Riforma Pensioni 2023, l’editoriale: i dettagli della proposta del gruppo UTP

Come vi avevo preannunciato nello scorso Editoriale quest’oggi entriamo nel merito a spiegare più nel dettaglio la proposta di riforma previdenziale del GRUPPO facebook UTP (Uniti per la Tutela della Pensione) che ritengo sia, all’attualità, la più equa e strutturale. La prima cosa da dire è che bisogna cominciare a pensare in modo completamente diverso rispetto al passato eliminando la rigidità imposta in questi decenni in ambito previdenziale e consentendo una amplissima flessibilità a disposizione del lavoratore.

Riforma Pensioni e uscita a 62 anni con penalizzazioni, la proposta del UTP

Gli unici paletti posti dalla legge dovrebbero essere avere almeno 62 anni di età, avere almeno 20 anni di contributi ed avere al momento del pensionamento un assegno previdenziale di almeno 1,5 volte l’assegno sociale (circa 700 €). Fissati questi unici tre paletti ogni lavoratore si deve sentire libero di poter uscire dal mondo del lavoro quando lo desidera consentendo una amplissima flessibilità che va dai 62 ai 70 anni.

Fissando il pensionamento ordinario a 66 anni invece degli attuali 67 (a causa del covid l’aspettativa di vita è scesa di oltre un anno) attuare delle penalizzazioni e delle incentivazioni dell’1,5% annuo dai 62 ai 70 anni. La penalizzazione massima sarebbe del 6% qualora un lavoratore uscisse a 62 anni e l’incentivazione massima sarebbe sempre del 6% se il lavoratore restasse al lavoro fino a 70 anni. Ovviamente verrebbe lasciata la totale scelta al lavoratore che in base alle proprie esigenze familiari e personali deciderebbe in piena autonomia e serenità quando andare in pensione. In questo modo il costo per lo Stato sarebbe praticamente nullo in quanto il maggiore costo che si avrebbe con chi volesse uscire dal mondo del lavoro prima dei 66 anni sarebbe compensato da quanti invece, per loro esigenze personali, decidessero di restare al lavoro oltre l’età ordinamentale di pensionamento fissata a 66 anni.

Questa amplissima libertà data ai cittadini dovrebbe valere anche nel caso di chi è già pensionato consentendo di lavorare successivamente, se qualcuno ne abbia l’opportunità, togliendo l’assurda clausola prevista dalla quota 100 e dalla quota 102 che non permette di farlo e la norma prevista nel pubblico impiego di mandare in pensione le persone una volta raggiunti i 65 anni se già raggiunti i requisiti per la pensione anticipata. Se queste persone desiderano lavorare avanti, ben venga, pagheranno ulteriori contribuiti previdenziali e graveranno meno sulle casse dello Stato.

Pensioni anticipate: Gruppo UTP propone uscita con quota 41 e opzione donna strutturale

Per compensare questa libertà di restare avanti nel mondo del lavoro e per consentire ai giovani di entrarci immediatamente è necessario dare la possibilità a chi ha già 41 anni di contributi di uscire dal mondo del lavoro, uomini e donne indipendentemente dall’età e senza alcuna penalizzazione. Ritengo che 41 anni di lavoro, in qualsiasi condizione siano svolti e con qualsiasi genere di lavoro, siano sufficienti per lasciare il lavoro e non ci debba essere alcuna penalizzazione. Ovviamente anche questa deve essere un’opzione per cui per esempio se un lavoratore comincia a lavorare a 20 anni a 61 anni di età può lasciare il lavoro ma se volesse rimanere potrebbe incrementare il suo assegno previdenziale con circa 50 € per ogni anno di permanenza in più sul posto di lavoro. Il costo di questa operazione dei 41 anni sarebbe molto più basso di quanto si legge sui giornali (circa 1,5 miliardi l’anno) dal momento che non tutti opterebbero per tale soluzione e perché le persone che raggiungono i 41 anni di contributi ormai sono sempre meno. I giovani, infatti, entrano nel mondo del lavoro sempre più tardi, hanno percorsi lavorativi discontinui e coloro i quali affrontano un percorso universitario lo fanno a ridosso dei 30 anni di età. È del tutto evidente che coloro non raggiungeranno mai i 41 anni di contribuzione (arriverà prima l’età della pensione di vecchiaia) per cui negli anni saranno sempre di meno ed il costo per lo Stato diminuirà progressivamente.

Per contrastare l’enorme denatalità che abbiamo nel nostro Paese in cui i nuovi nati sono stati nel 2021 meno di 400.000, più che dimezzati rispetto agni anni 60, il gruppo UTP ha pensato di concedere un bonus di 9 mesi alle mamme per ogni figlio con un massimo di due da valere sia sulla pensione di vecchiaia che su quella anticipata. In questo modo, per esempio, le mamme con due figli potrebbero accedere al pensionamento a 39 anni e 6 mesi per la pensione anticipata e a 64 anni e 6 mesi per la pensione di vecchiaia senza alcuna penalizzazione.

Mantenendo il sistema misto, infatti non c’è assolutamente motivo di anticipare il conteggio con il sistema contributivo che si concluderà naturalmente nel 2036, rendere strutturali per sempre gli istituti di Opzione Donna e Ape Sociale ponendo fine a quel modo scellerato di proroghe annuali non degno di un Paese civile.

Separando previdenza da assistenza, cosa assolutamente necessaria e possibile, in disaccordo con quanto affermato dalla Commissione appositamente istituita che non lo ritiene, al momento, fattibile, ci si renderebbe conto che analizzando il costo netto delle pensioni in Italia e scorporandolo dall’assistenza, che deve gravare sulla fiscalità generale, il sistema previdenziale del Belpaese sarebbe perfettamente in equilibrio. La prossima settimana, nell’ultimo Editoriale dedicato alla proposta del gruppo UTP esamineremo gli ultimi punti e spiegheremo come questa sia assolutamente sostenibile per le casse dello Stato.

20 commenti su “Riforma Pensioni 2023, l’editoriale: i dettagli della proposta del gruppo UTP”

  1. Quanto riportato nell’articolo mi pare molto condivisibile in quanto dettato da una visione realistica non viziata dalle prese di posizione ideologiche. Ad esempio, mi risulta davvero oscuro il motivo per cui a livello di governo non si sia mai presa seriamente in considerazione l’ipotesi di scorporare dalla spesa pensionistica quella assistenziale. Inoltre, così come ho già scritto altre volte anche in questa sede, ho come l’impressione che le roboanti cifre di spesa sparate lì senza uno straccio di resoconto di calcolo siano tali al fine di irretire i lettori e a demolire ogni istanza.
    Lo stesso ragionamento, che per l’uscita a 41 anni di contributi ipotizza un picco di spesa solo nel primo periodo in quanto tra pochi anni anni quasi nessuno potrà mai raggiungere tale traguardo a causa del conclamato ritardo con il quale i giovani iniziano a lavorare, sembra coì lapalissiano che si fa fatica a comprendere il perché non venga mai adeguatamente evidenziato sugli organi di stampa.
    Per concludere, spero vivamente che le ipotesi di flessibilità di cui si parla in questo articolo siano finalmente prese in considerazione al netto delle speculazioni elettorali.
    Grazie per l’ospitalità e complimenti a Erica Venditti per l’ottimo servizio svolto.

    Rispondi
  2. Tutto molto interessante e ritengo “ragionevolmente” condivisibile (peraltro le questioni sono state già in buona parte affrontate nelle settimane passate). Diciamo più in generale che occorrerà attendere qualche altra settimana per:
    1. capire le reali intenzioni di chi governerà, di affrontare il tema già nella prossima legge di bilancio 2023 (la bozza entro 10 ottobre 2022) dove si dovranno finalmente scoprire le carte con documenti e non più chiacchere;
    2. iniziare, non appena disponibili i criteri di calcolo, a farsi due conti di ciò che ad ognuno rimarrà in tasca!
    Gentile redazione continuate a fare “pressing” sul tema anche dopo le elezioni…

    Rispondi
  3. Ottima nei contenuti e nel metodo.
    Ottima anche per chi governa che sapendo con chiarezza i limiti del sistema si troverà obbligato, come si conviene ad un cittadino razionale e democratico in qualunque ruolo si trovi, a non scaricare sulla previdenza marchette elettorali, salvataggi di imprese pubbliche o private, privilegi vari della politica o altri salvo poi far passare come favore l’intervento della fiscalità generale a ripianare gli inevitabili dissesti conseguenza ovvia di tali comportamenti.

    Rispondi
  4. sa qual’è il problema? bisognerebbe che i politici recepissero questa proposta; la probabilità è quasi nulla; c’è sempre un quasi; saluti a lei e ai gestori del sito

    Rispondi
  5. Un lavoratore che ha 58 anni di età anagrafica è 44 anni di contributi, calcolando una maggiorazione, la tabella dei coefficienti di trasformazione legati all età, li fate partire sempre da 57 anni di età anagrafica, oppure partirebbero da 62,se dovessero rimanere tali, mi sembra una proposta che non aiuta certamente i precoci con stipendi medio/bassi.

    Rispondi
    • liam, scusa; un lavoratore con 58 anni d’età e 44 di contributi andrebbe in pensione con la legge fornero; non ti sei stancato di lavorare? o forse non hai sofferto a sufficienza nel corso della tua vita lavorativa; in bocca al lupo e rifletti su questo commento; saluti ai gestori del sito

      Rispondi
  6. Ultimamente ho letto molte proposte di modifica della legge fornero, secondo me la prima domanda a cui rispondere è se esiste la volontà di superare questa pessima legge, ma non solo a parole, che vengono spese senza ritegno in campagna elettorale, ma nei fatti.
    Una certa parte politica ha nel cassetto una proposta (pdl 857 Cesare Damiano) dal 2013 ma non ha mai fatto niente in concreto per cercare almeno di discuterla e la tira fuori ad ogni tornata elettorale a fargli prendere aria, poi subito dopo la ripone nel cassetto e là rimane fino alle prossime elezioni, è incredibile che dopo 10 anni e aver partecipato a tutti i governi per 9 anni (tranne il Conte 1) non abbia mai avuto il tempo di prendere in considerazione la propria stessa proposta, quindi anche questa volta sono convintissimo che tra pochi giorni tornerà nel suo cassettino al calduccio ed è quindi del tutto inutile ragionarci sopra, perché è stato già ampiamente dimostrato che delle pensioni dei lavoratori italiani non interessa assolutamente nulla.
    L’altra parte politica, che a quanto pare è in vantaggio, stando agli ultimi sondaggi disponibili prima del divieto di pubblicazione, ha una proposta che in alcune parti è simile a quella di Damiano, il pdl 1170 di Rizzetto. In questo caso, a differenza di prima, esiste il beneficio del dubbio sul fatto che si voglia almeno provare ad approvarla.
    Considerato questi fatti, io partirei a ragionare su quest’ultima proposta.
    Il primo articolo recita:
    A decorrere dal 1° gennaio 2019, le lavoratrici e i lavoratori possono accedere al pensionamento flessibile con il requisito minimo di età anagrafica di 62 anni fino al requisito massimo di 70 anni di età e un’anzianità contributiva non inferiore a trentacinque anni.
    Ovviamente andrebbe corretto 2019 con 2023, ed inoltre è identico alla proposta Damiano mentre differisce rispetto alla proposta UTP per il requisito contributivo di 35 anni in luogo dei 20. Secondo me è pura utopia pensare di pensionarsi a 62 anni con soli 20 anni di contributi tant’è che nemmeno Damiano lo propone ma anch’egli punta sui 35 anni.
    Il secondo articolo dispone:
    Al fine di accedere al pensionamento flessibile di cui al comma 1, l’importo dell’assegno previdenziale deve essere di un ammontare non inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale, calcolato in base all’ordinamento previdenziale di appartenenza.
    Su questo punto sono tutti concordi, Rizzetto, Damiano e UTP
    Il terzo articolo dice:
    L’importo della pensione conseguibile è quello massimo previsto a requisiti pieni secondo gli ordinamenti previdenziali di appartenenza. Al fine di conseguire l’invarianza dei costi tra i sistemi applicabili, la quota calcolata con il sistema retributivo è ridotta o maggiorata in relazione all’età di pensionamento effettivo e agli anni di contributi versati, applicando i criteri di cui alla tabella A allegata alla presente legge.
    Dalle tabelle si evince che la penalizzazione massima arriva all’8% così come per la proposta Damiano mentre UTP chiede un 6%, ci sono quindi piccole differenze ma non poi così drammatiche. Tutte le proposte puntano comunque sui 66 anni come punto di equilibrio, prima hai penalizzazioni crescenti, dopo i 66 incentivi crescenti.
    Il quarto articolo recita:
    Sono fatte salve le disposizioni vigenti che prevedono condizioni e criteri di accesso al pensionamento più favorevoli rispetto a quelli stabiliti dal presente articolo.
    In questo articolo c’è una grossa debolezza nella proposta Rizzetto perché non prevede l’uscita a 41 anni indipendentemente dall’età come fa invece Damiano e come desidererebbe anche UTP.
    E’ vero che basterebbe aggiungere una frase tipo “nonché le disposizioni in materia di esclusione dai limiti anagrafici per i lavoratori che hanno maturato il requisito di anzianità contributiva di almeno 41 anni” e il gioco è fatto. Sarebbe interessante se sapere se Rizzetto è disponibile ad aggiungere questa piccola frase alla sua pdl.
    Il quinto articolo della proposta dice:
    In via sperimentale e fino al 31 dicembre 2021, in deroga alla disciplina prevista dall’articolo 12 del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, ai fini di cui al presente articolo, non si applica l’adeguamento dei requisiti anagrafici e contributivi di accesso al sistema pensionistico agli incrementi della speranza di vita.
    Questo articolo invece è un punto di forza perché al momento della proposta prevedeva di stoppare quel maledetto meccanismo perverso dell’aspettativa di vita ancorché in modo temporaneo (2018-2021) mentre
    nella proposta Damiano era solo rallentato mantenendo uno scatto di 3 mesi.
    Anche qui basterebbe riformulare la prima parte sopprimendo alcune parole e aggiungendone altre in modo che il quinto comma inizi con: “In via definitiva, in deroga….” E anche in questo caso sarebbe interessante sapere se Rizzetto è disponibile ad autoemendare la propria proposta.
    Secondo me sarebbe già un successo riuscire ad approvare questa pdl 1170 modificata come precedentemente detto per uscire dalla schiavitù della fornero, non perché le richieste di UTP non siano condivisibili ma col poco tempo che c’è da qui al 31 dicembre e soprattutto coi pochi fondi a disposizione io mi accontenterei, e come dice il proverbio, chi si accontenta, gode.

    Rispondi
    • Grazie Emilio63 hai fatto un interessante lavoro di riepilogo sulle (tre) proposte che sembrerebbero, con i dovuti aggiustamenti/integrazioni che proponi, sui cui concordo, quelle più implementabili (non solo perchè scaturiscono da proposte di legge!).
      Sarebbe altrettanto illuminante conoscere in “tempo reale” le risposte di Rizzetto alle osservazioni che evidenzi.

      Rispondi
  7. Ritengo le considerazioni fatte talmente logiche che ho una enorme tristezza che mi deriva dalla consapevolezza che nulla verrà attuato da qualsiasi governo che avremo.

    Rispondi
  8. Gent.mo dr. Marino
    la proposta UTP è veramente ben fatta e di grande buon senso .
    Questo sito e i suoi ottimi redattori possono con il Suo aiuto riuscire a fare in modo che se ne parli sugli organi di stampa più diffusi a livello nazionale ? (se ben ricordo, in primis il più diffuso è il Corriere, che ha anche un bel sito internet molto visitato)
    Così qualche partito potrebbe condividerla e appoggiarla, esprimendo il suo appoggio prima delle elezioni… ormai vicinissime !

    Rispondi
  9. Se i partiti politici fossero intelligenti e seri farebbero a gara per sponsorizzare la proposta di Utp che con un’analisi a 360 ‘ da tutte le risposte e le soluzioni per riformare la Fornero in maniera equa, logica e strutturale – uno studio così ben fatto merita tutto il plauso possibile da parte delle tante categorie lavorative che finalmente avrebbero a disposizione più di una via per uscire dal lavoro con una flessibilità intelligente , o di continuare senza paletti per chi se la sente- quindi cari politici e sindacalisti, meditate e finitela di sparare balle a vanvera, riunitevi con Marino e imparate -state ancora in tempo per risolvere questa annosa questione pensioni, con la conseguenza che potreste meritarvi anche il voto il 25 settembre, altrimenti ve lo potete scordare !

    Rispondi
  10. Quindi Lei Dott. Marino è convinto che una volta ottenuta la pensione, una persona che decide di continuare a lavorare, dichiarerà al fisco di avere altre entrate, pagherà le tasse su questo nuovo lavoro e continuerà a versare altri contributi ? Se esiste un paese così non è certo l’Italia. Anticipare la pensione a 62 anni per chi ha pochi contributi permettendogli così di avere un primo assegno assicurato, a cui seguiranno altre entrate da quasi certo lavoro in nero, senza tasse e senza versamenti di contributi, permettendogli cosi di avere un tornaconto mensile superiore ad un lavoratore in regola, sarà la ciliegina sulla torta della furbizia italica. Sono certo che se ci fossero dei controlli sui pensionati di quota 100 ci sarebbero delle belle sorprese. Anche tra i percettori del RdC c’è gia chi sta lavorando in nero e anche qua si sommano due redditi. Senza contare gli esoneri sui servizi sanitari per basso reddito dichiarato. Lei ha troppa fiducia dei suoi connazionali.

    Rispondi
  11. Bisogna pensare di alzare la pensione come reddito, se in questi anni i poveri sono diventati sempre più poveri e ricchi sempre più ricchi, mi sembra evidente che chi deve pagare di più sono i ricchi, quindi occorre cambiare il sistema fiscale prelevando molto di più dai ricchi. Un occhio anche all’evasione fiscale, qua la lotta dovrebbe essere fatta soprattutto verso i grandi evasori.

    Rispondi

Lascia un commento