Riforma Pensioni e quota 100 ultimissime novità: Si allungano i tempi del decreto

Sulla riforma delle pensioni prosegue la conversione in legge del decreto
 recante disposizioni su quota 100 e reddito di cittadinanza, ma ci sono nuovi rallentamenti in aula per poter proseguire i lavori delle commissioni di cui abbiamo parlato anche ieri.

La conferenza dei capigruppo ha rinviato a lunedì prossimo (il 25 febbraio) l’approdo in aula dell’atteso decretone. Intanto in commissione lavoro sono iniziate le votazioni sugli emendamenti, e come da pronostici al momento sono stati respinti tutti gli emendamenti. Vediamo tutte le novità di oggi 20 febbraio

Ultimissime novità Riforma Pensioni: iniziano le votazioni, gli emendamenti respinti

Ad aggiornarci sulle prime votazioni in commissione lavoro per quanto riguarda la riforma delle pensioni e quota 100 ci ha pensato il senatore Edoardo Patriarca, che con un post su facebook ha spiegato lo stato dei lavori e cosa è stato respinto fino ad ora: “Finalmente sono iniziate le votazione a Reddto e Quota 100. Abbiamo iniziato alle 18, una breve interruzione e abbiamo proseguito fino alle 22circa. Abbiamo votato articolo 1 e quasi finito il 2. Respinti tutti gli emendamenti , quelli riguardanti l’obbligo di residenza, i senza fissa dimora, e sulle persone disabili. Si riprende domani alle 9 (20 febbraio ndr). Le votazioni in aula inizieranno lunedì alle 10.30.”

Intanto sul tema del lavoro e delle pensioni è tornata a parlare anche Anna Giacobbe, già membro della commissione lavoro nella scorsa legislatura e da sempre attenta ai temi previdenziali. Vediamo cosa ha detto nel suo lungo post su facebook.

Riforma Pensioni e quota 100, ultime novità: le parole di Anna Giacobbe

“Lavoro e pensioni sono questioni su cui è necessario un ripensamento, e una correzione di rotta, rispetto agli anni passati. E siccome quelli che sono al governo oggi lo stanno facendo male, molto male, sarà meglio tornare a parlarne. Con il congresso del Pd si può riaprire una discussione. Mi presto volentieri. Non per “tornare indietro”, nel passato ci siamo già stati. Si può cambiare: in meglio Semplice? Per carità, ci sono problemi antichi e questioni complicate da affrontare: non siamo certo tra quelli che la fanno facile. L’Italia non cresce da più di vent’anni; nel 2018 il reddito pro capite degli italiani è di 8 punti sotto quello del 2008. L’occupazione ha recuperato i valori del 2008, ma il numero di ore lavorate no; è lavoro più povero e più discontinuo. Sono cresciute le diseguaglianze e la povertà.

Ma se le cose stanno così, proprio per questo, anche i presupposti di una certa politica del lavoro (non solo negli ultimi cinque o sei anni, intendiamoci bene) vanno messi in questione: in sostanza, che la riduzione del costo e dei vincoli del lavoro sia il modo per fare progredire l’economia e il benessere collettivo è un fatto non dimostrato, anzi. Il lavoro costa, deve costare; deve costare meno se è a tempo indeterminato, ed in modo strutturale; ma deve costare per essere il primo strumento di redistribuzione della ricchezza che si produce, con i salari e con i contributi al sistema di welfare: e deve avere tutele, perché nel rapporto di lavoro c’è tra i contraenti una asimmetria di potere, soprattutto nelle imprese oltre un certo numero di dipendenti”. 

Poi il funzionario dello SPI Cgil della Liguria parla del tema delle pensioni: “Sulle pensioni, nella scorsa legislatura si sono fatte alcune scelte giuste, per consentire di andare in pensione a una parte di lavoratori più in difficoltà, ma anche per molti di loro la corsa ad ostacoli, tra interpretazioni dell’INPS, paletti messi dalla Ragioneria dello Stato e ritardi, è stata defatigante. Soprattutto, da parte del Pd, l’errore è stato dire (nella sostanza è stato così) che la “legge Fornero” va bene, e si deve solo fare qualche correzione; errore è stato non valorizzare le modiche fatte e derubricarle a puri aggiustamenti. Proprio l’accordo tra governo e sindacati del 28 settembre 2016 aveva cominciato a smontare la quella legge. Si sarebbe potuto e dovuto dire che si iniziava così un lavoro, certo graduale, per ricostruire un’idea diversa delle regole per andare in pensione, per i lavoratori anziani e per i più giovani; che quello era un primo passo, che su quella strada si sarebbe andati avanti: non averlo fatto è stato un errore. Ma da quegli errori si può imparare.

Stefano Rodinò

Stefano Rodinò

Classe 1981, ho studiato scienze politiche ad indirizzo Comunicazione Pubblica. Scopri di più

One thought on “Riforma Pensioni e quota 100 ultimissime novità: Si allungano i tempi del decreto

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    21 Febbraio 2019 in 7:19
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    NO, Signora Giacobbe, il PD ha perseguito scientemente e pervicacemente i lavoratori, proprio i suoi elettori di riferimento. Diciamolo chiaro e tondo che sulle pensioni si è giocato all’autodistruzione sin dai tempi del governo Monti. Aver messo quella firma sotto la riforma Fornero è stato un colpo al cuore dei lavoratori e dello stesso PD. Un’infamia che non si può più cancellare. Il guaio è che hanno proseguito imperterriti anche nella scorsa legislatura. Perfino Sacconi e Brunetta non avevano osato tanto.

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