo e sindacati, nel corso del tavolo di confronto dovrebbero, infatti, finalmente essere espresse le intenzioni dell’esecutivo circa la prossima riforma previdenziale. Sono in molti a chiedersi, specie dopo gli ultimi rumors, riportati da Il Sole 24 Ore, riguardo ad una doppia flessibilità in uscita che marcherebbe una differenza tra lavoratori gravosi ed usuranti, che potrebbero accedere dai 62 anni d’età alla pensione, e gli altri che potrebbero farlo dai 64 con penalità, quanto ci sia di vero in queste voci. Abbiamo deciso di confrontarci con Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil per comprendere cosa si aspettano i sindacati da questo incontro e su quali misure si punterà maggiormente. Eccovi l’interessante intervista che ne é emersa.

Riforma pensioni 2021, l’intervista esclusiva a Ghiselli

Pensionipertutti: Roberto Ghiselli cosa vi aspettate dal Governo nell’incontro che si terrà il prossimo 25 settembre?

Roberto Ghiselli: L’incontro del 25 settembre sarà molto importante per capire le posizioni del Governo. Ci aspettiamo da loro almeno alcune prime indicazioni di merito dopo che noi da tempo gli abbiamo illustrato le nostre proposte nei dettagli”.

Pensionipertutti: Come dovrebbe essere una riforma organica della previdenza?

Roberto Ghiselli: “Se si vuole veramente fare una riforma organica della previdenza non ce la di può cavare con numeri magici o sparate ad effetto, o soluzioni tampone, come uno scalino per superare lo scalone lasciato dal precedente Governo dopo Quota 100. Ogni ipotesi va approfondita e valutata. Per noi in prima battuta è importante che si acceda all’idea della flessibilità in uscita: che siano le persone a decidere l’età del loro pensionamento.

Riforma pensioni 2021, stop soluzioni tampone, ecco le misure prioritarie

Pensionipertutti: Dunque quale potrebbe essere una soglia minima d’età e di contributi per la Cgil che consenta una maggiore flessiblità in uscita?

Roberto Ghiselli: “Innanzi tutto va ridotta decisamente l’attuale soglia dei 67 anni. Noi riteniamo che nella nuova fase, che sarà prevalentemente nel regime contributivo, 62 anni possano essere sostenibili, senza aggancio automatico alla speranza di vita. La stessa Corte dei Conti riconosce che nella componente contributiva della pensione vi è una certa indifferenza attuariale dei costi rispetto all’età in cui si va in pensione. I contributi minimi richiesti per andare in pensione non possono essere 36 o 38, soglie contributive alle quali tra un po’ non arriverà più nessuno, soprattutto i più deboli sul mercato del lavoro. La legge Fornero già prevede 20 anni nel contributivo, sebbene a 64 anni di età, e in questo caso non toccherei questo limite, se uno matura una pensione un po’ superiore all’assegno sociale, ma non 2,8 volte questo valore, come attualmente è previsto.

Pensionipertutti: Per i precoci e le donne ed i lavori gravosi invece dovrebbero esserci canali preferenziali?

Roberto Ghiselli: Un canale specifico di uscita dovrebbero averlo quanti hanno riaggiunto i 41 anni di contributi: questi hanno già dato tanto al lavoro, gli va data la possibilità di uscire, anche perché sarà una platea sempre meno numerosa con l’andare del tempo. Una volta condivisa l’architettura del sistema, e trovate le forme per riconoscere il lavoro di cura e delle donne, i lavori gravosi e il lavoro fragile e discontinuo, si faranno i conti e si deciderà dome mettere le asticelle. Ma prima è altrettanto importante chiarire, attraverso la Commissione che si sta costituendo, qual’è la reale incidenza del costo della Previdenza sul Pil, che non è il 15,6% attualmente registrato dall’Eurostat, perché questo valore incorpora voci non previdenziali, come gli assegni al nucleo familiare, il TFR, o molte erogazioni assistenziali. E incorpora anche un alto livello di tassazione, che per lo Stato non è una spesa netta ma una partita di giro. Se si facesse questo lavoro di pulizia del dato ci accorgeremo che l’Italia è allineata alla media europea, e forse anche meno

Ringraziamo Roberto Ghiselli per la consueta disponibilità e ricordiamo a chiunque volesse prendere parte delle dichiarazioni qui rilasciate che, trattandosi di esclusiva, é tenuto citare la fonte.

Pensionipertutti.it grazie alla sua informazione seria e puntuale è stato selezionato dal servizio di Google News, se vuoi essere sempre aggiornato sulle nostre ultime notizie seguici tramite GNEWS andando su questa pagina e cliccando il tasto segui.

11 commenti su “Riforma pensioni 2021, ultime da Ghiselli: di cosa si parlerà il 25 settembre col Governo?”

  1. Finalmente riesco a leggere quella che considero una buona sintesi, concreta, senza tanti fronzoli..Cito:
    “importante che si acceda all’idea della flessibilità in uscita: che siano le persone a decidere l’età del loro pensionamento….” giusto! Siamo in grado di farlo eh.
    Per quanto riguarda invece
    “La legge Fornero già prevede 20 anni nel contributivo, sebbene a 64 anni di età, e in questo caso non toccherei questo limite, se uno matura una pensione un po’ superiore all’assegno sociale, ma non 2,8 volte questo valore, come attualmente è previsto.”
    Infatti, questa è una possibilità di cui avrei potuto usufruire, ma mi è già stato detto che non potrò farlo perchè non arriverei alla cifra prevista da quel paletto.
    Quest’anno, non facendocela proprio più, mi sono messa d’impegno a cercare il modo di uscire dal mondo del lavoro, e in tutte le varie possibilità, ho trovato solo ed esclusivamente paletti studiati ad hoc per tenerci sul lavoro fino ad un limite insopportabile, per quanto mi riguarda fino a 67 anni 9 mesi, quindi già che ci siamo, smettiamo anche di parlare dei 67 anni, perchè per qualcuno sono praticamente 68 ed io non ci arriverò, questo è più che certo.
    Quindi sì, signor Ghiselli, fate gentilmente in modo che ci venga data la possibilità di decidere noi l’età del nostro pensionamento, starà a noi poi vedere se con la cifra proposta ce la facciamo o meno. Non permettete che vi, ci, sbattano la porta in faccia, perchè se c’è bisogno voi chiamate e noi verremo, ad oltranza, siamo troppo stanchi di subire supinamente.

    Rispondi
  2. età 62 e secondo canale con 41 anni di contributi mi sembrano richieste di buon senso e credo condivisibili da tanti.
    Credo che forse ci sarebbe anche la possibilità, che vedrei più coerente SOLO nel caso dei 62 anni di età, di consenso ad una piccola penalizzazione per gli anni mancanti ( non certo un 3% all’anno) .
    Per i 41 fatti non ritengo giusto penalizzare. 41 anni di lavoro sono una vita per chi li ha svolti.

    Rispondi
  3. Ghiselli afferma: “La stessa Corte dei Conti riconosce che nella componente CONTRIBUTIVA della pensione vi è una certa INDIFFERENZA attuariale dei costi RISPETTO ALL’ETA’ IN CUI SI VA IN PENSIONE.” E aggiunge: “Noi riteniamo che nella nuova fase, che sarà PREVALENTEMENTE nel regime CONTRIBUTIVO”…
    Già da queste affermazioni si evince che è possibile andare in pensione ad un’età decente perché è indifferente l’età rispetto ai costi in un regime prevalentemente contributivo. Inoltre dice:” Per noi in prima battuta è importante che si acceda all’idea della flessibilità in uscita: CHE SIANO LE PERSONE A DECIDERE L’ETA’ DEL LORO PENSIONAMENTO.” Quindi perché chiedere 64 o 62 anni, facciamo un salto di qualità e teniamo i 58 di opzione donna per tutti, visto che proprio 58 anni secondo l’ISTAT è la speranza di vita in BUONA SALUTE alla nascita.
    Ghiselli dice anche: “la reale incidenza del costo della Previdenza sul Pil, che non è il 15,6% attualmente registrato dall’Eurostat, perché questo valore incorpora voci non previdenziali, come gli assegni al nucleo familiare, il TFR, o molte erogazioni assistenziali. E incorpora anche un alto livello di tassazione, che per lo Stato non è una spesa netta ma una partita di giro. Se si facesse questo lavoro di pulizia del dato ci accorgeremo che l’Italia è allineata alla media europea, e forse anche meno”.
    Benissimo fatelo subito allora, cosa perdiamo altro tempo? E conseguentemente vedrete che potete fare anche una riforma pensionistica decente.
    Poi aggiunge “un canale d’uscita dovrebbero averlo quanti hanno raggiunto i 41 anni di contributi”.
    Apprendo con piacere che la quota 41 per tutti è un obbiettivo, però mi raccomando bisogna non trascurare un particolare, ovvero il sistema di calcolo dovrebbe rimanere il misto proprio per questa sua affermazione caro Ghiselli “questi hanno già dato tanto al lavoro”.
    E’ interessante anche quando dice:” senza aggancio automatico alla speranza di vita.”, perché abolire questo abominio è prioritario, ma visto che non vedo nelle sue parole l’affermazione che vanno tolte anche finestre, finestrelle e altri ostacoli all’accesso alla pensione penso sia bene ricordarglielo così sistemiamo anche questa brutta stortura.
    Il compito svolto non è ancora pienamente sufficiente, ci sono dei piccoli errori qua e la però si incomincia ad intravedere un miglioramento. Quindi oggi un 5 ½ glielo posso dare, per arrivare alla sufficienza piena bisogna adesso ottenere quanto detto che è proprio il minimo e non negoziabile, perché purtroppo è in gioco la credibilità del sindacato che ricordo ha fatto ben tre e dico tre ore di sciopero per la fornero.

    Rispondi
    • Gentile signor Emilio grazie del suo commento che condivido, e spero non le dispiaccia se copio e incollo parte dell’altro SUO mirabile commento riportato ieri su un altro articolo di queste pagine.
      Certo che estrapolarne solo una parte, è certamente riduttivo, ma hai visto mai che qualcuno che siederà a quel tavolo, incuriosito vada a leggerselo tutto, e ne varrebbe la pena, se già non l’ha letto ieri..

      ….”Per non fare torto a nessuno se oggi con 67 anni di età e 20 di contributi si ha diritto alla pensione da domani dovrebbe essere concesso con 66+21, 65+22, 64+23, 63+24, 62+25, 61+26, 60+27, 59+28 e infine 58+29 andare in pensione sapendo che il calcolo sarà contributivo con un correttivo per ogni punto oltre la soglia”…
      La trovo una proposta così lineare, concreta e saggia, che ne dovrebbero tenere conto.

      Rispondi
  4. Giuste le parole di Ghiselli, ci può stare l’età a 64 anni ma i contributi non debbono superare i 20 anni, anzi io farei che chiunque raggiunga l’età di 62 anni abbia diritto ad un sostegno economico a prescindere dal Reddito di Cittadinanza che anche se fatto male è sempre qualcosa ….. grazie

    Rispondi
  5. Ridurre l’età a 64 anni con 20 di contributi e con contributivo pieno o con penalizzazioni mi sembra già una buona soluzione, magari affiancando anche l’APE sociale senza penalizzazioni per i lavori gravosi e l’APE volontaria per chi ha difficoltà economiche. Così verrebbe tutelato chi svolge lavori pesanti e gli altri avrebbero libertà di scelta senza gravare sulle future generazioni.

    Rispondi
    • Andare a 64anni è accettabile, ma senza paletti e poi, semplificare con una riforma semplice fiscale ed azzerare i contributi, perché non c è piu il lavoro come prima, dando 1500 o 2000€ per tutti ma proprio tutti indipendentemente da quello che si è fatto, perché tutti i lavori sono importanti, dall’ultimo al politico, solo cosi ci sarà equita e costituzionalmente giusto

      Rispondi
  6. Credo che Sindacati e INPS si stiano ingarbugliando le idee riguardo alla distinzione tra spesa previdenziale e spesa assistenziale, considerando “assistenza” tutto quello che non è “previdenza”.
    Non si tiene conto del fatto che, nell’ambito dell’assistenza, va fatta un’ulteriore distinzione tra “assistenza sociale e “sicurezza sociale”.
    La distinzione è ben descritta nella Sentenza di condanna dell’INPS da parte della Corte Europea, la sentenza CGUE C-449/16 del 21 giugno 2017, nelle questioni pregiudiziali ai paragrafi 20, 21 e 22.
    Forse dovrebbe leggere la suddetta sentenza anche il Sig. Ghiselli, e segnalarla a sua volta ai dirigenti dell’INPS.

    Rispondi
  7. Vorrei chiedere al Dott. Ghiselli, del quale ho molta stima, se fosse possibile trovare un modo “Umano” (cioè senza chiedere il sangue e/o dover vendere un rene), per recuperare buchi contributivi ante 1996, perché c’è tanta gente che a fatto lavori discontinui, e si trova oggi con la sommatoria dei contributi piuttosto bassa perché ha periodi vuoti, oppure come nel mio caso, che ha versato ad una cassa professionale, poi in un periodo “particolare” della vita dopo aver cambiato lavoro ho chiesto ed ottenuto la restituzione di quanto versato ai sensi di una Legge (773/82) ed oggi pur avendo lavorato 40 anni sono costretto ad arrivare a 67,6. Quindi trovare un modo di “riscattare” in modo umano quei periodi potrebbe aiutare a tante persone.

    Rispondi

Lascia un commento