Riforma pensioni e lavoro: le ultime proposte

In questi giorni abbiamo grazie agli elaborati del Dott. Perfetto ricevuto davvero moltissimi commenti da parte dei nostri lettori che hanno iniziato a prendere in considerazione cosa potrebbe accadere se il Governo decidesse di optare per la robot tax, o meglio per l’IRAUT, come idea per avere nell’immediato quelle risorse che oggi risulterebbero manchevoli per una riforma pensioni e per sostenere le misure previdenziali desiderate dai lavoratori. Molte persone, anche con un background culturale notevole, hanno espresso le loro opinioni al riguardo, sollevando magari dubbi o possibili ambiti di applicazione. Di seguito pubblichiamo anche sotto consiglio del Dott. Perfetto di mettere in home tale intervento, le pregievoli considerazioni di una persona che potremmo definire un ‘addetto ai lavori’, stiamo parlando del Signor Maurizio Gibbin, MG per i lettori, che si occupa quotidianamente di progetti di ‘Digital Transformation’ ed RPA (Robotic Process Automation), ovvero l’integrazione della robotica nei processi aziendali, vi lasciamo alle sue parole:

Riforma pensioni e proposta IRAUT, panorama e scenari

“Come tutte le visioni innovative, la tesi del dott. Perfetto si presta a tanti ‘ma…’ da parte dei più scettici;
‘….ma’ a mio avviso, se adeguatamente sviluppata, potrebbe funzionare!

Professionalmente mi occupo di progetti di ‘Digital Transformation’ ed RPA (Robotic Process Automation), ovvero l’integrazione della robotica nei processi aziendali. Vorrei quindi fare alcune considerazioni sul tema:

A) Panorama e scenari:

Come già sottolineato in un mio precedente post, purtroppo la grande azienda industriale italiana è completamente scomparsa dal panorama nazionale e internazionale.

In una scala di paragone globale possiamo dire che settori quali Automotive, Metalmeccanico, Farmaceutico, Chimico, High Tech, Fashion, a parte qualche nicchia esclusiva, in Italia sono praticamente scomparsi poiché o hanno chiuso o hanno ceduto il controllo a investitori internazionali; quindi sono già delocalizzate e comunque sarebbero fuori già dall’obiettivo IRAUT.

Le uniche grandi aziende multinazionali rimaste a ‘controllo’ italiano sono nel settore Food/Pasta/Dolciario/caffè/Arredamento poiché, nonostante i cambi generazionali, l’origine della proprietà familiare ha resistito (per ora) alle ‘lusinghe delle sirene’ internazionali.

Attualmente, nello scenario internazionale il tessuto industriale italiano è caratterizzato da piccole-medie aziende altamente qualificate, e che per vari motivi, mantengono la produzione in Italia.

Quindi al momento e in prospettiva esiste un substrato industriale favorevole all’applicazione della IRAUT, purché la politica sappia applicare condizioni favorevoli al loro sviluppo.

In complementarietà al settore industriale/commerciale, un campo pressoché inesplorato dal quale si potrebbe prevedere una maggiore entrata economica potrebbe essere quello del turismo e arte/cultura. Oltretutto questo patrimonio non sarebbe delocalizzabile.

B) Condizioni di applicazione dell’IRAUT:

L’accettazione di una eventuale applicazione dell’imposta IRAUT dipende da come si propone la bilancia dei vantaggi/svantaggi per gli industriali o altri soggetti sulla quale grava.

Se in contrapposizione al pagamento dell’imposta IRAUT venissero poste condizioni maggiormente gravose, una imposta sui robots sarebbe sicuramente recepita con maggior tolleranza. D’altronde lo stiamo dicendo anche noi in questo sito, dopo anni di contestazione alla legge Fornero, oggi imploriamo che non venga toccata, poiché sappiamo che potrebbe anche andarci peggio!

Un possibile esempio potrebbe essere rappresentato dai tanti fondi straordinari ed agevolazioni finanziarie che Regioni-Stato-Europa destinano alle aziende che oggi decidono di investire nella trasformazione digitale e l’ammodernamento degli impianti. L’imposta IRAUT potrebbe divenire obbligatoria proprio a scomputo di questi fondi agevolati e/o avere un impatto positivo sull’ super-ammortamento cespiti delle aziende. Stesso discorso per gli istituti di credito e assicurazioni.

Considerate che la robotizzazione degli impianti e dei processi nonché la futura applicazione dell’AI sarà un percorso obbligatorio per le aziende che vorranno rimanere competitive sul mercato.

C) Il problema politico

Credo che l’ostacolo maggiore potrebbe essere rappresentato dallo scarso livello della nostra classe politica attuale a 360 gradi, quindi di qualsiasi partito.

Avere un approccio politico lungimirante prevede avere delle idee (un tempo ideologie) e saperle perseguire in una programmazione sociale-economica a lungo termine, cosa che questi partiti e politici non si possono permettere, sia per una questione di consenso, sia perché oltre alla mancanza di idee, non hanno lo spessore intellettuale, culturale, etico per comprendere la portata innovativa della tesi che dott. Perfetto espone.

Certamente non saremo noi post-sessantenni a trarre i benefici di una tale rivoluzione, ma credo che, pur quasi alla fine del nostro percorso, valga comunque la pena un nostro impegno politico e sociale affinché i nostri figli e le nuove generazioni possano godere di un futuro e di una giustizia sociale migliore di quella che gli hanno lasciato le nostre generazioni.

Ovviamente i vari temi dell’applicazione IRAUT andrebbero esplosi e analizzati nel dettaglio, ma viste le polche alternative, credo non sarebbe tempo perso provarci“.

Quando ci imbattiamo in commenti di così elevato valore aggiunto per il nostro portale ne siamo davvero contenti, vuol dire che siamo divenuti un canale di informazione che raggiunge sia i lavoratori che intendono accedere alla queiscenza e quindi giustamente anche dopo aver letto le informazioni che riportiamo, magari lasciano un commento più ‘di getto’, determinato dalla delusione del momento, a cui noi siamo ben lieti di dare voce, quanto esperti o sindacalisti o politici che con noi sono soliti confrontarsi. Ringraziamo il Signor MG per aver fatto un’ottima analisi sulle condizioni di applicazione dell’IRAUT, e ricordiamoa chiunque volesse riprenderne alcuni passaggi che é necessario citare la fonte.

49 commenti su “Riforma pensioni e lavoro: le ultime proposte

  1. I francesi sono persone con le palle visto cosa hanno combinato in Francia perché gli stavano toccando le pensioni e quello che dovremmo fare noi siamo un popolo di pecoroni .

  2. Sig. Giuseppe le posso dire che la Vergogna e immensa per quello che vale io dopo 43,1,2,3 mesi non so che finestra andrò a prendere si e no € 1100 al mese ,si vede che questo esecutivo se la vuole prendere con i più Deboli.

    1. caro mio omonimo, prenderai quella cifra per 2 motivi: non so che lavoro fai
      e gli imprenditori tengono i salari bassi; poi tieni conto che con quello stabilito quasi 30 anni fa ormai hanno buttato a mare coloro che nel 1995 avevano meno di 18 anni di contributi; tutto qui; forza e coraggio e saluti a te e ai gestori del sito

  3. Buongiorno la legge Fornero non la toglieranno mai .. e non faranno mai 41 per tutti l’ Europa non vuole, tutte chiacchere caro Governo e niente di concreto.

    1. Caro Sig. Paolo non solo non toglieranno mai la legge Fornero che per quanto scellerata sia era sempre una certezza ma addirittura peggioreranno anche quella aumenteranno i 67 anni previsti per la pensione di vecchiaia nonché le finestre di uscita per l’anticipata Fornero 42 anni e 10 mesi per gli uomini e uno in meno per le donne e magari ti faranno perdere anche li gli anni di retributivo portando tutto al contributivo puro. Haimè ci rimane solo il suicidio. per quanto riguarda Q.41 la faranno forse ma solo contributiva pura il che non vale nulla l’onorevole Durigon può tenersela per lui non vale un fico secco. Avevano promesso Q.41 senza alcuna penalizzazione.

      1. Prima del suicidio prenderei seriamente in considerazione l’ipotesi di prendere sonoramente a calci nel deretano i “signori” governanti che hanno perpetrato questo sconcio unicamente per obbedire ai farneticanti diktat europei (e non solo), tenendo il loro (e dei loro congiunti) culo al caldo. Possano patire le pene dell’Inferno!

      2. Bravo il signor Giuseppe ,sono tutti un pugno di buffoni quota 41 ci penalizza moltissimo facendo tutto in contributivo,ci stanno rubando i nostri soldi ,ripeto sono i nostri contributi ,loro questo lo sanno ,è noi come i bambini non facciamo niente ,la vergogna è nostra e non loro ,buona giornata.

  4. in Italia non ce il ricambio lavorativo per due motivi uno il continuo aumento contributivo o del eta pensionabile ,non uscendo noi dal mondo del lavoro i giovani sicuramente non possono entrare,e poi io dopo 15 mesi di pensione non ho ancora il conteggio del tfs,a lavoravo con lo stato

  5. Sono d’accordo su tutto e ammiro le considerazioni di MG, di Perfetto e di Marino sull’economia e sulla denatalità. OK, tutto bene, ma la domanda che preme è: Cosa succederà, non nel 2040 ma nel 2025 ? Perchè sempre di persone in carne ed ossa si sta parlando. E quello che è successo negli ultimi 5 anni come si coniuga con queste nuove considerazioni ? Perchè pare che guardiamo al futuro lontano e non al futuro prossimo. Questi discorsi mi sembrano più : ” Vabbe’ amici, ora beccatevi il tutto contributivo e sopportate, che noi nel frattempo pensiamo a come migliorare il paese nel 2050, quando nessuno di noi calpesterà questo suolo italico “. Forse ci si dimentica che LA VITA è ADESSO !!!! Cosa gli diciamo ai nostri ex colleghi, ai nostri amici e magari parenti, prossimi alla pensione ? Non possiamo certo dirci che speriamo che prossimamente ?????? ci saranno i contributi dell’automazione o la moneta digitale. Suvvia, restiamo con i piedi per terra.

    1. restiamo con i piedi per terra? ; nel 2050? no, sono cose attualissime e le analizziamo: il dott. Marino ha spiegato bene che non dipende solo da quota 100 ma dagli anni precedenti la legge Fornero ma soprattutto dal periodo in cui persone di 40-45 anni andavano in pensione e guarda che queste persone ora, alcuni di loro, hanno 70 anni e godono la pensione da quasi 30 anni; il dott. Perfetto ha spiegato bene che dipende dal debito pubblico ma dipende anche dai nostri politici e da come governano le situazioni; sono presi dagli eventi e si preoccupano giustamente delle misure per portare più soldi nelle tasche degli italiani solo che riducendo o azzerando i contributi in materia pensioni siamo messi male; la Meloni ha invitato bill gates e hanno parlanto di intelligenza artificiale; lodevole l’inziativa ma……. quanto di positivo verrà fuori? ai posteri l’ardua sentenza, cosa avverrà nel 2025? nessuno lo sa ma dalla traccia di quest’anno prevedo: pensionamenti al di fuori della legge fornero quasi nulli; il tutto contributivo per scoraggiare la gente a terminare; siccome non sono un economista spero tanto di sbagliarmi; saluti a te, al dott. perfetto, al dott. Marino e ai gestori del sito

      1. Paolo Prof, la morale del mio discorso è che se non fossero nate le quote, non ci sarebbe nessun disastro previdenziale odierno e che qualsiasi altra considerazione o nuova iniziativa sarebbe stata discussa con più tranquillità e serenità da parte di tutti, lavoratori in primis. Oggi siamo nel caos più completo e tutto sembra un rincorrere a salvare il salvabile il prima possibile. Non si ha il tempo di ragionare con intelligenza e capacità, cose peraltro sconosciute ai nostri politici. Saluti anche a Lei.

  6. Ringrazio la Dott.ssa Venditti e il Dott. Perfetto per le belle parole al mio post.

    Visto che mi sento direttamente coinvolto, vorrei riprendere alcuni commenti arrivati, aggiungendo alcuni spunti di riflessione per quanto concerne gli scenari di previdenza e sociali del futuro mondo del lavoro alla luce dei nuovi processi di automazione:

    • I tempi sono ormai maturi per affrontare questo tema. L’evoluzione tecnologica ha uno sviluppo esponenziale, da una nuova scoperta nascono 10 nuove idee di applicazione. Con i tempi della politica e della burocrazia siamo già in ritardo nel definire nuove regolamentazioni, quindi il tema va affrontato adesso.

    Il rischio non sta nella tecnologia, ma in chi la possiede. Come già avviene oggi, le nuove tecnologie rimangano proprietà di un ristretto consorzio di facoltosi industriali e finanzieri, anziché patrimonio sociale ed economico diffuso e condiviso.

    • L’intelligenza artificiale ci sta ponendo nuovi quesiti, ma anche nuove opportunità, ed è ormai evidente a tutti che siamo all’alba di una nuova era. Riprendendo uno degli interessanti spunti del dott.Perfetto, l’AI oggi è già in grado di sviluppare autonomamente codice, risolvere problemi e proporre soluzioni inedite.

    • L’automazione ed evoluzione del lavoro nei processi industriali nel prossimo futuro non è un tema che riguarda solo l’Italia, ma avrà soprattutto un impatto internazionale. E’ bene quindi che anche l’Italia si prepari ad approfondirne le tematiche e gli impatti sociali-economici, per trovarsi culturalmente preparata a partecipare ai tavoli di confronto internazionali avendo una propria opinione e idee chiare sul tema.

    • E’ evidente che il cambiamento dello scenario industriale in corso non riguarda più soltanto aspetti di previdenza sociale, ma il rapporto di lavoro tra uomo e macchina.

    • I sindacati saranno uno degli interlocutori per queste tematiche, ma non in modo esclusivo poiché gli impatti socioeconomici saranno molto ampi.

    • Una eventuale imposta o tassazione sulla robotica o automazione in generale, dovrebbe fornire risorse economiche che, oltre a garantire una equa previdenza sociale, forniscano risorse economiche anche per il sostentamento della vita sociale della comunità e dell’individuo.

    • Il supporto della robotica e dell’intelligenza artificiale sono un’opportunità per liberare ‘l’uomo’ da lavori e attività ponderose; è probabile che in futuro rimarrà molto più tempo extra lavoro; in questo senso è importante stabilire delle nuove regole di riequilibrio sociale, economico, previdenziale, culturale.

    Tra qualche decennio parlare di 42/43 anni di previdenza sociale o 67 anni di anzianità per la pensione avrà un significato molto diverso da quello odierno.

    In futuro, anche il rapporto tra natalità-lavoratori-pensioni potrebbe avere una relazione diversa.

    Indubbiamente rimane un grande problema pensionistico previdenziale (soprattutto finanziario) per gestire questa transizione politica e generazionale.

    Non voglio assolutamente giustificare leggi o comportamenti politici, già ampiamente criticati su questo sito, ma vorrei porvi alcuni spunti di riflessione, che indubbiamente non risolveranno la nostra frustrazione nel sentirci maltrattati e abbandonati dalle attuali e future politiche pensionistiche che ci prospettano i nostri politici, per darvi una speranza che per i nostri figli e le nuove generazioni forse le cose potrebbero cambiare (speriamo in meglio).

    Cordialmente
    MG

    1. Vorrei da voi un chiarimento
      Ho lavorato nel settore estrattivo per 34 anni..gli ultimi anni non potendo lavorare in quel settore perché ho contratto la Silicosi sono stato costretto a cambiare lavoro … adesso ho 39 anni di contributi però per andare in pensione come lavoratori usuranti prendono in considerazione solo gli ultimi anni …e non sono considerati usuranti..e possibile esserne così imbecilli?

      1. caro Pietro, devi rivolgerti ad un patronato; anzi, sia patronato che inps; chiedi inoltre eventualmente anche all’inail in bocca al lupo e saluti

    2. Buongiorno, da ignorante, avendo letto tempo fa’ su questo sito un’ articolo sulla sostenibilità delle pensioni, avevo indicato come una delle possibili soluzioni la tassazione sui robot che sostituiscono/ sostituiranno i lavoratori da versare all’ Inps per contribuire a pagare le pensioni. Purtroppo però il mio commento non è stato pubblicato, eppure non penso di aver usato , come in questo caso, toni o accuse non graditi. Limongelli Domenico.

    3. per quanto riguarda l’uso di intelligenza artificiale per ovviare al calo di futuri lavoratori ,mi permetto di porre dei dubbi sul pensare che possa risolvere tutti i problemi . Sta di fatto che i robot, possono essere utilizzati nella maggior parte dei casi solo per una parte di lavori e che probabilmente vengono eseguiti nelle grandi aziende. Nelle medie, piccole e piccolissime aziende dove vengono svolti lavori non standardizzati, credo che non si possano utilizzare con riscontri sufficienti. La soluzione è di riuscire a mettere le giovani coppie nelle condizioni permettersi di mantenere più figli aiutandoli sia economicamente che socialmente.

      1. parlando di intelligenza artificiale oggi bill gates, credo l’uomo più ricco al mondo, va a trovare le nostra esimia presidente del Consiglio; saluti ai gestori del sito

        1. ottimo, svenderemo un’altra parte d’italia per fare cassa……..a breve si dira’ pure che gli italiani non sono gli inventori della pizza.Poveri noi,a 64 anni uno dopo una vita di lavoro,deve sentire parlare pure di robot per portare a casa due lire decurtate per pagare i vitalizi ai porci in parlamento e lo stipendio ai finti sindacati.mah…..

        2. Per meglio dire la nostra “presidente “ bacia la pantofola di uno dei più grandi farabutti, criminali e delinquenti che si siano mai visti sulla faccia della terra! Possa crepare anche lui presto fra atroci tormenti. Maledetti!

  7. e vero che il problema in prospettiva sarà la denatalità ma è altrettanto vero che i pensionandi di conseguenza saranno anche sempre di meno e andranno sempre più tardi

    1. Sig. Luca, chi mette mano alle pensioni fa riferimento alle statistiche, e guarda alla piramidi demografiche.

      Se si guardano le piramidi demografiche riportate nell’articolo dell’11 gennaio 2024, si nota che i pensionandi saranno sempre di più, anche perché si vive più a lungo.

      Poche nascite e tanti anziani sono fattori che vanno supportati con misure che correggono le poche nascite.

      A mio avviso, per incrementare le nascite non è sufficiente il “bonus bebè”.

      1. Che noi si viva più a lungo è una favola . Di sicuro vivono a lungo, anzi troppo a lungo, i signori delle élite che da sempre dominano il mondo. Loro, avendo venduto l’anima al Diavolo, ristagnano per molto tempo in questo mondo, torturandoci e facendoci soffrire, per compiacere il loro signore e padrone.

        1. l’Italia sta rapidamente perdendo posizioni nella classifica dei paesi dove si vive più a lungo e l’aspettativa di vita, statistiche alla mano, si sta riducendo (soprattutto per gli uomini). Delle probabili cause (sanità pubblica in progressivo smantellamento, incremento delle patologie tumorali a causa dell’ inquinamento ecc.) sui media non se ne parla per non disturbare il manovratore impegnato in faccende molto più importanti e vitali quali per esempio la difesa delle proprie lobby elettorali o la spartizione delle poltrone.

          1. Sig. Mariano, sig. Matteo, per controbattere a tesi (tipo, “si vive più a lungo”) supportate da numeri (tipo, piramidi demografiche) occorre supportare le proprie tesi (tipo, “che noi si viva più a lungo è una favola”, oppure “’Italia sta rapidamente perdendo posizioni nella classifica dei paesi dove si vive più a lungo”) con numeri differenti (tipo, differenti piramidi demografiche). Se le proprie tesi non possono essere supportate con numeri, si risulta perdenti nel confronto dialettico.

            Sig. Mariano, lei fa riferimento ai “signori delle élite”. Il concetto di “élite” lo si studia in Sociologia, come ho fatto io quando frequentavo nel 1990 la Facoltà di Scienze Politiche all’Università Statale di Milano. Tra le diverse definizioni che vengono date, la definizione di “élite” che ha caratteri più generali è forse la seguente: “l’élite comprende le persone e i gruppi che, per il potere che detengono, o per l’influenza che esercitano, contribuiscono all’agire storico in una collettività, sia prendendo decisioni che esprimendo o simbolizzando idee, sentimenti, o emozioni”.

            Tale definizione di “élite” è scevra da qualsiasi giudizio di valore, è oggettiva, è neutra e quindi è applicabile a diversi “gruppi di élite”. Lei, invece, sig. Mariano, esprime giudizi morali (inerenti al valore) e giudizi etici (inerenti al comportamento), e quindi quello che afferma si adatterebbe meglio ad un gruppo specifico di élite che potrebbe essere, per esempio, il gruppo dei cosiddetti “influencer”.

            Sig. Matteo, lei sostiene che “l’aspettativa di vita, statistiche alla mano, si sta riducendo” e attribuisce le cause della riduzione dell’aspettativa di vita alla “sanità pubblica in progressivo smantellamento, incremento delle patologie tumorali a causa dell’inquinamento ecc.”. Ebbene, è proprio grazie agli sviluppi delle moderne applicazioni mediche (che siano della sanità pubblica o della sanità privata poco importa) che si muore meno e si vive più a lungo. Il vaccino anti-Covid ne è un esempio. È ragionevole pensare (ma è solo una congettura) che senza il vaccino anti-Covid il numero dei morti per Covid sarebbe stato molto più alto. Di conseguenza, l’aspettativa di vita si sarebbe ridotta di più e il Governo avrebbe aumentato l’età pensionabile anziché a partire dal 2027 magari a partire dal 2030 (sarebbe un po’ come dire “mors tua, vita mea”).

            Poi, sig. Matteo, lei fa riferimento alle “lobby elettorali”. Le lobby sono un prodotto della società. Sono gruppi di interesse (in campo farmaceutico, automobilistico, scolastico, e via dicendo) che si trasformano in gruppi di pressione al momento in cui i responsabili utilizzano la loro azione sull’apparato governativo per fare approvare le loro rivendicazioni. Il solo modo per far tacere i gruppi di pressione è quello di raggiungere con loro un’intesa. Anche i Sindacati potrebbero essere considerati, in un certo senso, gruppi di pressione.

          2. Gentilissimo dott. Perfetto in un articolo su Repubblica del 18 ottobre 2023 è scritto “Aspettativa di vita, persi 8 mesi. La media non torna sopra agli 83 anni. Dal podio l’Italia è scesa al 14esimo posto”. In merito all’ incremento delle patologie tumorali tutte le statistiche sono concordi nel rilevare purtroppo un incremento marcato anche tra le persone più giovani. Le terapie attuali sono spesso inefficaci limitandosi a posticipare di poco l’exitus e le eventuali guarigioni hanno frequentemente esiti invalidanti. Proprio per questi motivi ritengo lungimirante e molto positiva la sua proposta di tassazione dei robot per liberare le persone anziane dalla schiavitù di un lavoro sempre più gravoso. Grazie per le sue come sempre lucide osservazioni.

  8. sarebbe veramente straordinario se i sindacati facessero propria questa proposta; temo però che ci metteranno anni per capirla e poi diranno: abbiamo tentato; ai prossimi incontri con il governo diranno sempre le stesse frasi: 41 indipendentemente dall’età, 62 anni, pensiamo alle pensioni dei giovani, delle donne, incrementare la previdenza complementare; però tentar non nuoce; speriamo in bene; saluti al dott. Perfetto e ai gestori del sito

    1. Prof. se ci pensi ai 41 anni ci si arriverà ma a quale prezzo? Ci arriveranno con calcolo tutto contributivo e ti daranno una pensione da fame, magari introducendo pure alcuni paletti come eta minima e/o finestra di 36 mesi. A questo punto il lavoratore deciderà di continuare a lavorare. E’ ciò che è successo in questi ultimi anni. Ti fanno credere una cosa e ne realizzano un altra.

      1. caro erminio, parole sante; vedremo le evoluzioni future ma la vedo veramente dura; saluti a te e ai gestori del sito

    1. Finalmente persone con idee innovative…ci vuole coraggio non x noi ultrasessantenni ma x le generazioni future..complimenti x le idee speriamo in un seguito positivo

  9. Trovo molto interessanti le considerazioni espresse dal lettore di Pensionipertutti MG, sia per i contenuti che per la modalità di esposizione.

    Sono contenuti concreti, ponderati, imparziali. Soprattutto, hanno carattere generale, prescindono cioè dagli strumenti applicabili (potrebbe essere l’Imposta sul Reddito degli Automi IRAUT da me proposta, oppure l’Imposta sul Reddito delle Società IRES proposta dai deputati Pastorelli, Locatelli, Marzano nella loro Proposta di Legge 4621 del 3 agosto 2017).

    Per quanto riguarda l’esposizione che il sig. MG dà ai suoi contenuti, è un’esposizione che sembra una “linea guida” per comporre una Proposta; una Proposta che i Sindacati (unici portavoce delle istanze dei lavoratori) potrebbero portare sin da ora nel 2024 all’attenzione del Governo.

    In altre parole, la linea guida che il sig. MG sembrerebbe fornire è quella di riprendere la PDL 4621 del 3 agosto 2017 e integrarla in modo sinergico con una delle altre Proposte di Legge avanzate in Parlamento, tra cui:

    – la PdL 857 del 30 aprile 2013 a prime firme dei deputati Damiano-Baretta-Gnecchi dal titolo «Disposizioni per consentire la libertà di scelta nell’accesso dei lavoratori al trattamento pensionistico»;

    – la PdL 1170 del 19 settembre 2018 di iniziativa del deputato Walter Rizzetto dal titolo «Disposizioni concernenti l’introduzione di un sistema flessibile per l’accesso al trattamento pensionistico»;

    – la PdL 2855 dell’11 gennaio 2021 a prima firma del deputato Claudio Durigon dal titolo «Modifiche all’articolo 24 del decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e altre disposizioni in materia di accesso anticipato al trattamento pensionistico» (in cui si prevede un nuovo e unico requisito contributivo pari a 41 anni per tutti).

    Oltre alle Proposte parlamentari è opportuno prendere in considerazione altre significative proposte, tra cui:

    – la cosiddetta “Proposta Tridico”;

    – la «Proposta Collettiva» del «Comitato Opzione Donna Social (CODS)», di cui è fondatrice e coordinatrice la Sig.ra Orietta Armiliato (per inteso, la Opzione Donna con vecchi requisiti);

    – la «Proposta Collettiva» del Gruppo «Uniti per la Tutela del Diritto alla Pensione (UTP)», di cui è promotore il Sig. Mauro Marino.

    Domanda: il Governo sarebbe disponibile ad ascoltare i Sindacati, se i Sindacati preparassero una proposta con un’architettura basata su PDL 4621 (IRES) e una delle PdL, o una delle Proposte Collettive, sopra elencate?

    Prendo in prestito la risposta del sig. MG: “credo non sarebbe tempo perso provarci”.

    1. Dott. Perfetto avrebbe voglia di mettere giù la proposta, sarebbe starordinario se anche MG volesse unirsi al progetto, unendo le cose di cui parla nel suo commento, che potrei poi io veicolare ai sindacati? Mi faccia sapere. Grazie, Erica

      1. Dott.ssa Venditti, ho riflettuto a fondo sull’opportunità di avviare un’iniziativa il cui obiettivo è di portare al tavolo di incontro tra Governo e Sindacati una proposta che potrebbe avere buone possibilità di essere accolta da entrambi.

        Credo che siano maturi i tempi per riprendere i contenuti già espressi in “Raccomandazioni” da parte di componenti del Parlamento europeo nel 2016 e da parte di deputati del Parlamento italiano nel 2017.

        Conosciamo bene le istanze dei lavoratori e delle lavoratrici che vengono sostenute e portate avanti con impegno da Parlamentari italiani, da Sindacati e da Gruppi social.

        Conosciamo bene gli sviluppi demografici della popolazione italiana, ed i vincoli finanziari di cui il Governo deve tener conto in occasione della stesura della Legge di Bilancio.

        Facendo leva su tali conoscenze, e anche grazie ai commenti (soprattutto quelli più critici) emersi dai confronti tra i lettori e le lettrici di Pensionipertutti, credo che ci siano le condizioni per stilare un documento da sottoporre all’attenzione delle Organizzazioni Sindacali.

        L’obiettivo, qualora i contenuti esposti nel documento ricevessero l’approvazione delle Organizzazioni Sindacali, è quello di farne oggetto di discussione al prossimo incontro tra Governo e Sindacati.

        Per sviluppare tale iniziativa, ritengo utile la partecipazione (oltre alla mia, si intende) di Orietta Armiliato, di Mauro Marino e del lettore MG.

        Mi assumo l’impegno di sviluppare il documento in bozza da sottoporre ai componenti del Team (composto dalle persone che ho elencato) in qualità di revisori.

        Chiedo pertanto alla Dott.ssa Venditti di verificare la disponibilità di Armiliato, di Marino e del lettore MG a partecipare a tale iniziativa.

        Chiedo alla Dott.ssa Venditti di ricevere via mail i documenti finali (qualora fossero disponibili) in cui CODS e UTP espongono le rispettive richieste.

        In attesa di conoscere quanto da me richiesto, inizio a raccogliere la documentazione necessaria e a redigere il documento in bozza da sottoporre in prima battuta ai revisori che compongono il Team.

        1. Ottimo sono onorata, spero di cuore che Armiliato, Marino e il Sign. MG abbiano voglia, tempo eo modo di prendere parte a questa importante proposta. Giro subito agli interessati. Grazie nel mentre. Erica

  10. Il sistema previdenziale italiano è «sostenibile» con 1,44 lavoratori per ogni pensionato. E lo sarà «anche tra 10-15 anni», quando la maggior parte dei baby boomer, nati dal dopoguerra al 1980, si sarà pensionato.Lo sarebbe ancora di più, per l’XI Rapporto di Itinerari previdenziali presentato oggi alla Camera, se la spesa per l’assistenza fosse scorporata da quella per la previdenza.Vorrebbe dire un’Italia virtuosa che per le pensioni spende il 13% del Pil, «in linea con la media europea del 12,6%». (TRATTO DAL SITO DI REPUBBLICA DI OGGI 16.01.2024). DATO QUANTO SCRITTO PRIMA DEDUCO CHE I NOSTRI POLITICI, SPECIALMENTE dURIGON CI STANNO PRENDENDO PER I FONDALLI MA NOI FUTURI PENSIONATI NON SIAMO UNA MASSA DI IGNORANTI.

    1. Sig Stefano, l’ex presidente INPS Tridico l’ha detto e ripetuto più volte che la spesa pensionistica è in linea con la media europea.

      Il rapporto lavoratori/pensionati è intorno a 1,44 (valore ritenuto di equilibrio).

      Dunque (la gente si domanda), dov’è il problema?

      Il problema è che ci sono meno nascite, e quindi ci saranno in futuro meno lavoratori, e quindi il rapporto lavoratori/pensionati diminuirà al disotto di 1,44 (e quindi non sarà più valore di equilibrio), e quindi la spesa pensionistica non sarà più in linea con la media europea.

      Conclusione del Governo: è necessario che i lavoratori restino più a lungo al lavoro, al fine di mantenere il rapporto lavoratori/pensionati intorno a 1,44, e quindi mantenere la spesa pensionistica in linea con la media europea.

      In questa catena causa-effetto, la separazione tra Assistenza e Previdenza non entra affatto in gioco. Perché non è una questione di “mancanza di risorse monetarie (soldi)”, ma è una questione di “mancanza di risorse fisiche (lavoratori)”.

      Io credo (ma è una mia personale opinione) che il Governo non parli chiaramente ai lavoratori e preferisca trincerarsi dietro la formula “non ci sono risorse”, perché non saprebbe spiegare ai lavoratori come lo Stato potrebbe creare occupazione, posti di lavoro.

  11. E’ una tassa che non troverà mai l’applicazione.Bei propositi ma mai troverà vita.Almeno nei futuri 50 anni.Fac59

    1. Sig. Marco, l’automazione e l’IA corrono molto più velocemente di quanto lei non pensi.

      Lo Stato fa cassa su energia e benzina, perché la usano tutti. Farà cassa anche su robot e Intelligenza Artificiale.

      Quando lei, sig. Marco, si vedrà recapitare la posta da postini.robot (a Milano è in via sperimentale); o quando andrà al ristorante e verrà servito da camerieri-robot (a l’Aquila è già così); o quando andrà al bar e verrà servito dal barista-robot (a Milano qualche bar già fa così); o andrà in farmacia e verrà servito da farmacisti-robot (al Mauriziano di Torino è già così); o quando verrà ricoverato in ospedale e la temperatura gliela prenderà un infermiere-robot (ai tempi del Covid è stato così); o quando andrà ad un concerto e vedrà diriwere il direttore-robot (lo stanno già sperimentando); o quando passerà per un cantiere edile e vedrà muratori-robot (il robot umanoide Atlas è già pronto per entrare in opera); o quando chiamerà il numero verde di Intesa Sanpaolo e gli risponderà l’assitente digitale (il suo nome è Ellis, provi a fare il numero verde di Intesasanpaolo, sig. Marco, e sentirà con il suo orecchio); insomma, sig. Marco, quando, lei, io, tutti noi lettori di Pensioniperrtutti saremo testimoni diretti di questi eventi, vorrà dire che il Governo avrà applicato la tassa sui robot e sull’Intelligenza Artificiale.

      1. Sig.Perfetto la ringrazio dell’esposizione e mi auguro che Lei abbia tutte le ragioni del mondo.Ma conoscendo i tempi biblici dei nostri governi credo che io sarò già in un altro posto.Cordiali Saluti Fac59

        1. Nonostante sia un appassionato di film di fantascienza sono dello stesso parere del sig.Marco….forse succederà quando torneranno gli Annunaki ,speriamo non ci sia però il Durigon di turno.

          1. Sig. Seba, sig. Marco, la visione di Steve Jobs era per Apple quella di “creare prodotti innovativi che potessero trasformare il modo in cui interagiamo con la tecnologia e arricchire la vita delle persone”. Credo che Steve Jobs abbia avuto successo nel realizzare la sua visione.

            La mia visione è quella di creare soluzioni innovative per trasformare il modo in cui la tecnologia interagisce con noi, e dare alle persone una possibilità in più per decidere della propria vita.

            Non credo che visioni come quella di Steve Jobs o come la mia siano fantascienza. Sono semplicemente “visioni”, immaginare qualcosa che al momento presente ancora non esiste, ma che potrebbe esistere. E che quindi esisterà.

            La tassa sui robot e sull’Intelligenza Artificiale è fantascienza? La tassa sui robot e sull’Intelligenza Artificiale ancora non esiste. Ma potrebbe esistere. E quindi esisterà.

            Quando esisterà? Quando si sarà formata una massa critica di idee tale da generare un “evento”. Quando ciò accadrà, non saranno gli eventi a governare il Governo, ma sarà il Governo a guidare gli eventi.

    2. Sono daccordo…. questi pensano e fanno i propri interessi a prescindere… magari hanno gia’ pensato come aggirare tali eventualita’…..

  12. Certamente il tappo a queste proposte è il livello politico che abbiamo, ma è altrettanto certo che sarà ineluttabile in futuro, speriamo non troppo lontano!

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