Riforma Pensioni e donne oggi 25 ottobre, Ganga: ‘Serve un anno di sgravio per figlio’

Riforma Pensioni  e donne oggi 25 ottobre, Ganga: ‘Serve un anno di sgravio per figlio’

Le novità di oggi 25 ottobre 2019 sulla riforma delle pensioni arrivano dai sindacati, ed in particolare dal Segretario Confederale della Cisl, Ignazio Ganga e dal segretario dello Spi Cgil Ivan Pedretti. Il primo torna ad affrontare il delicato tema della pensione per le donne, mentre il secondo rilancia per novembre una manifestazione dei pensionati, “ignorati dal Governo” e che quindi torneranno in piazza per farsi sentire.

Ultime novità Riforma Pensioni oggi 25 ottobre, Ganga su pensioni donne e figli

Ecco le parole di Ganga di poche ore fa: “La pensione è la fotografia della storia lavorativa delle persone e per molte donne è una fotografia sfocata a causa della discontinuità dei lavori, della difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, delle discriminazioni in tema di retribuzione che poi si riflettono inevitabilmente sulla pensione. Il Rapporto INPS “Prestazioni pensionistiche e beneficiari del sistema pensionistico italiano al 31.12.2018” pubblicato oggi ci dice che sebbene le donne siano il 52,2% del totale dei pensionati, l’importo medio delle loro pensioni è di 15.474 euro contro i 21.450 euro degli uomini, cioè ben il 28% in meno”.

Il segretario continua: “E anche quando si va a guardare il reddito pensionistico, cioè la somma di due o più pensioni come accade ad esempio per chi è titolare anche della pensione ai superstiti, il risultato è comunque a svantaggio delle donne perché quelle che possono vantare un reddito pensionistico complessivo superiore a 1.500 euro al mese sono solo il 32,2% del totale delle donne pensionate, mentre il 31,3% ha un reddito da pensione inferiore a 1.000 euro. Proprio perché le donne sono le vittime del sistema previdenziale italiano riteniamo che il confronto presso Ministero del lavoro che ci vedrà impegnati fin dal prossimo 4 novembre debba affrontare fra le priorità il tema della tutela delle donne sotto il profilo pensionistico e previdenziale. In tal senso continueremo a sostenere la necessità di una misura che anticipi il pensionamento delle donne nella misura di un anno di sgravio per figlio“.

Riforma Pensioni ultime oggi: Pedretti lancia manifestazione a Novembre

I sindacati dei pensionati confermano la manifestazione annunciata per il prossimo 16 novembre e indicano anche il luogo: sede della protesta unitaria organizzata dalle tre sigle di Cgil, Cisl e Uil sarà il Circo Massimo a Roma. In una nota il segretario Generale Ivan Pedretti spiega: “Siamo invisibili, ignorati, inascoltati. Come se non esistessimo. Il governo si è dimenticato ancora una volta dei pensionati. C’è bisogno di tornare ancora una volta in piazza e per questo il 16 novembre con Fnp Cisl e Uilp Uil saremo a Roma al Circo Massimo per una grande manifestazione nazionale”.

Al governo – spiega il dirigente sindacale – avevamo chiesto poche e semplici cose: una legge nazionale sulla non autosufficienza, perché non ce l’abbiamo e serve davvero al Paese. Una vera rivalutazione delle pensioni e non 40 centesimi in più al mese. La 14esima, perché aiuta chi è più in difficoltà. Tasse più basse, perché ne paghiamo troppe. Non abbiamo chiesto la luna – conclude – e non abbiamo preteso tutto e subito perché lo sappiamo in che condizioni versa il Paese. Il 16 novembre sarà una giornata di lotta, ma anche di orgoglio, perché sappiamo che abbiamo ragione e sbaglia chi non ci ascolta”. Di seguito ecco il video che ha postato su Facebook:

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Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

16 pensieri su “Riforma Pensioni e donne oggi 25 ottobre, Ganga: ‘Serve un anno di sgravio per figlio’

  1. Salve a tutti, sono un insegnante di scuola dell’infanzia ho 61 anni e sto iniziando un altro triennio con bambini di tre anni, vi giuro che arrivo a casa sfinita. Ho 22 anni di ruolo e 8 anni di pre ruolo,sogno la pensione come un miraggio ne avrei ancora per altri sei anni secondo la legge. Noi insegnanti di scuola dell’infanziadovremmo andare in pensione almeno a 63 anni. Immaginate i con bambini di tre anni a scuola con 67 anni di età, secondo voi abbiamo gli stessi riflessi pronti per scattare a prendere un bambino in difficoltà o inchinarchi per prenderlo in braccio, per non parlare di didattica e di impegni che la scuola ci chiede in corsi di aggiornamento riunioni e così via. Largo ai giovani nella scuola ne abbiamo bisogno.

    1. Gentile signora Rosetta,
      Lei ha ragione e conosco di persona il problema perché mia moglie, educatrice all’asilo nido, mi riferisce situazioni analoghe se non al limite, come la storia recente di una sua collega che è “riuscita” (perdoni l’eufemismo) ad andare in pensione a 65 anni.
      Evidentemente “la nonna” non aveva i riflessi pronti che Lei dice essere indispensabili e problemi alla schiena e alla deambulazione la rendevano praticamente a mezzo servizio. Non riusciva nemmeno a sollevare un bambino al fasciato per cambiarlo!
      Come si difendeva? Con i reiterati ricorsi ai certificati di malattia e con di fatto caricare di parte del suo lavoro le altre colleghe che ovviamente non davano in servizio per questo ma avevano ben altro da svolgere. Tutto questo con il continuo anno dopo anno rosicamento dei fondi, con le mancate sostituzioni, con il “ritocco” del rapporto educatrice/bambini,…
      A farne le spese chi erano in definitiva? I bambini e con loro le famiglie, proprio quelle famiglie che magari hanno sostenuto con entusiasmo “madama Fornero”, certi che stesse difendendo la loro pensione!

      Grottesco, tutto questo è semplicemente grottesco!

  2. Vivo da sola mi mantengo con un piccolo negozietto e faccio la parrucchiera Ho 36 anni di contributi e 63 anni di età mi mancano però 10 mesi per poter aderire fra 2 anni alla quota 100 ma la mia pensione dopo tutti questi contributi sarà di poco più di €700 ma come faccio io a vivere da sola con €700 e mi chiedo chi non ha lavorato per niente prenderà più di me con la pensione di anzianità a voi sembra giusto Io penso che sia una vergogna

    1. Come è possibile che dopo 38 anni di contributi lei riceva appena 700 Euro di pensione?
      Glielo spiego io: Lei ha versato il minimo del minimo stabilità dalla sua rappresentanza di categoria che si è fatta bella difronte al “risultato” raggiunto grazie alle pressioni lobbistiche sui passati governi.
      Certo l’idea era che l’artigiano e commerciante avrebbe poi venduta la licenza a caro prezzo tirando una cospicua buonuscita e che tutto sommato anche una pensione ridotta sarebbe stata comunque sufficiente.
      Adesso le riforme pensionistiche cominciate con Dini e finite con Fornero hanno sparigliato le carte: i contributi versati valgono per il loro valore.
      Mi spiace per Lei ma avrebbe dovuto pensarci ben prima e alle prime avvisaglie (la legge Dini è del 1995, non di ieri!) cominciare il suo percorso alla pensione integrativa.
      Se non l’ha fatto non si aspetti ora dai comagniucci del quartierino che riformino le loro battaglie (contro il popolo) per Lei medesima.
      Gli italiani devono imparare a votare, come infatti stano facendo (Umbria docet) ma per molti è troppo tardi, troppo tardi!

  3. Premesso che condivido quanto ho letto nei commenti precedenti, una domanda mi rimane senza risposta: ma se la sig.ra fornero che con la cricca di politici accondiscendenti ci ha rivelato che noi italiani campiamo troppo (facendocene una colpa) basandosi su statistiche che ci dicono pure che l’età media delle donne è maggiore di quella degli uomini, come è possibile conciliare le due cose, l’aumento progressivo dell’età pensionabile con le proposte a favore delle donne sopra menzionate?

  4. BUONGIORNO Penso sia giusto pensare un equo adeguamento per le donne , sgravio per i figli bene. Però VOGLIO dire la mia pensate ad una donna che non ha avuto FIGLI non per la propria volontà… la donna e comunque piu fruttata dell’uomo. E allora si dovrebbe provvedere a dare si premi per i figli ma anche anticipare un po’ l’età pensionabile delle donne in generale. Questo e il mio modesto parere di donna con 65 anni compiuti e disoccupata da anni.

    1. 65 anni e 42 anni e dieci mesi (in crescita entrambi) sono troppi per tutti, non creda, indipendentemente dal numero di figli.
      Ma il premio per aver mantenuto e cresciuto dei figli non spetta anche ai maschi? Personalmente se non avessi avuto figli avrei comprato il paese!
      I nostri governi sono tutti per la famiglia (in ogni forma) ma poi fanno poco per convincere le famiglie “sane” (mi passi il termine che non vuol essere discriminatorio contro i movimento LBGT ma piuttosto contro le famiglie “non attrezzate” alla crescita civile dei loro pargoli).

  5. Vorrei sapere perché con 18 anni di contributi e 66 anni di età non rientro in nessun decreto Ne la legge Dini né la legge Amato con i quindici anni

    1. Le consiglio di scrivere sulla pagina dell esperto previdenziale risponde a Domenico Cosentino presidente del patronato Inapi inapi. Magari sa darle le info di cui ha bisogno.

    2. Anna, hai lavorato (o per meglio dire hai contribuito) per 18 anni, praticamente niente!
      Cosa dovrebbero dire coloro che di anni ne hanno lavorato 35, 40, etc… e che riceveranno in futuro non troppo lontano il solo bisognevole per vivere?

      Certo sono affari tuoi, avrai avuto le tue ragioni, ma cosa vuoi da noi che abbiamo versato tutto il sangue che ci hanno chiesto?

  6. Condivido l’idea dello spostamento di contributi anche da marito a moglie se sono contributi in eccesso. Gli uomini hanno pensioni più alte, perché ci sono le donne che gestiscono la famiglia e gli anziani, altrimenti non ce la farebbero e nemmeno lo stato a prendersi cura di tutte le persone. Il lavoro delle donne è prezioso va riconosciuto in primis per il valore di profonda umanità. Le donne però da anziane sono più povere degli uomini.

    1. É giusto lo spostamento anche da marito a moglie se ci sono contributi in eccesso. Il mio pensiero peró riguarda in special modo proprio i contributi di uomini e donne (che spesso non per scelta e me ne dispiace molto) NON hanno figli. Possono risparmiarsi le spese che un figlio comporta, pagano i loro contributi per i loro genitori mentre i NOSTRI figli in futuo pagheranno la loro pensione.
      Per questo motivo farei pagare di piú le persone senza figli e un pó di meno gli altri uomini (uomini con figli). Come detto, sono convinta che gli uomini sarebbero d’accordo perché mariti e compagni coscienziosi vedono le difficoltá che le donne hanno per raggiungere la pensione dopo anni di contributi persi per l’educazione dei figli.

  7. PER UN MINIMO DI GIUSTIZIA, BISOGNEREBBE TOGLIERE I 3 MESI DI ASPETTATIVA PER LE PENSIONI ANTICIPATE. CONCEDRE LO SGRAVIO DI UN ANNO PER OGNI FIGLIO ALLE DONNE. IL SINDACATO SI BATTA PER QUESTA FINANZIARIA: ALMENO QUESTO.

  8. ATTENZIONE: SI PARLAVAVA DI CONCEDERE UN ANNO PER OGNI FIGLIO A FAVORE DELLE DONNE ED ELIMINARE, ALMENO LA FINESTRA DEI TRE MESI PER LE PENSIONI ANTICIPATE. IL SONDACATO DOVREBBE BATTERSI ALMENO PER QUESTE 2 POCCOLE COSE.

  9. Pienamente d’accordo con Maria, ma si sa, troveranno sempre cavilli e paletti da aggiungere…Fatto sta che che se ci fosse buonsenso fra quelli che stanno alle poltrone non esisterebbero così forti incoerenze e altrettanto evidenti iniquità…come ad esempio fra opzione donna e donne precoci che sono costrette a lavorare circa 7 anni in più rispetto alle prime…

  10. Un anno di sgravio per figlio e in piú mantenimento del posto di lavoro nel privato sarebbe un motivo in piú per le donne di fare figli. La situazione attuale in ambito lavorativo e pensionistico é altamente discriminante per le donne che lavorano, educano figli e curano i loro anziani. Penso che concedere sgravi per le donne nella pubblica amministrazione non avrebbe senso, perché hanno giá questi privilegi, perció ci si dovrebbe concentrare solamente sulle donne che lavorano nel privato. Concedere sgravi per le donne senza figli probabilmente é troppo costoso, anche perché queste donne nella maggioranza dei casi hanno potuto lavorare senza interruzioni e hanno anche potuto risparmiare le 105.000 Euro che, secondo vari articoli, costa un figlio fino ai 18 anni. Magari si dovrebbe riflettere di spostare contributi o periodi dagli uomini alle donne (specialmente da uomini senza figli – perché il sistema pensionistico é a ripartizione), in modo da diminuire la differenza di retribuzione/pensione che noi donne abbiamo e che é scandalosa. Probabilmente questo allo Stato non costerebbe niente e sono convinta che uomini responsabili sarebbero anche d`accordo.

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