Riforma Pensioni 2022, l’editoriale: incertezza sul futuro previdenziale

Tra super green pass, terza dose di vaccini, manifestazioni no vax e no green pass e la follia del Covid Party di cui ormai, a causa dell’aumento dei contagi sono pieni tv e giornali, della legge di bilancio che ha iniziato il suo iter in Commissione Senato poco e nulla si conosce, soprattutto per quanto riguarda il capitolo previdenziale.

Ultime novità Riforma Pensioni 2022 oggi 26 novembre

A super Draghi piacciono molto poco gli emendamenti proposti dalla maggioranza di governo, su quelli dell’opposizione nonostante la sua “autorità” non può fare nulla, e per questo motivo e soprattutto per evitare quell’assalto alla diligenza che ha contraddistinto le ultime leggi di bilancio, organizza incontri ristretti tra i vari ministri ed i partiti politici per trovare una sintesi sugli argomenti più delicati, portare un testo condiviso in Aula Parlamentare e operare minimi cambiamenti “blindando” il testo per approvarlo il più velocemente possibile.

Così ha operato sia sul tema del RdC, trovando un accordo, che sull’altro grosso capitolo che aveva scatenato richieste molto diverse tra i vari partiti della maggioranza di governo divisi tra la riduzione delle aliquote IRPEF oppure dell’IRAP. Pare che si stato trovato un accordo riducendo le aliquote IRPEF dalle cinque attuali a quattro e con imposte leggermente diminuite sul ceto medio. In particolare, resterebbe l’aliquota del 23% fino a redditi di 15.000 €, scenderebbe di due punti dal 27% al 25% quella da 15.000 a 28.000 € e di tre punti dal 38% al 35% quella fino a 55.000 €. Oltre i 55.000 € l’aliquota sarebbe del 43%.

Sul terzo “scoglio” da affrontare quello che riguarda la previdenza buio totale. Nessuna notizia, nessuna dichiarazione, niente di niente. Solo documenti pubblicati, “casualmente”, proprio in questi giorni dalla Corte dei Conti, da Bankitalia, dichiarazioni della UE di riduzione della spesa che implicitamente invitano a ridurre la spessa previdenziale. Affermazioni che fanno il paio con quelle di Draghi e del Ministro Orlando di pochi giorni fa che in vista della parziale riforma che ci sarà nel 2022 alimentano un ulteriore clima di incertezza ed insicurezza nei lavoratori affermando che ci sarà una flessibilità in uscita mantenendo l’impianto contributivo.

Riforma Pensioni, cosa succederà nel 2022?

Questo governo ha sempre rimandato il problema previdenziale, ha sempre procrastinato gli incontri con le OO.SS., che adesso “stranamente” organizzano manifestazioni dopo che per quasi un anno sono rimaste in silenzio, ha sempre dato priorità ad altre problematiche e tenuto in disparte un argomento che coinvolge milioni di cittadini. Si è detto tante volte che il governo non affrontava il problema previdenziale dal momento che all’attualità esiste la legge Fornero molto gradita all’Europa, ma dopo queste dichiarazioni di convergenza spedita verso il sistema contributivo, il mantenimento del sistema misto previsto dalla legge Fornero è salvaguardato?

Poiché sono molte le persone che mi chiedono, terrorizzate, notizie su questo aspetto, personalmente sono sempre stato convinto e lo sono tuttora che l’impianto della legge rimarrà e che l’esecutivo nel 2022 opererà su due direttrici. Mantenimento del sistema misto applicando le regole della legge Fornero oppure per chi lo vorrà permettere una flessibilità in uscita ma accettando il calcolo totalmente contributivo con un taglio dell’assegno previdenziale del 25% circa.

Non vorrei ci fosse però qualcosa di nascosto, e per questo motivo il governo dovrebbe con forza fare delle dichiarazioni a smentita di ciò, per velocizzare ulteriormente il passaggio al sistema contributivo puro prima della scadenza naturale del 2035. Non credo che ciò possa accadere, non credo che si possa ulteriormente operare l’ennesimo tentativo di “furto” ai danni dei lavoratori a cui tutti, opinione pubblica, partiti politici, associazioni di categoria, sindacati dovrebbero opporsi strenuamente per far sì che sia salvaguardata, in uno Stato democratico che possa definirsi tale, la certezza del diritto, e per evitare un clima di tensione sociale che potrebbe raggiungere toni eccessivi.

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13 commenti su “Riforma Pensioni 2022, l’editoriale: incertezza sul futuro previdenziale

  1. Innanzitutto i sindacati e partiti sono degli incapaci prima di tutto devono salvaguardare gli invalidi inammissibile che chi ha il 74 %di invalidità precoci vanno con la quota 41 io che hobilb67%ho gli stessi dolori ho 104 personale sono precocissimo falegname no ho pure 104 personale é vergognoso gli invalidi devono avere tutti gli stessi diritti

  2. Ormai si è capito che i Sindacati non vogliono o non possono fare rumore su questo buio assoluto sul capitolo previdenza- oggi Landini ha strillato in vista dell’incontro di domani al Ministero dell’Economia sul capitolo fisco…. affermando che il Sindacato non può solo essere informato delle decisioni prese- mi chiedo allora perché la triplice non batte i pugni sul tavolo per evitare il massacro della quota 102… ma puntando alla flessibilità da subito con la proposta Tridico o Damiano… spingendo per la quota 100 fino al 31 dicembre anche per chi la raggiunge indipendentemente dai requisiti anagrafici e contributivi…. e’ assurdo che lavoratori a 64 o 65 anni non possono uscire a fine anno perché non hanno i maledetti 38 anni di contribuzione….. non è giusto è una vergogna assoluta…. il banchiere non capisce che ci sono migliaia di lavoratori con carriere discontinue o perché hanno iniziato a lavorare tardi o perché hanno perso il lavoro- dico ai Sindacati di serrate le fila e di passare allo scontro frontale… se vogliono veramente conservare un minimo di credibilità nei nostri confronti….noi tutti che ci siamo stufati di aspettare le non decisioni di questi tavoli ridicoli…. e di essere annullati e colpiti violentemente da Draghi e company.

  3. Politici e sindacati inadeguati incapaci perché tutelate invalidi al 74%e quelli come me alb67%con 3 patologie no sono precocissimo ho 3 anni di contributi prima dei 19 anni sono falegname invalido al 67 per cento ho 104 personale in situazione di gravità comma 3 articolo 3 e nn rientro nella quota 41 mettete le carigiver usuranti e invalidi al 67%falegname no vergognatevi di nn tutelare tutti gli invalidi un invalido dal 60%in su fa molta fatica a lavorare perché sta male sempre anche quando sta al meglio vergognatevi tutti siete degli incapaci

  4. Buongiorno, noi lavoratori siamo (terrorizzati) questo comportamento non e da Paese Democratico ,,
    e veramente noi, l’opinione pubblica, partiti politici, associazioni di categoria, sindacati si dovrebbe
    fare di più per difendere i lavoratori!

  5. Trascrivo altro commento
    Pensionipertutti: Quali dovrebbero essere oggi le priorità da tenere in considerazione se si intende davvero arrivare ad una riforma organica e strutturale del sistema previdenziale?

    Domenico Proietti: “Rimettere equità e solidarietà al centro del sistema previdenziale deve diventare una priorità. Bisogna innanzitutto reintrodurre una piena e vera flessibilità di accesso alla pensione intorno ai 62 anni e parallelamente con il solo requisito contributivo di 41 anni a prescindere dall’età anagrafica. Ma come UIL siamo fortemente contrari a qualsiasi misura che preveda una qualsivoglia forma di penalizzazione o ricalcolo per i lavoratori e le lavoratrici.

    Sindacati…..dovete fare pressione su governo perché faccia chiarezza su cosa si intende flessibilità in uscita con ricalcolo contributivo e soprattutto per chi .

  6. Trascrivo domanda e risposta Proietti ..

    Pensionipertutti: In questi giorni sono circolate anche proposte che prevedrebbero il ricalcolo dell’assegno interamente contributivo per chi optasse di uscire prima, cosa ne pensa?

    Domenico Proietti: In merito ad altre ipotesi circolate in questi giorni che prevedono il ricalcolo contributivo crediamo che debbano essere rinominate “Opzione Nessuno”, perché il ricalcolo contributivo è assolutamente impraticabile e gravemente penalizzante. La UIL è nettamente contraria a qualsiasi forma di flessibilità che gravi, nuovamente, sulle spalle dei lavoratori e delle lavoratrici.

    Speriamo mantenga la promessa di Opzione Nessuno !!!

  7. Chiamare flessibilità in uscita la riduzione del 25% di Pensioni già di per sé vergognose per l’importo per gli operai o dipendenti normali e non dei signori Politici logicamente, è una MENZOGNA bella e buona. Questo si chiama FURTO a casa mia. Per uno. Si parla mai appunto di una riduzione del 25% delle Pensioni molto ALTE per non parlare di toglierle a chi ne ha più di una, sempre quelle ALTE logicamente tipo 50000€ all’anno. Ma questi signori che vivono nell’agiatezza più assoluta per tutta una vita ci vogliono rovinare anche la vecchiaia, anche no? Se dobbiamo fare un sacrificio allora lo dobbiamo fare tutti o non se ne fa di nulla e ricordiamoci sempre che stanno parlando dei nostri soldi. Giù le mani dai NOSTRI SOLDI. Non ci volete dare la Pensione bene allora da 62 anni in poi ci ridate i Nostri Soldi e c’è li Gestiamo Noi che di sicuro Peggio di Voi non facciamo di certo. Al limite Ape Sociale a 62/63 Strutturale e Opzione Donna sempre Strutturale ma senza fare furti di 500€ di riduzione degli stipendi perché poi le persone con cosa vivono, VERGOGNATEVI

  8. Il decreto “Quota 100” è di natura politica e quindi con scopi elettorali per dimostrare che l’improvvisata legge del governo Monti, priva di previsioni sulle storture che avrebbe comportato nell’applicazione reale, era in fase di smantellamento da parte del governo Conte – Salvini. Ci voleva il più grande economista contemporaneo della comunità europea per partorire “Quota 102”? Se come si legge dall’articolo c’è un problema di sostenibilità nel settore previdenziale, perchè non fare quota 102 con 65 anni e 37 di contributi, per lo Stato sarebbe molto più conveniente. Qual è il motivo che è stato sorteggiato il numero 38 e non 35 o 40 per i contributi? Perchè non viene tenuta in conto la proposta Tridico che almeno è più elastica lasciando al lavoratore decidere se accettare o continuare. Il dott. Draghi conosce meglio i conti dell’INPS del direttore Tridico? Questo governo con il suo principale rappresentante sarà più deludente del governo Monti? Alla fine diranno: “però abbiamo salvato l’Italia da una catastrofe economica”, e la controprova?

  9. Finalmente !!!! Grazie Mauro, hai scoperchiato il pentolone !!! Da troppo tempo si vive nell’ambiguità di questo serio problema….anzi vorrei sensibilizzare tutti i giornalisti di “Pensionepertutti” che intervistano i sindacalisti/economisti di fare domande mirate a riguardo!!!! Parlare di flessibilità in uscita senza specificare per chi si rischia di rimettere in discussione per l’ennesima volta chi sta lavorando per raggiungere i 43 anni di lavoro !!!! Facciamo chiarezza !!!!

  10. Il “BANKOMAT” della previdenza pubblica funzionava gia’ bene con 35 anni di contributi …
    Con il potenziamento -a 43 anni- fatto nel 2011-2012 e con il turbo che e’ stato inserito grazie alla improvvisa scomparsa di oltre 130.000 pensionati (causa covid) dovrebbe reggere bene:
    – Le varie casse integrazioni ..
    – Il reddito di cittadinanza ..
    – Gli assegni di assistenza ..
    – Le pensioni d’oro e di metalli meno preziosi calcolati col metodo retributivo ..
    – I vitalizi di prima generazione e quelli trasmessi (per diritti squisiti) ai familiari degli aventi diritto ..
    – Coloro che ricevono l’assegno con quota 69,5 ..
    – Ecc. ecc. ..
    Gia’ e’ vero: ora ci stanno dicendo che vogliono/vorrebbero preoccuparsi “anche” dei giovani che non sono scappati all’estero e che lavorano 6 mesi si e 6 mesi no (quando va bene) ..
    E allora … sara’ necessario …
    W l’Italia e il popolo italiota

  11. Credo che l’articolo centri perfettamente il problema: vogliamo sapere di che morte moriremo. Se in cambio di qualche annetto di flessibilità ci dobbiamo prenotare sin da adesso alla mensa dei poveri. Quello che non capisco è che un burocrate (il presidente dell’I.N.P.S.) ha fatto una proposta che dichiara essere sostenibile economicamente, allora mi chiedo a che gioco giocano con la vita dei lavoratori?

  12. vede il problema è che coloro che decidono sulla nostra pelle temono solamente i veri delinquenti, cioè quelli che gli dicono: se tu fai qualcosa contro di me non avrai il tempo di pentirtene; della gente comune, dei lavoratori, delle persone corrette, dei poveri cristi non hanno paura e e decidono di sacrificare questi; morale: faranno una porcata dietro l’altra; non avranno alcun scrupolo; se possono tagliare e ridurti alla fame lo faranno; saluti ai gestori del sito

  13. Resto dell’idea che il facoltativo per gli ultrasessantenni, magari pure disoccupati, sia l’unico sistema per toglierli dalla povertà. Meglio dell’ RDC che è a fondo perduto. E LDC, cioè lavoro di cittadinanza per i più giovani disoccupati.
    Il resto sono chiacchere. La sconfitta della povertà che avanza è l’ unica vera emergenza.
    Chi ha il lavoro se lo tenga stretto. Se vuole andare prima che ci possa andare con decurtazioni ragionevoli. Non vedo altre strade più convincenti se si vuole fare Giustizia ed Egualitarismo. Purtroppo in Italia c”e molto individualismo. Manca uno spirito comune che faccia presagire conquiste sociali e vittorie.

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