Riforma Pensioni 2021 ultime oggi 15 luglio: aumento minime e divario di genere

Le ultime notizie di oggi 15 luglio 2021 in merito al tema delle pensioni riguardano due argomenti in particolare: prima parleremo della differenza di genere e delle disuguaglianze che stando all’ultimo rapporto INPS sono stata ulteriormente amplificate dal Covid-19. A pagare il prezzo più alto in materia previdenziale, potrebbero essere ancora una volta le donne ed i giovani. Infine arriva un nuovo appello al Governo per l’aumento delle pensioni minime da parte dell’ Anp-Cia e le richieste per la nuova riforma delle pensioni.

Ultime notizie Riforma Pensioni oggi 15 luglio 2021, Saraceno su disparità di genere

La sociologa e filosofa Chiara Saraceno in un articolo sulla Stampa evidenzia come i dati dell’ultimo rapporto annuale dell’Istat e dell’ INPS offrano “una fotografia dettagliata dell’impatto differenziato e in certi casi disegualizzante della crisi pandemica sulla condizione socioeconomica di individui e famiglie collocati diversamente nella stratificazione sociale e nei diversi settori occupazionali”. In particolare i più penalizzati sembrano essere i giovani e le donne che secondo Saraceno: “faranno fatica ad accumulare una storia contributiva sufficiente a garantire loro una vecchiaia decente dal punto di vista economico, se non verranno introdotti correttivi”

“Allo stesso tempo è probabile che aumenti ulteriormente il divario di genere nel reddito da pensione, peggiorando una tendenza in atto già da otto anni. Dal 2012 al 2020 il differenziale è passato da circa 400 a 550 euro mensili per le pensioni di anzianità e da circa 200 a 250 euro per quelle di vecchiaia“. Saraceno continua poi lanciando l’allarme sulla disparità di genere anche nell’utilizzo di due strumenti di favore che consentono l’anticipo pensionistico: “Mentre Quota 100 è stata utilizzata per la stragrande maggioranza da uomini con redditi medioalti, Opzione donna è stata utilizzata in prevalenza da donne a reddito basso, quando non già uscite di fatto dal mercato del lavoro”.

Aumento Pensioni minime 2021, appello al Governo da Anp-CIA

In una nota stampa, l’Associazione pensionati di Cia-Agricoltori Italiani ha chiesto nuove misure al Governo per l’aumento delle pensioni minime invitando in Governo a  “programmare una ripartenza puntando sulla riforma previdenziale e fiscale in campo pensionistico, oltre che su una decisiva revisione dei servizi socioassistenziali”. “Aumentare subito le pensioni minime, estendere la quattordicesima, tutelare le pensioni dalla perdita del potere d’acquisto, ridurre la tassazione e riconoscere l’Ape sociale agli agricoltori, consentendo loro di andare in pensione senza penalizzazioni”. Queste le richieste urgenti di Anp-Cia che guarda anche al mondo dei giovani, “chiedendo l’istituzione di una pensione base di garanzia per loro. Mentre occorre anche riformare l’“Opzione donna”, evitando le assurde penalizzazioni presenti nell’attuale sistema“.

Il Presidente nazionale Alessandro Del Carlo ha spiegato: “Continueremo a informare e mobilitarci finché ce ne sarà bisogno. Abbiamo la responsabilità di tenere accesi i riflettori sull’ingiustizia sociale che colpisce milioni di pensionati ridotti alla soglia della povertà. Sostenuti troppo spesso solo da retorica, mai da interventi concreti a loro tutela. La nuova legge di Bilancio ci troverà agguerriti su questo fronte come lo siamo da anni. Porteremo proposte concrete sul tavolo delle Commissioni governative chiamate a preparare la riforma previdenziale e fiscale in campo pensionistico. Il Paese che Vogliamo deve coniugare sviluppo economico a equilibrio territoriale e giustizia sociale”.

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7 commenti su “Riforma Pensioni 2021 ultime oggi 15 luglio: aumento minime e divario di genere

  1. La pensione minima e da fame dopo una vita di lavoro ; sono più fortunati cuei parassiti che non anno mai lavorato grazie ai politici e quel buffone di Grillo e il suo movimento.

  2. Ma vi sembra normale metto due nomi simbolici Giorgio e Paolo sono entrati nel mondo del lavoro lo stesso giorno Giorgio è nato il 31 dicembre del 1959 e può andare in pensione con quota 100 Paolo è nato il primo gennaio del 1960 e pur avendo gli stessi anni di servizio Paolo per 24 ore non può accedere a quota 100 ditemi se è una cosa equa🙄🤔
    e ce ne sono molti in questa situazione tra i quali il sottoscritto!!

  3. Condivido quanto detto dalla dottoressa Saraceno e quindi iniziamo a introdurre dei correttivi alle
    pensioni delle donne in quanto “fanno fatica ad accumulare una storia contributiva sufficiente a garantire loro una vecchiaia decente dal punto di vista economico”. Quindi almeno per loro, soprattutto se già
    disoccupate, è necessario andare in pensione a 63 anni anche con il minimo di 20 anni di contributi.

    1. BRAVISSIMO !!! SPERIAMO CHE I SINDACATI ED I POLITICI PROMUOVINO LA PROPOSTA DI FARCI
      ANDARE IN PENSIONE A 63 ANNI ANCHE CON IL MINIMO DEI CONTRIBUTI. SONO DISOCCUPATA NON TROVERO’ PIU’ UN LAVORO E NON POSSO ASPETTARE 67 ANNI.

    2. Ciao! mi chiamo pietro lavoro a Brera all’accademia delle belle Arti Milano, voi tutti sapete che, la figlia dalla ex Ministro Fornero a, mandato in pensione sua figlia a 35anni? CHE VERGOGNA

  4. Dall’articolo si nota quanto complessa possa essere la situazione e le sue diversità.
    Aumentare le pensioni minime, annullare le disparità uomo donna, quelle dei giovani ecc. ecc.?
    Alcuni mesi fa qualcuno proponeva di portare a 1.000 euro le pensioni minime (quelle attuali potrebbero corrispondere a versamenti contributivi di 20/22 anni da reddito da lavoro medio basso?).
    Portando le minime a 1.000 Euro non tassabile, sarebbe più o meno equiparabile a un assegno medio percepito da una Opzione Donna dopo 35 anni di versamenti (domando questi ultimi andrebbero, per equità, aumentati?).
    Io credo che più si continua sulla falsa strada di proporre l’alzare i bassi assegni e contemporaneamente si riducono i medio bassi attesi attraverso le riforme pensionistiche attuate e future, più la gente contesterà le decisioni (come lo è stato di recente il caso di quota 100).
    Se si esce dal seminato che: la pensione va calcolata in base ai contributi reali versati e degli anni da cui la si percepisce, più si creano situazioni conflittuali.
    Allora dico non a livello Italiano ma Europeo ammesso che l’Europa esista.
    Niente dumping salariali, niente dumping impositivo, niente differenziazioni uomo donna (o di genere) nelle retribuzioni ecc. ecc.
    Ma perché dunque non pensare, in prospettiva, a un Reddito europeo di…….dalla nascita e per la durata dell’intera vita (chiamatelo come più vi aggrada, anche Helicopter Money permanente da distribuire a tutti) e poi il reddito da lavoro e da pensione sarà giusto ma limitato anche attraverso le tasse se troppo alto, dimensionato in base a quanto si fa, si farà o si è fatto nella vita.

    1. Sono un dipendente poste e non ho aderito alla proposta dell’azienda con un incentivo all’esodo. Ho chiesto di aderire al fondo di solidarietà di poste. La risposta è stata negativa. Può l’azienda negarmi di aderire al fondo?

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