Riforma pensioni 2022 e lavoro: l’INPS non paga più l’assenza per quarantena

Riforma Pensioni, l'editoriale di Cazzola

Il 2022 inizia in salita potremmo dire, se da un lato si continua a discutere sulla riforma pensioni e sui prossimi incontri che Sindacato- Governo terranno da gennaio per cercare di lavorare ad una riforma previdenziale che possa superare la legge Fornero dal 2023, dall’altro i lavoratori fragili ma anche quanti non hanno patologie si trovano da gennaio alle prese con un problema di notevole importanza di cui si discute ancora troppo poco, ma che se non risolto in breve tempo sarà ‘una bella gatta da pelare’. Molti lavoratori, infatti, prossimi e meno prossimi alla pensione si trovano a dover fare i conti con una mancanza del Governo.

Già perché l’esecutivo pare essersi completamente dimenticato di chi si troverà a fronteggiare la quarantena. Tant’é che l’assenza dal lavoro, per quanti non possono usufruire dello Smart Working, non sarà più pagata dall’Inps come malattia, a farne le spese anche e soprattutto i lavoratori fragili. Su questi ultimi si era già espresso sollevando il problema in più occasioni prima di Natale, anche scrivendo al Governo, il Dott.Francesco Provinciali, saggista, che ora torna a far notare l’assurdità di tale ‘vuoto normativo‘ chiedendone rapida risoluzione.

Come si può effettivamente pensare alla riforma pensioni ed all’uscita anticipata dal mondo del lavoro, se chi é ancora al lavoro vede venire meno delle tutele fondamentali per proseguire nello stesso? Una questione delicata che merita massima attenzione considerando che lo Stato di emergenza é stato prorogato fino al 31 marzo 2022, ma il Governo non ha prorogato lo stanziamento dei fondi. Lasciamo spazio al Dott Provinciali, che nel suo elaborato, redatto in esclusiva per il nostro sito, espone con dovizia di particolari il gravoso problema e invoca risposte da parte del Governo e dei sindacati.

Pensioni e lavoro, la mancanza dell’INPS: parla Provinciali

“Nell’imminenza dell’approvazione del Decreto Legge 24 dicembre 2021 n.221 e subito dopo la sua pubblicazione sulla G.U. 305 – stessa data – avevamo scritto al Governo, inizialmente con un articolo che chiedeva quali misure si intendessero assumere a tutela dei cd. “lavoratori fragili” e – successivamente al decreto citato- chiedendo con una lettera aperta di decifrare e chiarire i provvedimenti assunti.

Nessuna risposta è giunta, speravamo almeno nel Sottosegretario alla Salute On.le Prof. Sileri, notoriamente sensibile ed umano nelle sue interlocuzioni con i cittadini. Il tutto nel silenzio assordante dei Sindacati a cui tale appello era stato inoltrato per opportuna conoscenza.

Leggendo poi con attenzione l’art.17- comma 1 del DL 221/2021 ci siamo accorti che – a differenza di quanto avvenuto nei due anni di pandemia, con provvedimenti normativi (prima o poi) reiterati nella forma più estensiva e tutelante, e confrontandoci con l’ANMIC , il testo chiarisce che viene rinnovato ma solo fino al 28 febbraio 2022 l’art. 26 comma 2-bis  (e non anche il comma 2) del Decreto legge 17 marzo 2020 n.° 18 : ciò si traduce all’atto pratico in un rinnovo dello smart working ma non in un altrettanto rinnovo della tutela che finora prevedeva in caso di malattia di un lavoratore fragile che la stessa sia equiparata al ricovero ospedaliero, per evitare una decurtazione dei giorni di assenza dal cd. “periodo di comporto”.

Un doppio pasticcio. Il primo:  mentre in via generale lo stato di emergenza è protratto fino al 31 marzo 2022, per i lavoratori fragili il citato art. 17 – comma 1 del DL 221/2021 , riduce il periodo di fruibilità dello smart working al 28 febbraio creando i presupposti per un possibile contenzioso tra lavoratore ed ente di appartenenza, considerato che i certificati di inidoneità temporanea nel frattempo rilasciati agli interessati dalle autorità sanitarie estendono la loro validità  a ‘tutto’ il periodo di emergenza e non solo ad una parte di esso. Il secondo: limitando il rinnovo del comma 2-bis e non anche del comma 2 dell’art. 26 del citato DL 18/2020, viene ‘ope legis’ preclusa la via dell’equiparazione degli eventuali periodi di malattia dei lavoratori fragili al ricovero ospedaliero. In pratica- per fare un semplice esempio- per assentarsi dal lavoro per una terapia ciclica o di urgenza, il “fragile” dovrà attingere al periodo di comporto contrattuale, correndo il rischio di decurtazioni economiche stipendiali, poiché è chiaro che un chemioterapico o un immunodepresso che ricorre a terapie salvavita lo deve fare seguendo le necessità della malattia stessa e ciò ancor più in un periodo come quello da due anni in corso in cui recarsi al lavoro – nonostante mascherine e altri presidi – comporta il grave rischio di sovraesposizione al contagio.

Inps non paga più i lavoratori in quarantena e chi non può fare lo smart working?

Inoltre non tutti i lavori possono essere svolti in smart working: una bidella in lavoro agile cosa fa? Pulisce casa sua? Una cuoca cucina per la famiglia? Un postino consegna la posta a se stesso? E via dicendo.

Non sappiamo se aver escluso questa tutela sia stata una scelta o una dimenticanza: guardandoci in giro leggiamo (con grande soddisfazione, condivisione e apprezzamento per il coraggio dimostrato) che solo la redazione web de “Il fatto quotidiano”, con un illuminante articolo di Chiara Brusini del 4 gennaio u.s. , segnala il venir meno di questa tutela, aggiungendo altre evidenze, come quella per cui “non hanno più diritto all’indennità i circa 10 milioni di italiani che hanno ricevuto la seconda dose da oltre 5 mesi, non hanno fatto ancora il booster e dunque in caso di contatto con un positivo al Covid sono tenuti a chiudersi in casa. (Pertanto) chi svolge attività che non consentono lo smart working deve sperare che il datore di lavoro voglia farsi carico del dovuto”.

Infatti, come si legge nel titolo dell’articolo “ …l’assenza dal lavoro non è più pagata dall’INPS come malattia”. Infine “lo stesso problema si pone per i genitori di bambini quarantenati, visto che il bonus baby sitter non è stato rifinanziato. Rimane solo, fino al 31 marzo, l’opzione del congedo parentale”. Ringraziamo la redazione web de “Il fatto quotidiano”, unica oltre a noi, ad aver segnalato queste carenze legislative che – se non verranno corrette – provocheranno uno stato di incertezza suscettibile di problematiche non lievi. Nel caso dei lavoratori fragili cui è precluso lo smart working e che hanno in tasca un certificato di inidoneità fino al temine dello stato di emergenza, ai quali è stata tolta la tutela dell’equiparazione della loro malattia al ricovero ospedaliero, anche possibili contenziosi. Tutto questo per il rinnovo del comma 2-bis e non anche del comma 2 del famoso articolo 26/DL 18/2020. Una cosa da spiegare e da chiarire“.

Ringraziamo il Dott. Francesco Provinciali per aver riaffrontato sul nostro portale la delicata questione e speriamo che arrivino risposte certe da parte del Governo.

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Un commento su “Riforma pensioni 2022 e lavoro: l’INPS non paga più l’assenza per quarantena

  1. ricapitoliamo: pare che il governo in primavera sia partito con destinazione marte e sappiamo che ci vogliono circa 6 mesi per arrivarci; nella navicella hanno invitato i signori sindacalisti e gli avranno detto: non parliamo di pensioni , ne parleremo al ritorno verso la terra quindi tra 8-9 mesi; parafrasando il tutto: parleranno di pensioni per il 2023? dovevano risolvere il tutto a giugno, siamo a gennaio 2022 e cosa hanno risolto’ nulla; anzi quota 102 con i 64 anni e prospettive tragiche per il 2023 ; veniamo al discorso dei lavoratori fragili: non entro nei dettagli tecnici data la mia poca conoscenza di normativa come il dott. provinciali; si sono dimenticati di una norma o hanno fatto apposta? bella domanda; su cosa sono concentrati attualmente? su norme per tutelare i lavoratori o sulla convocazione al 24 gennaio per l’elezione del presidente della repubblica? bella domanda; draghi su cosa è concentrato? su norme riguardo i lavoratori fragili o su cosa farà lui a brevissimo: capo del governo o capo dello stato; e i partiti? come sopra; e i signori onorevoli? come sopra; e i sindacati? come sopra; dimenticavo: hanno messo l’obbligo vaccinale ai over 50 (io ho già fatto la terza dose); se si va a vedere la statistica sul sole 24 ore riguardo i non vaccinati esistono ben 3 fasce d’età percentualmente messe peggio: i 30-39, i 40-49, i 12-19; perchè agli over 50 si e agli altri no? mistero;; buon anno a tutti, soprattutto ai lavoratori fragili

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