Riforma pensioni 2026, età pensionabile più alta e allarme natalità: l editoriale

Siamo già arrivati alla fine di febbraio, Carnevale è passato, nei supermercati già sono in bella vista sugli scaffali colombe e uova di cioccolato in vista della prossima imminente Pasqua e ovviamente in tema pensioni tutto tace. Dopo i pesantissimi tagli inseriti nell’ultima legge di Bilancio con la soppressione tout court di due istituti che permettevano un anticipo pensionistico come Opzione Donna e Quota 103 sarebbe già ora porre le basi per discutere della sempre auspicata ma mai realizzata vera riforma previdenziale.

Ad onore del vero ad inizio d’anno vi è stata una presa di posizione delle forze politiche di opposizione che hanno presentato una mozione comune per fermare l’innalzamento dell’età pensionabile che, ricordiamolo, salirà dal 1° gennaio a 67 anni ed un mese per la pensione di vecchiaia e 42 anni e 11 mesi (un anno in meno le donne) oltre ai tre mesi di finestra mobile per la pensione anticipata e che dal 1° gennaio 2028 sarà ancora aumentata fino a 67 anni e 3 mesi la pensione di vecchiaia e fino a 43 anni ed un mese (un anno in meno le donne) oltre a tre mesi di finestra per la pensione anticipata. Questa iniziativa unitaria da parte dei partiti dell’opposizione che chiedeva anche proposte per la flessibilità in uscita nonché l’istituzione di una pensione di garanzia per i giovani, rappresenta una inversione di tendenza rispetto al passato da parte di forze politiche che sostanzialmente hanno sempre visto di buon grado la riforma Fornero e che in vista delle elezioni politiche del 2027, hanno cercato di scavalcare il centrodestra che da sempre ha puntato sull’aspetto previdenziale in campagna elettorale raggiungendo l’obiettivo di stanare la maggioranza che pur bocciando la mozione è dovuta uscire allo scoperto chiedendo al governo “di assumere iniziative volte ad ampliare progressivamente la flessibilità in uscita, con particolare riferimento alle donne, ai lavoratori con carriere discontinue e ed ai soggetti più deboli, nonché di proseguire nell’azione di monitoraggio e intervento sugli effetti di adeguamenti automatici dei requisiti pensionistici alla speranza di vita anche attraverso interventi correttivi di riduzione o di congelamento” degli stessi meccanismi automatici.

In pratica siamo già in campagna elettorale in cui da sempre l’aspetto previdenziale assume importanza capitale e pertanto la legge di bilancio di fine anno sarà probabilmente corposa in tale ambito anche perché il governo incalzato su una riforma non più rinviabile già da molto tempo ha rinviato il tutto dichiarando che “entro il termine della legislatura” sarà onorato un impegno preso nei confronti dei cittadini.

Non sono d’accordo di confinare la riforma della previdenza nella legge di bilancio quando dovrebbe avere un iter autonomo discusso da subito, ma in ogni caso questo deve essere l’anno per combinare qualcosa di serio perché quello appena passato è stato deludente e penalizzante e dopo l’ennesimo scontro politico sul referendum del 22/23 marzo della giustizia c’è tutto il tempo per operare in tale direzione perché, se pur al momento il sistema è in equilibrio, non lo sarà nei prossimi decenni. A causa dell’invecchiamento della popolazione e soprattutto a causa dell’inverno demografico che attanaglia da molti decenni il nostro Paese il rapporto tra occupati e pensionati che per essere in equilibrio deve essere almeno 1,60 su 1 (oltre un lavoratore e mezzo per ogni pensionato) sta pericolosamente scendendo con fosche previsioni di 1 su 1 (un lavoratore per ogni pensionato) negli anni 2050/2055 e rischi di poter pagare a tutti la pensione.

Il Governo ha scelto il modo più facile di operare, incentivando volontariamente la permanenza al lavoro per chi ha già in requisiti del pensionamento e incentivando la previdenza complementare con l’adesione obbligatoria dei nuovi assunti nel settore privato a partire dal 1° luglio 2026 per rilanciare un istituto che in Italia stenta a decollare, ma ciò potrebbe non bastare ed allora perché non pensare ad una misura shock in ambito sociale riguardo ai figli? Non potendo dare 10.000 euro per ogni nuova nascita per almeno i primi cinque anni di vita non solo per il costo esorbitante ma soprattutto perché non è così che si incentivano le nascite ma offrendo servizi e tutele, si potrebbe, per esempio, copiare la Svezia che è riuscita ad invertire il calo delle nascite tramite investimenti pubblici con un sistema semplice che invoglia a fare figli in maniera spontanea senza doversi districare tra documenti, dichiarazioni ISEE ed eccessiva burocrazia. Non concedendo bonus bebè e assegni una tantum ma attuando misure concrete di aiuti alle famiglie come l’estensione del congedo parentale fino a 480 giorni di cui 390 giorni a salario pieno, con almeno 90 giorni obbligatori tra i due. La parità è utile perché porta le madri a vedere i propri bimbi come una responsabilità da condividere, inoltre, se il genitore è single lo Stato viene in soccorso della famiglia con un importo economico per il mantenimento del bimbo. Ancora assegni ai figli senza presentazione di ISEE, asili nido in gran quantità praticamente gratuiti e massima assistenza a bimbi e genitori. In questo modo la Svezia è riuscita ad invertire il trend sulle nascite a differenza dell’Italia dove la genitorialità è desiderata ma non si concretizza a causa di mancanza di fattori come l’equa suddivisione dei compiti in famiglia, la sicurezza lavorativa e la stabilità finanziaria. Ovviamente questo è un percorso lungo, faticoso e molto costoso ma sicuramente lungimirante perché permetterebbe di invertire la tendenza alla denatalità che è uno dei problemi principali che abbiamo attualmente in Italia. Questo è solo un esempio su un aspetto, quello della natalità, che può e deve essere affrontato da subito con il coinvolgimento dei partiti di opposizione, delle rappresentanze sindacali e datoriali e degli esperti del settore, per evitare, nel futuro, quella bomba sociale di cui ha parlato la Meloni nel suo discorso di insediamento del suo governo alle Camere nel novembre del 2022 ed il rischio che tra una ventina d’anni milioni di pensionati non abbiano le risorse per una vita dignitosa.

23 commenti su “Riforma pensioni 2026, età pensionabile più alta e allarme natalità: l editoriale”

  1. il rapporto debito pubbico/PIL della Svezia e sotto il 35%, il rapporto debito pubblico/PIL dell’italia è sopra il 135%, non è possibile copiare le politiche svedesi.

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    • Sig. Walter, lei sostiene che non è possibile copiare la Svezia, perché il rapporto debito pubblico/PIL dell’Italia è 135%, mentre quello della Svezia è 35%.

      Il debito pubblico si sviluppa quando si chiedono prestiti e quando si maturano interessi sui prestiti.

      L’Italia ha bisogno di ricorrere ai prestiti proprio come ricorrono ai prestiti le famiglie e le imprese. Inoltre, l’Italia è obbligata ad onorare il Patto di Stabilità e di Crescita e quindi deve attuare riforme tali da ricondurre il rapporto debito pubblico/PIL al 60% (vicino a quello della Svezia). In pratica, la Politica Economica del Governo italiano è improntata alla austerità (meno spesa per Pensioni, per Sanità, per Istruzione).

      La Svezia non ha bisogno di ricorrere ai prestiti come fanno le famiglie e le imprese, in quanto una parte dei soldi li può “produrre” da sé. E questo spiega perché il rapporto debito pubblico/PIL della Svezia è 35%.

      CONCLUSIONE.

      Qualora l’Italia potesse godere della sovranità monetaria (limitata all’ambito nazionale per non andare in contrasto con i Trattati europei), sarebbe indotta a chiedere meno prestiti (proprio come fa la Svezia) e quindi si troverebbe nella condizione favorevole di poter ridurre progressivamente il rapporto debito pubblico/PIL.

      In altre parole, l’Italia si trova a non poter copiare la Svezia non già perché ha un rapporto debito pubblico/PIL maggiore di quello della Svezia, ma perché non ha la sovranità monetaria che invece ha la Svezia.

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      • Faccio una precisazione per non essere frainteso.

        Lo Stato dotato di sovranità monetaria che può “produrre” moneta sta indirettamente generando debito.

        La sovranità monetaria che io auspico per l’Italia, non consiste nel “produrre” moneta, bensì nell’ancorare la moneta al patrimonio statale (edifici, spiagge, porti, ecc.). In tal caso, non si fa altro che rendere “liquidi”, “mobili”, gli immobili. Ciò non crea debito.

        Ovviamente, nel mio modello è prevista una particolare gestione degli immobili, consistente nell’attivare una ipoteca presso la banca governativa Cassa Depositi e Prestiti; tale ipoteca verrà cancellata quando la moneta emessa dallo Stato ritornerà allo Stato sotto forma di pagamento di tasse e quindi lo Stato restituirà la moneta allo Cassa Depositi e Prestiti che estinguerà l’ipoteca sugli immobili.

        Insomma, per farla breve, sarebbe come pignorare un bene, ricevere i soldi, per poi restituire i soldi e riprendere il bene che si era pignorato. E il ciclo continua.

        Per chi lo desidera, il meccanismo che ho in mente lo si può vedere in un video che pubblicai 4 anni fa su youtube al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=NW6EOwle_mg

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      • Io piuttosto che a misure fantasmagoriche guarderei ai livelli di evasione ed elusione fiscale svedese e italiano, tanto per cominciare.
        In Svezia la stima dell’evasione fiscale sul PIL sta sul 3%. Da noi è dieci volte tanto. Ogni maledetto anno.

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        • Sig. Piti, l’Agenzia delle Entrate informa col comunicato stampa del 18 febbraio 2025 di avere incassato nel 2024 26,3 miliardi di euro (1,6 miliardi in più rispetto al 2023 (+6,5%)).
          (FONTE: https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/cs_febbraio_18_2025)

          È certamente una cifra molto bassa se confrontata con l’evasione fiscale che si stima essere intorno ai 100 miliardi l’anno. Molto dipende dall’economia sommersa, dal lavoro sommerso.

          Se in Italia l’evasione fiscale è più grande dell’evasione fiscale in Svezia, ciò dipende da due fattori:

          1. L’Italia ha 59 milioni di abitanti, mentre la Svezia ne ha 10 milioni: quindi è facile immaginare che l’evasione fiscale italiana superi quella svedese

          2. In Italia c’è più lavoro sommerso rispetto alla Svezia: è questo l’elemento determinante che rende l’evasione fiscale italiana più elevata di quella svedese

          Il punto debole nella lotta all’evasione fiscale non risiede nei controlli, ma negli strumenti. L’utilizzo del denaro contante (che garantisce l’anonimato) favorisce l’evasione, al contrario dell’utilizzo del denaro elettronico (bancomat, carte di credito) che, invece, riduce la possibilità di evadere.

          Con l’introduzione della moneta digitale (per es. l’euro digitale, che sarà ovviamente di natura elettronica), si avvierà il tempo in cui pian piano l’evasione fiscale comincerà a sparire.

          Inizialmente, assieme all’euro digitale circolerà anche il contante. Ma pian piano il contante sparirà. E quindi non ci sarà più l’evasione fiscale. Per quanto riguarda l’elusione fiscale, l’evasione non è reato, sfrutta alcune lacune di carattere normativo (anche grazie, occorre dire, ad eccellenti avvocati). Forse si potrebbe ridurre l’elusione fiscale stringendo le maglie delle lacune normative (ma ci saranno sempre eccellenti avvocati o commercialisti o fiscalisti che sapranno sollevare i giusti cavilli per potere eludere).

          Per tranquillizzare i cittadini europei, la BCE afferma che l’euro digitale avrà le stesse caratteristiche del contante, e quindi anche l’anonimato. In altre parole, si potrà scambiare l’euro digitale da smartphone a smartphone (proprio come se il contante passasse da una mano ad un’altra). L’anonimato verrà garantito dal fatto che la trasmissione da smartphone a smartphone potrà avvenire anche in modalità offline, cioè fuori dal controllo del sistema, anche perché occorre garantire che i trasferimenti in denaro digitale possano avvenire anche in presenza di un blackout della piattaforma di scambio.

          Confesso di essere molto curioso di sapere come eseguire una transazione elettronica senza poterla tracciare in modalità offline.

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          • Mi perdoni ma citare la popolazione italiana più numerosa di quella svedese come causa di una diversa INCIDENZA PERCENTUALE SUL PIL dell’evasione fiscale è una roba da semisnalfabeti

          • Vede, sig. Piti, trovo una cosa molto comune, diffusa moltissimo tra le persone, fare un’affermazione senza motivarla, senza argomentarla, cioè senza spiegare ciò che viene affermato.

            In soldoni, io affermo che, se su una popolazione di 10 milioni ci sono 3 persone che evadono, è FACILE IMMAGINARE che su una popolazione di 50 milioni ci potranno essere almeno (diciamo) 6 persone che evadono.

            In quale punto del mio commento lei trova l’espressione (riporto le sue stesse parole) “INCIDENZA PERCENTUALE SUL PIL dell’evasione fiscale”?

            Credo che di PIL non abbia parlato nel mio commento!

            È lei, invece, che parla del rapporto evasione fiscale/PIL.

            Probabilmente lei potrebbe osservare che non ho risposto coerentemente al suo commento.

            Allora le rispondo coerentemente al suo commento:

            il sommerso (cioè l’evasione fiscale) in Italia vale il 9,1% del PIL.

            (FONTE: https://tg24.sky.it/economia/2025/11/08/evasione-fiscale-incremento#:~:text=L'evasione%20fiscale%20sale%20a%2098%2D102%20miliardi.%20Economia,vale%20il%209%2C1%25%20del%20Pil%20%7C%20SkyTG24.)

            CONCLUSIONE.

            In Italia il rapporto evasione fiscale/PIL = 9,1%, ed è maggiore del rapporto evasione fiscale/PIL = 3% della Svezia (prendo per buono il valore riportato dal lei, sig. Piti).

            Ma ora che sappiamo che il rapporto evasione fiscale/PIL in Italia è maggiore del rapporto evasione fiscale/PIL della Svezia, a quale conclusione desideriamo arrivare, sig. Piti?

            Io arrivo alla stessa conclusione del mio precedente commento, che è la seguente:

            Con l’introduzione della moneta digitale (per es. l’euro digitale, che sarà ovviamente di natura elettronica), si avvierà il tempo in cui pian piano l’evasione fiscale comincerà a sparire.

          • Rispondo qui perché altrove non si riesce

            1) io ho fatto notare che più che improbabili elucubrazioni sulla moneta, quello che fa la differenza fra noi e la Svezia è che noi abbiamo un debito del 136% sul PIL malcontato, e la Svezia del 33% più o meno. Ovvero io ho sottolineato che QUESTA è la differenza che conta. Il rapporto percentuale fra debito e PIL. Che appunto PRESCINDE DALLA POPOLOSITA’ DEL PAESE. Anche perché con questa logica, il debito greco (150% sul PIL, popolazione dieci milioni di persone) sarebbe una bazzecola rispetto al 64% di debito su PIL della Germania, che ha oltre 80 milioni di abitanti. E invece, guarda un po’, la situazione della Grecia è assai meno florida di quella tedesca, anche e soprattutto per questo motivo.

            2) Lei, pur di non prenderla persa e riconoscere che ha scritto una fesseria sesquipedale, mi fa un discorso ridicolo sul NUMERO ASSOLUTO che un Paese più popolato avrebbe rispetto a un Paese meno popolato. Grazie tante: ma non le viene il dubbio che il sestuplo della popolazione ha anche il sestuplo, astrattamente, del valore della produzione: insomma, che ha il sestuplo dei disonesti ma anche il sestuplo di chi paga le tasse, teoricamente? E che la differenza è che noi evadiamo per il 30% del nostro PIL, e gli Svedesi il 3%, e che la ampiezza demografica non ci azzecca?

            3) Lei inoltre mi risponde dicendo che lei non aveva parlato di incidenza sul PIl dell’evasione. Infatti l’ho detto io, nel primo commento, per sottolineare che lei trascurava un dato essenziale pur di andare dietro alle sue elucubrazioni. E pur di non ammettere lo sfondone, mi dice, “Ah ma io dicevo altro”. Certo, lei diceva altro, e io le ho ricordato una differenza abissale di fedeltà fiscale fra Italia e Svezia.

            Cioè, lei sarebbe quello che spezza il panino del sapere economico a favore del popolo? Eh, insomma…

          • Sig. Piti, mi rendo conto che stiamo su piani sghembi, cioè su piani che non si incontrano. In pratica, io non riesco a spiegarmi e quindi lei, sig. Piti, non riesce a capirmi.

            Sintetizzo al massimo, eliminando popolazione, PIL, rapporti numerici.

            TEMA: evasione fiscale

            OBIETTIVO: ridurre/eliminare l’evasione fiscale

            STRUMENTO 1: controlli (che consentono di ridurre l’evasione fiscale ma non consentono di eliminarla, perché non è possibile tracciare tutte le transazioni finanziarie, come dimostrano i fatti)

            STRUMENTO 2: moneta digitale (che si sostituisce al contante e quindi tutte le transazioni verranno tracciate, per cui non sarà più possibile evadere).

            SPIEGAZIONE

            1) La moneta è alla base degli scambi in economia: senza la moneta lo scambio potrebbe avvenire solo col baratto, che è impossibile praticare tra miliardi di persone e miliardi di imprese. La moneta è più importante del PIL nominale, perché il PIL nominale viene espresso in termini monetari.

            2) Io non posso “prendermela persa” perché non sono affatto consapevole di aver perso qualcosa. Forse sono un po’ “fuori di testa” perché sono appena rientrato in Italia da Heidelberg (Germany) dopo essermi alzato alle 5 di questa mattina, preso il treno per Karlsruhe-Basel-Zürich-Chiasso-Milano arrivando a casa alle 17 in una giornata in cui non c’è stato per fortuna lo sciopero dei treni e delle metro. Può darsi che sia un po’ stanco, può darsi di aver detto delle corbellerie, può darsi che ho scelto la serata sbagliata per dire stupidaggini. Potrebbe pure essere (tanto, non mi costa nulla ammetterlo).

            3) Io non ammetto lo “sfondone” (come lei lo chiama e di cui non conosco il significato) perché effettivamente lei ed io, essendo su piani sghembi, diciamo cose diverse: io parlo di evasione fiscale e affermo che, più sono le persone, più evasione fiscale c’è. Lei afferma che il rapporto fra debito e PIL prescinde dalla popolosità del paese. OK. SONO D’ACCORDO! E ALLORA?!

            CONCLUSIONE

            Io non sono quello che spezza il panino del sapere economico a favore del popolo.

            Io sono quello che si propone di trasferire il sapere dell’economia digitale alle generazioni future, agli alunni delle scuole medie – le future promesse della nazione – attraverso l’insegnamento della Economia Informatica, che fonde due discipline, Economia e Informatica, una impresa che nessun altro al mondo da quando è apparsa l’umanità sulla Terra ha mai compiuto e che nemmeno l’intelligenza artificiale sarebbe in grado di compiere.

            Questo è tutto.

  2. Copiare la Svezia (come suggerisce Mauro Marino nel suo Editoriale) potrebbe essere possibile, a condizione che venga soddisfatto un requisito: sovranità monetaria.

    La Svezia è uno dei 27 membri dell’Unione Europea, ma non fa parte dell’euro-zona, adotta la propria moneta (la corona svedese) e non l’euro.

    La Svezia, quindi, ha piena autonomia nel fare investimenti pubblici, attuando misure concrete di aiuti alle famiglie che Mauro Marino cita nel suo Editoriale. Tali misure incentivano le nascite, contrastando in maniera efficace l’annoso problema della denatalità che viene avvertito da molti Paesi, inclusa l’Italia.

    Per copiare la Svezia, dunque, occorre che l’Italia recuperi quella sovranità monetaria che, essendo solo stata limitata dai Trattati europei, tuttavia non è stata totalmente ceduta, e quindi quella “sovranità monetaria residua” potrebbe essere esercitata qualora l’esercizio venisse limitato entro i confini nazionali.

    Proprio su questa tematica ho messo a fuoco un documento programmatico, avvalendomi del contributo di Google AI Mode (che si appoggia sulla intelligenza artificiale generativa).

    Tale documento programmatico, sintetizzato in sole 2 pagine, si chiama “Manifesto per la Riforma Economica e Digitale”, ed ha come sottotitolo “Dalla Limitazione alla Sovranità: Tecnologia, Welfare, Moneta”.

    I contenuti del Manifesto fanno riferimento alla Costituzione della Repubblica Italiana, all’imposta sull’automazione (robot e AI), alla moneta di Stato (come la Svezia), ad obiettivi macroeconomici e sociali (tra cui le pensioni).

    Conto a breve di inviare il Manifesto alla Corte Costituzionale e al Governo per chiedere loro di verificare se sussistano le condizioni economiche e sociali che giustifichino la possibilità di istituire la moneta digitale di Stato italiana e l’imposta sull’automazione (robot e AI).

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  3. Si…affrontare i problemi con le rappresentaze datoriali…proprio quelli che..”se non c’è produttività non ci saranno aumenti salariali..”
    Ma per piacere…
    Paese finito ormai…solo chiacchere…

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  4. Mi permetto di fare due considerazioni. La prima: siamo sicuri del fatto che in Occidente le coppie non facciano più figli per una mera questione economica? Siamo sicuri che oggi le coppie siano tutte così desiderose di avere figli e che non li facciano unicamente a causa degli stipendi non congrui e della scarsità di asili nido? No, amici miei. La principale ragione per cui le giovani e i giovani di oggi rinunciano alla maternità e alla paternità e’ di tipo essenzialmente culturale. Oggi le giovani e i giovani occupano l’intera propria giornata fuori casa per portare avanti la propria carriera lavorativa ed avere soddisfazioni professionali. Le poche settimane libere dal lavoro durante l’anno devono essere dedicate ai viaggi all’estero, alla settimana bianca, alle vacanze sul Mar Rosso. Poi c’è l’irrinunciabile attività fisica “necessaria per stare in forma e mantenersi in linea”. E così vediamo orde di donne e uomini fare jogging la sera, andare in palestra, dedicarsi al fitness. Quale donna oggi rinuncia a tutto questo per allevare due o tre bebe’? In tutto questo i figli non possono essere altro che un intralcio al proprio percorso di realizzazione personale. Questo è il motivo principale, se non l’unico, per cui le coppie oggi portano avanti la propria vita senza figli o, quando va bene, con un unico figlio, magari avuto a quarant’anni quando la donna si accorge che il proprio tempo sta per scadere. Finché non cambierà questa mentalità i figli non nasceranno e la nostra civiltà continuerà la propria folle corsa verso l’estinzione. E da ultimo, bisognerebbe cominciare a fare una seria riflessione anche su un altro argomento tabù, quasi impronunciabile in Italia: l’aborto.

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  5. Concordo pienamente con il dott. Marino quando sostiene che la riforma previdenziale debba essere discussa al di fuori della legge di bilancio. Essendo un tema molto importante che impatta sulla vita di tantissime famiglie ritengo che l’argomento vada affrontato con la massima urgenza e che porti finalmente a partorire una riforma che inserisca i tanto promessi anticipi pensionistici ( uno su tutti quota 41 flessibile ) e che affronti l’altra questione molto particolare del mondo lavorativo femminile magari con una nuova versione di opzione donna con requisiti tali da renderla interessante per la futura pensionanda senza calcoli penalizzanti o furbate varie

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    • vedi Massimo, il discorso è lungo e cerco di non essere troppo lungo; a suo tempo ci sono arrivati in diverse tranche oltre 200 miliardi di euro del PNRR; ci sono arrivati ad un patto: 3 per mille per le pensioni; altrimenti non arrivavano; scadenza : 2026; quindi lo Stato adesso non se ne troverà più; e adesso? riforme per migliorare le pensioni? si, in peggio; già adesso la flessibilità c’è ma dai 67 anni in su; il limite dei 65 anni dei pubblici dipendenti l’hanno tolto; adesso la partita attuale in gioco sono le elezioni tra 1 mese sul referendum sulla giustizia e la separazione delle carriere dei magistrati; sulle pensioni? le strade sono 2: il vantaggio del governo è che se volesse potrebbe risolvere la questione in 2 secondi visto che praticamente è andato avanti in questi anni a colpi di fiducia; che cosa ha fatto in questi 3 anni e mezzo; non nulla, ha peggiorato la situazione; cosa farà adesso? bella domanda; non lo sappiamo; potrebbe fare in vista delle elezioni dell’anno prossimo o potrebbe promettere e non fare nulla; lo scopriremo tra settembre e ottobre; saluti a te e ai gestori del sito

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    • Dovremo aspettare l’anno prossimo, quando i partiti inizieranno la campagna elettorale e certamente faranno a gran voce grandi promesse riguardanti le pensioni e soprattutto spiegheranno anche dove trovare le risorse .
      Penso che spiegheranno anche dove verranno trovate le risorse per aiutare i cittadini ad adeguare le loro case, che entro il 2030 dovranno diventare ‘case green’ , con interventi spesso costosi (altrimenti perderanno valore, oltre al rischio di sanzioni per i proprietari).
      Quando si entra in campagna elettorale c’e’ chi ha una soluzione per tutti i problemi o quasi, anche per quota 41 senza paletti o per portare le pensioni minime a 1000 Euro netti…con tanto di spiegazione, ripeto, su dove trovare le risorse, e stavolta si parlera’ anche di come invertire la tendenza demografica e applicare senza problemi la direttiva case green…non resta che aspettare l’inizio della campagna elettorale

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  6. Ma davvero c’è ancora qualcuno che crede che verranno fatti miglioramenti alle norme pensionistiche?? Ma dai!!!
    Sarà già un mezzo miracolo se non peggioreranno.

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    • Sicuramente stopperanno l adeguamento all aspettativa di vita,in vista delle elezioni. È impossibile che a ridosso delle elezioni,il governo adotti misure peggiorative.Sarebbe.masochista.

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      • Andrea, l’hanno già fatto; invece di aumentare di 3 mesi hanno aumentato di 1 per il 2027; probabile che prometteranno di alzare di 1 mese al massimo o anche di non alzarlo per il 2028 ben sapendo che non è possibile; lo scopriremo solo aspettando fine anno; saluti a te e ai gestori del sito

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  7. “Entro il termine della legislatura sarà onorato un impegno preso nei confronti dei cittadini”. Francamente non so se ridere o piangere!

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