Chi ci segue da anni sa che la proposta di tassare i robot al fine di poter contribuire al fenomeno della denatalità e sopperire alla mancanza di contributi derivante sempre più dall’uso dell’IA in campo lavorativo é una dei punti suggeriti nella proposta di Riforma previdenziale scritta a tre mani da Perfetto-Armiliato-Gibbin, proprio per questa ragione siccome il dibattito si sta facendo maggiormente vivo, anche l’onorevole Cesare Damiano ha pubblicato recentemente un articolo: “Tassare i robot che sostituiscono i lavoratori? Un dibattito aperto“e Bill Gates ha proposto ad agosto 2026 di tassare l’uso dei robot e dei token di intelligenza artificiale per frenare la sostituzione dei lavoratori umani e finanziare la protezione sociale, gli ideatori della proposta si sono confrontati con uno scambio di email, rendendomi partecipe degli aggiornamenti.
Ringraziandoli della fiducia ho chiesto loro di poter pubblicare lo scambio di email, certa che il punto sul dibattito possa essere utile ai nostri lettori e soprattutto a tenere vivi i riflettori sulla questione. Di seguito quanto emerso.
Riforma pensione, tassare robot? Bill Gates le ultime proposte
Così Maurizio Gibbin: “Gentilissimi Erica e Claudio,
avrete senz’altro seguito il dibattito che in questi giorni hanno suscitato le dichiarazioni di Bill Gates; finalmente qualcuno sta capendo l’enorme rischio di collasso sociale che AI e automi potrebbero portane nella nostra società se non verranno studiate e poste in essere le dovute azioni mitiganti da parte dei governi. Pur senza trarne grande consolazione, possiamo almeno dire che “noi” avevamo prefigurato questi scenari almeno 5 anni fa e proposto gli adeguati rimedi…
Meglio tardi che mai….
Inciso generato da AI e tratto dalle informazioni in internet:
Bill Gates ha proposto ad agosto 2026 di tassare l’uso dei robot e dei token di intelligenza artificiale per frenare la sostituzione dei lavoratori umani e finanziare la protezione sociale.
Le Proposte di Bill Gates
Il fondatore di Microsoft ha lanciato un nuovo allarme sull’impatto dell’intelligenza artificiale. Le sue idee principali si dividono in tre punti chiave:
- Tassa sui robot e sui token AI: Oggi le aziende pagano tasse e contributi sugli stipendi umani, ma considerano l’acquisto di un robot o di software AI come un semplice investimento. Gates vuole tassare i robot e i token digitali per riequilibrare i costi.
- Spostare la tassazione sul capitale: Il gettito fiscale deve spostarsi dal lavoro umano al capitale generato dalle macchine.
- Riserve di lavoro per umani: Gates suggerisce di riservare per legge una quota (fino al 40%) di determinati posti di lavoro esclusivamente agli esseri umani, come si fa per le riserve naturali.
Obiettivi della Tassazione
I governi dovrebbero usare i soldi di questa tassa sull’automazione per scopi precisi:
- Finanziare la riqualificazione professionale dei lavoratori.
- Creare reti di protezione sociale per chi perde il lavoro.
- Rallentare la velocità di transizione per evitare collassi sociali”
Di seguito la risposta di Claudio Perfetto
Riforma pensioni 2027: il dibattito sull’AI e sulla tassazione robotica ‘finalmente’ si espande
“Buonasera Maurizio, buonasera Erica,
man mano che l’automazione da parte di robot e IA si espande, si espande pure il dibattito sulla tassazione robotica e IA.
Io sono certo che si arriverà ad applicare una qualche forma di “tassazione” sull’automazione e, considerato l’ampliamento del dibattito, credo che ci stiano cominciando a pensare seriamente anche i policy maker.
Penso che i policy maker si trovino a dover risolvere un dilemma alquanto difficile che riguarda la natura da assegnare a robot e IA: tecnologia o lavoro?
Da una parte, la tecnologia viene già tassata, attraverso la Digital Service Tax (chiamata anche Web Tax) in quanto considera i dati raccolti sui clienti come un bene al quale occorre riconoscere un determinato valore. In che modo si potrebbe estendere, per esempio, la Digital Service Tax all’automazione? Forse si potrebbe agire indirettamente tassando l’enorme consumo di energia elettrica che viene richiesta dai Data Center per alimentare l’IA.
Per quanto riguarda invece la natura “lavoro” da assegnare a robot (hardware) e all’IA (software), ebbene qui c’è l’annoso problema di definire la personalità giuridica del robot e dell’IA.
Qui potrebbe trovare terreno fertile lo sviluppo dell’idea che se l’automazione concorre ad aumentare la redditività dell’azienda, in virtù della redistribuzione della ricchezza generata, una parte di utili conseguiti dall’azienda andrebbe destinata al finanziamento della protezione sociale (pensioni, riqualificazioni professionali dei lavoratori, sostegno alla disoccupazione di chi perde il posto di lavoro a causa dell’automazione).
Infine, altro aspetto che tende a far riflettere sull’applicazione della “Robot Tax” riguarda il “come” applicarla: agendo singolarmente, oppure assieme ad altri Stati? Quando si parla di applicare qualche tassa, nelle mente del policy maker comincia a vagare lo spettro della delocalizzazione.
Come possiamo vedere, se il dibattito sulla tassazione dell’automazione (robot e IA) da un lato si amplia, dall’altro anche i dubbi si ampliano.
Ad ogni modo, lo ripeto, personalmente sono super certo che una qualche forma di tassazione sull’automazione verrà applicata, al fine di “evitare collassi sociali”.
Buona serata, Claudio “
Voi dal canto vostro cosa ne pensate dopo aver letto lo scambio di email e le notizie in esse riportate? Si sta davvero arrivando ad un punto di svolta? Magari davvero sebbene sia una magra consolazione visti i tempi lunghi, gli ideatori della proposta potranno finalmente prendersi qualche soddisfazione e dire al Governo ‘ ve lo avevamo detto ben 5anni fa!”, la proposta di riforma previdenziale, lo ricordiamo, era anche stata inviata alle istituzioni. L’osservazione di Gibbin cade a pennello, dunque la riprendiamo in chiusura: “Pur senza trarne grande consolazione, possiamo almeno dire che “noi” avevamo prefigurato questi scenari almeno 5 anni fa e proposto gli adeguati rimedi“, chissà che ora qualcuno ‘si degni’ di andare a leggere quella proposta e vedere i rimedi in essa citati.
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No, non sarà l’anno della tassazione dei robot per pagare le pensioni.
E’ più probabile che sarà tre volte Natale e festa tutto l’anno
La tassazione dei robot la vedo durissima e comunque non prima di un decennio anche perché il Governo senza fare alcuna fatica sta spostando il problema della previdenza sulle persone facendo passare il messaggio che lo Stato pagherà solo una parte della pensione. Rendendo obbligatoria l’ iscrizione ai fondi pensione e probabilmente mettendo la miseria di 120 euro per ogni nuovo nato fino all’ età di 18 anni scaricherà sui privati quello che era la problematica della previdenza (pochi figli e aumento dell’ aspettativa di vita). Tutto risolto quindi del tutto opposto al difficile dialogo con gli imprenditori per fare pagare almeno una parte di contribuzione ai robot.
Buongiorno Marino.
Non penso sia da meravigliarsi quando, anche, lo Stato tedesco (molto più ricco del nostro), con la nota “Frühstartrente” o “paghetta previdenziale”, prevede un contributo statale di 10 euro al mese per ogni bambino che compia i 6 anni a patire dal 2026 e per una durata fino a raggiungimento i 18; un contributo per una pensione individuale investito, con garanzia dello dello Stato sui mercati finanziari; riscattabile in età da pensione.
Rammento, per quanto valga il concetto, che vi era una pur: “imperfetta Opzione Donna” rivolta a chi, nella vita, aveva sostenuto la “demografia del paese” ma, che a furia di contestarne il contenuto, ha avuto il risultato della sua totale soppressione.
Quelli di oggi non saranno più i tempi del proletariato, ma ormai anche i tempi di tanti quasi sessantenni dalla camicia stirata dei contributi versati da più di un terzo di secolo, che ogni mattina timbrano il cartellino sapendo che una fetta del loro stipendio spariva alla voce “ritenute previdenziali”.
Tempi in cui hanno già visto e vedranno sempre più l’arrivo in azienda di una di qualche famiglia di modelli linguistici (LLM) e agenti autonomi più avanzati che non vanno in ferie, che processano migliaia di pratiche al secondo al costo di una frazione di centesimo per ogni token elaborato.
Che vedranno il reparto azzerato e molti restare a casa.
Mentre al giorno d’oggi viviamo lungo una strada senza vie di uscita, quella del “Lavoratore Obsoleto, e del paradosso noto del “Comma 22”; la dove le regole dello Stato e dell’Imprenditore sono le seguenti:
La prima è che: per maturare una pensione dignitosa devi lavorare e versare contributi prelevati dagli stipendi attuali per ben oltre 40 anni.
La seconda regola di cui si parla: quella di una possibile adozione di massa dell’IA, dell’ipotesi di una tassazione dei “token” (di frazioni di dati elaborati dall’IA) che se non viene normata dai governi, permette alle aziende di automatizzare ruoli prima che il lavoratore raggiunga l’età pensionabile.
Se quel patto sociale: io pago per i pensionati di oggi, quando qualcuno pagherà per me domani lo si pensava fino a non molto tempo fa viene e ora viene distrutto.
Quando il lavoratore che viene licenziato tra i 50 e i 60 anni perché sostituito dall’IA, non può andare ne in pensione perché non ha gli anni di contributi, ne può versarli quando nessuna azienda assume un umano di 50 anni mentre un’IA costa meno ed è esentasse.
Per il “Comma 22”, (non di una legge) ma di un paradosso per cui uno lavora duro oggi, per accumulare diritti pensionistici, ma lo Stato non avrà i soldi per ripagarti un domani perché la forza lavoro che dovrebbe finanziarti è stata sostituita da macchine che non versano contributi.
Che si può dire se non, più l’economia diventa produttiva grazie all’IA, più il sistema pensionistico si impoverisce.
Se poi alla sera il lavoratore accende la TV e sente il miliardario di turno spiegare con grafici colorati che bisognerebbe “tassare i token” per ridistribuire la ricchezza e proteggere i lavoratori.
Tu pensi alla solita filippica, iniziata dallo stesso nel 2017, affascinante ma che all’atto pratico sposta il problema su di un misurazione tecnica di dati scritti da un software; un labirinto burocratico globale che i “colossi del tech” impiegherebbero tre secondi a bypassare trasferendo i server in un paradiso fiscale.
Il tutto, quando il Senato della Repubblica ha visto presentare un progetto di legge su di un “Contributo Automazione” proposto da un professore bresciano che ha messo i politici davanti al semplice paradosso matematico: se un’azienda licenzia gli umani per sostituirli con i software, gonfia i propri profitti ma svuota le casse dello Stato.
Ma anche una proposta ormai storica, quella di una “battaglia” apparsa fin dalla sua gestazione su questo blog e poi evoluta nella PAG (Perfetto Armiliato Gibbin), già inviata, e non solo, al Governo Italiano.
Se un agente autonomo cancellasse una sedia in ufficio producendo ricchezza, quell’algoritmo dovrebbe smettere di essere un “bene informatico”, ammortizzabile e diventare un soggetto gravato da una vera e propria imposizione contributiva e obbligatoria.
Se il software produce come un umano, deve versare i contributi al pari di un umano, ereditando l’obbligo previdenziale della persona che ha sostituito in modo da garantire la continuità dei contributi di chi ha sostituito fino al giorno della pensione.
Il contrasto è stridente.
Da un lato abbiamo i miliardari americani che fanno filosofia sui token, forse per lavarsi un po’ la coscienza; dall’altro alcuni che portano avanti proposte reali, nate dalla competenza di un docente di Brescia o dalla spinta di un gruppo di 3 persone (Perfetto Armiliato Gibbin).
Le due logiche, del “Contributo Automazione” spinte nel cuore del sistema previdenziale, risolverebbero il “Comma 22” una volta per tutte.
Non dovrebbero essere viste come punizione per chi licenzia, ma per sancirebbe un principio di “civiltà giuridica”, forse rivoluzionario, quello di status di lavoratore contribuente (per lavoro robotico e AI ).
Se i progetti di legge per tentare di salvare i futuri pensionati sono depositati sui vari tavoli, anche di ministeri; la politica non guardi alle passerelle della Silicon Valley ma inizi a leggere la concretezza scritta in Italia.
Eh si, il futuro ormai prossimo non potrà che portare nella direzione di far pagare tasse e contributi ai robot se non si vorrà una catastrofe sociale; ormai i tempi sono maturi e non c’è più da aspettare nulla.
Chissà che l’anno prossimo, con il nuovo (auspicabile almeno da parte mia) governo ci sia un serio dibattito e un’attivazione della proposta; non ci resta altro che sperare; saluti ai gestori del sito
Caro Paolo
io la speranza l’ho definitivamente persa da molti anni e come la rana bollita insegna, ne uscirò presto, prima di bollire, e chiuderò questo capitolo della mia vita.
Ormai la pensione verrà data a 70 anni, tutta contributiva, e con degli indici che saranno devastanti. Gli altri Paesi si stanno omologando ai 64 e 67 anni. Il tfr ormai è andato. L’Europa certo non lascerà spazi a mirabolanti forme di anticipata con qualunque governo ci sarà. I bilanci dei Paesi nei prossimi anni/decenni saranno tutti condizionati da spese enormi per armamenti e gestione immigrazione, nella speranza poi che non ci scappi qualche altra guerra dove anche noi saremo costretti a dare il contributo economico oltre che umano.
Il lavoro sarà un’altro problema gravissimo insieme alla sanità. Quando arriveranno da noi i robot in massa forse il governo si sveglierà, ma solo quando saranno tanti , come succede con le auto elettriche che per ora non sono tassate perchè non hanno raggiunto ancora il punto che fà izzare le antenne ai politici per la mancanza di accise del minor carburante venduto. Succederà così anche con i robot e IA. Quando avremo tante persone a casa per mancanza di occupazione sostituita da robot e IA il politico forse si renderà conto dei contributi mancanti e si avvicinerà alla proposta del dott Perfetto. Per ora se ne parla e basta. Avvicinerà …a mio parere , per mantenere la situazione che sarà presente in quel momento, non certo per tornare indietro con valori di pensione da calcolo misto e magari 35 anni di lavoro o età basse.
La storia della rana bollita è quanto mai vera nel capitolo pensioni.
E indietro, per mia visione, non si tornerà mai
Caro Paolo lo spero anchio sperando che a governare però non siano i Fratoianni, Bonelli ,Furfaro, Conte e compagni che hanno creato disastri. Secondo te se siamo messi in questo modo con le pensioni e la relativa riforma non sarà mica colpa del Governo Meloni ?magari è colpa di chi ha governato 20 anni (senza mai vincere le elezioni) che ci hanno portato in questa situazione disastrosa in molti campi. Dicono che la sanità e la scuola non funzionano, che abbiamo gli stipendi più bassi d’Europa e tanti di voi danno la colpa al governo Meloni. Mi viene in mente la frase del bravissimo Totò.. Ma mi faccia un piacere……..
Un saluto.
vero, come dice il saggio wal, che anche la sinistra, tornando indietro di 5-6 anni fece poco o nulla; sono i poteri forti che comandano; wal mi ha suggerito di leggere quel riferimento sulla finanza dello scorso suo commento; lo sto facendo e apre molto la mente, tuttavia io spero che a vincere siano Conte schlein e company; saluti a te e ai gestori del sito
Non è la prima volta che Bill Gates avanza l’idea di una tassa sui robot. La propose per la prima volta nel febbraio 2017.
L’eurodeputata lussemburghese Mady Delvaux, invece, il 27 gennaio 2017 presentò al Parlamento europeo una Relazione recante raccomandazioni concernenti norme di diritto civile sulla robotica., di cui riporto un estratto:
“lo sviluppo della robotica e dell’intelligenza artificiale possono portare a far sì che gran parte del lavoro attualmente svolto dagli esseri umani sia svolto da robot senza la possibilità di un totale recupero dei posti di lavoro persi, sollevando preoccupazioni quanto al futuro dell’occupazione, alla sostenibilità dei sistemi previdenzali e assistenziali e all’irregolarità del versamento dei contributi pensionistici, se l’attuale base fiscale sarà mantenuta, e dando potenzialmente origine a una crescente disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza e del potere”.
(FONTE: https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-8-2017-0005_IT.pdf)
Ancora nel 2017 uscì l’articolo a firma di due Direttori di stabilimenti del Gruppo Bosch, Nicola Intini e Corrado La Forgia su Industria Italiana dal titolo “E se fossero i robot a salvare le nostre pensioni?” (https://www.industriaitaliana.it/fossero-robot-salvare-le-nostre-pensioni/)
La Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin del febbraio 2024 ha come sottotitolo proprio il titolo che Intini e La Forgia hanno dato al loro articolo del 2017: ciò è stato fatto col proposito dichiarato che la Proposta Perfetto-Armiliato-Gibbin si ispira e segue le orme dei due Direttori di stabilimenti del Gruppo Bosch.
Di recente si è tornati a parlare di una possibile forma di tassazione dell’automazione.
Il dottore commercialista di Brescia e professore universitario Stefano Bacchiocchi ha presentato al Senato la Proposta di legge “Contributo automazione” che non tassa lo strumento (il robot) ma il reddito sostitutivo misurabile, solo quando l’automazione rimpiazza i lavoratori umani. I proventi derivanti da “contributo automazione” verrebbero utilizzati per finanziare la riqualificazione professionale, gli ammortizzatori sociali e il sistema previdenziale.
La tassa sui robot (e sull’automazione in generale, e quindi anche sull’IA) sembra un dibattito moderno del 2025 (le riflessioni di Stefano Bacchiocchi), ma affonda le sue radici “antiche” nel 2017 (le storiche proposte di Bill Gates e il rapporto di Mady Delvaux al Parlamento Europeo).
Tutto ciò non richiama forse alla mente “L’Aquilone”? la celebre e bellissima poesia di Giovanni Pascoli? “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico…”