Nei giorni scorsi un lettore parlando di riforma pensioni 2022-2023 e di quanto potrebbe essere inserito nel Def per semplificare, a suo dire, la vita dei futuri pensionandi ha citato il modello tedesco, lasciandoci questo commento: “Ho trovato molto interessante il contenuto del sito sotto riportato che spiega in modo semplice e completo il sistema pensionistico Tedesco anche attraverso l’uso di tabelle relative a: età, anzianità contributiva , reversibilità, invalidità, maternità, trattamento dei periodi di studio dai 17 ai 25 anni ecc. Sembrerebbe di una semplicità disarmante se confrontato al nostro guazzabuglio. Interessante potrebbe essere anche un commento da parte della redazione“. Abbiamo pensato di rivolgere la questione ad un nostro esperto il Dott. Claudio Maria Perfetto che ha accolto il nostro invito, rispondendo con assoluta meticolosità al nostro lettore, cercando con tabelle e dati oggettivi di comprendere se realmente per noi potrebbe essere conveniente seguire il modello tedesco. Di seguito il suo elaborato.
Riforma pensioni 2022-2023, converrebbe seguire il modello tedesco? Riflettiamoci insieme
Nel documento “Adeguatezza e sostenibilità delle pensioni” della Commissione europea del 31.10.2017 è riportata a pag. 19 la seguente Tabella 4 — Variazioni dell’età pensionabile in seguito a riforme, anni diversi (al 1° gennaio dell’anno di riferimento):

Dalla Tabella 4 si evince che l’Italia (IT), assieme all’Olanda (NL), è la nazione in cui si va in pensione più tardi, con 67 anni di età anagrafica più l’aspettativa di vita LE (pensione ordinaria di vecchiaia). Dalla figura 3.8 seguente si rileva che l’età media con cui si va in pensione in Italia è di 62 anni (in futuro con 71 anni).

La figura 3.8 precedente è tratta dalla pagina 133 del documento “Pensions at a Glance 2021. OECD and G20 indicators” pubblicato in dicembre 2021. L’OECD è nota in Italia col nome di OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e la sua funzione è di assistere i suoi membri nel favorire la crescita economica sostenibile, nello sviluppo dell’occupazione e del benessere.
I Paesi membri dell’OCSE si riuniscono per confrontare le loro esperienze e cercare risposte comuni a problemi comuni. Fanno parte dell’OCSE 300 comitati, esperti e gruppi di lavoro, che identificano prassi e standard internazionali e coordinano le loro politiche nazionali e internazionali.
Ciò che accade in Italia in ambito economico, occupazionale, pensionistico è collegato a prassi e standard identificati dall’OCSE, a indicazioni della Commissione europea, e a raccomandazioni del Consiglio europeo.
In particolare, i principali obiettivi delle politiche in materia di pensioni e pensionamento (come riportato a pag. 1 del documento “Adeguatezza e sostenibilità delle pensioni” della Commissione europea) sono: “i) fornire un reddito adeguato in vecchiaia, garantendo (ii) sostenibilità finanziaria eiii) massimizzando l’occupazione (nello specifico, mediante incentivi a favore di carriere formali stabili e l’allungamento della durata della vita attiva per donne e uomini)”. Il documento prosegue affermando che “il progressivo invecchiamento della popolazione nell’arco dei prossimi trenta-cinquant’anni complicherà significativamente la sfida rappresentata dalla realizzazione dei suddetti obiettivi. La transizione a una popolazione in età attiva più ridotta, dovuta ai bassi tassi di fertilità e all’aumento della longevità, richiederà un adeguamento dei regimi pensionistici e degli accordi sulle pensioni in tutti gli Stati membri.” (nota: i grassetti sono riportati nel documento di origine).
Se il Governo italiano volesse guardare alle politiche pensionistiche che altri Paesi adottano per affrontare gli stessi problemi che ha l’Italia, e precisamente: invecchiamento della popolazione, bassi tassi di fertilità, aumento della longevità, molto probabilmente è al modello pensionistico tedesco che guarderebbe.
Riforma pensioni 2022-2023, ultime: quale Paese potrebbe essere preso a riferimento?
In Germania, per esempio, la pensione di vecchiaia viene erogata a partire dai 63 anni e 10 mesi di età con 45 anni di contribuzione, oppure con 65 anni e 9 mesi di età e 35 anni di contribuzione (vedi Tabella 4 sopra, Stato membro DE, colonna 2020). Se si va in pensione con 45 anni di contribuzione, non viene applicata alcuna penalizzazione; mentre con 35 anni di contribuzione, andando in pensione a 63 anni, viene applicata una penalizzazione pari a 0,3% per ogni mese di anticipo rispetto ai 65 anni e 9 mesi (ovvero 0,3% moltiplicato 33 mesi, uguale a 9,9%).
Le pensioni tedesche sono calcolate con il metodo contributivo, e i contributi vengono versati per un importo pari al 18,6% del reddito lordo (il 9,3% viene versato dal lavoratore e il 9,3% viene versato dall’azienda). Se si considera che le pensioni italiane vengono erogate con il sistema retributivo o misto e che i contributi versati sono pari al 33% del reddito lordo, si comprende perché, a parità di salario, le pensioni tedesche sono inferiori rispetto a quelle italiane (a riguardo può essere utile leggere il pensiero dei giornalisti tedeschi Tobias Piller e Ulrike Herrmann e il corrispondente italiano da Berlino Roberto Giardina).
A pensarci bene, Opzione Donna riflette il modello pensionistico tedesco: minimo 35 anni di contribuzione, metodo di calcolo totalmente contributivo, uscita a 58 anni (59 nel caso di lavoratrici autonome), applicazione di una penalità tra il 20-30% (che corrisponderebbe a una penalità di circa il 3% l’anno).
Pertanto, qualora il Governo italiano nutrisse l’intenzione di prendere come modello di riferimento il sistema pensionistico tedesco, potrebbe voler optare per l’uscita anticipata degli uomini a 64 anni, minimo 38 anni di contribuzione, metodo contributivo, penalità del 3% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni.
La soluzione per l’Italia, però, non è “l’allungamento della durata della vita attiva per donne e uomini”, ma è il ricambio generazionale. Ricambio attuabile con una ricetta elaborata da economisti di nuova generazione“.
Ringraziamo il Dott. Perfetto per questa interessante disamina di confronto tra il modello previdenziale italiano e tedesco, a vostro avviso il Governo potrebbe indirizzare il proprio interesse verso le misure pensionistiche vigenti in Germania, e soprattutto a voi sembrerebbe una buona idea il consiglio del nostro lettore che ha dato origine a tale approfondita riflessione? Fatecelo sapere nell’apposita sezione ‘commenti’ del sito.
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Sono d’accordo con Antonello 61, sono nato nel 1960 fra poco avrò 42 anni di contributi versati e non posso andare in pensione perché si preferisce mandare chi ha minori conributi.
In più leggo che vogliono anche abbattere la pensione del 3% annuo dall’anticipata ai 67 anni!!!!
Ma i contributi gli avete incassati per intero!!!! Perché devono rimmeterci soltanto i lavoratori? Le pensioni baby e le altre (che non voglio rammentare) non le abbiamo approvate noi! Se mancano i soldi, dovete trovarli, come avete fatto per la guerra, oppure per salvare due banche dalla bancarotta………ma stavolta cercate altre tasche e non sempre quelle dei lavoratori.
Un saluto ai gestori del sito
Buongiorno,
in merito alla interessante proposta, mi permetto di osservare però, visto che ci si riferisce al contributivo, che in Germania hanno stipendi ben più elevati dei nostri, certo parametrati al costo della vita che però non so se è molto superiore al nostro.
Saltano comunque all’occhio i 67 anni della pensione di vecchiaia contro i 65 della maggior parte del resto d’Europa. Farei subito un correttivo in tal senso.
Inoltre vorrei ribadire di attuare la giusta gradualità nel fare riforme che allunghino l’età pensionabile, non è accettabile che avendo iniziato a lavorare prima dei venti anni ci si trovi in corso d’opera le regole cambiate ogni tot anni (ho iniziato quando erano richiesti 35 anni di contributi).
Infine avrei qualcosa da dire anche sull’aspettativa di vita. Siamo veramente certi che si sia così tanto incrementata nel tempo e che continui ad allungarsi? (I miei nonni sono morti ultra-ottantenni ad esempio). Trascrivo un estratto dal video “I dati non parlano” del Dr. Abbate che trovo utile per capire meglio questo aspetto:
“Si dice che la durata della vita media, a livello mondiale, continua a crescere a dismisura grazie ai grandi progressi della scienza e della medicina, ma è vero? Se andiamo a prendere le curve della Organizzazione Mondiale della Sanità sembrano proprio dire questo, però se andiamo a vedere su quale banca dati quelle curve sono state costruite, scopriamo che in questa banca dati sono inseriti anche tutti i morti della prima e della seconda guerra mondiale, tutti ragazzini ovviamente giovanissimi. Voi capite che è ovvio che se io sto proiettando i dati di tutto il secolo scorso e in questi dati sto tenendo conto di tutti i morti durante le guerre, che sono milioni e milioni di persone (quindi una percentuale importante rispetto al totale della popolazione), poi mi trovo una crescita che dal 1950 in poi esplode proprio nell’allungamento dall’aspettativa di vita.
È chiaro che quell’insieme, quella banca dati, pur essendo perfettamente corretta come qualità dei dati, andrebbe depurata da questi dati, che inquinano il risultato al quale vogliamo arrivare. L’errore è confondere i dati con l’informazione, i dati non sono informazioni. I dati sono numeri e solo elaborandoli nella maniera corretta possiamo risalire a delle informazioni che approssimano la verità, la realtà. Ricordiamoci che nella Scienza la verità assoluta non esiste.”
Grazie per questo spazio di espressione.
Guarda caso in 24 ore il governo ha trovato 13 miliardi di€ per mandare armi in Ucraina e per le pensioni solita solfa I soldi non si trovano mai!!! Xche’? Molto semplice xche’ non vogliono trovarli e continuano a farci credere quello che fa più comodo a loro, insomma sarebbe ora di mettere fine a questo teatrino e che la smettano di chiamarle pensione anticipate xche’ 41 42 o 43 anni di lavoro non c’è proprio niente di anticipato.
a me risulta però che in germania questo discorso di tutto contributivo non sia una novità per i tedeschi; lo sanno da quando sono giovani; e vogliamo parlare degli stipendi dei tedeschi e degli italiani; e la previdenza complementare in germania è come in italia? i nostri governanti copiano le cose peggiori ; è come se in una bistecca togli la carne e ti rimane l’osso e i nervi saluti ai gestori del sito
Sono d’accordo anche perchè chi dovrebbe fare l’implementazione di quello in Italia apparterrebbe ad una categoria che ha l’attendibilità e quindi le capacità di chi ad esempio cita come studi approfonditi di Banca d’Italia ciò che la stessa presenta come semplice contributo ad una discussione in vista di ulteriori studi ed approfondimenti ed eventuale futura pubblicazione e comunque come opinioni dei redattori del paper e quindi non impegnativi in alcun modo la responsabilità della Banca. Altro che studi approfonditi, alla meglio da approfondire. Figuriamoci che capacità di analisi entrerebbero in campo ed i risultati ai danni dei lavoratori e dei giovani e delle donne e degli esodati o comunque al momento disoccupati! Se diamo l’incarico alla Merkel di elaborare una proposta tedesca per l’Italia allora mi potrebbe interessare.
Basterebbe dividere previdenza e assistenza, usare i soldi dei contributi versati solo per erogare pensioni da lavoro, le altre spese per pensioni di invalidità, sociali, e altre forme di assistenza che giustamente lo stato deve garantire dovrebbero essere gestite da unente al di fuori dell’inps con un bilancio a parte finanziato dall’erarrio
Confrontando i vari sistemi e tenendo conto che, forse per timidezza, il governo italiano non fa proposte, si potrebbe anche valutata una prosecuzione della riforma del 2022 e in fase transitoria aumentare di altri 2 anni (66 con 38 di contributi) cioè “quota 104” ma che sia più “elastica”. Tenendo presente la richiesta sindacale dell’uscita a 62 anni, con quota 104 meno rigida sarebbero richiesti 42 anni di contributi, con 41 si dovrebbe aspettare i 63 anni e così via (40 a 64 e 39 a 65 anni). In questo modo l’età di pensionamento andrebbe da 62 a 67 con una media di oltre 64 anni e i contributi a partire da un minimo di 38 per l’uscita anticipata. Per i lavori gravosi, malattie, APE sociale e madri già è avviata la discussione come per i giovani. Consapevoli della preoccupante situazione mondiale, chiediamo maggiore chiarezza e programmazione.
In Italia può anche andar bene la quota 102, non capisco però, perché non si applichi a partire dai 62 anni con 40 di contributi. In Italia solo quando dsi parla di pensioni non ci sono soldi, per il resto è sufficiente una notte per tirarli fuori.
Eliminare le pensioni anticipate. Tutti in pensione a 65 anni!
Buongiorno.
Io penso che il problema più che essere se il confronto tra il sistema tedesco (da sempre contributivo) sia giudicabile più o meno favorevole con quello italiano, considerando anche che a differenza del nostro prende in esame la carriera scolastica del lavoratore dai 17 ai 25, anni non è cosa dirimente.
Io ritengo che, per come è strutturata l’Europa, con i gravi problemi che oggi sono sotto gli occhi di tutti; Europa nella quale la Germania (coi suoi satelliti) è guida economica e la Francia ad ora è guida nella politica estera, non vi sia in fatto di pensioni altra porta d’uscita. L’idea nella mente di quei pochi che detengono realmente il comando a Bruxelles è di andare nella direzione tedesca.
Credo anche che non siano finite le sorprese; in un commento dei primissimi tempi del governo attuale e del suo presidente, se non erro e di sfuggita, mi pare di ricordare un veloce accenno al sistema sanitario italiano. Altro importante capitolo di spesa, la cui gestione e sostentamento potrebbe in un più o meno vicino o lontano futuro riservarci sorprese.
Nel pensiero del dottor Perfetto vi riconosco un concetto importante la dove parla di “Economisti di nuova generazione” allora, da profano, mi domando dove sono questi nuovi economisti in Italia? Sono nelle aule universitarie o sono presenti anche nel governo! Dubito.
Saluti
65 anni di età e 40/41 di contributi senza penalizzazioni sarebbe una riforma ideale, mantenendo agevolazioni sull’età per lavori usuranti, opzione donna, lavoratori precoci e altre categorie bisognose.
in Italia andrebbe bene 41 anni di contributi a qualsiasi età ,62 anni di età minimo 20 anni di contributi in Germania va ricordato che hanno un welfare ottimale per i lavoratori,, il lavoratore viene prima di tutto..in Germania
Buongiorno Paolo
Io penso che quello che sostieni sia un “mito”.
E’ vero, la Germania è stata la “locomotiva d’Europa”, vero è anche che in Germania esistono vere e proprie “élite finanziarie” che hanno perseguito dagli anni 2000 la politica della moderazione salariale e che la riforma del mercato del lavoro, la “Hartz” del social democratico Schroder, ne è stata la causa.
Per intenderci: “Non tutti i tedeschi lavorano alla Porsche”. Sono le mentalità le vere diversità.
Tornando alla riforma, tra chi sostiene abbia ridotto la disoccupazione e chi abbia allargato precarietà e numero dei sottopagati, indubbio è che vi siano protezioni sociali più funzionali delle nostre e maggiormente controllate, ad evitare i furbetti.
Ma gli aumenti dei profitti prodotti dalla fortissima esportazione (neomercantilismo) e in parte alla compressione interna dei consumi, spiegano forse che i benefici non sono stati spalmati e percepiti come si può credere dai salariati e in termini di pensioni (primo pilastro).
Si, forse dovendo scegliere tra il Sole e l’efficienza, probabilmente sceglierei l’efficienza, infatti ci sto pensando.
Saluti
Concordo. Aggiungo anche che il cittadino tedesco in media ha risparmi praticamente nulli e non perché li butta dalla finestra, ma li utilizza anche per la spesa previdenziale, mentre il cittadino italiano ha mediamente risparmi molto più elevati perché preferisce finalizzarne l’utilizzo con priorità diverse. Certo, la media è solo statistica e non tiene in considerazione i casi di bisogno (la storiella del mezzo pollo in media per tutti), ma è anche vero che tendenzialmente i risparmi del cittadino / lavoratore italiano non vanno a finire per il proprio benessere da anziano: la prova lampante è la cronica ritrosia a formarsi una pensione integrativa non solo da parte di coloro i quali hanno stipendi modesti (al massimo a costoro si può chiedere il versamento del TFR in fondi pensioni di categoria), ma soprattutto da coloro che percepiscono stipendi netti mensili ben oltre i 2000 Euro. Evidentemente, costumi e “tradizioni” nostrane di gran moda 30 o 40 anni fa resistono ancora oggi, nonostante oggi siano economicamente superati, se non addirittura fallimentari.
Cosa accadrebbe a chi ha solo 20 anni di contributi?
Dipende da quanto si è versato in termini di contributi. Se il montante versato in 20 anni è intorno ai 200000 Euro, la pensione lorda sarà al di sotto degli 800 Euro; se il montante è invece pari a 400000 Euro, la pensione lorda sarà di circa 1500 Euro. Non è un conto esatto, perché ci sono altri parametri da tenere in considerazione, come i Tassi di Ricapitalizzazione (che dipendono dagli anni nei quali si è contribuito) e Coefficienti di Rivalutazione (che dipendono dall’età).
Però il modello tedesco guardatelo anche per gli invalidi civili coglioni io ho il 67 per cento di invalidità e 104 personale in situazione di gravità precocissimo gravoso e nn rientro in quota 41 dovrò fare una conciliazione aziendale e la naspi perché io sono stremato pieno di dolori politici e sindacati vergognatevi gli invalidi devono essere liberi di andarci quando vogliono io nn voglio morire in fabbrica
Buon giorno, come giustamente osservato, il modello tedesco non è del tutto nuovo: oltre alla giusta osservazione che Opzione Donna riflette in larga parte, aggiungerei che anche la proposta del presidente INPS Tridico – con le penalizzazioni per ogni anno di anticipo – si basa su un modello simile. Quello che però continua a non tornarmi è perché nessuno vuole mettere le mani su Tassi di Ricapitalizzazione e Coefficienti di Rivalutazione. E’ l’unica leva possibile che potrebbe fare un po’ di giustizia sociale, oltre a riequilibrare i conti, perché si potrebbero modulare in modo da ridurre l’impatto della quota retributiva, aumentando quella contributiva. In questo modo, sarebbero disincentivati ad anticipare la pensione i lavoratori che 1) hanno avuto una carriera brillante, 2) hanno stipendi lordi superiori ai 40-50000 Euro; in compenso, sarebbero meno decurtate le pensioni di chi ha livelli salariali più bassi (carriere stabilizzate) e al 01.01.1996 non aveva 18 anni di contributi: questi lavoratori – non di rado con mansioni pesanti, anche se non usuranti nel senso definito dalla legge – potrebbero avere l’opportunità di anticipare la pensione di qualche anno, senza che il loro assegno venga decurtato sensibilmente: alla riduzione della quota retributiva corrisponderebbe un aumento della quota contributiva per effetto delle rivalutazione di Tassi e Coefficienti. Sottolineo, pur non essendo un esperto di legge, che il meccanismo di generazione di Tassi e Coefficienti non è un diritto acquisito, tanto è vero che è stato modificato negli anni anche per gli anni antecedenti: la giustizia sociale sarebbe proprio in questo aspetto, far sì che la quota retributiva – che non dipende solo dai contributi versati – perda di peso senza che i titolari di assegni modesti debbano rinunciare all’anticipo per non perde percentuali dell’assegno che – per la modestia dello stesso – sarebbero difficili da sostenere, mentre lavoratori con assegni più alti si dovranno rassegnare a rinunciare a quel vantaggio – non giustificato dai contributi versati – se volessero andare in pensione anticipatamente. Sottolineo infatti che quota 100 è stata sfruttata soprattutto da categorie con assegni pensionistici ben superiori alla media, per i quali i contributi versati negli anni ’80 e ’90 valgono il 20-30% in più rispetto ai contributi post-crisi economica del 2009.
luca f, ottima questa tua analisi; parli di aspetti per me poco conosciuti; di fondo c’è un errore; dici che quota 100 è stata presa dai redditi ben superiori alla media; noi professori da sempre non abbiamo grandi redditi, una volta una persona che poteva iniziare la carriera d’insegnante chiese: alla fine, da vecchia, quanto prenderò? le dissero una cifra; il mio 1° stipendio in banca è superiore; arrivederci; tantissimi statali e professori ne hanno usufruito; beati loro; noi del 1960 ………………………; la conosci la storia degli inc. del 1960? ; è questione di sofferenza: se tu hai sofferto nel corso della tua vita lavorativa non vedi l’ora di scappare, tutto qui; saluti a te e ai gestori del sito
In
Germania 45 anni considerando gli studi dai 17 anni se applicato in Italia si andrebbe in pensione con una età media di 70 annib
In Germania si possono ottenere fino a 8 anni di contributi figurativi (gratuiti) per lo studio a partire dai 17 anni. Quindi non si tratta di 45 anni completamente passati al lavoro.
👍
Fare una riforma delle pensioni che sia giusta ed equa per tutti è la cosa più facile del mondo…..se si ha la volontà politica. Basta decidere un età pensionabile che, vista la caduta dell’aspettativa di vita, potrebbe essere 65 anni. Considerare i lavori usuranti e le madri lavoratrici. Equiparare casse private obbligatorie e INPS. Elaborare dei coefficienti per calcolare la pensione, analogamente a quanto fanno i fondi di pensione integrativa.
Che tengano conto di tutti i parametri: capitale versato, aspettativa di vita etc.etc.
Consentire a tutti di andare in pensione anticipata, tipo 62 anni, non con penalizzazioni, ma semplicemente con l’applicazione dei coefficienti di cui sopra.
Vorrei ricordare a tutti, soprattutto ai caldeggiatori delle quote, che le proposte di cambiamento devono rispettare la Costituzione, cioè devono essere uguali per tutti. E soprattutto facoltative. Chi va prima prenderà di meno, chi va dopo di più. E non ascoltiamo la Fornero. Chi ha provocato il presunto dissesto dell’INPS, sono le pensioni baby e d’oro, poco contributive e riservate a LORSIGNORI E AMICI VARI. Le pensioni senza contribuzione, tipo invalidi e sociali, deve pagarle L’ Erario. Spero che questi miei modesti concetti passino e che illuminino la mente di chi vuole fare pensioni del tipo a me si a te no.
Un saluto ai gestori.
A ben leggere, il sistema pensionistico tedesco è persino peggiore della Fornero. In fin dei conti permette un’uscita come la nostra attuale quota 102, ma con l’aggravante del tutto contributivo e la penalizzazione del 3% per ogni anno di anticipo sui 67 della vecchiaia. Cosa vi dicevo ? Tenetevi la Fornero che è meglio. Certo è che chi ha avuto posizioni più qualificate e assegni più elevati può scegliere con tutta tranquillità di perdere poche decine di euro, ma la stragrande maggioranza di lavoratori italiani non se lo può permettere e dovranno giocoforza continuare fino al massimo consentito. Mi si consenta: ” Che culo che hanno avuto i quota 100 !!!!!!” Sono andati in pensione ancora prima dei limiti tedeschi ( 62 anzichè 64 ), hanno preso anche la loro parte retributiva e, “dulcis in fundo”, non hanno subito nessuna penalizzazione.
Sono pienamente d’accordo col Sig. Franco Giuseppe dalla tabella é evidente che é ancor peggio della fatidica fornero. I diritti acquisti come hanno sempre preteso i nostri governanti non si toccano : vedi i vitalizi degli onorevoli condannati, gli restituiscono anche gli arretrati e nessuna penalità. Penso visto la quota 100 beati loro sono andati a 62 anni con 38 di contributi e i 41nisti? Se sti politici non fanno niente diventeranno 42isti come il sottoscritto. Non hanno più scuse per permettere a questa categoria di lavoratori di accendere alla pensione con tutti, e dico tutti i diritti maturati.