Riforma pensioni 2026 e Bilancio INPS: ultime considerazioni

Interessante il dibattito che é emerso sul portale a seguito dell’articolo pubblicato ieri sul poter dividere realmente assistenza da previdenza e se questo ‘mantra’ spesso ricorrente come cavallo di battaglia anche da taluni Governi sia poi realmente perseguibile o solo un dire propagandistico. Spesso si sente dire che il Bilancio Inps é in ordine, ma lo é davvero e soprattutto grazie a cosa?

Il Dottor Perfetto che ieri ha sollevato il dibattito sul tema, confrontandosi con alcuni lettori sul portale, ha esplicitato ancor meglio alcuni aspetti, in cui emerge chiaramente come il suo pensiero sia poi in linea con chi ha sempre fatto meno propaganda preferendo dire, anche a proprio discapito la verità sul fronte previdenziale, ossia il Professor Cazzola. Il Dott. Perfetto dalla sua, lo ha sempre detto, non ama i riflettori, non gli importa di seguire la massa e tanto meno avere il benestare dei ‘big’ per proseguire nei suoi studi e nelle sue idee. Anzi talvolta proprio il fatto di avere poco seguito lo ha spinto a pensare di essere ancor più nel giusto, spesso le verità sono scomode.

Ma noi che da sempre sul portale amiamo le voci fuori dal coro che sono probabilmente le uniche in grado di aprire gli occhi e le menti di chi davvero vuole comprendere, vi proponiamo un ulteriore approfondimento sull’INPS e su cosa confluisca davvero nel termine previdenza.

Riforma pensioni 2026, le ultime novità sull’INPS ed i bilanci

Così Perfetto: “I N P S Istituto Nazionale di PREVIDENZA Sociale. Vogliamo chiarire bene cosa vogliamo intendere con l’espressione “SEPARARE PREVIDENZA DA ASSISTENZA”?

Stando all’articolo di Fabio Bonanni pubblicato in data 16 gennaio 2024 su il Sole 24 Ore, il rapporto di Itinerari Previdenziali (il cui Presidente, come sappiamo, è il Prof. Alberto Brambilla) – presentato alla Camera – afferma che le prestazioni previdenziali valgono il 12,97% del Pil, un valore in linea con la media europea ma distante da quello davvero comunicato a Bruxelles, generando confusione. ‘Il rapporto torna a suggerire, pertanto, “una corretta separazione tra previdenza e assistenza’ (FONTE: https://www.ilsole24ore.com/art/welfare-itinerari-previdenziali-157-mld-costo-2022-126percento-10-anni-indicazione-razionalizzare-spesa-e-separare-assistenza-previdenza-AFRuKbMC?refresh_ce&nof).

Il Prof. Brambilla (così continua l’articolo) suggerisce: “la corretta determinazione di questi dati è fondamentale per evitare che eccessive sovrastime convincano l’Europa a imporre tagli alle pensioni che, come evidenziano questi numeri, presentano invece una spesa tutto sommato sotto controllo”.

E allora domando al Prof. Brambilla: COME SEPARARE ASSISTENZA DA PREVIDENZA? Mi verrebbe da pensare questo: Se esiste una INPS che gestiste Previdenza e Assistenza, allora il separare Assistenza da Previdenza vorrebbe forse significare istituire una INAS (Istituto Nazionale di Assistenza Sociale, che, però, non è la INAS-CISL (Patronato))? Economisti ed esperti previdenziali sono spesso propensi a dire COSA fare, ma si astengono altrettanto spesso dal dire anche COME fare.

Forse, economisti ed esperti previdenziali ritengono che al COME fare ci deve pensare il Governo, dal momento che è sua la gestione della Politica Economica (che è economia normativa), mentre economisti ed esperti previdenziali si occupano invece di Economia Politica (che è la economia descrittiva)?

Se il Prof. Brambilla si esime dal dire COME fare a separare Assistenza da Previdenza, tuttavia qualche indicazione ce l’ha sul COME mantenere in equilibrio il Sistema Previdenziale dopo il 2040 quando la maggior parte dei baby boomer nati dal dopoguerra al 1980, in termini previdenziali assai significativa data la loro numerosità, si sarà pensionata. Per il Prof. Brambilla occorre intervenire su:

• età di pensionamento, attualmente tra le più basse d’Europa, circa 63 anni l’età effettiva di uscita dal lavoro in Italia nonostante un’aspettativa di vita tra le più elevate a livello mondiale, e che dovranno dunque gradualmente aumentare evitando il ricorso a eccessive anticipazioni

• invecchiamento attivo dei lavoratori, attraverso misure volte a favorire un’adeguata permanenza sul lavoro delle fasce più senior della popolazione

• politiche attive del lavoro, da realizzare di pari passo con un’intensificazione della formazione professionale, anche on the job

• prevenzione, intesa in senso più ampio come capacità di progettare una vecchiaia in buona salute”

Riforma pensioni 2026, cosa si intende per previdenza?

Il Dott. Perfetto giunge ad una CONCLUSIONE: Innanzitutto, dice, occorre chiarire cosa si intende per “PREVIDENZA” Riporto quanto è specificato dall’enciclopedia Treccani:

“Previdenza: (che più esplicitamente viene indicata come p. sociale) svolta dallo stato allo scopo di assicurare ai lavoratori, e in seguito a tutti i cittadini, i mezzi materiali di sopravvivenza e l’assistenza necessaria quando vengono a trovarsi in condizioni di bisogno (vecchiaia, periodi di disoccupazione involontaria, infortunî e malattie, invalidità di vario tipo): Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, ente pubblico cui è affidata la gestione dell’assicurazione contro l’invalidità e la vecchiaia e contro la disoccupazione involontaria, oltre ad altre funzioni di sicurezza sociale” (FONTE: https://www.treccani.it/vocabolario/previdenza/).

La Previdenza, quindi, include anche l’Assistenza. Le pensioni sono classificate sia come “pensioni previdenziali” (es., pensioni di vecchiaia e pensioni anticipate finanziate con i contributi previdenziali), sia “pensioni assistenziali” (es., pensioni di invalidità, pensioni per ciechi e per sordi, finanziate con la fiscalità generale).

IL BILANCIO DELL’INPS È PERFETTAMENTE IN ORDINE (come ha sostenuto a suo tempo l’ex Presidente dell’INPS Tridico e come sostiene il Prof. Brambilla).

E allora, prosegue Perfetto, pongo la seguente domanda al Prof. Alberto Brambilla: COME FARE A SEPARARE ASSISTENZA DA PREVIDENZA?

Suggerimento per il Prof. Brambilla:

Il Prof. Cazzola afferma nel suo libro: si riuscì a far crescere un’idea all’interno del maggiore Istituto previdenziale (‘conosciuta come “operazione bilancio parallelo”, nel senso che, a fianco del documento contabile ufficiale, ne era redatto un altro secondo i criteri della separazione tra previdenza e assistenza) e che ancora oggi continua a circolare tra i luoghi comuni che distorcono il dibattito sulle pensioni. È un escamotage contabile – che ingombra il dibattito e viene persino preso sul serio dai governi – secondo il quale i conti delle pensioni sarebbero in ordine se non dovessero sopportare l’onere dell’assistenza. Era (ed è) vero esattamente il contrario.” (FONTE: “La guerra dei cinquant’anni. Storia delle riforme e controriforme del sistema pensionistico, Prefazione di Elsa Fornero, ed. IBL Libri, 2021, Pag.18).

Voi che idea vi siete fatti al riguardo, se foste al Governo come interverreste per mantenere attivo il Bilancio dell’INPS? Sempre grazie al Dott. Perfetto per il tempo che dedica al portale ed ai nostri lettori.

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19 commenti su “Riforma pensioni 2026 e Bilancio INPS: ultime considerazioni”

  1. Caro Paolo Prof. Hai spiegato in maniera diciamo più dettagliata il mio pensiero e ti ringrazio, il problema purtroppo è che sentiamo spesso dire del lavoratore di 70 anni, o oltre che è morto da una impalcatura lavorando, o in fabbrica con una lastra sul groppone o sotto ad un muletto. Hai visto mai un Politico di qualsiasi colore preoccuparsi di questo? Beh io mai, il problema è che più passano gli anni e questi politici non fanno altro che aumentare le promesse e diminuire i fatti. Anche dopo quattro anni di promesse ( peraltro tutte a tempo determinato come i lavori che/se te li offrono adesso) io non avevo mai visto peggiorare tanto le problematiche dei pensionati. Meno male che noi due c’è la stiamo cavando grazie all’Ape Sociale messa da un governo di natura opposta e francamente sono quasi stupito che ancora non ci abbiano tolta anche questa possibilità. Per fortuna il 2027 si avvicina poi ce ne andremo in Pensione di Vecchiaia (ma a 67 e Non 63 anni) 🤔🤔🤔 che strano. Salutoni a te e ai Gestori del Sito. Una buona giornata a tutti.

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  2. Allora Elsa … hai poi azzerato i privilegi come dicevate tu e spocchia ?? … no ?? … ah ah ah ah … ma come ?? … non eravate voi che promettevate sacrifici per tutti ?? … ah ah ah ah … ma colpiremo i privilegi … ah ah ah ah … giustizia e uguaglianza … ah ah ah ah … dai Elsa, non piangere … tieni alto il morale … altrimenti mi fai preoccupare … ah ah ah ah … hai distrutto la vita di milioni di pensionati ma lo hai fatto perche’ tu ne sapevi … oooooo quante ne sapevi … tu sei matematica … tu sai fare di calcolo … ah ah ah ah … noi invece che siamo choosy ci chiediamo sempre una cosa … perche’ per i parlamentari bastano 4 anni (circa) mentre per il popolino servono 44 anni (circa) ???? … questa cosa non l’abbiamo mica ancora capita … dai Elsa … prova spiegarcelo … coraggio … tu che intervieni sempre nelle trasmissioni … perche’ non ci spieghi questa cosa … cioe’ … se mancavano i soldi e se dovevate salvare l’Italia … perche’ ci sono regole diverse ?? … ah ah ah ah ah ah … grande Elsa … quante ne sapevi … ah ah ah ah !!!!

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    • caro Pio, Elsa la sa più di noi tutti…e non spiegherà MAI a nessuno perchè 4 è diverso da 44.
      Noi del popolo lavoratore dobbiamo credere alla sua verità come un fedele crede negli angeli e deve essere un orgoglio regalare anni della propria vita allo Stato ad ogni manovra finanziaria.

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      • Esatto … sacrifici per tutti … ah ah ah ah … salviamo l’Italia … ah ah ah ah … azzereremo i privilegi … ah ah ah ah … Elsa e spocchia Mario ne sapevano … mai pero’ che spiegano come mai i diritti acquisiti (per il BENE del paese) li toccano solo ad alcuni e non ad altri … ah ah ah ah !!!! … grandissimi Elsa e spocchia Maio … ah ah ah ah !!!!

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  3. Scusatemi, ma vorrei capire il 90% delle persone che conosco(io compreso
    )negli ultimi anni sono andati o stanno andando in Pensione dai 66 anni in su perché per arrivare ad avere la massima qualcuno che conosco va anche dopo i 67 anni e sopra leggo che secondo calcoli fatti nel 2024 gli italiani in media vanno in Pensione a 63 anni che e’ tra i più bassi d’Europa? Soprattutto adesso che stanno togliendo il possibile e l’impossibile per poterci andare prima? Cosa mi sono perso?

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    • Se si parla di pensioni previdenziali ovvero di pensioni pagate da contribuzione la media certificata per l’anno 2024 e’ 64,8 .
      Tale media è data da pensioni di anzianità ( 61, 6 anni età media di uscita) e pensioni di vecchiaia ( 67 anni di media in uscita).
      Con incremento sostanziale del numero di pensioni di vecchiaia.
      Ssluti

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    • una spiegazione c’è caro mog e provo ad intuirlo; anni fa dicevano che la media era inferiore a 60 anni o poco sopra; come era possibile? si andava da un minimo di 56 anni anche ad oltre 62; (40+16); 40 di contributi e inizio lavoro a 16 anni (qualcuno 15); adesso come adesso il minimo si è alzato (43 anni +16) e pure il massimo; cosa è sparita? la flessibilità in uscita o meglio la flessibilità esiste ma oltre i 67 anni; facendo 2 calcoli ecco i 63 anni di media; poveri noi, in che mani siamo; saluti a te e ai gestori del sito

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  4. Rispondo al commento dei sig. Diridero pubblicato in data 3 Febbraio 2026 alle 10:01 nell’articolo a firma di Erica Venditti pubblicato in data 2 febbraio 2026 dal titolo “Pensioni 2026, separare previdenza da assistenza: davvero possibile?”.

    Rispondendo al sig. Diridero, rispondo anche al commento del sig. LucianoM in data 3 Febbraio 2026 alle 12:47 pubblicato nel presente articolo.

    Il sig. Diridero riporta le considerazioni dell’AI, mentre il sig. LucianoM riporta le considerazioni di Copilot.

    CONCLUSIONE CUI ARRIVA AI.

    La conclusione cui arriva AI verso la quale si è relazionato il sig. DIRIDERO è la seguente:

    ‘La sfida non è tecnica, è politica. Separare i conti significa ammettere che l’assistenza costa molto e che le tasse attuali potrebbero non bastare a coprirla. Inoltre, molti temono che una separazione netta possa essere il preludio a tagli alle prestazioni assistenziali, oggi “protette” dal calderone previdenziale.
    In sintesi: È realizzabile attraverso una riforma della contabilità pubblica e una diversa allocazione delle entrate tributarie, ma richiede il coraggio politico di mostrare quanto costa davvero il nostro sistema di protezione sociale’.

    CONCLUSIONE CUI ARRIVA COPILOT.

    La conclusione cui arriva Copilot verso il quale si è relazionato il sig. LucianoM è la seguente:

    ‘La PREVIDENZA italiana, se isolata dall’ASSISTENZA, è strutturalmente SOSTENIBILE.
    Il problema del sistema pensionistico non è la previdenza ma l’enorme quota assistenziale, che viene contabilmente sommata alle pensioni, generando una percezione errata di “spesa fuori controllo”.
    La vera priorità è SEPARARE in modo istituzionale previdenza e assistenza, così come già fatto tecnicamente nel presente documento’.

    CONCLUSIONE CUI ARRIVANO ESPERTI E TECNICI INPS.

    Nel documento “4745KEY-assistenza_e_previdenza_01.pdf” redatto dalla “Direzione Centrale Studi e Ricerche”, Studi e Analisi n. 6 2022, è riportata a pag. 61 la tabella intitolata “Tabella 7.1 La spesa pensionistica secondo vari criteri di classificazione delle voci”.

    La Tabella 7.1 riporta la spesa pensionistica in rapporto al PIL in base a diversi criteri di classificazione delle voci.

    La tabella fa riferimento agli anni 2020 e 2019.

    Alla voce di classificazione “Spesa pensionistica”, il rapporto Spesa/PIL è stato del 16,9% nel 2020, mentre è stato del 15,1% nel 2019.

    Alla voce di classificazione “Spesa pensionistica al netto delle ritenute fiscali”, il rapporto Spesa/PIL è stato del 13,4% nel 2020 e del 12,1% nel 2019.

    (FONTE: INPS https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&opi=89978449&url=https://www.inps.it/content/dam/inps-site/pdf/dati-analisi-bilanci/attivita-ricerca/studi-e-analisi/2022/4745KEY-assistenza_e_previdenza_01.pdf&ved=2ahUKEwidl4vYvr2SAxW12wIHHeN8HLEQFnoECB8QAQ&usg=AOvVaw2h8u88pJAGbHWt2VRVFb99).

    NOTA: quando si apre il documento, se nella riga di ricerca si digita la parola “separazione”, ci sono diversi punti in cui si parla proprio di “separazione tra previdenza e assistenza”.

    In particolare vi è in punto, proprio a pag. 61 dove è presente anche la Tabella 7.1, in cui si precisa testualmente:

    “Partendo da questo ordine di considerazioni, la riclassificazione funzionale della spesa, dunque, potrebbe superare l’annosa questione della separazione della spesa previdenziale da quella assistenziale, spostando il ragionamento sugli interventi a sostegno delle funzioni e dei bisogni che il cittadino non riesce a soddisfare autonomamente”.

    Leggendo a volo d’uccello il documento dell’INPS, la prima impressione che si riceve è che sia tutto sotto controllo e che i conti sono in ordine: le voci di spesa tra Previdenza e Assistenza sono perfettamente separate, e il rapporto Spesa Pensioni/PIL al netto delle ritenute fiscali è intorno al 12%, che è anche la media europea.

    CONCLUSIONE FINALE

    Personalmente considero attendibili e condivisibili tutte e tre le considerazioni espresse da AI, Copilot e INPS (anche se non ho avuto occasione di poter leggere interamente le 71 pagine del documento INPS).

    Mi pongo la domanda se la separazione tra Previdenza e Assistenza sia veramente una “annosa questione”, un problema da risolvere, o, piuttosto, una mera questione di comunicazione, sia ai cittadini che all’Europa.

    Se l’annosa questione di separare Previdenza da Assistenza non è in problema, non c’è nemmeno una soluzione.

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    • Dott. Perfetto grazie per la risposta!…
      Lei si pone una domanda (se la separazione tra Previdenza e Assistenza sia veramente una “annosa questione”, un problema da risolvere, o, piuttosto, una mera questione di comunicazione, sia ai cittadini che all’Europa)…
      Non chiarisce però che risposta si dà…
      Per il sottoscritto la “annosa questione” è un problema da risolvere e anche in fretta…
      Buona serata!

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  5. Secondo me manca la volontà politica per separare previdenza e assistenza in Italia.
    Sindacati (CGIL-CISL-UIL) si oppongono: temono tagli alla previdenza pura.
    Governo Meloni punta su flessibilità (blocco età 67 anni 2026-28), ignora separazione.
    Vincoli UE: spesa aggregata (16-17% PIL) gonfiata dall’assistenza complica reporting.
    Opposizione (PD-M5S) parla solo di pensioni anticipate, non scorporo.
    Risultato: tabù politico che distorce dibattiti, blocca riforme mirate.

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    • Il problema è che nessuno né a destra né a sinistra vuole tagliare l’assistenza visto che la usano per non affrontare i veri problemi del mercato del lavoro come la produttività. Tiene buono chi non paga tasse e contributi (integrazioni al minimo), lavoratori poveri e poco formati (le varie decontribuzioni), le piccole aziende che andrebbero obbligate a fondersi perché non possono aumentare produttività e pagare stipendi decenti (li integra lo stato con decontribuzioni e detassazioni) … mi fermo qui

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  6. Bel lavoro, non so alla fine se sono stati considerati tutti i parametri per avere un risultano o meno- Ma il tutto conferma quanto sosteniamo da tempo che è l’Assistenza che manda in crisi il sistema pensionistico e purtroppo i politici la usano come arma per fare cassa sulle pensioni e per non fare una riforma decente con flessibilità in uscita mantenendoci al lavoro fino alla morte o quasi. (vedi aumento età pensionabile a causa aspettativa di vita).

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  7. Ho fatto fare l’esercizio a Copilot di provare a separare previdenza ed assistenza partendo dal report di Itinerari Previdenziali. In sintesi nemmeno la previdenza è in equilibrio ma l’assistenza è il vero problema. Sempre naturalmente che non ci inventiamo altre pensioni anticipate o blocchi fantasiosi di adeguamenti automatici (salvo naturalmente lavori gravosi fisicamente)
    Ecco la lunga risposta, scusate per la formattazione imprecisa:
    Copilot:
    “applicando esattamente i criteri estremi da te richiesti che considerano assistenza anche i casi che alcuni considerano ibridi (solo contributi reali = previdenza; tutto ciò che è integrato, sussidiato, figurativo o finanziato dal bilancio statale = assistenza) ecco il rapporto richiesto:

    SEPARAZIONE TRA SPESA PREVIDENZIALE E ASSISTENZIALE

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    1. Criteri di separazione applicati
    ===========================================================
    PREVIDENZA (solo contributi versati reali):
    – Pensioni di vecchiaia e anticipate senza integrazioni al minimo.
    – Pensioni ai superstiti (copertura contributiva reale).
    – Quote retributive e contributive coperte da contributi effettivamente versati.
    – Gestione Separata (quasi totalmente previdenziale).
    – Casse professionali, che operano su base contributiva autonoma.

    ASSISTENZA (finanziata dalla fiscalità, NON coperta da contributi reali):
    – Integrazioni al trattamento minimo.
    – Maggiorazioni sociali.
    – 14° mensilità e importo aggiuntivo.
    – Pensioni e assegni sociali.
    – Pensioni di invalidità civile, indennità di accompagnamento.
    – Sgravi contributivi (decontribuzioni).
    – Contributi figurativi.
    – Quote GIAS di qualsiasi natura.
    – Prestazioni assistenziali non coperte da contribuzione.
    – Trasferimenti statali ai fondi pubblici.

    ===========================================================
    2. Dati di sintesi 2024 secondo il XIII Rapporto
    ==========================================================
    – Spesa pensionistica complessiva (INPS + Stato): 286,1 miliardi €
    – Spesa previdenziale netta (finanziata da contributi veri): 258,0 miliardi €
    – Spesa assistenziale totale (in senso lato): circa 99,8 miliardi €
    ===========================================================
    3. Dettaglio della spesa assistenziale secondo i criteri richiesti
    ===========================================================
    +———————————————+—————+
    | COMPONENTE | IMPORTO (mld) |
    +———————————————+—————+
    | Invalidità civile + accompagnamento | 20,7 |
    | Pensioni/assegni sociali | 5,5 |
    | Pensioni di guerra | 1,0 |
    | Integrazioni al minimo | 5,9 |
    | Maggiorazioni sociali | 2,7 |
    | 14a mensilità, importo aggiuntivo | 1,4 |
    | Sgravi contributivi | 42,4 |
    | Trasferimenti GIAS totali | 44,6 |
    | Altre prestazioni assistenziali INPS | ~20 |
    +———————————————+—————+
    | TOTALE ASSISTENZA | ~99,8 |
    +———————————————+—————+
    ===========================================================
    4. Situazione della PREVIDENZA “pura”
    ===========================================================
    – Entrate contributive vere (al netto GIAS/GPT): 248,0 miliardi €
    – Spesa previdenziale pura: 258,0 miliardi €
    – Saldo previdenziale (solo pensioni coperte da contributi): -10 miliardi €
    – Incidenza sul PIL: poco più dello 0,4%, quindi contenuta.

    ===========================================================
    5. Analisi di sostenibilità del sistema previdenziale puro
    ===========================================================
    – Il disavanzo della sola previdenza è molto ridotto (<0,5% PIL).
    – Il metodo contributivo è ormai dominante e stabilizza la spesa nel lungo periodo.
    – Il rapporto attivi/pensionati per la sola parte previdenziale reale resta vicino a 1,8.
    – Le variazioni della spesa previdenziale seguono dinamiche lente e prevedibili.
    – Le oscillazioni principali derivano dall’occupazione e dai salari (entrate contributive).

    ===========================================================
    6. Proiezioni 2025–2040
    ===========================================================
    – Fino al 2028 il saldo tra entrate e uscite resta stabile.
    – Tra 2030 e 2040 la spesa cresce lievemente per l’uscita dei baby boomers.
    – Dopo il 2040 la spesa previdenziale tende a calare, grazie al metodo contributivo.
    – Il rischio di squilibrio non riguarda la previdenza, ma l’assistenza.
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    7. Perché la crisi NON è nella previdenza ma nell’assistenza
    ===========================================================
    – L’assistenza cresce molto più rapidamente del PIL.
    – Dal 2008 al 2024 i trasferimenti assistenziali sono passati da 75 a 180 miliardi.
    – Le decontribuzioni riducono la raccolta contributiva e aumentano la quota “assistenziale”.
    – Molte prestazioni improprie (prepensionamenti, figurativi, agevolazioni) ricadono nella GIAS.
    – L’assistenza non è soggetta ai vincoli del metodo contributivo.
    ===========================================================
    8. Conclusione generale
    ===========================================================
    La PREVIDENZA italiana, se isolata dall’ASSISTENZA, è strutturalmente SOSTENIBILE.
    Il problema del sistema pensionistico non è la previdenza ma l’enorme quota assistenziale, che viene contabilmente sommata alle pensioni, generando una percezione errata di “spesa fuori controllo”.
    La vera priorità è SEPARARE in modo istituzionale previdenza e assistenza, così come già fatto tecnicamente nel presente documento.
    "

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    • Avevo notato una discrepanza in quello che Copilot (assistente AI di Microsoft per chi non lo conosce) aveva scritto sul totale della spesa assistenziale in due punti diversi, questa è la sua spiegazione:
      ===============================
      1. Perché esistono due numeri diversi dell’assistenza
      ===============================
      – Il Rapporto distingue tra:
      a) Assistenza “stretta”: circa 99,8 miliardi € (invalidità, sociali, minime, GIAS assistenziale).
      b) Assistenza “allargata”: circa 180 miliardi € (tutto ciò che non è coperto da contributi ma contabilizzato nelle pensioni).

      La differenza deriva dal fatto che molte spese assistenziali sono registrate dentro la voce pensioni pur non essendo previdenza.

      ==============================
      2. Cosa include la spesa assistenziale “stretta” (~99,8 mld)
      =============================
      – Invalidità civile e accompagnamento
      – Pensioni/assegni sociali
      – Integrazioni al minimo
      – Maggiorazioni sociali
      – 14a, importo aggiuntivo
      – GIAS assistenziale

      Queste sono prestazioni chiaramente assistenziali e classificate come tali.
      =============================
      3. Cosa include la spesa assistenziale “allargata” (~180 mld)
      =============================
      Oltre ai 99,8 mld comprende:
      – Sgravi contributivi: 42,4 mld
      – Contributi figurativi
      – Trasferimenti dello Stato ai pubblici dipendenti (19,2 mld)
      – Prepensionamenti utilizzati come ammortizzatori sociali
      – Fondi speciali storici (es. FF.SS, Alitalia) caricati sulla previdenza

      Sono costi assistenziali mascherati da previdenza perché inseriti nella contabilità delle pensioni.
      ============================
      4. Perché una parte è “vista” come previdenza
      ===========================
      – La contabilità INPS e Eurostat registra molte prestazioni nella voce pensioni.
      – Anche se NON coperte da contributi, restano nel capitolo previdenza.
      – Economicamente però sono assistenza, perché finanziate dalla fiscalità.
      ===========================
      5. Conclusione sintetica
      ===========================
      – Assistenza stretta: 99,8 mld.
      – Assistenza vera totale (economica): ~180 mld.
      – Differenza = assistenza mascherata dentro la previdenza.

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