Riforma pensioni 2021, ultime news: intervista esclusiva a Ghiselli

Le ultime novità sulla riforma pensioni 2021 al 26 ottobre ed in particolare sulla proroga dell’opzione donna giungono da un interessante confronto che abbiamo avuto con Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil, che a seguito del post pubblicato da Orietta Armiliato, amministratrice del Comitato opzione donna social, in cui si chiedeva cosa stia impedendo, dati i basti costi stimati, di renderla possibile fino al 2023, giacché dopo non avrebbe più senso prorogarla, ha deciso di cogliere il nostro invito, rivolto anche a Proietti (Uil) ed a Ganga (Cisl), e di esprimere le sue considerazioni in merito. Ecco l’interessante intervista che ne é emersa, una frase pronunciata nel corso del confronto ci pare un buon sunto di tutto: “Anche le politiche previdenziali vanno viste sempre più in un’ottica di genere, perché fare regole uguali fra diversi non è uguaglianza ma discriminazione“. A voi la lettura dell’intervista completa:

Pensioni 2021, cosa impedisce la proroga dell’opzione donna al 2023? Ghiselli risponde

Pensionipertutti: Cosa impedisce la proroga di Opzione donna al 2023?

Roberto Ghiselli:Opzione donna è uno strumento che non determina costi aggiuntivi per lo Stato anzi, nel medio-lungo periodo determina un risparmio. Quindi vi sono le compatibilità economiche per non pensare a semplici proroghe ma semmai a renderla strutturale, anche dopo il 2021, con l’auspicata riforma delle pensioni. È importante che il Governo con la proroga abbia accolto in parte la nostra richiesta, ma la soluzione che vogliamo deve essere definitiva

Pensionipertutti: Ma la Cgil non aveva criticato questo strumento?

Roberto Ghiselli: “Quando fu istituita Opzione Donna era molto penalizzante, e noi pensavamo che non fosse giusto offrire alle donne esclusivamente una condizione capestro per poter uscire in anticipo ma con il crescere della componente contributiva nel pacchetto previdenziale di ciascuna lo è sempre meno. Quindi, essendo comunque una scelta volontaria, coerente con la nostra idea di flessibilità in uscita, alle condizioni che si potranno individuare perché non lasciarla come possibilità per tutte le donne?

Riforma pensioni 2021: sufficiente opzione donna o serve altro?

Pensioni per tutti: Quindi è questa la vostra proposta previdenziale per le donne?

Roberto Ghiselli: “No, questa se vogliamo è un corollario, che riguarda una stretta minoranza di donne. Noi invece pensiamo ad una risposta più ampia, che valga ad esempio anche per tutte quelle donne che non arriveranno mai ad avere 35 anni di contributi, tanto meno 41, e che attualmente sono condannate ad aspettare 67 anni, e molto spesso anche 70, per poter andare in pensione. Voglio ricordare che gli anni medi di contributi versati dalle donne sono 28, perché le donne hanno carriere lavorative più discontinue e povere“.

Pensionipertutti: Quindi il problema sta nel mercato del lavoro?

Roberto Ghiselli: “In parte si, perché relega le donne ad attività più deboli, pensiamo ad esempio ai part time che sono soprattutto donne, ma anche nella nostra organizzazione sociale, pensiamo al lavoro di cura che altrettanto grava soprattutto sulle donne. Sono condizioni che dobbiamo cambiare per affermare una vera uguaglianza ma intanto è così, e occorre riconoscere questi svantaggi. Ecco perché l’altra importante richiesta che facciamo è il riconoscimento del lavoro delle donne e di cura prestato in ambito familiare. Per ogni figlio, o per ogni anno di assenza dal lavoro per accudire un familiare, si deve avere, a scelta della persona, o un anticipo della pensione o un valore più alto della stessa. Anche le politiche previdenziali vanno viste sempre più in un’ottica di genere, perché fare regole uguali fra diversi non è uguaglianza ma discriminazione

Ringraziamo moltissimo il segretario confederale della Cgil per essersi prestato a tale intervista ed invitiamo Domenico Proietti (Uil) e Igazio Gnaga (Cisl) a dirci se possibile la loro, anche solo attraverso una dichiarazione, circa la proroga dell’opzione donna. Giusta e sufficiente la decisione del Governo di procedere con la pratica del ‘di anno in anno’ o doverosa l’apertura da parte dell’esecutivo a forme di flessibilità più ‘strutturali’ che permettano alle lavoratrici oltre alla libera scelta anche una programmazione della propria vita pensionistica più serena?

Ricordiamo a chiunque volesse riprendere anche solo parte dell’intervista che, trattandosi di esclusiva, é tenuto a citare la fonte.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

8 pensieri riguardo “Riforma pensioni 2021, ultime news: intervista esclusiva a Ghiselli

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    12 Novembre 2020 in 11:03
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    Sono nata a dicembre del 1961. Lavoro da dicembre 1980, quindi praticamente 40 anni. Ma la possibilità migliore di pensione per me resta sempre la pensione anticipata della Fornero. Quota 100 ha mandato in pensione persone con meno anni di contribuzione. Opzione donna è molto penalizzante. Onestamente dopo aver lavorato e versato contributi tutti questi anni, una decurtazione del 30% mi sembra veramente una ladrata. Dopo aver abolito i 35 anni di contributi minimi, ed averli sostituiti con 40, speravo non ci fossero ulteriori penalizzazioni. Ma non c’è mai fine al peggio. Temo veramente che, ad un passo dalla pensione, possa esserci qualche altra fregatura. Non avrei mai pensato di ritrovarmi a sperare che non aboliscano la legge Fornero!

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    27 Ottobre 2020 in 10:00
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    Ci risiamo anche oggi 27 ottobre 2020 con il terrorismo sulle pensioni..
    Noto quotidiano riporta:
    “Il rapporto tra spesa pensionistica e Pil raggiungerà il record del 17,1 per cento a fine 2020, parliamo di 300 miliardi, colpa anche di quota 100 — e resterà intorno al 16 per cento per gli anni successivi. Nell’Eurozona è oggi mediamente al 13 per cento”
    QUANTO OCCORRE AFFINCHE’ SI DICA LA VERITA’ CHE QUEL 17,1 E’ FALSO !! Non lo dico io ma le ricerche , gli studi e i dati che ormai si trovano in rete senza problemi.
    Ma perchè ci prendete per il naso in quel modo con dati che dovrebbero essere riferiti effettivamente alla somma destinata alle pensioni e invece per far vedere una cosa magari COMODA per poi fare alcune scelte, si mette nel calderone del 17,1 anche tutta la cifra , enorme, destinata alla cassa integrazione che con le pensioni non centra nulla?
    E per insistere si fanno i riferimenti anche con gli altri Stati europei che hanno un valore minore a 17,1 ma guarda caso in quei loro valori c’è solo il costo degli assegni pensionistici.

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      27 Ottobre 2020 in 15:30
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      Giustissimo Ale, aggiungerei che il rapporto del 17,1% è aumentato non tanto per l’aumento della spesa pensionistica ma soprattutto per il crollo del PIL per effetto del covid. Questo andrebbe sempre segnalato se si vuole dare un’informazione completa.
      I dati vanno letti e interpretati con attenzione e se sono divulgati in modo strumentale si offendono i principi di un’informazione corretta e libera.

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    27 Ottobre 2020 in 9:06
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    La fornero pian pianino ha fatto sparire una categoria molto importante per la societá i (nonni) essi erano un ottimo ammortizzatore economico sociale oggi non potranno esserlo più andare in pensione a 67 anni e più avranno nipoti già grandi oltretutto acciaccati per cui ci dovrá pensare lo stato.

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    27 Ottobre 2020 in 8:42
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    Si succedono i governi ma la la fornero è ancora la ecco perché gli stessi non dureranno per molto.

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    26 Ottobre 2020 in 17:11
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    Resto del parere che vada abrogata la legge fatta nel 2011 perchè nefasta e criminale

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    26 Ottobre 2020 in 15:07
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    Condivido il pensiero di Ghiselli quando dice che “le politiche previdenziali vanno viste sempre più in un’ottica di genere, perché fare regole uguali fra diversi non è uguaglianza ma discriminazione” ma questo deve valere per tutti.
    Il calcolo dell’aspettativa di vita fatto con la “media del pollo” non può valere anche per i lavoratori che nel corso della vita lavorativa hanno subito gravi malattie.
    Con l’intento di allargare l’accesso all’APE sociale, evitando discriminazioni, i sindacati hanno chiesto al governo di allargare, la categoria dei “lavoratori fragili”, ai malati immunodepressi, riceventi o in attesa di trapianto, diabetici, cardiopatici, pazienti in dialisi . La lista andrà sicuramente integrata da altri casi oltre a questi che credo siano stati indicati come esempi.
    È evidente che l’aspettativa di vita di questi soggetti non può essere calcolata come quella di individui sani e come purtroppo è stato fatto nella legge Fornero. Aggiungerei anche questo tra i gravi errori commessi nella stesura di questa legge.
    Giustissimo parlare di opzione donna, categoria troppo spesso penalizzata, ma non va trascurato il problema di chi ha una salute fragile, credo che sia un aspetto che meriti più attenzione.
    Purtroppo non sono molto ottimista, viviamo nella società dei selfie dove la performance fisica deve ricoprire tutto come fa un bellissimo tappeto con un pavimento vecchio e consumato.

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