Giuliano Cazzola in uno dei suoi ultimi elaborati redatti per il Sussidiario.it torna a parlare di previdenza e lo fa con il solito umorismo che lo contraddistingue quando vuole criticare alcune scelte dell’esecutivo. In questo caso torna a puntare il dito sulla ‘Quota 41’ per far comprendere come questa proposta in sostituzione all’attuale riforma Fornero in realtà non sarebbe idonea né a giovani, né a donne e rischierebbe solo di fare più danno. Ecco perché il Prof Giuliano Cazzola scrive: “Poiché fioriscono proposte preferenziali sulle pensioni, ci permettiamo di aggiungerne una nostra che parte da una considerazione di fondo: meno si fa meglio é. E’ tempo dell’usato sicuro”. Vi riportiamo alcuni dei tratti del suo scritto del 16 luglio che ben fanno compredere il quadro attuale e a quali rischi si andrebbe incontro se si optasse per la Quota 41 per tutti in sostituzione di altre misure vigenti.
Riforma pensioni 2025, Cazzola su Quota 41 e altre quote: meglio “L’usato sicuro”
Così Cazzola: “Certo per Meloni é sempre più faticoso tenere la barra dritta da quando Matteo Salvini si é messo in proprio non solo sul piano della politica internazionale, ma anche su quello della politica economica: in particolare facendo balenare di tanto in tanto , nel dibattito politico, quella ‘Madonna pellegrina’ che va sotto il nome di Quota 41, per non fare confusione con l’orgia di ‘quote’ che ci hanno accompagnato negli ultimi anni, Quota 41 significa la possibilità di andare i quescienza a qualsiasi erà maturati 41 anni di contributi, la proposta é sbagliata per svariati motivi”:
Tra questi anche e soprattutto per il fatto che la misura se già é sbagliata, spiega Cazzola, per le coorti che vanno in pensione ora e nei prossimi anni che andranno con un’età anagrfica più bassa di quella media vigente, lo é ancor più per le nuove generazioni che faticheranno, dati i lavori precari e l’ingresso sempre più tardivo nel mondo del lavoro ad arrivare ai 41 anni richiesti. Per le giovani generazioni i 41 anni di contributi come é facile immaginare saranno un ‘frutto proibito’.
Per loro spiega il professore é assolutamente più conveniente fissare, magari in modo flessibile, un’età anagrafica adegata all’attesa di vita, che vedrebbe aumentare anche l’assegno in virtù di un coefficiente di trasformazione più elevato in quanto legato all’età del pensionamento, e un numero di contributi necessari più bassi per accedere alla quiescenza.
Tanto che, spiega Cazzola, proprio il prolungamento dell’attività lavorativa sarà il più sicuro ganate dell’adeguatezza del trattamento.
Quota 41 difficile da raggiungere per le donne
La quota 41, aggiungiamo inoltre noi, é difficilmente raggiungibile dalle donne che dovendo conciliare lavoro e famiglia faticano ad avere una carriera continuativa. Proprio per questo é giusto pensare a ritocchi al ribasso per il genere femminile con figli o senza pensando quindi ad una misura generale, un’ uscita flessibile nell’ambito di un range tra i 64 ed i 72 anni.
Inoltre per quanto concerne la pensione, ricorda il professore, va sempre considerato non solo l’importo ma anche il tempo per cu viene percepita. Ecco perché i dati demografici, bassa natalità ed invecchiamento della popolazione, non possono non essere considerati da chi prende decisioni.
Concordate con il Prof Cazzola, la Quota 41 rischierebbe ulteriori disuguaglianze a danno soprattutto delle coorti più giovani? Meglio dunque, prima che si vadano a peggiorare ulteriormente le cose, eliminando magari acnhe l’anticipata Fornero, che lo ricordiamo, permette il raggiungimento dell’assegno pieno a dispetto della quota 41 proposta che vedrebbe il ricalcolo dell’assegno contirbutivo, non toccare nulla e optare per l’usato? O pensate esistano altre forme ibride che potrebbero portare verso una soluzione definitiva del problema, accontentando in linea di massima tutti coloro che sono in attesa di scoprire cosa riserverà loro il futuro previdenziale?
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Mandate a lavorare quel cretino di cazzuola che non a fatto un cazzo nella vita è parla
Io solo non capisco come mai politici inetti sia rossi che verdi che gialli che bianchi ce li ritroviamo comunque sempre li a governare o all opposizione….la colpa è di chi và a votare perché così vengono legittimati dal popolo a fare delle continue porcherie…quindi non vi lamentate..io farei di peggio!!!!!
Salvini il 🤡 bugiardo , a breve andrà a raccogliere le olive in ginocchio .
Un ” politico ” in meno da sfamare ….
Ha perfettamente ragione il professor Cazzola (evidentemente ha cambiato idea anche lui rispetto al passato) ed è quello che sostengo da sempre: non è quota 41 a risolvere il problema, ma proprio per niente, anzi. Quota 41 è un obiettivo ormai praticamente irraggiungibile per quasi tutti i lavoratori e certo non soltanto per le donne, ma per chiunque non abbia iniziato a lavorare prima dei 20 anni di età. Ovvero il 90 per cento degli italiani, visto che ormai quasi tutti studiano e iniziano a versare i contributi fra i 25 e i 30 anni. E quota 41, ripeto, non discrimina le donne in particolare, ma proprio tutti: maschi e femmine senza distinzione. Anzi, è ora di farla finita con questi ingiusti favoritismi verso una sola metà del cielo, visto che sono ormai del tutto anacronistici e oltretutto causa di un’infrazione disciplinare da parte dell’Unione Europea che pende sull’Italia come una spada di Damocle dal 2013, in quanto discrimina ingiustamente gli uomini. Per questo sostengo anche che sia ormai assolutamente improponibile tirare fuori dal cilindro nuovamente Opzione Donna, sia perchè è finanziariamente del tutto insostenibile pensare di mandare in pensione a 58 anni metà della popolazione italiana (ovvero le lavoratrici), sia perchè è ingiustamente discriminatoria verso i lavoratori uomini. La vera riforma delle pensioni dovrà assolutamente basarsi su una flessibilità in uscita che parta almeno dai 63 anni (max 64), pensione interamente contributiva e un’anzianità di servizio base di 35 anni. Chi va in pensione prima prenderà una pensione più bassa, in caso anche con qualche piccola penalizzazione, chi deciderà di andare in pensione più tardi prenderà una pensione più alta, sulla base del montante contributivo versato.
Ma basta con sto Cazzola, ha veramente rotto il #####
Il parere di uno che di “lavoro” ne ha solo sentito parlare, conta come il due di picche.
Si continua a prendere in giro la povera gente che lavora.
Da quota 41 secca a quota 41 così così..quota 41 però bho… un paletto quà uno là… e si allunga addirittura.
Qualcosa mi dice che non ci sarà però riconferma elettorale per la lega con questa vicenda perde parecchio
Non dire balle, vedi la realtà. Chi paga? Salvini si tiene ben stretti i suoi, ma illude i seguaci
67 anni al max per tutti deve diventare un limite invalicabile. Un mantra. O diventiamo il Paese barzelletta se già non lo siamo.
Salvini dice nuovamente ‘stiamo lavorando alle pensioni ‘; visto che da quasi 2 anni fa parte di un governo che ha introdotto paletti e calcolo contributivo per quota 103, ha inventato allungamenti della finestra mobile (che esiste solo in Italia, altra fregatura per i lavoratori italiani), ha cancellato la vera opzione donna …se questi sono i risultati dei primi due anni di lavoro sul tema pensioni… ci credo che la Fornero se ne faceva beffe in tv !
Sono già disponibili proposte sensate come quelle del gruppo UTP, perché sforzarsi per creare qualche nuova ‘quota 103 contributiva’ o altre misure sempre più penalizzanti per i lavoratori ?
Egregio prof. Cazzola,
Lei ha tutta l’autorevolezza di esternare suggerimenti a chicchessia, visto che è uno dei massimi esperti di Diritto del Lavoro e delle Politiche Sociali ed è un dotto in materia previdenziale ( oltre ad avere ricoperto prestigiose cariche politiche).
Detto questo, però a mio avviso, Lei, stimato Professore, ha già DATO, purtroppo.
Dico “PURTROPPO” perché, visti i risultati,( a dire il vero, non solo per colpa sua), oggi non c’è da stare allegri, poiché sia gli anziani lavoratori (ma ancora non troppo anziani, come me, a causa dell’usato sicuro che lei suggerisce), né i giovani, né le donne.
Invece, stimato Professore, possono festeggiare solo coloro che godono ((come lei) della pensione già da decenni, anche grazie ai miei contributi.
Mi ascolti, si goda il suo giusto riposo lavorativo e, soprattutto, le sue DUE MERITATE PENSIONI, il cui importo le garantirebbe tranquillamente di trascorrere un mese al mare e un mese in montagna.
Lasci lavorare tranquillamente gli esperti tecnici e politici di questo nuovo governo (che per la verità ha iniziato nel peggiore dei modi) e dia loro la possibilità di realizzare quanto promesso in campagna elettorale:
1. Quota 41,
2. maggiore flessibilità di uscita dal lavoro per gli anziani lavoratori ( come me), ma ancora non troppo anziani;
3. ricambio generazionale nella P.A. per favorire giovani menti più preparate in linea con i tempi e le nuove tecnologie informatiche;
4. riforma complessiva e duratura dell’intero sistema previdenziale.
Se poi tra cinque ( anzi quattro) anni nulla cambierà rimpiangeremo l’usato sicuro che Lei oggi suggerisce e diremo ancora una volta “ forse erano meglio quelli di prima”.
Buone vacanze e cordiali saluti
Infatti! le loro laute pensioni d’oro non le nominano neanche, pontificano sulle nostre rinunciando a niente sulle loro.
Dal mio punto di vista zero credibilità in queste persone.
Lo ripeto da anni ma nessuno ascolta
La supercazzola con scappellamento a destra come fosse antani per due
CAZZOLA, BASTAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Cazzola… “ma mi faccia il piacere” [cit. Totò] Con la crudele legge Fornero, siamo passati da 35 anni per poter accedere alla pensione, a 43 (forse prima erano insufficienti, ma farne 8 di più, sono tantissimi). Aldilà di questo, “caro” Cazzola, le vorrei far presente che non tutti godono di buona salute a sessant’anni e dopo ben 40 anni di lavoro e di contributi versati, abbiamo tutto il sacrosanto diritto di andare in pensione. Cazzola, le pare giusto che un lavoratore versi i contributi per 43 anni (legge Fornero), per percepire poi, la pensione, ben che vada, per 15/20 anni ?
Concordo pienamente con Lei sig. Marco B. I diritti acquisiti sono diventati dei veri e propri “privilegi acquisiti”. Intanto è necessario sottolineare e rivendicare a gran voce, come fa Lei e anche io ( e con noi mi auguro tanti altri che vivono la stessa situazione), che lavorare per 40 anni, non è la stessa cosa per chi lo ha fatto per 20, 25, o anche 35. E lo stesso discorso, chiaramente, vale anche per i contributi versati. Quindi, se non possiamo neanche mettere in discussione questi “privilegi acquisiti”, almeno si abbia l’onestà e la decenza di cancellare la Legge Fornero e di riconoscerci il diritto di poter andare in pensione, almeno SENZA PENALIZZAZIONI con 40 anni di contributi versati, visti gli importi esigui che percepiremo, rispetto a tanti che già sono in pensione da anni.
Ribadisco poi: a chi sta bene continuare a lavorare anche ben oltre il limite stabilito, si dia loro la possibilità di farlo (fermo restante il possesso dei requisiti fisici e mentali), purchè ciò avvenga non a discapito dei giovani e aggiungo, inoltre, si riconosca loro anche un premio aggiuntivo sullo stipendio, visto ormai la carenza cronica di personale negli uffici pubblici e nelle aziende private a causa del mancato ricambio generazionale, che non è stato attuato quando era necessario ed opportuno farlo, per la solita litania dell’alto debito pubblico e della mancanza di risorse.
Cordiali saluti
Sig. Marco B attento! L’ultimo ragionamento che ha fatto le si ritorce contro, proprio perchè è giusto che un lavoratore che ha versato contributi per 43 anni e che ha versato per ogni anno il 33% dei contributi (lei il 9,19% e il datore di lavoro per lei il 23,81) possa percepire, poi la pensione per 15/20 anni.
Quindi fatemi capire bene. Siccome i giovani, entrando tardi nel mondo del lavoro, non potranno mai raggiungere la quota 41 si costringe ad arrivare almeno a 64 anni chi ha iniziato a 20 come me che cosi me ne scorpaccio 44 di anni al lavoro. Se poi la finestra, come vorrebbe il cnel andrà da 64 con penalizzazione a 72 per l’assegno pieno, dovrò lavorare fino a 52 anni di contributi. Ma qualcuno può spiegare al prof Cazzola che se si comincia a lavorare dopo i 30 si raggiunge prima la pensione di vecchiaia che se anche fosse fissata (e non dovrebbe) a 72 vedrebbe l ‘interessato lavorare ben 10 anni in meno di chi, come me, ha iniziato presto ed è molto stanco. Questi prof dalle pensioni alte calcolate col retributivo integrale cosa pensano della possibilità di un ricalcolo contributivo dei loro assegni cui la corte costituzionale non ha dato parere negativo? L’unica cosa su cui sono d’accordo è che, questi politici attuali, meno toccano e meno danni fanno ma certi prof, meno parlano meno assurdità dicono. Cancellate pure il mio commento ma é quello che penso.
chapeau !
; Caro zimmie, faccio l’avvocato del diavolo; intanto di che anno sei? vediamo i lati positivi: hai iniziato a lavorare ad un età ottimale: nè troppo presto e neanche tardi; ora il ragionamento è: normalità 67 anni, anche 64 con penalizzazioni; ma quest’ultima è una proposta e diciamo che qualcosa di chiaro si vedrà ad ottobre; entra nell’ottica che da adesso in poi sempre peggio; poi vedremo ……………………… saluti a te e ai gestori del sito
Quota 41 sarebbe più che giusta con il misto per chi ce l’ha; chi ha contribuito per tanti anni così deve essere avvantaggiato altroché no. E’ corretto avere anche una flessibilità a partire dai 62/63 anni per chi non ha tanti anni di contributi con lievi penalizzazioni… poi mi sveglio tutto sudato e alla fine ribadisco: “giù le mani dalla Fornero” che è il male minore.
vediamo se ho capito bene: vista la denatalità e l’invecchiamento della popolazione il rimedio è: far lavorare di più la gente da un minimo di 64 anni anche fino ai 72 anni; c’è qualcosa che non quadra: A) la fisiologia umana: sentiamo in continuazione morti sul lavoro a 55-60 anni: figuriamoci oltre (ottimo per i conti dello stato: risparmi); e la proposta Perfetto, Armiliato, Gibbin cosa ne facciamo, prof. cazzola? lasciamo perdere; saluti al prof Cazzola e ai gestori del sito
Ma qualcuno mi deve spiegare come mai dopo i 60 anni per i medici sei una persona anziana quindi più fragile e con più alto rischio di contrarre malattie o patologie mentre per il nostro sistema pensionistico siamo ancora giovani e forti per poter continuare a lavorare. Ma nelle commissioni che studiano la riforma delle pensioni sono presenti dei medici o solo dei politici scaldasedie
Negli anni sessanta/settanta l’aspettativa di vita oltre la pensione era di circa 20 anni con i media 1/2 anni di allettamento , fase terminale di vita, oggi è grosso modo la stessa con una media di vita residua su un letto di ospedale , ospizio etc di 9 anni. L’istituto Mario Negri informa che la reale aspettativa di vita degli italiani è 61 anni in media il resto è dovuto all’uso di farmaci salva vita, da disturbi ipertensivi , cardiaci , respiratori, cuore etc , per non parlare di malattie neurodegenaritive etc.
Tutto questo alla luce di quanto tutti i politici fino ad oggi , hanno fatto scempio della sanità, dell’assistenza etc , tanto loro non fanno attese per visite oncologiche e altro passano direttamente con l’auto blu e scorta a farsi visitare , nessuna fila o mesi di attesa al CUP, alle poste , per pagare utenze , a cercare il prezzo più conveniente al supermercato etc
Noi ( si fa per dire , perchè ormai ho smesso di farlo) gli onoriamo con il voto gli andiamo ad applaudire , ci beviamo tutte la cazzate che dicono e soprattutto , li continuiamo a pagare
Anche se mi è diffiile dirlo il dott.Cazzola, pensionato d’oro, ha ragione per quanto riguarda i 41 anni. Certo questo discrimina i lavoratori precoci che hanno iniziato molto presto a lavorare e le donne che difficilmente raggiungo no i 41 anni di contributi. Meglio quindi una flessibilita’ in uscita dai 64 (meglio 63 anni) per tutti lasciando pero’ il misto per quei pochi che ancora lo hanno. E comunque non aumentare la pensione di vecchiaia prevista a 67 anni. La flessibilità è una scelta specie per le persone che hanno stipendi elevati e che quindi possono permettersi di andare in pensione prima per godersi qualche anno prila la pensione, deve essere una scelta sia andare in pensione che restare a lavorare. Ribadisco ancora una volta che la riforma ideata dal dott. Perfetto è comunque la migliore e la più fattibile, peccaqto però che non verrà mai presa in considerazione daqi politici inetti che ci governano.
Scusa ma secondo te i precoci quanti anni dovrebbero lavorare … 50? Un numero massimo ci deve sempre essere e 41 sarebbero anche fin troppi!
Per mantenersi le loro le studiano tutte