Allarmante a dir poco quello che emerge all’ultima analisi dell’Osservatorio Previdenza della Cgil nazionale a cura di Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali, che valuta: “Adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita e impatto sulle misure di uscita anticipata: Isopensione, contratti di espansione e Fondi solidarietà“. Dallo studio emergono dati davvero preoccupanti, nessuno avrà dimenticato il dramma ai tempi della Legge Fornero per gli esodati, persone che all’epoca si sono visti cambiare i requisiti previdenziali dal giorno alla notte e sono rimasti intrappolati, senza reddito e senza pensione, a causa degli accordi presi pre riforma per anticipare il pensionamento col datore di lavoro, il Governo rischia di ripetere lo stesso errore dell’epoca, potrebbero essere 44 mila i nuovi esodati dal 2027. Riportiamo i dati e le dure accuse della Cgil che ha effettuato questo importante studio affinché il Governo si ravveda per tempo ed eviti quella che fu una piaga sociale che mise sul latrico tantissime famiglie e che portò a diverse salvaguardie per cercare di salvare il salvabile. I dati e le parole dei responsabili dello studio.
Riforma pensioni, Cgil sul piede di guerra: il Governo si ravveda, si rischiano 44 mil anuovi esodati
L’obiettivo della ricerca é chiaro ed é esplicitato immediatamente, si legge infatti nel testo integrale dello studio alla voce ‘premessa’, testuali parole: “La presente analisi è stata elaborata con l’obiettivo di valutare gli effetti concreti dell’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, previsto – a meno che il Governo intervenga diversamente – a partire dal 1° gennaio 2027, sulle lavoratrici e i lavoratori che hanno aderito a misure di uscita anticipata dal lavoro. In particolare, l’attenzione si concentra su due strumenti utilizzati per l’accompagnamento alla pensione: l’isopensione (ex art. 4, L. 92/2012) e il contratto di espansione (ex art. 41, D.lgs. 148/2015) e i Fondi di solidarietà bilaterali. Queste misure prevedono la possibilità di lasciare il lavoro prima della maturazione del diritto alla pensione, con un accompagnamento economico a carico dell’azienda (in parte con intervento pubblico, nel caso del contratto di espansione), calcolato in funzione della normativa pensionistica vigente al momento della firma. L’adeguamento previsto per il 2027 – che comporterà un incremento di tre mesi dei requisiti anagrafici e/o contributivi per l’accesso alla pensione – rischia di generare un vuoto normativo e materiale per migliaia di persone, che si troverebbero senza reddito e senza copertura contributiva per il periodo aggiuntivo, non previsto negli accordi sottoscritti“.
Allo studio segue il 29 marzo un comunicato ufficiale diramato sul sito della Cgil che esplicita con estrema preoccupazioni i dati emersi cercando di far leva sulla coscienza del Governo chiamato a decidere le sorti dei futuri lavoratori: “Oltre 44.000 lavoratrici e lavoratori, che hanno aderito negli ultimi anni a misure di uscita anticipata, per effetto dell’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici alla speranza di vita rischiano di ritrovarsi dal 1° gennaio 2027 senza reddito e senza contribuzione. Nuovi esodati.
Il responsabile delle politiche previdenziali della Confederazione, Ezio Cigna, spiega che “se il Governo non interverrà, 19.200 lavoratori in isopensione e 4.000 con contratto di espansione si ritroveranno con un vuoto di tre mesi senza assegno, senza contributi, senza tutele. Parliamo di persone che hanno lasciato il lavoro nel pieno rispetto delle regole, firmando accordi con aziende e fondi, basati su date certe di accesso alla pensione. A questi si aggiungono altri 21.000 lavoratori usciti con i Fondi di solidarietà bilaterali, per i quali, seppur con impatti diversi, si configura comunque un possibile vuoto di copertura previdenziale”.
Come cambieranno i requisiti dal 2027? Facciamo il punto
Se il Governo non interverrà per correggere la norma, dal 2027 il requisito per la pensione anticipata salirà a 43 anni e 1 mese di contributi , 1 anno in meno per le donne, mentre alla pensione di vecchiaia bisognerà aggiungere 3 mesi, dunque si passerà dagli attuali 67 annni a 67 anni e 3 mesi.
Il problema spiega la segretaria confederale della Cgil Lara Ghiglione e che gli effetti dell’adeguamento alla speranza di vita incidono già oggi, é sempre più difficile arrivare alla pensione, i giovani sono sfiduciati e le pensioni sono sempre più basse a causa della progressiva riduzione dei coefficienti di trasformazione. “È inaccettabile – sostiene – che più della metà delle pensioni sia sotto la soglia della dignità. Lo ribadiamo al Governo, che aveva promesso il superamento della Legge Fornero ma nei fatti è riuscito solo a peggiorarla azzerando ogni forma di flessibilità in uscita e tagliando la rivalutazione: serve una riforma vera, che garantisca pensioni adeguate e dignitose, soprattutto per le donne e i giovani che spesso hanno carriere discontinue o lavori precari”.
“Servono certezze per chi lavora oggi, per chi ha lavorato e per chi lavorerà domani”
Voi al riguardo cosa ne pensate? Fatecelo sapere nell’apposita sezione commenti, a noi di pensionipertutti, che all’epoca avevamo seguito da vicino il dramma degli esodati, ci viene solo da concludere: sbagliare é umano (anche se all’epoca già non fu così) ma perseverare é davvero diabolico!”
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Conciati
giovani precari e disoccupati e sessantenni che lavorano e versano i contributi da ben 43 anni. VERGOGNOSO
Siamo messi bene…….
Sempre peggio!