Il tema dell’età pensionabile torna con forza al centro del dibattito pubblico e politico, mentre si avvicina il 2026, anno che potrebbe rappresentare uno spartiacque importante nel futuro previdenziale degli italiani. Il motivo? Un meccanismo poco noto ma cruciale che lega i requisiti per andare in pensione all’aspettativa di vita media della popolazione. Un elemento che, negli ultimi anni, ha avuto un impatto diretto sulle regole per il pensionamento, influenzando sia l’età anagrafica richiesta che i calcoli degli importi da erogare.
In sintesi, più aumenta la vita media degli italiani, più si allontana l’età della pensione. Un principio pensato per garantire la sostenibilità del sistema, ma che rischia di penalizzare molti lavoratori, soprattutto quelli che si avvicinano alla fine della carriera lavorativa e sperano di accedere al trattamento in tempi brevi. Il governo, tuttavia, sta valutando una contromossa: il blocco dell’aumento dell’età pensionabile previsto per il 2027.
Pensioni e aspettativa di vita: come funziona il meccanismo e cosa cambia nel 2027
Ogni due anni, l’Istat aggiorna i dati relativi all’aspettativa di vita degli italiani. Si tratta di una media statistica che riflette quanto a lungo, in media, vivono le persone nel nostro Paese. Questo indicatore, apparentemente demografico, ha invece un impatto diretto sul sistema pensionistico. Quando la vita media aumenta, crescono anche i requisiti per andare in pensione, sia in termini di età che di trattamento economico.
Negli ultimi mesi, i dati hanno mostrato una ripresa dell’aspettativa di vita: rispetto ai livelli toccati durante la pandemia, la vita media in Italia è aumentata di sette mesi. Tuttavia, poiché durante il Covid si era verificato un calo di quattro mesi, l’incremento netto da considerare è pari a tre mesi. Se nulla cambierà, questo potrebbe portare, nel 2027, a un innalzamento automatico dell’età pensionabile da 67 a 67 anni e 3 mesi.
Eppure, questo adeguamento non è automatico: per diventare operativo serve un apposito decreto del governo. E proprio su questo punto si concentrano le ipotesi più accreditate: secondo quanto emerge, l’esecutivo sarebbe orientato a bloccare l’aumento dell’età pensionabile, lasciandola ferma a 67 anni anche nel 2027.
Una decisione che eviterebbe penalizzazioni per i lavoratori prossimi alla pensione, ma che allo stesso tempo mette sotto pressione i conti pubblici, poiché implica una maggiore spesa per l’INPS.
Coefficienti di trasformazione, sostenibilità e prospettive: perché il blocco non è scontato
Il legame tra aspettativa di vita e pensioni non si limita all’età richiesta per il pensionamento. Esistono anche i cosiddetti coefficienti di trasformazione, parametri utilizzati per convertire il montante contributivo (cioè quanto versato in una vita lavorativa) in pensione mensile. Questi coefficienti, aggiornati anch’essi ogni due anni, variano proprio in base alla speranza di vita: più si vive a lungo, più il coefficiente si abbassa, e quindi l’importo dell’assegno risulta meno favorevole.
Nel biennio 2023-2024, i coefficienti sono stati leggermente migliorativi proprio a causa del calo dell’aspettativa di vita durante la pandemia. Ma nel 2025 sono tornati a peggiorare, seguendo la nuova tendenza demografica in rialzo. Se il trend continuerà, nel 2027 i coefficienti saranno ancora più penalizzanti, con assegni più leggeri per chi andrà in pensione.
Questa situazione apre un doppio fronte critico. Da un lato, ci sono i coefficienti che riducono l’importo delle pensioni. Dall’altro, un possibile aumento dell’età pensionabile a 67 anni e 3 mesi, che allontanerebbe ulteriormente l’uscita dal mondo del lavoro. Per questo motivo, il governo sta valutando di intervenire con un decreto per congelare l’aumento dell’età, almeno per il prossimo biennio.
Tuttavia, anche questa ipotesi presenta delle criticità. Bloccare l’età pensionabile significa lasciare invariati i costi a carico del sistema previdenziale, nonostante una popolazione che vive più a lungo. Di conseguenza, l’INPS si troverebbe a sostenere assegni per un numero crescente di mesi, con un disavanzo che, in assenza di risorse aggiuntive, potrebbe diventare insostenibile nel medio-lungo termine.
Il compromesso non è semplice: da un lato, c’è l’esigenza di tutelare i lavoratori e garantire loro l’accesso alla pensione in tempi ragionevoli; dall’altro, la necessità di mantenere in equilibrio i conti della previdenza pubblica. Per ora, la priorità sembra essere quella di evitare penalizzazioni immediate per chi è vicino alla pensione, ma le scelte definitive verranno prese solo nei prossimi mesi, quando il governo dovrà decidere se confermare o meno l’incremento dei requisiti a partire dal 2027.

Leggo nell’articolo del Dott. Rodinò, che si parla di ‘aspettativa di vita’, intendo riferito al periodo in cui si godrà della pensione.
E’ strano constatare come più si allungano le liste di attesa negli ospedali e strutture sanitarie italiane, e quanto più le aspettative di vita degli italiani crescono…
Ormai i nuovi appuntamenti ASL nelle liste d’attesa dei vari ospedali e strutture mediche sono arrivate a 12-15 mesi.
Prenoti ciò che ti servirebbe oggi, e i tuoi esami e risultati li avrai tra più di un anno!
Per tutti i cittadini che, con questi lunghi lassi di tempo, si troveranno nell’impossibilità di sottoporsi a esami diagnostici e che quindi dovranno rimandare diagnosi e cure, siamo proprio sicuri che vedranno concretamente aumentare le loro aspettative e possibilità/probabilità di vita, o invece vedranno ridursi le loro aspettative di vita?
Sarebbe interessante capire i criteri di valutazione e calcolo delle ‘aspettative di vita’.
Mi domando: con questo modo ‘asettico’ di valutazione, non andrebbe forse valutata non solo l’aspettativa di vita in numero di anni o mesi, ma collegata anche alla ‘qualità’ di vita che ci attende?
Come hai ragione…
vedi, MG, è presto detto: vero delle liste di attesa anche di mesi; leggendo però parlano di aumento per una serie di fattori: miglioramento della situazione sanitaria, stili di vita migliori, etc; purtroppo , di contraltare, parliamo che non per tutti è così: quanti fumano, bevono, non fanno attività fisica regolare; e gli screening di prevenzione dei vari tumori? e poi ho scoperto una cosa: alla mia età, 65 anni, puoi bere alcolici ma non come un 60 enne; di meno; poi ognuno decide…….. saluti a te e ai gestori del sito
Qualcuno crede ancora all’attendibilità dei dati forniti dagli istituti di statistica ? Fanno parte del sistema e obbediscono agli ordini, sfornando esattamente quanto richiesto e questo ovunque. Poi esistono le favole e , se aiuta a vivere meglio, credeteci pure.
Se il blocco dei tre mesi di allungamento dell’ età pensionabile previsto dalla Legge Fornero nel 2027 non sarà attuato, scaricherà sulle future generazioni le perdite previste. Certamente, il blocco dell’ allungamento dell’ età pensionabile ha un sapore elettorale e su questo sono d’accordo. Ma siccome cerco di essere apartitico, la stessa cosa l’ avrebbe fatto anche l’ attuale opposizione ( tanto per rispondere al Sig. Matteo Fulmino che ingenuamente pensa che cambierebbe qualcosa nel 2027 cambiando governanti). Cambierebbe qualcosa, se per cinque anni governasse un tecnico che non deve ricandidarsi per le elezioni successive, che faccia le cose senza pensare al tornaconto elettorale, ma non succederà mai.
Sulla ricostruzione dell’ Ucraina Sig. Guido, ricordo che l’ Italia fa parte della UE e volenti o nolenti ci dobbiamo attenere a quello che decide la maggioranza a Bruxelles. Altrimenti, una volta c’era un partito che si chiamava ITALEXIT che predicava l’ indipendenza dell’ Italia dalla UE, alle ultime elezioni ha preso il 2% e adesso il giornalista Paragone ( ex cinque stelle) l’ ha chiuso. Evidentemente alla stragrande maggioranza degli italiani piace far parte della UE, quindi ci si prende oneri e onori ( gli oneri sono il riarmo e la ricostruzione dell’ Ucraina con soldi europei).Saluti.
L’attuale opposizione masochista com’è,fa tutto e il contrario di tutto,di quello che il buon senso dovrebbe imporre di fare Sia sulla sicurezza,sull’inasprimento delle pene,sull’immigrazione.Figuriamoci sulle pensioni,sulle quali non ho mai sentito una parola.Poi si domandano perché continuano a non vincere
Mi sa che lei è poco informato su quello che succede in Parlamento e su come si comportano i suoi eletti.
E gli onori, quali sarebbero?
Di accedere ad un mercato unico di centinaia di milioni di abitanti senza dazi o restrizioni per le ns imprese. La UE è nata come soggetto economico e tale doveva restare. Invece stiamo assistendo ad un evoluzione nè carne nè pesce, al limite se proprio ci si doveva unire politicamente, si doveva fare un federalismo stile Stati Uniti D’ America dove tutti i debiti pubblici sono in comune.
Figuriamoci se i paesi virtuosi tipo l’ Olanda o quelli scandinavi, sono disponibili a prendersi il fardello del debito pubblico italiano. E così assistiamo a riarmi nazionali quasi obbligatori pena sanzioni o multe Ue, a sostegno europeo all’ Ucraina ecc.ecc. In pratica ognun per sè quando si vuole, tutti insieme quando si vuole, una farsa.
Beh … ma allora … aveva ragione Paragone!!!!!
Già, ma Nicola non lo ammetterà mai. Del resto quando sento partire il ritornello del debito pubblico italiano, dei paesi virtuosi, dell’ Europa stato federale, ecc., alzo le mani e mi arrendo. La conversione di Nicola sulla via di Roma credo non avverrà mai, richiede una presa di coscienza faticosa e dura da digerire, perché mette in discussione tutte le nostre certezze.
Rispondo al commento di Paolo prof del 13 Luglio 2025 alle 5:14.
Sono d’accordo con lei, Paolo prof. Le sue considerazioni riflettono pienamente le caratteristiche dei Governi (dei Governi di tutti i Paesi, e non solo quelli italiani).
I Governi hanno la tendenza ad operare in maniera demagogica. Riporto il significato di “demagogia” ripreso da Wikipedia: “’Demagogia’ è un termine che indica un comportamento politico che attraverso false promesse vicine ai desideri del popolo mira ad accaparrarsi il suo favore a fini politici o per aumentare il proprio consenso popolare o per il raggiungimento e la conservazione del potere stesso”.
La tendenza dei Governi ad operare in maniera demagogica viene mitigata dalla Carta Costituzionale, che stabilisce regole e principi ai quale deve attenersi il Governo.
DECRETO LEGGE: ARTICOLO 77 COSTITUZIONE ITALIANA
L’Art. 77 della Costituzione della Repubblica Italiana, riguardo ai decreti legge, afferma: “Il Governo non può, senza delegazione delle Camere, emanare decreti che abbiano valore di legge ordinaria. Quando, in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni. I decreti perdono efficacia sin dall’inizio, se non sono convertiti in legge entro sessanta giorni dalla loro pubblicazione. Le Camere possono tuttavia regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.”
(Fonte: https://www.cortecostituzionale.it/documenti/download/pdf/Costituzione_della_Repubblica_italiana.pdf)
Oltre alla Costituzione italiana, i nostri Governi devono attenersi anche alle regole e ai principi concordati con i Paesi dell’Unione europea. Senza una base razionale con la quale motivare il blocco dell’età pensionabile, bloccando l’innalzamento automatico dell’età pensionabile da 67 a 67 anni e 3 mesi nel 2027, la EU non potrà dare il proprio consenso a tale intenzione del Governo italiano.
ETÀ PENSIONABILE: RACCOMANDAZIONI CONSIGLIO EUROPEO ALL’ITALIA
Riguardo alle pensioni, il Consiglio europeo fa riferimento alla riforma pensionistica del 2011 (Riforma Monti-Fornero), raccomandando di attuarla in maniera integrale (e quindi tenendo conto anche dell’aspettativa di vita):
Nel documento “Raccomandazioni del Consiglio sulle politiche economiche, di bilancio, occupazionali e strutturali dell’Italia” del 21 ottobre 2024, La Commissione europea così si esprime (pag. 7/9):
“Nelle previsioni l’evoluzione demografica sfavorevole determinerà fino al 2040 un aumento della spesa pensionistica in percentuale del PIL, problema acuito dai regimi di prepensionamento introdotti negli ultimi anni. A più lungo termine è attesa una diminuzione progressiva di tale spesa, anche grazie alla riforma pensionistica del 2011, a condizione che sia attuata integralmente, ossia anche limitando i regimi di prepensionamento”.
(Fonte: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:C_202406819).
CONCLUSIONI
1. Il Governo italiano non potrà bloccare l’età pensionabile tramite il blocco dell’innalzamento automatico dell’età pensionabile da 67 a 67 anni e 3 mesi nel 2027, in quanto violerebbe la Raccomandazione del Consiglio Europeo di attuare integralmente la Riforma Monti-Fornero dl 2011 (che prevede proprio l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita).
2. Il Governo italiano non potrà bloccare l’età pensionabile tramite un decreto legge, in quanto violerebbe l’Art. 77 della Costituzione italiana in base al quale i decreti leggi, ovvero i provvedimenti provvisori con forza di legge, sono previsti solo in casi straordinari di necessità e d’urgenza. Allo stato attuale, il Governo italiano non indica in base a quale caso straordinario di necessità e di urgenza intende bloccare l’età pensionabile.
3. La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin:
a. Indica come caso di necessità e di urgenza l’adozione di una Nuova Riforma Previdenziale flessibile e strutturale, in quanto la Riforma Monti-Fornero del 2011 non è adeguata ai tempi in cui entra in gioco anche la generazione robotica (robot e AI);
b. Suggerisce di considerare la Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale Perfetto-Armiliato-Gibbin alla stregua di un Disegno di Legge da discutere in Parlamento nell’anno 2025 in modo da poterla attuare sin dal 1° gennaio 2026;
c. Indica al paragrafo 7.14 dal titolo “Istruzione, formazione e avviamento al lavoro per i giovani” di inserire nei Piani di Studi Universitari e di Scuole Medie Superiori la nuova disciplina STEM Economia Informatica i cui contenuti sono in linea con le Raccomandazioni del Consiglio europeo riguardo alla seguente osservazione: “Resta prioritario, in particolare nel Mezzogiorno, ridurre il numero di giovani che non hanno un lavoro, né seguono un percorso scolastico o formativo, tramite il miglioramento del sistema di istruzione e un orientamento più preciso delle politiche attive del mercato del lavoro” (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:C_202406819, pag. 7/9).
Grazie della risposta e grazie di tutto; non demorda mai; prima o poi la sua riforma andrà in porto; speriamo prima possibile; saluti a lei e ai gestori del sito
Rispondo al commento del sig. Wal del 12 Luglio 2025 alle 9:20.
Sig. Wal, penso che le strade in salita siano non solo quelle del lavoro, ma tutte quelle che riguardano il vivere, da quando si nasce a quando si muore.
La maggior parte di noi prende le scale (che sale a fatica, piano piano), altri si arrampicano su pareti verticali per fare prima (i cosiddetti “arrampicatori sociali”), altri prendono l’ascensore (per salire senza sforzi, favoriti da un ascensorista amico, o familiare). Ad ogni modo, per tutti, comunque, la strada della vita è in salita.
Col termine “imposizione fiscale” penso che lei, sig. Wal, si riferisca alla “Global Minimum Tax”, l’imposta minima del 15% applicabile a tutte le multinazionali con un fatturato annuo di almeno 750 milioni di dollari (imposta applicabile quindi ad aziende giganti della tecnologia digitale come Amazon, Google, Meta-Facebook, X-Twitter).
Con la Global Minimum Tax “In Italia, si prevede un guadagno di 381,3 milioni nel 2025, oltre i 400 nel 2026, e vicino ai 500 nel 2033” (Fonte: https://www.wired.it/article/global-minimum-tax-italia/).
381,3 milioni di dollari è il gettito fiscale che l’Italia quindi perderebbe se tale imposta venisse cancellata a seguito delle pressioni che la UE riceve dalla Presidenza USA. Per l’Italia non sarebbe di certo una perdita notevole, ma per l’Europa si tratterebbe di una perdita complessiva di 220 miliardi di dollari. Una piccola perdita per l‘Italia, ma una perdita gigante per l’Europa!
Per quanto riguarda le esportazioni dell’Italia verso gli USA, queste sono state nel primo quadrimestre 2025 pari a 26 miliardi di dollari (Fonte: https://www.exportusa.us/statistiche-esportazioni-Italia-stati-uniti-2020.php). Se ipotizziamo che anche negli altri due quadrimestri le esportazioni dell’Italia verso gli USA saranno anche di 26 miliardi di dollari per quadrimestre, allora per l’anno 2025 l’Italia dovrebbe incamerare 3 x 26 = 78 miliardi di dollari. Questa è una cifra significativa. Presumo, quindi, che anche per gli altri Paesi dell’Unione europea le esportazioni verso gli USA siano significative in termini monetari. Un aumento dei dazi da parte degli USA si rifletterebbe in perdite enormi per la UE.
CONCLUSIONE
È molto probabile (per non dire certo) che la UE accetterà l’imposizione della Presidenza USA di cancellare la Global Minimum Tax (rinunciando quindi ad incamerare 200 miliardi di dollari), pur di non perdere le entrate derivanti dalle esportazioni verso gli USA che sono di gran lunga maggiori di 200 miliardi di dollari. In tal modo, però, la UE diviene sensibile nell’offrire agli USA altre concessioni.
Nonostante l’oste americano ci induca a rivedere i nostri conti, tuttavia, sono convinto che le nostre pensioni e il nostro lavoro che le sostiene possano essere messe al riparo da turbolenze di natura finanziaria e di politica internazionale.
La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin è nata proprio in questa prospettiva. La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin verrebbe copiata da tutti i Paesi che, come l’Italia, hanno problemi con denatalità e invecchiamento della popolazione. Inclusi gli USA.
Cosa fare? Individuare un eccellente “mediatore” in grado di recepire la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin e capace di trasmetterla (“venderla”, per così dire) a Paesi come USA, Cina, Corea del Sud, Giappone.
Lei e sempre un ottimo filosofo.
La lettera pare sia arrivata : 30%! … A meno che si sposti (DELOCALIZZI) la produzione in casa dell’oste.
In fin dei conti un menù al quale ci eravamo già abituati.
Per chi resterà se non è zuppa sarà pan bagnato.
In verità non siamo stati mai liberi dal giogo USA. Ma certo la politica dei Governi precedenti, in special modo della prima repubblica, era più intelligente. Abbiamo contro l’80% del mondo e inimicarsi la Russia è un vero è proprio suicidio economico. Se andiamo avanti così andiamo a sbattere. Oltre a tutto il Governo in carica, sta facendo l’esatto contrario di quanto promesso e di quando era all’opposizione. Difficile uscirne senza un sussulto etico e morale che, in Italia, non si intravede. Continuano a magnare come e più di prima.
Ti ringrazio paolo prof. Non ho capito cosa devo festeggiare il 31 luglio.
Sant’Ignazio da Loyola o la giornata mondiale dell’Orgasmo? Propenderei per la seconda ipotesi😂
hai detto che dal 1 agosto sei in pensione; quindi il 31 luglio devi festeggiare il raggiungimento della pensione; io ogni anno il 31 agosto festeggio; il prossimo saranno 3 anni; anche se la pensione ufficiale l’avrò nel 2027 va bene così; saluti a te e ai gestori del sito
Preferisco la giornata mondiale dell’Orgasmo 😂😃
Ma quale aspettativa di vita ?? … popolino 44 anni circa … parlamentari 4 anni circa … per loro i soldi ci sono ?? … italianiiii … ah ah ah ah !!!!
A questo punto se lo scopo è salvaguardare solo le casse dello stato(che si quelli che ci abitano e vivono…) tanto vale dire ai pensionandi e lavoratori di risparmiare i soldi e una volta in pensione fare fagotto e valigie all estero…!!
Leggendo l’articolo, rilevo due criticità (ed una osservazione) riguardo all’intenzione del Governo di bloccare l’aumento dell’età pensionabile.
PRIMA CRITICITÀ: ASSENZA DI RAZIONALI
In base a quale razionale si intende bloccare l’aumento dell’età pensionabile? Durante il Covid l’aspettativa di vita si era ridotta e, di conseguenza, si era ridotto anche l’aumento dell’età pensionabile. Ma ora che l’aspettativa di vita è tornata ad aumentare, qual è il nuovo razionale per bloccare l’aumento dell’età pensionabile?
SECONDA CRITICITÀ: DECRETO LEGGE
In base a quale esigenza occorre ricorrere ad un decreto legge emanato direttamente dal Governo senza passare dal Parlamento? Durante il Covid si governava tramite decreti legge del Governo perché si era in emergenza nazionale e quindi, per intervenire tempestivamente, si evitava di ricorrere alle discussioni in Camera dei Deputati e in Senato. Ma ora che non siamo in emergenza nazionale, per quale motivo ricorrere al decreto legge e non ad un disegno di legge da discutere in Parlamento?
OSSERVAZIONE: MANCA “A PARITÀ DI ALTRE CONDIZIONI”
Ammesso (e non concesso) che le due criticità sopra evidenziate vengano rimosse, il blocco dell’aumento dell’età pensionabile avverrebbe a parità di tutte le altre condizioni? Ovvero, mantenendo le attuali finestre, gli attuali coefficienti di trasformazione, gli attuali importi minimi da raggiungere, e quant’altro?
Nel 2011, per esempio, la Riforma Monti-Fornero aveva inglobato le finestre aumentando l’età anagrafica. Si potrebbe benissimo “bloccare l’aumento dell’età pensionabile” non legandola all’aspettativa di vita; ma, se non si specifica “a parità di altre condizioni”, si potrebbe “aumentare l’età pensionabile” legandola all’aumento delle finestre di attesa oppure inglobando le finestre di attesa nell’età anagrafica.
Inoltre, se non si specifica “a parità di altre condizioni”, si potrebbe “bloccare l’aumento dell’età pensionabile” non legandola all’aspettativa di vita, ma nel contempo si “aumenta l’età pensionabile” imponendo di raggiungere un minimo importo pensionistico, cosa che costringerebbe a lavorare più a lungo e quindi ad aumentare l’età pensionabile.
CONCLUSIONE
Senza una chiara motivazione del perché “bloccare l’età pensionabile”, e senza spiegare perché ricorrere ad un decreto legge e non ad un disegno di legge da discutere in Parlamento, è molto probabile che l’intenzione del Governo possa essere bloccata da Organi di controllo come la Ragioneria Generale dello Stato e la Corte dei Conti.
La strada è tracciata da tempo e purtroppo temo che sarà tutta in salita per chi lavora.
Nel mese di Maggio la commissione della UE aveva proposto una “imposizione fiscale” da applicarsi ai giganti della tecnologia digitale, si dice con lo scopo di ripagare il debito dell’Unione.
Ora, pensando e limitandomi ai soli dazi, si è o si sarà costretti a rimangiarsi l’idea.
Temo che si sia troppo abituati a fare i conti senza il parere dell’oste.
Vede dott. Perfetto, la politica è particolare: perchè bloccare l’aumento? nel 2027 ci sono le elezioni e vogliono vincerle; perchè decreto legge? perchè vogliono che la gente dica: sono stati loro, quelli del centro destra, a bloccare l’aumento; con i decreti legge e la questione di fiducia tengono sotto controllo tutti i parlamentari; perchè non specificare a parità di altre condizioni? vogliono far vedere che il tentativo l’hanno fatto; poi diranno che se non va in porto è colpa della ragioneria generale dello stato, della corte dei conti e chissà di quali altri; io mi aspetto i 67 anni e 3 mesi visto che mi riguarda; poi se sarà 67 meglio; saluti a lei e ai gestori del sito
Ricorsi peri VITALIZI ….ci mancava ..
il paradosso è che più si innalzano le aspettative di vita più si deve lavorare e più si abbassano i coefficenti di trasformazione…quindi si vive di più (vorrei vedere i conteggi) e meno prendi di pensione. Paradosso perchè se lavori di più versi più contributi ma guadagni di meno = pensionati morti di fame
Sono mesi che sento di questa cosa e anzi doveva già essere attiva da Pasqua, ma è stata rinviata alla finanziaria di fine anno. Con i dazi americani all’Europa e’ già tanto se manterranno le cose come stanno secondo me altro che blocchi o miglioramenti sulle pensioni.
Che paese strano l’Italia. I soldi (nostri) per armare l’Ucraina, e adesso per ricostruirla, ci sono; i soldi (nostri) per mandarci in pensione dopo ben oltre 43 anni di lavoro, NON ci sono e quindi dobbiamo lavorare fino all’ultimo respiro.
Sbaglio o chi ci governa, aveva promesso “QUOTA 41 x tutti” ?
Fino a quando non scendiamo in piazza e ci facciamo sentire.I sindacati sono complici,in modo vergognoso
Corretto!
Nel 2027 (purtroppo ancora lontano) si voterà.
Speriamo che gli Italiani si ricordino di chi aveva promesso e non mantenuto.
Speriamo… siamo costretti ad affidarci solo alla speranza… che pena!
Tra blocchi, congelamenti, coefficienti, parametri e compagnia bella, facile prevedere che si scateneranno gli esperti in “giochini”. Blocco di qua, abbasso di là! Film già visto e rivisto!!…
E intanto speriamo anche che la proposta di riforma Perfetto & C. venga estratta dal cassetto e discussa dai tecnici!. Le recentissime proiezioni Ocse sui lavoratori attivi nel 2060 in Italia, segnalano una diminuzione insostenibile…Vabbè, si dirà, nel lungo termine…
Dal 1 agosto sono ufficialmente pensionato. Vorrei continuare a scrivere su questo blog, ma continuo ad essere accusato di parlare di politica. Come se le pensioni scendessero dal cielo. Invito tutti a non essere “partitici” e ad andare al di là degli schieramenti. Se non si seguono, almeno in parte, gli interventi dei parlamentari, non si capisce un tubo, perché l’informazione è corrotta.
Volete che le scuole continuino a crollare sulla testa dei nostri figli e nipoti? Sappiate che sono stato stanziati altri 10 mld per l’Ucraina. E invece dei morti, si stanno preparando al gigantesco affare della ricostruzione del Paese che vale 500 mld. Un ringraziamento particolare al Sig. Perfetto e a tutti coloro che impiegano il loro tempo per l’interesse di tutti.
Auguri per la tua pensione ormai distante pochi giorni, anch’io ho maturato i requisiti Fornero nel mio caso anticipata settimana scorsa e andrò effettivamente a novembre per la finestra a 63 anni e 6 mesi di età.
Caro Guido, felice dell’agognata pensione; oltre che al 31 dicembre festeggia ogni anno il 31 luglio; hai capito il perchè; in bocca al lupo e saluti a te e ai gestori del sito