Riforma pensioni 2023, la flessibilità in uscita non basta: serve riforma del lavoro

Pensioni anticipate, cosa cambierà per le donne dal 2022?

In questi giorni di festa gli ultimi articoli hanno fatto molto discutere i nostri lettori sia la proposta relativa al riparamentrare l’assegno all’aspettativa di vita del Signor Giovanni, quanto la proposta complementare del Dott. Claudio Maria Perfetto, quanto l’editoriale del Dott. Mauro Marino. Tra i vari commenti giunti all’editoriale pubblicato domenica vi é quello del Dott. Perfetto che per la lunghezza, la ricchezza degli spunti di riflessione, a mio avviso non poteva che essere riproposto in formato articolo.

Tra i punti cardine della sua disamina vi é il seguente: ” La parola chiave per la Riforma pensioni é flessibilità in uscita’, La Proposta del Gruppo “Uniti per la Tutela della Pensione” (UTP) riguarda propriamente le Pensioni, ma rappresenta solo una delle due facce della “moneta sociale” (chiamiamola così). L’altra faccia della moneta sociale riguarda invece il Lavoro. La Riforma pensioni, quindi, da sola è incompleta: andrebbe completata con la Riforma del lavoro. Vi lascio alle sue parole:

Riforma pensioni 2023, Perfetto: la parola chiave resta la flessibilità in uscita, ma non basta

La parola chiave per la Riforma pensioni è “flessibilità in uscita”. Nel 2016 l’allora Presidente dell’INPS Tito Boeri, con un documento pubblicato dall’INPS dal titolo (tradotto dall’inglese) “Uno scontro di generazioni? Aumento dell’età pensionabile e della domanda di lavoro per i giovani”, osservava che “l’innalzamento dell’età di pensionamento ha avuto un forte impatto negativo sulla domanda di lavoro giovanile. Le nostre stime suggeriscono che il 23 per cento della perdita di occupazione giovanile nel settore privato tra il 2011 e il 2014 nelle imprese con più di 15 dipendenti può essere imputato alla riforma Monti Fornero. In totale, su 160mila posti di lavoro persi tra i giovani, 36mila sono imputabili alla riforma”. Infine, il Presidente Boeri suggeriva che “l’età pensionabile dovrebbe essere il più flessibile possibile”.

Nel 2021, l’attuale Presidente dell’INPS Pasquale Tridico si è espresso anch’egli a favore dell’uscita anticipata a 63 anni di età anagrafica attraverso la proposta nota a tutti come “Proposta Tridico”.

Il Governo Draghi, introducendo la “Quota 102” (64 anni di età anagrafica e 38 anni di contribuzione), aveva riconosciuto l’esigenza di uscita anticipata a 64 anni nel 2022 soprattutto nell’ottica di evitare lo scalone di 5 anni che si sarebbe creato allo scadere di “Quota 100” a fine 2021.

Sulla necessità di introdurre la flessibilità in uscita, Governo, Istituzioni, Sindacati, lavoratori “praticamente tutti sono d’accordo” (riprendendo la frase di Mauro Marino nel suo editoriale).

Per raggiungere l’accordo per il 2023, occorre convenire principalmente su due elementi: sulla “età per uscire” (62 anni come propongono i Sindacati e Marino? 63 anni come propone Tridico? 64 anni come è intenzione del Governo?) e sul “sistema di calcolo da applicare” (mantenendo il misto come propongono Sindacati e Marino, anche accettando una minima penalità? con l’anticipo della quota contributiva di pensione a 63 anni e poi a 67 anni anche la quota retributiva della pensione come propone Tridico? tutto contributivo come è intenzione del Governo?).

Riforma pensioni 2023, i 17 punti della proposta Marino: le considerazioni di Perfetto

Poi prosegue il Dott. Perfetto, ragionando sui 17 punti della proposta di una nuova riforma pensioni: di Marino “Ho letto i 17 punti della “Proposta di una nuova riforma previdenziale dal 1/1/2023” riportata sul blog di Mauro Marino https://mauromarinoeconomiaepensioni.com. È una proposta che, come spiega Marino stesso nel suo blog, nasce da “un gruppo di persone competenti e qualificate in ambito economico e previdenziale”, ovvero, “un gruppo facebook denominato UNITI PER LA TUTELA DEL DIRITTO ALLA PENSIONE”.

Sono molti 17 punti sui quali trovare l’accordo. In una trattativa con il Governo molto probabilmente si dovrà rinunciare a qualcuno di tali punti. Ma non è questo il punto. Il punto è che ogni Riforma pensioni che viene presentata (tra cui anche quella dell’editoriale di Marino) si rivela una “Riforma a metà”, ovvero una “Prima parte” alla quale dovrà seguire una “Seconda parte” (così, io credo, si sarebbe espressa anche la Prof.ssa Fornero).

La Proposta del Gruppo “Uniti per la Tutela della Pensione” (UTP) riguarda propriamente le Pensioni, ma rappresenta solo una delle due facce della “moneta sociale” (chiamiamola così). L’altra faccia della moneta sociale riguarda invece il Lavoro. La Riforma pensioni, quindi, da sola è incompleta: andrebbe completata con la Riforma del lavoro.

In altri termini, accanto alla Proposta del Gruppo UTP andrebbe affiancata la Proposta complementare di un ipotetico Gruppo UTL – “Uniti per la Tutela del Lavoro” – che illustrasse i punti chiave relativi al lavoro, a sostegno dei punti chiave relativi alle pensioni.

Per evitare di incorrere nella retorica “I soldi non ci sonoI soldi ci sono”, occorrerà impostare il confronto con il Governo non solo sulle PENSIONI, ma sul rapporto LAVORO/PENSIONI, specificando non solo l’OUTPUT (nuove pensioni) ma anche l’INPUT (posti di lavoro). Se non si specifica come si intende finanziare le NUOVE pensioni con i CONTRIBUTI dei LAVORATORI ATTIVI, sarà difficile per il Governo condividere le proposte dei Sindacati o quelle del Gruppo UTP in merito alla flessibilità in uscita con la opzione “41 anni di contribuzione indipendentemente dall’età anagrafica” e con la opzione “62 anni di età anagrafica col sistema di calcolo misto” verso le quali il Governo Draghi sembra avere già manifestato la propria contrarietà.

Ringraziamo il Dott. Claudio Maria Perfetto per aver partecipato in modo così attivo al dibattito e per aver offerto, come é sua consuetudine, uno spunto di riflessione ulteriore, potremo dire una visione a 360° . Effettivamente sono molti gli esperti in materia che pur essendosi detti pro flessibilità in uscita hanno fatto notare come l’altro grande ostacolo resti il dover creare nuovi posti di lavoro, investendo, dunque, anche e soprattutto in questo ambito se davvero si vole puntare ad un turnover generazionale. Voi dal canto vostro cosa ne pensate delle sue considerazioni? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del sito.

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33 commenti su “Riforma pensioni 2023, la flessibilità in uscita non basta: serve riforma del lavoro

  1. Con 42 e 5mesi a maggio con una proposta isopensione conviene andare in pensione con il misto o lavorare ancora tutto il 2023 con 43 e 10 mesi grazie

  2. Compirò 62 a giugno con 39 anni di contributi nel settore privato. Lavoro duro , ben retribuito ma non usurante e sono fortunato a non avere problemi fisici ed una azienda in salute economica. Ma penso a tanti miei coetanei in altri settori falcidiati dal covid che si ritrovano senza lavoro e magari con i figli non ancora sistemati. Dare la possibilità a costoro di una soluzione dignitosa non passa neanche per l’anticamera del cervello ai nostri signori esperti ? Chiedo per mio cugino…

  3. Dottor Marino da quanti anni sentiamo parlare di riforma del lavoro? Direi a occhio e croce da una decina d’anni e in tutto questo tempo chi è stato lautamente pagato per far si che le cose migliorino cosa ha fatto? Le rispondo subito, nulla e anche ci fosse lei a poterlo fare non glielo permetterebbero perchè la stragrande maggioranza di Palazzo Chigi è composta da persone che non si sono dimostrate in grado di risolvere almeno parzialmente ( nessuno ha la bacchetta magica ) i problemi veri di questo paese, troppi interessi elettorali, troppe promesse mai mantenute, eppure c’è chi crede ancora nella politica. Ultima analisi quelli considerati grandi statisti degli anni sessanta/ settanta sono quelli che si sono mangiati tutta la torta a disposizione con una filosofia epicurea facendo loro la frase di Lorenzo De Medici: del doman non vè certezza.

  4. Io ho perso 12 anni di contributi nel pubblico, essendo assegnista, e a 62 anni mi ritrovo con 31di servizio dopo aver lavorato 43 anni anni, dovrei andare in pensione a 67 anni e 10 mesi, dopo quasi 50 anni di kavoro senza neanche arrivare alla massima

  5. Sistema retributivo e/o misto sono diritti acquisiti sui quali le PERSONE hanno pianificato la vita da pensionati.
    È una vergogna il solo pensare di calpestare continuamente i più deboli.

  6. Aiutatemi per favore ! Chiedo ai gestori del sito, sempre incredibilmente disponibili, e ai pregiati frequentatori un aiuto (la Dott.ssa Venditti mi ha già dato disponibilità contattando un patronato, ma ancora senza risposta). La mia situazione è la seguente : Data licenziamento 30/12/2021 con 2193 settimane contributive certificate INPS. Richiesta versamenti contributi volontari 11/1/2022 per coprire le 34 settimane mancanti ai 42 e 10 mesi. Ad oggi non ho ancora ricevuto i bollettini per i versamenti. Mi sono recato tre volte alla sede INPS competente, sono in possesso sia del numero Domus che del protocollo INPS, e sono sempre stato “rimbalzato” con scuse incredibili o con la richiesta di mandare mail ad indirizzi INPS che non ricevono mail da singoli cittadini. L’ ultima volta (5 gg fa) mi è stato detto che non erano in grado di rispondere alla mia domanda in quanto l’ INPS non ha aggiornato i coefficienti per l’ anno 2022, ma con mio estremo stupore cercando nel sito INPS ho trovato che i coefficienti sono stati pubblicati con la Circolare INPS n°24 del 11/2/2022. Cosa devo fare ? Presentarmi con i Carabinieri ? C’è qualcuno nella mia stessa situazione ?
    Grato a chiunque possa darmi un aiuto!

    1. Aggiornamento: oggi l’INPS mi comunica che non mi inviano i bollettini perché il calcolo dei versamenti risultano troppo alti all’ addetto che li ha preparati.
      Non mi hanno detto di che importi si parla, ma non possono essere più del 34% del mio lordo anni precedenti. Vi sembra possibile ? Rischio di perdere il diritto alla pensione che dovrebbe maturare il prossimo Agosto !! Mi sembra di impazzire dopo più di 42 anni di versamenti !!!

      1. Roberto mi era appena arrivata la risposta, che le giro ugualmente: Gentile signore per il versamento dei contributi volontari può verificare nella sua area personale inps in particoalreaccedendo al servizio “Versamenti volontari” del Portale dei pagamenti INPS, con una delle seguenti modalità: online, tramite la modalità “Pagamento online PagoPA”, che permette di versare i contributi utilizzando la carta di credito/debito.
        Se non dovesse trovare la possibilità di pagamento sulla piattaforma le consigliamo di recarsi presso un patronato e con loro di verificare le possibili azioni per tutelarsi.

        Francamente ora mi ha spiazzato con questo ulteriore aggiornamento, ho mandato un vocale alla persona di riferimento leggendo il suo commento e ele motivazioni

      2. Mi hanno detto che non perderà proprio nulla, mi dice dove vive, la città? mando la sua email o se mi lascia un recapito telefonico a chi di dovere

        1. Davvero Grazie !! La sede INPS competente è quella di Olbia, io risiedo in una frazione di Olbia – San Pantaleo
          Mandi pure il mio indirizzo mail a chi ritiene opportuno e il mio tel è 335 5742456. Grazie ancora e Buona Serata

        2. Buongiorno Dott.ssa Venditti, nel caso potesse servire questo è il dettaglio della mia domanda per il versamento contributi volontari che ad oggi non ha avuto risposta.
          Numero Domus 6215914200010 Numero Istanza 1
          Tipo domanda AUTORIZZAZIONE AI VERSAMENTI VOLONTARI Stato IN LAVORAZIONE
          Sede OLBIA Protocollo INPS.7390.11/01/2022.0002513
          Modalità di presentazione PERVENUTA PER VIA TELEMATICA DA PATRONATO Data ricevimento richiesta 11/01/2022

  7. Vedremo fin quando verremo presi in giro. Giocare sulla vita delle persone nobilita questi signori che magari saranno andati in pensione col retributivo a 45 anni ed anche
    meno. Già tra non molto ci saranno le promesse elettorali e si andrà avanti così. Auguri a tutti

  8. Concordo con il dott. Perfetto sulla necessità di una riforma del lavoro che ripristini la legalità e l’art. 1 della Costituzione. Purtroppo siamo in mano agli alfieri del liberismo più tremendo che vede solo lavoro precario e sottopagato. Due cose possiamo fare subito:
    1) pensione anticipata contributiva per tutti gli ultrasessantenni disoccupati (INPS e Casse obbligatorie). Meglio poco che niente. Ricordo che i poveri hanno superato i 5 milioni;
    2) Per gli under 60, non RDC, ma LDC, cioè lavoro di cittadinanza. Con un sacco di Enti che abbiamo, a partire dai Comuni, troveremo senz’altro qualcosa da fargli fare. L’ Italia è largamente dissestata. Basta vedere strade, boschi, fiumi e pulizia delle città.
    Saluti a tutti

    1. Sì, sig. Giovanni, è proprio l’idea che ho in mente anche io quella di sostituire LDC (Lavoro di cittadinanza) con RDC (reddito di cittadinanza).

      Ed è proprio dai Comuni, come dice lei, che si dovrebbe partire: aggiustare strade dissestate, rinvigorire boschi denaturati, ripulire fiumi inquinati, rimuovere scritte sui muri delle case, aiutare gli anziani a fare la spesa, prendersi cura degli animali (di quelli domestici e di quelli abbandonati), prendersi cura dei senzatetto, dei poveri che non hanno cibo e vestiario, insomma fare lavori utili alla città, alla società, alle persone che vivono la comunità di quartiere. In parte ciò avviene, ma è sufficiente?

      I giovani e i meno giovani, pur di cominciare o ricominciare a lavorare, pur di sentirsi utili alla società, credo accetterebbero di buon grado di rimboccarsi le maniche, magari iniziando daccapo, cominciando (o ricominciando) a vivere (più che a sopravvivere).

      Abbiamo più di 2 milione e mezzo di disoccupati. E’ mai possibile che il Governo non abbia idee su come occuparli? E’ mai possibile che il nostro Ministro del Lavoro non riesca ad elaborare un “Programma di lavoro garantito”, ben retribuito, non sottopagato, non precario? Ci sarebbe molto da fare, per esempio, in campo sanitario, nella cura alle persone, visto che la popolazione invecchia. Migliorare la Sanità pubblica, evitando di pagare la Sanità due volte (quella pubblica e quella privata, dal momento che quella pubblica non sempre soddisfa le tempistiche richieste).

      C’è il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, si dirà. Non resta che attendere quindi i risultati di tale Piano.

      1. Chiedo perdono per il ritardo nella moderazione, ma riemergo oggi dopo 4 gg di febbre a 39,5. Spero possiate scusarmi, non tenevo nemmeno gli occhi aperti , figuriamoci leggere i commenti. Grazie sempre al Dott. Perfetto

  9. Buongiorno Erica alle parole bisogna dar seguito i fatti è un’equazione matematica nelle imprese escono cinquanta lavoratori ne entrano si e no la metà aggiungi a questo che nella P.A. l’età media supera abbondantemente i cinquant’anni e li fai lavorare sino alla soglia dei settanta e i giovani quando dovrebbero sostituirli? Un’altra cosa la proposta Tridico bello fare il bello con il sederino degli altri ovvero vado in pensione a sessantatre calcolando uno stipendio medio di 1400 euro ne percepirò circa seicento quindi come vado avanti? Siamo onesti almeno per una volta a Draghi e Company del popolo importa zero si vuole creare una voragine tra i magnati e il popolino ma da che mondo è mondo le verità sono sempre state scomode. Provate a fare un confronto in TV con onorevoli e senatori e vi accorgerete quanto vi faranno parlare. Viviamo in un mondo di farisei questa è la realtà. Chi comanda è pagato lautamente per pensare e risolvere i problemi del paese ma non ne sono capaci in quanto sono lì solo per raccomandazioni dall’alto non certo per meritocrazia. Cara Erica mi dica dove sto sbagliando gradirei se possibile un suo giudizio.

  10. Sono d’accordo con Claudio Maria Perfetto le due cose, pensioni e lavoro sono collegate. Ma come avevo scritto in altri articoli in questo momento è necessario dare una riforma agli italiani che parta dal 1/1/2023. La nostra proposta previdenziale del gruppo UTP va proprio in questa direzione. Forse 17 punti sono tanti ma almeno la maggior parte di essi si può’ attuare. E bisogna farlo subito. Queste proposte a nostro parere possono valere fino alla fine del decennio, (ed il tutto è sostenibile dagli oltre 162.000 decessi da covid di cui oltre l’80% pensionati e dai risparmi di quota 100).
    Poi una volta entrata in vigore la legge si avranno alcuni anni di tempo per ridiscutere completamente il sistema previdenziale italiano. IL tutto dovrà essere accompagnato da una riforma del lavoro, si potrà, perché no, anche discutere e valutare la proposta complementare di Perfetto, ed eventualmente aprire ad una previdenza non più a ripartizione ma a capitalizzazione con un maggiore coinvolgimento dei fondi pensione. Ma questo è un discorso a venire. Oggi nell’immediato è necessario dare subito agli italiani una legge previdenziale in sostituzione della Fornero con la flessibilità in uscita ma anche con la possibilità di rimanere al lavoro oltre all’età prevista e ritengo che la proposta elaborata dal gruppo UTP questo aspetto lo soddisfi pienamente.
    Con stima ed amicizia
    Mauro Marino

    1. il dott. Marino scrive:
      162.000 DECESSI da covid.
      Vi rendete conto il risparmio nelle casse inps?
      Grazie dott. Marino di queste informazioni

    2. Mi scuserete ma quando leggo di riforma che parta dall’ “1/1/2023” mi chiedo che sono su Scherzi a parte!

  11. E’ arrivato il momento di forzare la mano a Draghi , per evitare che commettano altri crimini sociali con l’uscita anticipata col calcolo contributivo a 64 anni- hanno risparmiato miliardi con i morti per covid che hanno perso la pensione e con i risparmi di quota 100, ed ora che si deve mettere mano alla riforma non vogliono prendere decisioni- l’aspettativa di vita è scesa, quindi si passi a 65 anni per uscire con la vecchiaia e adeguiamoci alla media europea che è 63- ma perchè solo in Italia dobbiamo subire questo schifo di uscita a 67 e rischiamo che dal 2023 si passi alla Fornero- è tutto strano e ridicolo e i Sindacati fanno passare tutto, dopo 4 mesi dallo sciopero nessuna azione , se non qualche commento sterile e poi più niente- bisogna indire solo un referendum e forzare la mano a Mattarella perchè faccia lui qualcosa come capo dello Stato- se aspettiamo che Draghi si convinca è tempo perso, bisogna costringerlo in un modo o in un’altro- si faccia arrivare a lui la proposta Marino ma con abbassamento a 65 anni per la vecchiaia e flessibilità a 63 con piccole penalità, ma anche la proposta Tridico e Raitano aprirebbero la strada a chi come me non ne può piu- i giovani aspettano noi vecchi che ce ne andiamo e solo cosi si risolve il ricambio generazionale e aumenta il potere d’acquisto dei lavoratori.

    1. Qui non si fa altro che voler agevolare chi si ritrova in età oltre i 60 anni d’età, e anni contributivi 35-37-38….. Ma che stiamo dicendo,, io ho 58 anni e a giugno 2022 avrò 41 anni di contributi versati, e per accedere ai miei diritti di pensione ne devo lavorare altri 2 anni e 1 mese…questa cosa mi fa incazzare molto, continuano ad agevolare chi ha lavorato meno…siamo in Italia paese delle tragicomiche….che VERGOGNAAAAA.

  12. La riforma Fornero è stata chiaramente un modo di far cassa immediata in quel nefasto 2011, su questo non ci sono dubbi, d’altronde la disoccupazione giovanile esisteva già all’epoca e ritardare il pensionamento dei lavoratori ormai prossimi non ha fatto altro che aumentarne a dismisura la percentuale. E’ stata una scelta di quel governo: Risparmiare sulle pensioni, ( si parlava di 20 miliardi all’anno ) o pensare al ricambio generazionale ? E’ stata una scelta o un errore di valutazione ? Propendo per la prima opzione. In questo paese conta più lo Stato come Istituzione che le persone che lo abitano. A parte questa considerazione è ovvio che se non esistono contributi non esistono pensioni nel senso che se non c’è chi li versa non possono esserci quelli che la ricevono. Tassare l’automazione, che ha ridotto il lavoro manuale, sarebbe davvero una novità utile, ma andate a dirlo a Bonomi !!!! La situazione pensionistica è insanabile, soprattutto se si varano norme indecenti e scandalose come le quote. Abbiamo perso 4 anni e non si è risolto nulla se non aver fatto aumentare le spese dell’INPS, il debito pubblico e la rabbia dei lavoratori. Anche se ormai non serve a nulla, la mia idea era quella di portare immediatamente a livelli europei l’età di pensionamento di vecchiaia a 65 anni e eliminare le finestre, un anno di tempo per vedere come andavano le cose e in una secondo momento diminuire leggermente il numero di contributi necessari alla pensione eliminando la dicitura orribile di “anticipata”. Oggi, a distanza di tempo, eventuali correzioni non sarebbero una diatriba come quella in corso e non sarebbero nemmeno tema di promesse elettorali che come abbiamo visto, fanno la fortuna di qualche politico e mai sono mantenute appieno. Passare in pochissimi anni da una favorevolissima quota 100, con i requisiti che richiedeva e senza penalizzazioni ad un anticipo con requisiti più stringenti e con penalizzazioni sarà un nuovo flop. Ho già posto la domanda nell’articolo precedente: “Se metà dei lavoratori, possibili fruitori della quota 100 senza penalizzazioni, non hanno presentato domanda, quanti saranno quelli che la presenteranno oggi essendoci le penalizzazioni ?”

    1. Sig. Franco Giuseppe, credo di poter rispondere alla seguente domanda che lei pone: “Se metà dei lavoratori, possibili fruitori della quota 100 senza penalizzazioni, non hanno presentato domanda, quanti saranno quelli che la presenteranno oggi essendoci le penalizzazioni ?”

      Ebbene, la mia risposta è la seguente: il numero di coloro che presenterebbero la domanda di pensionamento a 62 anni con penalizzazioni sarebbe molto basso, ancora meno della metà dei possibili fruitori della Quota 100 senza penalizzazioni.

      Sarebbero solo coloro che si trovano in difficoltà tali da essere costretti ad andare in pensione, anche accettando un importo inferiore in base alla penalizzazione (proprio come per Opzione Donna). La maggior parte preferirebbe continuare a lavorare per incrementare il proprio montante contributivo (proprio come avviene per i potenziali fruitori di Quota 100).

      Ciò che il lavoratore desidera, in fondo in fondo, è avere la libertà di decidere della propria vita, di decidere da sé quando andare in pensione, senza essere costretto da vincoli sempre più stringenti.

      Sapendo di poter andare in pensione quando vuole (vedi Quota 100 per cui il lavoratore che ha maturato i requisiti (62, 38) entro il 31 dicembre 2021, in virtù della cristallizzazione dei requisiti, potrà esercitare il suo diritto al pensionamento anche nel 2023-2024-2025 e così via), il lavoratore continuerà a lavorare il più a lungo possibile (o finché potrà) pur di avere una pensione più alta.

      Sotto tali circostanze, la Riforma Fornero si trasformerebbe da “pensionamento coercitivo” a “pensionamento volontario”, divenendo quasi una “Riforma naturale” dal volto umano.

  13. 62-63-64- anni, ma bisogna mette un paletto anche agli anni lavorati,
    faccio un lavoro pesante ma non gravoso, ho 39 anni di contributi, ho la schiena rotta, 40/41 anni di contributi sono tantissimi.
    E poi s e si si posticipa l’età, per forza i giovani non trovano lavoro.
    Ci vuole così tanto a capirlo?
    Grazie
    Mario

    1. Certo che sì, con la pensione anticipata per le donne. Ai 41 e 10 mesi devi aggiungere una finestra di tre mesi per l’erogazione.

  14. tutto molto interessante; se il governo dice tutto contributivo perchè non ci sono soldi per le pensioni è un’azione che non sta nè in cielo e nemmeno in terra; è omicidio legalizzato; ho capito con chi abbiamo a che fare; saluti ai gestori del sito

  15. Ringrazio la Dott.ssa Erica Venditti per aver riproposto in formato articolo un mio commento all’editoriale del Dott. Mauro Marino del 24 Aprile 2022.

    Per completezza di informazione, indico il documento del Prof. Tito Boeri (quando era Presidente dell’INPS) al quale faccio riferimento nell’articolo (le traduzioni dall’inglese sono mie):
    “A clash of generations? Increase in Retirement Age and Labor Demand for Youth”
    (“Uno scontro di generazioni? Aumento dell’età pensionabile e della domanda di lavoro per i giovani”)
    WorkINPS Papers
    Luglio 2016 – numero 1
    https://www.inps.it/docallegatiNP/Mig/InpsComunica/WorkInps_Papers/1_WorkINPS_Papers_1luglio2016.pdf

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