Sono molti anni che mi occupo di pensioni, ho scritto centinaia di articoli su questo delicatissimo argomento, partecipato a numerosissime trasmissioni radio e tv, avuto contatti e corrispondenza con esperti del settore, sindacati, politici, con tutti quelli che a vario modo si occupano della previdenza e tutti, compreso il sottoscritto, sono arrivati alla medesima conclusione sulla necessità di intervenire urgentemente per riformare un modello ormai obsoleto, non più al passo con i tempi e che non potrà garantire più a tutti, in futuro, stabilità e sicurezza. Bisogna intervenire urgentemente per riformare un modello previdenziale non più attuale e che non potrà dare in futuro quelle garanzie che devono esistere su un argomento che impatta così fortemente nella vita dei cittadini italiani.
Riforma pensioni 2025-2026: La crisi del sistema previdenziale italiano
In questi anni sono stati esaminati centinaia di grafici, sono stati fatti decine di monitoraggi da numerose istituzioni e organismi privati per analizzare sia la situazione attuale che, soprattutto, l’evoluzione che potrebbe avere il sistema previdenziale italiano nei prossimi decenni ed in quelle occasioni sono state rilevate notevoli differenze tra nord e sud, tipi di mestieri, differenze di genere, è stata analizzata la natalità, sono stati vivisezionati gli importi degli assegni previdenziali, le conseguenze che si potevano avere sul welfare, sulle politiche attive del lavoro, sui costi della contribuzione previdenziale, sul numero degli occupati ecc. ecc.. I vari Governi che si sono succeduti in questi anni hanno presentato tabelle dove si evidenziavano miglioramenti dell’occupazione di pochi decimi, diminuzione dello spread minimali, miglioramento del divario delle differenza di genere infinitesimali, miglioramenti risibili sul welfare e incrementi di decimali sulla disoccupazione e sul PIL, ma la realtà sulla previdenza la vedrebbe anche uno studente al primo anno di economia e soprattutto la conoscono perfettamente tutti quelli che ho elencato sopra e che non diranno mai apertamente ai cittadini, soprattutto i politici, la reale situazione previdenziale italiana. Con i nostro sistema, a ripartizione, in vigore da oltre ottanta anni dove per essere in equilibrio servono quasi due lavoratori per ogni pensionato, con le enormi regalie sulle pensioni del passato e che in alcuni casi esistono ancora, e soprattutto con il minimo di nascite da 150 anni (anche nel 2025 i dati del primo semestre evidenziano un’ulteriore calo rispetto al 2024) e con l’aumento dell’aspettativa di vita di circa tre mesi ogni due anni il nostro sistema previdenziale cosi come è strutturato non potrà reggere, senza interventi, per più di trent’anni. Negli anni settanta avevamo pochi pensionati (rapporto 3 lavoratori su 1 pensionato), nel 2000 due lavoratori per pensionato, nel 2025 siamo a 1,43 su 1 (ed in tante zone del sud Italia il rapporto è già a 1 su 1) e nel 2050 si prevede che il apporto sarà per tutti 1 su 1 (un lavoratore per ogni pensionato).
La Meloni per dire il vero timidamente in sede di insediamento del suo Governo aveva affermato la necessità di intervenire su una problematica che rischia di diventare la “madre” dei problemi degli italiani e che potrebbe addirittura diventare una bomba sociale ma poi non ha fatto assolutamente nulla ed anzi, condizionata da Bruxelles ha peggiorato quei pochissimi accessi alla pensione anticipata come Quota 103 e Opzione Donna che sono stati di fatto azzerati e che ora ne mettono addirittura a rischio la riconferma.
Non sto qui a dilungarmi sulle cause che hanno determinato questa situazione, baby pensioni che ancora ci costano oltre sette miriadi l’anno e che complessivamente sono costate oltre 250 miliardi, sistema retributivo dove nel pubblico impiego si avanzava di livello pochi mesi prima del pensionamento accedendo ad una pensione più alta, fallimenti di varie casse private previdenziali poi fatte confluire nell’INPS, accorpamento dell’INPDAP (Cassa previdenziali pubblici dipendenti) dove non sempre sono stati accantonati i contributi previdenziali ma solo di fatto contabilizzati, nel gran calderone dell’INPS, sanatorie a livello previdenziale di varie Regioni soprattutto autonome, esenzioni di obblighi contributivi da parte di vari Governi per ottenere consenso elettorale e conseguente addebito alle casse dell’INPS ecc. ecc., per far capire che una volta scappati buoi è inutile chiudere il recinto ed inoltre le due riforme Dini e Fornero fatte preparare in pochi mesi a tecnici facendo fare loro il “lavoro sporco” che nessun Governo politico avrebbe mai fatto e che ha portato, comunque, conseguenze nefaste che scontiamo ancora oggi.
In queste settimane si comincia, come del resto succede ogni anno in estate in previsione della legge di bilancio di fine anno, nuovamente a parlare dell’argomento pensioni. Sento parlare di Quota 103 flessibile con decurtazione del 2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 67 anni (decurtazione massima del 10%, quindi minore rispetto al calcolo totalmente contributivo ora in vigore più penalizzante ed eventualmente senza riduzione in caso di ISEE sotto i 35.000 euro, sento parlare di estendere anche ai misti (coloro che hanno iniziato a versare contributi prima del 1996) la possibilità di pensionarsi a 64 anni con contribuzione di almeno di 25 anni con un importo di almeno 3 volte il trattamento minimo utilizzando eventualmente anche la previdenza complementare o parte del TFR, sento addirittura parlare di eleminare completamente Opzione Donna perché con numeri irrisori e diminuzione “fisiologica” dopo che è stata devastata e annientata dall’attuale Governo. Sono tutti esperimenti di “maquillage” che non servono a nulla ma solo a far vedere che si sta facendo qualcosa, i soliti “pannicelli caldi” su un malato terminale.
Le proposte per una riforma strutturale: separare previdenza e assistenza
Il toro, invece, nella situazione in cui si trova la previdenza in Italia va preso per le corna. Separazione immediata tra previdenza ed assistenza che porterebbe benefici subito di qualche miliardo di euro riconsiderando tutte le posizioni assistenziali attuali e verificando chi ne abbia veramente diritto. Per decenni in Italia vi è stata una commistione politica/amministrativa che in cambio di voti ha assicurato centinaia di migliaia di assegni assistenziali a persone che non ne avevano diritto. Solo con questo provvedimento di cui si parla in Italia da oltre vent’anni e che mai si è voluto attuare verrebbe alla luce il fatto che la previdenza da sola nonostante tutti i saccheggi di questi decenni è ancora in pari e se si considera, come bisogna considerare, il fatto che nel conto dei costi della previdenza viene inserito l’IRPEF che è un costo che ritorna alla Stato, il risultato sarebbe addirittura in attivo.
L’ assistenza, (pensioni di invalidità, assegni sociali, reddito di inclusione sociale, accompagnamento, pensione sociale) deve gravare sulla fiscalità generale e finanziato con le imposte di tutti i cittadini. I fondi ci sono dal momento che ogni anno viene stabilito il record di gettito fiscale e da alcuni anni anche a seguito dalla tax compliance vengono incamerati oltre venti miliardi l’anno, importo molto considerevole che “vale” circa la metà della legge di Bilancio. Da attuare, poi, il ricalcolo degli assegni previdenziali oltre una certa cifra (5.000 euro al mese) che non sono supportati da corrispondenti contributi previdenziali.
Non si può aumentare all’infinito l’età per accedere alla pensione e le continue morti sul lavoro di over sessanta lo stanno a dimostrare, è necessario oltre ad una amplissima flessibilità dai 62 ai 70 anni mettendolo al centro delle proprie decisioni e rendendolo consapevole delle sue scelte previdenziali, cominciare a ragionare su un sistema diverso rispetto a quello attuale che per i motivi sopra esposti non sarà più sufficiente a garantire a tutti una equa pensione. Poiché il mondo del lavoro in ottanta anni è completamente cambiato complice anche l’I.A., su cui è necessario fare un ragionamento perché bisogna convincersi che anche i robot e la tecnologia sostituendosi ai lavoratori devono contribuire ai costi della previdenza, prendere in considerazione un sistema misto a ripartizione/capitalizzazione perché è impensabile nel 2025 non investire l’enorme massa di denaro dei versamenti contributivi, soprattutto se vogliamo evitare che i nostri giovani siano costretti a rimanere nel mondo del lavoro oltre i settant’anni percependo poi una pensione che sarà il 50% del loro stipendio.

Approvo e sottoscrivo quello che ha scritto il signor Marino il 13 agosto, ma purtroppo quello che scrive lui, come il dott.Perfetto essendo cos’è Troppo Giuste e Logiche ho seri dubbi che possa essere presa da scappati di casa che a turno ci comandano e che non avendo mai provato veramente cosa voglia dire, Lavorare Veramente si possano rendere conto anche come firma non di Soravvivenza, ma anche di Rispetto quanto sia importante avere una Giusta Pensione, Grazie a tutti quelli che qui scrivono e che c’è lo permettono che ha volte (a me personalmente, mi sembra il dott.Perfetto prima di prendere l’Ape Sociale), mi abbiano detto delle cose che anche alcuni patronati non sapevano, tipo che ti danno circa 100€ in più al mese di quanto ti spetterebbe in quel momento se tu andassi con una normale Pensione di Vecchiaia per compensare la mancanza della tredicesima. Grazie a tutti di nuovo e una vita Serena A Tutti Voi
Scusatemi, so che è una cosa diversa da quello di cui si parla in questo momento me, siccome nessuno mi s a Dire esattamente in quale modo( migliore o peggiore) può cambiare la cifra che prendiamo con l’Ape Sociale dopo quattro anni quando passiamo alla Pensione di vecchiaia. C’è qualcuno di voi in Redazione o voi che come me qui ogni tanto scrivete che ha fatto il mio stesso percorso che mi possa dire come e quanto cambia la cifra percepita a 67 anni quando prenderò finalmente la mia Pensione di Vecchiaia dai 1350€ che prendo adesso di Ape Sociale? Grazie Infinite a chiunque mi sappia o possa rispondere.
Adesso saluto tutti e mi godo la pensione. Mi dispiace che molti non abbiano ancora capito come funziona la politica in Italia. Continuerò a scrivere su altri blog e testate.
Silvano, buona pensione; moltissimo dipende da noi e su quello bisogna cercare di fare il massimo evitando di commettere errori gravi; per il resto, quello che non dipende da noi, farsene una ragione; saluti a te e ai gestori del sito
Grazie Paolo Prof. Qualcuno qua dentro pensa che sia sufficiente una buona riforma per risolvere i problemi della Previdenza. Il Paese deve migliorare su tutto. È una battaglia civica che conduco da anni. Grazie ancora e arrivederci.
Come ho già detto tante volte il problema sono le uscite-entrate complessive dello Stato. Da ex tecnico della materia è tutta na vita che studio che ci deve essere un equilibrio tra le varie voci di entrata. Mi riferisci alle imposte dirette, indirette, patrimoniali e transazioni finanziarie. Tralasciando l’evasione ed elusione, se sono troppo alte le prime due, si strozza il pulcino prima che diventi almeno un pollo. Sappiamo anche che chi comanda il mondo, non ha interesse a tassare la ricchezza in quanto tale. Succede pertanto che un piccolo dirigente paghi più imposte e tasse di un proprietario immobiliare e terriero. Non parliamo poi del finanziario dove le banche e i loro amici fanno profitti enormi speculando su tutto ciò che sua possibile. Io sogno sempre un mondo dove i ricchi non lo siano troppo, e i poveri abbiamo almeno un tetto e un pasto caldo. La Cisa bella è che non era solo un sogno dei comunisti, ma anche di una consapevole destra liberale.
Sig. Silvano, lei afferma:
“Io sogno sempre un mondo dove i ricchi non lo siano troppo, e i poveri abbiano almeno un tetto e un pasto caldo”.
Il suo sogno comporta un cambiamento di molte persone, che potrebbe certamente avvenire, ma in un tempo ragionevolmente estremamente lungo.
C’è, invece, un cambiamento che può avvenire nell’arco di una vita, perché il cambiamento riguarda una sola persona: se stesso.
L’essere umano cerca di cambiare le circostanze, senza provare a cambiare prima se stesso.
Ma vogliamo proprio rinunciare a “homo faber fortune sue est”?
Personalmente sono arciconvinto che l’uomo è artefice del proprio destino, intendendo il destino non già come fato ma come percorso di crescita e di sviluppo (percorso che va “a destino” “a destinazione”) che la persona decide di propria volontà e sotto determinate circostanze che lo inducono a cambiare.
Premesso tutto ciò, a me sembra più realizzabile, e più pragmatico, un altro sogno, che ricordo di avere già espresso in un altro mio commento, ed è quello di John Kennedy:
“Non chiedete cosa il vostro paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese”.
Se lei, sig. Silvano, agisce secondo la legge, paga le tasse dovute, non si lascia corrompere per tutelare interessi personali, ebbene, questo è ciò che viene chiesto di fare al cittadino italiano.
Se poi ha anche idee da esporre come soluzioni per tutti e non già come problemi di tutti, allora dimostra di avere anche una marcia in più rispetto agli evasori, agli amici degli amici, a chi si arricchisce rendendo poveri gli altri. Insomma, una marcia in più rispetto ai soliti noti o ig-noti (ignobili noti).
È una vita che scrivo su tutte le principali testate nazionali di questi problemi. Non faccio solo il mio ma cerco anche di convincere chi trovo sulla mia strada. La mia parte credo di averla fatta. La Previdenza è solo una piccola ingiustizia delle tante. Scollegata dal resto vale zero
Aggiungo anche che di soluzioni ne ho proposte tante. Alcune pubblicate, la maggior parte no.
Io penso alla fine che l’unica strada possibile sia la riforma Perfetto e c; già adesso è tardi, figuriamoci tra 2-3 anni; ma meglio tra 2 -3 anni che mai; saluti ai gestori del sito e buon Ferragosto a tutti
Buon ferragosto a tutti.
Buon ferragosto
…… Troppo ovvio per essere preso in considerazione……
Rispondo al commento di Mauro Marino del 13 Agosto 2025 alle 19:17.
Sono d’accordo con la ricetta di Mauro Marino.
In particolare, mi trovo d’accordo sul “far pagare in parte alle aziende contributi da robot e IA”.
Immaginando di voler separare previdenza da assistenza, si vorrebbe forse far gestire la previdenza dall’INPS e l’Assistenza da un altro ente?
Forse, proprio nell’ottica di contenimento costi in ambito organizzazione e personale, è utile una gestione centralizzata (presso un solo Ente) della previdenza e dell’assistenza.
Io penso che qualsiasi altra famiglia agisca come io agisco.
Ogni mese precedente al mese in cui io ricevo la pensione, individuo le voci di spesa da sostenere e formulo il mio budget di spesa per il mese successivo, per quando riceverò la pensione.
Può capitare che durante il mese corrente in cui ho percepito la pensione io sposti verso una voce di spesa differente una somma che avevo previsto, nel mese precedente, di allocare ad un’altra voce di spesa.
Ebbene, è come se avessi spostato, sotto determinate circostanze pressanti, dalla “previdenza” (risparmio per comprarmi un nuovo PC perché in ottobre 2025 Window10 non sarà più supportato) all’“assistenza” (la caldaia mi si è bloccata e devo chiamare l’assistenza).
La stessa cosa accade per lo Stato. Lo Stato agisce proprio come una famiglia.
Lo Stato agisce come una famiglia, perché non gode di sovranità monetaria, e quindi è costretto a chiedere prestiti, a risparmiare qua e là, a fare i conti della spesa proprio come li facciamo noi.
Io credo che nella gestione dello Stato entrino in gioco sì la moralità e l’etica, come pure l’onestà e la rettitudine. Ma non sono queste le qualità che spingono il Governo a gestire lo Stato, la nazione.
Ciò che spinge il Governo a gestire lo Stato sono lo Spread tra i Bund tedeschi e i titoli di Stato italiani; l’AAA o il BBB delle Agenzie di rating, che potrebbero richiamare o allontanare gli investitori che prestano soldi; il tasso di interesse della BCE che influenza l’ammontare di interessi sul debito pubblico da restituire agli investitori (italiani ed esteri).
“Moralità”, “Etica”, “Onestà”, Rettitudine” non sono quotate sui mercati finanziari. E quindi verso di loro c’è un interesse parziale (per lo più di facciata) da parte del Governo nel perseguirli.
“Moralità”, “Etica”, “Onestà”, Rettitudine” sono quotate invece nell’animo dell’individuo capace di cambiare se stesso. Capace di cambiare la propria visione del mondo per riuscire a comprendere la visione del mondo anche di altri (compresa quella del Governo), e di aiutare gli altri in condizioni di reale bisogno (a cominciare dai propri familiari).
Condivido la proposta del Dott. Marino. Significherebbe ridare dignità a chi per motivi vari non riesce a continuare la carriera lavorativa. Dare la possibilità di scegliere è una riforma fattibile, basterebbe mettere al centro del sistema economico il lavoratore.
Separare la Previdenza dall’Assistenza.
È opinione diffusa che occorrerebbe separare la Previdenza dall’Assistenza per evitare che i contributi previdenziali vengano utilizzati per pagare l’Assistenza anziché le pensioni.
Come sappiamo, l’Assistenza, di norma, deve essere pagata con la fiscalità generale e non con i contributi previdenziali provenienti dai lavoratori attivi.
Vorrei avanzare una congettura: la Previdenza potrebbe benissimo finanziare l’Assistenza, senza tuttavia penalizzare le pensioni.
Ribadisco che si tratta di una congettura, di una ipotesi probabilmente vera ma non dimostrata.
Come sappiamo, con la Legge di Bilancio 2025 è stato riconfermato il taglio del cuneo fiscale a favore del lavoratore tramite la decontribuzione. In altre parole, il lavoratore versa una parte di contributi previdenziali mentre la parte rimanente è carico dello Stato. Tramite la decontribuzione, l’intenzione del Governo è quello di salvaguardare il potere di acquisto del salario a fronte dell’aumento dei prezzi (inflazione). Il risultato è che il lavoratore (qualora il suo reddito rientri in una determinata fascia) si ritrova con un salario più alto, in quanto versa meno contributi previdenziali.
Ci si potrebbe domandare se con la decontribuzione, versando meno contributi previdenziali, l’importo pensionistico diminuirà. Ebbene, la risposta è no, l’importo pensionistico non diminuirà, in quanto lo Stato versa la quota di contributi previdenziali che il lavoratore non versa.
A tal proposito, si legga l’articolo della consulente del lavoro Elisa Lupo pubblicato in data 13 giugno 2023 col titolo “Il taglio del cuneo fiscale avrà conseguenze sulla pensione?” (https://www.rameplatform.com/articoli/il-taglio-del-cuneo-fiscale-avra-conseguenze-sulla-pensione/).
Per coprire il vuoto contributivo lasciato dal lavoratore, lo Stato attinge dalla fiscalità generale.
Dunque, la catena di causa-effetto risulta essere la seguente:
1. La decontribuzione viene alimentata dalla fiscalità generale
2. La fiscalità generale alimenta la Previdenza
3. La Previdenza finanzia l’Assistenza
CONCLUSIONE
La fiscalità generale, tramite la Previdenza, finanzia l’Assistenza, come è giusto che sia.
Il valore aggiunto apportato dalla decontribuzione è che il lavoratore si ritrova con un salario più alto.
Insomma, con la decontribuzione si prendono due piccioni (finanziamento dell’Assistenza e recupero del potere di acquisto dei salari) con una sola fava (la decontribuzione, appunto).
Onestamente, non saprei dire se la decontribuzione è un ingegnoso meccanismo finanziario, oppure se nel mio ragionamento c’è qualche lacuna logica/finanziaria.
Con la decontribuzione lo Stato mette i soldi mancanti coi contributi e la pensione non cala; la fiscalità generale finanzia anche l’assistenza, ma non passando dalla previdenza: il legame è indiretto.
Sig. Don, provo a vedere la decontribuzione dal suo punto di vista.
Lei afferma:
1. “Con la decontribuzione lo Stato mette i soldi mancanti coi contributi e la pensione non cala”.
CORRETTO
2. “La fiscalità generale finanzia anche l’assistenza, ma non passando dalla previdenza: il legame è indiretto”.
CORRETTO
CONCLUSIONE
Lei, sig. Don, individua due percorsi paralleli: il percorso 1 in cui la decontribuzione viene alimentata con i soldi dello Stato; e il percorso 2 in cui l’Assistenza viene alimentata dalla fiscalità generale.
Sono due percorsi paralleli, che non si incrociano.
Quindi, seguendo il percorso 1 (“Con la decontribuzione lo Stato mette i soldi mancanti coi contributi e la pensione non cala”), si deduce che, poiché la decontribuzione viene finanziata con la fiscalità generale, allora L’ASSISTENZA FINANZIA LA PREVIDENZA.
Già ai tempi del Governo Renzi (Giuramento 22 febbraio 2014 – Dimissioni 7 dicembre 2016) quando il Governo Renzi decise di applicare la decontribuzione a favore dei datori di lavoro (per aumentare l’occupazione), la Corte dei Conti lanciò l’allarme sulla decontribuzione affermando che “il mancato introito di risorse proprie per effetto della decontribuzione richiederebbe un ulteriore incremento di trasferimenti dal settore pubblico la cui provvista ricadrebbe sulla fiscalità generale” (Corte dei Conti, https://www.inps.it/content/dam/inps-site/pdf/file-at/amministrazione-trasparente/documenti/controlli-e-rilievi-amministrazione/5908KEY-determinazione_n6-2016.pdf, pag. 46).
Attingere alla fiscalità generale per compensare le mancate entrate contributive a seguito della decontribuzione significa ridurre la disponibilità di risorse da dedicare all’Assistenza, alla Sanità, e all’Istruzione.
Personalmente, sono decisamente contrario alla decontribuzione per finanziare il Sistema Previdenziale tramite la fiscalità generale (nemmeno per salvaguardare il potere di acquisto dei salari, perché si innescherebbe una spirale inflattiva proprio come accadeva con la scala mobile sui salari).
Per la stabilità del Sistema Previdenziale, le pensioni vanno legate “a doppia mandata” con il lavoro: lavoro e pensioni (il lavoro finanzia le pensioni); pensioni e lavoro (le pensioni liberano posti per nuovi lavoratori).
Ricetta semplice e fattibile
1) separare previdenza da assistenza;
2) tagliare le pensioni oltre 5 mila euro mensili a cui non corrispondano adeguati versamenti contributivi;
3) far pagare in parte alle aziende contributi da robot e IA;
4) età pensionabile a 66 anni con penalizzazioni e incentivazioni dell’1.5% da 62 a 70 anni;
5) ripristino Opzione Donna ante LdB 2023;
6) pensione di garanzia per giovani;
7) riduzione Irpef per pensionati per redditi fino 35.000 euro anni.
In questa risposta c’è tutto un programma, serio e proponibile a qualsivoglia governo; non serve aggiungere altro.
Certo in primis. Poi non mi rassegnerò mai che per corruzione, libertà di stampa e molti altri parametri, siamo in linea con i paesi africani del terzo mondo. Rinunciare a desiderare un Italia che abbia forti valori etico-morali. Rinunciare che gli italiani abbiano almeno il senso civico dei Trentini. Rinunciare a tutto questo vuol dire essere già morti. Io ostinatamente continuerò ad insegnare ai miei figli e nipoti l’onestà e la rettitudine come valori irrinunciabili. Non serve fare riforme senza che ci siano i presupposti per un radicale anche se progressivo cambiamento in meglio della società.
Grazie dott. marino sempre puntuale e preciso.
Spero vivamente che Opzione Donna venga prorogata. Se ormai gli accessi sono ridotti, perché non lasciarla a chi ne ha veramente bisogno?
Riguardo ai giovani.
Credo che i pensieri dei giovani non siano rivolti alla pensione. È normale.
Chi sta costruendo se stesso o si è già costruito studiando e lavorando ad alto livello potrà vivere senza pensione. Ne conosco alcuni che sono in questa felice situazione economica.
Gli altri? Purtroppo entreranno nella massa dei poveri.
Spronate figli e nipoti a costruire il proprio futuro studiando e andando a ricoprire posizioni alte.
Come sempre sono d’accordo al 100% su quanto scritto dal dott. Marino. In Italia si continua a rimandare una riforma pensionistica che deve stare al passo con i tempi, tante promesse ma zero fatti, così non si potrà andare avanti a lungo.
Buongiorno.
Su cosa si può essere d’accordo … sulla storia!
I fatti sono questi:
Il dottor Perfetto e suoi collaboratori ci parlano da anni di una riforma delle pensioni necessaria in funzione dell’avanzare del mondo digitale.
Non ne hanno solamente parlato, ne hanno redatto una proposta concreta, ne hanno spiegato, a noi, più volte il suo contenuto e, infine, Perfetto ne ha trasmesso copia a persone di un certo peso politico o economico nell’attesa, ad oggi invano, di commenti.
Mi domando, rispettosamente, a cosa serva il ripetere la cronistoria di qualcosa che ormai dovrebbe essere a conoscenza di tutti, almeno qui sul sito.
Se il dottor Marino disponesse, viceversa, di una sua proposta diversa, alternativa all’esistente o a quella del dottor Perfetto, basata su: tagli, su separazioni, su imposizioni, su nazionalizzazioni o privatizzazioni, su di un paradigma economico diverso, su A.I. e lavoro robotico o quant’altro; nulla vieta che la descriva dettagliatamente come ha fatto il dottor Perfetto e poi che la inoltri a chi ritesse opportuno restando o premendo per il suo successo.
Da ultimo per quanto attiene alle conoscenze degli studenti del primo anno di economia, dopo che nei gangli del nostro Stato sono transitati “La crème de la crème” di economisti, di banchieri e del potere Europeo …. mentre oggi si sentono notizie (vere o false non so) di un calo di 50.000 tessere sindacali CGIL ???
Saluti
La nostra proposta UTP è stata presentata anni fa ed era perfettamente sostenibile ed anzi a pizzichi e bocconi i vari Governi ne hanno preso un po’ alla volta spunto