In questi giorni si é tornati a parlare sempre di più di una possibile riforma delle pensioni, di un’uscita anticipata a 64 anni e di altre possibilità verso cui starebbe puntando il Governo per poter concedere l’uscita anticipata dal mondo del lavoro. Tra i vari mantra é tornato in auge anche il ‘separare la previdenza dall’Assistenza‘ sulla questione é tornato a parlare anche il Dott. Perfetto, vi lasciamo alle sue considerazioni, soprattutto per comprendere se sarebbe veramente la panacea ad ogni male previdenziale.
Pensioni 2026, la chiave: Separare la Previdenza dall’Assistenza?
Così Perfetto: “È opinione diffusa che occorrerebbe separare la Previdenza dall’Assistenza per evitare che i contributi previdenziali vengano utilizzati per pagare l’Assistenza anziché le pensioni.
Come sappiamo, l’Assistenza, di norma, deve essere pagata con la fiscalità generale e non con i contributi previdenziali provenienti dai lavoratori attivi.
Vorrei avanzare una congettura: la Previdenza potrebbe benissimo finanziare l’Assistenza, senza tuttavia penalizzare le pensioni.
Ribadisco che si tratta di una congettura, di una ipotesi probabilmente vera ma non dimostrata.
Come sappiamo, con la Legge di Bilancio 2025 è stato riconfermato il taglio del cuneo fiscale a favore del lavoratore tramite la decontribuzione. In altre parole, il lavoratore versa una parte di contributi previdenziali mentre la parte rimanente è carico dello Stato. Tramite la decontribuzione, l’intenzione del Governo è quello di salvaguardare il potere di acquisto del salario a fronte dell’aumento dei prezzi (inflazione). Il risultato è che il lavoratore (qualora il suo reddito rientri in una determinata fascia) si ritrova con un salario più alto, in quanto versa meno contributi previdenziali.
Ci si potrebbe domandare se con la decontribuzione, versando meno contributi previdenziali, l’importo pensionistico diminuirà. Ebbene, la risposta è no, l’importo pensionistico non diminuirà, in quanto lo Stato versa la quota di contributi previdenziali che il lavoratore non versa.
A tal proposito, si legga l’articolo della consulente del lavoro Elisa Lupo pubblicato in data 13 giugno 2023 col titolo “Il taglio del cuneo fiscale avrà conseguenze sulla pensione?” (https://www.rameplatform.com/articoli/il-taglio-del-cuneo-fiscale-avra-conseguenze-sulla-pensione/).
Per coprire il vuoto contributivo lasciato dal lavoratore, lo Stato attinge dalla fiscalità generale.
Dunque, la catena di causa-effetto risulta essere la seguente:
1. La decontribuzione viene alimentata dalla fiscalità generale
2. La fiscalità generale alimenta la Previdenza
3. La Previdenza finanzia l’Assistenza
CONCLUSIONE
La fiscalità generale, tramite la Previdenza, finanzia l’Assistenza, come è giusto che sia.
Il valore aggiunto apportato dalla decontribuzione è che il lavoratore si ritrova con un salario più alto.
Insomma, con la decontribuzione si prendono due piccioni (finanziamento dell’Assistenza e recupero del potere di acquisto dei salari) con una sola fava (la decontribuzione, appunto).
Onestamente, non saprei dire se la decontribuzione è un ingegnoso meccanismo finanziario, oppure se nel mio ragionamento c’è qualche lacuna logica/finanziaria”.
Inoltre un altro riferimento che spesso viene fatto quando i nostri lettori scrivono per denunciare che in Italia non funziona nulla rispetto agli altri Paesi é che in Italia le leggi sono differenti ed all’esterosi vive una vita migliore, vi é un maggior benessere generalizzato. Come mai all’estero funziona tutto, ci si chiede? Il Dott. Perfetto anche in questo dà una spiegazione degna del suo nome, vi lascio alle sue parole:
Pensioni 2026, perché all’estero funziona tutto e le persone vivono meglio ed in Italia no?
Così Perfetto: “Spesso si fa il confronto tra l’Italia e gli altri Paesi, più virtuosi, dove lo Stato funziona meglio e la popolazione è soddisfatta.
Spesso si fa riferimento agli Stati Scandinavi (Danimarca, Norvegia e Svezia).
La Danimarca ha circa 6 milioni di abitanti, la Norvegia ha poco più di 5 milioni di abitanti, la Svezia ha poco più di 10 milioni di abitanti. L’Italia ha 59 milioni di abitanti.
Ma non è solo il numero di abitanti di un Paese che fa la differenza. La differenza la fanno soprattutto la cultura di un Paese: la sua storia, i suoi valori, la sua morale, la sua etica, unitamente alle risorse fisiche che possiede (miniere, petrolio, gas) e alla sua collocazione geografica (sbocchi sul mare, porti, canali).
L’Italia è l’Italia, e deve trovare la sua via magari acquisendo le “best practice” (le pratiche migliori) adottate da altri Paesi in merito ad una specifica materia. Prendiamo le pensioni, per esempio, visto che parliamo di pensioni.
Il sistema pensionistico danese, per esempio, si fonda, oltre che sulla pensione pubblica anche sulla pensione complementare. L’Italia si sta muovendo in quella stessa direzione.
Il sistema pensionistico tedesco collega l’aumento delle pensioni all’aumento dei salari. Il sistema pensionistico italiano, invece, collega l’aumento delle pensioni al tasso di inflazione, esiste una sorta di “scala mobile per pensioni” mentre invece non esiste la “scala mobile per salari”. Quindi, si aumentano le pensioni senza aumentare i contributi previdenziali derivanti dai lavoratori attivi. L’Italia dovrebbe forse, per mantenere in equilibrio il sistema previdenziale, collegare l’aumento delle pensioni all’aumento dei salari, proprio come fa la Germania? In altre parole, se non aumentano i salari, allora neppure le pensioni possono aumentare?
Il mio pensiero, maturato durante l’esercizio della mia attività professionale da consulente informatico, è il seguente: ogni azienda, ogni nazione, per quanti pregi o difetti possa avere, è giusto che guardi ad aziende e a nazioni più virtuose, studiandone le “best practice” e valutandone attentamente l’applicazione alla propria realtà. Che è una realtà specifica, diversa da tutte le altre.
Quando venivo chiamato dalle aziende per risolvere i loro problemi prestazionali o in ambito Sicurezza (sviluppo del Piano di Continuità Operativa Aziendale) e portavo in riferimento le best practice di mercato, il più delle volte mi veniva detto:
“Sì, Perfetto, quello che lei dice è giustissimo, e l’approviamo. Ma vede, lei conosce la nostra realtà, le persone che abbiamo, gli strumenti e le procedure che adottiamo oramai da tempo, il modo in cui i nostri impiegati fanno ciò che sanno fare. Le domandiamo: come possiamo cambiare tutto ciò per seguire le “best practice” che lei ci propone? Vediamo dunque di adattarle alla nostra realtà. Perché, vede, Perfetto: NOI SIAMO DIVERSI”.
Cosa ne pensate delle considerazioni qui esposte? Vedreste favorevolmente la separazione tra assistenza e previdenza, a vostro avviso sarebbe la soluzione per ridare fiato (nuove risorse) alla previdenza? E ancora preferireste vivere altrove, fuori dall’Italia, o come dice il Dott. Perfetto basterebbe che i governanti trovassero le best practice da adottare in Italia al fine di vivere dignitosamente anche da noi?
Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti del portale.
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Certo in primis separare la previdenza dall’assistenza. Quanto al problema della natalità e immigrazione, basterebbe guardare ai Paesi virtuosi, che hanno costruito la loro ricchezza proprio con gli immigrati. In Trentino, per non andare lontano, ci sono più immigrati che nativi. L’immigrazione gestita bene è una fortune, mal gestita una sciagura. Gli USA, prima potenza economica del mondo, ne è la dimostrazione più evidente. Poi Australia, Germania e tanti altri.
Rispondo al commento del sig. Walter in data 19 Agosto 2025 alle 11:30.
Sig. Walter, la reversibilità è previdenza (non assistenza).
Le riporto quanto viene specificato dallo Studio Legale Monti Bruni (https://www.studiolegalemontibruni.it/:
“La pensione di reversibilità non è un trattamento di assistenza ma un trattamento di previdenza che si fonda sulla contribuzione accreditata all’assicurato, dante causa. Non ha un importo fisso ma un importo che viene aggiornato annualmente (in base all’andamento dell’inflazione) e che corrisponde ad una percentuale della pensione spettante al soggetto defunto oppure a una percentuale della pensione alla quale avrebbe avuto diritto”. (FONTE: https://www.studiolegalemontibruni.it/approfondimenti/pensione-di-reversibilit-a-chi-spetta).
Segnalo un articolo dal titolo alquanto esplicativo sul sito ‘Dirigenti Senior Industria’: “Assistenza e Previdenza: equivoco permanente”.
Nell’articolo viene spiegato a chiare lettere cosa si intende per “Previdenza”, cosa si intende per “Assistenza”, e “Perché l’Italia non separa i conti della previdenza e dell’assistenza”:
“La Commissione Tecnica istituita dal Ministero del Lavoro per la separazione tra previdenza e assistenza ha predisposto un dossier che evidenzia una forte difficoltà nel procedere a tale separazione. Per la Commissione non appare praticabile una separazione netta della previdenza dall’assistenza anche a causa della natura spesso ibrida della prestazione. Una sorta di ambiguità che rende complicata una distinzione delle fonti di finanziamento. Integrazione al minimo, 14esima, maggiorazioni sociali ma anche Tfr, assegno sociale di disoccupazione, reddito di cittadinanza: sono tutte prestazioni che mescolano i caratteri propri sia della assistenza che della previdenza”. (FONTE: https://dirigentisenior.it/pensioni/assistenza-e-previdenza-equivoco-permanente.html).
Nell’articolo viene anche evidenziato che:
“La nostra Costituzione all’articolo 38 distingue tra Assistenza e Previdenza. Comma 1: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”. Comma 2: “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”.
Il riferimento all’articolo 38 della Costituzione della Repubblica Italiana è consultabile al seguente link: https://www.cortecostituzionale.it/documenti/download/pdf/Costituzione_della_Repubblica_italiana.pdf.
Colgo l’occasione per informare che nella Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin viene posta un’attenzione particolare sul concetto di “previdenza”:
“Nel linguaggio usuale si tende spesso a utilizzare le due espressioni in maniera intercambiabile. Ma, mentre il sistema pensionistico riguarda nello specifico solo le pensioni (finanziate con i contributi versati dai lavoratori attivi), il sistema previdenziale riguarda non solo le pensioni ma anche altri trattamenti previdenziali di tutela ai lavoratori come la disoccupazione, la disabilità, la maternità, gli infortuni sul lavoro (finanziate con la fiscalità generale).
Pertanto, quando nella nostra Proposta facciamo riferimento al sistema previdenziale, intendiamo prendere in considerazione contemporaneamente due trattamenti specifici: pensioni e disoccupazione. L’IRAUT è l’imposta tramite la quale vengono versati i contributi che serviranno sia a pagare le pensioni che a colmare i vuoti contributivi dei lavoratori che attraversano un periodo di disoccupazione”.
nel fondo pensione se si vuole attivare l’opzione di reversibilità la rendita si abbassa dal 10% al 30% a seconda dei parametri (età, percentuale di reversibilità ecc.), nel primo pilastro è gratuita.
la spesa pensionistica per i superstiti nel 2023 è stata di più 47 miliardi, per l’assistenza poco meno di 28 miliardi fonte https://servizi2.inps.it/servizi/osservatoristatistici/4/29/o/416
Visto che non corrisponde a dei versamenti, la reversibiità è assistenza o previdenza?
Nel caso del Primo Pilastro direi la “reversibilità” essere: “previdenza percentualmente ridotta.
Stiamo parlando di Stato, non di Mercato; soprevviverà, almeno, nello Stato il concetto di “famiglia”!
Direi anche che i paletti (che non conosco) ad evitare nel caso del Primo Pilastro “giochini dell’ultimo minuto” andrebbero ben valutati.
Suppongo sia cosa +/- comune nei vari Stati UE.
Dal mio punto di vista la reversibilità è una assicurazione sulla vita, che si attiva a fronte di un premio (riduzione della rata pensionisitca). Tutti i conteggi pensionistici sono fatti in base a quanto personalmente si è versato (tralasciamo la componente retributiva che cmq va scomparendo) a prescindere dal proprio stato di famiglia. Non sto dicendo di cancellare la reversibilità, ma versare dei soldi a chi non ha pagato nulla mi sembra rientri più nell’assistenza che nella previdenza.
Da lustri (quinquenni) stiamo aspettando una riforma che abbia un mjnimo, dico “un minimo”, di senso e qualche prospettiva per il futuro, senza tartassare crudelmente i soliti noti. Siamo seduti sulla riva del fiume ad aspettare. Tantissime le ipotesi, tante le proposte.
Ad oggi, NULLA!!
A me pare che abbiamo già troppi Enti; “troppi presidenti” e pochi lavoratori.
Pertanto: o si aumenta il rapporto lavoratori pensionati o va innalzato quel 32,8 di cui all’articolo precedente.
Un semplice conto della serva ci direbbe che, altrimenti, non si potrebbe garantire più di 20 anni di godimento dell’assegno pensionistico.
In ogni caso abbiamo la A.I. e i dati per renderci evidente quella “realtà” che i governi passati e presenti già conoscono. Sarà pur in grado di svolgere il lavoro di un Ragioniere!
Ha perfettamente ragione Walter riguardo l’Irpef; la pensione è o non è reddito da lavoro (differito).
Irpef da primo o da secondo pilastro quale sarebbe altrimenti la differenza!
In età avanzata le necessità sanitarie sono, in ogni caso, tra i costi preminenti.
credo che alla fine separare previdenza da assistenza non sia quello il problema; credo che l’unica soluzione sia la riforma Perfetto: visto che i macchinari sostituiscono le persone perchè far versare i contributi solo alle persone e non ai macchinari; è talmente semplice; il problema è che gli imprenditori dicono: figurati se pago tasse per permettere ai lavoratori di andare in pensione prima; sfrutto fino all’osso il lavoratore; tutto qui; saluti ai gestori del sito
Scorporare l’Irpef non è possibile, con l’Irpef si pagano i servizi, es la sanità. Perchè mai essendo pensionati non si devono pagare i servizi di cui si usufruisce?
Bisogna prima di tutto capire che cosa si intende per ” assistenza”, perchè secondo un autorevole quotidiano ( a questo proposito citai il dato in un mio post precedente), pur separando l’ assistenza dalla previdenza, il deficit dell’ INPS rimaneva lo stesso abbastanza alto ( ma non era compreso nell’ articolo lo scorporo dell’ IRPEF citato dal Dott. Marino).
Sull’ aggancio delle pensioni ai salari, se nel 1992 molti pensavano che mantenere la ” scala mobile ” solo per le pensioni fosse un favore ai pensionati, alla fine si è rivelato un boomerang, perchè le successive manovre finanziarie hanno progressivamente smantellato il meccanismo soprattutto per le pensioni medio alte.
Tanto per citare un dato : in Germania nel 2025 le pensioni aumenteranno del 3,75%, proprio in linea con l’ andamento dei salari.
Sulla pensione complementare, bisogna procedere velocemente ad una riforma ( come anticipato anche dal governo), per allineare il sistema alle mutate esigenze pensionistiche rispetto al tempo dell’ ultima riforma rispetto al 2006.
Faccio un altra considerazione su questo secondo punto: attualmente le tabelle statistiche con cui vengono fatti i conteggi sul montante contributivo da parte dei fondi pensione , sono costruiti su modelli assicurativi che non garantiscono lo stesso importo della pensione se il montante contributivo fosse calcolato dall’ INPS. Quindi, il montante contributivo del pensionando nella previdenza complementare deve garantire lo stesso importo calcolato con il sistema contributivo INPS. Ma ci sarebbero altri punti con cui fare la riforma e spostarsi sulla previdenza complementare come best practice europea.
Infine, last but not least, cultura, cultura e progresso che molte volte in Italia manca.
Leggo ancora di utenti su questo sito nostalgici del TFR in azienda come fosse ancora l’ unico strumento con cui alla fine il pensionando si toglie quegli sfizi che non ha potuto fare durante tutta la vita lavorativa. E progrediamo per favore, facciamoci una cultura finanziaria, cominciamo ad allargare la mente e pensare che il mondo va avanti, non restiamo ancorati solo al passato. Saluti.
Il Prof. Beppe Scienza del dipartimento di matematica Universita’ di Torino, a prposito del Tfr e altro…: https://www.ilrisparmiotradito.it/post/inflazione-tfr-e-pensione-integrativa-il-parere-di-beppe-scienza
Sappiamo che questo signore è da anni vicino a Beppe Grillo. Se le sue teorie economiche sono quelle applicate durante il governo Conte a cominciare dal 110%, abbiamo già detto tutto. Senza tirare in ballo questi pseudo professori che alla fine predicano solo per un tornaconto politico ( purtroppo), legga i commenti di altri utenti su questo sito che sono rimasti estremamente soddisfatti del rendimento del loro fondo pensione quando si sono pensionati. Aggiungo e mi sembra di essere stato chiaro, che i fondi pensione necessitano di una riforma proprio per migliorarli.
Ho letto l’articolo e concordo…
Gli unici a guadagnarci veramente sono i fondi stessi che investono nei vari mercati..alla plebe solo le briciole…(e sempre che vada bene…)…
Ma il problema più grave qui oltretutto sono gli stipendi fermi e bassi da decenni..!!
Allora tutti gli utenti che su questo sito ( a parte il sottoscritto), che sono rimasti soddisfatti della loro previdenza integrativa al momento del pensionamento hanno avuto solo fortuna, ma per piacere..Quell’ articolo è politico, poi se lei vota cinque stelle allora è tutto chiaro.
Tra qualche mese andro’ in pensione ”Anticipata” dopo oltre 43 anni di contributi; la mia pensione sara’ di circa 400 euro in meno rispetto allo stipendio da operaio… per cui se gia’ fosse stata divisa l’ assistenza dalla previdenza, magari ci rimettevo anche solo 100 euro…
Come ho scritto molte volte e come concordano con me diversi esperti del settore la separazione tra i due istituti ed anche lo scorporo dell’ Irpef farebbe emergere una realtà che i vari governi conoscono perfettamente ma non vogliono, o non possono,per non perdere consenso, affermare e cioè che la previdenza nonostante tutto è in pareggio tra entrate ed uscite mentre l’assistenza che a mio parere dovrebbe essere gestita da un altro ente va finanziata con la fiscalità generale a carico di tutti i contribuenti
Sig.Marino la sua spiegazione non fa una piega.Fac59
Concordo totalmente con lei. Inoltre aggiungo che quando si comincia a riesumare il “mantra” della separazione previdenza-assistenza (che tutti sanno essere impossibile senza incidere pesantemente sulla spesa pubblica) vuol dire che con questa scusa non si vuole fare nulla neppure la minima riforma.
Eh sì!