Riforma pensioni, esclusiva Damiano: ‘Quota 100 ha dei limiti, ma teniamola fino al 2021’

Riforma pensioni, esclusiva Damiano: ‘Quota 100 ha dei limiti, ma teniamola fino al 2021’

Le ultime novità sulla riforma pensioni al 3 settembre 2019 giungono da Cesare Damiano, dirigente del partito democratico, che ci ha rilasciato in esclusiva le sue considerazioni sulla quota 100 e sulle criticità su cui bisognerebbe agire al fine di poter parlare di reale riforma del sistema previdenziale.

Sono ancora troppi ancora, fa intendere, i cittadini che oggi sono in attesa di provvedimenti ad hoc, si pensi agli esodati, ai precoci, a quanti svolgono mestieri pesanti e discontinui o sono privi di occupazione, la cui unica salvezza resta l’ape sociale che va resa, dunque, strutturale. Togliere ora quota 100, ci dice, nonostante porti con sé molti difetti, tra cui il nome palesemente non corretto, giacché non si tratta di mera somma tra età anagrafica e contributiva, sarebbe comunque sbagliato, portiamola a scadenza, e poi pensiamo ad altre misure migliorative. Eccovi le sue parole, come sempre ringraziamo l’onorevole per il tempo dedicatoci e per la cortesia che lo contraddistingue e vi invitiamo, qualora voleste riprendere le specifiche delle sue considerazioni a citare la fonte.

Pensioni 2019, Damiano: Quota 100, anzi ‘finestra 100’, portiamola a scadenza

La novità che contraddistinguerà il Governo M5S-PD dal precedente, é emersa con chiarezza dalle parole usate dal Presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte, per identificare la base di partenza su cui verterà il nuovo esecutivo: un “Programma unico” e non un “Contratto” di Governo. Un aspetto non da poco, visto come è andata con il precedente Governo gialloverde. Ora al centro dell’interesse politico tornano i contenuti, cioè la sostanza, ed é questo che conta. Se di contenuti vogliamo parlare, allora facciamolo con i dovuti approfondimenti, anche in campo previdenziale. Il nostro scopo, non é come strumentalmente dice Salvini, tornare alla Fornero, ma caso mai, sulle pensioni, è quello di voler fare meglio.

Specifica Damiano: “Quota 100, ad esempio, sarebbe preferibile chiamarla ‘’Finestra 100’’, perché il numero dei contributi richiesti per potervi accedere, cioè 38 anni, è fisso (cioè non scende se uno ha più di 62 anni di età, quella minima prevista per accedere alla Quota). Quindi se i 38 anni di contributi necessari li raggiungi solo a 63 anni, la Quota diventa 101 e via andando. A mio avviso, al di là dei suoi difetti, Quota 100 non va eliminata e dovrebbe essere portata alla sua naturale scadenza. Poi prosegue facendoci notare come la quota 100 non sia una misura strutturale, in quanto sperimentale e riservata ad una platea, tutto sommato, ristretta e con talune peculiarità. Inoltre,aggiunge, non ha purtroppo garantito, quel turnover generazionale ‘sbandierato’ a gran voce in sede di campagna elettorale.

Pensioni, Quota 100 e lavoro: rapporto 1:3 pura fantasia

Così Damiano: Sappiamo che non é una misura strutturale per ovvie ragioni: dura solo un triennio ed é riservata ad una platea specifica, ben individata anagraficamente. Inoltre, dati alla mano, é evidente che nei settori privati non si è realizzato affatto l’effetto di “sostituzione” propagandato: un nuovo pensionato=un nuovo occupato. Addirittura nel passato Governo si era azzardato ad un fantomatico rapporto di 1 a 3, che si é rivelato pura fantasia“:

Ecco allora la ricetta del Dirigente dem che permetterebbero di andare verso una reale riforma delle pensioni. Serve, dice fermamente ed elencando le principali priorità, un intervento di ‘messa a punto’: 1) concludere la sperimentazione triennale di Quota 100; 2) far diventare strutturale l’APE sociale e renderla accessibile a chi fa lavori pesanti e discontinui (edilizia); 3) rivedere il meccanismo di indicizzazione voluto dal Governo gialloverde; 4) affrontare il tema di Quota 41 e quello degli esodati.

Poi conclude, “Il Pd è sempre stato per una maggiore flessibilità del sistema pensionistico: non a caso le Quote, quelle vere, le abbiamo inventate con il Governo Prodi, quando ero ministro del Lavoro.“. Ma all’epoca erano quote reali non finestre, l’onorevole Cesare Damiano ci spiega in che senso: “Ma in quel caso (era Quota 95), la somma 60 anni di età e 35 di contributi poteva diventare 59+36 oppure 58+37. Poi è intervenuta la manovra Monti-Fornero che ha cancellato tutto, tornando a un modello rigido di sistema previdenziale. La mancata gradualità nell’innalzamento dell’età pensionabile (con un salto in avanti anche di 6 anni), è stato un errore che ci trasciniamo ancora oggi“.

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Erica Venditti

Erica Venditti

Mi chiamo Erica Venditti, classe 1981,! Da aprile 2014 sono giornalista pubblicista. Scopri di più

5 pensieri su “Riforma pensioni, esclusiva Damiano: ‘Quota 100 ha dei limiti, ma teniamola fino al 2021’

  1. Io credo che dopo 40 anni di contributi un lavoratore meriti la sua pensione, basta sfruttate sempre i soliti lavoratori, poi chi vuole continuare a lavorare …libero di farlo

  2. QUOTA 100 FINO AL 2021 COMPRESO DEVE RIMANERE, NON SI TOCCA, LE PERSONE HANNO FATTO PROGRAMMI ANCHE DI CURARSI E ALCUNE PERSONE STANNO PAGANDO IL RISCATTO DELLA LAUREA PER RAGGIUNGERE LA PENSIONE NEL 2021, I SOLDI SONO GIA’ STATI STANZIATE E NON SI DEVONO TOCCARE PER NESSUN MOTIVO, SE SERVONO SOLDI SI TROVINO ALTROVE, NON SI PUO’ SCOMBUSSOLARE LA VITA DELLE PERSONE OGNI 2 ANNI, INOLTRE LE DONNE SVOLGONO DOPPIO LAVORO ANCHE LA CURA DELLA FAMIGLIA E FIGLI E PER QUESTO PERDONO ANNI DI CONTRIBUTI, QUOTA 100 FINO AL 2021 COMPRESO NON SI TOCCA.

  3. Come dice l’articolo quota 100 anche se fosse portata avanti fino al 2021 è per una ristretta cerchia di persone. Chi ha più dei 38 anni di contributi e compie i 62anni nel 2022? Non è giusto discriminare così, affidare la vita delle persone solo alla fortuna. Doveva essere quota 100 sommando età e contributi! Sarebbe giusto quota 41o i sessant’anni PER TUTTI! Poi non si parlava di agevolare le donne in considerazione del doppio lavoro svolto??

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