Riforma pensioni 2023, oltre quota 41 e uscita dai 62, promossa la proposta complementare

Un paio di settimane fa avevamo pubblicato la proposta complementare del Dott. Claudio Maria Perfetto che andava ad aggiungersi alla quota 41 e all’uscita dai 62 anni a cui tutti ambiscono da tempo per la prossima riforma delle pensioni. Per il Dott. Perfetto i soldi per realizzare le proposte potrebbero essere trovate nell’immediato se il governo cambiasse prospettiva ed iniziasse ad investire nel mondo del lavoro, ma anche e soprattutto a pretendere il versamento dei contributi da parte di tutti quei robot che nella vita quotidiana hanno sostituito la forza lavoro umana garantendo ampi profitti alle aziende.

Se i robot versassero i contributi come i lavoratori sarebbe più facile avere i denari oggi per mandare in pensione quanti richiedono di potervi accedere anticipatamente, questo permetterebbe altresì l’ingresso di nuovi giovani nel mondo del lavoro e dunque un incremento dei consumi. Insomma il turnover generazionale potrebbe così creare un circolo virtuoso. La proposta complementare del Dott. Perfetto ed anche la mappa in cui egli stesso in modo visivo e pratico spiega la proposta é stata un successo, moltissimi in questi giorni ci hanno lasciato un commento che attesta l’apprezzamento verso una proposta che presuppone una visione allargata a 360°, che potrebbe davvero, dicono i nostri lettori, se fosse accolta con entusiasmo dai politici fare la differenza. A voi le considerazioni dei nostri lettori e un breve intervento del Dott, Perfetto.

Riforma pensioni 2023, accolta con entusiasmo la proposta complementare di Perfetto

Elena esordisce: “Il dott. Perfetto ha elaborato una proposta eccellente e condivisibile da tutti, tranne forse dalle aziende che dovrebbero versare così i contributi o tasse per le loro macchine o applicazioni. Ma il suo ragionamento è corretto e le sue sintesi perfettamente veritiere. Lo capisce anche un bambino che con il trend attuale, cioè più tardi si va in pensione meno giovani iniziano a lavorare, meno acquistano, meno si formano una famiglia ecc. , e più intelligenza artificiale si impiega, ci saranno sempre di più scarse risorse per le pensioni. Ma, come dice il dott. Perfetto, a chi venderanno i loro prodotti le aziende che impiegano sempre più macchine, robot e intelligenza artificiale? Finiranno per dover dare uno stipendio alle persone anche senza lavorare, pur di farle spendere! Perché dott. Perfetto non va anche lei ai tavoli di discussione insieme ai sindacati e al governo? Con le sue considerazioni e proposte metterebbe a tacere molti. Grazie a lei e alla dott.ssa Venditti, siete una speranza”

Vincenzo, riferendosi alla proposta ed alla mappa pubblicata che riproponiamo in home, si dice entusiasta ma affranto allo stesso tempo, troppo brillante per venir accolta:’ Sembra il libro dei sogni, e come tale così rimarrà. Purtroppo chi decide di queste cose è così ottuso che sicuramente neanche proverà ad approfondire questa proposta. Attendo di essere clamorosamente smentito, ma sicuramente potrei giocarmi qualcosa di prezioso senza rischiare praticamente nulla. A 2 anni di distanza ancora non sono state caricate le contribuzioni di FSBA sugli estratti contributivi dell’INPS relativi alla cassa integrazione COVID (mettendo di conseguenza in grossa difficoltà chi dovrebbe essere in prossimità della pensione e costringendolo ad allungare i termini di accesso, sempre ammesso che non sia invece in NASPI) e vogliamo che elaborino qualcosa di così innovativo? come diceva il buon vecchio TOTO’… “ma mi faccia il piacere….”saluti ai gestori del sito, penso siate gli unici che hanno a cuore un tema così sensibile

Il Dott. Perfetto ha così risposto al nostro lettore cercando di non smorzare tutte le speranze: “Sig. Vincenzo, l’innovazione richiede un modo di pensare nuovo. Andare in pensione con 41 anni di contribuzione indipendentemente dall’età anagrafica; oppure, andare in pensione con 62 anni di età anagrafica senza penalizzazione; in altre parole, andare in pensione così come vorrebbero i lavoratori e i Sindacati potrebbe essere possibile (anzi, per la verità, è necessario), ma ad una condizione: che i Sindacati riescano a pensare in modo nuovo, in termini innovativi, e che riescano a indicare (e a convincere) come finanziare le loro proposte.  A questo punto, anche i più “ottusi” potranno divenire “acuti” nell’accettare l’innovazione”:

Giovanni rincara, quella del Dott. Perfetto è un’analisi innovativa, giusta ed equilibrata, le sue parole: “Analisi perfetta, il problema è come applicare la nuova tassazione e se questa verrà recepita dal nostro sistema Italia molto poco propenso in generale a pagare le tasse…Comunque condivido la sintesi del dott Perfetto che indica una via innovativa, sostenibile, compensativa , giusta ed equilibrata”

Riforma pensioni 2023, la proposta Perfetto? Geniale, una nuova riforma delle pensioni degna di questo nome

Carlo Luigi va oltre i complimenti e spiega in cosa trova geniale la proposta del Dott. Perfetto: ‘Reputo la proposta del Dott.Perfetto semplicemente “geniale” ed è la dimostrazione che ci sono ancora persone che hanno idee innovative, anche se purtroppo non vengono mai prese in debita considerazione in modo serio, tanto sono lontane dal contesto della politica italiana che possiamo definire stagnante, determinato prevalentemente dalla gestione del potere e quanto mai sterile in proposte. Se pensiamo che forse l’ ultimo esempio di innovazione e’ stata la Costituzione!

Forse i tempi non sono ancora maturi, ma la proposta concettuale del Dott.Perfetto, anticipa un tema fondamentale che va oltre le opzioni pensionistiche, per una forma di sostegno sociale che compensa un mondo industriale che punta sempre piu’ sull’ automazione.

Ma se il lavoro umano si riduce ciò non è di per se un fatto negativo, ma é essenziale per iniziare a pensare ad una forma di sussistenza differente. Ed é “geniale” il fatto che il Dott. Perfetto propone una tassazione sulle varie forme di automazione per finanziare e favorire il ricambio generazionale, mentre le aziende la sfruttano in modo sempre più spinto per favorire la riduzione del personale e dei costi.

L’ assioma oggi é che il “Lavoratore umano” rappresenta una voce di costo, mentre l’  “Automa” (inteso anche come processo di automazione) genera solo un lauto guadagno per l’impresa che lo utilizza non tanto per un miglioramento qualitativo, ma per realizzare il cosiddetto “cost saving” sul personale. In questo modo le aziende operano tagli occupazionali licenziando il personale piu’ anziano senza doverlo sostituire con dei giovani.

Lei Dott. Perfetto ci sta pensando e credo che la sua proposta complementare, degna di essere chiamata “riforma”, sia meritevole di essere discussa tecnicamente e poi valutata a livello politico, perché é un sistema necessario per riequilibrare questo sbilanciamento dei profitti e del gap lavorativo generazionale. Lo scopo del miglioramento sociale contrapposto allo scopo del profitto di pochi.

Ma per attuarlo penso che siamo ancora lontani anni luce, e’ presumibile invece che possa essere considerato altrove, forse nei paesi nordici, mentre i nostri politici purtroppo restano piu’ concentrati sulle alleanze di potere, il “tirare a campare” piuttosto che sullo sviluppo di idee innovative come la sua.  Grazie per la sua proposta e ancora una volta complimenti al sito “pensionipertutti”!”

Anche per Francesco 1961 la proposta di far pagare i contributi ai robot e dunque alle aziende che utilizzando la loro forza lavoro è semplicemente straordinaria:Secondo me il ragionamento del Dott. Perfetto è semplicemente straordinario, non fa una piega e ricalca in un certo senso quello che avveniva anni or sono con il turn-over. L’unico problema sono, come al solito, i tempi eccessivamente lunghi per realizzare ciò che dovrebbe essere una lungimiranza di chi ci governa. Noi lavoratori anziani abbiamo un’irrefrenabile bisogno psico-fisico di uscire dal mondo del lavoro e goderci il frutto dei nostri sacrifici, mentre i giovani che attendono fuori dalla porta hanno un altrettanto irrefrenabile necessità di entrare nel mondo del lavoro, per tutti quei motivi che ha spiegato il Dott. Perfetto”

Giovanni:Il dott. Perfetto, a mio parere, ha centrato il motivo principale che potrebbe guidare l’intera società verso circuiti virtuosi in grado di migliorare la qualità della vita.
Coloro che occupano posti chiave dovrebbero prendere in seria considerazione la possibilità di promuovere e valorizzare questo modo di pensare: creare circoli virtuosi dove ognuno ha qualcosa da vincere. Non è banale. È chiaro ed é semplicemente funzionale”

Anche per Margherita la proposta complementare in aggiunta alla quota 41 e all’uscita dai 62 anni è fantastica, anzi sarebbe l’unico modo per vedere finanziate le uscite anticipate, ma non sarà facile farle recepire: “È semplicemente fantastica l’idea della tassazione dei robot ma ritengo di difficile attuazione soprattutto per le “menti” che ci governano !!!
Io penso che sia necessario anche pensare non solo all’anzianita’ anagrafica e MAI AGLI ANNI DI CONTRIBUTI : 40 O 41 ANNI DI CONTRIBUTI E DURO LAVORO SONO TANTI indipendentemente dall’età quindi bisognerebbe premiare anche donne come me che hanno cominciato a lavorare a 20 anni e ora sono pronte per la pensione meritata e dignitosa : non si considerano forse i figli, il menage familiare e ora anche l’assistenza a genitori anziani di 91 e 92 anni da accudire, aiutare e coccolare!!!Ci vuole tempo anche per queste semplici azioni quotidiane che si fa fatica a conciliare con un lavoro che dura da 40 anni e il fisico che non risponde più come un tempo !! Complimenti per gli interventi che sono molto interessanti e che dovrebbero essere considerati da quegli ottusi e ciechi che ci governano.

Veronica dalla sua aggiunge auspicando i politici vogliano dare un seguito a questa proposta: Sono molto d’accordo con la proposta del Dr. Perfetto (proposta di cui se ne parla già da alcuni anni). Propongo un’ulteriore riflessione circa la ripartenza dei consumi che, se favorito un accesso più flessibile alle pensioni, sarebbe innescata oltre che dai giovani, anche dai neopensionati, che potrebbero finalmente “rilassarsi” e concedersi maggiori consumi soprattutto nei settori turismo, benessere, cura della persona e cultura, oltre a dedicarsi, grazie alla maggior disponibilità di tempo, al volontariato. Ma politici e Confindustria saranno pronti a recepire la portata di questa proposta? Auguriamocelo!

Don 62, vede nella proposta di Perfetto un’idea innovativa ma teme che difficilmente i decisori politici possano indirizzarsi verso questo cambio di mentalità : “Sicuramente idee innovative per risolvere questi problemi, che per il nostro governo paiono impossibili. Quello che serve è un cambio di mentalità dei decisori a 360° , ed è questo che mi preoccupa. Abbiamo a che fare con politici miopi ed inconcludenti, se non solo per loro tornaconto, per cui, purtroppo, dubito che dalle Idee buone, si passerà ai fatti! Però ben vengano anche queste proposte!”

Riforma pensioni 2023: proposta Perfetto innovativa, ma i Governanti sapranno accoglierla?

Marzia dalla sua: Molto interessante…una finestra al futuro del Paese che i nostri politici non hanno. Purtroppo la loro visione è orientata al presente .Il loro futuro è garantito, cosa importa della collettività?

Giuseppe aggiunge: “Il circolo vizioso ben rappresentato dalla mappa concettuale sopra esposta è quasi lapalissiano tant’è che si tratta di uno di quegli argomenti di cui parlo, magari non così efficacemente, con amici e colleghi più o meno nelle mie stesse condizioni (62 anni e 38 anni di contributi… sì, sono uno dei trombati del 1960…). Un ragionamento insomma che faccio fatica a comprendere come non sia stato finora recepito dalla classe politica, atteso che qui nessuno deve fare favori a qualcuno ma piuttosto intraprendere percorsi virtuosi per sanare il baratro generazionale in cui stiamo precipitando. Non sono in grado di valutare l’impatto economico realizzabile da questa tassa che, con terminologia alla Asimov, è chiamata “sui robot”, ma è chiaro che non si dovrebbe trattare comunque di un balzello che possa in qualche modo ridurre ulteriormente la nostra competitività produttiva. Ciò che intendo è che, al di la dell’origine degli introiti fiscali, si dovrebbe considerare il turn over occupazionale come un vero e proprio investimento per il futuro; insomma un investimento equiparabile a quello che il nostro Presidente del Consiglio chiama “Debito buono” in quanto a lungo termine (una volta tanto) e che possa produrre effetti positivi una volta si sia superato questo decennio “complicato”.

Riguardo al problema delle nascite, non vorrei andare fuori tema, ma ritengo che dovrebbe centrale ed essere alla base delle politiche economiche espansive superando una volta per tutte le logiche infruttuose dell’assistenzialismo. Purtroppo non ho avuto figli (non per scelta), ma ritengo che la famiglia dovrebbe essere sostenuta e incoraggiata a procreare. Almeno 3 figli dovrebbe essere il traguardo, incentivando economicamente in progressione quasi esponenziale le nascite e investendo in efficaci servizi di sostegno alle famiglie anche logistico… sperando di non dover di nuovo citare Asimov ricadendo in aspettative fantascientifiche”.

E voi che idea vi siete fatta di questa proposta complementare? La condividete? Potrebbe essere la soluzione per ottenere più agevolmente anche quota 41 e l’uscita dai 62 anni? Fatecelo sapere, se vi va, nell’apposita sezione commenti del sito. Sempre grazie al Dott. Perfetto per permetterci un confronto così intenso proprio grazie ai suoi spunti di riflessione. Spunti che ci auguriamo possano arrivare ai tavoli di confronto col Governo, esattamente come lo stesso Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, ci ha detto in un’intervista recente trovando interessante tale proposta. Non resta che attendere per comprendere cosa deciderà di fare l’esecutivo dinanzi ad una visione a 360° della questione previdenza.

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47 commenti su “Riforma pensioni 2023, oltre quota 41 e uscita dai 62, promossa la proposta complementare

  1. Buongiorno Dott Migliore la sua proposta è interessante, forse in questo contesto storico, segnato da questa guerra infame sarà difficile portarla avanti, sicuramente si andrà in contro ad una contrazione negativa dei consumi.
    Certo, che avere la possibilità di anticipare la pensione farebbe felici molte persone, me compreso.
    Lavoro da anni nella GDO e preparo banchi ortofrutta, sollevo ogni giorno 5/6 quintali di merce al giorno, a fine carriera lavorativa, 43 anni con l’anticipata avrò sollevato centinaia di tonnellate se non qualche migliaia, risparmiare un paio d’anni di lavoro a schiena e ginocchia già seriamente provate non sarebbe male però senza altre penalizzazioni visto che andrò a percepire 1200€ scarsi, sicuramente il mio non è un lavoro usurante ma mi creda, molto faticoso.
    Non sarebbe una brutta idea avvantaggiare chi come me svolge lavori pesanti magari ricalibrando L’APE SOCIALE grazie

  2. Buona sera, sono uno dei fortunati che hanno potuto usufruire di “Quota100” (62 anni e comunque oltre 42 di contributi) Nel settore dove ho lavorato (banche) il calo degli occupati è in corso da alcuni anni ed in modo molto marcato (rapporto di 1a 4 ) .. Credo che , con i dovuti e concordati sistemi di calcolo , sia necessario sostituire i contributi non più versati dai lavoratori con altre forme tenendo conto ovviamente del costo per l acquisto e la manutenzione delle macchine che stanno sostituendo il lavoro umano. Costi che non sono nemmeno paragonabili al costo complessivo di un operaio/impegnato. Diversamente penso che il sistema previdenziale come ora strutturato non possa essere sostenuto ancora per molto tempo. Aggiungo che introdurrei l obbligo dei Fondi Pensione per obbligare i datori di lavoro ad effettuare i versamenti e non solo a iscriverli in bilancio

  3. Buongiorno , mi chiamo Maurizio ho 61 anni e purtroppo solo 23 anni di contributi Non capisco le leggi vigenti , se io ho raggiunto il minimo contributivo e voglio andare in pensione perché non lo consentono ? Basterebbe mettere la soglia di età 60 o 62 se aspettiamo 41 e quando andiamo in pensione oppure 67 di età . Sono leggi assurde .

  4. Io penso che così spostiamo il problema della copertura finanziaria delle pensioni alle imprese. Vero che hanno avuto profitti utilizzando meno risorse umane sostituendole con le macchine, ma se questo è avvenuto è stato anche perché il costo della manodopera sommato alla pressione fiscale era eccessivo.
    La pressione fiscale sulle grandi, medie ma soprattutto piccole imprese va dimezzato. A quel punto credo sia corretta la proposta del dott. Perfetto di far pagare le imprese che utilizzano macchine in luogo dei lavoratori.
    Inoltre la riforma delle pensioni deve garantire, soprattutto a chi è nel regime misto, l’uscita facoltativa a 62 anni. E la fascia che ha subito più variazioni e spostamenti di limiti pensionistici.
    Magari se i conti non tornano anche con un anticipo della sola quota contributiva ma fino a 64 anni e non 67. Il limite di età per tutti quelli già in fascia contributiva dovrebbe essere al massimo 64 anni.
    Mi auguro che questa storia possa finire presto. Abbiamo bisogno di comprendere il nostro futuro.

  5. perfetto, dott. Perfetto; la soluzione è semplicissima come dice lei ma richiede un modo di pensare dei nostri politici che è lontano anni luce dalla realtà; mi dà l’idea , anche se centra poco, di quando, non vorrei sbagliarmi, galileo cercava di convincere la chiesa che il sole era al centro dell’universo invece della terra; si è vero; tasse sulle macchine; più giovani al lavoro, più famiglie, più nascite, più consumi; è semplicissimo; glielo vada a spiegare a sindacati, politici che ci governano; comunque grazie sempre; tra lei e i gestori del sito ci date una speranza; saluti

  6. Ricordate a i sindacalisti che esistono i precoci del 60 DISOCCUPATI E SENZA REDDITO con 41anni versati che stanno consumando le ultime scorte di risparmio MA POSSIBILE CHE NESSUNO PARLA PIÙ DELLO SCALONE DOPO QUOTA 100??? DATECI UNA POSSIBILITÀ .DI USCITA….
    PRECOCE DEL 60

    1. Ciao ma se sei a quota 41 e sei senza lavoro da più di 3 mesi mi risulta che sei pensionabile, perché precoce.

    2. Caro precoce del 60 guarda che se sei disoccupato e appunto precoce è hai terminato la naspi da 3 mesi puoi fare benissimo domanda di pensione, vai da un patronato e informati!!!

  7. Perché non sottoponiamo la geniale proposta del Dr Prefetto ai Segretari Generali di tutti i Sindacati in modo da conoscere che ne pensano e dare un contributo ai loro staff tecnici per individuare come finanziare la proposta e indire un referendum online tra tutti i lavoratori.

    1. In parte l’abbiamo già fatto, ed il segretario confederale della Uil Proietti ha affermato di trovare la proposta interessante, se cerca sul sito ne parliamo nell’ultima intervista che ci ha rilasciato Domenico Proietti, abbiamo proprio fatto la domanda diretta.

    2. hehehe,
      non dimentichiamoci di completare la proposta inserendo anche l’obbligo di pagare la tessera sindacale per ogni automa.

  8. Altra proposta con adeguata razionalità interna, da discutere ma è una ottima base. Significativo che le proposte più fondate e Politicamente adeguate e con preoccupazioni adeguatamente sociali vengano formulate in sedi e da attori istituzionalmente al di fuori dei ruoli di governo e sindacale. Cioè di fatto le forme previste non sono più strumenti efficaci per l’esercizio della sovranità???

  9. L’unica soluzione è quella di non tassare + i dipendenti sulla busta paga.
    la differenza tra il lordo e il netto in automatico vanno su un fondo (banche e assicurazioni) intestato al lavoratore.Poi 2 piccole regole per fare in modo che il lavoratore non possa attingere in modo semplice (vedi regole per TFR o Fondi Pensionistici).
    In poche parole e lo specchio della situazione attuale con una grossissima differenza, che nello specchio di oggi i politici i governanti si vedono sempre in giacca e cravatta nello specchio di domani si vedrebbero nudi e crudi come dei vermi, perche non possono attingere a ciò che è mio.
    So che non lo faranno mai ma siccome di stronzate per le nuove pensioni in questi 2 anni ne ho sentite aggiungiamo anche la mia

  10. Premetto che non sono un titolare d’azienda, ma un semplice impiegato, trovo la proposta del Dott Perfetto difficilmente applicabile, perché mettendo una tassa sui robot aumenterebbe la pressione fiscale sui conti economici aziendali, precludendo nuove assunzioni, senza contare che i robot sono costati e negli anni avranno bisogno di manutenzioni e aggiornamenti

    1. Sig. Enzo, tutte le soluzioni nuove e innovative sono difficilmente applicabili. Vengono applicate quando si viene forzati a farlo (purtroppo!).

      Si ricorda quando la Banca Centrale Europea diceva che con il Quantitative Easing (la soluzione “copia-incolla” che la BCE di Mario Draghi aveva preso in prestito dalla FED americana) si voleva perseguire l’obiettivo dell’inflazione sotto-ma-vicino al 2%? In più di 5 anni la BCE non è riuscita a raggiungere l’obiettivo, mentre ci sono riusciti Covid e Guerra. Oggi la BCE tace, zittita dall’inflazione sopra-e-lontana dal 2% (e non certamente a “causa di” o “grazie al” Quantitative Easing). In pratica, è accaduto il contrario di quanto ci si proponeva di fare.

      Si ricorda quando si diceva che in virtù del Patto di Stabilità e di Crescita lo Stato doveva tenere sotto controllo il debito pubblico? Il Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi ha detto che lo Stato può fare debito se questo è “debito buono”, se è utilizzato per investimenti e non per aiuti. Il debito pubblico italiano è schizzato dal 136% del PIL al 155% del Pil. In pratica, è accaduto il contrario di quanto ci si proponeva di fare.

      Si ricorda che l’economia neoliberista ritiene che lo Stato non debba interferire in alcun modo con i mercati (dei beni, della moneta e del lavoro) se non in circostanze eccezionali? Il Covid è una circostanza eccezionale e lo Stato è intervenuto a fornite aiuti a imprese e famiglie (incrementando il debito pubblico dello Stato e non saprei dire, a questo punto, se tale debito debba considerarsi “cattivo” o “buono”); anche la Guerra è un evento eccezionale che ha contribuito ad aumentare l’inflazione per cui lo Stato è intervenuto nuovamente a calmierare i prezzi, incrementando ancora il debito pubblico. In pratica, è accaduto il contrario di quanto ci si proponeva di fare.

      Ma qui vorrei porre agli economisti neoliberisti una domanda: se lo Stato non deve interferire con i mercati, e quindi non deve interferire nemmeno con il mercato del lavoro, non si va contro i princìpi neoliberisti se si condiziona il mercato del lavoro forzando i lavoratori anziani a lavorare senza che questi possano decidere se restare al lavoro o lasciare il lavoro?

      Si ricordi infine, sig. Enzo, anche queste mie parole: quando la disoccupazione salirà dagli attuali 2 milioni e mezzo di disoccupati (sottostimati dall’ISTAT – volutamente?) a 5 milioni di disoccupati (che saranno reali), e lo Stato italiano non saprà più da che parte prendere i soldi (né dalla BCE, né dal MES, né dai mercati internazionali), allora saranno le aziende stesse a chiedere al Governo di applicare l’imposta ai robot pur di consentire ai lavoratori anziani di andare in pensione e ai giovani disoccupati di entrare nel mondo del lavoro, in modo che possano consumare i prodotti che esse aziende producono. In pratica, accadrà il contrario di quanto ci si propone di fare.

      1. Buonasera Dott Migliore, grazie per la risposta, molto gradita.
        Mi sono soffermato sull’ultimo punto da lei descritto, sono d’accordo con lei, ma mi sorge un dubbio, siamo sicuri che la maggior parte delle aziende, una volta che i lavoratori più anziani saranno accompagnati alla pensione, siano sostituiti con uno stipendio dignitoso? Facendo i conti della serva con quello che guadagna un”anziano”, andando in pensione, potrebbero assumere un paio di giovani disoccupati, ma con che contratto? Io lavoro da molti anni nella GDO, ed ho visto molti cambiamenti, dal lavoro terzializzato, alle casse automatiche per finire con gli stagisti.
        Io sarei il primo ad esultare con la proposta dei 41 anni di contributi, anche perché mi creda, (sono caporeparto ortofrutta) non farò un lavoro usurante ma mal contati ogni giorno sollevo 4/5 quintali di merce al giorno, ginocchia e schiena scricchiolano da un po e a fine carriera supererò chissà quante migliaia di tonnellate, forse esagero, perlomeno sarebbe opportuno intervenire e potenziare L’APE SOCIALE e permettere a chi fa un lavoro prettamente fisico un uscita anticipata e senza penalizzazioni, anche perché andando con l’anticipata della riforma Fornero andrei in pensione con 43 anni di lavoro arrivando a malapena a 1200 euro.
        Cordialità
        Enzo

      2. Prima di tutto grazie per la cortese risposta mi aggancio all’ultima parte del suo intervento.
        E assolutamente vero quello che dice, ma siamo sicuri che una volta incentivata l’uscita dal lavoro dei lavoratori anziani, le aziende assumino giovani lavoratori.
        E vero che con quello che un azienda paga un lavoratore anziano ne potrebbe assumere un paio, ma con che contratto?
        Io lavoro nella GDO da molti anni ed ho assistito a molti cambiamenti, dal terzializzato, alle casse automatiche fino agli stagisti che guadagnano 600€ al mese con 40 ore settimanali, non ultimo la grossa incertezza causata da questa infame guerra.
        Io sono caporeparto ortofrutta, ed ho già 35 anni di lavoro, non sarò un lavoratore usurante ma mi creda, ginocchia e schiena sono conciate male, ogni giorno movimento 5/6 quintali di merce ed a fine carriera non so quante migliaia di tonnellate di merce avrò sollevato, io spero che dalla prossima riforma arrivino buone nuove perlomeno oer chi come me svolge un lavoro pesante, magari intervenendo SULL’APERTURA SOCIALE ma senza penalizzazioni, ora come ora andrò in pensione anticipata con 43 anni prendendo poco meno di 1200€ spero che con la prossima riforma questo assegno non diminuisca ulteriormente.
        Cordialità.
        Enzo

  11. Non è per essere pessimisti o essere remissivi ma sano realismo che porta a ritenere che non c’è alcuna speranza. Solo fumo per prendere in giro e non spegnere la speranza di tanti.

    1. Sig. Giorgio, sano realismo penso possa essere anche questo: se tu, umano, ti comporti come un robot, allora ti sostituisco con un robot; se tu robot ti comporti come un umano, allora ti tasso come un umano.

      Noi tutti abbiamo del robot un’immagine per così dire fanciullesca, e ce lo immaginiamo spesso con le fattezze umane.

      Il robot che gestisce una nastroteca, per esempio, non ha fattezze umane, ma una telecamera che gli consente di inquadrare la cassetta sulla quale sono contenuti i dati e rende tali dati accessibili all’utente.

      Ma il robot potrebbe anche non avere alcuna telecamera, ma solo “cervello”, ed essere programmato per raggiungere uno scopo, un obiettivo, un fine. “Robot” di questo tipo sono i cosiddetti “computer mainframe”.

      I mainframe sono in grado di gestire l’intera produzione di un Centro di Elaborazione Dati (quelli che negli anni Settanta venivano chiamata “Centri meccanografici”).

      I mainframe regolano la produzione e il consumo di migliaia di transazioni elettroniche all’ora; regolano l’accesso da parte di centinaia di utenti a decine di applicazioni; gestiscono l’accesso a migliaia di dispositivi digitali; regolano il tasso di utilizzo delle risorse elaborative (CPU, memoria, dischi); stabiliscono chi può fare che cosa in base a determinate credenziali (vedi, per esempio, lo SPID Livello 1, livello 2, livello 3).

      Sig. Giorgio, le posso assicurare che i computer mainframe sono entrati in casa sua e regolano la sua vita reale. Anche questo è “sano realismo”.

      Personalmente credo che laddove ci sia sano realismo ci sia pure sana speranza. Ne consegue che se sano realismo è equiparare il lavoro robotico al lavoro umano, allora c’è anche la sana speranza che il robot versi i contributi al pari dell’umano.

  12. Buongiorno chiedo scusa dottore ma io ho mia moglie che a 65anni ed e in naspi che a novembre 2022 finisce e 33 anni di contributi invece di aspettare i famosi 67 anni mandatele prima con quello che anno versato chi ti prende a lavorare a 65 anni x un anno x potere arrivare. a 67 anni non sono d’accordo faccia qualcosa lei mi sembra la persona giusta grazie

    1. Sig. Giuseppe, da parte mia concederei alle donne, a tutte le donne, tutte le attenuanti immaginabili.

      Concederei la più ampia libertà alle donne casalinghe, che, pur non partecipando allo “scambio economico”, tuttavia svolgono, contemporaneamente, vari mestieri: infermiere, cuoche, domestiche, sarte, lavandaie, stiratrici, baby sitter, insegnanti (che seguono i compiti dei propri figli) e molto altro ancora.

      Perché mai una domestica ad ore che rassetti la casa di una casalinga percepisce una paga mentre la casalinga che fa la stessa cosa, che fa lo stesso tipo di lavoro, ma lo fa per se stessa non percepisce alcuna paga? Ciò accade perché in economia quello che conta è lo “scambio”: una casalinga che fa un lavoro per se stessa non scambia nulla con altri, mentre una domestica ad ore scambia il proprio lavoro con altre persone ricevendone in cambio denaro.

      Sig. Giuseppe le posso dire questo: non è solo il sistema previdenziale a dover essere riformato, ma è l’economia intera a dover essere riformata.

      Ritengo che lo Stato dovrebbe concedere alle casalinghe una pensione minima di almeno 1.200 euro nette mensili. Conosco a fondo il lavoro delle casalinghe. Casalinga fu mia madre.

      1. Precisazione dedicata al Signor Perfetto:
        le casalinghe non puliscono casa per se stesse, ma per la famiglia, che potrebbe essere considerata un’ impresa …
        In più, le donne che lavorano come dipendenti e, rientrate a casa, sono “casalinghe” che lavorano “per la famiglia” svolgendo contemporaneamente vari mestieri: infermiere, cuoche, domestiche, sarte, lavandaie, stiratrici, baby sitters, insegnanti e molto altro ancora, non dovrebbero percepire un doppio stipendio, oppure uno stipendio maggiorato?
        Quanti contributi dovrebbero maturare?
        Non potrebbe essere considerato, il loro, lavoro “usurante”?

        1. La sua precisazione è corretta, sig.ra Tomasina: le casalinghe lavorano per la famiglia che potrebbe essere considerata un’impresa.

          Il punto è che non c’è scambio economico tra la casalinga e la propria famiglia-impresa; la casalinga non scambia il proprio lavoro a fronte di denaro da parte della propria famiglia-impresa; la casalinga non emette fattura nei confronti della propria famiglia-impresa. Ed è per questo che il lavoro della casalinga non viene riconosciuto in termini economici.

          Se la casalinga facesse la casalinga presso un’altra famiglia-impresa ed emettesse fattura, allora il suo lavoro verrebbe riconosciuto in termini economici.

          Tuttavia, la casalinga che lavora per la propria famiglia-impresa, eccome se lavora!: dalle 6 del mattino alle 24 della sera, dal lunedì alla domenica, tutti i mesi dell’anno, per 365 giorni l’anno, svolgendo una miriade di mansioni che in nessuna azienda si vedrebbe mai (da quando Adam Smith nel 1700 ha introdotto in economia il concetto di “divisione del lavoro”, ovvero di specializzazione, per cui è meglio avere persone che sanno fare bene un solo mestiere piuttosto che avere persone che sanno fare meno bene più mestieri).

          Il lavoro della casalinga è il lavoro più usurante che io conosca.

  13. Speriamo solo che chi ha lavorato tutto come ci mettono in condizione obbligata, poi, ha, fine rapporto lavorativo, chi pur lavorando SEMPRE, tutto si vede dalle timbrature, dalle aziende in cui ha presentato servizio, gli venga riconosciuto dallo stato
    Un assegno dignitoso, a prescindere tutti gli imbrogli che si fanno sui lavoratori per raggirare tanti diciamo diritti, e tasse, perché non è giusto lavorare senza scatti di anzianità , poi senza avere diritto ad adeguamenti di vita, è tanti Tantissimi altre cose che aiutano l’operaio, si aiutano solo le aziende, poi vediamo i nostri datori e altri girare con elicotteri, macchinoni, case li , case qui, puttane li e puttane qui, e noi da poveracci sia quando si lavora che poi in pensione, aiutateci per unassegno più corposo, con adeguamenti durante la vita, non fermarla senza più dargli unadeguamento al costo vivere

  14. Continuare a prendersela con la Sig.ra Fornero che si è prestata a fare quello che ha fatto in quel contesto tragico per il paese, in quel difficile 2011 finanziario, ormai è inutile e deleterio. Stranamente, in questo paese si tende a maledire chi tenta di tappare la falla della nave che affonda, piuttosto che, chi quella falla l’ha prodotta. Niente da fare, siamo proprio italiani. Chi scrive è uno che la Fornero l’ha subita tutta e fino in fondo, senza scivoli, senza quote, senza regali, ma guardando gli ultimi 4 anni mi sento di affermare che, rispetto ai politici attuali è stata una Donna ( maiuscolo ) con le palle. Si è assunta responsabilità indicibili, è ancora oggi fatta oggetto di pubblico ludibrio, ma ci ha salvato da tagli agli stipendi e alle pensioni tipo Grecia. Forse tendete a dimenticare che in quel paese, causa crisi, sono state tagliate le pensioni del 30%, tutte, anche quelle dei diritti acquisiti. Le proposte di oggi di autorevoli economisti e aggiungo anche quelle del Sig. Perfetto e Sig. Marino sono certamente benvenute ma si potevano fare 4 anni fa quando la situazione era nettamente migliore, quando nessuno immaginava pandemie e guerre. Siete stati silenti quando si poteva fare e oggi pretendete miracoli. E’ auspicabile qualunque alleggerimento dei requisiti , si spera questa volta per tutti, ma resterà una generazione che avrà pagato quella crisi.

  15. Figuriamoci se “draghi” farà versare i contributi ai robot degl’industriali. Meglio sfruttare i lavoratori sino allo stremo visto l’aspettativa di vita che é diminuita di due anni. Il fine dei politici é darci meno anni possibile di pensione a parer mio, purtroppo.

  16. I soldi per le pensioni ci devono essere semplicemente perchè sono soldi NOSTRI versati in tanti anni di lavoro. Qui non ci regala niente nessuno è inutile continuare con questa solfa che mancano i soldi! La vecchia befana della Fornero ha fatto il suo tempo e ha mangiato abbastanza dalla mangiatoia dei parlamentari e degli onorevoli e deve andarsene a casa. Ha solo rovinato la vita agli italiani con la sua riforma del cavolo!! E ancora la stanno a sentire! Incredibile!!Abbiamo al governo un presidente del consiglio mai eletto da nessuno e che la maggior parte del paese non vuole che decide il bello e il cattivo tempo anche sulle nostre pensioni. Ivana trattieniti!!!

    1. Sig.ra Ivana, ha un bel nome, perché graffiarlo con graffianti parole?

      Lei dice bene: i soldi che abbiamo versato in tanti anni di lavoro sono nostri, ed è giusto che ci vengano restituiti sotto forma di pensione. E infatti, quei soldi che abbiamo versato ci verranno restituiti sotto forma di pensione (rivalutati, peraltro; e quindi al riparo dall’inflazione).

      Lei dice ancora bene quando afferma che i soldi per pagare le pensione devono esserci. E infatti i soldi per pagare le pensione ci saranno (lo Stato onora sempre gli impegni presi con i cittadini e con chi gli presta i soldi).

      La divergenza tra Stato e cittadino nasce quando il cittadino non è libero di scegliere se e quando andare in pensione, ma può andarci solo quando la decisione viene presa dallo Stato.

      Il nostro sistema previdenziale è a ripartizione, il che significa che la pensione viene pagata con i contributi versati da un lavoratore attivo. Per certi aspetti assomiglia ad una catena di montaggio dove la produzione è organizzata a ciclo continuo (h24) su tre turni lavorativi di 8 ore ciascuno (06-14; 14-22; 22-06). L’operaio che monta alle 06 del mattino termina il suo turno alle 14 del pomeriggio ma per poter “smontare” alle 14 (ovvero terminare il suo lavoro e uscire dalla fabbrica), deve aspettare che venga sostituito da un altro operaio che monta alle ore 14 per fare il turno 14-22. Se l’operaio del turno 14-22 non si presenta al lavoro (perché malato), l’operaio del turno 06-14 non potrà smontare e quindi deve restare più a lungo al lavoro (facendo ovviamente straordinari e quindi ritrovandosi una paga più alta). Lo stesso vale per le pensioni: se non ci sono sufficienti nuovi lavoratori a sostituire i lavoratori che vanno in pensione (leggi: se non ci sono sufficienti contributi versati dai lavoratori attivi per pagare le pensioni), è giocoforza restare più a lungo al lavoro (leggi: è necessario andare in pensione ad un’età più avanzata).

      Perciò, non è tanto una questione di risorse nominali (mancano i soldi), è una questione di risorse reali (mancano i lavoratori).

      Ora, abbiamo 2 milioni e mezzo di disoccupati. Sig.ra Ivana, il fenomeno disoccupazione è ben più grave del fenomeno pensionamento, perché se il numero dei lavoratori continuerà a diminuire, c’è la possibilità che anche le attuali pensioni possano essere ridotte (anche la mia pensione, per intenderci).

      Potrei darle ragione su un punto: che i soldi ci sarebbero per pagare le pensioni se si recuperassero dall’evasione contributiva. Su questo, si spera che il Governo rafforzi i controlli sulle aziende che ingaggiano lavoratori in nero o con modalità di lavoro improprie (lavori 8 ore ma te ne pago 4).

      Non potrei darle invece ragione se mi dicesse che i soldi ci sarebbero se si diminuissero gli stipendi dei parlamentari; se si riducessero le pensioni di chi ne percepisce tre o quattro; se si recuperassero risorse dall’evasione fiscale; se si evitassero sprechi nella Pubblica Amministrazione; e tanti altri “se” che non hanno a che vendere con i contributi del lavoratori attivi.

      Il sistema previdenziale deve potersi autoalimentare e quindi, per come oggi è strutturato il nostro sistema previdenziale (a ripartizione), è necessario spingere sull’acceleratore lavoro (che serve per pagare le pensioni). Non ci sono alternative.

      Nel libro “La guerra dei cinquant’anni” del Prof. Giuliano Cazzola, è spiegato molto bene come il nostro sistema previdenziale si è evoluto nel tempo fino ad arrivare alla Riforma Monti-Fornero. Ognuno di noi dovrebbe leggere quel libro, e allora vedrebbe la Riforma Fornero con occhi diversi (meno ostili, meno “graffianti”).

      Nel capitolo 9 del libro appena citato, intitolato “La riforma strutturale Monti-Fornero”, si legge che si verificò “l’avvitamento in uno spread scappato di mano, ben oltre i 500 punti base” e che “la riforma delle pensioni, all’interno del decreto che aveva il compito di riprendere le redini della finanza pubblica, rappresentò una garanzia nei confronti – prima ancora che dell’Unione – dei mercati finanziari”.

      Sempre nel capitolo 9 viene spiegato nei minimi dettagli la Riforma Fornero (motivi, profilo generale, contenuti, esodati, salvaguardie) e il Prof. Cazzola ci tiene a precisare che “le accuse a Elsa Fornero e alla sua riforma (pur approvata da un’ampia maggioranza in parlamento) sono semplicemente false”.

      Ecco, sig.ra Ivana, se lei avesse l’occasione di leggere il libro del Prof. Cazzola, la sua animosità nei confronti della Prof.ssa Fornero (che intuisco essere del tutto motivata) tenderebbe a smorzarsi, perché sono certo che riuscirebbe a comprendere (con la mente, anche se non con il cuore) le ragioni della Riforma.

      E qui mi sentirei di condividere in pieno il pensiero espresso dal sig. Franco Giuseppe, allorquando afferma nel suo commento del 10 Maggio 2022 alle 0:09 a questo articolo che la Prof.ssa Fornero “si è assunta responsabilità indicibili, è ancora oggi fatta oggetto di pubblico ludibrio, ma ci ha salvato da tagli agli stipendi e alle pensioni tipo Grecia. Forse tendete a dimenticare che in quel paese, causa crisi, sono state tagliate le pensioni del 30%, tutte, anche quelle dei diritti acquisiti”.

      Non è mia intenzione, sig.ra Ivana, sottoporre a giudizio il suo commento. Le dico, però, che a suo tempo la Riforma Fornero fu approvata da una Parlamento democraticamente eletto e legalmente in carica. Abbiamo oggi un Presidente del Consiglio dei Ministri in carica per così dire “indipendente”, ma è sostenuto da una maggioranza parlamentare democraticamente eletta e legalmente in carica.

      Nelle sue parole, in un suo precedente commento, colgo animosità anche nei confronti dei Sindacati, e si domanda “Dov’erano i sindacati che dovevano scendere in strada per lo sciopero nazionale per chiedere la riforma delle pensioni?” E quindi invita i lavoratori delusi a rinunciare alla loro iscrizione ai Sindacati.

      Sig.ra Ivana, invitando i lavoratori a non confidare nei Sindacati, lei toglie loro la speranza di portare avanti le proprie istanze. La speranza che una nuova Riforma previdenziale che accolga le richieste dei lavoratori (quelle che i lettori di Pensionipertutti esprimono a cuore aperto) possa davvero vedere la luce.

      Al contrario di lei, sig.ra Ivana, io credo di non essermi affatto trattenuto!

  17. scusate ma che fine hanno fatto i sindacati? Non erano loro che incazzati volevano assolutamente una riforma delle pensioni entro il dicembre 2021 per poi farsi menare per il naso da draghi che ha promesso loro la riforma nel mese di marzo del 2022? Riforma che puntualmente non c’è stata!! Dov’erano i sindacati che dovevano scendere in strada per lo sciopero nazionale per chiedere la riforma delle pensioni? Dov’erano questi palloni gonfiati venduti al governo? Erano forse a chiedere di protrarre l’uso della mascherina fino a fine giugno!!??? E’ già questo è importante!!! Vergogna e vergognosi! Se siete iscritti alla vergognosa triade dei sindacati cancellatevi subito questi non fanno più da tempo ormai gli interessi dei lavoratori!!

  18. Proprio questa notte ho fatto un sogno. Ho sognato la Prof.ssa Elsa Fornero.

    È proprio così. Parlo sul serio. Ho sognato di convincere la Prof.ssa Fornero a prendere in considerazione la possibilità di riformare il sistema previdenziale considerando anche i contributi previdenziali da far versare agli automi, per supplire alla carenza di lavoratori determinata dal calo delle nascite. In tal modo la “Riforma che porta il suo nome” sarebbe messa al riparo dalle severe critiche (giuste o ingiuste che siano) che l’attanagliano.

    Io credo che sarebbe opportuno che le considerazioni espresse in questo articolo riguardo all’applicazione di una imposta sui robot e sulle macchine agenti alla stregua di un essere umano venissero esaminate con la massima attenzione da persone che godono di autorevolezza in materia di lavoro e pensioni, proprio come la Prof.ssa Fornero, il Prof. Cazzola, l’On. Luigi Marattin (già consigliere del Presidente del Consiglio Matteo Renzi e fervente sostenitore del Jobs Act), nonché i Sindacati. Il Governo saprà trarre le necessarie conseguenze e, in caso di una convergenza verso l’applicazione di un’imposta digitale (una sorta di estensione dell’attuale “imposta sui servizi digitali” o “web tax”) ai fattori di “produzione digitali”, il Governo dovrebbe poi mediare con l’Unione europea e il Consiglio europeo.

    È disponibile molto materiale che riguarda l’applicazione di un’imposta alle macchine intelligenti, a partire dalla proposta della deputata lussemburghese Mady Delvaux (il cui nome è stato ricordato per primo, sul sito Pensionipertutti, dal sig. WAL52).

    La proposta della deputata Mady Delvaux viene illustrata nel documento “Progetto di relazione recante raccomandazioni alla Commissione concernenti norme di diritto civile sulla robotica” presentato al Parlamento europeo in data 31.5.2016 (https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/JURI-PR-582443_IT.pdf). Al punto 23 di pag. 10 di tale documento si legge che “[Il Parlamento europeo] ritiene che occorra valutare, tenendo conto dei possibili effetti dello sviluppo e della diffusione della robotica e dell’intelligenza artificiale sull’occupazione e, di conseguenza, sulla sostenibilità dei sistemi di sicurezza sociale degli Stati membri, l’eventuale necessità di introdurre obblighi di informativa societaria sulla portata e sulla proporzione del contributo della robotica e dell’intelligenza artificiale ai risultati economici di una società ai fini delle imposte e dei contributi previdenziali; è del parere che, alla luce dei possibili effetti della robotica e dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro, debba essere seriamente presa in considerazione l’introduzione di un reddito di base generale, e invita tutti gli Stati membri a procedere in tal senso”.

    La mia personale convinzione è che il Governo italiano potrebbe fare da apripista nella Unione europea nel portare avanti una Riforma previdenziale integrata con una Riforma del lavoro fondata sulla partecipazione contributiva degli automi che svolgono attività simili a quelle umane.

    Alla sig.ra Elena mi sentirei di rispondere che non mi è possibile partecipare ai tavoli di discussione con Sindacati e Governo. Il mio posto è altrove. La sig. Elena ha intuito molto bene ciò che anche io penso, e cioè (riprendendo le sue parole): “Finiranno per dover dare uno stipendio alle persone anche senza lavorare, pur di farle spendere!”. Infatti, i robot producono e gli umani consumano.

    Al sig. Vincenzo mi sentire di rispondere che spesso i sogni diventano realtà e che Sindacati e Governo elaboreranno qualcosa di innovativo proprio quando i sogni diventeranno realtà.

    Al sig. Giovanni rispondo che se il Governo italiano è riuscito a far accettare la tassa sui servizi digitali a giganti come Amazon, Facebook, Google, riuscirebbe a fare accettare l’imposta sul reddito da lavoro prodotto dagli automi anche a Confindustria.

    Al sig. Carlo Luigi rispondo che le idee innovative hanno bisogno di tempo per venire alla luce. Visti i tempi con cui corre il digitale, 6 anni (dal 2016 al 2022) sono un tempo direi sufficiente.

    Al sig. Francesco 1961 rispondo in parte quello che ho risposto al sig. Carlo Luigi poco prima, e cioè che 6 anni di sedimentazione di un’idea sono un tempo sufficiente. La questione è invece un’altra: Governo, esperti previdenziali, giuslavoristi e Sindacati dovrebbero “studiare” giorno e notte una montagna di documenti da qui al 31 ottobre per approvare le idee contenute in questo articolo. È questo lasso di tempo così breve che io vedo come vero ostacolo.

    Al sig. Giovanni rispondo con quanto ho già espresso all’inizio dei questo mio commento e lo faccio riprendendo le sue stesse parole: “Coloro che occupano posti chiave dovrebbero prendere in seria considerazione la possibilità di promuovere e valorizzare questo modo di pensare”.

    Alla sig. Margherita mi sentirei di rispondere che coloro che ci governano non sono da considerare ciechi e ottusi come potremmo pensare solo perché non vedono le nostre condizioni lavorative e di vita, e non comprendono i nostri bisogni. Essi vedono e comprendono (eccome!), ma non vedono e comprendono le nuove soluzioni perché ancora nessuno gliele ha mostrate.

    Alla sig.ra Veronica rispondo che politici e Confindustria recepiranno senz’altro la portata della proposta di far versare contributi previdenziali agli automi. Questo è certo al 100 per cento, perché siamo sull’orlo della depressione, che non giova né al Governo (che dovrebbe finanziare milioni di casse integrazioni) né a Confindustria (le cui aziende non venderebbero più i propri prodotti).

    Al sig. Don 62 rispondo che i politici possono essere miopi e inconcludenti su faccende che ritengono secondarie rispetto ad altre primarie (come ad esempio, le pensioni ritenute secondarie rispetto all’inflazione e alla guerra). Ma quando l’erario verrà seriamente intaccato per mancanza di gettito fiscale a seguito dell’incremento di disoccupati; quando il Governo avrà difficoltà nel salvaguardare il potere di acquisto dei salari, allora i politici cominceranno a vedere chiaramente e saranno certamente concludenti.

    Alla sig.ra Marzia mi sentirei di dire che prestissimo, man mano che avanza il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, man mano che avanza la digitalizzazione dell’Italia, i politici si renderanno conto che il futuro è diventato presente, e che quindi l’applicazione dell’imposta sugli automi cadrà nel raggio visivo della loro azione.

    Al sig. Giuseppe rispondo che è sempre così: le idee innovative non vengono recepite fino a quando non vengono espresse in termini chiari. Mi sembra, invece, che il sig. Giovanni abbia ben recepito tali idee innovative. E mi fa piacere, perché vuol dire che, almeno nei suoi confronti, quanto ho espresso l’ho espresso in termini chiari.

    1. Sono in parte d’accordo con lei Dr Perfetto nel far pagare le tasse all’uso dei macchinari, ma mi sa che un imprenditore che paga già fior di quattrini per farci lavorare, non sia tanto del parere. Poi bisognava pensarci molto prima a quando le aziende che mettevano in cassa integrazione gli operai con la minaccia di chiudere o trasferirsi all’estero, sono state foraggiate con i ns. soldi e si sono riqualificate mettendo al posto degli operai i robot che sicuramente non scendono in piazza a scioperare.
      Per quanto riguarda i sogni, mi dispiace molto per ciò che le è successo, avrà mangiato pesante, sognare la Fornero è un incubo.
      Saluti

      1. Sig. Valter, in alcuni miei elaborati ho proposto di istituire l’IRAUT (Imposta sul Reddito da lavoro prodotto dagli AUTomi) identico in tutto e per tutto all’IRPEF (Imposta sul Reddito da lavoro prodotto dalle PErsone Fisiche).

        Se l’automa rimpiazza un lavoratore umano, vi è un lavoratore in meno che versa l’IRPEF, e quindi lo Stato perde gettito fiscale (con cui finanziare le pensioni a carattere assistenziale) e perde il l’entrata contributiva (con cui finanziare le pensioni a carattere previdenziale). Inoltre, lo Stato deve farsi carico di versare l’indennità di disoccupazione al lavoratore che è stato rimpiazzato dall’automa.

        Gli obiettivi che lo Stato persegue sono fondamentalmente due: crescita economica e aumento dell’occupazione. Il controllo sull’inflazione rientra nei compiti della Banca centrale.

        Se l’automazione avanza, si può avere crescita economia (aumento del Pil), ma al tempo stesso si ha diminuzione dell’occupazione. Deve quindi necessariamente intervenire lo Stato per equilibrare crescita economica e occupazione. L’intervento dello Stato è: applicare l’IRAUT (Imposta sul Reddito da lavoro prodotto dagli AUTomi).

        La mia idea è davvero molto semplice e la ripeto: i robot versano i contributi con cui si pagano le pensioni di lavoratori che desiderano lasciare il lavoro; le aziende si liberano di eventuali esuberi e di personale che non possiede i requisiti per affrontare la trasformazione digitale attualmente in corso e in tal modo recuperano redditività (riduzione costi); le aziende potranno quindi impiegare i giovani disoccupati che posseggono i requisiti per affrontare la trasformazione digitale attualmente in corso e potranno in tal modo aumentare redditività (aumento profitti) a seguito di maggiori vendite dei propri prodotti e servizi derivanti dai nuovi consumi indotti dai giovani lavoratori.

        L’imposta sugli automi (ma più in generale sulle “macchine intelligenti”) giova quindi sia allo Stato (crescita economica e aumento dell’occupazione) sia alle imprese (maggiore redditività).

        Per quanto riguarda il mio “incubo” (come lo definisce lei, sig. Valter), credo che fosse “un cibo” alquanto leggero che gustavo con la Prof.ssa Fornero.

  19. Potete arrampicarvi sugli specchi come fa il dott. Perfetto, ma la proposta è velleitaria e quindi inattuabile.
    Essa si basa sulla tassazione del processo e non del profitto e pertanto su una quantità non misurabile.
    A meno che voi non stiate pensando al “robot” inteso come macchina, alla Asimov vorrei dire, chi stabilisce e con quale criterio che un processo automatizzato è passibile di tassazione e in che misura?

    Possibile che l'”intellighenzia di sinistra” non sappia pensare altro che a nuove tasse?

    1. Sig. Salvatore (primo), anzitutto voglio dirle che mi fa piacere risentirla, dal momento che da tempo non leggevo un suo commento.

      Lei afferma che mi arrampico sugli specchi. In genere ci si arrampica sugli specchi quando si cerca di giustificarsi. Ma io non debbo affatto giustificare il mio pensiero, perché si regge da solo, senza il mio supporto in termini oratori.

      Il mio pensiero si regge da solo perché è fondato su modelli matematici, di natura sia informatica (Legge di Little, Legge dell’utilizzo, Legge del tempo di risposta) sia di natura economica (Modello keynesiano del Reddito-Spesa, Modello IS-LM, Modello della Domanda e dell’Offerta Aggregata) e, cosa più importante, fondato sull’esperimento.

      Sul giornale online La Repubblica è uscito il 4 maggio 2022 l’articolo dal titolo “In Giappone per riparare la ferrovia usano un robot che sembra un Transformer”. La ferrovia giapponese ha la sigla JR (Japan Railway).

      Nell’articolo si precisa che “L’azienda utilizza questa macchina per i lavori potenzialmente rischiosi per l’uomo”.

      L’articolo continua: “Da un lato vengono ridotti i rischi di cadute dall’alto e folgorazione. Dall’altro c’è il rischio che la forza lavoro subisca un taglio proprio a causa di questi robot: la JR West in futuro punta a tagliare il 30% dei dipendenti che si occupano di queste riparazioni”.

      Quindi, le ferrovie giapponesi sanno che un determinato numero di robot potrà eseguire il 30% del lavoro dei dipendenti. Pertanto, per le ferrovie giapponesi, la quantità di lavoro prodotta dai robot è misurabile: è il 30% della quantità di lavoro prodotta dai dipendenti.

      Lei, sig. Salvatore (primo) pone due questioni interessanti. Prima questione: la tassa si applica al lavoro o al profitto? Se la tassa si applica al lavoro, allora la tassa la paga il lavoratore (IRPEF). Se la tassa si applica al profitto, allora la tassa la paga l’azienda (IRES).

      Diciamo subito che non è l’azienda a pagare la tassa su profitto. Però, potrebbe essere l’azienda a versare i contributi per i robot, così come versa in contributi il 23,81% della retribuzione lorda del lavoratore.

      Ma il robot non è un “lavoratore” nel senso come noi lo intendiamo, quindi il robot non può pagare l’IRPEF (che si applica alle persone fisiche), né per lui il datore di lavoro potrebbe versare in contributi il 23,81% della retribuzione lorda, in quanto il robot non è una lavoratore “persona fisica” e quindi non percepisce alcuna “retribuzione lorda”.

      Veniamo quindi alla seconda questione che lei pone: che “persona” è il robot? È proprio questo il nodo da sciogliere, e dalle informazioni in mio possesso, posso dire che si sta studiando la possibilità di assegnare una terza “personalità” ai robot (la “personalità elettronica”) che dovrebbe aggiungersi alla “personalità fisica” del lavoratore e alla “personalità giuridica” dell’azienda.

      La questione è quindi un po’ più complessa di quanto io stesso la mostri. Occorre definire in che misura il robot è responsabile delle proprie azioni e quindi del proprio lavoro. Qui entrano in gioco i giuristi.

      Nel frattempo che si arrivi a definire la personalità del robot (o comunque di ogni altra macchina “intelligente” in grado di eseguire lavori umani in modo autonomo e aventi uno scopo), io proporrei di applicare la tassa sul profitto realizzato dall’azienda che utilizza i robot (o altre macchine “intelligenti” come le APP) in luogo degli umani, e quindi di far versare tale tassa al produttore, ovvero all’azienda (così come viene fatto con la web tax, la tassa applicata ai servizi digitali). A tal proposito, le posso dire che un progetto di legge sull’applicazione di una “tassa sui robot” (ma viene chiamata in modo differente) è stato presentato nel 2017 al Parlamento italiano. Ma non si è saputo più nulla.

  20. Ottima la proposta, ma secondo voi qualcuno ci ascolterà? Forse si quando si avvicineranno le elezioni e ne faranno un loro cavallo di battaglia per strappare un po’ di voti e poi, una volta eletti, verrà messa da parte e si ritornerà a mungere i soliti noti…

  21. Buongiorno.
    Un poco di polemica non guasta mai!

    Ieri eravamo “entusiasti ” per le legittime, oneste idee del dottor Perfetto e a distanza di una settimana lo siamo stati anche per quelle del dottor Marino.
    Persone titolate senza dubbio, disponibili per il tempo che dedicano a tutti noi.

    Quello che rimane però se per un attimo ci soffermiamo a guardare ai livelli retributivi, ad esempio, quelli dei metalmeccanici è’ che stanno tra i 1.488 e i 2.424 euro lordi mensili in un rapporto teorico, sulla carta, dell’ 1,63% tra chi guadagna di più e chi di meno.
    Questo nonostante siano una categoria di lavoratori coperta da contrattazione nazionale.
    Quello che ci dicono è che un operaio ex 5 livello (oggi C3) dopo che si sarà fatto 43 anni e 1 mese, dai 1.844 Euro avrà raggiunto i 2.000 lordi grazie agli scatti di anzianità.
    In tutto 26.000 annui sempre lordi, se va bene.
    La media statistica nazionale ci dice che questa categoria, di fatto, ne percepisce meno di 23.000.
    Per cosa poi! Per avere una pensione contributiva entro i prossimi dieci anni pari a un massimo del 55% dell’ultimo stipendio; i conti sono li facili da fare, si chiamano pensioni da fame.

    Se poi guardiamo ai commenti dell’articolo di questo sito: “Aumento pensioni di invalidità 2022, ultimi aggiornamenti su invalidi parziali” al momento in cui scrivo sono 72.
    Ma anche alle persone che versano tutti propri contributi e chiedono di separare spesa assistenziale da pensionistica, quando la commissione del Ministero competente dice che la cosa non è fattibile perché ben sa che si dovrebbe agire su: integrazioni al minimo, quattordicesima, reddito e pensione di cittadinanza, assegni sociali, prepensionamenti, la troppa cassa integrazione, invalidità civili, pensioni guerra, assegni familiari, e chi più ne ha più ne metta.
    Come possiamo pensare di risolvere un così ampio problema senza pensare che forse sia anche conseguenza del sistema economico vigente. Certamente delle paghe, per chi fortunato le ha, stabilite in buona parte da competitività, globalismo e delocalizzazione del lavoro.
    Guadagniamo forse ancora troppo; dobbiamo rifare i conti prendendo a paragone un lavoratore cinese o qualche economia similare?

    I conti INPS non quadrano, non siamo certo esperti economisti, usiamo solo la tastiera e ci hanno convinto che il calcolo retributivo era sbagliato, che s’impone di ridurre le pensioni dopo una dormita sindacale che dagli anni 90 perdura ancora mentre, lentamente, le stanno rendendo totalmente contributive.

    Non basteranno le tasse sui robot, mentre alcune idee di certo non passeranno perché col ditino presto non ci indicheranno più la luna ma spread che già monta come la panna in questo assurdo periodo di guerra.
    Intanto date loro le liquidazioni, servono i fondi pensione … ma ci hanno mai dato delle garanzie!

  22. La proposta sembrerebbe sensata (come molte altre già citate), ma sarebbe utile avere anche un commento da parte di chi dovrebbe poi pagare la tassa (Confindustria).
    Se anche Loro la reputassero fattibile (magari indicando dei valori ritenuti equi), vorrei proprio vedere cosa potrebbero dire i nostri POLITICI per non realizzarla ……

  23. Come ho già detto tante volte i soldi ci sono se si ragiona in termini contributivi. Gli ultrasessantenni disoccupati sono un emergenza e non possono più aspettare.
    Se poi vogliono abolire anche il RDC, unica misera forma di entrata, meglio morire.
    Evidentemente a Roma non si rendono conto che siamo 5 milioni di poveri. Nemmeno l’opposizione, costituita solo da Fratelli d’Italia, che vorrebbe abolire RDC , senza una valida alternativa. Faccio appello a tutti, inoltre, che si facciano carico, in primis Dott. Perfetto e Dott. Marino, di sensibilizzare chi di dovere per la parificazione tra INPS e Casse private obbligatorie. Che siano pro quota in tutto, anche per le eventuali pensioni anticipate.
    Discriminazione incomprensibile e penalizzante. Grazie e diamoci dentro.
    Se ci si crede si fa.

    1. Che belle idee
      Ma dove viviamo?
      Nelle favole?
      Ho 63 anni e faccio il lavoro notturno, a febbraio 2023 posso andare in pensione.
      Solo c’è un piccolo problema.
      Adesso il mio stipendio gira attorno a 1.100 euro mensili
      Quando andrò in pensione avrò 336 euro / non devo preoccuparmi perché la mia pensione arriverà a 524 euro, la differenza pagherà lo Stato/
      Grazie mille
      La mia vecchia sarà serena, perché brevissima. Impossibile vivere con la minima pensione.
      Grazie e ancora grazie

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