Riforma pensioni 2021, ultimissime: urgente un’alfabetizzazione sociale

Pensioni ultimissime oggi: serve alfabetizzazione sociale

In questi giorni il tema della riforma delle pensioni é tornato sempre più in voga specie sui social, da quando si é insediato il nuovo Governo Draghi sono in molti a cercare di capire cosa succederà post quota 100. Tra quanti ambiscono ad una riforma pensioni maggiormente equa non vi sono solo quanti confidano nella flessibilità in uscita dai 62 o quanti ambiscono alla quota 41, ma vi sono soprattutto le donne, che sperano, dai futuri incontri tra Governo e parti sociali, emerga sempre più forte l’invito ad andare verso una parità di genere salariale, pensionistica e soprattutto che parta dalle mura domestiche.

Su questo Orietta Armiliato, amministratrcie del CODS, non ha alcun dubbio, serve un’urgente alfabetizzazione sociale. Non é possibile nel 2021 sentire ancora le donne parlare orgogliosamente del proprio compagno quando le aiuta in casa, il problema spiega Armiliato sta nel pensare, ancora oggi, che quei compiti dovrebbero essere ad unico carico delle donne, perché la società ci ha insegnato questo, ragion per cui se un uomo dà una mano nelle faccende domestiche e sicuramente da ‘sbandierare ai quattro venti’ il suo prezioso operato. Bisognerebbe invece partire dall’idea che non esistono compiti da uomo o da donna in famiglia, ma che la famiglia in quanto tale collabora allo svolgimento di ogni mansione. Vi riproponiamo il preciso ed articolato post dell’amministratrice del CODS, certi che le sue parole possano spiegare dettagliatamente quanto abbiano cercato di trasmettervi in modo sommario.

Riforma pensioni, per poter raggiungere un obiettivo si deve partire dal pensare delle donne stesse

Così Armiliato nella pagina facebook del CODS: “Molte donne asseriscono anche su questa pagina e spesso con malcelato orgoglio, che i loro mariti/compagni/figli maschi/etc. le 💢AIUTANO💢 nello svolgimento delle faccende domestiche. Ma…é proprio il concetto di 💢AIUTO💢ad essere profondamente sbagliato nella fattispecie, poiché gli impegni quotidiani debbono essere equamente condivisi in modo da non sovraccaricare di lavoro e di responsabilità, un componente piuttosto che l’altro, del nucleo cui si appartiene; tant’é vero che al lemma “aiutare” il vocabolario Treccani così definisce il termine: “prestare ad altri la propria opera in momenti di difficoltà o per cose che non sarebbero capaci di fare da soli”.

Ecco perché continuo a ripetere come un disco rotto ed ovunque me ne sia data l’opportunità, che occorre un’urgente 💢ALFABETIZZAZIONE SOCIALE 💢se si vuole arrivare un giorno ad una parità fra i generi che annullerà le disparità anche salariali e di conseguenza pensionistiche che rileviamo ogni giorno e che sono conclamate e sotto gli occhi di tutti, soprattutto degli enti e degli organismi preposti ad analizzare i dati, farli emergere e, auspicabilmente, mettere in campo azioni atte a porre rimedio.

Riforma pensioni, quale parità di genere se non vi é alfabetizzazione sociale?

L’Armiliato che da sempre chiede al Governo la valorizzazione ai fini previdenziali del lavoro di cura delle donne, facendo presente come queste lavorino mediamente molte più ore rispetto agli uomini, tra le righe pare far intendere che se mai ci fosse una maggiore alfabetizzazione sociale e tra le mura di casa i compiti fossero equamente divisi, forse non sarebbe nemmeno necessario arrivare a tale richiesta. In quanto il tempo da dedicare alla cura dei figli, piuttosto che alla casa, o ai genitori anziani sarebbe equamente diviso tra i coniugi. Allora sì che si potrebbe parlare di parità di genere, di stipendi e di pensione, perché le donne avrebbero lo stesso tempo, al pari degli uomini, da poter dedicare alla loro carriera in ambito lavorativo.

Proprio per questo ci tiene a precisare che il cambiamento che deve stare alla base di qualsiasi riforma, in realtà deve partire dalle donne stesse: Bisogna che incominciamo ad educarci ispirandoci ad un diverso modello sociale che non può progredire in nessun modo se si continua a far passare come corretto ed assoluto il concetto di “aiuto” giacché progettare, organizzare e realizzare ogni giorno il lavoro di cura della casa e delle persone, che parte dal fare la spesa passando per il controllo dei compiti degli eventuali figli o dal somministrare un farmaco al genitore anziano ed arriva senza mai concludersi, a caricare e scaricare la lavastoviglie senza che questo passi per concessa gentilezza o adempimento di una puntuale e magari reiterata richiesta. Non può e non deve essere così.

Quindi, bisogna trovare la via affinché questi concetti non debbano più essere rilevati ma siano necessariamente parte del nostro comune pensare: iniziamo noi Donne per prime, a casa nostra, a mettere in atto questo processo di #alfabetizzazionesociale.

Poi in chiusura un appello: “mentre chiediamo alle istituzioni ed alle organizzazioni sindacali che conoscono puntualmente le problematiche delle persone che rappresentano, ed in questo caso il termine qui utilizzato in veste di imputato calza puntualmente, di aiutarci a sviluppare e sostenere questo fondamentale percorso educativo-evolutivo, #perledonnedioggiedidomani e #peramorediequitá“.

Cosa ne pensate delle considerazioni di Orietta Armiliato, le condividete? Fatecelo sapere come sempre nell’apposita sezione commenti del sito

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5 commenti su “Riforma pensioni 2021, ultimissime: urgente un’alfabetizzazione sociale

  1. 80 anni di età anagrafica come requisito per poter accedere alla pensione, mi sembra ragionevole.
    Per l’età contributiva a discrezione del legislatore

  2. Io ho 61 anni lavoro nella sanità sono amministrativa con 30 anni di contributi mi hanno detto che andrò in pensione a gennaio 2028..con 820 euro netti..che vergogna nel 2028 avrò 37 anni di lavoro il problema è che ho 60% di invalidità civile ho dovuto lasciare il lavoro dopo 10 anni di lavoro perché dopo due figlie non avevo nessuno che le accudisse…sono malata dovrò licenziarmi..e aspettare fino al 2028 la mia pensione.
    È vergognoso!!!secondo me alle donne dovrebbero lasciare la scelta di fermarsi o andare avanti…pazzesco a 68 anni cmq dopo 37 anni di contributi 840 euro…e c’è gente che ancora prendono pensioni di 15 anni di contributi a qualsiasi età.

  3. Alfabetizzazione sociale ? bene , l’ esempio viene dall’ alto magari cominciando a parificare stipendi e pensioni… non verso il basso, come magari vorrebbero… e il resto viene da se…

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