Riforma pensioni 2021, ultimissime al Governo: quali i propositi per il nuovo anno?

Riforma pensioni 2021, Uil proposte al Governo

La fine dell’anno si avvicina ed i lavoratori per quanto riguarda la riforma delle pensioni non sanno davvero più a che santo votarsi, troppi sono stati nuovamente delusi dalla legge di Bilancio che in fin dei conti non ha aperto grandi spiragli, se non un ampliamento di un anno per opzione donna e ape sociale. Gli unici forse che hanno visto dopo tanti anni d’attesa, almeno in parte, la luce in fondo al tunnel sono stati gli esodati, giacché é stato approvato un emendamento che apre alla nona salvaguardia. Ma per molti altri lavoratori che non sono rientrati o non rientreanno, vuoi per tempo o per requisiti, nella quota 100 nessuna alternativa in termini di flessibilità o uscita quota 41 é stata offerta. Ecco allora che tra i tanti commenti di rammarico pervenuti, ne pubblichiamo due che elencano quelli che si auspica possano essere i buoni propositi del Governo per il nuovo anno. Emilio fa che invocare direttamente, in modo ironico Babbo Natale, lasciando una letterina come fanno i bambini speranzosi nei doni, mentre Angela spera in un 2021 all’insegna di una riforma equa, e confida nel Governo. Le loro parole.

Riforma pensioni 2021: Caro Babbo Natale aiutaci tu, le richieste

Emilio: “Caro babbo Natale, come sai siamo in attesa di una buona legge pensionistica, che certamente non troveremo sotto questo albero, ma sotto quello del 2021, quindi hai un intero anno per organizzarti. Come dici? Dici che ci sono pochi soldi, ma vedi quando c’è la volontà le risorse si trovano, abbiamo speso decine se non centinaia di miliardi di € per bonus da 80€, bonus monopattini, banchi a rotelle, bonus vacanza e quindi se si vuole si trova pure il bonus pensione, quindi la prima cosa che ti chiediamo caro babbo Natale e portare la “volontà” di fare una buona legge che tutti i lavoratori si aspettano. Certamente poi come è scritto nell’articolo ti chiediamo anche di mettere sotto l’albero 1) Eliminazione definitiva dell’aspettativa di vita sia per la pensione di anzianità che per la pensione di vecchiaia. 2) Eliminazione definitiva di quell’assurda finestra di tre mesi che si ha all’attualità quando si raggiungono con fatica i requisiti richiesti.

Caro babbo Natale, sai che molti si sono lamentati della cosiddetta “quota 100”, che sappiamo bene non essere una quota 100 vera bensì un ambo secco (minimo 62 anni e minimo 38 anni di contributi) non tanto per il nome inappropriato bensì per il fatto che persone che hanno contribuito per 38 anni ma un po’ più in là con l’età sono in quiescenza mentre ad esempio magari un 61 enne con 42 anni è ancora al lavoro, il problema è che si è dato troppo peso all’anagrafe e non il giusto peso alla fatica degli anni di contribuzione. Quindi nella prossima legge che ci devi portare devi senz’indugio porre rimedio a questo grave errore. Bisogna stabilire una volta per tutte un limite di contribuzione per poter accedere alla pensione indipendentemente dall’età anagrafica che deve anche essere il sistema “principe” per potersi congedare dal mondo del lavoro, personalmente ritengo che 41 anni sono anche troppi (attenzione quota 41 sono 41 anni e non un giorno in più non 41,5 come scritto nell’articolo “Scendere a 41,5 anni per uomini e donne per la pensione di anzianità”, no assolutamente, scendere a 41 punto e basta) ma questa è la battaglia intrapresa e quindi sosteniamola fino in fondo“.

Caro babbo Natale porta anche l’illuminazione che porti ad abbandonare idee bislacche come ad esempio istituire commissioni per capire quali sono i lavori usuranti e gravosi, non servono, basta ascoltare le persone e si sa già che oltre 40 anni sono più che gravosi e usuranti per chiunque e per qualsiasi mansione svolta. Dovresti poi portarci sotto l’albero la separazione tra assistenza e previdenza così una volta per tutte si interromperà quel fastidioso giocare sulle cifre che vorrebbero la nostra spesa previdenziale superiore a quella media europea. Caro babbo Natale bisogna poi pensare anche a chi non riuscirà mai a raggiungere il requisito “principe” dei 41 anni di contribuzione per lasciare il lavoro e io ti propongo una soluzione strutturale che abbia in sé tutta la flessibilità necessaria a soddisfare le richieste delle donne che vorrebbero vedere opzione donna confermata per sempre, chi vorrebbe uscire dal lavoro a 60 anni, chi a 62 e così via. Ti dirò l’idea non è mia ma di Lamberto Dini, leggermente attualizzata ai giorni nostri, ovvero una finestra tra i 58 anni e i 67 (o 66 come proposto nell’articolo, meglio ancora) a scelta del lavoratore per ritirarsi. Già il fatto che il singolo lavoratore possa decidere quando ritirarsi evidenzia l’inutilità di una commissione per stabilire la gravosità del lavoro, quando è stanco semplicemente presenta domanda di pensionamento. I requisiti ovviamente sono il calcolo interamente contributivo dell’assegno senza un limite minimo di contribuzione purché però quest’ultimo sia di importo sufficiente a poter vivere, ad esempio fissando una soglia minima di diciamo 1.000€ mensili. Il fatto poi che previdenza e assistenza siano contabilmente separate non implica che non si possa prevedere una forma “assistenziale” per favorire la permanenza al lavoro ad esempio incrementando l’importo della futura pensione diciamo del 1% per ogni anno di permanenza oltre il limite dei 58 anni oppure dei 35 anni di contribuzione. Essendo questa una prestazione assistenziale e quindi a carico della fiscalità generale può essere rivista in base ai vincoli di bilancio senza però mettere in discussione l’impianto pensionistico.

Riforma pensioni 2021: alcuni esempi degli esclusi

Poi Emilio passa ad esempio concreti, temendo Babbo Natale, magari poco avvezzo alla riforma pensionistica, possa fare confusione: “Caro babbo Natale di faccio degli esempi per spiegarti meglio quello che mi aspetto sotto l’albero così non ci sono malintesi.
1) Il sig. Mario, dopo la terza media inizia a lavorare e raggiunti i 56 anni di età ha anche accumulato i 41 anni di contributi, può quindi andare in pensione immediatamente e mantiene il calcolo cosiddetto “misto” come succede già oggi.
2) La sig.ra Luisa, ha una storia contributiva più travagliata e a 58 anni di età può contare solo su 34 anni di contributi, oggi non potrebbe pensionarsi perché non raggiunge i 35 anni richiesti da opzione donna, con la mia proposta invece può farlo perché il suo assegno calcolato col contributivo supera la soglia minima dei 1000€ mensili che è l’unico paletto richiesto oltre all’età.
3) La sig. Maria, anche lei ha dei buchi contributivi e a 58 anni dispone però di 37 anni di contributi, quindi come Luisa può lasciare il lavoro ma avendo superato la soglia dei 35 anni avrà oltre all’assegno previdenziale un bonus del 2% (37-35)=2% dell’importo di carattere “assistenziale”
4) Il sig. Roberto, ha studiato e conseguito il diploma di geometra, quindi ha diverse opzioni per pensionarsi, la prima a 58 anni e con 39 di contribuzione prevede un assegno calcolato col contributivo più un bonus del 4% (39-35=4%), oppure a 59 anni e 40 di contributi con un bonus del 6% (59-58=1%, 40-35=5%) oppure a 60 anni con 41 di contributi e quindi il sistema “misto”
5) Il sig. Giovanni ha una carriere molto discontinua e lascia il lavoro a 67 anni avendo solo 23 anni di contributi e l’importo della sua pensione risulta molto basso, diciamo di soli 600€, è ovvio che in questo caso deve necessariamente esserci una prestazione “assistenziale” che porti comunque l’importo alla soglia minima dei 1000€ mensili. Caro babbo Natale scusandomi per la mia prolissità ti auguro buon lavoro

Riforma pensioni, ultimissime richieste al Governo: 60 anni sono più che sufficienti

Angela, dalla sua si rivolge al Governo: “Mi auguro che il nuovo anno possa far prevalere il lato umano su quello egoistico e disumano, in tutte quelle persone che dovranno alla fine pur prendere una decisione dopo tante chiacchiere e speranze deluse. Mi auguro che le persone che si arrogano il diritto di decidere per me quando potrò uscire dal lavoro, riescano a comprendere che 60 anni sono più che sufficienti per poter sciegliere se farlo o meno in base alla stanchezza di vita. Non stiamo chiedendo la carità, stiamo chiedendo solo quello che ci spetta in un’età che per qualcuno è già tarda, per svariati motivi, per godersi appieno la vita, dopo tanti sacrifici, impegni e rinunce. No, non vi stiamo chiedendo la carità, ma solo che a noi, a differenza di tutti voi, venga dato solo quello che ci spetta in base a quello che in una vita vi abbiamo dato.

Dalla notte dei tempi l’essere umano è cosciente della caducità della vita, ma per chi “avesse voluto dimenticarlo” quest’anno è arrivato qualcosa che ce l’ha prepotentemente sbattuto in faccia, quindi non parlateci di aspettativa di vita, perchè dietro quei numeri ci sono anche persone che muoiono poche settimane prima, o poche settimane dopo aver raggiunto l’età pensionabile, sono anche questi numeri? È ora che le cose cambino, che non pensiate solo ai vostri interessi, è ora che mettiate l’essere umano in primo piano e che lo trattiate con correttezza e rispetto.

Cosa ne pensate delle considerazioni di Emilio ed Angela, le condividete o vi sentite di dover aggiungere altro? Nel caso lasciateci un commento nell’apposita sezione del sito, nel mentre vi auguriamo un Sereno Natale e vi ringraziamo per tutti gli spunti interessanti che in questo lungo anno ci avete offerto.

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4 commenti su “Riforma pensioni 2021, ultimissime al Governo: quali i propositi per il nuovo anno?

  1. Buonasera. Condivido in pieno l’articolo. In particolare, dove si parla della possibilità del lavoratore, di scegliere quando andare in pensione, a partire dai 58 anni. Chiaramente, con un assegno non inferiore ai 1000 €. Aggiungerei, che occorre equiparare il lavoro gravoso a quello usurante. La distinzione attuale, è stata fatta senza un minimo di cognizione, penalizzando certe categorie e premiandone altre.
    Speriamo che i pentastellati e soci, non si perdano per strada, quando verrà il momento!

  2. Mi chiedo quanto dureranno i governi che continuano a lasciare ancora una riforma fatta da una pazza nel 2011 poco molto poco.

  3. essere maleducati e volgari non è educato, ma in certi casi non si può farne a meno. Per questo governo schifoso che non sa fare nulla di buono Es.( portare le pensioni minime almeno pari a quel schifoso reddito di cittadinanza che anno fatto per guadagnare voti) e per i sindacati che continuano a parlare senza mai ottenere nulla ( a parte le quote fisse che prendono RUBATI ai pensionati, anche se disdicono la quota)VERGOGNA

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