Riforma pensioni 2021, ultime oggi: ritirarsi dopo 40/41 anni é un diritto

Le ultime notizie sulla riforma pensioni 2021 giungono dai nostri sempre attenti lettori che in questi giorni ci stanno rilasciando molti commenti sperando che la legge di bilancio 2021 possa portare ad un cambiamento effettivo in campo previdenziale. La Quota 100 sta volgendo al termine, la misura nata come sperimentale decadrà il 31/12/2021, ma le uniche misure che sembrano essere certe sono la conferma della proroga dell’ape sociale e dell’opzione donna per il prossimo anno, ai lavoratori non basta e chiedono in primis di sanare il dramma degli ultimi esodati rimasti esclusi dall’ottava salvaguardia, poi di puntare alla valorizzazione anche ai fini previdenziali dei lavori di cura, e di permettere a chi ha 40/41 anni di contributi versati di poter accedere alla quiescenza indipendentemente dall’età anagrafica.

Riforma pensioni 2021: conta l’età o i contributi?

Insomma, dicono all’unisono i precoci e non solo, vada per la differenziazione dei lavori gravosi che dovrebbe concedere maggiore equità specie per le categorie più fragili, ma dopo 40/41 anni di lavoro andare in pensione deve essere un diritto, ed é sacrosanto che venga concessa la libertà di scelta al lavoratore che potrà optare a seconda delle proprie forze sul rimanere oppure ritirarsi, a dispetto della ‘giovane’ età anagrafica.

In fin dei conti, sostengono fermamente quanti hanno lasciato un commento, sono gli anni di contributi a determinare la pensione e non l’età, e, aggiungono, lo sanno bene i giovani, che se continueranno a restare disoccupati non potranno nemmeno godere della pensione, non potendo accumulare i requisiti minimi per andarci. Eccovi una carrellata di testimonianze ove pare chiaro l’invito al Governo a pensare ad una riforma pensioni che lasci spazio alle nuove generazioni.

Riforma pensioni 2021, i lavoratori: 40 anni di contributi devono essere più che sufficienti

Roberto, ricordando che non sarà facile decidere cosa andrà inserito nella definizione di ‘usurante’ precisa che dopo 41 anni tutti i mestieri divengono gravosi: “Io sono carpentiere in ferro ed ho ben 41 di contributi versati, ho sempre lavorato in fabbrica e penso di aver diritto, ora, di andare in pensione, credo, inoltre, di aver svolto un lavoro piuttosto usurante”.

Moreno, indignandosi tra le righe per la quota 100, che ritiene ingiusta nei paletti imposti, osserva: “Praticamente la copertura finanziaria per chi va in pensione con meno contributi è garantita da chi ha iniziato a lavorare ancora minorenne pensando che i contributi che gli venivano decurtati in busta paga servissero per garantigli un futuro pensionistico. L’errore grosso l’abbiamo fatto quando ci hanno cambiato le carte in tavola e dai 35 “concordati” all’inizio sono passati a 40. Adesso siamo quasi li, ci girano la frittata contando l’età e non i contributi, quindi doppiamente truffati i lavoratori precoci

Nero, parla di diritti sacrosanti che non possono essere ignorati, 40 anni di contributi versati sono una vita di lavoro, dovrà pur contare qualcosa, fa intendere addolorato, specie per chi oggi é purtroppo disoccupato e con ‘le mani legate’ non potendo accedere alla quiescenza essendo under 62: “Tanto per essere chiari chi ha oltre 40 anni di contributi deve avere il diritto di andare in pensione quanto vuole ,per noi ultrasessantenni che siamo rimasti senza lavoro trovo assurdo che non ci sia neppure la possibilità di pagarsi i contributi mancanti per il raggiungimento di quota 100, io ho lavorato agli inizi degli anni 80 per circa tre anni senza contributi ,l’azienda purtroppo non esiste più non ho carte da produrre, l’inps, qui vi riposrto la mia personale esperienza, non accetta forme di riscatto contributi in un’unica soluzione ,morale devo sopravvivere fino ai 67 e passa anni senza poter contare sull’assegno pensionistico“.

Carmelo, dalla sua fa eco sul fatto che 41 anni siano già molti e che l’usura non sia solo inerente al mestiere, ma alle condizioni di lavoro e al luogo in cui esso si trova, perché anche il raggiungere un posto distante alla lunga diviene faticoso, si tratta di un usura mentale, non solo fisica: “Perchè 41 anni sono pure troppi, bisogna anche pensare ai pendolari che ogni giorno viaggiano e rischiano la propria vita sulle strade , io a marzo farò 41 anni di servizio con tre o quattro anni di lavoro precoce e mi faccio 100 km al giorno e tutto questo, ditemi voi, non è stressante??”

Mauro, aggiunge:” Concordo con quota 41 per tutti, mi sembra quella più equa. E’ vero che quelli che hanno iniziato a lavorare più tardi, perchè prima hanno studiato, dovranno andare in pensione magari a 63-64 anni ma daltronde quando studiavano non hanno versato neanche i contributi. Trovo profondamente ingiusto che uno che ha 62 anni e 38 di contributi possa andare in pensione mentre uno che ha 61 anni e 41 di contributi non possa andare. QUINDI 41 ANNI DI CONTRIBUTI PER TUTTI

Roberto, sempre contro quota 100, dice: “è talmente una cosa assurda che uno che ha 62 anni e 38 di contributi possa andare in pensione mentre uno che ha 60 anni e 41 di contributi non possa andarci da lasciarmi basito ogni volta che ci penso; considerate che io ho 61 anni e quasi 42 anni di “bollini” versati”.

Giovanni, sintetizza il parere di molti che non pensano solo alla loro quiescenza, ma a lasciare il posto alle nuove leve: “Penso che siamo tutti d’accordo che dopo 41 anni di lavoro ci si merita il giusto riposo. Largo alle nuove generazioni che grazie appunto alla nostra uscita ,
Potranno farsi la loro vita. Purtroppo i nostri politici sanno che é questa la cosa più logica, ma fanno orecchio da mercante”. Giovanni non é il solo a pensare al futuro dei giovani in attesa di poter far ingresso nel mondo del lavoro, ostacolati, manco a dirlo, proprio da quanti avrebbero ampiamente accumulato contributi per poter godersi il meritato riposo previdenziale.

Riforma pensioni 2021, giovani al lavoro ed anziani, dopo 41 anni, in pensione

Antonio, sconcertato dal fatto che si pensi ad una pensione di garanzia per le giovani generazioni invece di offrire loro opportunità lavorative, dice: “Doloroso, per chi oggi ha superato i 60 e ha oltre 41 anni di contributi versati, è prendere coscienza di essere stato schiavizzato da un sistema che ieri ha permesso di ritirarsi dal lavoro con 16-25-35 anni di contributi, dove si applicava un sistema di ricalcolo che attualmente ci possiamo solo sognare (che chiama diritti acquisiti) e che oggi, grazie ai politici a caccia di consensi, invece di pensare a 41 per tutti, ipotizza una pensione di garanzia per la generazione futura, che di futuro credo proprio non ne abbia più!

Enrico, dalla sua fa una proposta per permettere il turnover generazionale: “Il meccanismo da incentivare al raggiungimento dei 60 anni è l’agevolazione e l’interesse del datore di lavoro ad assumere un giovane al posto dell’anziano altrimenti la combinazione dei vari numeri o quote scontentera sempre qualcuno, ma soprattutto non si avrà il ricambio generazionale e di conseguenza la tenuta futura dei conti (rapporto persone che lavorano e persone in pensione).

Francesco, aggiunge, facendo notare come i giovani entrando nel mercato del lavoro più tardi non raggiungeranno mai molti anni contirbutivi, specie se non si punterà sul ricambio generazionale nel mondo del lavoro, via un ‘anziano’ a 60/61 anni e dentro un giovane: “Non mi sembra giusto penalizzare chi ha studiato per prendersi un diploma ed è entrato nel mondo del lavoro a 20 , 21 o 22 anni e ha fatto il militare. Il problema é un altro. Intanto devono dar seguito a quello che scrivono nei contratti di lavoro cambio , patto generazionale oppure sono solo chiacchiere ? In ogni caso 38 o 39 o 41 anni di contributi uno deve avere la possibilità di scegliere se vuole restare nel mondo del lavoro o godersi la pensione . Inoltre, credo che i 60 o 61 anni come paletto per chi vuole andare in pensione siano più che sufficienti poi la quescienza verrà per l’appunto liquidata, sempre più, a seconda dei contributi che uno ha versato. Non dobbiamo dimenticare le nuove generazioni che non sono così fortunati come noi, in quanto, se va bene, iniziano a lavorare e a versare i contributi non prima dei 30 anni. Stiamo bruciando la generazione degli attuali ventenni e fra poco i trentenni senza che abbiamo la possibilità di farsi un futuro”

Anna, dalla sua conclude con alcune riflessioni per punti:

  • dopo i 60 anni tutti i lavori sono gravosi, i ritmi attuali sono più pressanti che in precedenza
  • non è pensabile far pagare le crisi economiche a chi deve ancora andare in pensione, ignorando tutti i diritti “acquisiti” in precedenza
  • rivedere TUTTE le pensioni/bonus/vitalizi ecc. oltre una certa soglia, non suffragate da contributi versati
  • rivedere il calcolo delle pensioni per i giovani che non possono arrivare a fine carriera con il massimo dei contributi versati e ritrovarsi con il 40-50% dello stipendio.

Infine chiude con una domanda che torna a mettere in campo la tenuta del sistema pensionistico attuale: “Qualcuno pensa a come faranno, fra una decina d’anni o anche meno, pochi giovani a mantenere tanti pensionati? si vieterà di andare in pensione?”.

Voi cosa ne pensate delle considerazioni dei nostri lettori, concordate sul fatto che dopo 40/41 anni di contributi andare in pensione sia un diritto oltreché una scelta? Ritenete sia giunto il momento di puntare sul turnover generazionale permettendo agli anziani o a chi ha versato molti anni di contributi di poter accedere alla quiescenza lasciando il proprio posto ad un giovane, o é doveroso per la tenuta dei conti che siano fissati paletti rigidi, anche anagrafici, seppur impopolari? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

20 pensieri riguardo “Riforma pensioni 2021, ultime oggi: ritirarsi dopo 40/41 anni é un diritto

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    6 Dicembre 2020 in 12:30
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    Dopo 40/41 anni di lavoro è un diritto andare in pensione, ma è anche un diritto poter versare volontariamente i contributi mancanti prima del 1996, come avviene con le legge “Pace contributiva” per i lavoratori assunti dopo il 1996 e aggiungere i contributi mancanti per arrivare a 40/41 anni.

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    27 Novembre 2020 in 14:05
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    Ancora a parlare di lavori usuranti….ha ragione chi scrive che a 60 siamo cotti ed abbiamo diritto di starcene a casa a fare i nonni. Chi ha più di 60 e vuol rimanere buon per lui, è una sua scelta. Ragioniamo piuttosto su una penalità mi sembra più percorribile ma togliere un diritto quando siamo pieni di gente ha fatto più pensione che lavoro è tutto dire! ahh! diritti acquisiti, guai a toccarli non è costituzionale, ma anche l’iniquità non è costituzionale, e allora?
    E allora si chi chiama contributo di solidarietà per tutti quelli che percepiscono pensioni superiori ai contributi versati……….non mi sembra una cattiveria, ma solo giustizia!

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    26 Novembre 2020 in 17:35
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    buonasera, oltre a quanto sopra che ritengo giusto, vorrei rimarcare quanto già detto in precedenza, a noi 60enni non ci viene riconosciuto neanche un sacrosanto diritto di coprire buchi contributivi antecedenti il 1996, ma vi sembra normale????- personalmente vorrei farlo ma non si può!!!! – però si possono dare soldi delle nostre tasse a tutti i furbi di turno non ultimi quelli che chiudono la partiva iva per prendersi il reddito di cittadinanza e continuare bellamente a lavorare in nero caz..!!!! a forza di non protestare mai, pecore che non siamo altro, si sono talmente stratificati i problemi negli anni che adesso è impossibile smontare la montagna di ingiustizie che pervadono come un cancro un sistema malato, siamo in sostanza una montagna putrida di gente che blatera e basta!!!!! servono STATISTI e non miseri politicanti e loro baciapile di turno. – DOBBIAMO SMETTERE DI CONTRIBUIRE ECONOMICAMENTE PER CHI NON CONTRIBUISCE !!!!!-

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      28 Novembre 2020 in 20:30
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      Buona sera.
      sono un’ insegnante di scuola primaria arrivata alla soglia dei 61 anni e che oramai sente tutta la stanchezza di un lavoro che ti consuma fisicamente: corde vocali andate, abbassamento precoce dell’ udito, e psichicamente perché si sta in continua tensione nei riguardi sia dei bambini ( sempre più maleducati, indisciplinati, refrattari nei confronti di ogni minima regola del vivere civile) , sia dei genitori sempre più protettivi nei confronti dei propri figli ai quali gli viene data a spada tratta, ragione.
      E poi dove le mettiamo le nuove tecnologie alle quali arrivati a questa età diventa difficile poter stare dietro e quindi l’ umiliazione di non esserne all’ altezza anche nei riguardi dei bambini molto più pronti in questo campo. L’ Europa sta dicendo all’ Italia che ha troppi insegnanti anziani, ma i nostri governi che fanno? Nulla e si continua a tenere migliaia e migliaia di insegnanti nel precariato.
      Io se non riesco ad andarmene con l’ opzione donna, che oltretutto mi costerebbe perché andrei a prendere una miseria di pensione, dovrò restare a lavorare fino quasi alla soglia dei 70 anni che per un lavoro come quello della scuola è veramente assurdo! Ci stessa la signora Fornero a lavorare fino a 70 anni che in queste condizioni allora si che piangerebbe lacrime amare!!!

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    26 Novembre 2020 in 14:29
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    Oltre al lavoro ci sono persone che dovevano accudire malati anche gravi ,genitori anziani ,figli ecc .E’ dovere morale dare un poco di sollievo dopo 40anni.

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    26 Novembre 2020 in 11:58
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    La quota 100 è stata fatta per accontentare i grillini che facevano il reddito di cittadinanza. Altra porcata.. quota 100 doveva essere età contributi faceva 100 invece è stato messo il paletto dell’età perché i conti non tornavano .. ma bastava dividere assistenza da previdenza e conti tornavano .. chiedetevi il perché non lo fanno , risulterebbe che per i pensionati inps e in attivo con i contributi versati e per le pensioni problemi non c’è ne sarebbero ..

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    26 Novembre 2020 in 10:18
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    Ho letto attentamente quel che riportano i vostri lettori e mi associo…. sono un 61enne con 41,5 anni di contributi regolarmente versati…. la cosa che più mi amareggia (per non dire che mi fa incazz…) è che i nostri politici ci stanno facendo capire che ora il limite, non sono più i contributi versati, ma l’età minima… se poi con la prossima riforma applicheranno le penalizzazioni in percentuale per gli anticipi, ci sarà un vero e proprio furto di stato nei nostri confronti. Senza rivedere i “diritti acquisiti” di chi ha pensioni con 15/20/35 anni di contributi e con metodo retributivo… i nostri “diritti acquisiti cambiano di legislatura in legislatura (ricordo che con quota 100 la gente va ancora in pensione con 38 anni di contributi !!!! senza penalizzazioni). Chiedo a lor signori, che parlano tanto di adeguamento europeo del nostro sistema pensionistico, ma con quanti anni di contributi versati si va in pensione in Europa??? Io l’ho guardato, tutti ben se ne guardano di renderlo pubblico, parlando solo di età minima di accesso, ma sicuramente con 38/40 anni ci vanno…. e noi dobbiamo attendere 43 anni e un mese!!!

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    26 Novembre 2020 in 9:03
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    Un’altra grossissima ingiustizia, che denota il poco interesse che accomuna associazioni di categorie e politica, viene palesata dalla selezione decisa per definire le categorie di lavori usuranti, dove gli invalidi civili vengono riconosciuti tali solo in base al punteggio (74% che si sa, geograficamente non ha lo stesso metro di misura) e non viene considerando invece lo stato di hendicap che queste limitazioni comportano. Per fare un esempio giudico vergognoso che di quota 41 possa usufruire chi ha lavorato di notte per gli ultimi anni della sua carriera, mentre chi lo ha fatto per 35 anni da invalido, a cui è stato riconosciuto lo stato di handicap in base alla legge 104, non venga minimamente considerato.

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    26 Novembre 2020 in 2:51
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    Trovo giusto che raggiunti i 40/41 anni di contributi versati una persona possa avere il diritto di andare in pensione indipendentemente dall’età, sono più che guadagnati. Io ho iniziato a lavorare a 15 anni, ai miei tempi i contributi non venivano regolarmente versati, comunque io prima dei tanto nominati 19 anni avevo maturato 1 anno e mezzo di contributi versati , e poi ho fatto i restanti anni tanto da arrivare a 41, ho subito un intervento invalidante, dopo anni di sofferenza perché ero troppo giovane per un intervento di protesi totale, si nel frattempo come un gatto che si morde la coda sono sort altri problemi a schiena altra gamba e di conseguenza piede sul quale mi appoggiavo di più, mi è stata riconosciuta un invalidità al 70% ma tutto questo non basta con un invalidità non indifferente e 41 anni compiuti di contributi e 61 di età non posso andare in pensione. CHIEDO A VOCE ALTA “MA VI SEMBRA GIUSTO” ? Hanno ragione tutti i lavoratori che hanno scritto prima di me e la maggior parte se non erro mi sembravano maschi, io sono donna ho sempre lavorato sono madre di due figlie a loro volta mamme, per cui sono nonna di 4 magnifici nipoti, ho curato mia madre fino alla fine e poi mio fratello e non ho mai chiesto legge 104 ho sempre fatto tutto da sola con l’aiuto di mio marito, non ho pesato su nessuno. Mi sono acquisita questo diritto ?
    Chiedo a voi che leggete prima di pubblicare aiutatemi a far conoscere questa realtà che penso non sarà solo mia ma di molte altre persone, non voglio pubblicità per me solo che si sappia anche in alto che ci sono anche queste realtà e non possono e non debbono essere sottovalutate o addirittura schifate. Scusatemi per lo sfogo e grazie per avermi letto.
    Confido in voi .

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      26 Novembre 2020 in 19:05
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      Mi sembra strana la tua descrizione della situazione. Se veramente hai un anno di contributi versati, anche non continuativi, prima del compimento del 19^ anno sei una lavoratrice precoce e puoi andare in pensione a 60 anni con 35 di contributi.
      Sicura di esserti rivolta ad un patronato serio?

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    25 Novembre 2020 in 17:40
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    Buonasera ,e un Diritto Sacrosanto dopo 41 anni di lavoro ritirarsi da qualsiasi lavoro si faccia…

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      26 Novembre 2020 in 18:57
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      siamo tutti d’accordo che passare dai 35 ai 43 anni sia stato un pesante attacco ai nostri diritti. Noi italiani siamo stati troppo seduti di fronte a questi attacchi alla nostra libertà. Ora dovremmo lottare insieme ai sindacati per ottenere almeno la restituzione di una parte di quanto ci hanno ingiustamente sottratto . 41 anni di contributi è il massimo che possiamo fare e il minimo che potrebbero accordarci !

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    25 Novembre 2020 in 16:01
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    Separare la previdenza dall’assistenza. Dopo 40/41 anni di lavoro e’ un diritto andare in pensione, senza ma e senza se. È inumano fare pagare gli errori del passato alle persone che hanno lavorato una vita perché i conti non tornano!! Anche se non si è svolto un lavoro usurante, si è stanchi mentalmente. Facciamo spazio ai giovani

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    25 Novembre 2020 in 15:57
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    Io vorrei commentare la domanda finale di Anna: – “Qualcuno pensa a come faranno, fra una decina d’anni o anche meno, pochi giovani a mantenere tanti pensionati? si vieterà di andare in pensione?”
    La vostra lettrice secondo me si è fatta abbindolare dalle dichiarazioni di Fornero e compagnia, fatte perlopiù in televisione a scopo di odiens (e di compensi). Infatti il ritornello di questi signori è il grido di allarme sul rapporto giovani/anziani che fra poche decine di anni sarebbe insostenibile.
    A parte il fatto che la pandemia Covid ha sparigliato le carte non poco depennando migliaia di pensionati dall’elenco dei percettori, in ogni caso il rapporto attuale (22 milioni di lavoratori / 17 milioni di pensionati) rimarrà sostanzialmente stabile in futuro, anche perché l’aspettativa di vita non è vero che cresca come vogliono far credere e in ogni caso l’importo dell’assegno pensionistico è in calo per effetto del calcolo contributivo che diventerà prevalente a breve.
    Ci sarebbe poi da considerare la sbandierata certezza (da parte di certune forze politiche) che le nostre pensioni future verranno pagate dai migranti, per cui perché preoccuparsi? Tanto di migranti ne arriveranno a non finire!

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    25 Novembre 2020 in 15:16
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    Buon giorno sono Andrea di Livorno . Premetto che io ho solo 39 anni di contributi svolti tutti in un officina di mezzi pesanti. Vorrei però invitare qualche giornata chi si occupa di stabilire quali sono e no i lavori usuranti. Magari porgendogli un paio di guanti e che mi affiaccanse per qualche giorno nel mio lavoro. Forse riguarderebbe la classificazione di lavori usuranti. Ne sono certo
    Scusate l’intrusione e grazie

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    • Erica Venditti
      26 Novembre 2020 in 10:58
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      Grazie a lei Andrea per la testimonianza, nessun intrusione é il benvenuto 🙂

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    25 Novembre 2020 in 14:57
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    La quota 100 è stata uno sfregio alla dignità, uno spregio all’equità, un’offesa al buonsenso. Permettere la scelta a chi ha raggiunto la quota 100 e non permetterla a chi aveva già raggiunto quota 103 è e rimarrà una vergogna politica incancellabile. Sono stati spesi miliardi per creare una norma iniqua con la falsità che lo Stato e l’INPS in particolare avrebbe risparmiato. E’ vero che chi ha aderito a quota 100, in base ai minori contributi versati, avrà un reddito pensionistico inferiore, ma è altrettanto vero che chi ha dovuto e deve ancora sottostare alla legge Fornero dovrà raggiungere i 43,1 di contributi e quindi in sostanza prenderà una pensione massima. Quindi quello che si risparmia da una parte esce dall’altra. La scusa che avendo già superato i 62 anni potranno di conseguenza godersela meno è aleatoria. Sappiamo tutti quando nasciamo ma non sappiamo quando moriamo. E comunque c’è chi sta andando in pensione con la stessa età dei quota 100 (62 ) ma con i contributi massimi della Fornero (43,1 ). Ben 5 anni di lavoro in più e nessuna possibilità di scelta.
    Hanno voglia, chi ha usufruito della quota 100, di dire che ora sarebbe giusto fare la 41 per tutti !!!
    La verità è che una quota 100 così come è stata formulata non doveva nemmeno nascere o perlomeno venire sicuramente dopo, non prima. Se c’erano pochi soldi da spendere, erano comunque da spendere per cose eque per tutti e non per cose inique per pochi fortunati.
    E adesso, con questa crisi sanitaria e con il danno economico che ha portato, come si può pensare di risanare il danno portato da una scelta scellerata ? Indovinate chi sono quelli che approvano la quota 100 ?

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      26 Novembre 2020 in 16:40
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      C’è solo una coorte che può vantare quota 103 con meno di 62 anni e cioè chi ha 61 anni e ha cominciato a lavorare a 19 anni.
      Già chi ha cominciato a 18 anni a 60 può andare come precoce.
      Quindi si vuole fare una polemica generale su un limitato numero di persone. Sono d’accordo che queste si sono incazzate (lo sarei stato anch’io) per aver mancato quota 100 di un soffio, tuttavia non si può parlare di fallimento totale di Q100, sia perché le risultanze finanziarie indicano ben altro e sia perché ha comunque permesso un ricambio generazionale limitato ma fino a quel momento isperato da parte di molti giovani (circa 200.000 se quello che si legge sui giornali è vero).
      Quota 100 è imperfetta. Vero, ma se avessero lasciato lavorare con più tranquillità il precedente governo, probabilmente avremo a partire dal 2022 una più equa quota 41.

      Non vorrei rigirare il coltello nella piaga ma ricordo che l’opposizione di allora (spalleggiata dall’Europa e con l’eminenza grigia nella figura del capo dello Stato) andava stracciandosi le vesti per un presunto sforamento del rapporto deficit/pil al 2,03%. Adesso con l’ultimo assestamento di bilancio che si andrà ad approvare arriviamo a un bel 7%!
      Certo, mica colpa di chi governa, colpa del Covid… E te pareva che non si trovasse una valida scusa…

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        26 Novembre 2020 in 21:02
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        Gentile Salvatore (primo), se non ricordo male, Lei è uno dei fruitori della quota 100, magari con più dei 62 anni e magari anche con più dei 38 di contributi, ma sempre fruitore, a differenza di chi con la stessa sua quota non ha potuto scegliere. Vedo che anche Lei finalmente ammette che è stata fatta una norma per un “numero limitato di persone” e la questione non è fare polemica, ma dire le cose con onestà: In pensione con la quota 100 ci sono andati lavoratori che nell’estratto conto INPS, che poi è l’unica cosa che conta uguale per tutti, risultano aver lavorato meno anni e di conseguenza versato meno contributi. Questo è un dato di fatto incontrovertibile e non contestabile.
        Le giustificazioni o scuse che Lei adduce, sono che il pensionamento con quota 100 ha permesso un ricambio generazionale e io le chiedo: Secondo Lei, se ci fossero andati chi aveva lavorato di più e versato di più, perchè mai non ci sarebbe stato lo stesso ricambio ? Mi sa dare una motivazione sensata ?
        Lei dice: “Se avessero lasciato lavorare il precedente governo ….”. Ma chi gli ha impedito di lavorare!!! Infatti lavorando…. lavorando hanno prodotto solo una ingiusta quota 100.
        E Lei ritorna sul ritornello della 41xtutti nel 2022 !!!!! Forse non sa, non se lo è chiesto o probabilmente non le interessa sapere che, in questo triennio, intanto, migliaia di lavoratori continuano “OBBLIGATI” a pensionarsi con la Fornero con fino a 5 anni in più sul gobbone, un lustro. Per questi lavoratori, sentire un quota 100 pronunciare la frase: ” probabilmente avremo a partire dal 2022 una più equa quota 41″ non è di nessun conforto, anzi ormai non ne avranno più bisogno.
        Per quanto riguarda il lato politico del finale del suo commento rimango senza parole; Secondo Lei la caduta del PIL e di conseguenza un nuovo e pesante assestamento di bilancio non è colpa della crisi economica causata dalla pandemia ma del governo. Ah, giusto ! Lei é quello che si è già dimenticato chi ci portò al quasi default del 2011. Vabbè, glielo ricordo io, il cdx, quel cdx che comprendeva la sua amata Lega, proprio quel partito che Lei continua ad osannare e oggi ancora di più per averle permesso con la quota 100 di andare in pensione prima di chi ha lavorato e versato di più. Un po’ di verità a volte può non farle tanto male, mi creda.

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          27 Novembre 2020 in 13:13
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          Tra 3 giorni inizio il mio 42esimo anno di lavoro e contributi. Purtroppo ho solo 60 anni, senti che mi tocca dire.. (quindi fuori dai giochi per l’ingiusta quota 100, pur con già 3 anni in più di contributi.
          Uniti ai 17 mesi a nero fatti da giovane , durante le vacanze scolastiche, potrei già essere quasi all’anticipata Fornero oppure essere un precoce…niente invece!
          E ormai da mesi prego e scrivo che almeno quell ( l’anticipata) resti in vigore. Ma intanto la speranza se ne è andata…
          Metteteci 2 anni a definire i gravosi e almeno una briciola di abbassamento per l’anticipata, quando interesserà sempre meno persone…
          Fateci arrivare a 43 di lavoro o a 67 di età in modo che tutti i quota 100 ridano di noi sfigati che paghiamo loro la pensione (e anche a tutti gli altri privilegiati del passato)…
          Ma quale flessibilità, ma quale ricambio generazionale…noi al lavoro ci moriamo e quelli dopo moriranno senza lavoro e senza pensione.
          Se siamo in emergenza, se siamo in guerra, il registro deve cambiare per tutti…che me ne faccio del monopattino, meglio la sedia a rotelle per gli ultimi anni di lavoro….
          Continuate a temporeggiare, e a far finta di non vedere ; qualcosa prima o poi salta. La rabbia cresce.

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