Riforma pensioni 2021, ultime: piano per quella complementare, di cosa si tratta?

Riforma pensioni 2021, ultime Catalfo: sarà pronta per giugno 2021

Le ultime sulla riforma pensioni 2021, giungono da una considerazione fatta da Mauro D’Achille, amministratore del gruppo ‘Lavoro e pensioni problemi e soluzioni’, che scrive dando spazio ad un post che tratta della previdenza complementare: “Questo è un post che mi permetto di segnalare per l’importanza che ha. La gran parte degli iscritti al gruppo è già in pensione oppure è prossimo ad andarci, però quasi tutti noi abbiamo dei figli, delle persone care, che sono entrate da poco nel mondo del lavoro o che sperano di farlo quanto prima. Ebbene, oggi il mondo del lavoro è totalmente cambiato rispetto al nostro: vi si entra più tardi e manca la continuità. La pensione di domani, a partire da chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, sarà calcolata interamente con metodo contributivo, e sappiamo tutti che questo metodo garantisce soltanto coloro con alti stipendi, ovvero i dirigenti. Tutti gli altri avranno prima bassi stipendi, e poi pensioni povere.” In seguito riportiamo il post in questione, scritto da Consuelo Vigiani, Junior Account presso Alleanza Assicurazioni. L’autrice ha altresì intavolato un interessante ‘botta e risposta’ con quanti stanno rispondendo sotto al post, ragion per cui chi fosse interessato , può fare direttamente sulla pagina di D’Achille le dovute domande.

Riforma pensioni 2021, piano per la pensione complementare, i dettagli sul PIP

Così Vigiani: “E se la tua futura pensione non fosse sufficiente a garantire il tuo tenore di vita? Hai mai pensato di aprire un Piano per la pensione complementare? La sottoscrizione è subordinata ad una adeguata informazione. Ecco di cosa si tratta: Il PIP è un Piano Individuale Pensionistico. Puo’ essere aperto sia da lavoratori dipendenti che da lavoratori autonomi (e anche per i minori e da persone già in pensione, per sfruttare i molteplici vantaggi fiscali che comporta!). Mentre per il lavoratori autonomi i contributi volontari sono il principale versamento, per un lavoratore dipendente possono essere tre le fonti di cui può usufruire per finanziare questa forma di previdenza complementare:

  • contributo personale;
  • contributo del datore di lavoro;
  • trattamento di fine rapporto (solo maturando oppure sia maturando che maturato insieme).

Riforma pensioni, vantaggi del PIP per lavoratore e datore di lavoro:

L’autrice del post, specifica vantaggi e svantaggi del piano previdenziale complementare: “I vantaggi fiscali sono previsti sia per il Lavoratore che per il Datore di Lavoro. Vantaggi per il Lavoratore, eccone alcuni:

  • la sottoscrizione è gratuita;
  • permette di costruirsi una pensione integrativa;
  • è reversibile in caso di premorienza, scegliendo il beneficiario (anche fuori dall’asse ereditario) in fase di stipula o modificandolo successivamente;
  • è impignorabile e insequestrabile;
  • in base alla tua propensione al rischio e agli anni che ti separano dalla pensione, puoi investire i tuoi risparmi scegliendo fra le linee di investimento (garantite, obbligazionarie, bilanciate e azionarie) che preferisci o che il tuo Consulente ti suggerisce;
  • la pensione complementare e il capitale sono tassati con un’aliquota agevolata che varia tra il 15% e il 9% in base agli anni di partecipazione al PIP (viene tassata solo la parte relativa ai contributi precedentemente dedotti e alle quote di TFR versate);
  • le anticipazioni o riscatti della posizione individuale per far fronte a spese impreviste personali o familiari sono tassati con un’aliquota agevolata che varia tra il 15% al 9% in base al numero di anni di partecipazione; per alcune tipologie di richieste (ad esempio l’anticipazione per ristrutturare o acquistare la prima casa di abitazione o il riscatto a seguito di dimissioni e licenziamento) si applica l’aliquota del 23%;
  • i contributi che versi al PIP sono deducibili dal reddito IRPEF fino a 5.164,57 euro l’anno, quindi paghi subito meno imposte sui redditi. Entro lo stesso limite puoi portare in deduzione anche i versamenti effettuati a favore di familiari fiscalmente a carico(non è invece inclusa nel limite di deducibilità la eventuale quota di TFR versato);
  • i rendimenti della gestione finanziaria sono tassati con un’aliquota massima del 20% anziché del 26% come per la maggior parte delle forme di risparmio finanziario.

Vantaggi per il Datore di Lavoro derivanti dall’adesione ad un PIP di un Dipendente:

  • vengono dedotti dal reddito di impresa le contribuzioni a carico del datore di lavoro
  • le contribuzioni a carico del datore di lavoro sono soggette al solo versamento di un contributo di solidarietà del 10%;
  • è possibile utilizzare una parte di Tfr annuo destinato alla previdenza complementare per diminuire l’imponibile fiscale: si può dedurre dal reddito d’impresa il 4% del Tfr annuo destinato alla previdenza complementare se l’azienda ha almeno 50 dipendenti, il 6% se ne ha meno di 50;
  • la quota di Tfr destinata alla previdenza complementare non è sottoposta alla rivalutazione obbligatoria: quindi non è più necessario versare la relativa imposta.
  • non viene pagato il contributo al fondo di garanzia del Tfr (pari allo 0,20%). Ne è previsto l’esonero in relazione alla percentuale di TFR destinata ai fondi pensione ovvero al Fondo di Tesoreria gestito dall’INPS);
  • si può beneficiare di una riduzione degli oneri sociali per gli assegni familiari, per maternità e per disoccupazione.

Sotto riportiamo alcuni commenti e testmonianze che sono seguite sotto al post a cui l’esperta ha dato risposta, a dimostrazione che in confronto é attivo.

Riforma pensioni 2021, i dubbi e le testimonianze: l’esperta risponde

Calogero scrive un pò affranto: “Il discorso è molto bello, pensione Integrativa vorrà dire un ulteriore introito quando si andrà in pensione. Però, ancora una volta, si fanno i conti senza l’oste. Come pretendiamo che i nostri figli, quasi tutti con paghe modeste, si và dai 1300 ai 1800 euro per i più fortunati, si paghino una pensione integrativa, oltre magari al mutuo e alla rata della macchina. Chi ha un buono stipendio sicuramente lo sta già facendo, rimane una pura illusione per quasi tutti gli altri. L’unica cosa è aderire al fondo pensione di categoria, non sarà una gran cosa, ma almeno qualcosina alla fine uscirà

Così L’esperta: Un fondo pensione si alimenta anche con il solo TFR, avendo la fortuna di poter lavorare. E in fase di erogazione, al momento del pensionamento, viene applicata una aliquota agevolata dal 15% al 9% ( minore sarà l’aliquota, maggiore sarà il numero do anni di adesione). Per cui il discorso, secondo me, merita sempre: risparmiare legalmente sulle tasse può essere molto utile. A prescindere dai contributi volontari che, comunque, potendo veicolare, danno anche loro i loro buoni vantaggi tutti gli anni in fase di Dichiarazione dei Redditi!

Paola scrive, riposrtando la sua testimonianza: “Comunque sia è un’ottimo investimento intanto recuperi il 19 % sulla denuncia dei redditi anche se metti solo il tfr io in 13 anni ho preso la stessa cifra di 23 che avevo in azienda. L’ esperta, avvalora le affermazioni di Paola, scrivendo: vero, si recupera l’ultima aliquota Irpef ossia il 23%, il 27% e così via in base al reddito lordo

Maurizio, riporta la sua personale esperienza: “Buona sera a tutti, io ho finito di lavorare il 30 -11-2020 , dopo 43,1 anni. Ho aderito al fondo pensionistico di categoria non molti anni fa , sbagliando, effettivamente tutta la descrizione del post corrisponde a quello che ci avevano spiegato a suo tempo i rappresentanti del fondo è i delegati sindacali. Mio figlio appena entrato nel mondo del lavoro , gli ho consigliato di aderire a quello della sua categoria, perché oltre i versamenti dei lavoratori anche l’azienda ha obbligo di versare una percentuale. Penso che per il futuro sia una strada quasi obbligata integrare la pensione. Importantissimo affidarsi a fondi affidabili

L’autrice del post fa una precisazione: “ non comprendo perché dice che ha aderito al fondo pensionistico di categoria, sbagliando. Intendeva forse dire ‘sbagliando a non aderire prima”? Infatti, da quando asserisce successivamente, ha consigliato bene Suo figlio. Che io sappia, nei fondi di categoria, se viene veicolato solo il TRF, il Datore di lavoro non è obbligato a versare il proprio contributo, come invece lo è se il lavoratore versa un contributo a sia volta” Maurizio replica: “Consuelo Vigiani si si , mi sono espresso male, intendevo dire che avrei dovuto aderire fin da subito”.

Voi avete già aderito o siete tra quelli che dopo aver letto il seguente articolo inizierete a pensarci o non vi convince ugualmente tale ipotesi? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito. L’esperta, che abbiamo contattato in privato, si é detta favorevole a rilasciarci un’ntervista o a rispondere ad eventuali domande specifiche, scriveteci dunque per qualsiasi informazione aggiuntiva.

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Un commento su “Riforma pensioni 2021, ultime: piano per quella complementare, di cosa si tratta?

  1. Io ho aderito al fondo Cometa di categoria nel 98, appena c’è lo proposero al tempo; in questi anni tra quota TFR al 40%, mio contributo al 4%, e quota azienda ho messo via un bel gruzzoletto, che mi permetterà, spero presto, forza quota 41😏, di integrare con un 15/20% in più la mia pensione, oltre a tutti i vantaggi elencati nell’articolo!
    Io consiglio, soprattutto ai più giovani, di farlo!

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