Riforma Pensioni 2026: nella manovra della Meloni non sono previsti interventi?

Giovedì 2 ottobre il governo Meloni ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), lo strumento che da quest’anno sostituisce la tradizionale nota di aggiornamento al Def e che rappresenta il passaggio chiave verso la prossima legge di Bilancio. Il testo ufficiale del documento non è ancora stato reso pubblico, ma dal comunicato diffuso dalla Presidenza del Consiglio emergono indicazioni che non lasciano presagire novità sostanziali sul fronte delle pensioni.

Un primo elemento di incertezza riguarda l’adeguamento degli assegni dal gennaio 2026. Non sono infatti disponibili i dati necessari per capire con precisione quale sarà l’aumento effettivo legato alla rivalutazione, anche se le prime stime parlano di una percentuale contenuta. Ciò che appare più chiaro, invece, è l’assenza di interventi strutturali sul sistema previdenziale.

Pensioni 2026: nel DPFP conti in ordine, ma nessuna riforma?

Il rischio concreto è che anche nei prossimi anni continui ad applicarsi la normativa introdotta con la riforma Fornero, in particolare sul fronte dell’adeguamento automatico dell’età pensionabile alle aspettative di vita. Dal 2027 scatterà infatti un aumento di tre mesi per i requisiti di accesso, un meccanismo che verrebbe confermato in mancanza di un intervento correttivo. Fermare questo automatismo, però, avrebbe un costo considerato insostenibile per le casse dello Stato, soprattutto in un contesto economico in cui, nonostante il debito sia previsto in calo, la crescita resta molto debole.

Il quadro delineato dal Dpfp presenta luci e ombre. Da un lato, i conti pubblici appaiono sotto controllo, con un deficit che dovrebbe assestarsi al 3% del Pil nel 2025 e ridursi progressivamente negli anni successivi, mentre il debito dovrebbe scendere fino al 136,4% entro il 2028. Dati che rassicurano Bruxelles e segnalano disciplina finanziaria. Dall’altro lato, però, emerge una crescita economica molto modesta: il Pil nel 2025 aumenterà appena dello 0,5% e resterà sotto l’1% fino al 2028. In queste condizioni, le risorse a disposizione del governo risultano estremamente limitate.

Non sorprende quindi che le priorità individuate dal documento non comprendano le pensioni. Le risorse saranno destinate soprattutto alla riduzione del carico fiscale sul lavoro, al rifinanziamento del Fondo sanitario nazionale, a misure per la natalità e la conciliazione vita-lavoro e al sostegno degli investimenti. Scelte che rispondono a esigenze concrete, ma che lasciano ancora una volta la previdenza senza margini di intervento.

Riforma Pensioni 2026: quali interventi nella riforma sono possibili?

Sul piano operativo, si valuta solo una parziale deroga all’aumento dei requisiti previsto dal 2027. Il blocco dei tre mesi in più potrebbe riguardare esclusivamente alcune categorie, come i lavoratori impiegati in mansioni usuranti, che continuerebbero a beneficiare di Quota 97,6 e della possibilità di uscire a 61 anni e 7 mesi con almeno 35 anni di contributi. Per la maggioranza dei lavoratori, pubblici e privati, resterebbe invece l’automatismo della legge Fornero. Situazione simile per le Forze armate e le Forze dell’ordine, che dal 2027 vedrebbero slittare in avanti i requisiti per pensione di vecchiaia e di anzianità.

Non mancano infine ipotesi di irrigidimento per Opzione Donna, già oggi poco utilizzata a causa del ricalcolo interamente contributivo, con la possibilità di un innalzamento dei requisiti contributivi rispetto agli attuali 35 anni.

Il vero nodo resta quello dei costi. Bloccare in toto l’adeguamento alla speranza di vita significherebbe far crescere il debito in maniera significativa, fino a 15 punti di Pil in più nel 2045 e 30 punti entro il 2070. Anche un congelamento di soli due anni peserebbe moltissimo, con una spesa stimata in 3,3 miliardi per il 2027 e 4,7 miliardi per il 2028. Risorse che semplicemente non ci sono, considerando che il margine disponibile, tra 5 e 8 miliardi, è già destinato ad altre misure fiscali e sociali.

In definitiva, i conti pubblici restano in ordine ma senza margini per una riforma complessiva delle pensioni. Per i lavoratori italiani significa dover fare i conti con regole che, salvo interventi mirati, continueranno a rendere l’uscita dal lavoro sempre più lontana.

27 commenti su “Riforma Pensioni 2026: nella manovra della Meloni non sono previsti interventi?”

  1. Udite udite !! Pare che il governo voglia bloccare l’aumento dell’aspettativa di vita del 2027. Ma non per tutti, solo a chi ha già compiuto i 64 anni. Quindi a una persona che ha 63 anni e 42,10 di contributi il 1 gennaio 2027 gli verrà aumentata di tre mesi.

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  2. Aboliamo il lavoro pubblico … oppure a meta’ carriera trasferiamo i lavoratori pubblici nel privato e viceversa … privilegi e garanzie uguali per tutti !!!!

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  3. Parlamentari 4 anni circa … popolino 44 anni circa … ma dicono che non ci sono i soldi … ah ah ah ah !!!! … italianiiii … vot’Antonio, Antonio La Trippa !!!!

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  4. Rispondo al commento del sig. FrancoGiuseppe del 5 Ottobre 2025 alle 17:46.

    Per la verità, sig. FrancoGiuseppe, se proprio devo esprimere da quale parte mi trovo, dico che mi trovo sulla linea di confine tra Governo e lavoratori.

    Sostengo che parti contrapposte hanno entrambe ragione. Occorre mediare tra ragioni contrapposte in un modello win-win (in cui entrambe le parti vincono).

    Io ho parlato di continuità operativa nell’ambito dei servizi. Da esperto di Continuità Operativa Aziendale devo precisare che non è contemplata la continuità operativa aziendale in caso di forza maggiore. Lo sciopero rientra nella categoria delle cause di forza maggiore e quindi l’azienda può restare ferma a causa di sciopero.

    La Continuità Operativa Aziendale va invece garantita in caso di alluvione e terremoto (utilizzando risorse ubicate in altri luoghi geografici, o sostituendo mezzi con altri mezzi come autobus che sostituiscono treni di metropolitana che si è allagata); oppure in caso di mancanza di energia elettrica (utilizzando gruppi di continuità); oppure in caso di pandemia (ricorrendo al lavoro da remoto).

    In altre parole, il Governo non è sollecitato a garantire la continuità di erogazione dei servizi pubblici utilizzando il Genio Militare. Potrebbe al massimo ricorrere alla precettazione. Ma la precettazione è comunque un atto di forza esercitata da una parte sull’altra, e quindi non è un modello win-win.

    I modelli win-win si sviluppano attorno ad un tavolo di discussione, possibilmente attorno ad un tavolo rotondo (come quello utilizzato durante del Consiglio dei Ministri) dove tutti sono alla pari, e non dietro ad un tavolo rettangolare (dove una parte siede sul lato opposto all’altra parte) in cui alcuni sono impari.

    I modelli win-win non si sviluppano “scendendo in piazza” che, al pari della precettazione, è anch’essa un atto di forza esercitata da una parte sull’altra.

    Chiaramente, ci sono servizi di emergenza che vengono garantiti in ogni circostanza (come quelli della Sanità, per esempio).

    Mi rincresce farle presente, sig. FrancoGiuseppe, che nel suo commento la sua ironia finale rasenta il sarcasmo. Mi sorge il pensiero che i disoccupati vorrebbero poter anche loro scioperare, perché in tal caso significherebbe che avrebbero un lavoro, e quindi non sarebbero più disoccupati.

    Tuttavia, penso che la sua ironia possa essere in qualche modo giustificata. Probabilmente, lei non ha attraversato periodi di disoccupazione, e quindi non ha esperienza di cosa si può provare quando ci si trova nello stato di disoccupazione (involontaria o volontaria che sia).

    Io sì.

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    • Ma siete tutti permalosi su questo sito ? Suvvia, era una battuta ironica senza intenzione di sarcasmo. Anch’io vorrei che non esistessero disoccupati, per l’amor del cielo, o pensa che sia una persona insensibile ? No, per mia fortuna, da statale non ho mai provato la disoccupazione, ma queste sono scelte personali della fine degli anni 70, quando avevo solo 17 anni e volevo fare qualcosa della mia vita. Questo mi ha portato a partecipare ad un concorso per dipendenti civili nella Difesa, concorso che ho superato egregiamente. Non è una colpa essere entrati nel servizio pubblico. C’è chi ha fatto scelte diverse, magari obbligate ed è entrato nel mondo del lavoro privato. Molti purtroppo sono incorsi in fallimenti, altri non hanno osato fare un salto di qualità e da dipendente diventare imprenditore di se stesso. Per dire, come amante della cucina, avrei fatto di tutto per aprirmi un ristorante tutto mio. Sono bravino ai fornelli e mi dispiace non poterla invitare per un confronto diretto seduti davanti ad un buon bicchiere di vino ed un mio piatto. Negli anni 70-80 trovare lavoro non era impossibile eppure la popolazione come riporta wikipedia è cresciuta solo di 3 milioni di persone: 55 nel 70′ – 58 nel 2025, poco più di 50 stadi di calcio, ma oggi trovare lavoro stabile e in regola è davvero difficile. Sono curioso: In che impresa si è immerso in questo suo nuovo progetto ? Saluti.

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      • Al momento, sig. FrancoGiuseppe, non posso esprimermi sul Progetto in corso d’opera che mi coinvolge così tanto da non lasciarmi un attimo di respiro.

        Posso solo dirle che la Dott.ssa Venditti ne è al corrente. E dico questo, perché desidero essere creduto non già sulla sola parola, ma sulla base di testimonianze da parte di altre persone.

        Non conosco la probabilità di successo di questo Progetto. Ma dai primi riscontri che ho ricevuto, posso dire che ci sono buone prospettive perché il Progetto abbia successo.

        In marzo 2026 saprò l’esito. E allora potrò sciogliere la mia riserva e descrivere il Progetto che è stato realizzato.

        Per quanto riguarda la mia persona, non mi ritengo affatto permaloso. Allo stadio evolutivo al quale oggi mi trovo, non credo che ci sia qualcosa che possa riuscire a ferirmi (nemmeno gli scioperi).

        Non nutro aspettative di alcun genere, né mi aspetto qualcosa da altri. E pertanto non potrò mai incorrere in una delusione.

        Ho raggiunto vette di pensiero così elevate che quando sono raccolto nella mia profonda solitudine e nel mio intenso silenzio sia esteriore che interiore, mi sento tre metri sopra il cielo, avvolto in un manto di pace immensa, al punto che nulla e nessuno può mai turbarmi.

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      • Vedi, franco Giuseppe, parlando di scioperi visto che di questo parliamo ti dico la mia; ai tempi in cui insegnavo quasi mai ho scioperato visto che scioperare ha un costo anche marcato; ho subito scioperi e parliamo quasi 40 anni fa e in una fase eravamo sempre convocati a scuola visto che noi lavoravamo con 9 classi (altri colleghi solo con 1 classe); adesso legittimo scioperare ma mi fanno spesso arrabbiare perchè creano disagi non al politico ma alla gente comune che si deve spostare per un impegno, un viaggio etc; ; saluti a te e ai gestori del sito;

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        • Caro Paolo, ci sono solo due modi per farsi ascoltare dalle istituzioni, uno è il voto e l’altro è lo sciopero (pacifico ). Purtroppo non si può votare tutti i giorni e su un singolo argomento, sarebbe un referendum continuo. Si vota una volta ogni cinque anni e pur avendo dato il voto al governo preferito, accade a volte di trovarsi contro una scelta, un provvedimento sgradito. A quel punto, l’unica arma che rimane è lo sciopero costituzionalmente garantito. Capisco che ti possano girare se devi fare un viaggio e i piloti scioperano, ma così va la vita. Se non ti sta bene puoi sempre pilotare tu.

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  5. Mi sono concesso una breve pausa in un Progetto che mi impegna da “mane a sera”.

    “Da sera a mane” dice invece Dante nell’ultimo Canto dell’Inferno, il trentaquattresimo, al verso 105.

    Ho letto i commenti del sig. Giovanni e del sig. Wal, che tra altre cose fanno anche riferimento alla “disoccupazione”.

    In tema di occupazione mi ritengo più keynesiano di Keynes stesso. E quindi non ho potuto fare a meno di dire la mia, dal momento che i sigg. Giovanni e Wal hanno creato il precedente.

    Ho studiato su moltissimi testi universitari di economia. Il migliore testo universitario in assoluto sul quale ho preparato e dato l’esame di Economia Politica, in data 9 luglio 1991 all’Università degli Studi di Milano, Corso di Laurea in Scienze Politiche, è stato “ECONOMIA” di Paul Samuelson e William Nordhaus (Dodicesima edizione, Zanichelli Editore, 1987).

    Nel capitolo 3, a pag. 45, al paragrafo “Le tre funzioni dello Stato”, gli autori scrivono:

    “Quando si discute il ruolo dello Stato, generalmente si dà per scontato che esso stabilisce le regole del gioco. Ma quali sono le sue funzioni peculiarmente economiche? Sono tre: efficienza, equità e stabilità. Le azioni dello Stato riguardanti l’efficienza sono tentativi di correggere i fallimenti di mercato, come il monopolio. Gli interventi pubblici diretti a promuovere l’equità usano tecniche come la ridistribuzione del reddito che rispecchiano le preoccupazioni della società verso i poveri o gli sfortunati. La politica di stabilizzazione tenta di attenuare gli alti e bassi del ciclo economico, riducendo la disoccupazione e l’inflazione e promuovendo lo sviluppo economico”.

    Nel capitolo 11, dal titolo “La disoccupazione”, a pag. 215, si legge testualmente “Un suggerimento più radicale è che il governo funga da ‘datore di lavoro di ultima istanza’ per i disoccupati”.

    Non so come gli economisti oggi possano vedere il Governo come “datore di lavoro di ultima istanza” dal momento che nel 1985 gli economisti (riprendo le parole di Samuelson) “sono generalmente scettici riguardo alla capacità di ampi programmi di assunzioni pubbliche temporanee di abbassare il tasso naturale [nota: ci si riferisce al cosiddetto ‘tasso naturale di disoccupazione’). Questi posti di lavoro pubblici soppianterebbero altri posti nel settore privato, se fossero finanziati con fondi distolti dalla spesa pubblica per carri armati e matite”.

    CONCLUDO

    Dal momento che l’Italia è invasa non già dalla piaga delle cavallette d’Egitto ma da quelle elencate al seguente sito https://www.cgsse.it/calendario-scioperi (NOTA: non sia mai ch’io ponga impedimenti al diritto di sciopero sancito dall’Articolo 40 della Costituzione della Repubblica italiana), mi piacerebbe rivolgere al Governo italiano questo suggerimento in forma di domanda:

    PERCHÉ NON fungere da “datore di lavoro di ultima istanza”, in occasione del blocco dei trasporti, occupando il Genio Militare per garantire la continuità operativa dei servizi pubblici gestiti dai privati? Un tempo, la linea ferroviaria Aosta-Torino era gestita proprio dal Genio Militare.

    Ritorno al mio Progetto che mi impegna da mane a sera, e, a dire la verità, pure da sera a mane.

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    • Ma Lei da che parte sta ? Magari nei trasporti, questo suo suggerimento ai governi in carica, potrebbe anche funzionare, ma quanti dipendenti ha questo Genio Civile ? Al massimo potrebbe ritornare a garantire la linea Aosta-Torino e voglio essere magnanimo, anche qualche linea del sud con rotaie uniche. Ma nei settori di sanità, scuola, servizi comunali cosa facciamo ? Facciamo che quel giorno, invece di operarmi il primario, mi opera un medico militare che, dismessa la divisa e indossato un camice operatorio, completamente all’oscuro della mia situazione di salute e all’ultimo momento, decide di operarmi lui, dimentico che anche l’anestesista e gli assistenti sono in sciopero ? Inoltre, almeno nel settore pubblico, non c’è l’obbligatorietà di comunicare in anticipo l’eventuale adesione allo sciopero. Chi lo fa, lo fa per un mero rispetto verso l’utenza che in questo modo può essere informato anticipatamente del possibile disagio. Magari, gli autobus e le metropolitane di tutta Italia saranno chiuse, ma almeno consoliamoci che la linea Aosta-Torino viaggia regolarmente e anche quella tra Lamezia e Crotone. Disoccupati di tutta Italia unitevi, ma non fate un sindacato anche voi altrimenti c’è il rischio che scioperate pure voi.

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  6. Tanto per dirne una sugli italiani. Avevano abbassato il canone RAI da 90 a 70. Gesto molto importante in prospettiva di eliminare sprechi e cominciare a sfoltire i dipendenti. Spesso strapagati e inutili. Lo stesso programma se lo fa Fininvest, viene prodotto con 1/10 di personale. Ho fonte sicura che ci lavora.
    Ebbene il canone l’hanno riportato a 90 e nessuno ha detto niente. Tanto meno i partiti che ci sguazzano tutti. Ci sono altre mille cose che devono cambiare in questo Paese. È ridicolo pensare che trovino risorse per la Previdenza che viene per ultima.

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      • Sono 14 anni che ci campa sopra, come con gli immigrati. Due argomenti molto caldi che acchiappano voti. Ricordo che in Spagna, grazie agli immigrati è aumentato il Pil. Salvini non li vuole, forse perchè altrimenti il suo giochino è finito.

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    • Tanto per dirne tre … sugli italiani.
      Che dovrebbero fare: che ne licenzino pure nove/decimi, oppure chiedere al governo di vendere la Rai a un fondo (pensioni), ma si potrebbe anche cercare di partecipare a qualche quiz televisevo per vedere se si è fortunati e si recupera qualcosa di quanto si versa (non tutti) col canone?
      Ma se avessero “sfoltito” lei, cosa ci avrebbe detto.
      Ci prospetti una soluzione su questo annoso “grosso impegno finanziario”.

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      • Quando parlo di Rai so cosa dico. Alcuni sprechi sono noti altri no.
        E ci sguazzano da sempre tutti i partiti. È un sogno forse ridurre le spese folli e inutili?

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          • È brutta cosa fare finta di non capire che alla RAI c’è tanta gente, troppa, che guadagna anche un sacco di soldi. Esempio:
            Se per fare un Olimpiade a Fininvest sono servite 40 persone per trasmettere 24h, alla RAI c’è ne sono volute 400 per trasmettere 8h.
            Se lei pensa che la RAI sia un ottima azienda che ci costa il giusto, possiamo anche finirla qui.
            Non parliamo poi di come sono fatte nomine e assunzioni.
            Io parlo solo di quello che so.
            Quanto a me, si sono stato sfoltito da un azienda privata che noi non paghiamo.

    • Condivido il pensiero e aggiungo:
      Facciamo sciopero per Gaza (va bene) ma non facciamo assolutamente niente affinche lo stato migliori il potere di acquisto delle persone e faccia una vera riforma pensioni per migliorare la vita di tutti…….

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      • Tralasciando la Cisl che ormai è asservita al governo, mi dica Lei quante persone scendono in piazza quando UIL, CGIL e altre sigle sindacali proclamano lo sciopero per le questioni da lei citate ? Pensate che bastano Bombardieri e Landini, due sole persone in corteo per ottenere qualcosa ? Altri tempi quando c’erano scioperi oceanici di milioni di persone e finalmente si otteneva qualcosa. I diritti devono essere conquistati, non te li regala nessuno.

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    • Per fine legislatura tutte le promesse verranno mantenute …o rinnovate per chi in cabina elettorale dimostrerà di volerci ancora credere…inclusi i pensionati con la minima

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  7. Alla resa dei conti, un’amara realtà. Riguardo alla perequazione pensionistica su indice FOI 2026, ieri leggevo in altri siti che si parlava già dell’1,4% (non ancora ufficiale, per carità). È una stima persino peggiore della forbice indicata fino all’altro giorno, che era dall’1,5% all’1,7%. Ovviamente, l’aumento varrà fino a 4 volte la minima, per gli altri scaglioni con le percentuali di quest’anno. Staremo a vedere.

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