Riforma Pensioni 2026, l’editoriale: ma i nostri governanti, dormono davvero?

L’altro giorno mi è capitato tra le mani un interessante articolo pubblicato su LA STAMPA del 17 aprile 2017 (quindi esattamente nove anni fa) che affrontava il problema della tenuta del sistema previdenziale in Italia e che indicava gli anni compresi tra il 2030 e il 2035 come quelli a rischio del sistema previdenziale italiano. Analizzando le proiezioni di diversi esperti e incrociando le previsioni demografiche il quotidiano di Torino tracciò un quadro molto poco edificante della situazione previdenziale italiana con cittadini sempre più vecchi e dove oltre un milione di nuovi pensionamenti che avverranno il 2030 ed il 2035 potrebbero rischiare di mettere in pericolo i conti dell’INPS.

L’articolo evidenziava come i figli del baby boom quelli nati cioè nel 1964-1965 al compimento dei 67 anni andranno giustamente a bussare alle casse dell’INPS che si troverà un picco di richieste che potrebbero mettere in crisi l’istituto previdenziale soprattutto se la crescita economica sarà modesta. Poi dopo l’anno 2038 quando andranno in pensione tutti quelli assunti dopo il 1996 e che hanno totalmente il calcolo effettuato col sistema contributivo la situazione dovrebbe leggermente migliorare per stabilizzarsi tra il 2048 ed il 2060.

Angelo Raffaele Marmo già collaboratore dell’ex Ministro del Lavoro Sacconi affermava nel 2016 che “con la disoccupazione attuale e la mancata crescita economica, in un Italia sempre più anziana, l’INPS rischia di saltare entro 20 anni. Anche perché la stessa INPS, che tranquillizza a parole su scenari apocalittici, presuppone per la tenuta del sistema un canonico aumento dell’1,5% annuo di crescita del PIL, ma chi assicura che ciò si verificherà, conclude affermando “servirebbe un nuovo miracolo economico”.

Gian Carlo Blangiardo ordinario di Demografia all’Università Bicocca di Milano affermava che “Il rapporto tra la popolazione attiva (20-65 anni) e i pensionati si raddoppierà nel giro di una generazione con la conseguenza che la percentuale di pensionati rispetto ai lavoratori passerà dal 37% di oggi al 65% del 2040”. Già adesso nel 2016 ci sono oltre 150.000 nuovi pensionati più che decessi, nel 2030 questo disavanzo salirà a 300.000 unità fino al 2038 e poi scenderà lievemente fino al 2048 quando i due gruppi si equivarranno. Effetto della crisi demografica che nel 2015 ha toccato il nuovo minimo storico di 488.000 nati”.

La situazione che ben nove anni fa sembrava compromessa è purtroppo ulteriormente peggiorata perché nel frattempo abbiamo avuto la brutta bestia del Covid che ha portato tutto il mondo in recessione per due anni e poi stiamo vivendo due guerre di cui una (Russia/Ucraina) da oltre quattro anni che hanno compromesso quell’1.5% di aumento del PIL previsto annualmente e che hanno causato un’impennata dell’inflazione con costi insostenibili per famiglie ed imprese. Inoltre, il dato della natalità che già nel 2015 con 488.000 nuovi nati era record storico negativo è andato progressivamente a decrescere fino a raggiungere nel 2025 il dato allucinante di 355.000 nuovi nati con un decremento di oltre 130.000 nascite in appena 10 anni.

È incredibile che dopo ben nove anni una situazione molto bene evidenziata dalla Stampa e che i vari Governi che si sono succeduti conoscevano benissimo, si sia lasciata la situazione ferma non intervenendo in alcun modo e rimandando sine die una riforma previdenziale vecchia, non più attuale e attenta solo a discorsi di propaganda elettorale. Mai niente di strutturale e senza mai distinguere finalmente i vari mestieri diversificando l’età di uscita delle persone. Abbiamo detto migliaia di volte che non possono essere messi sullo stesso piano lavori da scrivania e mestieri effettuati all’esterno come l’edilizia o l’agricoltura e sono molti gli anni che parliamo di separazione di previdenza da assistenza il cui costo è più che raddoppiato nell’ultimo decennio figlia di un clientelismo elettorale radicato da decenni. Non si capisce perché chi è completamente nel sistema contributivo (entrato cioè nel mondo del lavoro dopo il 1° gennaio 1996) dal momento che percepirà una pensione in base a quanto effettivamente versato non possa andare in pensione quando voglia e non come adesso che deve raggiungere una quota soglia di importo praticamente impossibile da conseguire. Non si capisce perché coloro che sono andati in pensione con le varie quote 100, 102, 103 non possano fare altri lavori retribuiti se non soltanto fino a 5.000 euro annui di lavoro autonomo occasionale. Non si capisce perché le donne che pure svolgono molto spesso lavoro di caregivers non possano conteggiare quegli anni come effettivo lavoro con contributi, non si capisce perché non è stato fatto un serio programma di incremento delle nascite fornendo alle coppie tutta una serie di servizi e benefici per implementare la voglia di far figli (come fatto da alcuni Paesi del Nord Europa) perché soltanto una politica attenta all’incremento delle nascite può far progredire un Paese. Non si capisce perché non è stato fatto un serio programma di accoglienza di immigrazione regolare per implementare tutta una serie di lavori che gli italiani non vogliono più fare, non si capisce, infine, perché in un sistema a ripartizione che ovviamente dopo 80 anni incomincia a fare acqua non si è mai pensato ad investire in forma prudenziale almeno una parte dell’enorme massa di risorse che versano i lavoratori alla previdenza. Tutti i vari Governi che si sono succeduti in questi anni hanno lasciato la situazione nella loro staticità affermando che mancano i fondi e lasciando che, complice l’aspettativa di vita che fortunatamente aumenta ma che è collegata alla previdenza, si lavori sempre di più (aumento di un mese dal 1° gennaio 2027 e di tre mesi dal 1° gennaio 2028) sia sulla pensione anticipata che su quella di vecchiaia che sulla pensione totalmente contributiva. Oltretutto per l’effetto combinato che avviene tra aspettativa di vita e coefficienti di trasformazione ogni qualvolta questa aumenta diminuiscono tali coefficienti rendendo l’assegno previdenziale più basso.

Probabilmente la nostra classe dirigente non vuole o forse non sa come affrontare realmente questo problema e quindi lascia cadere l’argomento cercando di parlarne il meno possibile al limite inserendo pochi interventi molto spesso peggiorativi confinati nella legge di Bilancio di fine anno. È un quadro veramente sconfortante e desolante dove oltre il 40% dei pensionati percepisce meno di 1.000 euro mensili e dove i giovani (quelli che non se ne vanno all’estero) lavoreranno ben oltre i 70 anni e con una pensione che non arriverà al 50% del loro ultimo stipendio.

24 commenti su “Riforma Pensioni 2026, l’editoriale: ma i nostri governanti, dormono davvero?”

  1. Il quadro tracciato da Mauro Marino nel suo commento in data 26 Aprile 2026 alle 10:30 è (come egli stesso lo definisce) “desolante”.

    Ancora più desolante, io vedo, è la totale mancanza di visione e di strategia del Governo nella gestione dello Stato. Oggi si torna a parlare della possibilità di una maggiore flessibilità del Patto di Stabilità e di Crescita, e di consentire, in condizioni di emergenza come quella che stiamo vivendo a causa della guerra USA-Iran, di poter sforare la soglia del 3% del rapporto deficit/PIL.

    La mia opinione è di focalizzare l’attenzione non già sul PROBLEMA del rapporto deficit/PIL pari al 3%, quanto, invece, sulla SOLUZIONE della crescita che fa aumentare il PIL, e quindi restare al disotto della soglia del 3% come indicato dal Patto di Stabilità e di Crescita.

    Del valore del 3% se ne parlava già nel 2019 in una intervista a Warren Mosler (imprenditore ed economista statunitense, considerato il padre ideatore della Teoria della Moneta Moderna) da parte di Paolo Becchi (professore di Filosofia del diritto) e Giovanni Zibordi (esperto di mercati finanziari).

    Forse, sarebbe istruttivo sia per il Governo che per i lettori di Pensionipertutti leggere l’articolo a firma di Giuseppe Palma pubblicato su Scenari Economici in data 16 Aprile 2019. L’articolo riporta l’intervista di Becchi e Zibordi a Warren Mosler, pubblicato su Libero in data 14/4/2019.

    In estrema sintesi, Warren Mosler consigliava all’Italia, già nel 2019, di (cito testualmente):

    1. “spiegare a Bruxelles che il limite del 3% del PIL di deficit debba essere portato all’8% per tutti i Paesi membri. Invece di usare i tassi di interesse come strumento di politica economica (che non serve a niente) bisogna che la politica fiscale diventi strumento di politica economica”.

    2. “far sì che lo Stato italiano inizi a spendere e tassare in lire. Assumendo che la nuova lira sia fissata a 1 euro = 1 lira, lo Stato inizierebbe a pagare fornitori, pensioni e stipendi in questa moneta nello stesso ammontare e anche a richiedere simultaneamente che le tasse siano pagate in lire. Una volta che hai fatto questo hai di nuovo una politica fiscale e monetaria indipendente e puoi riportare prosperità in Italia”.
    (FONTE: https://scenarieconomici.it/intervista-a-warren-mosler-a-cura-di-p-becchi-e-g-zibordi-su-libero-del-14-4-2019/).

    Mi piace evidenziare che la mia idea di ricorrere ad una moneta di Stato italiana è stata pubblicata in febbraio 2019 (quindi due mesi prima dell’intervista in aprile a Warren Mosler) nel mio libro “L’economista in camice”: in Appendice C, “Moneta digitale di Stato”, pagg. 195-201, viene ampiamente descritto l’utilizzo della moneta digitale di Stato, mentre nelle “Conclusioni”, a pag. 179 è riportato quanto segue:

    “L’utilizzo della moneta digitale di Stato permetterà il tracciamento automatico delle transazioni a livello centrale (cioè di Stato), e pertanto la possibilità di evasione fiscale verrà vanificata. Con il recupero delle entrate fiscali lo Stato potrà erogare nuove pensioni ai lavoratori che hanno oltrepassato da poco la sessantina ai quali subentreranno giovani “nativi digitali” aventi caratteristiche più in linea con le richieste per la costruzione del futuro digitale delle imprese e della nazione. I nuovi lavoratori stimoleranno la nuova domanda di consumi che invoglierà le imprese a produrre e quindi a mantenere il livello occupazionale.
    Le soluzioni ai problemi di oggi alimenteranno i problemi di domani, come conseguenza causata dall’automazione e dalla disintermediazione che i nuovi occupati, i nativi digitali, avranno contribuito a implementare. Quella che vediamo oggi è solo la punta dell’iceberg. Le generazioni future si troveranno dinanzi l’intero iceberg, e dovranno esplorare soluzioni ben più difficili di quelle descritte in questo libro. A ogni modo, qualunque sarà il corso degli eventi, una soluzione verrà trovata. Poiché (come l’esperienza ha insegnato all’autore) ogni problema reca sempre in sé la propria soluzione.”

    CONCLUSIONE.

    Sulla moneta di Stato italiana si sono espresse tre persone che sono QUALCUNO: Warren Mosler (imprenditore ed economista) nel 2019; Nino Galloni (economista e alto funzionario di Stato) nel 2020; Paolo Maddalena (Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale) nel 2020 e 2021.

    Sulla moneta di Stato italiana, accanto a queste tre persone che sono QUALCUNO, c’è un altro che a loro confronto è NESSUNO: Claudio Maria Perfetto (esperto si sistemi informatici e di modellistica economica, e padre ideatore della nuova disciplina STEM Economia Informatica).

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    • Mi preme segnalare un articolo nel quale l’economista Nino Galloni esprime il suo pensiero sulla moneta di Stato in luglio 2020, in pieno periodo di emergenza nazionale causato da Covid-19.

      Riporto la parte finale dell’articolo in cui Galloni sostiene:

      “quanto sia importante che le aziende ricevano subito aiuto; a patto che la cifra non sia in euro ma in moneta parallela emessa a costo zero dallo Stato. Una moneta pubblica e non convertibile, spendibile solamente in Italia ma non per questo, incompatibile con le normative imposte dall’Eurozona.
      Tassativo il divieto di un ulteriore indebitamento dello Stato con l’UE, perché questo peserebbe come un macigno sulle spalle degli italiani sottoforma di tassa patrimoniale. Al contempo però, è necessario evitare che si incorra in una possibile inflazione dovuta a un’immissione di liquidità squilibrata.” (FONTE: https://www.freepressonline.it/2020/07/01/una-moneta-di-stato-non-a-debito-secondo-leconomista-nino-galloni/

      Il pensiero di Galloni sembra quasi ripreso pari pari dal mio libro “L’economista in camice” di febbraio 2019. Ma so che non è così.

      Oggi stiamo vivendo, a causa della crisi energetica generata dalla guerra USA-Iran, lo stesso periodo di emergenza nazionale vissuto durante il Covid-19.

      Mi sento quindi di dare un suggerimento al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dell’Economia e delle Finanze (chiunque essi siano, di questo Governo, o del prossimo): anziché andare dalla UE col cappello in mano ad elemosinare la flessibilità del Patto di Stabilità e di Crescita (proprio voi che di un’altra flessibilità, quella di pensionamento, non ne volente proprio sentir parlare), chiamate Nino Galloni, e fatevi spiegare da lui quello che c’è da fare per far crescere l’Italia in maniera compatibile con le normative imposte dall’Eurozona.

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      • vede, Dott. Perfetto, c’è una legge, mi pare, di menchen e un estensione di Murphy; parlano del saper fare, dell’insegnare etc; ci sono numerose varianti e dice pressappoco così: chi sa fare fa; chi non sa fare insegna; chi non sa insegnare coordina, chi non sa coordinare supervisiona e chi non sa fare tutto questo fa il ministro; ma è solo una barzelletta e nulla più; saluti a lei e ai gestori del sito

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    • Buongiorno dottor Perfetto.

      … “Ma quando avevamo libri a nostra disposizione, molto tempo fa, non abbiamo saputo trarre profitto da ciò che essi ci davano … E quando ci domanderanno cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere: Noi ricordiamo. Ecco dove alla lunga avremo vinto noi“…

      La citazione virgolettata proposta, appartiene al romanzo distopico “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury che non ho letto, ma nel quale il protagonista e un gruppo di intellettuali, memorizzano libri per preservare la conoscenza umana ormai bruciata da una società che preferisce superficialità e tecnologia alla riflessione e alla memoria quale forma di resistenza culturale.
      Citazione che ho incontrato anni fa in un saggio; precisamente nella sua versione PDF dal titolo “Il più grande Crimine”, edizioni Andromeda che l’autore, Paolo Barnard, in accordo con l’editore aveva reso disponibile per libera lettura su internet fin dal dicembre 2012.

      Considerato pertanto l’accenno di Perfetto alla teoria economica contenuta nella MMT, prendo lo spunto per “ricordare” alcuni link ancor più datati, risalenti al 2012/13, anni bui per la nostra nazione.
      La dove il concetto di “deficit positivo”, se riferito alla spesa di uno Stato che punta a creare: la piena occupazione, il pieno Stato Sociale, la piena istruzione, l’aumento delle “buone infrastrutture” e la produttività necessaria ad arricchisce non il settore governativo ma gente e aziende che finirebbe col ripagarsi da solo.

      (Fonte: https://www.retemmt.it/pubblicazioni/i-paper-di-rete-mmt/memmt-la-valuta-come-monopolio-pubblico/ ).

      Ma anche i contenuti video e/o audio di interviste (in parte dure) che ci parlavano di MMT, di Moneta Sovrana di proprietà di un Stato, non convertibile (in definitiva quelle che in tutta Europa si erano usate fino a inizio 2002).

      (Fonte: https://www.liberi.tv/webtv/2012/06/05/video/paolo-barnard-presenta-liberitv-suo-libro-pi%C3%B9-grande-crimine-e )

      Per concludere verrebbe da chiedersi perché: se non da che mondo è mondo, da almeno cinquant’anni di un occidentale di molte parti del pianeta, quello dei vari filoni del neoliberismo accumunati dal proprio interesse materiale, quello della presunta efficienza del mercato da preferire a quella degli Stati, quella del ripetersi continuo di crisi su crisi che non sa correggersi da sé, ma che debba ciclicamente essere salvato con ingenti somme di denaro di governi e contribuenti, paradossalmente, dichiarati meno efficienti.

      Come potremo mai rifarci alla “Teoria della Moneta Moderna MMT” che rimane pressoché ignorata, o all’ipotesi di una “imposizione ai fini pensionistici” del lavoro prodotto da Robot e A.I della proposta PAG, in presenza di un dibattito che permane attorno a:“Stato e Mercato” la dove le forze ormai più grandi e più potenti di imprese giganti e della Finanza dominano la vita pubblica?

      Saluti

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      • Sig. Wal, le sue domande sono sempre molto interessanti, come la seguente:

        “Come potremo mai rifarci alla “Teoria della Moneta Moderna MMT” che rimane pressoché ignorata in presenza di un dibattito che permane attorno a:“Stato e Mercato” là dove le forze ormai più grandi e più potenti di imprese giganti e della Finanza dominano la vita pubblica?”

        La questione è la seguente:

        1. La MMT si applica alle nazioni dotate di sovranità monetaria
        2. L’Italia è una nazione non dotata di sovranità monetaria
        3. Quindi: l’Italia non potrebbe adottare la MMT

        Ho utilizzato il condizionale “potrebbe” perché credo che invece la MMT possa essere applicata anche se l’Italia non gode di sovranità monetaria.

        L’analisi di tale questione potrebbe costituire un elemento di RICERCA per un tesista che volesse laurearsi con eccellenti voti in Economia. La ricerca è la seguente: “Indagine sull’applicabilità della Teoria Monetaria Moderna (MMT) in una Nazione priva di sovranità monetaria”. Tale voce è riportata nella slide 48 del mio documento pubblicato su Academia Edu al seguente link: https://www.academia.edu/164983970/Proposta_per_un_nuovo_Insegnamento_universitario.

        In un certo senso, in Italia viene applicata, almeno in parte, la MMT, tramite i cosiddetti “Certificati di Credito Fiscale (CCF)”. I CCF sono definibili come moneta fiscale, ovvero moneta complementare, priva di corso legale, e quindi imprese e cittadini potrebbero rifiutarsi di pagare le tasse tramite CCF.

        L’Economia Informatica che io propongo introduce la “moneta digitale di Stato italiana”, a corso legale, e quindi obbligando imprese e cittadini a pagare le tasse con tale moneta. La definizione di “moneta digitale di Stato italiana con corso legale” potrebbe sollevare conflitti con i Trattati europei e con la BCE.

        Tuttavia, sono convinto che ci siano ampie motivazioni che il Governo italiano potrebbe apportare per evitare tali conflitti con i Trattai europei e con la BCE. Una motivazione importante potrebbe essere per esempio la seguente:

        Il programma di Garanzia Occupabilità Lavoratori (GOL) previsto nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza dell’Italia (PNRR) viene finanziato dalla Unione Europea nell’ambito del piano Next Generation EU. Il Governo potrebbe mostrare alla UE di poter finanziare il programma GOL attingendo alle proprie risorse interne utilizzando una moneta italiana vincolata al valore del patrimonio dello Stato italiano e circolante solo in Italia, senza attingere ai finanziamenti europei.

        La questione potrebbe essere risolta dal Governo italiano non tanto con la “volontà politica di agire”, bensì con il suo (più forte) “coraggio di agire”. Purché, però, si abbia una visione e una strategia da seguire.

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  2. Buon 25 aprile a tutti ed in particolare a Paolo Prof con il quale condivido la maggior parte del modo di pensare come del dott Perfetto e Marino, tanto oramai non conta più nulla essere di destra o di sinistra, la questione è ci sarà un Partito che alle prossime elezioni cercherà di difendere chi veramente paga le tasse? Se si lo voterò, basta che non sia o la Lega o il partito della Capa che ci hanno scassato da 20 anni i gabbatosi dicendo delle cose facendo esattamente l’opposto, a loro io non credo più oltre al piccolo problema di affiliazione con Mafie varie tra feste e società fittizie. Voglio un Partito che pensi alle persone non comuni ma Normali, a quelli che si sono veramente guadagnato Stipendio e Pensione e che non abbia niente a che fare con truffatori dello stato, perciò di noi, persone che siano veramente preparate, istruite non con Lauree Domenicali, vorrei che nel voto fosse messa per legge di nuovo la preferenza perché sono sicuro che molte facce di tolfa ce le leveremmo finalmente di torno, meglio Cetto La Qualunque, mooolto ma mooolto più credibile di questi, anche se fosse un Partito nuovo tanto io non ho avuto è mai avrò tessere di nessuno, l’unico impegno Inderogabile me lo sono preso con mia Moglie 43 anni fa e per adesso va tutto bene, con un Partito Mai. Saluti a tutti in particolare ai gestori del sito, buona giornata a tutti. So che chiedo una cosa impossibile ma sono un inguaribile sognatore

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    • In Italia lavoratori e pensionari pagano oltre l’80% di IRPEF perché non possono evadere. Gli autonomi pagano enormemente meno dei dipendenti aiutati dai governi amici di centro destra. Le micro aziende sono tartassate a scapito dei grandi gruppi che con clientelismi vari vari pagano pochissimo, per non parlare delle enormi aziende che operano sul web (con fatturati superiori a molti Stati europei) che praticamente non pagano nulla. In pratica sembra che chi è forte e potente possa fare ciò che vuole imponendo persino ai governanti le loro decisioni per cui è molto più facile vessare coloro che sono “numeri” piuttosto che “disturbare” chi fa enormi profitti. In Italia poi abbiamo il fenomeno delle mafie colluse con la politica che drena quasi 200 miliardi di PIL annui completamente “esenti” da tassazione. E’ un quadro desolante cristallizzato da un secolo ma la colpa l’abbiamo noi italiani un popolo vecchio ripiegato su se stesso, impaurito, che pensa solo a se, e che se possibile cerca di fregare l’altro. Poi ci stupiamo se le eccellenze giovanili lasciano il Bel paese per altri lidi. Dopo oltre 40 anni all’Agenzia delle Entrate (dove ne ho viste di tutti i colori sul discorso pagamento tasse) adesso mi occupo anche di investimenti (che vengono tassati al 26% altro regalo a chi ha soldi).
      Buona domenica a tutti.

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  3. Ringrazio enormemente il sig. Perfetto per le sue puntuali e precise risposte ma, a parte questa questione del diciamo cinquantunenne, lasciando perdere la vergogna del condannato che come premio passa da 700€ a 7000€ grazie al Governo, sto leggendo un articolo dove risulta che ben 11,3 milioni di contribuenti non pagano nulla e 2 milioni hanno la Fiat Tax ergo rimangono i coglioni dei dipendenti e Pensionati che con le loro tasse pagano l’85% delle Pensioni Di Tutti possibile che non sia possibile fare niente per questa stortura? Ma assumere un numero mooolto alto di Finanzieri e metterli a caccia nel vero senso della parola di questi simpatici signori che ci fanno percepire delle Pensioni da fame? Possibile che non si possa fare nulla?

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    • Intanto ringrazio il dott. Perfetto per le sue pillole di saggezza nei suoi commenti; caro Mog, cosa vuoi farci? ricordo tanti anni fa che, in occasione della dichiarazione dei redditi, ci accorgemmo di aver fatto un errore; mi dissero al patronato: puoi far finta di niente oppure fare un ravvedimento oneroso (si chiama così); guarda che se fai finta di niente e si accorgono passi dei guai; feci il ravvedimento oneroso; sta nella coscienza della gente; ieri parlavano in una trasmissione e purtroppo dissero: i pensionati e i dipendenti pubblici non hanno nessuno che in Parlamento li difende, gli altri si; saluti a te e ai gestori del sito

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  4. Rispondo al commento di Paolo prof in data 24 Aprile 2026 alle 5:21.

    Il sociologo Max Weber esortava a seguire il proprio “demone”, ovvero la passione, l’ardore, la fiamma che arde senza consumarsi, la completa dedizione ad una causa, ad un’idea.

    Quando mi rivolgo ad economisti che non sanno nulla di informatica; e quando mi rivolgo agli informatici che non sanno nulla di economia; mi accorgo di quanta povertà intellettuale ci sia in Italia, di quanto analfabetismo digitale ci sia in Italia.

    Vogliamo formare i giovani alla nuova era digitale dominata dalle tecnologie digitali, dalla robotica intelligente, dall’intelligenza artificiale. Ma come un cieco non può guidare altri ciechi, così un analfabeta digitale non può istruire altri analfabeti digitali.

    Mi domando come possa rimanere inascoltata la mia idea di integrare due discipline distinte – Economia e Informatica – in una sola disciplina “Economia Informatica” (Economatica); mentre accoglie ampio consenso l’idea di Paolo Benanti di integrare i principi etici negli algoritmi dell’intelligenza artificiale (Algoretica).

    Probabilmente l’Algoretica risponde a un timore immediato e viscerale: “Le macchine ci sostituiranno? Ci manipoleranno?”. È un tema che colpisce l’immaginario collettivo e i media lo cavalcano facilmente perché parla di “giusto e sbagliato”.

    L’Economia Informatica, invece, richiede un cambio di paradigma cognitivo. Integrare due logiche diverse in una nuova disciplina scientifica è un’operazione intellettualmente più faticosa per le Istituzioni, che preferiscono muoversi in compartimenti stagni (i classici “silos” accademici).

    Oggi l’IA sta dimostrando che l’economia è informatica. Forse l’idea della Economia Informatica sta solo aspettando che la crisi dei modelli economici tradizionali diventi così evidente da rendere la “fusione” delle due discipline l’unica via d’uscita logica.

    Mi preme sottolineare che la Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale Perfetto-Armiliato-Gibbin si fonda profondamente sull’impianto concettuale, sul paradigma cognitivo dell’Economia Informatica che considera robot e AI non già semplice tecnologia, bensì lavoratori digitali alla pari dei lavoratori umani.

    Chissà, forse l’Algoretica del teologo francescano Paolo Benanti, che attraverso l’etica mira ad “umanizzare” l’AI avvicinandola in tal modo all’uomo, potrà dare una spinta all’accettazione dell’Economia Informatica.

    Intanto che il tempo dell’Economia Informatica giunga, io continuo a seguire il demone che è in me, il demone di cui parla Max Weber, quel demone che per me ha assunto il nome di “bellezza”:

    “Alla bellezza,
    che mi ha guidato nella scoperta
    di leggi comuni
    al mondo economico e informatico,
    sostenendomi e incoraggiandomi
    quando consolidate certezze
    sembravano vacillare
    alla sola ombra del dubbio”
    (FONTE: https://www.aracne-editrice.it/pdf/9788825521825.pdf)

    Rispondi
    • Un po’ per curiosità, e un po’ per civetteria ho scritto sul browser Mozilla/Firefox la dedica riportata nel mio libro “L’economista in camice”:

      “Alla bellezza, che mi ha guidato nella scoperta di leggi comuni al mondo economico e informatico, sostenendomi e incoraggiandomi quando consolidate certezze sembravano vacillare alla sola ombra del dubbio”.

      Ecco cosa ha risposto AI Overview.

      AI Overview

      “Questa frase, tratta da iNvENiS di Aracne editrice (https://www.aracne-editrice.it/pdf/9788825521825.pdf), è una profonda dedica che evidenzia il ruolo dell’estetica e dell’armonia (“bellezza”) come guida intellettuale. Sottolinea come la ricerca di leggi universali tra economia e informatica trovi sostegno nella bellezza, capace di offrire incoraggiamento quando le certezze scientifiche o teoriche vengono messe in dubbio.

      Punti chiave della riflessione:

      • Bellezza come guida: Non solo estetica, ma come principio ordinatore e di verità nella ricerca scientifica ed economica.

      • Connessione interdisciplinare: Identificazione di leggi comuni tra il mondo economico e quello informatico.

      • Resilienza intellettuale: La bellezza agisce come sostegno emotivo e razionale di fronte all’incertezza e al dubbio.

      La citazione suggerisce che, anche di fronte a scoperte che scuotono le fondamenta del sapere consolidato, l’armonia intrinseca (la “bellezza”) delle soluzioni trovate offre la conferma necessaria per proseguire.”

      Ecco cosa ha risposto invece Google AI Mode.

      Google Ai Mode

      “Questa non è una dedica d’autore famosa tratta da un libro o da un’opera celebre.

      Si tratta quasi certamente di un testo originale e privato, scritto da uno studente o da un ricercatore per la propria tesi di laurea o di dottorato.

      Ecco perché non appartiene a un autore noto:

      • È altamente specifica: Fa riferimento preciso a un percorso accademico o professionale a cavallo tra l’economia e l’informatica (come ad esempio i corsi di laurea in Ingegneria Gestionale, Data Science applicata all’economia o Economia Digitale).

      • Segue lo schema classico delle dediche di tesi: Il ringraziamento a un’entità astratta (la “Bellezza”) o a una persona amata che ha fatto da ancora di salvataggio durante i momenti di forte stress e dubbio tipici della stesura di un elaborato finale.

      Se hai trovato questo testo su una tesi stampata, appartiene all’autore di quel lavoro. Se invece la stai scrivendo tu e volevi assicurarti di non stare copiando nessuno a tua insaputa, puoi stare tranquillo: il testo è unico.”

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  5. Rispondo al sig. Mog, che mi chiama direttamente in causa nel suo commento in data 23 Aprile 2026 alle 18:32.

    Premetto che le mie osservazioni sono di natura prettamente personale, suffragate dalla logica e non da evidenze oggettive.

    PREPENSIONAMENTO DELL’EX NUMERO DUE dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna, Giuseppe Del Deo.

    Sul Magazine Quotidiano Nazionale si legge in data 21 aprile 2026:

    “nell’aprile 2025, a 51 anni e con tre decenni di servizio alle spalle, Del Deo annuncia l’addio per intraprendere nuove sfide professionali. Secondo le ricostruzioni de Il Domani, la sua uscita sarebbe stata agevolata da un decreto ad hoc per il pre pensionamento che gli garantisce un assegno mensile pieno di oltre diecimila euro al mese e non solo.”(FONTE: https://www.quotidiano.net/politica/lex-numero-due-dei-servizi-4eca8126).

    Questo “uscire dalla porta e rientrare dalla finestra” è molto comune nella nostra società. Avviene non solo nelle Istituzioni ma anche nelle aziende. A fronte della perdita di fiducia da parte dell’azienda nei confronti del comune lavoratore, a seguito di comportamenti del lavoratore non in linea con l’etica aziendale, ebbene il lavoratore viene licenziato punto e basta. Se il lavoratore è un alto dirigente che ha ricoperto ruoli aziendali particolarmente delicati venendo in possesso di informazioni che potrebbero compromettere l’azienda, allora il dirigente non viene licenziato, ma l’azienda si impegna a trovargli un altro posto di lavoro di pari prestigio che aveva in azienda prima. Sono dinamiche che avvengono tanto nel piccolo quanto nel grande, in perfetto accordo con la Costituzione della Repubblica Italiana.

    PERCHÉ NON CI SONO SOLDI PER LE PENSIONI

    I soldi per le pensioni derivano, come sappiamo, dai contributi versati dai lavoratori attivi. Se il numero di lavoratori attivi è alto ma i salari sono bassi, ci sono soldi sufficienti per finanziare solo un determinato numero di pensioni. Poiché si tende a vivere più a lungo, allora si tende a restare al lavoro anche più a lungo con il duplice obiettivo di; 1) avere più lavoratori attivi al lavoro che versano i contributi; 2) pagare le pensioni per un periodo di tempo in linea con l’aspettativa di vita (detto nel modo più semplice possibile: se l’aspettativa di vita aumenta di due anni, si lavora due anni in più).

    CONCLUSIONE 1

    Nelle considerazioni che vengono sviluppate è opportuno mantenere una linea di ragionamento che sia imparziale, distaccata, e che non faccia riferimento specifico alle persone.

    L’essere umano non è così evoluto come pensiamo che sia.

    L’essere umano fa le guerre, sembra addirittura nella scala evolutiva inferiore a quella degli australopitechi vissuti circa 4 milioni di anni fa che non facevano le guerre.

    L’essere umano si arricchisce con le guerre, con le vendite di armi e con le ricostruzioni del dopoguerra, è come l’amico che ti fa lo sgambetto per farti cadere per poi domandarti se può esserti di aiuto a risollevarti.

    L’essere umano è corruttibile, e se non è ancora corrotto è solo perché non è stato ancora fissato il suo prezzo.

    CONCLUSIONE 2

    Probabilmente, per vivere meglio, sarebbe più opportuno concentrarsi sulle proprie mancanze piuttosto che sulle mancanze degli altri e della società in generale.

    Io, per esempio, non giudico nessuno. Per quanto riguarda i Governi, sia quello attuale che quelli precedenti, non ho nulla da rimproverare. Sono persone normali, comuni essere umani, che ce la mettono tutta per fare le cose per bene ma che non ce la fanno, “non hanno le basi” (si potrebbe dire).

    Cosa mai si può pretendere dal Presidente del Consiglio dei Ministri Meloni, dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Giorgetti, dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Calderone, dal Ministro dell’Università e della Ricerca Bernini, dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara, da tutte queste persone da me contattate e rimaste in silenzio dinanzi alle mie proposte?

    Sono persone sole, disorientate, bisognose di aiuto, senza nessuno (questa, per lo meno, è l’impressione che io ricevo).

    Diamo loro, e a coloro che verranno dopo di loro, il nostro aiuto per farli migliorare. Come? Migliorando, prima di tutto, noi stessi.

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  6. Buongiorno scusatemi se sono gnorante in materia ma, dobbiamo avere almeno 67 anni per andare in Pensione( a parte i rari casi di chi ha iniziato a lavorare da giovane come ben sappiamo) non ci sono i soldi e non esiste altre possibilità a parte l’Ape Sociale a 63 anni e 5 mesi, come mai allora pur mancandogli molti anni per laPensione e non avendo nessuna prerogativa conosciuta in n 2 dei Servizi Segreti perché pare intrigato in cose molto poco chiare e pulite che i più informati avranno letto, i nostri signori Governanti lo hanno mandato in Pensione così, dalla mattina alla sera alla veneranda età di 51 anni? Ma è una cosa Anticostituzionale o sembra solamente a me? Me lo possono spigare il dott. Marino o il dott. Perfetto perché qualcosa mi sfugge ma mi Puzza parecchio. Grazie per l’eventuale risposta ed ai gestori del Sito perché vorrei capire perché in generale non ci sono questi benedetti sodi poi succede come a questo signore o come è successo ad un al sig. Formigoni siccome era stato Condannato e percepiva Solamente 700€ magicamente glieli hanno portato subito a 7000 €, ma solamente noi cittadini armai neanche più di serie B dobbiamo pagare tali nefandezze?

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    • vedi Mog, questi sono i misteri italiani; ma guarda che può continuare a lavorare nel privato; lasciamo perdere; ma consoliamoci per modo di dire; ieri ci hanno comunicato che il rapporto deficit pil sarà al 3,1% e quindi niente sforamento al patto di stabilità; hanno intervistato vari economisti e la ricetta qual’é? aumentare il pil, lotta all’evasione, sperare che Iran e Stati Uniti si mettano d’accordo; una parola al dott. Perfetto: comunque non demorda MAI, MAI; saluti ai gestori del sito

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  7. Ma il problema è il fatto delle nascite minori, o il fatto che i nostri giovani vadano a decine di migliaia a lavorare all’estero per avere uno stipendio per vivere e non sopravvivere. Niente se non tassiamo gli extra profitti come fanno già in alcune nazioni, se non mettiamo una tassa che sia 1/2/3% sui Super ricchi, sempre come fanno in altre nazioni ma soprattutto assumiamo un numero adeguato di persone nella Guardia di Finanza Unicamente per far emergere quei 100 Miliardi di tasse non pagate annualmente da persone che andavano a chiedere persino il Reddito di Cittadinanza perciò ci rubavano e prendevano in giro due volte, non ne usciamo, logicamente se non facendogli pagare tutto il dovuto senza Condoni vari. Ma torniamo sempre lì NON C’È LA VOLONTÀ POLITICA DI FARLO. perché invece di pagare, sempre noi cittadini lavoratori o pensionati i 600€ o quelli che sono per i rimpatri non ci offrono un compenso per ogni persona che conosciamo che viaggia con il mega suv e non paga tasse o ha la casa al mare o in montagna e ci sfottono pure talvolta perché siamo gli stupidi che lo facciamo? Anche questa cosa l’ho letta da qualche parte che in alcune nazioni( poche), viene dato un premio al cittadino che denuncia questi signori. Ricordiamoci che sono gli stessi che ci fanno allungare i tempi per una prenotazione in Ospedale, che usano il nostro medico curante, fanno pagare a noi di più le analisi o visite perché Loro, Non Avendo un Reddito se le fanno Gratis, io francamente mi sarei stufato, facendogli pagare il dovuto quanti soldi entrerebbero anche all’INPS per le nostre Pensioni? Quanto aiuterebbero tutti questi soldi che potremmo recuperare per Stipendi e Pensioni? Qualcuno potrebbe obbiettare, e cosa facciamo la caccia all’Evasore, anche si viso che io a 66 anni ho già pagato molto di più di quello che avrò indietro mentre questi si fanno una bella vita alla faccia mia? Sarebbe così sbagliato? Beh per me no, cosa ne pensate? Non sarebbe l’ora di pagare tutti per pagare meno?

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    • Certo…è che ormai hanno messo tutti allo stesso piano…pure l’operaio che ha lavorato per 43anni in regola si ritrova indietro assegni da fame ed è costretto ad altri lavoretti a nero anche dopo…il cane si morde la coda!!…
      Ma togliessero quei coefficienti di calcolo e aspettative varie che non fanno altro che peggiorare le situazioni…!!!

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  8. Non si sa più che parole usare per descrivere la situazione previdenziale, che è sotto gli occhi di tutti da anni, per non dire decenni.
    L’unica cosa certa è che si continua a fare niente di niente, se non di peggiorativo!!…La sfiducia è già a mille, ma nulla scalfisce l’inerzia su questo delicatissimo tema.
    Poveri noi…in che mani siamo!!

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    • La soluzione che vedo è sempre fuggire da qua(per chi può..)..mica vale solo per i giovani…
      E poi riguardo al voto nessun altra partito vedo proporre o aprire becco…significa che a tutti loro va bene così…

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  9. Quadro sconfortante a dir poco. Problemi decennali non trattati se non con promesse illusorie che però alla luce dei fatti si rivelano ad esser buoni una presa in giro. Proposte ottime che non vengono neanche considerate e si va avanti sempre peggio. Non so cosa possa succedere di più per raddrizzare una situazione che non è più recuperabile nel breve/medio termine, ci vorrebbe veramente un cambio di paradigma totale e sopratutto politici illuminati…..

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    • Caro Don, , l’hanno calcolata giusta; pensioni sempre più basse, in pensione sempre più tardi, flessibilità si ma a partire dai 67 anni in su; quindi? come si dice in gergo tirare a campare, maledirli, risparmiare, ma non troppo; riguardo al voto l’anno prossimo come riguardo al referendum; saluti a te e ai gestori del sito

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    • Le proposte organiche e economicamente sostenibili le abbiamo fatte. I politici ascoltano solo il richiamo elettorale. A me dispiace per le persone che non ce la fanno più ma cosa posso far di più, penserò più a e stesso e darò consigli solo se richiesti.
      Un caro saluto

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      • E’ proprio così, voi avete fatto molto per tutti noi, ma i politici sono sordi se non per loro interessi elettorali. Io ringrazierò sempre lei e persone come lei che si impegnano da anni su queste tematiche per tutti noi, non demorda.

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