Riforma pensioni 2026, promesse mai mantenute, lo sfogo di Armiliato (CODS)

In questi giorni si é tornati a parlare di pensioni o meglio a chiedersi che fine abbia fatto l’argomento riforma pensioni dato che la stessa Ministra del Lavoro Marina Calderone anche ieri nel corso del question time nell’Aula della Camera ha risposto a temi relativi all’isopensione e alla disparità di trattamento ai danni di lavoratori in regime pensionistico misto per l’accesso alla pensione di vecchiaia al compimento dei 71 anno, non facendo però riferimento alla riforma pensioni promessa. Proprio a causa di questa importante assenza nel dibattito pubblico che procede da mesi, nei giorni scorsi l’amministratrice del CODS, Comitato Opzione donna social, ha scritto un lungo post sulla pagina Facebook del gruppo . Orietta Armiliato che da tempo si spende per i diritti delle donne, per la valorizzazione del lavoro di cura anche ai fini pensionistici e per sanare le storture della pregressa riforma pensioni che ha danneggiato le donne in procinto di accedere all’Opzione donna, si é così ‘sfogata’. Vi riportiamo le sue parole, certa che non serva aggiungere molto alto per comprendere il clima di sfiducia che ormai le donne, da lei capitanate, hanno nei confronti dell’attuale Governo.

Riforma pensioni 2026, propaganda e nessun fatto oggettivo, parla Armiliato

Così Armiliato l’11 maggio scorso sulla pagina del CODS: “Anche questa mattina, preparando la rassegna stampa, mi sono imbattuta in una serie di articoli datati 2021/2022 che riportavano straripanti promesse di provvedimenti a favore di tutte le categorie di lavoratori: donne, precoci, giovani etc.

È un fatto: il persistere della perenne campagna elettorale, spesso infarcita da una peculiare ancorché disinvolta propaganda, non da modo anche a noi, di poter lavorare con serietà, stabilendo contatti, sinergie e strategie: le commissioni sono assenti, i sottosegretari ed i ministri sono costantemente in giro per piazze e per programmi televisivi impegnati in una continua questua atta a raccogliere applausi, selfie e consensi ma, dialogando solo con chi partecipa ai loro eventi e/o condivide le loro iniziative tant’è, ed è sotto gli occhi di tutti quelli che ancora sanno vedere che, se opponi ragionamenti anche solo di carattere prettamente economico o analitico, sei un gufo mentre se contesti il loro dire argomentando oggettivamente, sei un sinistroide frustrato.

E, dunque, non vi é più la possibilità di confrontarsi nei luoghi deputati dove ci si doveva e poteva misurare sui temi di interesse sociale in maniera corale pur con tutti i normali singoli scetticismi e al di là dei distinti ideologici legati alle diverse visioni nonché ai programmi proposti dai partiti che compongono le diverse compagini politiche presenti in parlamento, non sempre condivisi dalla platea dei lavoratori.

Le organizzazioni sindacali, in primis, hanno grosse difficoltà a produrre ai membri dell’esecutivo le loro analisi che altro non sono che la rappresentanza dei bisogni dei lavoratori riscontrata giorno dopo giorno nel “mondo reale”, con la conseguente mancanza di possibilità di proporre, in quelle che sono appunto le sedi preposte, idee sulle misure idonee a sanare o/a prevenire.

Auguriamoci che con l’avvento di nuove elezioni ma, ahinoi, la strada é ancora lunga, impervia ed in salita, si possa iniziare a lavorare così come si dovrebbe in un Paese dove, per fortuna, vige ancora almeno sulla carta (🥲) lo stato di repubblica parlamentare, ovvero quella forma di governo nel quale la rappresentanza democratica di quella che è la volontà popolare è affidata al Parlamento ed ai suoi membri TUTTI e non solo a chi sta governando, come avviene oggi, con un patto maggioritario auto-imposto che, seppure spesso conflittuale, vuole reiteratamente rispettarlo … ad ogni costo.

Può sembrare un comizio elettorale anche il mio?

Forse ne ha le sembianze ma il contenuto é solo il risultato di chi ha voglia, e come me immaginino ci sia un nutrito numero di persone che lo fanno, di ascoltare, raccogliere e leggere gli eventi con obiettività a cui far seguire singoli ragionamenti consequenziali, logici e di buon senso, certamente non indotti dalla strumentalizzazione propagandistica.

Riapriamo i tavoli di concertazione, diamo parola alle Organizzazioni Sindacali, ai Comitati a chi ha necessità di confrontarsi sulle esigenze manifeste ma volutamente ignorate

Nella speranza che il suo sfogo, che nelle frasi finali sa anche di appello venga recepito da chi di dovere e che i tavoli di concertazione possano riaprire. cosane pensate delle parole di Armiliato? Fatecelo sapere nella sezione commenti del portale.

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8 commenti su “Riforma pensioni 2026, promesse mai mantenute, lo sfogo di Armiliato (CODS)”

  1. Buonasera! Anch’io sono d’ accordo con la Dottoressa Armiliato; spero che il Governo Italiano accolga le SUE richieste e prenda in seria considerazione la proposta Perfetto – Armiliato- Gibbin. Ringrazio tutti immensamente.

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  2. Assolutamente d’accordo con Orietta Armiliato.
    Bisogna partire da una riforma del lavoro e delle pensioni per far ripartire l’economia in Italia.
    È ora di agire, basta propaganda!

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  3. C’è un totale disinteresse da parte della politica e soprattutto dal governo che ha preso in giro migliaia di donne con la revoca di opzione donna, ricordatevelo quando si andrà in cabina elettorale.

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  4. Purtroppo non mi resta che ribadire il mio pensiero scritto nel precedente articolo, il governo a fine anno metterà mano ai coefficienti di calcolo delle pensioni, ovviamente al ribasso, anzicchè garantire pensioni più dignitose, mette mano ai requisiti di uscita al rialzo, anzicchè garantire l’uscita dal lavoro in età dignitosa, ho letto da qualche parte che da questo ne deriva un risparmio, nel medio termine, di circa 34 miliardi di euro.
    Intanto il governo però ha fatto circa 30 condoni garantendo la “corporazione degli evasori fiscali” abituali.
    Adesso si parla di previdenza complementare dove a gestire i soldi della previdenza saranno le banche e le assicurazioni (Mediolanum, Generali e compagnia cantante) ho l’impressione (e sinceramente mi auguro che mi sbagli) che, se per il controllo di questo fiume di danaro, si faranno degli organi di controllo, del tipo la commissione del Garante sulla Privacy, passeremo ancora una volta al “magna magna” complementare di banche ed assicurazioni, anzicchè pensioni complementari!!
    ….. che dio ce la mandi buona!!
    Saluti ai gestori del sito.

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  5. Beh ha ragione da vendere, prima mirabolanti promesse, esempio quota 41 subito e senza paletti, poi nell’arco della legislatura, poi niente di niente a consuntivo…

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    • Ciao Don.

      Io credo si viva un passaggio che, se indagato, svelerebbe il meccanismo economico attraverso il quale il “sistema neoliberista”, da cui non si diversifica quello europeo, ESTRAE VALORE dai diritti fondamentali per trasferirlo ai mercati finanziari.

      Più chiaro di cosi si muore.

      Se non si comprende questo, si continuerà a dibattere inutilmente concetti quali:
      – Ci avevano promesso dopo 41 anni di contributi … tutti liberi.
      – Hanno scippato i 35 anni di versamenti (seppur contributivi) alle donne.

      Dimenticando che il corto circuito del welfare neoliberista prevedeva tagli al settore delle pensioni (e del lavoro) pubblico attraverso:
      – Riforme previdenziali lacrime e sangue a favore di una delega al settore privato e ai suoi fondi pensione di 1° e 2° pilastro.
      – Il definanziamento della Sanità statale a favore di assicurazioni sanitarie e di cliniche priviate.

      Il risultato è stato e sarà sempre più l’esasperazione della piramide sociale che, detta in due righe consiste in:
      – Chi ha il capitale accede a cure e a una vecchia dignitosa.
      – Chi è colpito dalla precarietà o prossimamente fosse colpito dalla automazione (AI) precipiterà nella esclusione.

      Saluti

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    • e pensare che avevano promesso anche di portare le pensioni minime a 1000 Euro netti…brutta presa in giro per persone in difficolta’ !
      Chissa’ che promesse faranno, nella prossima campagna elettorale (tra parentesi …neppure il canone tv sono riusciti a eliminare, altro che ‘quota 41 senza paletti e penalizzazioni entro fine legislatura’ )

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