In questi giorni sul sito si è fatto un gran parlare delle ultime due proposte concernenti la flessibilità in uscita, ossia quella di Tridico e quella di Raitano, entrambe puntano a concedere un anticipo pensionistico a patto che il lavoratore sia disposto ad un uscire con un assegno ‘più leggero‘, nel primo caso in modo temporaneo fino al raggiungimento dei 67 anni, nel secondo caso una penalità solo sulla quota retributiva ma perenne. Le due proposte hanno riscontrato molto interesse tra i lavoratori che ritengono siano comunque da tenere in considerazione come opzioni aggiuntive che concederebbero la possibilità di scegliere del proprio futuro previdenziale, ogni storia è diversa ed opzioni ragionevoli dovrebbero comunque, a detta dei lavoratori, entrare nel vivo del confronto Governo-sindacati, che lo ricordiamo ieri è stato rinviato a data da destinarsi.
Nei giorni scorsi ci siamo interfacciati anche con l’esperto previdenziale Claudio Maria Perfetto, ed abbiamo parlato anche di sostenibilità in termini economici delle due proposte. Per il Dott Perfetto alcune soluzioni alternative per trovare risorse per poter riformare il sistema previdenziale attuale vi sarebbero, ma il Governo dovrebbe aprirsi a nuove orizzonti, come la moneta digitale di Stato. La sostenibilità delle proposte e la moneta digitale di Stato hanno incuriosito i nostri lettori che hanno aperto un interessante dibattito col Dott. Perfetto che non si è sottratto a dire la sua, eccovi i principali aspetti in questo botta e risposta.
Riforma pensioni 2022, proposte Tridico e Raitano: sostenibilità vera o fittizia?
La Sign Lilli Reolon, scrive: “ Le simulazioni pensionistiche con proposte Tridico o Raitano lasciano il tempo che trovano, certo che sono sostenibili: ti pago meno ma per più anni. E’ come quel contadino che diceva: “guarda, al mio mulo darò meno cibo così mi durerà più anni”. Che fine potrà fare quel mulo?. Un saluto a tutti”
Il Dott Perfetto trovando interessante l’assist fornito dalla Signora è subito entrato a ‘gamba tesa’ nel dibattito: “Sig.ra Lilli Reolon, desidero innanzitutto dirle che trovo i suoi commenti interessanti.
Mi permetta di ricordarle che per un imputato che entri in un’aula di tribunale si assume la sua presunta innocenza. Analogamente, per una simulazione pensionistica a supporto di una proposta pensionistica si assume la sua presunta validità. Se lei, sig.ra Lilli Reolon, ritiene di dubitare della validità delle simulazioni (e il dubbio è sempre legittimo), dovrebbe quanto meno esplicitare le ragioni in base alle quali tali simulazioni potrebbero a suo avviso risultare non valide.
Anch’io dubito, per esempio, delle simulazioni che la Banca d’Italia fa per la previsione di scenari macroeconomici e l’analisi di politica economica. So che la Banca d’Italia utilizza i modelli cosiddetti DSGE (modelli dinamici stocastici di equilibrio generale) , so che in tali modelli ci sono le variabili esogene (che sono variabili i cui valori vengono impostati “ad hoc”), so che tali variabili esogene vengono “calibrate” (ovvero tarate facendo girare più simulazioni al fine di ottenere risultati che si adattino all’evidenza empirica) e, soprattutto, so che l’essere umano potrebbe maturare la propensione a “tarare” le variabili esogene al fine di indirizzare i risultati nella direzione desiderata.
Pertanto, ritengo che i modelli macroeconomici DSGE utilizzati dalla Banca d’Italia “trovano il tempo che trovano” (per usare le sue stesse parole). Alcuni economisti (cosiddetti “eterodossi”) dubitano dei modelli DSGE (per motivi differenti dai miei), e propendono maggiormente per i modelli cosiddetti ABM (Agent-based Model) che sono anch’essi, al pari dei modelli DSGE, simulazioni al computer (e mi sentirei di dire che anche i modelli ABM “trovano il tempo che trovano”).
I lavoratori, lo sappiamo, vorrebbero andare in pensione in anticipo, ovvero prima dei 67 anni o prima dei 42 anni 10 mesi (Riforma Fornero). Ma qui sorge una questione di primaria importanza. A fronte di un “anticipo pensionistico” (non contemplato nella Riforma Fornero) lo Stato si troverebbe con un “anticipo di cassa”, vuol dire che lo Stato si troverebbe ad anticipare un esborso di denaro. Per farlo, lo Stato dovrebbe chiedere un “prestito” alla banca sul quale pagare un certo interesse. Chi si accolla il pagamento di tale interesse? Lo Stato, oppure il lavoratore? Perciò, non è solo una questione “ti pago meno ma per più anni” (come osserva lei, sig.ra Lilli Reolon”), ma è anche una questione di chi si accolla la “penalizzazione” per l’anticipo di cassa dello Stato. In economia (ma non solo) vige il detto: non si servono pasti gratis.
Riforma pensioni 2022, nodo risorse: puntare sulla moneta digitale di Stato potrebbe fare la differenza?
Wal52 dalla sua scrive, inserendo nel dibattito anche l’editoriale del Professor Cazzola che faceva il punto su pensioni anticipate e di vecchiaia: “ E’ indubbio che il professor Cazzola sappia far di conto sulle pensioni e da molti anni. Indubbio è anche che la media dell’età e tra due tipi di pensionamenti non è poi così scandalosa la dove il rapporto 100/144 tra coloro che la ricevono per anzianità suppongo sia a causa: o dei pochi anni di contribuzione o perché non pochi di loro hanno la fortuna di non lavorare in “fonderia”.
Altro discorso farei in fatto di spesa pensionistica o meglio della sua insostenibilità.
Tutti ormai sanno che un sistema, se gestito dallo Stato, non funziona sul concetto di risparmio a cui siamo abituati. Al contrario di un Fondo Pensioni Privato costretto ad accantonare e investire per poter poi rendere il versato.
L’occidente suppongo si possa affermare viva un sistema economico misto; in parte liberista (i privati) in parte collettivista (lo Stato).
E uno Stato che non si fondi sul concetto di risparmio ma di spesa (Pensioni Sanità, Istruzione) non disponendo nel contempo di Moneta Sovrana e che ricorra al prestito a interesse sul mercato soprattutto extranazionale, contrae “vero debito pubblico”, insostenibile.
Il tentativo redistributivo corrente di reddito nazionale attraverso: Pensioni, Sanità e Istruzione coperto solo in parte dalla tassazione di chi lavora, delle trattenute sull’assegno pensionistico o altre imposte potrebbe essere quindi insufficiente. Invece, detto per assurdo, il disporre di una Moneta Sovrana rifacendosi ad esempio solo alla spesa pensionistica, non presupporrebbe neppure la necessità che questa fosse coperta dai contributi dei lavoratori attivi e apparirebbe quasi ininfluente il rapporto tra quantità di lavoratori attivi su quanti pensionati.
Inoltre la logica vorrebbe che i componenti attivi di una società che nel corso della vita hanno prodotto col lavoro i beni e i servizi di cui altri hanno goduto in uno Stato a Moneta Sovrana, si vedano assegnare pensioni di un importo adeguato. Anche se ciò potrebbe produrre “debito pubblico”, non si dovrebbe avere il timore di fallire!
Questo perché il presupposto è che lo Stato è capace di creare moneta dal nulla, spendibile pur non in assenza di limiti a garantirne la sostenibilità.
Il solo sottinteso sarebbe la capacità di assorbire il denaro spendibile di lavoratori e di pensionati immesso ne circuito economico di beni reali e servizi pur essendo questi, per loro natura, LIMITATI. Si dovrebbe avere quindi l’accortezza fiscale di tassare, per quanto necessario e dovuto alla LIMITATEZZA suddetta, in modo da contenere eventuali pericoli inflattivi.
Una idea che non si sposa con tutto questo è pertanto il mantenere l’economia artificiosamente sotto utilizzata e ad alta disoccupazione, in cui la domanda ristagna al pari dei consumi. Uno stato di fatto di cui non abbiamo necessità, dimostrato anche nel periodo di crisi finanziaria e ora in tempo di pandemia.
Per fare questo e se non mi sbaglio leggendo grossolanamente alcuni concetti insiti nella MMT che riduco all’osso, e riporto sono:
La necessità è quella di spendere e tassare in una nova moneta (cartamoneta o digitale) ma che sia Sovrana. La presenza di uno Stato che garantisce totalmente i depositi nella nuova moneta, ma che NON CONVERTE i depositi in Euro in questa nuova moneta.
Uno stato che si fa promotore di lavoro transitorio ma a tempo pieno e retribuito alla ricerca della piena occupazione.
Potrebbe essere una soluzione e in cosa si differenzia da quanto esposto dal dottor Perfetto?
Il Dott Perfetto chiamato in causa, risponde in modo preciso: “Sig. WAL52, la soluzione da lei prospettata non si differenzia in nulla da quanto da me esposto. Eccetto in due punti.
Il primo punto riguarda la moneta.
La moneta cui io mi riferisco (di natura digitale) non viene creata dal nulla ma è vincolata alla “capacità delle risorse”, ovvero alla disponibilità delle risorse reali (palazzi, case, terreni, macchinari, lavoro). Tuttavia, potrebbe anche essere “creata dal nulla” (come sostiene la MMT), l’importante è che ci si fermi nella sua creazione qualora si cominciasse ad osservare che l’inflazione tende ad aumentare per aver raggiunto il livello di pieno impiego delle risorse produttive (capitale fisico e umano).
Il mio schema di pensiero coincide al 98% con la MMT, nata in America negli anni Novanta ad opera di Warren Mosler (che è un importante operatore finanziario ed ha sviluppato le sue intuizioni sulla moneta basandosi sulla sua esperienza pratica di investitore).
Anche le mie “intuizioni” sulla moneta si sono sviluppate negli anni Novanta (in modo indipendente da Mosler) su una esperienza pratica in ambito Information Technology (IT), ed ho scoperto attraverso esperimenti naturali sul campo utilizzando come laboratorio reale il Centro di Elaborazione Dati formato da centinaia di persone e da computer mainframe (esperimenti sul campo che ancora oggi l’economia mainstream non è in grado di fare se non in minima parte come sta accadendo in Cina con l’esperimento sullo yuan digitale direttamente sulla popolazione cinese) proprio ciò che afferma la MMT: lo strumento più importante di politica economica è la politica fiscale e non la politica monetaria.
Il secondo punto riguarda l’attuabilità.
La MMT può trovare in America terreno favorevole per la sua attuabilità perché l’America è dotata di sovranità monetaria attraverso l’adozione del dollaro. La Federal Reserve (la Banca Federale americana) può emettere tutti i dollari che vuole (basta un click sulla tastiera di un computer) per finanziare tutti i programmi che vuole.
L’Italia utilizza una moneta “estera”, l’euro, che non può essere emessa dalla Banca d’Italia (eccetto forse che per qualche spicciolo) in quanto l’emissione dell’euro spetta alla Banca Centrale Europea.
L’Italia potrebbe emettere, però, una propria moneta se questa circola solo in territorio nazionale in maniera parallela all’euro (cosa importante, evitando il cambio forzoso in nuova valuta, ovvero mantenendo i risparmi in euro, cosa peraltro già evidenziata da lei, sig. WAL52).
A titolo puramente informativo, desidero aggiungere che in data 20 novembre 2019 è stato presentato al Senato il Disegno di Legge dal titolo “Istituzione dei certificati di compensazione fiscale in forma dematerializzata” a prima firma di Elio Lannutti (M5S).
Nel DDL si afferma che “I CCF [Certificati di Compensazione Fiscale] sono definibili come una «moneta fiscale»: una moneta complementare, priva di corso legale, basata su sconti fiscali differiti, relativi a imposte non ancora maturate. I CCF sarebbero in grado di creare la liquidità di cui il sistema economico è stato privato in anni di politiche di austerity. Tale misura permetterebbe al Governo di riprendere il totale controllo della sua politica fiscale senza infrangere le regole della zona euro”.
Conclusione: Mosler, Perfetto, Lannutti concorderebbero sul fatto che l’Italia dovrebbe avere una propria moneta, e puntare sulla politica fiscale.
La domanda cruciale è la seguente: cosa ne pensa Mario Draghi del fatto che l’Italia dovrebbe avere una propria moneta nazionale e puntare più sulla politica fiscale che sulla politica monetaria?
Certamente la gente si domanderà: sì, va bene, ma tutto questo a cosa ci porta?”
Ringraziamo i nostri lettori per aver aperto a questi importanti spunti di riflessione sulle risorse e la sostenibilità delle proposte e sui nuovi ‘orizzonti’ a cui il Governo potrebbe ambire per risolvere, forse, il nodo risorse, che da sempre pesa sulle decisoni in ambito previdenziale. Ringraziamo inoltre il Dott. Perfetto per aver accuratamente risposto. Voi dalla vostra cosa ne pensate delel considerazioni qui fatte?
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Molto interessante il post! Le proposte di Tridico e Raitano meritano senza dubbio un’analisi approfondita. Mi chiedo se ci siano alternative valide che possano garantire un sistema pensionistico sostenibile senza penalizzare le generazioni future. Sarà fondamentale trovare un equilibrio che risponda alle esigenze di tutti. Grazie per l’ottimo approfondimento!
Ottimo post! Le proposte di Tridico e Raitano offrono spunti interessanti, ma mi chiedo se davvero siano le uniche soluzioni sostenibili per il nostro sistema pensionistico. È fondamentale considerare anche alternative valide e il coinvolgimento di esperti può aiutarci a trovare un equilibrio migliore. Attendo con curiosità i futuri sviluppi su questo tema!
Interessante analisi sulle proposte di Tridico e Raitano! È fondamentale confrontare le diverse opzioni per garantire un sistema pensionistico equo e sostenibile. Spero che ci siano ulteriori discussioni su come questi piani possano realmente rispondere alle esigenze dei cittadini.
Ottimo post! Le proposte di Tridico e Raitano portano alla luce questioni cruciali per il futuro del nostro sistema pensionistico. Sarebbe interessante approfondire ulteriormente le possibili alternative e come queste possano realmente rispondere alle esigenze dei lavoratori attuali e futuri.
Ottima analisi! Trovo interessanti le proposte di Tridico e Raitano, ma mi chiedo se siano davvero sostenibili nel lungo termine. È fondamentale considerare anche le conseguenze sociali e economiche di queste riforme. Sarebbe utile un confronto con altri modelli europei. Grazie per il vostro lavoro!
Ottimo approfondimento! Le proposte di Tridico e Raitano sembrano affrontare questioni cruciali per il futuro del nostro sistema pensionistico. Tuttavia, sarebbe interessante esplorare anche altre soluzioni alternative. Continuate a fornire analisi dettagliate!
Gentile Luca, sono allibito dalla sua presa di posizione contro chi ha già 41-42 anni di contributi. Avrei capito di più una condanna di chi ha avuto la fortuna di accedere alla quota 100 con soli 38 anni, taluni risparmiandosi fino a 5 anni di lavoro e di versamenti previdenziali, ma si vede che i precoci devono pagare per i vantaggi altrui. Mah !!
Per covid i deceduti sono stati 149.896 al 09/02/2022 ( dato preso dal sito ministero salute.gov )
Quindi quante pensioni l’inps non deve più erogare?
Lorenzo
Lo sappiamo tutti che stiamo pagando le baby pensioni di qualche anno fa ( 1970 1990 ) , ma perché non le pagano quei ‘ furboni ‘ che l hanno studiate ? Come sempre pagano di tasca propria le categorie dei lavoratori più deboli 😤 sembra d essere tornati all’ epoca del Re sole e le conseguenze poi ….. 😰
C’è già una penalità permanente per chi va in pensione prima dei 67 anni dovuta ai coefficienti di conversione che aumentano con l’età anche se ogni due anni vengono in parte ridotti.
Di ciò va tenuto conto nel considerare le proposte Tridico e Raitano, entrambe per me valide ma buone per storie lavorative diverse. Inoltre il limite di 2,xx volte il minimo per l’accesso va ridotto a 2,0
I vitalizi dei parlamentari quanto pesano sui conti dello stato italiano? I lavoratori hanno diritto di andare in pensione e godermela qualche anno i professoroni che parlano, parlano alle spalle di chi lavora quando loro ne prendono più di una di pensione per parlare, parlare.
Capisco molto bene chi vuole andare in pensione dopo 41-42 anni (invece che 43-44) infischiandosene di coloro che verranno dopo, ai quali toccherà andare in pensione con 48-49-50 anni di contribuzione (e per giunta, con il retributivo puro). Sono gli stessi che nel 1995 avevano 15 anni di anzianità e che – invece di appoggiare la riforma Dini – non hanno fatto nulla per opporsi, con scioperi e manifestazioni, alle salvaguardie di chi “si sentiva stanco dopo 35 anni di lavoro a soli 50-55 anni di età”. Sono questi pensionati di 30 anni fa che – per salvaguardare i loro 50-55 di età pensionabile con 35 anni di anzianità – hanno condannato tutti noi. Bastava che all’epoca un’intera generazione si mettesse a protestare contro i più anziani, scioperando, manifestando… e non si dica che loro erano tanti: nel 1980 bastarono 40000 a protestare per far capire l’antifona che un’epoca era finita e che bisognava attrezzarsi per imparare a viverne un’altra!
Per questo sono contrario ad ogni forma di anticipo: nel corso della mia vita lavorativa ho visto la mia età pensionabile passare da 62, poi 65, ora è a 67 e non ho nessuna intenzione di trovarmi a dover andare in pensione a 71-72 anni perché qualcuno non vuole rimanere al lavoro un paio di anni in più. Questo è il punto: se il cittadino medio imparasse meglio a farsi i conti, invece di abboccare al politico di turno che va solo a caccia di voti, capirebbe senza problemi. Mi auguro che i giovani capiscano e che comincino a farsi sentire.
Luca
Gentile Luca, sono allibito dalla sua presa di posizione contro chi ha già 41-42 anni di contributi. Avrei capito di più una condanna di chi ha avuto la fortuna di accedere alla quota 100 con soli 38 anni, taluni risparmiandosi fino a 5 anni di lavoro e di versamenti previdenziali, ma si vede che i precoci devono pagare per i vantaggi altrui. Mah !!
Mi permetta Luca.
Altro che appoggiare la riforma Dini.
Io ero presente in fabbrica, nelle assemblee, quando il sindacato al riguardo della riforma mi raccontava le favolette sugli importi futuri.
Era il periodo della “concertazione”, mai terminata.
Ed è per questo che ora si è nella perenne posizione non di chiedere ma di contrattare solo sul “grado di abolizione dei diritti”.
Pertanto il suo ragionamento è errato.
La invito vivamente a perdere una oretta e leggere il racconto di quanto uno informato ci rende disponibile gratuitamente in rete.
Mi auguro che possa servire a comprendere chi erano i lavoratori di ieri e quelli di oggi, i padroni di sempre e oggi i sindacati.
Ma, soprattutto, un punto di vista di come sono andate realmente le cose a partire dagli anni settanta per arrivare a come siamo messi oggi.
Il titolo è “Ecco come moriremo” vi troverà lo specchio attuale del sindacato e della fine che ha fatto. http://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/613-ecco-come-morimmo.html
Si, ma andare prima dei 42,10 mesi, diciamo 41, o dai 62 anni di età, varrebbe per tutti, mica solo per noi!
Il problema è l’importo pensionistico che deve essere integrato in qualche modo in futuro!
Buongiorno Raffaele, posso darti del tu?, Hai proprio ragione con i livelli di stipendio esistenti la pensione non può essere che più bassa, ma qui sembra la vogliano ancora abbassare!! – vedi le proposte che fanno: 3% in meno per ogni anno di anticipo o pensione in due fasi. Abbiamo un bel scegliere tra un pugno o una pedata!!! Sto cominciando ad esagerare, ma la sofferenza che si percepisce in molti commenti ha una sua precisa ragion d’essere. I sindacati percepiscono quello che sento o che sentiamo ? A voi la risposta.
Un caro saluto. Lilli Reolon
Non capisco perché deve essere lo stato a decidere i soldi che abbiamo versato noi con tanto di sudore dovremmo essere noi a decidere quando andare in pensione. Dopo tanto lavorare. Classe politica sbagliata.
Non capisco perchè si debba cambiare la legge Fornero che prevede già la possibilità di uscire con 42/41 anni e 10 mesi (ritengo che dopo 43/42 anni di lavoro sia da criminali applicare penalizzazioni)
Se vogliono aggiungere qualche forma flessibile allora lo facciano ma senza penalizzare chi ha lavorato 43 anni.
Se lo scopo è solo fare cassa, allora abbiano il coraggio di dirlo e non ci prendano per i fondelli e, in questo caso, mi aspetto una dura opposizione da parte dei sindacati.
Buongiorno a tutti. Egregio Roberto la risposta è semplice,con la scusa di eliminare la legge Fornero, ci appioppato il contributivo puro a tutti e penalizzazioni, portarci a tutti a un livello di pensione basso,questo per garantirsi il loro ,la casta per intenderci,ha mai visto decurtazione per loro? Ha mai visto pensioni d’oro decurtate? I vitalizi? Pensioni raggiunte dopo una mangiata di anni? Inoltre è chiudo ,si è chiesto che fine abbiano fatto i politici che volevano fare chissà cosa per le pensioni?E’ tutto una VERGOGNA.
Buon Lavoro
Buongiorno , come cita l’articolo pensione per tutti, ovvero per coloro che lavorano 5 anni, per coloro che stanno in attesa dei sussidi…….ma per coloro che versano i contributi non vale nulla né gli anni né i contributi né i sacrifici non ci sono le risorse ma vi pare una cosa regolare.Scusate lo sfogo……..addirittura si slittano gli incontri con i sindacati.Buona giornata a tutti
Buongiorno Dr. Perfetto, la ringrazio per i complimenti ed i chiarimenti. Sono convinta anch’io della grande importanza della politica fiscale, ma nel nostro paese c’é un’unica categoria di occupati (oggetto del sostituto d’imposta) con i quali i conti tornano, ma il maggiore gettito fiscale dovrebbe provenire dal lavoro autonomo in tutte le sue forme. E’ qui dove il controllo fiscale dovrebbe essere più incisivo e portare alla luce il lavoro in nero oltre a maggiori introiti fiscali.
Saluti distinti. Lilli Reolon
Dopo 41 di lavoro è giusto andare in pensione senza penalità. Alla faccia del voltagabbana Cazzola, anzi SuperCazzola come in Amici Miei!!!
Carissimo Dott. Perfetto, lo Stato non deve anticipare nulla, siamo noi che abbiamo anticipato con i contributi versati allo Stato i soldi per pagarci le pensioni! Povera Italia! In che mani siamo! E che spudorate scuse dobbiamo sentire!
Sig. Sandro, noi non anticipiamo nulla con i nostri contributi.
I nostri contributi che versiamo come lavoratori servono per pagare le pensioni ad altri.
In base ai contributi che versiamo, altri lavoratori pagheranno a noi le pensioni in modo che possiamo mantenere da pensionati lo stesso tenore di vita che avevamo come lavoratori.
In un certo senso è un sistema che funziona, perché è fondato sulla “solidarietà”, una parola che sbiadisce sempre di più col passare del tempo.
Cosa significa tutto ciò? Significa che la cassa dell’INPS è sempre vuota, in quanto ciò che viene versato dal lavoratore viene contestualmente prelevato dal pensionato.
Diciamo che in questo modo il sistema previdenziale si trova (per usare una parola molto amata dagli economisti) “in equilibrio”. E’ proprio questo “equilibrio” che la Riforma Fornero tende a preservare, a mantenere.
Se ora ci troviamo di fronte a un lavoratore che va “prima” in pensione, dov’è il lavoratore “addizionale” che versa i contributi per finanziare la pensione che viene presa in “anticipo”? Non c’è. Quindi, l’INPS, per anticipare la pensione, deve chiedere un prestito alla banca (ribaltando sul pensionato i costi in termini di ciò che volgarmente viene chiamata “penalizzazione”), oppure fa chiedere il prestito al pensionato stesso tramite APE – Anticipo Pensionistico).
Con le proposte Tridico/Raitano ci troveremmo a mutare la Riforma Fornero (Rigida) in “Riforma Fornero Flessibile” fatta da: pensione di vecchiaia (senza penalizzazione), pensione anticipata (senza penalizzazione), anticipo pensionistico (con “penalizzazione”: a carico dello Stato o, come è più probabile, a carico del pensionato).
Ci tengo a precisare che tali affermazioni sono molto personali, è così come la vedo io, e non è detto che la vedano allo stesso modo Tridico, o Raitano, o Fornero (che agisce da consulente).
Come vede, sig. Sandro, non sono scuse che vengono avanzate. E’ una questione di “flusso di cassa”. Un flusso che viene alimentato con i contributi dei lavoratori e quindi con la creazione di posti di lavoro. Altrimenti, l’alternativa è quella di alimentare il flusso con la fiscalità generale, aumentando le tasse (non giova a nulla ridurre gli stipendi dei parlamentari, o ridurre le cosiddette “pensioni d’oro”, o illudersi di recuperare fondi dall’evasione contributiva, dall’evasione dell’IVA. E per questo, sarebbe meglio lasciare insieme Previdenza e Assistenza).
Gira e rigira, però, il problema non sono tanto le pensioni, ma è il lavoro che non c’è, e che nessuno pensa a creare in maniera efficace (lavoro non precario), nemmeno i Sindacati.
Se non si crea lavoro (e il modo per farlo ci sarebbe), si passerà dalla “Povera Italia” alla “Italia povera”.
Buongiorno a tutti. Egregio sig.Sandro condivido in pieno il suo commento.
Buon Lavoro
Non sono solito difendere le posizioni di qualcuno, tantomeno quelle del Dott. Perfetto che sa benissimo esprimersi con logica e correttezza, ma bisogna precisare che il sistema pensionistico italiano è un sistema a ripartizione, cioè i contributi di oggi pagano le pensioni di ieri, è un giroconto senza che i soldi si fermino effettivamente nelle casse dell’INPS, anzi pare che lo Stato deve contribuire a colmare i vuoti di cassa. E’ obbligato anche perchè bisogna pagare le pensioni sociali che sono pensioni a perdere, nel senso che vengono elargiti soldi a chi non ha mai versato un solo contributo. Le varie riforme, sin dagli anni 90, hanno sempre cercato un equilibrio nei conti, un equilibrio vanificato spesso da politici in malafede interessati più che altro al mantenimento del pregiato status quo. Si buttano miliardi per opzioni inique e ingiuste, miliardi che poi dovranno essere recuperati con le proposte Tridico e Raitano.
Buonasera, mi chiamo Gonella Ivano visto i pochi commenti concessi sarò breve : punto 1: contratti di base non mantenuti.punto due:sprechi contributi pensione leggi cassa integrazione (FIAT GRUPPO IRI ) terzo:ripartire da oggi con i giovani con convenzioni pensione agevolati . Siete stati degli insetti perseguibili di denuncia per ….scegliete voi Grazie Gonella Ivano attendo risposta e confronto per istruzione
Alla gente che ha 42 o 43 anni di lavoro interessa solo di andare in pensione il più velocemente possibile e con un assegno dignitoso.
A chi invece ha già 65 o più anni di età interessa solo di andare in pensione il più velocemente possibile con un assegno anche parecchio ridotto.
Entrambe queste categorie aspettano la pensione per iniziare a vivere.
Ad alcune posizioni apicali, direttori, dirigenti, quadri interessa lavorare il più a lungo possibile perché a casa non saprebbero cosa fare e in pensione inizierebbero a morire.
Gli unici che al momento non hanno alcuna preoccupazione in merito sono i giovani che al momento sembrano non capire che dovranno lavorare fino a 72 anni o più.
Speriamo che i governanti più illuminati riescano a trovare una formula matematica per far tutti sufficientemente felici e contenti – magari stampando moneta più o meno virtuale (in fin dei conti alla gente normale interessa avere i soldi necessari per VIVERE), altrimenti in Italia non ci potrà essere un lieto fine.
La flessibilità in uscita dovrà essere anche per le pensioni di anzianità io n particolare per i precoci gli unici tartassati da sempre e unici a dare Oltre 43 anni!!!!
Scusate in redazione c’è qualcuno che ci può fare un esempio per capire(facendo cifra tonda per semplificare), ad esempio su 1000€ lordi di Pensione quale può essere la perdita reale in € nei due casi? Altrimenti non possiamo renderci conto della convenienza o meno anche se, vedendo la continua non considerazione sul problema Pensioni da parte di questo Governo credo che saranno soli Bla Bla Bla, grazie gradirei molto una risposta e buona serata
Ogni storia lavorativa é a sé, dipende dagli anni dìin contributivo e retributico, solo un patronato può darvi queste risposte. Se le interessa la posso mettere in contato con il Dott. Cosentino, già presidente di Patronato
Mi dispiace continuare a ribadire che ci sono un sacco di disoccupati ultrasessantenni.
È una situazione che non è difficile da comprendere. Eppure qui tutti sembrano dimenticarsene. La pensione anticipata facoltativa deve essere per tutti. Con ragionevoli decurtazioni. Il fatto che sia facoltativa dovrebbe ridurre a zero le lamentele dei contrari. Non riesco a capire cosa deve interessare ad un’altra persona se uno decide di andare anticipatamente in pensione per necessità. Poco o tanto ma pagato con i propri contributi, da qualsiasi cassa o ente provengano. Con i regimi obbligatori, le quote, le quotine e le opzioni, facciamo il gioco di chi non ci vuol dare niente
In teoria il suo ragionamento non farebbe una grinza, ma qui si sta ragionando di un passaggio da un sistema quote ad un anticipo per tutti. Il sistema quote prevede un anticipo solo per qualcuno, con un assegno che non sarà decurtato da nessuna penalizzazione se non da un numero inferiore di contributi. In pratica i quotisti prendono effettivamente quanto spettante senza alcuna penalizzazione. Diverso il discorso per quanto riguarda le proposte Tridico e Raitano: La proposta Tridico consiste nella scelta di anticipare di qualche anno rispetto ai limiti Fornero, ma per tutta la durata di questo anticipo ti verrà calcolato l’assegno tutto contributivo. Solo quando saranno raggiunti i requisiti Fornero ti sarà calcolata anche la parte retributiva spettante. Quindi, rispetto ad un quotista, qui la penalizzazione consiste in una perdita di una somma ogni mese per tutto il tempo utile per raggiungere i normali requisiti. La proposta Raitano invece propone una penalizzazione fissa del 3% per ogni anno di anticipo per tutto il resto della vita calcolando la penalizzazione solo sulla parte retributiva ( che poi è quella che ti alza effettivamente l’assegno ). Resta il fatto che in entrambi i casi la penalizzazione sarà pesante per le tasche di un lavoratore. Chi ha usufruito e usufruirà del sistema quote non solo si dovrebbe leccare i baffi ma anche le orecchie e visto che ha la lingua così lunga dare una ripassata anche alle suole di Salvini e Durigon. I prossimi pensionandi avranno una pensione inferiore e di molto rispetto ad un quota 100. Provocazione: ” Non si potrebbe penalizzare anche il loro anticipo ?” Perchè loro no e gli altri si ? Lo dico per il bene delle casse dello Stato tanto care al Dott. Perfetto, che vi ha ricordato che le riforme si fanno con quello che si ha in cassa, senza spiegarvi da dove sono arrivati i 21 miliardi spesi per la sola quota 100. Perchè a me è chiara una cosa: Le penalizzazioni serviranno a coprire il buco lasciato da questa norma.
Ha perfettamente ragione.
Penso che almeno l’opzione donna dovrebbe essere estesa anche agli uomini e resa strutturale.
Permettere a chi è disoccupata/o a tarda età di accedere anticipatamente ad una pensione (anche se ridotta) non mi sembra un regalo.
Quando si accetta (volontariamente per necessità) di ricevere una pensione con un calcolo puramente contributivo non si va a pesare nemmeno sulle casse dello stato: sono i propri contributi versati durante una vita di lavoro che ti vengono restituiti poco alla volta.
Questi continuano a credere di impappochiare i lavoratori snocciolando supercazzole….
la loro tattica è semplice: prospettarti cose tremende in modo che poi alla fine ne faranno una meno tremenda di poco e dire: siete stati fortunati, poteva essere anche peggiore; sindacati? non vi dico cosa dovreste fare se foste persone serie………………………………………………. saluti ai gestori del sito
Buongiorno a tutti .Ridurre una pensione non è affatto sostenibile ,quindi le due proposte potrebbero essere buone per gli importi dei due signori e non per un Lavoratore che se va bene dopo 41,42,43 anni di lavoro percepirebbe ,senza tagli ,1200/1500 al mese .Da premettere ,e lo dico per la milionesima volta ,dopo i sopra menzionati anni di lavoro che cosa c’è di anticipo me lo devono spiegare .Chiudo ,se devono fare cassa per il sistema ,vadano a prendere i soldi dove ben sanno e non nelle tasche dei Lavoratori che si sono recati alle 5 del mattino in Fabbrica sulle macchine operatrici a fare i Turni ,VERGOGNATEVI .
Buon Lavoro
Concordo in pieno. In economia non si danno pasti gratis? visto il livello di debito italiano rapportato ad altri paesi comparabili e la diversità di diritti tra cittadini italiani a fronte delle stesse fattispecie, pensione compresa, direi che i soldi li devono andare a prendere da chi fino ad ora ha “mangiato gratis”. Certo non da chi, a volte colpevolizzato ad arte, ha limitato con il proprio ultradecennale lavoro le numerose imperizie politiche.
Buongiorno Raffaele, posso darti del tu?, Hai proprio ragione con i livelli di stipendio esistenti la pensione non può essere che più bassa, ma qui sembra la vogliano ancora abbassare!! – vedi le proposte che fanno: 3% in meno per ogni anno di anticipo o pensione in due fasi. Abbiamo un bel scegliere tra un pugno o una pedata!!! Sto cominciando ad esagerare, ma la sofferenza che si percepisce in molti commenti ha una sua precisa ragion d’essere. I sindacati percepiscono quello che sento o che sentiamo ? A voi la risposta.
Un caro saluto. Lilli Reolon