Riforma pensioni 2023, Ferrari su Quota 41, opzione donna, Ape sociale e flessibilità

La campagna elettorale é ormai agli sgoccioli, domenica gli italiani saranno chiamati a votare ma in moltissimi restano dubbiosi circa le proposte sul fronte previdenziale. Nei giorni scorsi abbiamo provato ad interfaccarci con più politici di differenti partiti per comprendere a fondo le loro proposte ed abbiamo confrontato i vari programmi.

La Quota 41 parrebbe il cavallo di battaglia di molte forze politiche, così come la volontà di abolire la Riforma Fornero. Ma quanto c’é di vero? Cosa si potrà davvero fare da qui al 1 gennaio 2023 per evitare almeno che si torni in toto alla Fornero? Su quali fronti la Cgil farà pressing al nuovo Governo? Quali sono le priorità dell’Italia in un contesto socio economico come quello che stiamo vivendo esoprattutto quali misure sono realmente sostenibili? Ne parliamo con Christian Ferrari, segretario confederale della Cgil, che a seguito delle nostre domande in tal senso ci ha risposto facendo un quadro d’insieme che vi riproponiamo, eccovi le sue parole:

Riforma pensioni, Ferrari: tra propaganda e disinteresse cosa ne sarà dal 1 gennaio 2023?

Sul fronte della previdenza, anche questa campagna elettorale, come le precedenti, è stata inaugurata con la promessa – avanzata da più parti – del “superamento” della legge Monti-Fornero.

Con il passare delle settimane, però, il tema pensioni è scivolato sullo sfondo e, a pochi giorni dal voto, sembra non essere più la priorità di nessuno.

Tra propaganda e disinteresse, il risultato rischiamo di vederlo il 1° gennaio 2023 quando – se nel frattempo non si farà nulla – tornerà a pieno regime, diciamo così: “in purezza”, proprio quella legge che quasi tutti i partiti – a parole – hanno sempre garantito di voler cambiare.

La nostra posizione è chiara: dopo vent’anni di interventi più o meno improvvisati, estemporanei e regressivi – legati unicamente dall’obbiettivo di “fare cassa” ai danni del sistema e delle persone – è indispensabile mettere mano ad una riforma strutturale della previdenza che corregga le tante storture e iniquità che si sono accumulate, e che – finalmente – restituisca certezza, stabilità e sostenibilità sia dal punto di vista degli equilibri della finanza pubblica, sia – ed è quello che manca – dal punto di vista sociale.

La prima cosa, quindi, che le forze politiche dovrebbero fare è affrontare in maniera seria la materia e chiudere definitivamente una ormai lunga stagione caratterizzata soprattutto da slogan, promesse, e misure tampone.

Nelle ultime elezioni fu “quota 100”, e poi abbiamo visto come è andata a finire; ora si rischia la stessa cosa con “quota 41”.

Sia chiaro: noi siamo stati i primi – molti anni fa, in tempi “non sospetti” – a rivendicare questa misura, e continuiamo a considerarla una risposta urgente, equa e necessaria.

Riforma pensioni 2023, Ferrari: Ok quota 41, ma da sola non basta

Ma il punto è che – da sola – non basta: perché lascerebbe inalterata la condizione previdenziale della maggior parte delle lavoratrici e dei lavoratori; perché non si rivolgerebbe proprio a coloro che si trovano nelle condizioni più deboli ed esposte come le donne, i giovani e le tante e diverse forme di working poor; perché, inoltre, escluderebbe a priori interi settori produttivi dove – per ragioni oggettive, non certo imputabili a chi vi opera – questi livelli di anzianità contributiva non si riescono a scorgere nemmeno con il binocolo.

Per questa semplice ragione, non ci si può limitare alla sola “quota 41”. Serve un’idea di riforma più ampia e complessiva, che affronti tutte le condizioni.

Per quanto ci riguarda, noi riproporremo al prossimo governo – qualunque esso sia – esattamente la stessa piattaforma unitaria che abbiamo avanzato ai precedenti: una flessibilità in uscita a partire da 62 anni o con “quota 41”; una pensione contributiva di garanzia per i lavori poveri, discontinui, precari; il riconoscimento del lavoro di cura; una significativa valorizzazione previdenziale del lavoro delle donne che – non va dimenticato – più di tutti hanno pagato il prezzo delle ultime “riforme”; il pieno riconoscimento dei “lavori gravosi” – sia abbassando il requisito contributivo (a cominciare da Ape sociale e “precoci”) sia intervenendo sulla misura dell’assegno – perché non tutti i lavori (e le aspettative di vita) sono uguali; il superamento della rigidità dei requisiti che non ha alcun senso in una logica sempre più contributiva; la piena tutela del potere di acquisto dei redditi da pensione.

Questi sono – dal nostro punto di vista – gli obiettivi strutturali da cui partire per ridisegnare il sistema in prospettiva.

Ma prima ancora – e tenendo conto del complicatissimo intreccio sociale, politico e istituzionale che caratterizzerà questo autunno e l’inizio della prossima legislatura – ci sono una serie di interventi che vanno affrontati subito perché più immediati e urgenti.

Riforma pensioni 2023, Ferrari: necessario rendere strutturale ape sociale e opzione donna

Mi riferisco – innanzitutto – alla prossima, imminente scadenza di alcuni istituti che, per legge, sono destinati ad esaurirsi il prossimo 31 dicembre, e che secondo noi devono essere – non solo confermati – ma ulteriormente allargati: l’Ape sociale in primis, a cui va fatto un vero “tagliando” per rafforzare questa misura – a partire dai “gravosi” – e per renderla strutturale e definitiva; Opzione donna” che va riconfermata e resa anch’essa strutturale considerato, oltretutto, che non ha alcun impatto sulla spesa previdenziale; e poi la fine di “quota 102”, che si è rivelata una misura assolutamente inutile (come avevamo previsto) e che ripropone – qui e ora – la necessità di definire una maggiore, e più efficace, flessibilità in uscita.

Infine, la “domanda delle domande” che da più parti ci viene rivolta, anche da lei: tutto questo è sostenibile?

Noi siamo convinti che intervenire – nei termini strutturali sopra descritti – sia non solo necessario ma anche possibile.

Purché si torni a discuterne tenendo conto di due aspetti decisivi.

Il primo è che siamo in un contesto totalmente diverso dal passato: il bacino dei soggetti in regime retributivo ormai va esaurendosi rapidamente, e almeno 2/3 delle posizioni sono – già oggi – calcolate interamente con il sistema contributivo.

E questo rappresenta un vero e proprio cambio di scenario – e di paradigma – di cui non si può non tener conto. A cominciare dal fatto che la quota contributiva – per l’inesorabile effetto attuariale dei coefficienti di trasformazione (peraltro uguali per tutti, anche per chi vive meno e peggio) – non determina alcun costo aggiuntivo per la spesa previdenziale, ma rappresenta solo un anticipo di cassa.

Secondo aspetto: man mano che va consolidandosi il regime contributivo, si accentua anche una minor propensione al pensionamento “anticipato”.

L’ha dimostrato in maniera evidente proprio l’esperienza di “quota 100”: non tutti coloro che perfezionano in astratto il diritto alla pensione decidono poi di anticipare effettivamente l’uscita, perché c’è una valutazione soggettiva di convenienza legata – appunto – al fatto che l’età incide sempre più sul calcolo dell’assegno.

Infine, voglio sottolineare un ultimo aspetto che – tuttavia – a nostro giudizio è quello fondamentale: il legame stretto e diretto tra mercato del lavoro e sistema previdenziale.

Senza lavoro stabile e retribuito il giusto, senza il versamento di contributi adeguati, senza girare definitivamente pagina rispetto ad una lunga stagione di deregulation e di precarizzazione del lavoro, nessuna riforma delle pensioni potrà garantire la sostenibilità del sistema e – soprattutto – potrà evitare un futuro previdenziale povero alle giovani generazioni.

E allora – davvero – il contrasto alla precarietà e la questione salariale sono le grandi priorità su cui abbiamo tutta l’intenzione di continuare a batterci, a partire dalle prossime settimane e dai prossimi mesi.

Ringraziamo Christian Ferrari per questa preziosa intervista e ricordiamo a chiunque intendesse riprenderne anche solo una parte che, trattandosi di esclusiva, é tenuto a citare la fonte.

5 commenti su “Riforma pensioni 2023, Ferrari su Quota 41, opzione donna, Ape sociale e flessibilità”

  1. Se riusciamo a rimandare per altri 13 anni – l’uscita con 41 di contributi, il gioco è fatto. Non ci saranno più problemi poichè tutti andranno in pensione con il sistema contributivo.
    E i lavoratori degli anni 60-70-80 saranno nuovamente in…..i.
    Insisto nel dire che la pensione a 41 anni è da farsi subito non fra 3 , 5, 7 anni. Sono anni che viene rimandata. io ne ho già lavorati 41,8. + 1 anno senza contributi e senza volerlo….

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  2. Sulla sostenibilità mi sovvengono d’impeto alcune domande:…è sostenibile il livello di evasione fiscale?…E’ sostenibile la spesa per le armi destinate a missioni varie?…E’ sostenibile la spesa per gli sprechi milionari di ogni tipo che quotidianamente si vedono in giro?…E’ sostenibile la spesa per tenere in vita anacronistici privilegi soltanto per alcuni “fortunati”?…E’ sostenibile la spesa per tenere in vita imprese pubbliche che da decenni perdono milioni di € al giorno?…E’ sostenibile la spesa per investimenti che si sono regolarmente rivelati un buco nell’acqua? Sono sostenibili per i cittadini gli scandalosi extraprofitti di alcune società in questi mesi di crisi?…E chi più ne ha, più ne metta…Non dimentichiamo: si parla di svariate centinaia di miliardi di €…non proprio bruscolini!
    Il buon senso deve sempre essere la bussola…ma questa spada di damocle dell’insostenibilità di una riforma previdenziale equilibrata sta diventando macroscopicamente fuorviante!

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  3. Buongiorno! Spero che dopo le elezioni Politiche del 25 settembre del 2022, tutte le forze politiche che comporranno il neo Parlamento Italiano, diano vita ad una Riforma delle pensioni efficiente e risolutiva che tuteli le fasce più deboli della società.

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  4. Dottor Ferrari; ha detto una grande ca………………….ta; coloro con il retributivo si stanno esaurendo; i 2/3 sono in regime contributivo; chi è totalmente in contributivo attualmente può avere 53-54 anni; pensate alla pensione di queste persone? e tutti quelli che hanno dai 5 ai 12-13 anni nel retributivo e che hanno 60-61 e poi i famosi inc. del 1960? perchè si ricordi degli noi inc. del 1960 (non ho sbagliato a scrivere, sono anch’io del 1960) cosa ne facciamo? verremo inc. per la 3° volta di fila? perchè qualcuno in attesa della agognata pensione magari ci MUORE………………………………………………………..; CORREGGO: HA DETTO LA FRASE GIUSTA: SONO PROPRIO ESAURITI MENTALMENTE E FISICAMENTE;HA CAPITO? IL POLITICO ABBIAMO CAPITO DI CHE RAZZA è; E VOI SINDACALISTI DI CHE RAZZA SIETE? VEDREMO COSA FARETE IN MERITO; SALUTI A LEI E AI GESTORI DEL SITO

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  5. Penso che dobbiamo rassegnarci, al massimo prorogherannno quota 102 ma non ne sono più sicuro visto quello che sta succedendo nel mondo.
    Purtroppo bisogna sperare in Salvini, ma ormai sta promettendo qualsiasi cosa in questa campagna elettorale , che ormai non ci crede più nessuno a quello che dice .
    Bisognerà attendere il 2023 sicuramente ormai per quota 41 o una certa flessibilità .

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