Riforma pensioni 2021, ultime su quota 92 e scivolo statali: tanti i dubbi

pensioni quota 92

Le ultime novità sulla riforma pensioni sembrano girare intorno alle ultime due proposte, la prima quella relativa all’uscita anticipata con quota 92, di DelRio, che prevedrebbe l’uscita a 62 anni d’età e 30 di contributi per le categorie più fragili, donne e lavoratori usuranti a fronte di una penalizzazione del 3% annuo per ogni anno di anticipo, e la seconda quella relativa all’efficienza della P.A che stando alla proposta di Brunetta di concerto con Mario Draghi, permetterebbe uno scivolo per i dipendenti statali più anziani al fine di permettere un turnover generazionale e l’ingresso dei giovani più tecnologici.

Queste due proposte con fini senz’altro nobili permettere alle categorie più fragili di pensionarsi prima e alla Pubblica Amministrazione di divenire maggiormente efficiente, non paiono convincere i lavoratori, che continua a parlare di misure inique che non porterebbero affatto ad una riforma pensioni equa per tutti. I dettagli ed alcuni dei commenti che sono stati rilasciai sul nostro sito.

Pensioni 2021, scivoli statali: la rabbia dei lavoratori privati e dei precoci

In questi giorni si sta diffondendo la proposta di Brunetta che sta facendo discutere moltissimo sui social, i lavoratori privati ed i lavoratori precoci l avivono come l’ennesima beffa ai loro danni. Perché? In linea di massima la proposta avanzata dal Ministro della pubblica amministrazione sarebbe questa: “un meccanismo volontario di incentivi all’esodo di persone vicine all’età pensionabile e con professionalità non adeguate a cogliere l’innovazione tecnologica o non più motivate a rimanere nel settore pubblico».

Questo come scrive Brunetta sul suo profilo Instagram servirebbe per dare anche più spazio ai dipendenti più giovani e più tecnologici, nello specifico dice: “Efficienza della Pubblica amministrazione e digitalizzazione sono due facce della stessa medaglia”. “L’Italia deve compiere un salto di qualità che attendiamo da anni. Siamo al lavoro per innovare la PA e per garantire servizi di qualità. Non c’è più tempo da perdere“. Ma per i lavoratori non è giusto e dicono:

Francesco: Le risorse per gli statali si trovano, per i lavoratori privati non ci sono. 41 anni indipendentemente dall’età, non mi stancherò mai di ripeterlo, con i 41 anni la pensione me la sono pagata e sudata. Con le nuove tecnologie i lavoratori, prossimi alla pensione, hanno poca dimestichezza, quindi uscita con 41 di contributi e spazio ai giovani.Grazie!

Mauro: Già gli statali hanno avuto i suoi privilegi ed è bene che la smettano, per quanto riguarda la proposta di quota 92 ho già espresso la mia opinione che i paletti dell’età non devono essere messi per nessuna legge che deve essere uguale per tutti”

Paolo: Buongiorno favorire il ricambio generazionale e la vera sfida del Futuro i nostri giovani sono loro i veri protagonisti nel digitale speriamo che si pensi anche al privato ed in 41 per tutti.

Bruno: “Il regalo sarà fatto solo nella P A“. Come a far intendere che la proposta per svecchiare potrebbe anche andare ma non è corretto pensare solo ai dipendenti pubblici, perché si correrebbe il rischio di ‘fare due pesi e due misure’. Il concetto è analogo per quanti sono contrari alla quota 92, il rischio è che i precoci post quota 100 continuino ad essere sempre i più penalizzati solo perché non arrivano ai 62 anni richiesti.

Riforma pensioni 2021, ultime: No quota 92 legata all’età

I lavoratori fanno notare come chi ha alle spalle più anni di contributi ed ha iniziato a lavorare tardi rischierebbe con tutte queste proposte che stanno emergendo, tra queste anche la quota 102 proposta da Brambilla ( 64+38), di rimanere nuovamente al ‘palo’. Il loro problema infatti non sono gli anni di contributi ma l’età anagrafica, l’unica proposta che andava bene per loro era apparentemente quella della Lega la 2855, a prima firma Durigon, non fosse che poi ad una lettura più precisa preveda il calcolo dell’assegno interamente contributivo, situazione insostenibile peri precoci che dopo 1 vita di lavoro non vogliono affatto sentire parlare di riduzioni. A loro dire servirebbe una proposta che permetta a chi ha 41 anni di contributi di accendere indipendentemente dall’età alla quiescenza, questo permetterebbe di svecchiare il mondo lavorativo, lasciando spazio ai giovani, e un’uscita flessibile per chi invece pur avendo meno anni di contributi ha l’età ed è stanco e dunque disposto a ritirarsi anche a fronte di qualche penalità sull’assegno ultimo.

P, scrive: “ Siamo alle solite. Se ogni volta che prendete in esame la Riforma pensioni ve ne uscite con una pessima proposta peggiorativa rispetto alla Fornero è evidente che non si va da nessuna parte. E’ tanto difficile proporre 40 anni per tutti e verificare la sostenibilità. Se non fosse sostenibile è tanto difficile controllare le pensioni che superano i 2500 euro e verificare se sono state elargite con 40 anni di contributi e ricalcolarle, se non altro per fare un po’ di giustizia e togliere gli innumerevoli privilegi che la classe politica si è distribuita negli anni. Ripeto 40 anni per tutti son già troppi
Infine,
provocatoriamente aggiunge, mi piacerebbe che quando qualcuno se ne esce con una proposta sulla pensioni, a fianco del nome del proponente ci fossero 3 dati: età, anni di contributi, e se già percepisce la pensione.

Emilio, dalla sua dice:” Non capisco perchè quasi tutti si ostinano a considerare unilateralmente le possibilità di uscita dal mondo del lavoro quando queste devono essere necessariamente due: una legata all’anzianità di servizio e l’altra all’anzianità anagrafica! Se ho cominciato a lavorare a 30 anni che cavolo me ne frega della possibilità di lasciare ila lavoro dopo 41 anni di contribuzione a quel punto ho 71 anni di età! Quindi per favore scindiamo le due possibilità. Giusto per un lavoratore andare in pensione senza penalizzazioni dopo 41 anni di servizio ma lasciamo anche una flessibilità in uscita anche a coloro che pur avendo iniziato a lavorare tardi sentono l’esigenza di lasciare il mondo del lavoro prima dei fatitici 67 anni”.

Voi cosa ne pensate delle due proposte, dello scivolo per gli statali proposta da Brunetta e della Quota 92 di DelRio? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito.

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28 commenti su “Riforma pensioni 2021, ultime su quota 92 e scivolo statali: tanti i dubbi

  1. Mia moglie compie 63 anni a luglio del 2021 ed ha oltre 31 anni di contributi compresi maternità e naspi. Potrebbe sfruttare quota 92 per andare in pensione? Grazie.

  2. Favorevole a lasciare posto ai giovani, cmq sia, mi ritrovo ad avere 57 anni di età e 37 contributivi, stando a come leggo, quando andrò in pensione?
    anche perchè anagraficamente sono giovane..

  3. Liberta’ di andare in pensione ,a prescindere da eta’ ed anzianità’ di servizio,comunque agevolare le donne,penalizzate da sempre,casa figli lavoro….

  4. Ognuno, ovviamente, si confronta con il proprio vissuto.
    Per me, maestra da 38 anni, quasi mai assente dal servizio, che si vede scappare la possibilità di andare meritatamente in pensione con quota 100 solo perché compie il 62esimo anno di età un mese e una settimana dallo scadere della proposta, beh, lasciatemelo dire: quota 92 è l’oasi nel deserto, una grande speranza 🤞🍀🍀🍀

  5. Credo che in ogni caso non possano esserci regole diverse tra impiego pubblico e impiego privato soprattutto in tema di pensioni.

    1. E tutti i prepensionamenti in banche, assicurazioni, poste, ecc…..non sono stati “privilegi” verso alcune categorie?

  6. Ma perchè quota 100, modificata con 60 anni di età e 40 di contribuzione sarebbe proprio sbagliata ????
    E poi non capisco perchè quota 100 non possa essere applicata con flessibilità,ad esempio con 61 anni di età e 39 anni di versamenti oppure con 59 anni di età e 41 di versamenti,cioè mettere una flessibilità ai 62 anni di età e 38 di versamenti.

  7. Credo che la pensione sia un diritto di tutti i lavoratori! detto questo esprimo le mie considerazioni:
    1) la riforma deve riguardare il settore pubblico che privato;
    2) volere a tutti i costi 41 anni di contributi, significa non mandare nessuno in pensione e soltanto una piccola parte di lavoratori;
    3) quota 92 potrebbe essere una soluzione perfetta, giusto dare la possibilità ai lavoratori di andare in pensione a 62 anni, ma andrebbe fatta per tutti senza agevolare categorie fragili e statali, inoltre, non ci dovrebbe essere nessuna penalizzazione, calcolando la pensione in base ai contributi effettivamente versati, poi ognuno deciderebbe di andare o no in pensione, se vogliamo che i nostri figli ultratrentenni iniziano a lavorare bisogna assolutamente invogliare ad andare gli over 60 in pensione!

  8. Siamo passati finalmente, lasciatemelo dire, dall’epoca dei fannulloni a quella dell’investimento sui pubblici dipendenti. Sarò di parte ma penso che sia cosa sacrosanta. Inutile dirlo, anche se qualcuno storcerà il naso: il dipendente senza stimoli economici e di carriera diventa col tempo demotivato e rende sempre di meno sopratutto avanzando l’età. Nella pubblica amministrazione da più di dieci anni è tutto fermo. Da ragazzo quando studiavo per i concorsi leggevo “diritto alla carriera” adesso non è nemmeno una aspirazione legittima. Condivido in toto, non entrando nei contenuti economici, l’idea di realizzare la possibilità di uscita anticipata per tutti coloro che ritenendolo opportuno vogliano lasciare anticipatamente 5 anni prima (anagrafici o di anzianità di servizio) il posto di lavoro. LARGO AI GIOVANI! e auspico che si possano fare concorsi celeri e sopratutto senza raccomandazioni vera piaga dell’Italia sopratutto al sud.

  9. Attenzione che però con questa proposta di quota 92 per ottenere la prima rata della buonuscita per gli statali occorre attendere comunque 15 mesi dopo il compimento dei 67 anni oppure 27 mesi dopo aver maturato i requisiti per la pensione anticipata (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 e 10 mesi per le donne). La seconda rata verrà erogata 12 mesi dopo la prima rata. Cioè se si va in pensione a 62 anni per gli statali occorre attendere almeno 7 anni per avere entrambe le rate della buonuscita, se il Signore ci dà vita… La stessa cosa accade per gli statali che presentino domanda di “pensione in cumulo” (potrebbero andare in pensione prima di 62 anni), allungando i tempi dell’erogazione della buonuscita. Una vera VERGOGNA!!!

  10. Leggo che uno dei motivi per i quali il sig. Brunetta intende proporre ( e mi auguro che rimanga solo una proposta ) uno scivolo di 5 anni per i dipendenti statali e’ il fatto che molti potrebbero non essere piu’ motivati nel lavoro. Siamo all’assurdo!!! Nessuno e’ obbligato sentendosi demotivato a restare a lavoro. In Italia così come in altri stati esiste la procedura delle dimissioni volontarie che permettono al lavoratore di interrompere definitivamente il rapporto di lavoro.

    1. Non sono motivati perchè, come ha detto ieri dalla Annunziata lo stesso Brunetta, il pesce puzza dalla testa ed in molti ambiti statali garantisco che i dirigenti sono a dir poco pessimi. Non c’è formazione, gli strumenti informatici spesso sono inadeguati ed il sentirsi ormai da anni un bersaglio dell’opinione pubblica come se i lavoratori pubblici fossero l’origine di tutti i mali non aiuta di certo a sentirsi motivati….

  11. Sento.sempre tantissime proposte..alcune anche valide che giustamente tengono conto dei lavoratori anziani che il lavoro magari non c’è l’ hanno più.. ma mai nessuno porta proposte per i precoci che negli anni si sono visti cambiare le carte in tavola passando sa 35 a 43 anni di contributi me tre altre categorie in un modo o nell’ altro son state privilegiate. È ora di prestare attenzione a noi precoci.

    1. Buongiorno, è ora che si pensi anche ai lavoratori precoci, lavoratori che hanno cominciato presto a lavorare per sostenere la famiglia, i precoci che hanno dovuto lavorare prima dei 19 anni, lavoratori precoci che hanno cominciato da molto giovani a contribuire per il bene di tutti, vogliamo riconoscere questi anni di lavoro prima del compimento della maggiore età con una uscita agevolata dal mondo del lavoro? vogliamo riconoscere questi lavoratori una volta per tutte?. Claudii

  12. ..Ciao il salto di qualità Lo Stato lo deve fare in primis mandando in pensione TUTTI QUELLI CHE HANNO
    41 ANNI DI CONTRIBUTI VERSATI ….poi verrà tutto il resto. E s.u.b.i.t.o !!!!!!

  13. Buongiorno cosa avrò mai fatto di male ad avere iniziato a Lavorare dopo la terza media .
    Ma che Paese e mai questo …

  14. Non credo affatto alla proposta di Delrio: il personaggio si è rivelato quando era ministro delle infrastrutture e tanto è bastato.
    Lo scivolo per gli statali: sì assolutamente! L’amministrazione statale è piena di anziani per nulla motivati e per niente desiderosi di formarsi su nuove procedure e tecnologie. Però va accompagnato con una reale riforma dell’organizzazione amministrativa e operativa delle Stato.

  15. Siamo alle solite gli statali prima di tutti. Come gli aumenti contrattuali per gli statali 107€ e per i lavoratori del privato in questo caso con qualifica OSS (operatore socio sanitario) 50€ così il divario tra pubblico e privato sarà sempre più ampio. E come per gli statali erano anni che aspettavano un rinnovo contrattuale. Con le pensioni idem gli statali sono sempre più privilegiati.

  16. Buongiorno a tutti, io sto lavorando da quando ho 15 anni, ora ne compirò 58,ho sempre lavorato nel pubblico, prima come dipendente comunale (con la metà dei contributi pagati ) ora statale (collaboratore scolastico),sono una donna, negli anni ho avuto una grave malattia rara,non riconosciuta, ho assistito i miei genitori, mio marito, posso quasi dire che per fatalità non ho avuto figli, non posso andare in pensione perché troppo giovane ho 38 anni di contributi e se voglio andare in pensione ora ci andrei con penalizzazione (700,00 €).
    Cosa dovrei dire???

  17. Qualcuno può fare presente a quel nanetto che c’è gente che ha già 41/42 anni di contributi e non può ancora andare in pensione ????? SVEGLIAAAAAA . MA I SINDACATI DOVE SONOOOOOOO come al solito IMBOSCATI

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