Riforma Pensioni 2024 l’editoriale: Governo se ci sei batti un colpo

Calma piatta sul fronte pensioni. Sono passate altre due settimane dall’ultimo editoriale e nulla è successo. Nessuna convocazione giunta alle parti sociali, nessun convegno per parlare di previdenza, nessuna dichiarazione da parte dei politici della maggioranza. Tutte le forze politiche sono impegnate sul fronte elettorale per le prossime elezioni in Sardegna e poi quelle in Abruzzo. Tutti sono già in campagna elettorale in vista delle elezioni europee di giugno e perennemente assistiamo a scontri in TV e sui giornali con le solite divisioni e le consuete polemiche. Sono passati due mesi e questo 2024 che a parole avrebbe dovuto essere l’anno della riforma previdenziale, dopo i rinvii degli anni scorsi, è ancora ai nastri di partenza.

Riforma Pensioni 2024, ultime novità: tutto fermo

L’INPS sta in queste settimane scrivendo le circolari applicative dei nefasti provvedimenti approvati in sede di bilancio ed entrati in vigore dal 1° gennaio 2024 su Ape Sociale, Quota 103 e Opzione Donna che consentiranno ad appena 15.000 persone l’accesso a queste forme di pensionamento anticipato che oltretutto saranno quasi a costo zero per l’Erario in quanto sia per Opzione Donna che per Quota 103 il costo sarà sopportato esclusivamente dalle singole lavoratrici e dai singoli lavoratori.

Quest’anno al di là di sterili affermazioni sulla volontà di intervenire sulla previdenza con una riforma equa e strutturale abbiamo, invece, calma piatta e silenzio assordante. Anche l’Osservatorio sui costi dei flussi previdenziali, fortemente voluto dalla Ministra Calderone e che avrebbe dovuto almeno fare delle proposte concrete per la risoluzione di una problematica annosa e complessa è assolutamente in stand by a conferma delle perplessità che avevamo avuto lo scorso anno al momento della sua istituzione consci che si trattasse di un modo per prendere tempo ed evitare di affrontare la soluzione della questione.

Il relegare ogni proposta di riforma previdenziale con pochi provvedimenti nella Legge di Bilancio l’ho sempre considerato un grossissimo errore. I primi mesi dell’anno sono quelli che servono, con incontri fitti e costruttivi con le parti sociali, quelle datoriali e con la collaborazione di esperti della materia per affrontare tutte le problematiche e analizzare le varie tipologie di mestieri che esistono per poter realizzare una riforma equa e strutturale. È necessario un disegno di legge che arrivi in Aula e che sia discusso ed approvato entro la prima metà dell’anno e che poi vada in vigore il 1° gennaio del 2025.

Riforma Pensioni 2024, l’editoriale di pensionipertutti

I restanti mesi del 2024 serviranno all’INPS per preparare dal punto di vista pratico le circolari applicative in modo che i lavoratori capiscano effettivamente come cambierà la loro situazione previdenziale ed abbiano il tempo di operare le loro scelte. Assistiamo, invece, all’esatto opposto. Per mesi non si parla di questo argomento che è sempre accantonato perché ci sono sempre altri problemi da risolvere, poi arriva l’estate e ci si trova già in settembre inoltrato con la necessità di scrivere la legge di bilancio dove per mancanza di tempo e di fondi (cosa non del tutto vera), si propongono solo pochi provvedimenti con le persone che non sanno se una tale norma sarà confermata o addirittura cancellata. Siamo anni che andiamo avanti con provvedimenti a tampone, prorogati di anno in anno e magari peggiorati senza nessuna certezza del diritto, nessuna possibilità di poter programmare il proprio futuro, nessuna serietà da parte dei politici.

Intanto siamo quasi arrivati a trent’anni di riforma Dini che con l’introduzione del sistema contributivo penalizza sempre più gli assegni previdenziali che si riducono ogni anno di 20/30 euro mensili, le donne continuano a percepire assegni che in media sono ben sotto i mille euro mensili, i giovani entrano tardissimo nel mondo del lavoro con retribuzioni basse e impieghi non continuativi, non esiste alcuna possibilità di uscire anzitempo dal mondo del lavoro se non con costi totalmente a carico dei lavoratori e la legge Fornero che per anni tutti i partiti sia di governo che di opposizione dicevano di voler cambiare in maniera sostanziale è diventata improvvisamente la legge previdenziale che è un argine ai costi spropositati della previdenza in Italia. Costi che, se solo se togliessimo il peso dell’IRPEF di quasi 60 miliardi di euro annui, e che ritornano all’Erario, scenderebbero a valori in linea con gli altri Paesi europei.

La questione, poi della sacrosanta divisione tra Assistenza e Previdenza che molti economisti ritengono necessaria e attuabile perlomeno nel prossimo futuro sarà difficilmente portata a compimento viste le resistenze delle forze politiche.

Purtroppo, non è un quadro, al momento, ottimistico quello che si presenta sulla previdenza relegata sempre ad un ruolo di comprimaria e ingiustamente accusata sempre di essere con i conti fuori controllo e di pesare enormemente sulle casse dello Stato. La condizione in cui sono messi i lavoratori, che pure hanno versato e versano mensilmente onerosi contributi, posti in uno stato d’ansia continuo quasi come se la pensione fosse una regalia e dimenticando sempre che, invece, essa non è altro che un’obbligazione che consiste in una rendita che viene corrisposta ad una persona fisica in base ad un rapporto giuridico con un ente o una società che è obbligata a corrisponderla.

27 commenti su “Riforma Pensioni 2024 l’editoriale: Governo se ci sei batti un colpo

  1. Perché continuare a commentare ,perché continuare a capire ma , soprattutto perché continuare a difendere questi maledetti politici tutti uguali e SERVI dell’ U.E. ….
    Credo sia arrivato il momento di farci sentire , non è possibile da parte del governo continuare in questa indifferenza per il popolo italiano , se non per queste guerre di merda .

  2. In Sardegna, il centro sinistra sta vincendo nettamente. Penso sia una prima risposta ad un governo fallimentare che crede di risolvere le questioni sociali con “ordine e disciplina” disattendendo tutto ciò che aveva promesso prima delle elezioni. Mi auguro solo che la sinistra tutta riesca a trovare un leader capace di governare dando certezze e prospettive ad una Italia in rovina senza futuro.

  3. Non si sa più a che santo votarsi!! E’ una indecenza totale, ma non da oggi purtroppo!
    Grazie sempre al dr. Marino per i suoi puntuali editoriali.

  4. Riformulo la domanda inviata in quanto non la vedo pubblicata, formulandola diversamente.
    Partendo dal presupposto che se in EU ora si è in “27 Stati poco uniti” che, tra l’altro, parlano più di 20 lingue diverse tra loro mentre gli Stati Uniti d’America ne hanno una sola.
    Almeno, fortunatamente, l’aritmetica è globalizzata da tempo.
    Allora chiedo a Marino che giustamente ci precisa: “se togliessimo il peso dell’IRPEF di quasi 60 miliardi di euro annui, e che ritornano all’Erario, scenderebbero a valori in linea con gli altri Paesi europei”.
    Discorso che facciamo o che sentiamo da anni che io vorrei fosse approfondito per comprenderlo a fondo e, poiché pare che la UE non lo recepisca, allora forse qualcosa ci sfugge a causa della lingua, ma non dovrebbe sfuggirci seguendo l’aritmetica.
    I quasi 60 miliardi che noi ritorniamo allo Stato Italiano come li ritorna, se li ritorna, ad esempio il cittadino tedesco (o altro) dal suo reddito da pensione?

    Grazie.

    1. Caro Val,
      siamo nella UE ma ogni Paese ha tassazioni completamente diverse e non è una novità che in Italia queste tassazioni sui pensionati siano tra le più alte. Io mi riferivo al costo della previdenza in Italia che nel 2023 ha superato i 300 miliardi di euro. Poi analizzando il dato si vede che oltre 100 miliardi sono assistenza e quasi 69 Irpef. Il bilancio dello Stato è una cosa corposissima di oltre 1000 pagine di numeri e tabelle. Nessuno lo spiegherà mai analiticamente ma i 60 miliardi contabilizzati ritornano all’ erario. I costi quindi sono inferiori ma determinano se sono conteggiati insieme all’ assistenza un costo di oltre il 16% del pil. E questo va bene a tutti in primis ai politici che non intervengono sulla previdenza mantenendo la situazione allo status quo.
      Un saluto

  5. Molto lucida e molto realistica
    quest’analisi, soprattutto molto amara nelle conseguenze sul mondo del lavoro. Non c’è volontà politica di risolvere problemi annosi, politici di corto respiro che pensano al voto di domani, ma non a risolvere questioni annose ormai incancrenite, quali quelle previdenziali. I lavoratori sono carne da macello, e lo vediamo dal tasso di incidenti sul lavoro; nessuna possibilità di pensare al proprio futuro, di progettare la vita; politici che non fanno nulla per migliorare la situazione complessiva del Paese, tutte leggi dal fiato corto, in puro stile emergenziale. Gli statisti sono altra cosa, sono quelli che hanno in testa un’architettura del proprio Paese ed agiscono per portare avanti un progetto che travalichi il “qui e ora” e sappia pensare in grande. Noi vecchi delusi, ma ancora più grave, gioventù tradita nel suo bisogno di credere in un futuro migliore.

  6. Non votare significa dare un voto al partito che prende più voti. Infatti abbiamo un Esecutivo che governa con un consenso moto basso.
    La stragrande maggioranza degli italiani è contraria alle politiche del Governo su Ucraina e Israele. Andate a votare. Quello che volete ma andate.

  7. In effetti il tema pensioni è ormai finito in coda ad una serie di problemi internazionali che saranno cruciali nei mesi a venire.Pensiamo alle elezioni europee che definiranno il destino della transizione green, le elezioni americane che potrebbero vedere la vittoria di Trump e quindi il disimpegno americano nella Nato ed in Europa, con il rischio di decretare spese militari nei paesi europei mai viste prima nel ns continente.Aggiungiamo i problemi migratori dall’Africa di fronte ai cambiamenti climatici e alle guerre, le difficoltà interne su scuola e sanità, quindi ci meravigliamo se il tema pensioni è relegato in fondo?Purtroppo si preannunciano tempi duri, il problema di lavorare qualche anno in più ormai è considerato un inezia, beninteso non solo dal governo italiano, ma un pò in tutta Europa.

  8. Analisi lucida e corretta dell’attuale situazione.
    Per il 2025 sono qui a sperare che non tocchino in nessun modo la Fornero, sennò riescono pure a peggiorarla. Io quest’anno maturerei quota 103, ma resto alla finestra per vedere se non fanno danni sulla Fornero per potermene andare l’anno prossimo con 43 e 1 mese comprensivo di finestra.

  9. Non pensavo che la legge Fornero sarebbe diventata la mia ancora di salvezza, ogni nuova regola sulle pensioni peggiora quella precedente.
    per quello che vale non voterò mai più.

    1. Nemmeno io voterò più! Anche per me la legge Fornero anticipata ordinaria rimane l’unica ancora di salvezza. Tuttavia, c’è da temere che il governo la trasformi, da un giorno all’altro, in anticipata tutta contributiva. Quindi con -20% sul assegno pensionistico. È inutile che c’è la raccontino perché siamo ancora in tanti ad avere un retributivo di 9, 10 è più anni! Il taglio sull’assegno sarebbe inaccettabile e cancellerebbe un diritto acquisito. Cosa direbbero a quel punto i sindacati?

      1. Marinella 60 ti spiego una cosa: quello che stanno facendo è disgustoso ma lo possono fare: applicare il tutto contributivo per le cosiddette pensioni prima dei requisiti fornero tipo quota 103; violando le regole potrebbero anche dire: da ora in poi anche con le regole fornero tutto contributivo; giocherebbero sul principio, e l’ho già evidenziato che su 10 persone 6 dicono: pazienza; 3 aspettano cause collettibve ma le devi fare tramite i sindacati………. e 1 fa causa individuale ma costa; credo che a loro che comandano sia sufficiente praticamente la 1° ipotesi: solo legge fornero e poco nulla; saluti a te e ai gestori del sito

        1. dai… giustificare cio’ che vorrebbero fare, le loro intenzioni… non suggeriamole….
          magari a mo’ di finestra di Overton…. piano piano con la vasellina…. le persone non si renderanno conto di quale sara’ il vero obiettivo che vogliono ottenere…..

      2. Modificare la Fornero a tutta contributiva costerebbe loro un sacco di voti in meno, sarebbe un suicidio politico, poi per carità tutto può succedere ma la vedo difficile.

        1. infatti don, non la vedo praticabile; a loro basta mandare in pensione solo con la legge Fornero o diciamo al 99, 99%; tutto qui; salurti a te e ai gestori del sito

  10. Personalmente andrò sicuramente a votare e non avrò dubbi a chi destinare la mia croce.Ho la netta sensazione che non abbiano la minima idea di come considerare la futura riforma previdenziale.Fac59

  11. Dottor Marino, quanto ha ragione ! Siamo alla mercé di politici che se ne strafregano delle nostre esigenze ed a cui interessa soltanto accaparrarsi il nostro voto. Che fare ? Votare questi o quelli non cambierà le nostre sorti.
    Buona giornata a tutti

  12. Qui parliamo di riforma delle pensioni con zero soldi. I poveri aumentano vertiginosamente
    La Meloni va a Kiev a firmare un accordo con l’Ucraina DECENNALE CON AIUTI MILITARI E UMANITARI. Ormai siamo alla follia.

    1. Caro Venanzio, la sua osservazione è corretta ma, per completezza, andrebbe detto che anche Francia e Germania (ben più di peso di noi) lo hanno fatto.
      Dunque errato a me pare riportare che la Meloni …. ma andrebbe detto …. l’Italia o meglio l’Europa ha fatto quello che lei giustamente segnala visto che tra qualche mese si vota non per il singolo paese ma per 27 …. se non ho perso il conto.
      Saluti

      1. Ok io cerco di semplificare. A Kiev era rappresentata anche l’Europa. Resta lo scandalo. “Prima gli italiani” è rimasto uno slogan elettorale.

  13. ottimo articolo; il governo non lo dice apertamente ma tra le righe: a noi va bene la legge Fornero; perchè? perchè l’Europa ha detto chiaramente: tutti i soldi del pnrr te li dò a patto che non li usi per le pensioni (3 per mille); quindi o ti costringe a non andare in pensione con i limiti minimi di età e contributi oppure se li acquisisci ti dice: vuoi andare in pensione? tutto contributivo e i calcoli li sanno fare bene e sanno quanta gente e quanti anni hanno nel retributivo; io non mi aspetto nulla di buono per i prossimi anni; per ultima in questi giorni pare che la cosa più importante sia il terzo mandato per i politici e anche per molti giornalisti (esclusi chiaramente il dott. Rodinò e la dott. ssa Venditti) che ringrazio sempre per la loro pazienza e per tenerci informati; un saluto a lei dott. Marino e ai gestori del sito

  14. Buona sera Marino.
    Le chiedo, se possibile, di chiarire la affermazione vera ma, a me, poco comprensibile riportata:”Costi che, se solo se togliessimo il peso dell’IRPEF di quasi 60 miliardi di euro annui, e che ritornano all’Erario, scenderebbero a valori in linea con gli altri Paesi europei.”
    Chiarimento necessario in quanto lascerebbe trasparire che negli altri stati UE non vi sia tassazione sull’emolumento pensionistico che da noi è riassunto col termine IRPEF.
    Grazie.

    1. Caro Wal, io la interpreto così: i calcoli li fanno sui , e dico una cifra generica, 20 milioni di pensionati in italia; guardano i lordi e dicono che lo stato spende una cifra; non separano assistenza da previdenza e credo che da un lato , in alcuni casi, non sia possibile e in altri casi già avviene (il dott. Perfetto sicuramente ce lo sa spiegare molto meglio); in alcuni casi vige la regola che dove c’è confusione ………qualcuno ci sguazza; alla fine , causa il debito pubblico italiano, la denatalità etc l’unica soluzione accettabile sarebbe il progetto della tassazione dell’automazione; saluti a te e ai gestori del sito

      1. Buongiorno.
        Il separare assistenza da previdenza è un secondo: “giro conto” che si aggiunge al quesito che ho posto; assistenza sulla quale anche Marino, suppongo, concorda andrebbe operata una separazione contabile trasparente.
        Penso però che questa sarebbe molto complicata da farsi perché difficile è individuarne le voci in maniera netta.
        Ti faccio qualche esempio che tutti conosciamo: la cassa integrazione, la Naspi , le giornate di malattia, i redditi di cittadinanza e/o in generale il welfare o bonus sarebbero da computare come assistenza si o no, ovvero se non al 100% forse dopo un certo tempo che uno li percepisce?

        Il mio quesito si limita ai redditi da lavoro o da pensione quali soggetti, da noi, ad IRPEF, imposta prelevata all’origine, come sappiamo tutti.
        Poiché riguardo le sole pensioni si stimano a circa 60 miliardi che la EU o la OCSE sembrano non computare come ritorno nelle casse dello Stato italiano quando pongono i nostri conti a confronto degli altri stati UE, io mi domando: è una svista, un diverso modo di fare aritmetica (lasciami la battuta) o, presa ad esempio la Germania, saremmo portati a dire che non hanno una imposta sul reddito da pensione,(cosa che non credo sia).
        Se invece tu intendi dire che i 60 miliardi sono l’insieme di: assistenza sanitaria e il welfare di cui ho fatto qualche esempio (ma non credo proprio quando la sanità da sola ne costa + di 110).
        Allora suppongo resti valido asserire che da noi siamo al 16% e in Europa alcuni sono al 12% o giù di li.
        Saluti a te Paolo prof.

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