Riforma Pensioni 2022, l’editoriale: ‘Stop rinvii, subito quota 41 e via dai 62 anni’

Nell’Editoriale di sabato scorso esortavo il governo a riprendere immediatamente il confronto con le parti sociali per dare agli italiani una nuova Riforma delle Pensioni e contestualmente illustravo una mia proposta su questo argomento che cercasse di essere più equa possibile nonché tenere vivo un argomento che, anche a causa della terribile guerra tra Russia ed Ucraina, sta per essere nuovamente messo in un angolo. Devo dire che questa proposta ha stimolato moltissimo il dibattito con numerosi commenti da parte dei lavoratori sia su questo sito che nella mia casella di posta elettronica che è stata letteralmente presa d’assalto.

Riforma Pensioni 2022 / 2023: la proposta punto per punto

Entrando un po’ più nel merito dell’ipotesi di proposta cerco di spiegare alcuni punti in maniera più circostanziata. In primis la separazione della previdenza dalla assistenza. Sono rimasto completamente basito quando la Commissione tecnica a tale scopo istituita dopo cinque mesi di incontri ha concluso i lavori nel 2021 affermando che per il momento non appare praticabile una separazione tra previdenza ed assistenza a causa della natura spesso ibrida della prestazione.

Ora è chiaro che è una affermazione strumentale perché integrazione al minimo degli assegni previdenziali, la pensione e il reddito di cittadinanza, i prepensionamenti, gli assegni sociali, la contribuzione per i disoccupati non hanno niente a che fare con la previdenza e vengono tenute insieme in maniera pretestuosa per dimostrare che per le pensioni si spende troppo e non è possibile allentare la rigidità della legge Fornero. Il recente rapporto sul bilancio del sistema previdenziale italiano a cura del centro studi di “Itinerari Previdenziali” evidenzia, invece, come il sistema previdenziale italiano scorporato dall’assistenza sia sostenibile ed in attivo. Lo scorporo dei due istituti funge da architrave di tutta la mia ipotesi di riforma.

Occorre assolutamente mantenere fino alla sua naturale conclusione del 2035 il sistema misto. E’ fuori luogo, come asserisce il governo, pensare di anticipare tale sistema dal momento che siamo già nel 27esimo anno di contributivo con pensioni che annualmente sono sempre più magre. Diminuire gli anni necessari per l’accesso anticipato portandolo per tutti uomini e donne a 41 anni indipendentemente dall’età e senza alcuna penalizzazione, inoltre dare un bonus di 6 mesi a figlio per le donne fino ad un massimo di due.

Ultime novità Riforma Pensioni 2022-2023: flessibilità dai 62 anni con penalizzazioni

Diminuire l’età per l’accesso al pensionamento di vecchiaia portandola a 66 anni. Operare una flessibilità in uscita a partire dai 62 anni di età con una penalizzazione del 1,5% annuo. Per intenderci a 65 anni penalizzazione del 1,5%, a 64 anni penalizzazione del 3%, a 63 anni penalizzazione del 4,5% e a 62 anni penalizzazione del 6%.

Analogamente bonus dell’1,5% per ogni anno lavorato in più a partire dai 66 anni di età. Quindi a 67 anni bonus del 1,5%, a 68 anni bonus del 3%, a 69 anni bonus del 4,5% e a 70 anni bonus massimo del 6%. Ovviamente come per la flessibilità anticipata anche in questo caso solamente come opzione a chi lo desidera. Rendere definitivi gli istituiti di Opzione Donna e Ape Sociale e non avere proroghe di anno in anno che determinano continue ansie da parte dei beneficiari.

Per quanto riguarda invece gli importi della pensione attuare un aumento dei coefficienti di trasformazione e per i già i pensionati estendere la no tax area fino a 10.000 €, eliminare le addizionali regionali e comunali per redditi imponibili fino a 30.000 €, dimezzarle per redditi imponibili da 30.000 a 40.000 € e indicizzazione delle pensioni al 100% per effetto dell’inflazione reale

È chiaro che questa è una proposta abbastanza rivoluzionaria e che il governo cercherà di non prendere in considerazione. La posizione dell’esecutivo, infatti, anche se non è mai stata formulata per iscritto, è quella di operare una flessibilità in uscita a partire dai 64 anni di età e calcolare l’importo della pensione, al pari di opzione donna, applicando il calcolo contributivo su tutta la durata del periodo lavorativo con una perdita per il lavoratore di oltre il 25%. Non è possibile accettare questa proposta, se sarà quella del governo proporrà, perché già ora quasi la metà dei pensionati percepiscono assegni inferiori ai 1.000 € mensili e in questa eventualità si creerebbero diverse centinaia di migliaia di pensionati al limite della povertà.

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45 commenti su “Riforma Pensioni 2022, l’editoriale: ‘Stop rinvii, subito quota 41 e via dai 62 anni’”

  1. Bisogna assolutamente ricalcolareTUTTE LE PENSIONI già erogate col sistema contributivo, vorrei sapere con che diritto i contributi versati fino alla data del 1996 valgono 1/3 di più di quelli versati dopo tale data, inoltre visto che oggi si va in pensione a 42 anni e 10mesi penalizzare la differenza di 7 anni e 10 mesi chi è andato in pensione con 35 anni
    Solo così si avrà una distribuzione più equa, non dobbiamo essere noi a pagare gli errori del passato

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    • Signor Cesare.

      Contributivo !!!!!! Sveglia!

      Le pensioni sono calcolate in base alla legge in vigore alla data del pensionamento (retributivo , misto, contributivo).
      Non sono calcolate in base a quello che Lei pensa potrà essere domani tra 1, 5, 10 o 20 anni.
      Le leggi, giuste o sbagliate, funzionano fino a che non vengono cancellate o superate.

      Lei, che come molti di Noi, ha subito questo stato di fatto, forse anestetizzato dalle balle sindacali degli anni novanta.
      Anni e fatti come: Contingenza (AMATO) e riforma 1996 (DINI) per fare due esempi lontani, e poi la più vicina: riforma 2011(FORNERO) passate con l’inerzia pressoché totale dei lavoratori, fanno si che Lei ora invochi, inneggi a un: modello Grecia!

      Ora che addirittura licenziano in silenzio senza neppure che le notizie escano sui quotidiani locali, Lei pensa che sia risolutivo collocarsi in linea con quello che vorrebbe fare qualsiasi governo (Draghi compreso) che segua la linea della commissione Europea, quella che ora la sta ancora bastonando!

      Si prenda un caffè che la svegli dal torpore trentennale in cui continua a vivere una parte della classe dei lavoratori.

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    • Cesare, sottoscrivo quanto da te proposto e mi permetto di aggiungere che per coloro che hanno versato pochi anni, come ad esempio i politici, ricalcolerei la pensione in base agli anni versati e/o penalizzerei gli anni mancanti ai 42 e 10 mesi.

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  2. Io non so, anche se non lo spero logicamente che questo “rimanga o possa essere solamente un libro delle belle intenzioni” in quanto come ho già detto il lavoro e la Pensione sono cose molto ma molto serie. Però secondo me dobbiamo smettere di piangerci addosso e se nessun partito degno di tale nome non si preoccupa più per noi vediamo di trovare un altro modo. Io purtroppo non sono molto tecnologico ma vedo che molte persone che qui scrivono mi sembra che lo siano. Perciò perché tutti noi che qui scriviamo ai quali aggiungere amici e conoscenti perché non creiamo un Comitato, un Movimento Apolitico per quanto mi riguarda ma che si preoccupi solo ed unicamente dei problemi dei Lavoratori e dei Pensionati appunto. Raccogliamo firme o qualsiasi cosa più sensata magari che vi viene in mente ma Basta Lamentatsi. La Pilitica e i Sindacati latitano o chiamiamo un Sindacalidta Francese o altrimenti inventiamoci qualcosa ma di Veto Reale. Non posso più leggere di Politici che dalla mattina alla sera si prendono come ho scritto ieri e come avrete letto della corrente di Zaia ma poteva essere di Letta o di qualunque altro che si aumentano lo stipendio di circa 28000€ per andare a prendere non ricordo bene se 120/130 mila € all’anno di stipendio quando un povero lavoratore per avere 30€ lorde e non mette deve aspettare anche 6:7 anni. È l’ora che tutto questo finisca. Ci sono 11 miliardi e 90@ milioni avanzati dai morti
    Per COVID più 500 milioni della quota 109 e sono delle Pensioni e non deve esistere che come hanno scritto varie fonti ufficiali in questo sito. Ne poi vengono spostati per tapinare i buchi e che i soldi per noi non ci sono mai. Servono per il gas e l’elettricità li trovano, se poi gli servono
    Per Banche o simili se li inventano ma no li trovano. Servono per gli sfollati poverini li trovano, servono
    Per cani e porci li trovano ma per magia quando servono per kavoratori e pensionati non li trovano mai . All’ira siccome il sig. Draghi se non erro è andato in Pensione a 59 anni e in Francia che si trova casualmente nella stessa Duropa nella quale stiamo noi vanno in Pensione a 62 anni e si sono fatti dare se non erro un aumento del 30% perché erano troppo basse bene essendo che siamo nella stessa Europa Battiamoci tutti insieme per avere lo stesso identico trattamento e se i Sindacati sono con noi e fermano tutto fino a quando
    Non avremo ottenuto questo li lasciamo tutti costi vedono è che nascono quali sono i
    Problemi reali delle Persone reali se rimangono senza lavoro e Pensione. Ditemi cosa ne pensate e soprattutto vediamo di trovare una soluzione reale per questi problemi. Grazie Infinite alla Redazione

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    • Caro Mog, sottoscrivo tutto. Proviamoci! Organizziamo qualcosa di concreto, iniziamo col costituire un gruppo motivato e piano piano andiamo avanti. Apriamo un canale telegram e cominciamo! fammi sapere!

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  3. Sognare non costa nulla e con quello che sta succedendo, ho l’impressione che le pensioni siano l’ultimo dei pensieri del burocrate e di Orlando o almeno hanno trovato la scusa per non decidere niente come volevano già fare prima.
    Avevano tutto il tempo per fare qualcosa ma non hanno fatto niente e così ci ritroviamo a dover aspettare chissà quanto tempo, per decidere cosa poter fare se uno vuole uscire prima o è costretto ad uscire prima dal lavoro.

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  4. Qualcuno poi spieghi che se si deve accettare il sistema contributivo (quindi coi propri soldi) che senso ha l’inps di esistere?

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    • L’INPS ha senso di esistere perché gestisce i contributi. Gestire i contributi significa fare in modo che possano dare il miglior rendimento possibile: non è né più, né meno di quello che fanno le pensioni integrative, siano esse gestite da aziende di tipo assicurativo (ad esempio, polizze), oppure da fondi di categoria (ad esempio, Cometa, Fonchim, per citare due tra le più note per il lavoro dipendente).
      Senz’altro si può pensare di convogliare tutto in un’associazione di categoria – ad esempio, contributi INPS in Cometa per i metalmeccanici – ma non sempre questo significa vantaggio: normalmente, più una società di gestione è grande, più ha metodi di gestione efficaci. Al limite, si potrebbe dare la lavoratore la possibilità di scegliersi liberamente il proprio istituto previdenziale, anche privato: ma se poi la scelta si rivela sbagliata e la sua pensione sparisce, il suddetto lavoratore non venga a chiedere sussidi a chicchessia, INPS, Governo o altri, si rivolga alla Caritas.
      In ogni caso, qualunque sia la scelta, la gestione è necessaria e non è detto che l’INPS sia il peggiore dei mali: i più anziani ricorderanno come circa 20 anni fa la cassa dirigenti d’azienda (INPDAI) confluì nell’INPS proprio per colmare un buco spaventoso, generato da una gestione troppo favorevole per una generazione a scapito di quelle successive ( vedere questo documento: https://www.inps.it/docallegati/Informazioni/porteaperte/documents/Scheda_ex_Inpdai.pdf ). Né più, né meno per quello che succede all’INPS: i lavoratori – tutti, dipendenti o autonomi, dirigenti o dipendenti – oggi pagano per l’egoismo e la bramosia dei colleghi che li hanno preceduti. E’ a loro che toccherebbe chiedere i soldi, ma l’INPS permette di ripianare con i soldi pubblici.

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      • Luca non la prenda come una provocazione ma davvero come una domanda seria perché mi interessa sapere e al più approfondire con le la questione, lavora all’INPS? mi é sembrata una disamina, la sua, molto puntuale e fuori dal coro. Grazie per l’eventuale risposta. Erica Venditti

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  5. Realismo. Impossibile ottenere 41 per tutti a costo zero. Chiedere di dare la possibilità di riscattare a pagamento sino a due anni di buchi contributivi anche per i periodi pre 1996. Così non ci sarebbero alibi.

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  6. X quanto mi riguarda la mia modestissima opinione, la riforma delle pensioni non là faranno mai. X un semplice motivo, la spesa pubblica e fuori controllo. Devono pur far Cassa….. E la colpa del fallimento del nostro paese e degli italiani…….evidentemente c’è lo meritiamo…….

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  7. Caro Dottore sa chi è il primo partito insieme a quella “simpaticona”della Meloni a favore della legge fornero ? (volutamente minuscolo) il PD quel partito che da vent’anni comanda in parlamento senza mai aver vinto le elezioni. Sono più neri dei neri cattivi come l’aglio e se non la pensi come loro ti danno del fascista pensa un po’ da che pulpito quindi come ha già scritto qualcuno RASSEGNAMOCI non c’è trippa per i plebei

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  8. non mi metto a difendere il dott. Marino tanto sono sicuro che si sa difendere da solo; parto da una brevissima considerazione: che ci piaccia o non ci piaccia siamo soggetti a leggi; talvolta ci favoriscono, altre volte no; le leggi le fa il parlamento: chi legifera quasi sempre segue le indicazioni dei poteri forti o fortissimi; è inutile che mi dilungo su quota 100 tanto la mia opinione è arcinota; anche se , come si dice, me la sono presa nel ………………………… ribadisco: ci voleva; piuttosto quota 102 mi dà fastidio; ma si poteva prevedere: quando per mesi tutto taceva si poteva immaginare; ; io adesso guardo avanti; meno di 3 mesi alla fine dell’anno scolastico e cerco di trasmettere il più possibile messaggi positivi ai miei alunni e alunne; e poi si vedrà , la mazzata sulle pensioni arriverà e sarà ferocissima; se dicono ai sindacati di riflettere su tutto contributivo ci sarà una ragione; ultima considerazione : è stata quota 100 a sballare il tutto o le baby pensioni? persone che sono andate in pensione a 62 anni con 38 di contributi o chi è andato con 40 ( anni di età) e 14 anni 6 mesi e 1 giorno? mi sono sbagliato , c’è stata gente che è andata a 35 anni di età; (in pensione); saluti ai gestori del sito, al dott. franco marino e anche a franco giuseppe anche se abbiamo opinioni diverse su alcune questioni

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  9. E … mentre noi continuiamo a discutere del “sesso degli angeli” … Leggo che la circolare INPS n. 28 del 18/02/2022 specifica quanto segue:
    I ballerini possono andare in pensione a 47 anni ..
    I militari a 58 ..
    Gli orchestrali a 62 ..
    Attori e conduttori a 65 ..
    Saluti

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  10. Ci stiamo avviando verso una economia di guerra e simili proposte, che non verranno nemmeno lette dai nostri governanti, appaiono solo un esercizio di grafica al pc. Scusatemi lo sfogo!

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  11. tutte validissime le argomentazioni del dott. Marino; ribadisco la perplessità sull’andare oltre i 66 anni; valida per i redditi medio bassi o per quelle situazioni in cui c’è carenza di figure specifiche; purtroppo abbiamo a che fare con personaggi che non hanno la minima idea della vita reale; comunque il tutto contributivo è da del…………………………ti; ho terminato l’elenco di montagne che ci sommergono di m….; passo alle distanze. 50 km; saluti ai gestori del sito e al dott. marino

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  12. La legge Fornero non invitava a coltivare orticelli personali, tratta ancora oggi tutti in egual modo, ci sono dei requisiti chiari e valevoli per chiunque abbia ancora un lavoro e un assegno mensile. Purtroppo, questa semplice regola è stata devastata da un’ opzione che ha rovinato ogni possibile discussione futura. Anche tra noi si vede benissimo che ognuno spara la propria proposta basta che sia comprensiva della propria necessità, si propongono svariate quote, penalizzazioni più o meno sopportabili ma sempre nell’interesse personale. Chi gli sta bene la quota 102, chi la quota 104, chi rivuole la quota 100, chi non vuole penalizzazioni e chi potrebbe accettarne anche una pesante. Perchè siamo dovuti arrivare a questo punto di egoismo sfrenato dove ognuno richiede una riforma ad personam favorevole per se stesso e punitiva per gli altri. Insomma, ognuno sta chiedendo la propria quota a suo uso e costume. Una situazione insanabile che lascerà sul campo parecchie vittime, una guerra pensionistica. Era così difficile diluire nel triennio profetizzato una discesa dei requisiti pensionistici valida per tutti ? Che so, arrivare ai 65 della vecchiaia e ai 42 dell’anticipata per esempio. Forse oggi non si parlerebbe di penalizzazioni. Tutti felici e contenti ed io non sarei stato così critico con il Dott. Marino e con il Dott. Perfetto. Quest’ultima frase l’ho scritta con il sorriso sulle labbra, di allegria non di rabbia. Anche perchè se non fosse nata quota 100 non ci sarebbe stata mai una discussione tra di noi. E comunque nonostante tutto è stato un piacere conoscerli.

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    • Sono perfettamente d’accordo con lei, aggiungo solo che il sistema contributivo è anche elemento di uguaglianza, perché evita che qualcuno vada in pensione con un assegno pagato dagli altri, ossia da chi ancora lavora e da chi è andato in pensione negli ultimi anni. La grave, gravissima ingiustizia del sistema retributivo è quella che ha rovinato il sistema pensionistico italiano: non esiste in alcun altro Paese europeo. Per essere chiaro, faccio un esempio: il lavoratore A ha lavorato 40 anni sommando un montante di 400mila Euro, senza aver mai fatto carriera; il lavoratore B ha lavorato 40 anni sommando un montante di 450mila Euro, facendo carriera e quindi percependo uno stipendio che negli ultimi 10 anni è una volta e mezzo quello di A. Ebbene, secondo il sistema misto, la pensione di B sarà circa il 30% superiore a quella di A, a fronte di un montante maggiore soltanto del 12.5%. Dove sta la giustizia che tanti pretendono? La pensione deve essere basata su quanto versato, non su fattori che con la pensione non c’entrano nulla: pronti a gridare allo scandalo quando i politici prendono pensioni altissime basate su contributi bassissimi, ma si fanno orecchie da mercante quando si tratta dei propri interessi. Se i lavoratori dei decenni passati fossero stati meno egoisti, andando in pensione a 45-50 anni di età, e avessero pensato anche ai loro colleghi più giovani, oggi forse non saremmo qui a scannarci per andare in pensione a 62 o 64 anni. Dipendesse da me, concentrerei gli sforzi per trovare un sistema per decurtare le pensioni di chi è andato in quiescenza a 45-50 anni di età con il retributivo, piuttosto che continuare a discutere di quota 41 o altro: per chi non lo sapesse, l’INPS eroga ancora oggi circa 50000 assegni compresi tra 1350 e 1650 Euro mensili a lavoratori che sono andati in pensione fino al 1980. Ossia, gente che ha lavorato 20 anni per poi prendere una pensione per 40 anni. Qui sta il problema: fatevi due calcoli e capirete quanti sono i soldi che sono stati portati via alle casse previdenziali nel corso di oltre 4 decenni… per intenderci, sono decine di miliardi di Euro.

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      • Luca: Pietà, la prego visto che vuol fare di conto.

        Le chiedo, innanzitutto tutto è sicuro di quello che sostiene sul retributivo.

        Le ricordo che il retributivo esisteva, e credo esista ancora almeno in parte, tra i dipendenti a Bruxelles il quella che forse lei chiamerebbe “la Casta” la dove ci hanno raccontato che andava eliminato.

        Ma di quale eguaglianza, o conti parla, … anche di quella tra ex stipendi operai da 1.000 euro al mese?
        Le allego per i suoi conti due paragrafi tratti da (Itinerari previdenziali).

        Su 16 milioni di pensionati circa la metà è totalmente o parzialmente assistita dallo Stato quindi da tutti noi attraverso le tasse che paghiamo. Circa 800 mila pensionati (il 5,12%) usufruiscono della pensione o assegno sociale.
        Ci sono poi altri 2,9 milioni di pensionati (18,2%) che beneficiano dell’integrazione al minimo (513 euro al mese); questi ex lavoratori sono stati parzialmente sconosciuti al fisco in quanto in 67 anni di vita non sono riusciti nemmeno a versare 15/17 anni di contribuzione.
        Se serve altro a sostenere il suo ragionamento!
        .
        I poveracci purtroppo ci sono ora e più poveracci di ora lo erano (strafalcioni politici tipo le Baby a parte) quelli con le pensioni sudate con il sistema retributivo guadagnato con lotte sindacali e bastonate da Italiani che lavoravano spaccandosi la schiena, tornati da una guerra.
        Perché negli anni 70 andavano in pensione con 35 anni di contributi.

        Basta con questa retorica (oppure chieda di sedere al fianco destro di Draghi) prima di sostenere anche Lei che che sono morti 150.000 anziani di Covid e che sarebbe il caso di ridistribuire i risparmi fatti.

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      • luca F; ti rispondo subito; il commento credo sarà lungo: piccola correzione: l’anno di confine è il 1994; verissimo quello che dici: le baby pensioni hanno sballato il sistema; persone che sono andate in pensione a 40 anni (età, non contributi); non era questione di essere egoisti, sono leggi: e nel 1995, quando amato o dini (non ne sono sicuro) fece la riforma, gli amici del partito dissero: sei impazzito, perdiamo milioni di voti; ma si trattava di aumentare a 20 anni di contributi; le leggi le fanno i politici; tu parli di giustizia del sistema contributivo: attento: il sistema di calcolo delle pensioni è molto complesso: gli anni fino al 1995 retributivo; chi aveva meno di 18 anni nel 1995 come me buttato a mare; gli altri li hanno salvati; dal 2011 tutto contributivo; a noi ci fregherebbero dai 13-15 anni di retributivo e non è giusto; se non ricordo male nel calcolo tanti anni fa contava l’ultimo anno , poi sono passati agli ultimi 5 anni, poi agli ultimi 10; cambiano continuamente le carte in tavola; e adesso: il baratro; dicono che è colpa del debito pubblico: il debito pubblico esiste dai tempi dell’unità d’italia , quindi ormai sono oltre 160 anni; saluti ai gestori del sito

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        • Paolo prof, le mie considerazioni partono da un discorso complessivo: come nella mia risposta a Wal52, l’economia richiede precisione e non si possono anteporre criteri di natura politico-ideologico.
          Innanzitutto, mi permetta, affermazioni del tipo “il debito pubblico esiste da 160 anni” le prendo come una battuta, perché solo così sarebbe comprensibile. Solo considerando gli ultimi 20 anni, il mondo è molto cambiato, figuriamoci rispetto a 160 anni fa: in un quarto di secolo siamo passati dalla 7^ economia del mondo alla 20^, perché di concorrenti in questo pianeta ce ne sono molti di più oggi e ce ne saranno ancora di più domani. Il debito pubblico potrebbe anche essere doppio o triplo di quello attuale, se fossimo come gli Stai Uniti, con la valuta più forte al mondo (principale valuta di scambio), oppure fossimo come il Giappone, con il debito pubblico distribuito per l’80% su ciascun singolo cittadino giapponese (ovviamente, in media). Entrambe le possibilità sono precluse all’Italia: l’Euro è una moneta forte (non come il Dollaro), ma appartenervi richiede regole precise proprio sul debito pubblico (ritocchi sono possibili, ma senza stravolgimenti), mentre caricare sulle spalle di ciascun cittadino italiano decine di migliaia di Euro a testa sotto forma di BTP è semplicemente impossibile.
          Premesso ciò, alcune precisazioni: la riforma del 1994 fu di Dini che non apparteneva ad alcun partito, essendo un indipendente e inizialmente prevedeva uno “scalone” di 2-3 anni. Apriti cielo! Proteste, dimostrazioni hanno convinto i partiti che sostenevano il Governo Dini a ridurre lo “scalone” ad uno “scalino”, perché i lavoratori dell’epoca non volevano rinunciare ai 35 anni. All’epoca ero un giovane, in termini anagrafici e lavorativi, ma ricordo molto bene le chiacchierate sull’argomento con i colleghi più anziani con 15-20 anni di anzianità: chiedevo loro se fosse giusto che i colleghi prossimi alla pensione pensassero solo a loro stessi – non accettando 2-3 anni in più – facendo pagare ai loro colleghi più giovani ben oltre i 2-3 anni… Quei miei colleghi, andati in pensione proprio in questi ultimi anni, si sono trovati a dover fare 44 o 45 anni di lavoro, ben oltre i 2-3 anni che si chiedevano nel 1994.
          Concludo: la storia insegna, per cui oggi i lavoratori non ancora vicini alla pensione non dovrebbero essere d’accordo con chi non vuole sacrificarsi per un paio di anni in più, ritrovandosi poi con 4-5 anni in più quando sarà il loro turno.
          Se poi invece ci si vuole illudere, mi lasci commentare che a Babbo Natale non credo più da quando avevo 10 anni: se ci sono persone che a 60 anni ancora ci credono, penso sia ora che diventino adulti.

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  13. Facciamo un nuovo Sindacato con il sig. Marino Presidente e la signora Erica che qui scrive come Segretaria Generale. Ecco di queste persone mi fiderei ciecamente per la serietà e coerenza in quello che hanno sempre detto e scritto sul sito. Prenderei la tessera sindacale ( che adesso non ho più visto il nulla cosmico che stanno facendo a da molto tempo per noi a parte i via bla bla bla che ci propinano a cadenza periodica ma senza nessun fatto reale o quantomeno molto marginale). Ci vogliono persone serie per cose serie, e le Pensioni sono purtroppo cosa molto seria ma snobbata e svilita in maniera vergognosa dai nostri allegri politicanti che ci vogliono mandare in Pensione a 67 anni con due spicci quando loro ci vanno con molti soldi e a 59 anni. Ma una quintalata di VERGOGNA MAI? Comunque perché sia chiaro da sottoscrivere subito quanto detto del sig. Marino

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  14. Le proposte di Mauro Marino sono esattamente quello che noi lavoratori, vicino alla pensione, vorremmo.
    Sono giuste, eque, che rispettano i sacrifici fatti da noi in tutti questi anni.
    Ed per questo che le sanguisughe, che ci governano, non le accetteranno mai, se non dopo manifestazioni imponenti e scioperi ad oltranza nostri…. e qui, purtroppo, casca l’asino, i sindacati dormono, e noi dobbiamo svegliarci!

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  15. Dipendente statale in servizio, 63 anni, con 17 e 9 mesi al 31.12.1995.
    Domanda: posso andare con il sistema retributivo, riscattando o pagando qualcosa?
    grazie

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  16. Mi sembrano sensate e giuste le proposte fatte, ma il governo chiaramente farà spallucce trincerandosi dietro ai problemi attuali, prendendo tempo e aggravando la situazione dei lavoratori che aspettano con ansia da anni una riforma pensioni degna di questo nome- non mi stancherò mai di ripeterlo che se i sindacati non parlano , sta a noi magari con l’aiuto di questo sito passare alla mobilitazione- oggi come sabato scorso marcia per l’Ucraina, cosa bella e giusta ,ma vogliamo fare una azione seria scendendo in piazza per far sentire le grida di dolore di chi vuole anticipare l’uscita dal lavoro per tanti validi motivi? draghi si è ormai impuntato e non si riesce a cacciare 1 miliardo per la flessibilità e far uscire gente stanca e avvilita, cedendo il posto ai giovani che riempiono le lista di disoccupazione, che certamente renderebbero più dei vecchietti feriti nel fisico e nell’anima. Questi politici e tutto il governo hanno la pancia piena e vanno mandati a casa prima che sia troppo tardi.

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  17. Spero che il governo prenda in considerazione la sua proposta che condivido. Ogni lavoratore dovrebbe avere la possibilità, raggiunti i 62 anni, di poter scegliere cosa fare. Ovviamente con le giuste penalizzazioni come da lei dettagliatamente indicate. Inoltre mi auguro che il governo riprenda al piu presto i lavori riguardanti la riforma pensioni.

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  18. Le proposte del Dott. Marino andavano bene anche, e soprattutto, nel 2018, quando non c’era ancora la pandemia e la guerra non era nemmeno ipotizzabile. Farle oggi nella situazione che ci troviamo, quando 3 anni fa si sosteneva la bontà della quota 100, non ha più senso ne logica economica. Si ricorda quando tantissimo tempo fa scrivevo che non ci potrà mai più essere niente di più vantaggioso di quota 100 ? I fatti non mi hanno smentito e neppure Lei. Tutte le mie peggiori previsioni si stanno avverando. Sig. Marino, Lei ha ammesso finalmente che la quota 100 non era equa e ultimamente ha confermato anche che è stata fatta solo per la compravendita di voti degna del peggior Achille Lauro politico napoletano. Se fa ancora uno sforzo, riuscirà anche a scrivere che è stata una cosa ignobile e che se oggi, dopo 4 anni, ci troviamo ancora a discutere di pensioni, la causa è proprio di quello schifo di opzione. E’ legittimo che Lei ne abbia usufruito e ha fatto benissimo, ci mancherebbe altro, ma come si concilia col fatto che sia proprio Lei a proporre una penalizzazione dell’ 1,5% per ogni anno di anticipo sulla vecchiaia, penalizzazione che Lei non ha subito ? Propone le penalizzazioni per gli altri ? Oltretutto, dal gennaio 2021 i coefficienti di calcolo sono cambiati e un pensionato del 2021 prende già qualcosina meno di chi si è pensionato nel 2020. E anche qui mi sconforta avere avuto ragione: A parità di requisiti, tra coefficienti diversi e penalizzazioni, un prossimo pensionato prenderà molto meno di un quota 100. Non facciamolo però sapere a Salvatore ( primo ) e a FRANCESCATUTTOMAIUSCOLO che ancora si beano pensando che fosse una buona, equa e giusta opzione. Non sia mai detto che gli vengano scrupoli di coscienza ad averla sempre sostenuta. Con rispetto.

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    • Parlare ancora di quota 100 è perfettamente inutile. Oramai fa parte del passato. Abbiamo detto mille volte che era iniqua e costosa ma almeno ha dato a qualche centinaia di migliaia di persone l’opportunità di uscire prima dal mondo del lavoro. Pensiamo, invece, ad una nuova e seria riforma previdenziale. Io ho provato a fare una proposta che mi auguro venga recepita almeno nei suoi principi fondamentali.
      Grazie

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      • Lo so che parlare ancora della quota 100 è inutile, ma è solo per chiarire che qualsiasi quota porta ineguaglianza e amarezza. E’ anche un motivo per guardarsi bene da chi promette miracoli in campagna elettorale e chi ha proposto quella quota è il colpevole della situazione intricata in cui si trova oggi il sistema pensionistico italiano. Che poi abbia consentito a qualche centinaia di migliaia di persone di uscire prima dal lavoro non è una giustificazione visto che c’erano lavoratori sicuramente più meritevoli di attenzione. Non apprezzo questo “laissez faire”, si parla di diritti delle persone.

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  19. Ho trovato molto interessante il contenuto del sito sotto riportato che spiega in modo semplice e completo il sistema pensionistico Tedesco anche attraverso l’uso di tabelle relative a: età, anzianità contributiva , reversibilità, invalidità, maternità, trattamento dei periodi di studio dai 17 ai 25 anni ecc.
    Sembrerebbe di una semplicità disarmante se confrontato al nostro guazzabuglio.

    Interessante potrebbe essere anche un commento da parte della redazione.

    https://italuilgermania.de/pensioni-in-germania/

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  20. Dottor Marino la proposta da lei formulata è ineccepibile purtroppo come è stato scritto sappiamo bene che non verrà mai attuata, il governo metterà sul tavolo delle trattative proposte indecenti, aberranti, e pretestuose come ha sempre fatto nel corso degli anni. Detto questo quali sono gli strumenti oltre ai bla bla bla del popolino per far recedere questi despoti che vogliono accaparrarsi la ricchezza del paese senza dare nulla in cambio? Scendere in piazza ad oltranza, ma questo non avverrà mai in quanto gli italiani sono abituati bene la generazione attuale è avezza alle lotte bensì ai telefonini ai Suv ai ristoranti, quindi tutto ciò rimarrà tale, come diceva il grande Enzo Biagi: i fatti sono fatti le parole rimangono parole.

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  21. Io credo che articoli come questi siano velleitari, inutili e persino dannosi per chi non da scindere tra idee personali e vero dibattito. Persino i sindacati sono all’angolo, purtroppo e la riforma pensioni è l’ultimo pensiero di un governo che le studia tutte per non decidere una mazza. Ve lo dice uno che con quasi 42 anni di contributi deve ancora aspettare… Amen

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