Riforma pensioni 2021, ultime su Quota 41 post quota 100: ‘Sarebbe il minimo ‘

Le ultime novità sulla riforma delle pensioni derivano dall’interessante dibattito che si é creato sul nostro sito a seguito della pubblicazione della lunga disamina di Roberto Ghiselli, segretario confederale della Cgil, tenutasi nei giorni scorsi nel corso della 2^ giornata dell’Assemblea nazionale di Democrazia e Lavoro Cgil ove il sindacalista é tornato a parlare del post quota 100 e delle misure che a suo dire dovrebbero vedere la luce nel 2022. Tra i provvedimenti citati anche la quota 41, che secondo Ghiselli sarebbe più che corretto concedere in quanto darebbe una risposta precisa ad un determinato tipo di lavoratori, i precoci appunto o quanti hanno comunque versato contributi per oltre 40 anni, perché dopo 41 anni di lavoro una persona deve poter scegliere se andare in pensione o meno, indipendentemente dall’età. Tutti i mestieri dopo 41 anni diventano gravosi. Ghiselli ha altresì proposto una flessibilità in uscita dai 62 anni d’età con almeno 20 anni di contributi, proprio in virtù del fatto che sia lasciata sempre più maggior libertà di scelta al lavoratore sul quando ritirarsi, in base ai propri criteri soggettivi. Ecco alcune delle considerazioni che sono state fatte dai nostri lettori, molti ringraziano la Cgil per aver puntato nuovamente i riflettori sulla quota 41, un misura troppo a lungo rimandata per lasciare spazio alla quota 100, che ha però lasciato fuori non solo chi non raggiunge i 38 anni di contributi, come ricorda Ghiselli, dunque soprattutto donne, ma anche tutti coloro che pur avendo molti anni di contributi non hanno l’età per accedere alla quiescenza, ossia sono under 62. Questi lavoratori ritengono che pensare alla quota 41 oggi, in vista della prossima riforma pensioni sarebbe davvero il minimo.

Riforma pensioni 2021: quota 41 dal 2022? sarebbe ora di metterla in pratica già oggi

P scrive ricordando quanto l’attuale sistema previdenziale sia dannoso nei confronti, paradossalmente, di quanti hanno versato di più e di come sarebbe doveroso mettere una ‘pezza’ a tale ingiustizia: ” Bisogna ricordare a tutti che oggi chi ha la fortuna di avere 40 anni di contributi e la fortuna di stare bene ma non ha l eta’ in quanto precoce deve aspettare ancora tre anni! demenziale pensare che si possa passare sopra la pelle delle persone per puri meri conti economici siamo stanchi !! Considerate anche che in tenera eta’ a molti me compreso non mi versarono quasi tre anni di contributi !!! che ne dite non abbiamo ragione a essere incavolati? Della quota 41 sono anni che se ne parla, sarebbe davvero ora di metterla in atto oggi non domani”

Alessandro, dalla sua, ringrazia il segretario confederale della Cgil e lo invita a proseguire nella sua battaglia, giacché i punti proposti permetterebbero davvero ai lavoratori di tornare ad avere fiducia nel sindacato, quella fiducia che Ghiselli stesso nel suo dibattito, ricorda sia venuta decisamente meno dopo l’approvazione della rigida Riforma Fornero:Forza Ghiselli, con quei punti cardine esposti, oltre a recuperare senza dubbio l’assenza di presenza del sindacato in quelle tre settimane del più grande disastro che è stato fatto sui lavoratori con la Fornero, credo che si possa realmente attivare una svolta al lavoro e allo sviluppo nel nostro Paese. Occorre una svolta decisiva. Siete nel giusto e non mollate assolutamente”

Riforma pensioni, quota 41 e non solo: ecco le proposte dei lavoratori

Massimo, oltre ad essere favorevole alla quota 41 proposta da Ghiselli, fa altre due proposte per la prossima riforma delle pensioni: “RIGUARDO LA POSSIBILITA’ DI ANDARE IN PENSIONE CON 41 ANNI DI CONTRIBUTI SONO PERFETTAMENTE D’ACCORDO CON QUANTO PROPONE GHISELLI. CON TALI ANNI DI CONTRIBUTI UNO HA IL SACROSANTO DIRITTO DI POTER ANDARE IN PENSIONE A PRESCINDERE DALL’ETA’ ANAGRAFICA. AGGIUNGO ALTRE DUE PROPOSTE: POSSIBILITA’ DI POTER ANDARE IN PENSIONE CON 62 ANNI DI ETA’ ANAGRAFICA E 35 ANNI DI CONTRIBUTI PER GLI UOMINI, E 57 ANNI DI ETA’ ANAGRAFICA E 30 ANNI DI CONTRIBUTI PER LE DONNE“.

Antonio, fa una sorta di appello al sindacalista, facendo notare come sarebbe bene promovere la possibilità di riscattare gli anni di contributi mancanti, una volta che si raggiungono i 62 anni d’età:Dopo quota 100 sarebbe già tanta manna avere la possibilità di uscire dal mondo del lavoro con 62 anni di età e 41 di contributi, lasciando, a chi ha 62 anni ma non i necessari contributi, almeno la possibilità di riscattarli, questo in special modo per chi, invalido, ha dovuto attendere anni, iscritto nelle liste del collocamento mirato, prima di poter ottenere un posto di lavoro. Il riscatto potrebbe venire anche a posteriori, impegnando il 5° della pensione che si andrà a percepire”.

Don, concorda sia con la quota 41 quanto con l’uscita dai 62 anni d’età:” Sono d’accordo con Ghiselli, bisogna lottare più che si può per ottenere queste cose…. Dal mio punto di vista sono d’accordissimo con quota 41 per tutti e uscita dai 62 anni di età, senza nessun tipo di penalizzazione..Forza”.

E voi dalla vostra avete qualche misura da suggerire al Governo in generale in vista della prossima Riforma? Quali misure potrebbero, a vostro avviso, portare verso una riforma previdenziale maggiormente equa?

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981. Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista Scopri di più

21 pensieri riguardo “Riforma pensioni 2021, ultime su Quota 41 post quota 100: ‘Sarebbe il minimo ‘

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    7 Dicembre 2020 in 17:18
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    Riscatto degli anni vuoti di contribuzione anche per gli anni prima del 1996, estendere la legge “Pace contributiva” anche a chi ha lavorato prima del 1996, trasformando i versamenti retributivi in contributivi.
    Libertà di poter versare i contributi liberamente.

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    6 Dicembre 2020 in 20:06
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    La quota 41 è una buona opzione , altrettanto penso alla quota 100 , come somma dei contributi e degli anni , senza minimo di età e di contributi , il principio è che il metodo sia equilibrato , la differenza è data dal calcolo dell’importo della pensione . Condivido molto la necessità di una reale solidarietà tra le generazioni , un nuovo pensionato potrà corrispondere ad un disoccupato in meno , in quanto potrà avere un posto di lavoro . Lanciare una petizione potrebbe essere utile per aprire un diffuso dibattito nell’opinione pubblica da fare ratificare alla classe politica , impegnata in molti fronti , ma sempre interessata al consenso Politico ed ELETTORALE .

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    6 Dicembre 2020 in 8:26
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    Ormai pensano che dobbiamo tappare gli errori del passato…nossignori!
    Ridatemi indietro i contributi versati!!…
    Ma un Ape che si agganci all anticipata invece dei 67 anni invece no???

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    5 Dicembre 2020 in 8:06
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    Sono d’accordo e basta parlare è ora di agire.
    Sono stanca di questi sindacati che sono una sorta di partito politico e basta!!!!

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    4 Dicembre 2020 in 14:02
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    Buongiorno, ho 57 e lavoro da quando ne ho 16, purtroppo nella mia vita lavorativa ho lasciato parecchi anni di contribuzione a chi mi ha dato lavoro. Quindi 6 anni gli ho persi, sono perfettamente d’accordo con chi vuole indicarci la strada per i 62 anni e 20 di contributi, perché la mia persona alla fine ha sta lavorando da 41 anni e quelli persi sono solo per il governo non certo per la mia mente ed il mio fisico. Quindi farei molta attenzione nel proclamare determinati anni di contributi, perché non tutti potranno arrivarci con lo stesso tempo.

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    4 Dicembre 2020 in 13:49
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    Io non credo più alle favole, spero solo che dopo la fornero non si inventino qualche altro
    Sotterfugio per mandare la gente in pensione sempre oltre soglia.
    Direi che 43anni di lavoro sono troppi, per chi non si occupa di politica.

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    4 Dicembre 2020 in 12:21
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    Lo già detto e lo ripeto . Massima stima per Ghiselli . Ma che non sia un fuoco di paglia. Dopo i 60 anni , soprattutto, per certi tipi di lavori manuali , io faccio il magazziniere, sono tutti usuranti . Dopo i 62 anni è giusto lasciare il lavoro con i contributi che ho versato. Ma pensiamo a chi ha perso il lavoro o lo perderà causa pre e adesso post Covid . Sotto cooperative, lavori saltuari a giornata , gente di 50 anni , quando arriva a quota 43 della Fornero . FLESSIBILITÀ IN USCITA E SENZA PENALIZZAZIONI . IO HO SEMPRE VERSATI TUTTO . E LAVORANDO IN PROPRIO , NEGLI ANNI 80 sono spariti degli anni contributivi. Che si dia la possibilità nel 2021 chi ha 62 anni di riscattare quei pochi mesi per accedere a quota 100 . Dal 2022 stabilire regole semplici con occhio di riguardo per le donne , che hanno sulle spalle anche la famiglia . Età che non vada dai 55 e non oltre i 60 ( FLESSIBILITÀ).Per gli uomini un età ragionevole , ripeto , che permetta flessibilità in uscita dopo i 62 anni con quello che hanno versato . A 64 anni metti il limite per la pensione di vecchiaia. Gli over 65 , col COVID SONO A RISCHIO . LAVORARE FINO a 67 sei a rischio covid . Purtroppo , anche col vaccino , ci dovremmo convivere con la malattia ancora per qualche anno .
    Poi scindiamo assistenzialismo dalla previdenza. O non ne usciremo mai . È giusto dare un credito alle aziende per assumere i giovani e favorire il ricambio generazionale al limite .
    Chi ha perso il lavoro ed è in NASPI DOPO I 60 , che lavoro può trovare , che si formuli Ape Social definitiva è rafforzata che alla fine del periodo di disoccupazione faccia da ponte alla pensione di vecchia . Ma non a 67 anni . Togliete la Fornero !

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    4 Dicembre 2020 in 11:30
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    Tranquilli sono le solite chiacchiere che fanno da anni ..per noi precoci non faranno niente penseranno a mandare in pensione chi non ha mai versato contributi e la maggior parte a lavorato in nero .. non tutti per colpa loro.. la logica e.. ottieni la pensione in base ai contributi versati .. perché quei contributi sono soldi tuoi non dello stato ..ma vivere sperando è un detto..

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    4 Dicembre 2020 in 10:18
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    A partire da 62 anni d’età con 20 anni di contributi va benissimo e naturalmente con 41anni di contribuzione a prescindere dell’età, perché comprende tutte le necessità dei lavoratori siano donne, uomini,precoci e con buchi contributivi etc.

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    4 Dicembre 2020 in 8:18
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    Magari…….. sono daccordissima per le donne 57 anni e 30 di contributi senza penalizzazioni.

    Sarebbe solo GIUSTIZIA

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    4 Dicembre 2020 in 8:18
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    41 anni di contributi per tutti sono l’unica misura che per la sua equità mette d’accordo tutti quanti, meno chi ci governa.
    Giuste anche le misure che consentano una flessibilità a tutte quelle persone, in particolar modo donne, che per mille motivi hanno difficoltà a raggiungere il minimo di contributi : opzione donna è un palliativo troppo penalizzante.
    A chi obietta che bisogna pensare alle nuove generazioni rispondo che l’osservazione è sacrosanta: liberiamogli i posti e consentiamogli di lavorare, perchè se non lo fanno non esiste solidarietà fra generazioni che tenga.
    Un’ultima considerazione per tutti coloro accusano il sindacato di non avere fatto abbastanza :
    è vero, il sindacato negli ultimi due o tre decenni non ha dato gran prova di sè ma la domanda che, tutti, dobbiamo rivolgere a noi stessi è la seguente :
    siamo pronti a scendere in piazza per sostenere le iniziative che il sindacato potrebbe assumere ?
    lo abbiamo fatto in passato ?

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      4 Dicembre 2020 in 12:37
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      Non vorrei fossero solo parole. Come si sente cantare modernamente : “sono solo parole” e detto meglio da Shakespeare : “parole, parole parole”.
      Quota 41: rassegnatevi. Da strenuo sostenitore che ero, visto che il tempo passa (passa !!! Caro sindacato), sono già in quota 42.
      62 anni per l’uscita: e che progresso è? Avrò 43 di contributi…
      Per cosa dovrei lottare? Dopo 40 anni di iscrizione al sindacato e tante battaglie in piazza, le più importanti le ricordo critiche proprio nei confronti del sindacato.
      Poco incisivo con la destra al potere, non disturbante con la sinistra.
      Mi ripeto: fate voi , io ho dato da tutti i punti di vista.
      Per una riforma futura efficace io abolirei l’inps, e i geni dei suoi vertici, il reddito di cittadinanza e tutti i bonus possibili immaginabili.
      Stabilirei un reddito minimo di esistenza in vita per tutti. Un piccolo stimolo in più a chi lo affianca a lavori socialmente utili e a tutti i portatori di handicap. Chi vuole arricchirsi esce da questo giro, ma guai a evadere.
      Istruzione e sanità gratis e uguale per tutti, e diritto alla casa. Fine.

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    4 Dicembre 2020 in 7:35
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    Anche io faccio appello al sindacato di portare avanti la lotta di andare in pensione ai 62 anni di età e la possibilità, sempre negata, di poter riscattare periodi nei quali non si è potuto lavorare.

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      6 Dicembre 2020 in 11:17
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      Sono certo che non faranno niente i comuni fanno cassa con i tutor i governi con lavoratori e pensionati

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    4 Dicembre 2020 in 5:56
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    Basta parlare fate fate fate e subito.

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    3 Dicembre 2020 in 22:22
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    Buongiorno,sarebbe la vera riforma dopo Fornero e per il vero ricambio generazionale in poche parole ,sarebbe anche ora meglio tardi che mai…..

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      4 Dicembre 2020 in 21:29
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      Credo che 41 sia più che sufficiente dopo tanti anni di lavoro poi ricordo che non tutti i lavori sono uguali
      Li

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    3 Dicembre 2020 in 17:37
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    dopo 41 anni di contributi ho il diritto di decidere di andare in pensione

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      3 Dicembre 2020 in 20:57
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      È giusto! 41 anni di contributi sono veramente molti. Abbiamo il diritto di andare in pensione senza penalizzazione.

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