Riforma pensioni 2021, ultime sul post quota 100: l’intervista al Prof. Cazzola

Intervista esclusiva a Giuliano Cazzola

Nella giornata di ieri abbiamo avuto modo di confrontarci con il segretario confederale della Cisl, Ignazio Ganga, relativamente alla quota 102 proposta da Brambilla. Sono poi emerse considerazioni interessanti anche sulle proposte di riforma pensioni da cui la Cisl vorrebbe partire nel prossimo tavolo di confronto con neo ministro del Lavoro e delle politiche sociali Orlando.

Giacché il tema della riforma pensioni in vista dello scadere della quota 100 al 31/12/2021 è sempre più ‘caldo’, abbiamo deciso di interfacciarci sugli stessi temi e su quanto è emerso ieri con il Professor Giuliano Cazzola, giusvalorista ed esperto di previdenza.

Riforma pensioni 2021: l’intervista esclusiva al Prof Giuliano Cazzola

Pensionipertutti: “Ignazio Ganga ieri ha fatto intendere che, dato il momento cruciale relativamente alla previdenza, sarebbe bene evitare di fare una proposta al giorno e soprattutto di parlarne tanto al punto di creare confusione tra gli stessi lettori che a volte, non avendo una grande alfabetizzazione in materia, rischiano di prendere per buoni dei  semplici ‘rumors’. Cosa ne pensa al riguardo?

Prof Giuliano Cazzola:Sul piano del metodo Ignazio Ganga ha ragione: evitiamo di aprire un concorso per la migliore proposta di riforma delle pensioni. Tutto ciò premesso immagino che il segretario della Cisl si riconosca nelle proposte avanzate dalle confederazioni sindacali; due tipologie di accesso: almeno 62 anni e 20 di contributi; 41 anni di contribuzione a prescindere dall’età anagrafica. Ho già avuto modo di manifestare il mio dissenso su queste proposte, perché riporterebbero il sistema pensionistico indietro di oltre 10 anni”

Pensionipertutti: E allora a suo avviso da quali proposte bisognerebbe partire nel prossimo tavolo di confronto col Governo?

Prof Giuliano Cazzola: “Le proposte di Brambilla sono certamente più sostenibili. Restano in vigore la pensione di vecchiaia a 67 anni con 20 anni di versamenti e quella ordinaria di anzianità con 42 anni di versamenti (un anno in meno per le donne. Poi quota 100 cresce di statura, diventa quota 102. In questo modo però si accentuerebbero le caratteristiche che Ganga ha ricordato per quota 100; nel senso che l’anzianità media dei ‘’quotacentodue-isti’’ si avvicinerebbe ancora di più a quella prevista per il trattamento anticipato ordinario”

Pensionipertutti: “Detta così ‘ è un gatto che si morde la coda’, E allora come ne veniamo fuori?

Prof Giuliano Cazzola: “Più ci penso e più mi convinco che sia opportuno lasciare che le cose si sistemino da sé. Mi spiego. Alla fine dell’anno viene a scadere quota 100 (salvo la possibilità di avvalersi del diritto anche successivamente per chi lo matura entro quella data). Non c’è un salto nel buio. Rimarrebbero due possibilità di andare in quiescenza per tutti quelli che sono nel sistema misto: la vecchiaia (67 anni e 20 di contributi); la vecchiaia anticipata (42 anni e 10 mesi e un anno in meno per le donne) almeno fino a tutto il 2026. Resterebbe appeso fino ad allora il che fare dell’adeguamento automatico all’attesa di vita. Ma ci sarebbe il tempo per pensarci visti anche gli effetti della pandemia sui tassi di mortalità.

Riforma pensioni 2021, come evitiamo lo scalone?

Pensionipertutti: Come evitiamo però il famoso ‘scalone’ di cui si parla, è un dato di fatto che chi maturerà i requisiti per la quota 100 dal 1 gennaio 2022 non potrà accedervi e dunque si troverà a dover lavorare 5 anni in più rispetto ai 62 attuali, sbaglio, forse?

Prof Giuliano Cazzola:Lei mi dice che così si determinerebbe uno scalone? Io le rispondo che uno spazio equipollente a quota 100 potrebbe essere coperto, per molti casi di bisogno effettivo, dall’Ape sociale, una prestazione- ponte che richiede 63 anni di età e, a seconda delle condizioni protette, 30 o 36 anni di contributi. E che consentirebbe di anticipare l’uscita dal lavoro fino a 43 mesi prima della maturazione del diritto alla pensione.  Anzi mi sta venendo il dubbio che il silenzio di Draghi sulle pensioni risponda alla soluzione che io prospetto“.

Pensionipertutti: Quale potrebbe, dunque, essere, a suo avviso, la soluzione migliore per garantire al nostro sistema pensionistico maggiore flessibilità e sostenibilità economica finanziaria, senza però, visto che la pensione verrà sempre più calcolata col sistema contributivo, trascurare l’adeguatezza dei trattamenti pensionistici?

Prof Giuliano Cazzola: Quanto al trattamento di garanzia resto affezionato alla proposta che fece Stefano Patriarca, un grande esperto, mio caro amico, prematuramente scomparso:

a) Introdurre anche nel sistema contributivo l’integrazione ad un minimo previdenziale comenel retributivo;

b) Struttura del trattamento: pari all’attuale minimo comprensivo dell’assegno sociale (circa 650 euro mensili) percepibile all’età di vecchiaia con 20 anni di contributi, crescente per ogni anno di contribuzione successivo al 20°: ad esempio 30 euro mese per anno con un massimo di 1.000 euro. Questa ipotesi determinerebbe un tasso di sostituzione per una carriera piena (40 anni di contributi) pari al 65% della retribuzione media netta”.

Giovani, puntare su pensioni di garanzia o su lavoro?

Pensionipertutti: Per i giovani, invece, si parla spesso di pensione di garanzia, ma è questa la soluzione o come dice la  Fornero più che alle pensioni future bisognerebbe pensare ad investire nel lavoro da cui poi deriverebbero delle pensioni future più dignitose, è l ‘approccio sbagliato o è giusto partire da qui per tutelare le giovani generazioni?

Prof Giuiliano Cazzola: “Certamente ha ragione la Fornero. Ho sempre avuto delle perplessità su sindacati che si preoccupano dei giovani quando saranno pensionati”.

Ringraziamo moltissimo il Professor Giuliano Cazzola per esserci prestato a tale confronto, voi cosa ne pensate al riguardo? Fatecelo sapere nell’apposita sezione ‘commenti’ del sito.

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32 commenti su “Riforma pensioni 2021, ultime sul post quota 100: l’intervista al Prof. Cazzola

  1. Buona sera a tutti,
    Vorrei che questo commento venisse, se possibile, pubblicato per intero.
    Ho iniziato a 13 anni e mezzo a lavorare dopo avere concluso la terza media a giugno del 1981 e compivo i 14 anni a dicembre. I miei genitori hanno DECISO di mandarmi a lavorare scegliendo, per il mio bene, un cantiere edile facendo il manovale con la gambine striminzite che cedendo sotto il peso di un sacco di cemento da 50 Kg messo sulle mie gracili spalle “come Gesù Cristo cedeva sotto la propria Croce andando al Calvario”, ma negli anni ’80 era così era una cosa normalissima, non c’era nulla di strano.
    Tornavo la sera dopo 10/11 ore di lavoro DISTRUTTO e mia nonna mi dava una pacca sulla spalla e con un cenno di sorriso mi diceva “dai lavora lavora così paghi la mia pensione”.
    Ora dopo 40 anni di lavoro rincaso la sera e trovo mio figlio che mi da una pacca sulla spalla e con un cenno si sorriso mi dice “dai lavora lavora che mi devi mantenere”
    Ora pongo una domanda a tutti, se mi sapete rispondere SINCERAMENTE ma i precoci chi sono?
    Chi mi sa dare il significato di precoce?
    Sono forse, uomini, donne, disabili, muratori o impiegati, coloro che percepiscono 900 Euro al mese o 1500 Euro al mese, chi ha 38 di contributi e 62 di età, OPPURE coloro, e siamo in tanti, che hanno iniziato a lavorare 12 mesi prima del compimento dei 19 anni?
    Io a 19 anni avevo versato nelle casse INPS ben 4 anni di contributi (soldi veri che hanno già sperperato) ed aver servito lo Stato Italiano con 12 mesi di militare.
    Pertanto voglio solo sottolineare che NON ESISTE DIFFERENZA TRA LAVORATORE PRECOCE chiunque abbia iniziato in giovane età è e rimarrà un PRECOCE, questo deve essere chiaro a tutti i Politici di qualsiasi casacca, partito o colore essi siano.
    Il sindacato è nato per tutelare i lavoratori (in quanto sono ben pagati dai lavoratori) e non tutelare o fare da zerbino al datore di lavoro.
    Ora avrei il piacere, che il Dr. Cazzola, giornalisti, sindacati, politici, non ridano delle castronerie che scriviamo, ma capiscano e percepiscano leggendo le diverse esperienze di tutti i LAVORATORI, una diversa dall’altra, che dietro le parole ci sono PERSONE E DICO PERSONE che hanno dato tanto nel passato e stanno dando tanto ancora oggi per tenere a galla e fare crescere questo paese.
    Che capiscano il disagio e frustrazione che arrecano quando OFFENDONO LA NOSTRA INTELLIGENZA.
    Ultimissimo commento, tra poco, e non voglio offendere NESSUNO permettetemi e solo una battuta, nella categoria precoci veranno considerati soltanto i reduci della 2^ Grande Guerra, in modo che ci tengano tutti ancora al lavoro
    Grazie a tutti e buona notte.

    Grazie

    1. Ciao Yan CONDIVITO PIENAMENTE TUTTO quello che hai scritto e mi ritrovo piú o meno nella stessa tua situazione , personalmente credo che 41 anni per TUTTI sia una Soluzione giusta e FATTIBILE , purtroppo i nostri governati negli ultimi anni hanno cambiato le carte in tavola piú volte , si é passato da 35 anni a 45 anni di contributi per poter andare in pensione . Nel 2013 se ricordo bene Cesare Damiano fece una Buona proposta (DDL 857) ma non se ne piú sentito parlare .
      Non sono un grande esperto in materia quindi mi baso su quello che leggo sul web, quindi SPERO che passato questo PERIODO (speriamo al piú presto) i nostri Intellettuali del lavoro si decidano e che la finiscano di continuare a cambiare le CARTE in Tavola una volta per TUTTI .

  2. La verità è che i cosiddetti esperti ragionano con un’ottica completamente diversa dal ns punto di vista per loro quello che conta sono esclusivamente i conti che devono quadrare(è il loro lavoro) ingiustizie, privilegi, equità non sono cose che li riguardano.

  3. rispondo a Luca: sarebbe troppo bello per essere vero; abbassandosi l’aspettativa di vita si abbassano gli anni per andare in pensione; come disse uno una volta: vogliono farti morire , se riescono, prima che tu vada in pensione o al limite subito dopo così risparmiano sulle pensioni; avranno studi scientifici che noi non conosciamo che l’uomo e la donna non sono più di carne ed ossa come una volta ma sono diventati d’acciaio

  4. La Svizzera, una nazione federale che funziona un tantino meglio della nostra, nel suo parlamento di deputati e di senatori a Berna, se non erro, applica un sistema che si attiva per circa 12 settimane annuali. Il resto del tempo l’eletto Svizzero vive la sua vita nel mondo reale, lavorando, non fa politica di professione e, in aggiunta, al suo popolo permette di fare largo uso del Referendum. Da loro anche gli stipendi sono stati soggetti a voto popolare.
    Da noi vedi gli ultimi, quelli benedetti dal voto della rete, ci hanno provato talmente gusto che piuttosto di lasciare (secondo mandato), saranno disposti a cambiare nome o “partito” per continuare questa ben remunerata esperienza.
    Ma la nostra costituzione, la migliore del mondo, guai pensare di rivederla dove servirebbe.

  5. io faccio sport; sci da fondo, maratone; è come se, al termine di una gara e ti mancano 100m al traguardo qualcuno dice: hanno spostato il traguardo…. perche? così è stato deciso; fattene una ragione….. ma se ti spostano continuamente il traguardo ti incazzi con chi l’ha spostato e con chi ha consigliato di spostarlo;
    i vari signori Cazzola, Brambilla etc. capiscano che c’è gente che se gli spostano il traguardo di 10 m qualcuno muore perchè non ce la fa più; credo che queste persone non abbiano la minima idea di cosa voglia dire lavorare, faticare; e mi viene in mente il 1988 quando decisero di tagliarci le gambe per una leggina che ci costrinse a dover cambiare lavoro

  6. Il prof. Cazzola è uno dei più autorevoli esperti in diritto del lavoro ed il suo parere ha un altissimo peso specifico. La sua valutazione è tecnicamente ineccepibile, ma trascura alcuni aspetti sostanziali della questione pensioni. Tre fra i tanti:
    1) stiamo parlando di persone che hanno lavorato una vita e rivendicano un diritto semplice e assoluto: quello di avere una pensione per la quale hanno pagato i contributi (a differenza dei molti che la pensione l’hanno ottenuta sull’onda di iniziative politiche, demagogiche e antieconomiche).
    2) cambiare le regole del gioco con il gioco in corso è scorretto, e per il sistema pensionistico di scorrettezze ne abbiamo viste in quantità: il richiamo al rigorismo economico non è cosa proponibile in Italia. Lo scalone di 5 anni è reale: l’APE sociale non vale per tutti.
    3) il riferimento al silenzio di Draghi, con la pretesa di indovinare / interpretare il suo pensiero, è un tantino presuntuoso. E inquietante e dà l’idea che chi aspira alla pensione, più che ad un giusto diritto, maturato con il sudore, debba appellarsi al volere del destino.
    Va detto, tuttavia, complici i tempi e le urgenze dell’immediato, che l’assordante silenzio con cui il Governo ignora l’argomento pensionistico sembra dare tristemente ragione a Cazzola. Spero davvero che si sbagli.

  7. Saluti, nato nel 1960, iniziato a versare contributi nel 1979 quindi al 31/12/2021 avrò più di 42 anni di versamenti e 61 anni e mezzo di età = Quota 104. Scommettete che non sarà in pensione ? Ero adolescente negli anni ’70, ma mi ricordo ancora come si protesta.

  8. Gent. ma redazione, mi riferisco al commento della lettrice Erica Venditti per poter esprimere tutta la mia disapprovazione. Noi lettori non offendiamo mai nessuno dei v/s ospiti definiti competenti. Sono solo competenti per la difesa e la tutela dei loro interessi che non collimano con quelli dei lavoratori onesti,
    che in continuazione offendono la dignità del lavoratore e non se ne rendono purtroppo conto che parlano di noi come se fossimo i loro oggetti, pronti a sopportare le loro carognate. So benissimo che pur di rendere l’articolo interessante, invitate e intervistate i nostri “aguzzini”, che ci vorrebbero vedere ridotti in miseria ed in schiavitù totale, ma tutto questo infiammano gli animi degli onesti lavoratori. Esplode la rabbia….

    1. Salvo, sono Erica Venditti, ma non sono una lettrice, ma la giornalista iscritta all’albo che intervista i vari politici

  9. Buongiorno rassegnatevi, il governo non farà niente ed andremo avanti con la legge Fornero fino al 2026 cioè fino a quando tutti andranno in pensione con il sistema contributivo, a quel punto uno sarà libero di andare in pensione praticamente quando vuole con una pensione da fame. E’ uno schifo.
    A questo punto propongo, visto che i sacrifici li facciamo solo noi, ok uno andrà in pensione quando vuole con la pensione da fame ma anche i politici dovranno fare lo stesso.
    1) annullamento di tutti i benefici che hanno
    2) pensione minima perchè la nostra pensione la paga il datore di lavoro e noi, mentre le loro pensioni le paghiamo noi e quindi che vadano con la minima
    3) riduzione di tutti gli stipendi/bonus etc.. con un massimo di € 10.000 al mese (che mi sembra tantissimo)
    4) abolizione dei Senatori a vita
    5) abolizione vitalizio
    VORREI SAPERE COSA NE PENSANO I POLITICI DI QUESTO, SCOMMETTO CHE NON SONO D’ACCORDO
    DOBBIAMO SVEGLIARCI E FAR CAPIRE A QUESTA GENTE CHE CI SIAMO STANCATI DI LORO

    1. Bravo Mauro.
      peccato che intanto i politici ai quali ti rivolgi abbiano restituito il vitalizio anche a uno come Formigoni.

  10. Non la capiranno mai queste persone che dopo 41 anni di lavoro dico lavoro…
    non ne puoi più dispiace il cuore sentire queste affermazioni speriamo sempre che si
    riavvengano.

  11. Ma scusate, se si abbassa l’aspettativa di vita sarebbe del tutto logico rivedere al ribasso i requisiti anagrafici e contributivi che su quel dato erano stati definiti dalla legge Fornero. Altrimenti dovremmo concludere che i risparmi dell’inps sarebbero destinati ad usi diversi da quelli previdenziali. E ciò è inaccettabile!! Se occorre tempo per adottare una riforma organica è necessario prorogare di un anno Quota 100 così com’è

  12. Va bene temporaneamente lo strumento di Ape Social, se il governo non vuole riformare il sistema pensionistico. Ma se così deve essere è necessario allargare le maglie dell’Ape Social permettendo il raggiungimento del requisito contributivo con il cumulo di tutti i contributi versati nella vita lavorativa del soggetto interessato a prescindere dalle casse dove sono state versate, anche le casse di professionali. Allargare, quindi, il cumulo gratuito Che già esiste a tutti i casi di pensionamento. Ma i sindacati, su questo punto, fanno finta di non capire. Solo l’on. Chiara Gribaudo e Debora Serracchiani hanno dimostrato grande sensibilità sull’argomento presentando emendamenti disattesi dal governo. Inviterei la giornalista Venditti ad insistere nelle sue interviste anche su questo punto.Grazie.

  13. ho capito come la pensa il signor Cazzola; fa comodo a molti che torni la legge Fornero,; quali sono le soluzioni del signor Cazzola: arrivare a 67 anni, 42 e 10 mesi anche se l’aspettativa di vita è calata di brutto, pensione anticipata a 63-64 anni per i lavori usuranti ( io li definirei massacranti); tutte belle soluzioni; ho capito che dovrò soffrire ancora e speriamo di non morire prima (premetto che sono del 1960 e solo perchè sono nato 1 anno dopo di quelli del 1959 me la prendo……….)

  14. Purtroppo la corruzione e’ il problema maggiore in italia, non certo da parte degli onesti lavoratori, ma a volte della classe che decide sopra le nostre teste…

  15. Sono in disaccordo totale con le parole del professore.
    41 per tutti e uscita flessibile dai 62 anni di età, il tutto senza penalizzazioni finestra e finestrelle varie; per le donne e lavori gravosi 2 anni in meno!
    E fuori noi dinosauri date il lavoro ai giovani!!

  16. Sono considerazioni quelle di Cazzola che offendono il lavoratore.
    Credo che a questo punto sia meglio chiudere qualsiasi proposta o discussione perchè è solo controproducente. Attendiamo il tavolo e lì si discuta.
    Leggere affermazioni così estreme cosa si pensa possano produrre nelle persone?
    Sicuramente mortificare gli animi e creare rabbia.
    Quei Professori rimarranno sempre nella loro cecità e posizione di verità assoluta mentre noi siamo costretti ad assorbire proposte con valori sempre più peggiorativi rispetto a ciò che viene invece proposto da sindacati ed altri esperti di materia che vedono in una vera flessibilità ed equità la più giusta, corretta strada per portare il Paese Italia ad un vero cambiamento positivo oltre che a rispettare chi ha lavorato per 4 decenni.

  17. sono 41 anni che tiro il carroccio e già me lo avete messo svariate volte come con la quota 100, adesso basta.
    Sono sicuro che Draghi sarà un’altro dei tanti, non farà niente ed andremo avanti con la Fornero.
    Una cosa è certa, mi rivolgo ai giovani, non contate sui sindacati perchè non faranno mai il vostro interesse.

    1. Ho eliminato la prima parte del suo commento per renderlo pubblicabile, vi pregeherei di non offondere mai le persone che intervistiamo, sono comunque nostri ospiti e sono persone competenti

    2. Azzźzzz!!!Bisogna provare a fare 41 anni con le turnazioni in fabbrica!!!!Un giornalista non può sapere oppure fa finta di non capire!!!

  18. Decisamente perplessa…
    Non capiscono, nessuno lo capisce, che dopo 41 anni se ne hanno le scatole piene ; anche chi come me lavora in sanità e come si dice , senza motivo peraltro, dobbiamo compiere una ‘missione’! Basta, sentire certe riflessioni fa veramente indignare. Propongo di non intervistare più codesto personaggio.

    1. Ho eliminato la parte del commento che mi pareva più offensiva, vi chiederei nuoavmente di esprimere la vostra opinione senza offendere nessuno, il ‘personaggio’ di cui parla é comunque un esperto, ragion per cui siamo solo onorati di averlo sul nostro sito. Questo non vuol dire che dobbiate condividerne le idee, ma leggere e commentarle senza criticare la persona, ma solo, al più, le sue considerazioni. Non é il caso di andare sul ‘personale’. Grazie della comprensione.

  19. Quindi mettiamoci il cuore in pace noi”quarantunisti” ,nei corridoi hanno già deciso il nostro destino…..

  20. A mio parere l’alfabetizzazione in materia di pensioni manca al signor Cazzola più che a chi legge ogni giorno di notizie contrastanti. Essere in disaccordo con le proposte di almeno 62 anni e 20 di contributi (ognuno sarà libero di decidere se la piccola cifra che ne deriva se la farà bastare) e 41 anni di contribuzione a prescindere dall’età, è un’offesa vergognosa che non merita neanche di essere letta.
    Infatti da ora, volendo conservare in salute quel pezzo di fegato rimasto sano, eviterò di leggere le sue considerazioni.

  21. “Ho sempre avuto delle perplessità su sindacati che si preoccupano dei giovani quando saranno pensionati”.
    Asserzione perfetta.
    Io non ho avuto perplessità quando il sindacato negli anni 90 chi spiegava che il contributivo avrebbe ridotto l’assegno pensionistico di poche lire per le carriere contributive piatte.
    Io mi sono fidato, ma gli attuali pensionandi ora si ritrovano gabbati.
    E poiché, seppure in altro contesto, l’economista Marx asseriva: “La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”, i giovani memorizzino il vociare di questi tempi, perché quando sarà il loro turno le chiacchiere e la mancanza di serietà potrebbero ripetersi come accade attualmente.

  22. Siamo alle solite intervista che fai – pessime idee risolutive sempre a scapito dei soliti noti.
    Possiamo provare a chiedere agli intervistati per quale motivo un lavoratore che ha 40 anni di contributi versati non può ritirarsi e percepire la pensione per ciò che ha versato. Forse non sono sufficienti?
    Per quale motivo devo sempre chiedere a costoro di continuare a spaccarsi la schiena per sostenere debiti creati da altri o per pagare privilegi di taluni?
    A queste domande vorrei che rispondessero e nel contempo che accanto alla presentazione dell’intervistato ci fosse scritto il suo stato attuale (lavoratore – pensionato – libero prof. ecc) e quanti anni di contributi ha versato.
    Grazie

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