Riforma pensioni 2021, ultime: il progetto della Uil per non tornare alla Fornero

Riforma pensioni 2021, Uil proposte al Governo

Interessante l’intervista che Domenico Proietti ha rilasciato al collega Dessi per Tiscali News, che qui riprendiamo per sommi capi, in cui si evince il progetto del sindacato al fine di evitare il ritorno in toto alla Legge Fornero. Occorre dice il segretario confederale della Uil in primis l’immediata riapertura del tavolo di confronto con il neo ministro Orlando affinché non si giunga impreparati al termine della quota 100, misura sperimentale in scadenza tra pochi mesi. Dal 2022 se non si opterà per la riscrittura di una riforma previdenziale si tornerà al famigerato scalone dai 62 attuali ai 67 della riforma Fornero.

Ecco allora su cosa dovrebbe puntare il Governo Draghi al fine di evitare che si ‘torni a fare cassa sulle spalle di lavoratori e pensionati’, le parole di Proietti.

Riforma pensioni 2021, serve maggiore flessibilità

Sebbene Orlando, neo ministro del Lavoro, abbia fatto presente come in questo momento di emergenza Covid la priorità del Governo non possano essere le pensioni ma piuttosto i ristori e gli ammortizzatori sociali , Domenico Proietti, segretario nazionale della Uil e responsabile delle politiche fiscali e previdenziali, non solo procede con il pressing insieme a Cgil e Cisl nei confronti del Governo affinché le parti sociali siano ascoltate e si riapra il tavolo di confronto per il cantiere previdenziale, ma aggiunge: Siamo in prima linea sulla necessità dei sostegni e dei ristori ma si può comunque lavorare parallelamente alla riforma pensionistica perché il tempo passa in fretta e si parla del futuro di tanti lavoratori”.

Ecco allora su cosa si dovrebbe puntare per non tornare a quelle che il collega ha definito ‘ristrettezze’ della tanto criticata legge Fornero: “Noi pensiamo che vada introdotta una flessibilità di accesso alla pensione molto più diffusa di quanto non abbia consentito Quota 100. Quota 100 può essere utile a tanti lavoratori però è come fare un ambo secco: vai in pensione solo se hai 62 anni di età e 38 di contributi. Se ne hai 61 con 39 di contributi non ci vai. Alcuni sono fortunati, altri restano esclusi. Invece occorre dare la possibilità a tutte le persone con determinati requisiti di scegliere se accedere al pensionamento. Bisogna poi riconoscere che 41 anni di contribuzione bastano e avanzano per andare in pensione a prescindere dall’età. E, nel definire la flessibilità più diffusa, occorre tener conto della gravosità e usurabilità di certi lavori”.

Riforma pensioni 2021, Uil serve flessibilità più diffusa differenziata da lavoro a lavoro

Poi procede nello spiegare, rispondendo alle varie domande poste, che resta fondamentale procedere con le commissioni insediate per lavorare sui lavori gravosi e sulla necessità di separare le spesa di previdenza ed assistenza. Anche perché sarebbe davvero fondamentale poter andare incontro ad una flessibilità più diffusa che tenga conto del lavoro svolto. Rendere strutturale l’ape sociale, rivedendo per l’appunto il limite dei 36 anni di contributi a seconda del lavoro svolto perché in alcuni è impossibile raggiungerli, e l’opzione donna. Per maggiore flessibilità si intende l’accesso alla pensione, spiega Proietti nella sua lunga e dettagliata intervista, consentire l’accesso alla pensione a partire dai 63 anni, ma senza alcuna penalizzazione. Anche perché come spiega il Segretario confederale della Uil:C’è già una penalizzazione implicita nel meccanismo flessibile. Il lavoratore, invece di andare in pensione alcuni anni dopo e maturare quindi più contributi, ci va prima e prende di conseguenza leggermente meno”.

Discorso a parte meritano le donne, che da sempre risultano penalizzate sia nel mondo del lavoro che in quello previdenziale, giacché il carico del lavoro di cura pesa sulle loro spalle e incide inesorabilmente su carriere e future pensioni. Così Proietti, ben sapendo il contesto, sostiene quanto sia necessario rendere strutturale opzione donna, ma soprattutto quanto sarebbe bene intervenire riconoscendo alle donne un bonus contribuzione figurativa ai fini previdenziali per il lavoro di cura e la maternità, proposte mirate anche per quanto concerne i giovani troppo esposti al precariato ed alle carriere frammentate.

Alla domanda relativa alla sostenibilità economica degli interventi proposti Proietti si dice sereno spiegandone le ragioni: se la commissione varata per separare assistenza e previdenza fosse fatta lavorare si arriverebbe alla conclusione che per le pensioni l’Italia spende come nella media degli altri Paesi Europei lo ha affermato anche il presidente Inps. Ragion per cui spiega Proietti: “In Europa si va in pensione mediamente a 63 anni. Non si capisce perché in Italia dobbiamo andare a 67”. Poi aggiunge: “In Europa per le pensioni si spende intorno al 12% del Pil.  Ecco perché aggiunge: “Dobbiamo andare in Europa a dire che nel 2012 la legge Fornero ha operato una gigantesca operazione di cassa, per motivi di bilancio, sulle spalle dei lavoratori e dei pensionati”, ed é per questo che “E’ giunta l’ora di riallineare il sistema previdenziale italiano a quello europeo. Niente di più e niente di meno. Bisogna ottenere che l’Italia sia legittimata a fare un intervento di equità sul sistema pensionistico. Questo è lo spirito che ci anima e il confronto che vogliamo aprire con il governo può servire a introdurre elementi concreti utili a suscitare tale giudizio”.

Non resta che sperare che il tavolo di confronto tra Governo e sindacati riprenda quanto prima, affinché le proposte possano essere esposte. Voi condividete le proposte della Uil? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito.

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16 commenti su “Riforma pensioni 2021, ultime: il progetto della Uil per non tornare alla Fornero

  1. Sono più che d’accordo 41 anni sono più che sufficienti .

    41 anni x tutti e ‘la soluzione giusta .

  2. 41 non sono un traguardo di bollini ma un diritto solo cosi possiamo ancora oggi definire l italia un paese demografico altrimenti guerra contro la politica e il sindacato

  3. Ma che ci vuoi fare, questi sono i progressisti.
    Alle prossime elezioni vediamo di farli regredire in maniera decisa.

  4. Io penso e spero ci riusciate a fare la riforma per i lavoratori precoci cioè con 41 anni di contributi e senza penalizzazioni mi sembra anche giusto e poi con questo covid siamo arrivati all’esasperazione spero mi facciate sapere grazie

  5. Orlando deve ricordarsi che un giorno torneremo a votare, se oggi il PD si ritrova il 3° partito in italia, quasi alla pari di Giorgia Meloni, deve pensare che i futuri pensionandi sono tutti della classe operaia, e se si hanno preso per il culo fino a oggi, con ministri come Orlando, a dire loro del partito che difende la classe operaia, sicuramente faranno la fine che si meritano, spariranno completamente dalla faccia della terra.
    non mandateci in pensione con 41 anni di contributi che i prossimi voti gli diamo a Voi.

  6. Ok quota 41 ma SENZA PENALIZZAZIONI.
    OK ETÀ 62. Per flessibilità in uscita.
    Ma voi pensate che i geni al governo comprendano?
    Il genio SALVINI con l’orribile e ingiusta quota 100? Il genio ORLANDO ministro del lavoro che ieri da Gruber non ha detto nemmeno una parola su pensioni? Gli esperti che commentano sulla pelle degli altri?
    IILLUSI!!! Ve lo dice un già quota 102 ancora al lavoro ( 60,5 + 41,5 di contributi). Dopo aver lottato tanto, rimarrò al lavoro finché non mi buttano fuori. E alle mie condizioni.Ecco la soluzione!

    1. Pensa un poco, se questi decidessero che deve restare la Fornero come concepita nel 2011, quanto rimpiangerai quota 100 di Salvini.

      1. Sig. Wal, perchè mai il Sig. Ceccherelli dovrebbe rimpiangere la quota 100 di Salvini ? Ma prima di scrivere riesce a far di conto ? Ormai il suddetto signore andrà sicuramente con la legge Fornero avendo con i suoi 41,5 ampiamente superato i 38 anni di contributi e raggiungendo i fatidici 62 anni con 43 anni di lavoro. A quel punto, a cosa gli servirebbe la quota 100 ? Qui non ci servono tifosi di questo o quel partito. Se vuole ragionare sulla bontà o meno di un provvedimento noi siamo disposti a confrontarci su equità e giustizia per tutti i lavoratori, altrimenti lo stadio è da tutt’altra parte.

        1. I discorsi non sono mai personali, si fa riferimento a un pensiero per contrapporne uno che deve essere inteso in senso generale.
          Il “rimpiangerai” non è dunque un personale riferimento alla situazione del signor Ceccherelli, lo è all’idea di abbattere quota 100 perchè, come dice Lei, è una battaglia politica a chi la ha attuata.
          E qui la politica ride.
          Abbattere quota 100 senza considerare che comunque fissa una età 62 anni, molto vicina ai 63 medi della Unione Europea, per poi trovarsi a 67 da un giorno all’altro non le dice niente.
          Non pensa che dal prossimo anno possano far sparire di colpo anche la anticipata!
          Oppure, come già alcuni articoli lasciano intendere, che potrebbe diventare improvvisamente totalmente contributiva.
          Non pensa che all’amico Ceccherelli, prossimo alla anticipata, (e lo è anche mia moglie che cicca quota 100 per 13 giorni con oggi 41,5 anni di contributi versati, non figurativi) possano dire dalla sera alla mattina: siete arrivati… ma la avrete tutta contributiva (da 1.700 lordi si passa a 1.350 lordi).
          Visto che fa un accenno politico, perchè, non contesta l’impostazione data al reddito di cittadinanza; sbaglio o gli attuali interlocutori del partito 5 Stelle la contestavano al pari di quota 100.
          Un saluto.

  7. Rivedere il sistema da subito è prioritario , separare previdenza da assistenza e considerare non solo i lavori usuranti ma in particolare le condizioni soggette dei lavoratori dando libertà di scelta in uscita dopo i 60 anni e 36 di contributi com era fino al 2010.

  8. E’ davvero scandaloso questo sentir parlare certi sindacalisti. Dove eravate quando è stata varata la quota 100 ? Non lo sapevate allora che con 62-38 si andava in pensione e con 61-39 no ? E cosa dovrebbero dire quelli che avevano già 61-42 ? Questi lavoratori sono andati con 62-43, con ben 5 anni di lavoro in più e anche di versamenti in più. Loro non hanno avuto possibilità di scelta, loro sono andati forzatamente con quota 105. Come mai non sono state organizzate forme di protesta per queste discriminazioni ?
    Con la Fornero 2 ore di sciopero, con la quota 100 nemmeno mezz’ora. Intanto sono passati i tre anni e vi trovate nella melma voi e il governo e migliaia di lavoratori in questi tre anni hanno già subito questa ingiustizia. Infinita vergogna.

    1. Alcune domande riguardo i sindacalisti le condivido dagli anni 90, ma credo che il tassello dei 42 sia stato un punto essenziale, per il governo gialloverde, al quale riferirsi per non sentirsi dire che in Italia si va in pensione prima dei 60 anni.
      Immagina solo se ora, il governo giallorosso, stabilisse che la pensione da gennaio 2022 la potranno permettere con 41 anni di versamenti, ma che sarà tutta contributiva.
      Facciamo 4 conti e vediamo cosa è peggio!

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