Riforma pensioni 2023, da quali misure partire per una vera riforma equa e strutturale?

Ieri descrivendo la proposta del Dott. Claudio Maria Perfetto, ci eravamo lasciati alla lista degli interventi da cui partiva la stessa, ossia attuazione di misure pensionistiche volte a favorire il pensionamento «anticipato» e il ricambio generazionale; introduzione della moneta nazionale digitale qui denominata «moneta digitale di Stato» circolante parallelamente all’euro; attuazione di misure riguardanti il lavoro, coerentemente con il programma nazionale denominato «Garanzia di occupabilità dei lavoratori» espres­so nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, armonizzato con adeguate misure pen­sio­nisti­che che ne assicurino il successo.

In questa seconda parte di elaborato, che ricordiamo racchiude la proposta individuale che il Dott. Claudio Maria Perfetto ha presentato al Governo in vista dell’incontro del 19 gennaio, verranno elencati i tre articoli su cui fonderà la proposta e nello specifico si inizierà a dettagliarne il primo, domani procederemo con il secondo articolo. Per chi si fosse perso la prima parte può leggere qui la sintesi delle proposte previdenziali presentate fino ad oggi. Di seguito le parole del Dott. Perfetto:

Riforma pensioni 2023, la proposta di Perfetto: pensioni, moneta digitale, lavoro

“L’articolo 1 «Misure in materia di trattamenti pensionistici»:

comma 1, descrive i Principî generali ai quali le misure pensionistiche dovrebbero ispirarsi, che sono: per fare le pensioni occorre il lavoro; convergenza contributiva; flessibilità nel pensionamento; equità; convergenza tra crescita economica e sviluppo economico;

comma 2, rimanda alle misure pen­sio­nisti­che relative alla PdL 857 a prime firme di Damiano-Baretta-Gnecchi; alla PdL 1170 a firma di Walter Rizzetto; alla PdL 2855 a prima firma di Claudio Durigon; alla cosiddetta «Proposta Tridico»; alla Proposta del Gruppo social «Comitato Opzione Donna Social (CODS)» coordinato da Orietta Armiliato; alla Proposta del Gruppo social «Uniti per la Tutela al Diritto della Pensione (UTP)» di cui è promotore Mauro Marino.

L’articolo 2 «Strumenti ausiliari per aumentare la liquidità finanziaria senza ricorrere a prestiti»:

comma 1, introduce la moneta digitale di Stato ancorata al patrimonio immobiliare dello Stato;

comma 2, indica la banca governativa Cassa Depositi e Prestiti quale Istituto di emissione del­la moneta digitale di Stato, circolante parallelamente all’euro (doppia circolazione della moneta), con corso legale limitato al territorio nazionale;

comma 3, indica l’azienda pubblica Poste Italiane quale canale di distribuzione della moneta digitale di Stato;

comma 4, indica nella Carta di identità elettronica (CIE) e nella Carta Nazionale Servizi (CNS) gli strumenti per l’utilizzo della moneta digitale di Stato;

comma 5, indica l’utilizzo congiunto di euro e di moneta digitale di Stato per i pagamenti di pensioni, salari, Reddito di Cittadinanza;

comma 6, evidenzia che, in accordo con l’articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana, e in accordo con i Trattati europei, nulla osta che lo Stato italiano adotti una propria moneta nazionale sulla quale esercita sovranità monetaria e la cui circolazione è limitata entro i confini nazionali.

L’articolo 3 «Misure in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita»:

comma 1, rimanda ai Principî generali espressi all’articolo 1, comma 1, ai quali aggiunge il «principîo zero» che si colloca in cima alla lista dei principî, e che si ispira all’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana, comma 1 «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro»: ogni riforma del mercato del lavoro dovrebbe ispirarsi ai suddetti principî;

comma 2, si rimanda al programma nazionale «Garanzia di occupabilità dei lavoratori – GOL» che viene espresso nel Piano nazionale di Ripresa e Resilienza;

comma 3, indica di adeguare i salari all’infla­zio­ne, così come sono state adeguate le pensioni, al fine di mantenere costante il flusso contributivo lavoro-pensioni ed evitare, quindi, che si creino vuoti contributivi;

comma 4, invita a considerare la possibilità che i risultati del programma nazionale «Garanzia di occupabilità dei lavoratori – GOL» si rivelino al di sotto delle aspettative del Governo, e pertanto, se da un lato si punta a impiegare nuovi lavoratori con nuovi posti di lavoro, dall’altro lato occorre puntare a impiegare nuovi lavoratori con vecchi posti di lavoro, lasciando andare in pensione i lavoratori anziani, realizzando in tal modo il ricambio generazionale che farà da volano alla crescita economica;

comma 5, invita a considerare il lavoro robotico alla stregua del lavoro umano e pertanto invita pure a considerare l’opportunità di introdurre l’imposta sul reddito da lavoro prodotto dagli automi (IRAUT) equivalente all’imposta sul reddito da lavoro prodotto dalle persone fisiche (IRPEF);

L’allegato A «Elementi per l’attuazione di ricette economiche in una economia digitale», che fa parte integrante della presente Proposta Individuale, ma che fisicamente è disgiunta da detta Proposta, è costituito dal solo:

comma 1, che rimanda ad una presentazione in formato powerpoint, convertito in pdf, che fa da supporto matematico e scientifico alle argomentazioni sviluppate nella presente Proposta Individuale. La presentazione illustra modelli economici applicati al Centro di Elaborazione Dati quale prototipo di economia digitale e modello in scala ridotta della nazione digitale, a tutti gli effetti un laboratorio reale per eseguire esperimenti di economia (in particolare riguardo alla moneta digitale e alla doppia circolazione della moneta) e per individuare misure di Politica monetaria e di Politica fiscale (come quelle illustrate nella presente Proposta Individuale) in sintonia con l’eco­no­mia digitale”:

Di seguito nel dettaglio l’articolazione delle misure in materia di trattamenti pensionistici

Pensioni 2023: da quali misure partire per una vera riforma pensioni equa e strutturale?

Art. 1.

Misure in materia di trattamenti pensionistici

1. Principî generali. Le misure in materia di trattamenti pensionistici dovrebbero ispirarsi ai seguenti Principî generali:

a) per fare le pensioni occorre il lavoro. Entrambe le riforme, delle pensioni e del mercato del lavoro, vanno affrontate in una visione sinottica, di insieme, parallela, in modo da collegarle senza soluzione di continuità, ovvero senza ricorrere a soluzioni ad hoc per mantenere la quasi-continui­tà col pregresso, che spesso si traducono in soluzioni tem­po­ranee, a scadenza;

b) convergenza contributiva. Per poter andare in pensione con i contributi del proprio lavoro è necessario che la propria pensione venga finanziata con i contribuiti del lavoro di altri. Al fine di non compromettere il flusso contributivo lavoro-pensioni, occorre evitare di fare ricorso alla decontribuzione per incentivare le imprese ad assumere i giovani. Anche ricorrendo alla decontribuzione, le imprese non saranno disponibili a sostituire mano d’opera in caso di uscita dei lavoratori anziani (e se intendessero farlo, ricorrerebbero all’impiego di forza lavoro robotica), né tantomeno ad aumentarla, se non vedono prospettive di aumentare o di mantenere il proprio volume di vendite (tale osser­va­zio­ne trova riflesso in quella di Keynes nella Teoria Generale secondo la quale «anche a seguito della riduzione dei salari le imprese non sono disponibili ad aumentare la mano d’opera in quanto non possono aumentare le proprie vendite»);

c) flessibilità nel pensionamento. È abbastanza paradossale che lo Stato, che non dice quando comprare casa, quando sposarsi, quando fare figli, debba dire però quando lasciare il lavoro. Anche nel decidere quando lasciare il lavoro va data al lavoratore libertà di scelta. Occorre lasciare ai lavoratori e alle lavoratrici la possibilità di decidere se e quando lasciare il lavoro, in base a valutazioni personali circa l’importo pensionistico che si percepirà;

d) equità. Equità tra le generazioni: riuscire a far fronte agli impegni finanziari della generazione corrente senza trasferirne gli oneri alle generazioni future. Equità entro la stessa generazione: uniformità nelle possibilità di scelta per uomini e per donne, per madri e non madri. Equi­­tà nel trattamento pensionistico: stessi criteri applicati a tutti, privati e pubblici, tra i quali ancora oggi si individuano posizioni differenziate che si potrebbero chiamare «privilegi». Equità negli importi pensionistici: importo adeguato a condurre una vita dignitosa, che non rasenti la soglia della sopravvivenza;

e) convergenza tra crescita economica e sviluppo economico. C’è crescita economica quando il PIL aumenta, ovvero quando aumentano i beni e i servizi prodotti dal sistema economico in un determinato periodo di tempo. C’è sviluppo economico quando aumenta il benessere sociale (BES). Può esserci (e c’è) crescita economica senza sviluppo economico perché la ricchezza si concentra nelle mani di pochi a scapito della nazione intera, e questo è un aspetto legato alla redistribuzione della ricchezza sulla quale il Governo prova ad intervenire mediante misure di Politica fiscale. Ma può esserci crescita economica senza sviluppo economico anche a causa di impiego massivo di forza lavoro robotica a scapito della forza lavoro umana generando «disoccupazione tecnologica» e quindi povertà che sovente si trasforma in miseria. L’aumento del Pil, della ricchezza della nazione, non si concilia con l’aumento del numero di per­so­ne che vivono in povertà assoluta. La crescita economica deve procedere di pari passo con lo sviluppo economico, e tale obiettivo può essere perseguito ponendo l’eco­no­mia reale (lavoro, beni, servizi) al riparo dalle forti oscillazioni generate da strumenti e comportamenti dell’eco­­­no­mia finanziaria (derivati, criptovalute, speculazioni) che si ripercuotono negativamente sull’economia reale.

2. Misure pensionistiche. La presente Proposta fa proprie le proposte che mirano al ricambio generazionale, perché è questa la chiave di volta, la pietra apicale dove s’incontrano due archi, quello delle pensioni e quello del lavoro, quello della crescita economica e quello dello sviluppo economico. Le misure in materia di trattamenti pensionistici del presente articolo 1, comma 2 si rifanno pertanto alle misure contenute nelle PdL 857, PdL 1170, PdL 2855, alla cosiddetta Proposta Tridico e alle «Proposte Collettive» dei gruppi social CODS e UTP, e pertanto, con la presente Proposta Individuale, si chiede al legislatore di valutare il mix delle misure contemplate nelle Proposte sopraccitate i cui trattamenti pensionistici risultino essere i più vantaggiosi per i lavoratori e le lavoratrici. A tal proposito, si raccomanda il legislatore di dedicare un supplemento di attenzione alle Proposte di CODS e di UTP, le quali vengono avanzate da lavoratrici e lavoratori impegnati in settori produttivi di ogni genere, e pertanto tali Proposte sono profondamente radicate nel tessuto sociale ed economico della nostra nazione: esse veicolano i reali bisogni dei cittadini, e sono perciò Proposte di cui il legislatore dovrebbe venire a conoscenza – e in parte ciò avviene anche attraverso la presente Proposta Individuale – per individuare soluzioni che siano coerenti e rispondenti ai reali bisogni della popolazione

In tanti potrebbero domandarsi ma il nodo risorse? Perfetto nel seguito della sua lunga ed articolata proposta individuale al Governo ha ben approfondito anche questo aspetto, domani infatti partiremo proprio da questo: ‘L’articolo 2 «Strumenti ausiliari per aumentare la liquidità finanziaria senza ricorrere a prestiti». Vi consigliamo di non perdervi il seguito.

Nel mentre chi volesse riprenderne parte é tenuto a citare la fonte, siamo gli unici ad avere avuto il cartaceo in anteprima della proposta inviata che non é stata ancora resa pubblica.

29 commenti su “Riforma pensioni 2023, da quali misure partire per una vera riforma equa e strutturale?”

  1. Caro Franco Giuseppe; dici che quota 100 non è una legge? informati meglio; è quella che tu maledici ad ogni occasione; ingiustificatamente? è stata data un’opportunità alternativa alla legge Fornero; cosa vuoi farci? prenditela con il parlamento che fa le leggi; dici che si poteva abbassare l’età da 67 a 65 anni e gradatamente a 41 anni? certo; perchè non l’hanno fatto? prenditela con il parlamento che fa le leggi; secondo me era impossibile ma è la mia opinione; saluti a te e ai gestori sito

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    • Mi rendo conto che non dovrei competere con un diplomato avendo io solo la terza media, ma mi risulta che di leggi sullo stesso argomento ne possa esistere solo una, che poi contenga diversi commi è un’ altro discorso. La quota 100 non è una legge, c’è già la Fornero. Le quote sono soltanto delle opzioni inserite in quella legge, così come Ape social, OD e quant’altro. Saluti.

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      • Caro Franco Giuseppe; quota 100, 102, 103 sono leggi; ogni anno parliamo di finanziaria, legge di bilancio etc; poi è chiaro che c’è la legge Fornero dal lontano 2011; mentre quota 100 è durata 3 anni e come dici giustamente tu ha ancora effetti perchè era sufficiente avere i requisiti entro il 31 dicembre 2021; giusto in questi giorni ho visto una ex collega di scuola( io ho terminato) che usufruirà di quota 103 ed è come me del 1960; vediamo cosa verrà fuori da questo incontro di oggi ma ho poche speranze; saluti a te e ai gestori del sito

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        • Così riporta il sito Lavoro.gov.it : “Con la legge di bilancio 2022 ( legge del 30 dic. 2021, n° 234, art. 1, comma 87 ) la cosiddetta quota 100 è stata sostituita dalla cosiddetta quota 102 ).”
          Come vede caro Prof, le quote sono semplicemente dei comma inseriti nella legge di bilancio annuale. Alcuni di questi comma sostituiscono o prorogano comma precedenti magari scaduti come OD. Spero che con questo abbiamo chiarito la questione.

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          • certo, è tutto chiaro; erano sottigliezze ma hai fatto bene a evidenziarle; grazie; saluti a te e ai gestori del sito

  2. Flessibilità vera? Tradotto vuol dire che, a 62 anni, ognuno può decidere se andare in pensione con una pensioncine più magra o attendere 67 anni. Che poi dovrebbero essere 65, vista la moria del Covid. Posso decidere io se preferisco 500 euro. di RDC o scelgo andare in pensione? Costa meno l’assistenza o una pensione contributiva?
    AVEVA RAGIONE PIERANGELO BERTOLI CHE DICEVA CHE OGNI TANTO LA RAGIONE SE NE VA CHISSÀ DOVE……
    Qui le povertà aumentano di giorno in giorno, così come le spese per le armi all’Ucraina.
    Non c’è più tempo per cincischiare, tergiversare o arrovellarsi su chi fa la proposta previdenziale più bella.
    Le mense per i poveri e i banchi alimentari hanno sempre più fruitori.
    DIAMOCI UNS MOSSA!

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    • bel numero 62; mancano alcuni mesi però saranno 63; ti danno qualcosa? magari; se non raggiungi i requisiti fornero o quota 103 niente, e in futuro? sempre peggio; anche su un tutto contributivo ho tanti dubbi; magari ne vogliono 64 di anni? cosa fare allora? pensare alla salute, tirargli ogni tanto gli accidenti, sperare di campare tantissimo (ieri è morta la persona più vecchia al mondo, aveva 117 anni); saluti a te Giò e ai gestori del sito

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  3. Tutte le proposte che conosciamo, da quella di Damiano, passando per Tridico, dall’UTP di Marino a quella di Perfetto sono coerenti con quella che si chiama flessibilità. Alcune sono agibili e pronta consegna con un ragionevole passaggio parlamentare, altre hanno bisogno di tempi lunghi. Resta il fatto che il denominatore comune restano i fondi che non ci sono e non si sa o non si vuole trovarli. Le prime tre proposte hanno un costo considerevole immediato non solo finanziariamente ma pratico. Provate a immaginarvi se una quantità di lavoratori aderissero ad un’anticipo con penalizzazioni cosa succederebbe domani nelle fabbriche e nei posti di lavoro. Credete sia facile sostituire una professionalità decennale in pochissimi mesi ? Soltanto nell’ambito informatico non ci sarebbero problemi essendo i nostri giovani più che preparati, per il resto si creerebbe il deserto della manovalanza. Già oggi, gli industriali del nord, alla faccia di Salvini e della Lega, chiedono l’ingresso di più stranieri per coprire i buchi di organico e domani cosa succederebbe con un’ondata di prepensionamenti nel pubblico e nel privato ? Ci sarebbe un blocco immediato della macchina statale e industriale di gran lunga peggiore dei lookdown per il covid con tempi indefiniti per la ripresa già oggi compromessa per epidemia e guerra. Detto in romanesco “e sticazzi”, come per dire ” che cosa frega a noi lavoratori anziani ? “. In poche parole ogni governo cerca di rallentare e ritardare a tempi migliori la fuoriuscita dei lavoratori, risparmiando contemporaneamente qualche miliardo. La legge Fornero è nata per questo ed effettivamente funziona benissimo allo scopo e nessun governo riuscirebbe a fare di meglio. Purtroppo abbiamo una classe politica di infimo livello e così abbiamo assistito ad una compravendita di voti peggio di “o comandante” Achille Lauro ( non il cantante ) che consegnava prima delle elezioni la sola scarpa sx per poi dopo il voto consegnare anche la dx. Noi con Salvini e Durigon non abbiamo avuto ne una ne l’altra. Loro sono in parlamento e noi ancora al lavoro.
    Signori, una vera riforma non si può fare perchè la legge Fornero è ottima e ben costruita, sarebbe bastato ritoccare nel 2018 e in 24-48 ore i requisiti al ribasso, magari nel corso di una legislatura si sarebbe arrivati a 64-65 di anzianità e 41 di contributi. Si sarebbero spesi gli stessi soldi della sola quota 100 (22,3 miliardi di euro), ci sarebbe stato un ricambio formativo generazionale controllato nel tempo e oggi non saremmo più qui a parlare di riforma delle pensioni. Abbiamo perso un quinquennio, un lustro, per ritrovarci punto e a capo e senza fondi e con la prospettiva che tutto quello che verrà dopo sarà peggio. Se in 5 anni non siamo riusciti a risolvere un problema semplice come da me sopra esposto, quanto ci vorrà per mettere in cantiere la più complessa proposta Perfetto ?

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    • Sig. Franco Giuseppe, nella sua nota di chiusura lei domanda: “Se in 5 anni non siamo riusciti a risolvere un problema semplice come da me sopra esposto, quanto ci vorrà per mettere in cantiere la più complessa proposta Perfetto ?”

      Personalmente aderisco al principio francescano (di San Francesco d’Assisi, intendo) che è il seguente: “inizia dal necessario, passa al possibile e ti ritroverai ad aver fatto l’impossibile.”

      Il necessario è lasciare andare in pensione i disoccupati e le disoccupate ultracinquantenni che non hanno la possibilità di rioccuparsi; lasciare andare in pensione i lavoratori e lavoratrici che fanno lavori gravosi; lasciare andare in pensione i lavoratori e lavoratrici che hanno invalidità, indipendentemente dalla percentuale di invalidità che hanno (maggiore di 0%).

      Il possibile è attuare le disposizioni di legge già previste in materia pensionistica; lasciare andare in pensione le lavoratrici con Opzione Donna avente i requisiti dello scorso anno.

      Se il Governo arriverà a risolvere il necessario ed il possibile, come indicato, vorrà dire che avrà maturato una coscienza sociale, una coscienza di Stato, che gli darà la forza di attuare l’impossibile: “la più complessa proposta Perfetto”.

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      • Vedo che ha pescato a piene mani nei miei vecchi commenti. Da sempre scrivo che l’unica cosa buona della quota 100 era la possibilità di pensionamento anticipato per gli ultrasessantenni disoccupati da tempo e non più inseribili nel contesto produttivo per mansioni non più richieste. Ma gli altri ? Quelli che un lavoro e uno stipendio ancora lo avevano, perchè non hanno dovuto seguire le stesse regole imposte a tutti gli altri milioni di lavoratori ? E comunque, tra il necessario e il possibile della sua proposta, per arrivare ad un ipotetico !impossibile”, quanti lavoratori dovranno ancora sorbirsi la vecchiaia a 67 anni e lo scalone di 5 anni rispetto ad un quota 100 del 2019 ? E con quali penalizzazioni sull’assegno che i suddetti quotisti non hanno subito ? Se un domani ci fossero le penalizzazioni per ogni anno di anticipo si rischia che chi ha versato per 41 anni riceverebbe un assegno pari o addirittura inferiore rispetto a chi ha versato per soli 38. Vi pare logico e sensato ?

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        • alla fine credo che ti risponderà anche il dottor perfetto; quella sui ultrasessantenni disoccupati siamo d’accordo; su quelli con un lavoro e uno stipendio perchè dici? perchè è stata fatta una legge; la legge l’ha approvata il parlamento; quelli del 1960 come me e altri non potevano usufruirne e c’è chi ne ha approfittato e altri no; quanti dovranno sorbirsi la vecchiaia a 67 anni o i 42 anni e 10 mesi? tanti salvo che non esca qualcosa di meglio ma a occhio la vedo dura; chi uscirà con 41 anni di contributi rischia un assegno inferiore di chi è uscito con 38? difficile ma se applicano il tutto contributivo può anche essere ; concludendo non è logico e nemmeno sensato; come non è sensato che persone a 40 anni e 9 mesi di contributi non abbiano nulla e si devono mangiare la pensione integrativa ; ricapitolando: tante cose non sono sensate o meglio fanno parte di calcoli precisi ; i sacrificabili e quelli da tutelare; saluti a te e ai gestori del sito

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          • Se fa un ragionamento leggermente più articolato magari le rispondo. Le ricordo inoltre che quota 100 non è una legge, quella già esisteva ed esiste ancora e si chiama Fornero, legge a cui sono sottoposti tutti i lavoratori tranne alcuni cui è stata data la possibilità di anticipare INGIUSTIFICATAMENTE. Infatti questi ultimi non hanno dovuto raggiungere ne la vecchiaia ne l’anticipata Fornero. Poi la matematica non è un’opinione: Se a me fanno pagare una penalizzazione che tu non hai subito è logico che io prenderò meno di te. O no ? Suvvia non è difficile.

    • Ricordiamoci anche delle Casse non INPS obbligatorie. Basta discriminazioni! Io che ho Cassa Ragionieri, 12 anni e INPS 22 anni, con militare e disoccupazione, assommo 36,5 anni di contributi e sono escluso da ogni forma di pensione anticipata, non avendo un calcolo completamente contributivo. Neccessario è giusto il cumulo o il pro quota, che comunque avviene a 67 anni.

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  4. il punto nodale è quella fascia di persone che ha un numero di anni nel retributivo; perchè già così i 2/3 della pensione sono calcolati con il contributivo e la pensione è scarsetta; figuriamoci se anche il terzo con il retributivo diventa contributivo; già buttati a mare nel 1995, speriamo in bene questa volta; saluti ai gestori del sito

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    • Buon giorno Paolo.

      In questi giorni preferisco affidarmi a degli Aforismi; quello che segue è una citazione di Morpheus dal film Matrix.

      “Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno cosi non ti dovessi più svegliare? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?”

      Il sogno è che l’attuale governo possa riconoscere, come accaduto nel passato, condizioni d’uscita e di calcolo favorevoli se riferite all’Anticipata.
      Tu li indichi in Terzi mentre il governo ragiona in Sesterzi.
      Temo che da: “buttati a mare”, alcuni/e potrebbero vedersi bucato il salvagente.

      Saluti Prof.

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  5. Finalmente si parla di uniformità di trattamento fra uomini e donne. Entrambi devono avere le stesse possibilità e le stesse opportunità, senza favoritismi, senza discriminazioni fra i sessi. Finalmente! Ci voleva qualcuno che ribattesse questi principi basilari! Perciò, niente Opzione Donna, se questo significa che gli individui di genere femminile possono andare in pensione prima di quelli di genere maschile. Bravo, dottor Perfetto, lei ha avuto un grande coraggio e tanta onesta’ intellettuale, oltre che saggezza e lungimiranza. Flessibilità in uscita per tutti a partire dai 62 anni: questo è ciò che basta, questo è ciò che è necessario.

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    • Mi dispiace ma non sono d’accordo ,sono una mamma,moglie ,lavoro a casa e fuori.genitori anziani da accudire,lavoro con le ossa rotte…..le donne sono state prese in giro!NON POSSONO ESSERE PENALIZZATE ANCORA.Mi auguro che si riconfermi OPZIONE DONNA con i vecchi requisiti ,senza ulteriori penalizzazioni.A me la scelta.Grazie

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  6. Tutto bene, analisi buona da parte del Dr. Perfetto, va bene per il futuro, speriamo per i nostri giovani che, sempre in maggior numero, devono svolgere lavori sottopagati, senza sicurezza sul lavoro (i poveri raiders e chi ha il contratto a chiamata) e quindi senza futuro. Vorremmo tutti vedere una riforma seria del sistema pensionistico, ma per cortesia non si metta mano a quello che resta del sistema misto- si consideri che ormai la pensione anticipata Fornero verrà utilizzata da un sempre minor numero di lavoratori e lavoratrici che possono usufruirne stante l’età che avanza inesorabile per quelli nati fino al 1960 e che abbiano cominciato a lavorare a 20/21 anni-. Un saluto Lilli Reolon

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    • Sig.ra Lilli Reolon (ha un bel nome, armonico, gradevole all’udito) seguo con attenzione i suoi commenti, che trovo al tempo stesso schietti e misurati.

      Riguardo al futuro, ricordo il pensiero che nel 2011 la Prof.ssa Fornero espresse in merito all’equità intergenerazionale, l’ho ripreso e l’ho inserito nei Principî generali: “riuscire a far fronte agli impegni finanziari della generazione corrente senza trasferirne gli oneri alle generazioni future”.

      Per realizzare quel nobile principio si è reso necessario frenare i pensionamenti. Bene. Ma cosa abbiamo ottenuto oltre al contenimento della spesa pubblica?

      Abbiamo ottenuto che per rendere possibile il futuro alle generazioni future abbiamo reso inaccettabile il presente alla generazione corrente. Soprattutto, abbiamo reso inaccettabile “Opzione Donna”.

      Forse ricorderà, sig.ra Lilli Reolon, le 50 lire metalliche.

      Sul cosiddetto “lato verso” delle 50 lire (il lato posteriore, il rovescio) è raffigurato il corpo nudo del dio greco Efesto (dio Vulcano, per i Romani) che con la mano destra impugna il martello in alto, e si accinge a battere sull’incudine: è il simbolo dell’Industria, è il simbolo del Lavoro.

      Sul “lato dritto”, invece è raffigurato il profilo di donna con una corona di foglie di quercia: intorno alla testa coronata c’è la scritta “Repubblica Italiana”.

      La moneta è più che un mezzo di scambio: è un simbolo, il simbolo che rappresenta l’identità di una Nazione.

      Italia è Lavoro. Italia è Donna.

      Ora, non importa chi esso sia se Governo o Datore di lavoro, ma chi umilia il Lavoro, chi umilia la Donna, umilia l’Italia.

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      • Buongiorno dr. Perfetto, grazie per le belle parole e grazie per il suo lavoro che ci consente di avere una base per discutere in questi tempi incerti dove tutto sembra complicato e impossibile. Temo che sia proprio un brutto momento per la logica, l’equità e per la ragionevolezza. Un caro saluto. Lilli Reolon

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  7. NON DOBBIAMO ILLUDERCU, NON PRENDERANNO MAI LE DUE PROPOSTE CHE SOBNO CHIARE E FAVOREVOLI AI PENSIONANDI MA NE PROPORANNO UNA LORO CHE PENALIZZERA’ TUTTI.

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  8. Speriamo che domani 19 gennaio abbiano la sensibilità verso questo egregio lavoro del dr. Perfetto, così come per la proposta Utp di Marino…..rendendosi conto finalmente, governo, sindacati e tutte le parti presenti, che hanno sul tavolo le soluzioni per uscire dalla piatta totale in cui giace da 12 anni la questione previdenziale, grazie alla frittata fatta da Monti e Fornero nel 2011- la Calderone che è ferrata in materia, potrebbe dare una svolta alla faccenda, ma ne dubito, vista la pochezza e la spitatezza dell’esecutivo di cui fa parte.

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