Riforma pensioni 2024, Le ultime novità al 20 febbraio

Riforma pensioni, il dibattito continua ad essere acceso, sono moltissimi i commenti che sono stati rilasciati sul nostro portale a seguito della proposta riforma previdenziale a firma Perfetto-Armiliato-Gibbin, una controriforma Fornero che prova ad aprire a nuovi orizzonti, ad una visione lungimirante anche a seguito dei cambiamenti epocali che il mondo del lavoro sta attraversando. Mondo in cui l’IA ed i Robot sempre più andranno a sostituire forza umana, ed è per questo che la proposta parte dall’idea di tassare e far versare i contributi ai robot, unico modo per poter sopperire alla mancanza di risorse dovuto ad un calo oggettivo della forza lavoro, per ovviare alla denatalità, ed evitare di continuare ad innalzare l’età di accesso alla pensione. Per molti una proposta ottima dal punto di vista dei contenuti ma di difficile realizzazione, per altri una proposta da sottoporre alle parti sociali ed al Governo, per altri ancora di pregio ma che solleva dubbi. Ed è proprio a questi dubbi che cerca di dare risposta il Dott Gibbin, che ha redatto un documento che ha diviso per macroargomenti, raccogliendo le domande, al fine di poter dare risposte esaustive alle richieste di delucidazioni. L’ennesimo lavoro pregevole che abbiamo deciso di pubblicare in due parti, la prima oggi, la seconda nella giornata di domani, al fine di poter dare risposta a tutti coloro che si sono prestati in modo costruttivo ed hanno deciso di lasciare una loro considerazione a seguito della lettura della proposta.  La parola a Gibbin che cercherà di rispondere nel modo più semplice, ma allo stesso tempo esaustivo alle varie perplessità emerse.

Riforma pensioni, una sintesi dei dubbi emersi sulla controriforma: risponde Gibbin

“Se dovessi fare una sintesi di quanto emerso:

  1. nessuno di voi ha messo in discussione la validità del concetto di tassare il lavoro degli automi (Robot e AI), ritenendo la proposta eticamente e ‘logicamente’ giusta e socialmente corretta.
  2. Sono invece emerse perplessità e sfiducia sulla possibilità/probabilità di applicazione di una nuova legge basata su questi presupposti nell’attuale scenario politico-economico-sociale del nostro Paese.

Ebbene, sin dall’inizio della nostra iniziativa eravamo consci e consapevoli delle difficoltà che avremmo incontrato nel proporre una simile riforma di rottura con il passato ed allo stesso tempo così lungimirante per durare nel tempo.

Direi che sono concetti davvero innovativi, che non riguardano solo la previdenza sociale, ma anche un riequilibrio del modello di vita sociale del futuro. Come tutte le riforme innovative sarà divisiva e si giocherà su diversi campi di battaglia, da quello sindacale e politico, a quello economico-finanziario, a quello mediatico. Cercherò di rispondere alle questioni emerse

Lettori: La riforma presentata é eccessivamente sintetica, solleva dubbi sulla realizzazione, dovreste andare maggiormente nel dettaglio per farci capire

Per questioni di riservatezza e correttezza verso gli interlocutori istituzionali della nostra Proposta, abbiamo ritenuto opportuno non condividere in questo momento tutto il dettaglio dei contenuti della proposta. Questo anche perché è molto probabile che essa verrà ulteriormente implementata alla luce delle considerazioni che emergeranno dagli incontri. Inoltre, come già anticipato dal dott. Perfetto, sarà necessario elaborare scenari con dati statistici reali per fare le opportune proiezioni economiche, che ne confermino l’applicabilità economica

Lettori: Perché avete deciso di adoperarvi così tanto per una proposta di riforma previdenziale se siete in pensione o in procinto di andarci, a che pro?

Sia io che il dottor Perfetto  ‘portiamo il cappello sulla trequarti’ (è una espressione che richiama la similitudine con le quattro stagioni, ovvero primavera-estate-autunno-inverno, quindi a tre quarti siamo nel periodo autunnale della nostra vita), ovvero non siamo più giovanissimi, e probabilmente i benefici di questa riforma non riusciremo a goderli pienamente. Ma a maggior ragione, siamo proprio noi che abbiamo lasciato andare i nostri diritti pensionistici fino ad arrivare a questa situazione (di cui tutti voi continuamente vi lamentate con i vostri commenti sul sito), proprio da noi deve arrivare la scossa e l’impegno per cambiare le cose. Noi, perché abbiamo maturato l’esperienza necessaria e solo noi possiamo trovare la soluzione. Lo dobbiamo ai lavoratori che non sanno se avranno una pensione, lo dobbiamo alle nuove generazioni, ai nostri figli, ai nostri nipoti.

Quindi pensare in modo individualista ed egoistico, auspicando il mantenimento a vita della Fornero, o che niente cambi (o peggiori), come ho letto in qualche commento, la ritengo la politica dello struzzo che mette la testa sotto la sabbia. Operai, impiegati, dirigenti, commercianti, statali e settore pubblico, nessuno potrà evitare la rivoluzione sociale derivante dall’inesorabile progressivo utilizzo dei robot e intelligenza artificiale nella sostituzione delle mansioni umane

Lettori: Non é una porposta di facile realizzazione, anche fosse ben accolta la strada sarà dura ed in salita

Sappiamo che dovremo superare molti scogli e tempeste per arrivare all’approdo, ma questo non ci spaventa perché siamo consapevoli che siamo nel ‘giusto’, e se c’è una cosa che la storia ci ha insegnato è che la cosa ‘giusta’ arriva sempre ad imporsi.

Se ben ci pensate le scelte epocali della nostra generazione hanno sempre preso la giusta via del cambiamento e del rinnovamento.

Gli stessi dubbi o perplessità che oggi sento sollevare sulla tassazione dei robot, erano gli stessi discorsi apocalittici di chi non voleva la Repubblica, il voto delle donne, legge sul divorzio, l’aborto, il diritto all’istruzione, il diritto alla salute. Potreste ora immaginare una società civile senza questi diritti?

Lettori: Ci sta spendersi per il Diritto al lavoro, ma quale lavoro, oggi é sempre più difficile entrare nel mondo del lavoro per i giovani e per noi, vista la crisi ed i tagli e l’ingresso proprio dell’IA, restarci fino al raggiungimento dei requisiti pensionistici che slittano sempre più avanti

“Quello che vorremmo cambiare oggi con la proposta di riforma è il concetto di diritto al lavoro!

Dato che è impensabile fermare il progresso, come potremo in futuro garantire il diritto al lavoro? (ricordiamo che è anche un diritto costituzionale)?

Nel il nostro futuro dovremo imparare a collaborare con gli automi; avremo quindi una vita dove lavoreremo per meno anni e con un impegno di tempo diverso da ora; quindi dovremmo ripensare al significato dell’articolo della costituzione che garantisce il ‘diritto al lavoro’ modificando in qualcosa del tipo  ‘La società moderna si basa sul diritto dei cittadini a lavorare in modo equo e vivere in modo dignitoso a tutte le età’

Lettori: Tutto bellissimo, ma é sostenibile questa riforma a dispetto delle altre?

Dai nostri calcoli, basati su dati realistici non ufficiali, sulla verifica preliminare della sostenibilità anche economica della nostra proposta, si evidenzia che il gettito generato per lo Stato che potrà coprire ampiamente i costi dei pensionamenti.

Naturalmente le nostre stime dovranno validate da esperti e specialisti su un base dati reale, che ne confermi la validità.

Questo è molto importante, poiché l’aspetto del positivo saldo economico, sarà un ‘passe-partout’ per vincere molte possibili resistenze da parte degli oppositori alla riforma.

La riforma si basa su un equilibrio di reciproca convenienza per tutte le controparti interessate; quindi, sono   previste non solo imposte ma anche incentivi e penali.

Inoltre, negli algoritmi di calcolo dell’imposta sono presenti dei coefficienti che incidono sull’intensità del valore dell’imposta e che possono essere utilizzati dal Governo per calibrare il valore dell’imposta nel tempo a seconda delle necessità dell’economia. 

L’equilibrio economico dell’entrata in vigore della riforma. sarà un tema di dibattito con le controparti per evitare di avere uno ‘scalone’ tra la precedente e nuova riforma con conseguente esorbitante impatto economico.

Lettori: Non funzionerà il Confronto con imprenditori e Confindustria, a loro la vostra riforma non conviene, perché dovrebbero ridurre forza lavoro con i robot e poi versare i contributi al loro posto se il fine era proprio tagliare le risorse?

Ho letto scetticismo sul confronto con le Associazioni di Impresari e Confindustria.

Ma, guardate che gli imprenditori hanno già risolto da tempo il loro problema esistenziale, e probabilmente lo hanno già assicurato anche ai loro figli e nipoti. Quindi è evidente che inizialmente si opporranno all’introduzione di una nuova imposta, ma alla fine è loro interesse mantenere l’equilibrio dello stato sociale; cosa volete che sia pagare qualche decina di migliaia di euro in più per le loro aziende, a fronte di piani finanziari decine di volte superiori?

Cosa pensate che preferisca l’imprenditore tra una situazione generale di tensione, tumulti, scioperi generali, rapporti conflittuali all’interno delle proprie aziende e una condizione di pace ed equilibrio sociale, ove i propri clienti o consumatori continuino a comprare i prodotti o servizi che mette in vendita?

Lettori: Se questa rifirma verrà attuata solo in Italia, gli imprenditori ‘scapperanno’ all’estero per ovviare alla tassa sui robot, e perché biasimarli?

Giustamente qualcuno ha fatto notare che introdurre una simile proposta andrebbe applicato non tanto in Italia, ma quantomeno a livello europeo se non globale.

Dato che il progresso e la tecnologia non ha confini, siamo fermamente convinti che i concetti della nostra proposta diventeranno Universali; saranno così innovativi e dirompenti che si espanderanno a livello internazionale in modo molto più veloce dei tempi in cui riusciremo a discuterla ed applicarla in Italia. Le idee viaggiano molto più velocemente delle azioni. Se non viaggeranno con le loro gambe qualcuno le tradurrà in altre lingue per farle arrivare ovunque, in tutti i paesi d’Europa, nei paesi dell’est, in sud America, in Asia, anche in Cina dove il problema di far lavorare un miliardo di persone sarà drammatico. Sarà solo una questione di tempo.

Se una persona non lavora, non guadagna, se non guadagna non mangia, se non mangia muore o fa la rivoluzione. Questo vale per tutti i popoli del mondo e non ci sono confini che possano limitarlo.

Qualcuno di voi in un suo commento invocava la Rivoluzione francese, ma questa riforma sarà molto di più della Rivoluzione francese poiché avrà un impatto globale

Ringraziamo il Dott. Gibbin per essersi prestato a redigere un’elaborato sui tanti dubbi emersi, domani verrà pubblicata la seconda parte in cui si procederà a dare specifiche aggiuntive rispondendo ad altri commenti lasciati dai lettori. Ne approfittiamo anche per ringraziare il Dott. Claudio Maria Perfetto, firmatario a sua volta della proposta, per aver invece dedicato tantissimo tempo direttamente sul sito a rispondere ai vari commenti lasciati dai lettori e ringraziamo anche tutti quei lettori che hanno espresso con una critica costruttiva un dubbio o una perplessità perché grazie a loro gli stessi autori della riforma possono sondare le prime reazioni e prepararsi ancor meglio poi al confronto con sindacati e Governo.

Se avete dunque ulteriori domande non esitate a scrivere nella sezione commenti del sito. A domani per la seconda parte.

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33 commenti su “Riforma pensioni 2024, Le ultime novità al 20 febbraio

  1. Vorrei ringraziare personalmente e a nome del sito, il Dott Perfetto per la cospicua donazione effettuata. Ne approfitto per ricordare che il sito è fruibile gratuitamente per tutti, ma le donazione sono importanti per sostenerci, quindi chi apprezzasse il nostro lavoro ed avesse modo di donare può farlo come ha fatto il Dott Perfetto, cliccando sul tasto “dona ora” presente dopo i commenti, che indica questa procedura, ossia basta cliccare sul link: https://paypal.me/ericavenditti e digitare la cifra che ritenete più consona. Ogni donazione é importante.

    1. Dott. Rodinò, il lavoro che la Redazione di Pensionipertutti svolge per conto dei suoi lettori è duplice, in quanto, se da un lato li mantiene informati sulle tematiche previdenziali, dall’altro dà voce alle loro riflessioni che altrimenti rimarrebbero inascoltate.

      Tra queste voci c’è anche la mia. E per il solo fatto di occupare uno spazio web che comunque comporta oneri finanziari per la sua gestione, mi sono sentito in dovere, ma anche con grande piacere, di contribuire finanziariamente alla gestione del sito Pensionipertutti.

      Claudio Maria Perfetto

    1. Sig. Mrco (Marco?),
      il dossier con tutta la documentazione completa è in fase di preparazione e a breve verrà consegnato ai Sindacati per consentire loro di prendere piena visione della proposta di riforma del sistema previdenziale.

      Credo che la redazione di pensionipertutti.it potrà dare riscontro della risposta.

      Grazie
      Maurizio

  2. Sembra quasi che tutte le proposte siano indirizzate a Noi, con lo scopo di tranquillizarci e farci credere che poi ci sara’ un futuro mugliore…. e intanto continua la distruzione come da almeno 30 anni a quesya parte….

    1. Gent. Sig. Max,
      abbiamo deciso di pubblicare e condividere in anteprima una breve sintesi della nostra iniziativa, poiché siete tutti attenti frequentatori di questo sito e molto sensibili all’argomento: ma i veri destinatari saranno, in prima battuta i sindacati, augurandoci che l’argomento susciti interesse e possa essere portato anche su altri tavoli.

      Approfitto per ringraziare tutta la Redazione per aver concesso grande spazio e visibilità al nostro lavoro.

      Maurizio

  3. Sicuramente pensieri e visioni di alto valore.
    Visto quanta attenzione i politici hanno dedicato alle varie proposte apparse per mesi e mesi su questo sito e altri siti di rilevanza, cercando di, non dico coinvolgere ma almeno ascoltare i proponenti credo proprio che continueranno a fare come hanno sempre fatto.
    A fine 2024 ( circa il 28 dicembre ) allungheranno finestre, ridurranno indici, cambieranno tabelle e tireranno le somme con altri milioni risparmiati sulle pensioni, lasciando la questione a quelli che verranno dopo.
    Quello sanno fare bene e quello porta via loro molto meno tempo.

    1. Gent. Alessandro,
      la ringrazio per l’apprezzamento al nostro lavoro.

      Capisco la sua sfiducia nei politici, ma non potranno andare avanti per sempre a fare tagli e penalizzazioni.

      Con la nostra proposta di riforma previdenziale, ci siamo posti l’obiettivo di affrontare l’argomento in modo serio, concreto, competente e innovativo.
      Su queste basi credo sia difficile ignorarlo.

      Anche se non vorranno lavorarci per renderlo attuativo, lascerà una traccia indelebile nel loro modo di vedere e pensare al futuro.
      Faccia il tifo per noi!

  4. Condivido da sempre ogni proposta sensata.Questa mi pare fin troppo sensata e ringrazio chi ha avuto la lucidità mentale e intellettuale di escogitarla.Ma di proposte sensate ne ho lette molte e purtroppo nessuna è andata a buon fine.Speriamo che almeno questa sia volta dagli organi competenti.”DUBITO”.Fac59

    1. Fac59, nel suo commento è tutto condivisibile, tranne l’ultima parola ‘DUBITO’.

      Mi rivolgo non solo a lei, ma a tutti i lettori che per condividendo e apprezzando la proposta, sono scettici e sconfortati delle esperienze passate.

      Se ritenete sensata e condivisibile la nostra proposta, aiutateci facendovi messaggeri e ambasciatori di questa proposta!

      Parlatene! parlatene ai vostri colleghi, ai famigliari, amici, conoscenti.
      Parlatene al bar, al lavoro, a casa o in qualsiasi altra occasione vi dovesse capitare.

      Forse sarà solo una goccia, ma è pur sempre vero che anche il mare formato di gocce.

      Sosteneteci!

      Grazie.

  5. Questa proposta riguarda solo le PMI o anche altre attività? mi riesce difficile immaginare attualmente l’applicazione dell’IA in un bar/ristorante/negozio, piuttosto che in una corsia di ospedale o RSA, o alle Poste. Inoltre anche se un robot mi costruisce un macchinario, servirà qualcuno che lo progetti, che lo programmi, che controlli il prodotto finale, che faccia manutenzione, che venda il prodotto, che lo pubblicizzi, che faccia postaasistenza, che istruisca la gente all’uso. Forse serviranno tante altre figure specializzate (che attualmente non esistono) che potrebbe forse risultare non necessario tassare i robot. Grazie e saluti

    1. Riguarda tutti, suppongo.
      La possibile perdita di posti di lavoro è in particolare rivolta alle persone meno istruite, ma contempla anche i Laureati e la necessità di predisporre continui aggiornamenti professionali per chi vi sarà coinvolto.
      E solo questione di tempo 5,10, 20 anni…. ma arriverà.

    2. Sig. Anna, come ha già correttamente precisato il sig. Wal in risposta al suo commento, la Proposta di Riforma Previdenziale riguarda tutti, riguarda l’intera nostra società.

      Il nostro documento di sintesi di 8 pagine (che accompagna il nostro documento di 50 pagine) si apre con uno schema la cui prima voce è “Oggetto” e la seconda voce è “Princìpi”.

      Alla voce ““Princìpi” è riportato:

      • “Fare le cose che sono socialmente giuste fare”;
      • “Uguali trattamenti tra uomini e donne, pubblico e privato, dipendenti e autonomi”.

      Sono Princìpi di portata generale, dai quali discendono, qualora Robot e AI intervengano nelle attività umane alla pari degli esseri umani, le seguenti applicazioni:

      • sono coinvolte le piccole, le medie, le grandi imprese e le Istituzioni (bar, ristoranti, negozi, ospedali, RSA, Poste, Banche, Assicurazioni, Automobili, Acciaierie, Trasporti, Energia, Telecomunicazioni, Edilizia, Giornali, Agenzia delle Entrate, INPS, Ministeri, Amazon, Facebook, Google, Linkedin, Twitter-X, Tik-Tok, Borsa, insomma, tutte le Organizzazioni che utilizzano Robot, assistenti virtuali, assistenti digitali, AI).

      Lei ha perfettamente ragione, e approvo al 100 per cento, la sua seguente e intelligente (da intendersi nel significato etimologico del verbo latino “intellĕgere” che significa “giungere a percepire”) affermazione che riporto integralmente perché riflette in pieno il nostro pensiero:

      “Inoltre anche se un robot mi costruisce un macchinario, servirà qualcuno che lo progetti, che lo programmi, che controlli il prodotto finale, che faccia manutenzione, che venda il prodotto, che lo pubblicizzi, che faccia postaasistenza, che istruisca la gente all’uso. Forse serviranno tante altre figure specializzate (che attualmente non esistono) che potrebbe forse risultare non necessario tassare i robot.”

      L’IRAUT serve proprio a raccordare la velocità di espansione dell’impiego di Robotica e AI con la velocità di creazione delle future professionalità di cui lei parla, sig. Anna, poiché, come osserva anche il sig. Wal, c’è il rischio più che concreto che la velocità con cui i Robot distruggano i posti di lavoro sia maggiore della velocità con cui verranno creati nuovi posti di lavoro (e qui, io credo, siamo ben lontani dalla “distruzione creatrice” di cui parla l’economista Joseph Schumpeter, dal momento che si tratterebbe solo di “distruzione” senza “creazione”).

      Infine, dopo aver creato le nuove figure professionali in grado di fare tutto quello che lei, sig. Anna, ha descritto, l’imposta sui Robot e AI potrà essere rimossa come lo è stato per l’imposta ICI sulla prima casa.

    3. Gent.ma Sig.ra Anna,
      ai commenti che le sono già giunti alla sua domanda, vorrei aggiungere un paio semplici esempi che anche lei potrà constatare.

      Le sarà capitato di vedere all’uscita di un supermercato una barriera con una ventina di casse per i conteggi e il pagamento. Avrà notato che spesso solo la metà di queste casse è aperta con la cassiera/e. E da qualche anno le sarà capitato di notare anche che sempre più spesso all’entrata del supermercato ci sono gentili signorine/i che ti invitano ad utilizzare dei lettori di prezzi in modo che non dovrai fare la coda all’uscita.
      Questi grandi marchi della distribuzione, stanno spingendo all’uso di tecnologie sempre più evolute, che includeranno l’intelligenza artificiale, e che in futuro ti consiglieranno cosa e quanto acquistare e i tuoi prodotti preferiti poiché avranno ‘profilato’ i tuoi comportamenti e ‘desideri’ d’acquisto; non servirà che tu inserisca il tuo ‘nome o codice’ poiché sarai ‘ricononosciuto’ da telecamere con lettori visuali all’entrata.
      A loro poco importa se sono aziende ‘straprofittevoli’ e che tra qualche anno, quando l’uso dei lettori prezzi sarà diffuso alla maggior parte dei clienti, licenzieranno tutte le cassiere/i.
      Il secondo esempio che vorrei descriverle è quello delle banche, dove il processo di digitalizzazione del business è molto più avanti, ma se ne parla poco poiché si possono permettere di mandare in prepensionamento i loro dipendenti (non più necessari) pagandogli 5-6 anni purché stiano a casa.
      Avrà notato come ormai ci siano sempre meno agenzie bancarie sul territorio, e che le poche che rimangono all’interno abbiano uno o due addetti, per i quali è ben specificato da cartelli, “non rivolgetevi al personale, se volete prelevare, pagare le bollette o altro, utilizzate le casse automatiche”. Alcune di queste sono già gestite senza la presenza di dipendenti (umani). Quindi già ora sono completamente automatizzate, e presto arriveremo a chiedere consigli e ad affidare i nostri risparmi agli automi.
      Ci sarebbero molti altri esempi, dalle barriere dell’autostrada, ai distributori di biglietti dell’autobus, call canter e uffici prenotazioni-accettazione con automi come risponditori, ecc.
      E’ il progresso che avanza al quale non possiamo porre alcuna barriera o limite.
      Limiti no, ma una tassa su chi ci sta guadagnando miliardi speculando sulle nostre teste forse si! Le assicuro, quelli sono molto, molto …. ‘umani’.
      Cordialmente

  6. Ho partecipato volentieri al dibattito in precedenza e ancora una volta, cerco di porre dei quesiti costruttivi.Lei sottolinea che non ci sono ancora calcoli precisi sui costi di questa riforma per l ‘INPS.Leggevo in passato, che solo il passaggio a quota 41 per tutti costava in aggiunta all’ INPS circa quattro miliardi di euro all’anno.La Vs proposta va ben oltre quota 41 per tutti perché enuclea vari punti con spese aggiuntive rispetto all’attuale situazione.Non voglio fare ipotesi strampalate, ma sappiamo che il gettito annuale Ires che pagano le imprese è di 25 miliardi circa.Ne consegue che il gettito IRAUT annuo dovrà essere sicuramente superiore a quello IRES.A mio parere, se solo quota 41 per tutti vale 4 miliardi all’anno per poi crescere, non sono distante dalla realtà se dico che per coprire tutti i punti di questa riforma siamo ad almeno 40 miliardi in più all’anno. Quindi il gettito derivante dall’IRAUT dovrà essere molto elevato.In ogni caso, a parte i miei conti che sono farti senza presunzione di essere preciso ma solo per dare un idea, se non piazzate anche un ipotesi di costo è chiaro che molti rimangono scettici.Dovreste integrare al più presto anche le ipotesi economiche per il bilancio dello stato.

    App

    1. Sig. Nicola, un vecchio adagio dice di non fare il passo più lungo della gamba.

      Io dico, invece, di fare il passo più lungo della gamba. E questo, a me pare, noi l’abbiamo fatto.

      Noi chiediamo ai Sindacati, al Governo, alle Imprese, di fare il passo più lungo della gamba.

      So che i Sindacati lottano al meglio delle loro possibilità per sostenere le istanze di lavoratori e pensionati.

      Riconosco che il Governo studia, si ravvede e rivede i calcoli per far funzionare al meglio la macchina dello Stato.

      Sono consapevole che le Imprese fanno del loro meglio per essere competitive sul mercato per non chiudere i battenti.

      Ma so anche che tutto questo non basta.

      Non basta nella nostra economia che è una “economia digitale”. Non basta nella nostra società che si sta trasformando in “società digitale”.

      Ed è qui che siamo noi a chiedere ai Sindacati, al Governo e alle Imprese di allungare il passo come l’abbiamo allungato noi, e di darci una mano a calcolare il giusto valore dell’IRAUT in modo da coprire il numero di pensioni che potrebbero essere richieste dai lavoratori e lavoratrici.

      Utilizzando il nostro simulatore basato su fogli excel, abbiamo individuato un valore per l’IRAUT che potrebbe non essere sufficiente a coprire il fabbisogno per il pagamento del numero di pensioni che verranno stimate. Ma, come diceva un mio Responsabile, meglio avere un numero che, per quanto impreciso possa essere, ci metta in grado di poterlo correggere, piuttosto che non avere nessun numero.

      AL momento il Governo non fa il passo più lungo della gamba e ragiona così: questa è la cifra che possiamo spendere, e dunque questi sono gli importi pensionistici che possiamo pagare.

      Vorremmo che il Governo facesse il passo più lungo della gamba e che ragionasse così: questi sono gli importi pensionistici che ci aspettiamo di dover pagare per rendere le imprese competitive nella società digitale, e dunque questa è l’IRAUT che dovremmo applicare alle imprese.

      1. Buongiorno,
        Sul tema che coinvolge anche le Pensioni Integrative, partendo dal presupposto che le “assicurazioni” possano aver avuto origine dapprima nel mondo privato e successivamente nel pubblico e, nonostante in fatto di pensioni o di conti dello Stato, osservo che siamo passati nei decenni attraverso governi politici e tecnici di alto profilo, che tra entrate e uscite di suoi dipendenti verso vertici istituzionali Nazionali/Sovrannazionali e, soprattutto, di Banche internazionali; ora parliamo di picconare qualcosa di nostro per costruire un qualcosa in mano di altri.
        Parliamo dello smantellamento se non del sistema pensionistico di uno Stato, l’INPS, della necessità o obbligatorietà di aderire al mondo dei Fondi Pensioni PRIVATI dirottandovi parte delle nostre contribuzioni.

        Ciò detto, mi verrebbe da chiedere:
        Ma se eravamo veramente circondati da “illuminati“ economisti perché non lo hanno saputo dimostrare quando erano servitori di uno Stato.

        Per poi guardare alle Pensioni Integrative e domandarsi se ideale sia il metodo olandese proposto, quello svedese o altro ancora, a mio parere, cambia poco.
        Perché mentre qui noi ora parliamo di AI non è che prima o poi ci diranno che potremo anche ovviare alle Banche Centrali?

        M. Friedman, premio nobel per l’economia, era favorevole a una “rivoluzionaria idea”, quale quella di sostituire la Banca centrale (Fed) con un computer!
        Computer col quale si sarebbero potuti stampare una quantità SPECIFICA di dollari cartacei per aumentare l’offerta di moneta ogni qualvolta, “il robot”, lo avesse ritenuto necessario!
        Battuta a parte (ma ne era uscito un articolo negli anni 2000 o giù di li).

        Se, più seriamente, ci soffermiamo sui numeri reali, guardando a quelli del nostro debito (150% del PIL) di cui le istituzioni Europee ci chiedono conto; un PIL che arrotondato in difetto è a circa 2 mila miliardi. Oppure anche se prendiamo a paragone, per ordine di grandezza, quello americano di circa 20 mila miliardi, (di euro o dollari cambia poco).
        Per poi soffermare lo sguardo alla: “Ricchezza Speculativa”nel mondo, la dove finiscono anche i miei, i nostri amati FONDI PENSIONE, la Rete ci dice trattarsi di 2,2 milioni di miliardi di dollari.

        Concludendo, ma noi e in particolare chi si ritrova con le “paghe orarie basse”come dice il signor Nicola, dovremmo fiduciosamente affidare a loro i versamenti, una parte del ricavato del lavoro e, nel contempo, magari dubitare di una ipotetica “IRAUT” estratta dal LAVORO affidato a dei “Robot”, quando siamo da tempo tutti circondati da un mondo di SCOMMESSE finanziarie ROBOTICHE.
        L’anno 2008 non ricorda nulla!

        Ps. Le notizie e le cifre che girano riguardo la AI oscillano tra una possibilità di perdita di posti di lavoro variabile tra il 10% e il 47% specialmente tra le persone meno istruite.
        In Germania, pare, sia disponibile una applicazione dalla quale si potrebbe ipotizzare la percentuale di rischio di perdita di Lavoro da AI per singola tipologia di lavoro.

        Speriamo solo che sia “Fanta-scienza” nel frattempo avanti con pensare di far divenire realtà la attuale (FANTA-RAUT” Saluti.

        1. Sig. Wal, se lei legge quanto ho scritto sulle pensioni integrative come proposta di modifica in un precedente articolo ricevendo i complimenti del Dott.Perfetto, vedrà che sono proprio indirizzate a temperate le storture del sistema.E poi se legge bene la mia proposta, ho escluso fondi pensioni bancari e assicurativi, ma solo quelli creati da imprese e sindacati.Vogliamo almeno fidarci dei sindacati Sig.Wal? Alternative non ne vedi.

          1. Il problema che pongo è che alla fine la colpa è sempre di qualcun altro, in questo caso è dei lavoratori.
            Quando ben sappiamo che il paese lo hanno governato pure quelli “bravi”; quelli che solitamente vendono a prezzi di saldo il bene di tutti.
            Le esigue cifre che ho riportato, spariscono di fronte a quelle dovute alla speculazione finanziaria quasi a dimostrare che lavorare serve a poco.
            Il risultato è stato che se al 2011 uno poteva pensare di pensionarsi con l’80% di uno stipendio mediato sugli ultimi 10 anni; oggi questo sta scemando verso il 50, eppure, nel frattempo, ci auto illudiamo che la salvezza stia nelle pensioni integrative.

            Riguardo poi ai Fondi, che siano aperti o chiusi poco cambia perché tutti si appoggiano comunque al mercato della finanza dove i guadagni sono di pochi e i debiti quando arrivano finiscono sulle spalle dei molti.
            Ciò che io contesto nella base del ragionamento è l’aver assodato che lo Stato ha abdicato, riducendoci a popolo non sovrano ma schiavo se non della gleba del mercato, sia da giovani sia da anziani.
            Siamo da anni stabilmente in crisi; più Stato meno mercato.
            Saluti

          2. Guardi Sig. Wal, non voglio fare l’avvocato dei fondi pensione, ma siccome cerco di essere pratico, ho la fortuna o caso di conoscere amici e conoscenti che si sono trasferiti con la famiglia in paesi come Olanda e Svezia dove il mix pensione pubblica e integrativa è un fatto orma assodato da vent’anni.Ebbene, nessuno di questi rimpiange l’Italia.Certo non ci sono solo le pensioni, c’è uno stato sociale che funziona.Pensare che sia sempre lo stato keynesiano a risolvere tutti i problemi è un illusione.Ho visto che lei cita articoli : consiglio anch’io una lettura interessante, l’illusione keynesiana di M.C.Escher.”.Questo per dire che Keynes aveva ragione, ma anche Escher poteva aver ragione e qualche economista chea la pensa diversamente può aver ragione.L’ecomomia non è una scienza esatta ma approssimativa grazie alle statistiche.In sintesi, forse come in tante cose ci vuole il mix giusto e forse si può tradurre anche nel mondo delle pensioni.Saluti.

        2. Sig. Wal, lei afferma testualmente “M. Friedman, premio nobel per l’economia, era favorevole a una “rivoluzionaria idea”, quale quella di sostituire la Banca centrale (Fed) con un computer!”.

          Come riportato nell’articolo di Deroy Murdock dell’8 dicembre 1999 sulla pagina web del Cato Institute (un think tank statunitense di orientamento libertario), l’economista liberista Premio Nobel Milton Friedman rilascia un’intervista nella quale afferma: “Noi non abbiamo bisogno della FED. Da molti anni sono favorevole alla sostituzione della Fed con un computer”.
          (https ://www. cato.org/commentary/milton-rose-friedman-offer-radical-ideas-21st-century#)

          Non saprei dire se Milton Friedman fosse davvero convinto della sua affermazione, oppure avesse semplicemente lanciato una provocazione perché magari non era d’accordo su come la Banca Centrale Americana (la FED, per l’appunto) stesse gestendo la Politica Monetaria.

          Tuttavia, io ho avuto modo di provare sperimentalmente l’affermazione di Milton Friedman: un computer può davvero sostituire la Banca Centrale (e qualsiasi altra banca in generale).

          Nel mio libro “L’economista in camice” pubblicato da Aracne Editrice in febbraio 2019 (https ://www. aracne-editrice.it/index.php/pubblicazione.html?item=9788825521825), al paragrafo 6.4.2 intitolato “La produzione dei servizi informatici: il mainframe nel ruolo di ‘banca’”, riportando dati numerici informatici corrispondenti a grandezze economiche, e sulla base di dati sperimentali, a pag. 101 affermo testualmente: ‘la quantità di moneta digitale può espandersi solo a fronte dell’espansione della capacità produttiva, ovvero del capitale. Ora appare chiaro qual è il secondo ruolo del mainframe dopo quello di impresa. È il ruolo di “banca”: le service unit globali costituiscono il “depisto di moneta digitale”’. Il mainframe, nel ruolo di banca artificiale, gestisce domanda e offerta di moneta digitale, in base al tasso di interesse ovvero al tasso di utilizzo delle risorse impiegate nella produzione delle transazioni elettroniche.

          Lo schema che mostra il computer nel duplice ruolo di “impresa artificiale” e di “banca artificiale” lo si vede al seguente link: https:// drive.google.com /file/d/1UG78kZc_q_SXS9mk-Glitar-zIFCZaUa/view

          Al fine di evitare di essere preso per “visionario” nel senso negativo del termine, o di uno che scrive romanzi di fantascienza a fumetti per mettere paura alla gente, mi corre l’obbligo di precisare che quello che dico può essere verificato da chiunque voglia prendersi la briga di farlo: Banca d’Italia, Intesasanpaolo, Unicredit, Generali, IBM, INPS, che hanno tutti il loro CED dotati di computer IBM della classe mainframe gestito dal sistema operativo IBM z/OS.

          La impresa artificiale e la banca artificiale sono in grado di pilotare tanto la produzione di un Centro di Elaborazione Dati quanto la produzione della Nazione (in quanto ho dimostrato con modelli matematici che un CED è equivalente alla Nazione e quindi che una Nazione digitale è equivalente ad un CED, prototipo di Nazione digitale), mantenendo in equilibrio dinamico e automatizzato domanda e offerta di beni, domanda e offerta di moneta, domanda e offerta di lavoro in accordo con gli obiettivi di produzione che vengono stabiliti dal management del CED o dal Governo di una Nazione.

          Se il Governo decidesse di affidarsi all’Intelligenza Artificiale per guidare la Nazione (ricordiamo che l’Intelligenza Artificiale sta facendo il suo ingresso nel Parlamento italiano per aiutare i parlamentari a legiferare), avremmo una “macchina di governo®” (marchio registrato da Claudio Maria Perfetto) in piena regola.

          Sig. Wal, credo proprio che ancora nessuno al mondo (nemmeno quelli di OpenAI, il laboratorio di ricerca sull’intelligenza artificiale) si sia fatta la benché minima idea di cosa siano in grado di fare insieme Robotica, Mainframe e AI!

          Ora mi domando e dico: Di fronte a questo possibile intervento della “Troika digitale”, noi ci stiamo a domandare se le imprese saranno disposte a pagare l’IRAUT oppure no?

          1. Grazie dottor Perfetto, sono perfettamente daccordo con LEI e la ringrazio di aver citato l’articolo al quale mi riferivo, articolo che non ho volutamente menzionato nel caso lo avessi frainteso.
            A questo punto, augurandovi il successo per la IRAUT e le restanti proposte, non so se lei possa ritenere un complimento (io penso di si) che la definisca “il nostro John Maynard Keynes” degli anni 2020.
            Un caro saluto.
            ex Wal52

          2. Sig. Wal, accetto volentieri la sua definizione di me in quanto “nostro John Maynard Keynes” degli anni 2020.

            La mia ambizione è di giungere a scrivere l’Opera Magna di Keynes attualizzata all’epoca digitale e che mi piacerebbe intitolare così: “Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta dell’era digitale”, dove per “occupazione” intendo sia quella umana che quella robotica, per “interesse” intendo il tasso di utilizzo sia delle risorse naturali che di quelle digitali, per “moneta” intendo la moneta digitale.

            In data 10 luglio 2020 fu pubblicato sul magazine online “ilValoreItaliano” (https://www.ilvaloreitaliano.it/) il mio articolo dal titolo “La via per uscire dalla crisi è quella indicata da Keynes: occorre attualizzarla ai tempi del digitale” (https://www.ilvaloreitaliano.it/la-via-per-uscire-dalla-crisi-e-quella-indicata-da-keynes-occorre-attualizzarla-ai-tempi-del-digitale/).

            In quell’articolo propongo di raggiungere l’obiettivo del ricambio generazionale attraverso la Politica Monetaria, utilizzando la moneta digitale di Stato di tipo scritturale (NO CRIPTOVALUTA) circolante esclusivamente entro i confini nazionali (come i ticket restaurant, giusto per fare un esempio banalissimo), la qual cosa è consentita dalla Costituzione Italiana (Art. 117 ove si specifica che lo Stato ha legislazione esclusiva sulla moneta, e dall’Art. 11 che parla di “limitazioni di sovranità” in condizione di parità con gli altri Stati, e quindi anche di LIMITAZIONE della sovranità monetaria, ma non parla affatto di CESSIONE della sovranità monetaria. Anche per la Banca Centrale Europea non ci non sarebbe alcun problema se l’Italia adottasse una propria moneta interna, visto che la BCE non ha alcun problema ad accettare la circolazione delle criptovalute che tra l’altro non sono nemmeno sotto il controllo di un Governo centrale).

            Nella nostra Proposta di Riforma Previdenziale proponiamo di raggiungere l’obiettivo del ricambio generazionale attraverso la Politica Fiscale, utilizzando l’IRAUT.

            A questo punto, il Governo italiano avrebbe due bazooka per attuare, attraverso il ricambio generazionale, gli obiettivi che gli sono tanto cari: crescita economica e sviluppo economico, obiettivi che riguardano in particolare il Ministero dell’economia e delle finanze (Giancarlo Giorgetti) e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali (Marina Elvira Calderone).

            PS_1: Sig. Wal, non so come mai i link che riporto io non sono direttamente accessibili, mentre i link che riporta lei sono direttamente accessibili. Prima di riportare il mio commento nei post io verifico l’accesso ai link e funzionano, ma quando invio il commento i link si perdono;

            PS_2: avevo intuito che lei, Wal e Wal52 foste tre persone in una.

  7. Condivido quanto detto nell’articolo ma bisogna portare la proposta di riforma nei tavoli che contano. Arrivare al governo presentarla al ministro Calderone e avere l’appoggio dei sindacTI (ANCHE SE CONTANO POCO O NULLA) serve una spinta favorevole almeno perchè venga presentata nelle sedi che contano.

  8. grazie per le delucidazioni e per l’impegno che avete profuso per la realizzazione di questa proposta; speriamo in bene; saluti avoi e ai gestori del sito

    1. Gentile Erica, mi deve consentire di andare off topic per rispondere a Paolo Prof a proposito di un suo commento in un articolo precedente. Caro Paolo, Lei continua a ricordarmi le baby pensioni come giustificazione dell’obbrobriosa quota 100 e io le dico che, non è perchè sia stata fatta una legge pensionistica disastrosa 42 anni fa ( le baby pensioni nacquero nel 1981 ), allora sia accettabile che si ripeta una porcheria come la quota 100. Entrambe le leggi sono state immonde, delle vere idiozie. Ma una non giustifica l’altra. Peraltro, Lei concorderà che con le baby pensioni nessuno veniva escluso dalla possibilità pensionistica agevolata, chiunque aveva almeno 19,6 anni poteva accedere. Con la quota 100 invece, assurdamente, chi aveva 38 anni accedeva, chi ne aveva 41 rimaneva a lavorare. Come vede, tra baby pensioni e quota 100 c’è stata una disparità di trattamento. Non mi rammenti più per favore le baby pensioni, a quell’epoca già lavoravo anche se da poco. Sono d’accordo con Lei che fu una stronzata fatta in un periodo economico molto diverso e dove il paese si trovava in una situazione nettamente migliore (1980 ), ma questo non giustifica il ripetere degli errori. Saluti, Franco Giuseppe.

      1. Intervengo sulla questione baby pensioni che ha una genesi completamente diversa da quota 100. All’ epoca sotto il governo Rumor nel lontano 1973 vennero istituite le baby pensioni per i dipendenti pubblici per motivi esclusivamente politici. Si pensò cioè dai vertici di governo democristiani di concedere grossi vantaggi ai pensionati perché si temevano problemi di ordine pubblico post 68 e con il terrorismo in casa per evitare eventuali scontri sociali. Scelta scellerata perché mandare in pensione i dipendenti pubblici con 19 anni e sei mesi (le donne coniugate 14 anni e sei mesi) ci sono costate oltre 259 miliardi di euro ed ancora oggi ci costano 7 miliardi l’anno. Completamente diversa l’istituzione di quota 100 attuata per soli 3 anni e non 20, con requisiti molto più stringenti e approvata come bandiera della lega in contrapposizione al RdC dei 5 stelle.

      2. caro Franco Giuseppe, i 19 anni 6 mesi e 1 giorno vennero dopo e ricordo un particolare: furono introdotti dal governo Amato; i suoi compagni di partito si lamentarono fortemente paventando, come accadde, il rischio di perdita di milioni di voti; erano 14 anni 6 mesi e 1 giorno; ricordo una coppia di colleghi di ed. fisica (marito e moglie); lei andò in pensione a 41 anni lui rimase a lavorare; su quota 100 che ci vuoi fare? io dovrei massacrarla visto che arrivarono a quelli del 1959 e poi chiusero le porte; e nel 2022 il governo draghi mantenne i 38 di contributi ma alzò a 64 anni; me ne sono fatto una ragione, provaci anche tu con quota 100; un saluto a te e ai gestori del sito

  9. Ci rendiamo perfettamente conto che i lavoratori e le lavoratrici si attendono soluzioni attuabili nell’immediato, che vengano elaborate nel corso del 2024 perché possano essere attuate già nel 2025.

    Ci rendiamo anche conto che la nostra Proposta di Riforma Previdenziale potrà richiedere più tempo di quanto i lavoratori e le lavoratrici si aspettino, per essere assimilata, verificata, e quindi attuata.

    Mi vengono in mente due affermazioni che desidero “rubare” volentieri al Prof. Giuliano Cazzola dopo averle lette nel suo interessante e formativo libro “La guerra dei cinquant’anni. Storia delle riforme e controriforme del sistema pensionistico”.

    Una frase che vorrei rubare al Prof. Cazzola è quella pronunciata da Luciano Lama: “Non basta avere ragione, bisogna essere capaci di farsela dare”.

    In quest’articolo della Dott.ssa Venditti, magistralmente composto in termini di domande e risposte, a fungere da intervistatori che pongono domande sono proprio i lettori. A dare le rispose sono gli Autori della Proposta di Riforma Previdenziale, ai quali non basta avere ragione, vorrebbero anche farsela dare.

    Un’altra frase che vorrei rubare al Prof. Cazzola è quella pronunciata da Helmut Khol durante la vicenda degli euromissili. Assistendo dal suo studio a una manifestazione pacifista, Khol disse: “Loro sono tanti e io qui sono solo. Ma loro hanno torto e io ho ragione”.

    Guardando ai lavoratori e alle lavoratrici, ai Sindacati, al Governo, agli imprenditori, a coloro che potrebbero non condividere le ragioni degli Autori della Proposta di Riforma Previdenziale, mi verrebbe da pensare: loro sono tanti e noi tre siamo soli. Ma loro hanno torto e noi abbiamo ragione.

  10. Intanto grazie per il vostro tempo e competenze dedicate a questo argomento a noi tanto caro.
    È inevitabile che in futuro l’intelligenza artificiale e robot abbiano sempre di più un peso specifico significativo in ambito lavorativo, per cui ben vengano idee come le vostre.
    Avanti così!

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