Riforma pensioni 2022, ultime oggi 2 febbraio: mini proroga quota 100 o quota 41?

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In questi giorni si é tornato a parlare insistentemente, specie sui social, di quale protrebbe essere il destino della riforma pensioni a seguito della crisi di Governo, quali prospettive potrebbero aprirsi per quanti sono prossimi al pensionamento? Si é parlato di rumors circa una possibile mini proroga di qualche mese relativo alla quota 100, post scadenza ufficiale dunque dopo il 31/12/2021, e si é ritornati ad ipotizzare una quota 41 indipendentemente dall’età, o meglio questa resta la speranza a cui si aggrappano i ‘quarantunisti’ ossia quanti hanno giò alle spalle 41 anni di contributi, ma sono rimasti fuori dalla quota 100 essendo più giovani anagraficamente di quanto richiesto dalla misura.

Su che cosa potrebbe essere meglio dal 2022, ne abbiamo parlato con Sandro Ferrara, da tempo al servizio della Pubblica amministrazione, che ha collaborato anche presso l’Inps di Napoli e presso la Federico II anche nell’Ufficio Pensioni. Eccovi le sue considerazioni al riguardo. Egli ritiene che entrambi le misure non sarebbero idonee dal 2022, ragion per cui propone un’uscita flessibile con decurtazioni progressive ma decrescenti nel tempo che vengano poi meno al raggiungiungimento dei requisiti pensionistici. A lui la parola:

Pensioni 2020, mini proroga quota 100 o quota 41?

“L’iniqua quota 💯 volge ormai definitivamente al termine lasciando dietro di sé solo divisioni e la pesante eredità di un nuovo scalone per i prossimi accessi a pensione, proprio dopo che ne avevamo superato un altro a caro prezzo. In giro si legge di un’ inutile proroga della misura che andrebbe a beneficio di pochi: servirebbe solo a portare voti a qualcuno. Ma nel Palazzo nessuno parla di questo e tantomeno l’Europa ce lo potrebbe consentire, sul piatto della bilancia c’è ben altro in questo momento: soldi che non ci saranno “elargiti” senza condizioni.

Il sistema previdenziale dev’essere quindi assolutamente riportato in equilibrio dopo la scellerata deriva di questi ultimi tre anni. L’alternativa è davvero quota 41? Direi proprio di no... Non è certamente questa la misura in grado di evitare di far scattare il famoso “gradone di 5 anni”, sarebbe una misura oltremodo costosa per le casse dello Stato soprattutto in un periodo in cui si sta provvedendo a distribuire bonus e incentivi per contrastare le difficoltà economiche portate dalla pandemia in corso.

L’unico sistema per superare la rigidità della legge Fornero è renderla elastica, introducendo misure di flessibilità strutturale che consentano delle uscite anticipate dal mondo del lavoro. Ovviamente la cosa per essere realizzabile dovrà essere sostenuta da un sistema di decurtazioni progressive ma decrescenti nel tempo. Le parti sociali ancora non hanno accettato questa idea che è l’unica in grado di superare l’eredità lasciata da quota 💯, inutile chiedere cose insostenibili, lo scalone va affrontato e superato ora, prima che arrivi il 2022.

Riforma pensioni 2022, quali aggiustamenti dovrebbero essere apportati?

Auspichiamo che tutti lo comprendano al più presto e magari si provveda all’abolizione delle finestre che incidono sull’E.F. 2022 operando contemporaneamente degli “aggiustamenti” in materia previdenziale:

  • abolizione delle finestre che tengono per 3-6 mesi i lavoratori nel limbo senza maturare ulteriori quote di pensione sul periodo eventualmente lavorato, oppure senza pensione;
  • accesso alla pensione dal giorno successivo alla maturazione dei requisiti;
  • proroga Opzione Donna almeno fino al 2026;
  • proroga Ape sociale;
  • proroga Isopensione con scivolo anche settennale;
  • uscite anticipate per precoci, gravosi, disagiati, invalidi e inabili parziali, fruitori di L.104/92, che dovranno avere un canale d’accesso agevolato;
  • riconoscimento dei contributi figurativi per i periodi non lavorati di astensione facoltativa;
  • riscatto laurea ad onere agevolato a fine carriera lavorativa;
  • totalizzazione estesa a tutte le casse previdenziali e i fondi pensione;
  • opzione al sistema contributivo per coloro che hanno solo 20 anni ma a cavallo del ’96.
  • Riporto inoltre la proposta di flessibilità in uscita che avevo avanzato nel precedente articolo
  • Le decurtazioni apportate sull’anticipo non sarebbero “penalizzazioni” fisse ma solo temporanee visto che al compimento del 66° anno di età (un anno prima del raggiungimento della vecchiaia quindi), la pensione diverrebbe “piena”. Le possibili opzioni sarebbero: -0 con 41+64/66, 42+63/66, 43+62/66, 44+61/66 -4% con 40+66; -8% con 39+66, 40+65; -12% con 38+66, 39+65, 40+64, 41+63; -16% con 37+66, 38+65, 39+64, 40+63, 41+62; -20% con 36+66, 37+65, 38+64, 39+63, 40+62, 41+61. Ovviamente al momento questo mirato meccanismo di decurtazioni progressive ma decrescenti è solo una ipotesi per mantenere in equilibrio la spesa pensionistica con le entrate contributive correnti, potrebbe però diventare la proposta più sensata da presentare quando la nuova riforma delle pensioni entrerà nel vivo delle discussioni”

Cosa ne pensate al riguardo, sareste pro mini proroga quota 100, pro quota 41 o pro questo sistema di flessibilità in uscita proposta dal nostro lettore? Fatecelo sapere nell’ apposita sezione commenti del sito, saremo lieti di leggere le vostre opinioni al riguardo.

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20 commenti su “Riforma pensioni 2022, ultime oggi 2 febbraio: mini proroga quota 100 o quota 41?

  1. secondo me dovrebbe diventare strutturale sia ape social che opzione donna, e dare la possibilità di scelta di andare in pensione dai 62 anni in poi quando si vuole, con i propri contributi. non c’è lavoro per i giovani, figurarsi per noi!

  2. HO 61 ANNI DI ETA’ E 41 ANNI DI CONTRIBUTI…..NO COMMENT
    COSA DOVREI PENSARE? QUOTA 100 PER ME NON E’ POSSIBILE – OPZIONE DONNA DECURTAZIONE PAZZESCA…QUINDI?

  3. Secondo me, sarebbe più giusto ed equo contemperare le esigenze dei lavoratori c.d. precoci che prima dei 60 anni hanno già maturato 40 anni di contributi e quelle dei lavoratori che hanno invece iniziato a lavorare più tardi o hanno avuto occupazioni discontinue e che, quindi a 60 anni ed oltre non hanno maturato contributi sufficienti per la pensione. Quindi ok quota 41 (magari senza penalizzazioni) ma anche previsione di flessibilità in uscita con penalizzazioni (tipo 2,5-3 %) per ogni anno di anticipo, come mi sembra già ipotizzato da Damiano PD, ma non certo così pesanti come quelle che vedo proposte da Sandro Ferrara.

    1. Assolutamente d’accordo…
      questi parlano di 41 anni di contributi come se fossero facili da raggiungere. Invece significa aver lavorato UNA VITA, o bisogna cominciare a percepire la pensione CHE CI SI E’ GUADAGNATI solo nella bara?
      Ancora: curioso il giudizio su Quota 100.
      Quando è stata introdotta, tutti i media dell’establishment a farneticare “Ecco, adesso ci sarà un’esodo di massa, e l’INPS dove li prende i soldi?” e via su questo tenore…
      Quando poi invece sono state riscontrate meno adesioni del paventato (e l’INPS ha avanzato 16 miliardi di euro), ecco saltare all’opposto, sostenendo che “é stata un fallimento” perchè non c’è stato l’esodo che vaneggiavano… tsk.
      La Quota 41, per bocca di Tridico, costerebbe 21 miliardi di euro… cifra tutt’altro che insostenibile, altrochè.

  4. Sandro Ferrara già ben lo si conosce. È il classico personaggio che tra il benessere della gente e l’ordine contabile sceglie quest’ultimo.
    Infatti elabora una tabella in cui parla di decurtazioni di stipendio come parlasse di patate sfuse al supermercato.
    Per parafrasare il Maestro : l’Economia è al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio della Economia.

    1. Giusto!
      L’ho fatto notare anch’io in un post (non pubblicato, perché evidentemente non si voleva disgustare questa persona).

  5. Forse molti non hanno capito e non immaginano cosa succederà dopo lo sblocco dei licenziamenti.
    È inutile spiegare a molti dementi che la via da percorrere è una proroga anche mini della quota 100, quindi sono completamente d’accordo.
    La spesa pensionistica?
    Aboliamo il reddito di cittadinanza e il gioco è fatto.
    E finalmente non vedremo più percettori di reddito di cittadinanza con Ferrari.

  6. sono favorevole a una riforma democratica che preveda una flessibilita’ piu’ ampia possibile in uscita cosi che possa essere il singolo lavoratore a fare le scelte piu’ opportune.
    Tutte le precedenti riforme pensionistiche non hanno mai preso in considerazione la liberta’ di scelta che invece dovrebbe essere il diritto fondante di una qualsiasi democrazia che si possa considerare tale.
    Purtroppo non viviamo in uno stato democratico ma in uno stato governato da una politica assoldata dalle lobbies delle banche e della finanza che calpesta quotidianamente i diritti sociali dei cittadini.

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