Nel dibattito sempre più acceso sulla sostenibilità del sistema previdenziale italiano, si inserisce con forza la voce di Gabriele Fava, presidente dell’Inps, che lancia un messaggio chiaro e urgente: senza stipendi più alti per i giovani lavoratori, il futuro delle pensioni è tutt’altro che garantito. Intervistato da La Stampa, Fava sottolinea come la questione giovanile sia il nodo centrale per assicurare l’equilibrio della previdenza pubblica nei prossimi decenni.
Secondo Fava, sostenere i giovani non è una scelta ideologica né una possibilità tra le tante, ma una condizione imprescindibile. Senza retribuzioni adeguate nella fase iniziale e centrale della carriera lavorativa, l’intero impianto del sistema contributivo rischia di crollare sotto il peso di versamenti troppo bassi e discontinui. “Garantire stipendi più elevati – afferma – è una leva cruciale per la tenuta del sistema nel lungo periodo”. Un’affermazione che, vista la sua lunga esperienza come giuslavorista e il recente tour tra studenti, lavoratori e dipendenti dell’Inps da Nord a Sud, acquista ancora più rilevanza. Fava racconta di aver toccato con mano il valore umano e sociale dell’Inps: “È molto più di un ente pubblico. È la rete viva del welfare del Paese”.
Previdenza e stipendi giovanili: la connessione che può salvare il sistema
L’attuale assetto previdenziale, basato sul metodo contributivo introdotto dalla Riforma Dini nel 1995, garantisce – almeno sulla carta – una pensione proporzionale ai contributi versati durante l’arco della vita lavorativa. Tuttavia, se i salari rimangono bassi e l’occupazione giovanile continua a essere precaria o mal retribuita, il risultato inevitabile sarà una generazione di pensionati con assegni insufficienti. “Ogni giovane deve iniziare a considerare il proprio estratto conto contributivo come un bene personale”, incalza Fava. Conoscere la propria posizione previdenziale e seguirne l’andamento diventa, così, un atto di responsabilità individuale, ma anche collettiva.
A questo proposito, il presidente dell’Inps sottolinea il ruolo strategico della digitalizzazione per rafforzare il rapporto tra cittadini e previdenza. La nuova App Inps, lanciata di recente, ne è un esempio concreto: in appena cinque mesi ha raggiunto 6,2 milioni di utenti, con un incremento del 37% rispetto al periodo precedente e oltre 23 milioni di accessi da dispositivi mobili. “I numeri parlano chiaro – osserva Fava – semplificare l’accesso ai diritti significa rafforzare la fiducia dei cittadini”.
Sostenibilità del sistema previdenziale: tra tecnologia e cultura del contributo
La trasformazione digitale non è un obiettivo fine a sé stesso, ma uno strumento per rendere la previdenza più accessibile, trasparente e partecipata. Se la fiducia nelle istituzioni previdenziali cresce, aumentano anche le possibilità che i giovani si sentano parte attiva di un sistema che li riguarda da vicino. Secondo Fava, infatti, i giovani avranno una pensione. Il sistema è strutturato per garantirla, ma sarà proporzionata a ciò che avranno effettivamente versato nel tempo.
Per Fava, in sintesi, sostenibilità del sistema previdenziale italiano non può prescindere da un lavoro serio sulle retribuzioni giovanili, sulla cultura contributiva e su strumenti tecnologici che facilitino l’accesso e la consapevolezza. Solo così si potrà dare fiducia alle nuove generazioni, senza rinunciare all’equità tra chi oggi lavora e chi ha già concluso il proprio percorso professionale.

C’è un unico modo per aumentare gli stipendi ed è quello di ridistribuire i guadagni .
La forbice tra un giovane neolaureato o un giovane diplomato e un manager o un dirigente è enorme ed è aumentata e continua ad aumentare nel tempo .
In italia un dirigente o un manager di 40 , 50 anni può guadagnare da 5 a 20 volte quello che guadagna un giovane , in america anche 100 … 1000 volte . I giovani si sono domandati come si fa a aumentare il proprio salario e hanno capito che non lo si aumenta con la fedeltà all’azienda o il buon lavoro ma cambiando lavoro ogni due o tre anni !!! e rivendendosi !!! Questo è un fenomeno nuovo almeno per la mia generazione di fedeli e illusi e noi ultra cinquantenni medi ne siamo rimasti completamente fuori non avendo avuto il tempo di mettersi sul mercato . Abbiamo preferito un posto fisso in un punto fisso e magari farci una famiglia . I giovani hanno capito che invece devono stare sul mercato per crescere e posto per la famiglia non c’è . Una volta c’ erano i nobili che accumulavano la ricchezza ora ci sono i manager ma il risultato non cambia , la ricchezza si concentra nel tempo inevitabilmente in mano a pochi e inevitabilmente si crea una generazione di miserabili fino alla inevitabile scintilla che batterà le ali in un punto imprecisato . saluti
Sig. Alesso (o forse Alessio?), in base alla teoria economica l’unico modo per aumentare gli stipendi è aumentare la produttività. Mi spiego con semplice esempio.
Supponiamo che un lavoratore produca 1 cassetta di pomodori in 8 ore di lavoro e percepisca uno stipendio di 50 euro per le 8 ore lavorate.
Se lo stesso lavoratore produce invece 2 cassette di pomodori sempre in 8 ore, allora il suo stipendio sarà di 100 euro per 8 ore lavorate. In altre parole, la sua produttività (numero di cassette prodotte in 8 ore) è aumentata, e quindi è aumentato anche il suo stipendio.
Questo vale, in generale, per qualsiasi lavoratore.
Qualora un lavoratore volesse aumentare il proprio stipendio, ebbene quel lavoratore dovrebbe cambiare azienda.
Questo vale, in particolare, per uno specifico lavoratore.
Ma non è facile cambiare azienda. Occorre possedere particolari requisiti sia di natura professionale che di carattere personale:
1) Avere una profonda conoscenza del proprio lavoro (più di altri che operano nello stesso settore)
2) Acquisire conoscenze lavorando più di altri, anche 12 e 14 ore al giorno, di sabato e di domenica, a parità di stipendio (è un investimento su se stessi che darà i suoi frutti)
3) “Saper fare”, oltre che “sapere”, ovvero: avere una robusta esperienza perché si è partecipato a vari progetti, oltre che un’approfondita conoscenza perché si è partecipato a corsi e seminari acquisendo diversi attestati e certificati
4) Farsi apprezzare dai colleghi per la propria condotta, per la propria moralità, lealtà, dedizione al lavoro, disponibilità nel supportarli nelle loro attività
5) Farsi conoscere anche al di fuori della propria struttura, grazie alle voci che vengono diffuse dai propri colleghi
6) Documentare, documentare e documentare. Nelle aziende vi è scarsa documentazione dei processi che in essa vengono svolti. O meglio: la documentazione c’è, ma è riportata in fogli, foglietti, e fogliettini in forma di appunti sparsi e raccolti nei cassetti dei dipendenti, anziché in manualetti con tanto di indice, capitoli, paragrafi e sottoparagrafi. Capi ufficio, direttori di linea, e soprattutto fornitori esterni necessitano della documentazione dei processi aziendali
7) Rendersi disponibile a scrivere la documentazione anche relativa ai processi gestiti da altri colleghi (facendola poi revisionare dai cosiddetti “process owner”, responsabili di processo). Documentando anche i processi di altri colleghi, si amplia la propria conoscenza dei processi aziendali
8) Partecipare alle riunioni e prendere appunti. Quasi nessuno prende appunti alle riunioni e quasi nessuno stende un verbale di riunione. Ma vedendo che qualcuno prende appunti, quel qualcuno viene immediatamente nominato “segretario” con il compito di scrivere il verbale di riunione e distribuirlo. In tal modo si diviene “indispensabili” e si partecipa a tutte le riunioni dove si scoprono cosa l’azienda vuol fare e come (è un modo per riuscire a sapere se è il caso di cominciarsi a guardare attorno e lasciare l’azienda. NOTA: non vale il concetto di “fedeltà all’azienda”, in quanto non c’è la reciproca “fedeltà al lavoratore” da parte dell’azienda)
9) Andare con i colleghi a prendere il caffè alle macchinette dislocate nei corridoi. Lì si soffermano anche i fornitori esterni, in particolare i commerciali
10) Scambiare quattro parole con i fornitori esterni, sia tecnici che commerciali, farsi conoscere di persona oltre che “per il sentito dire”, perché saranno loro, i fornitori esterni, ad aprire le porte delle loro aziende e a fare aumentare lo stipendio
Buon pomeriggio! Spero che il Governo Italiano, aumenti gli stipendi e che, i giovani, non siano costretti a emigrare. Ringrazio tutti immensamente. Un saluto al Dottor Perfetto, alla Redazione di Pensioni per Tutti e a tutti i lettori.
Va bhe….
Ha scoperto l’acqua calda,mamma mia! 🤦🏼
Previdenza sostenibile con stipendi più alti , è molto semplice e intuitivo . Ma come ci siamo arrivati e come si fa ad alzare gli stipendi la risposta è meno semplice ahahahah? Abbiamo più ultrasessantenni a lavorare con stipendi alti e bassa produttività che giovani nella fascia 20 – trent’anni . Il salario aumenta all’aumentare dell’età e questo è normale ma non è normale il divario enorme tra gli stipendi di anziani e giovani ed ancora è meno normale il divario fra manager furbi e giovani neolaureati fessi . E’ chi non ha una laurea e ha un diploma , facile c’è posto alla cassa di un supermercato a 1000 euro quando va bene al mese e deve anche ringraziare che ha trovato lavoro . E con 1000 euro al mese ci si fa una famiglia , io non penso. Fra poco assisteremo allo sciopero dei farmacisti laureati che al’età di 50 anni prendono 1500 euro al mese con turni al sabato e alla domenica e contratto fermo da 15 anni . Ma allora dove sono i soldi ci chiederemo . Le multinazionali dei farmaci non guadagnano ? . I soldi ci sono ma sono in mano a gente che è il 5 % della popolazione e che non molla nessun privilegio acquisito ne finanziario nè di posizione . La mia generazione ha dovuto sopportare e supportare il cambio con l’euro con il dimezzamento del potere d’acquisto rispetto alla lira e posso dire che nel 2025 abbiamo il potere di acquisto del 1995. Senza accorgersene è come se avessimo pagato il non fallimento dell’italia. Io non dico povera Italia io dico poveri giovani italiani e in che mani siamo ? di nessuno a cui importa dei giovani e del futuro dell’italia. Fanno bene i nostri giovani laureati ad andarsene e a lasciare il posto agli extracomunitari che mettiamo a pulire le strade .
Si ok siamo gli stipendi più bassi d’Europa. Ma le centinaia di miliardi che dobbiamo tagliare/recuperare? La RAI, invece che tagliare gli sprechi, ha riaumentato il canone. Potrei continuare all’infinito.
Trovo che ci siano gravi lacune nel pensiero del Presidente INPS Gabriele Fava. Ne cito solo una per una questione di spazio di scrittura: “Garantire stipendi più elevati”.
Tutti, lavoratori, sindacalisti, imprese e Governo sarebbero ben felici di garantire stipendi più elevati.
Per quanto riguarda lavoratori e sindacalisti, l’affermazione “garantire stipendi più elevati” è talmente scontata che non occorre nemmeno dare spiegazioni.
Per quanto riguarda le imprese, “garantire stipendi più elevati” è già in atto, con il taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori, ovvero con la decontribuzione, e anzi si potrebbe fare anche di più con il taglio del cuneo fiscale ANCHE a favore delle imprese.
Per quanto riguarda il Governo, la sua parte l’ha già fatta, proprio con la decontribuzione, e sarebbe ancora più felice se Sindacati e imprese si mettessero d’accordo per aumentare ancora di più gli stipendi, in modo che possano aumentare anche le entrate erariali tramite l’IRPEF.
“Garantire stipendi più elevati” è un’affermazione più che scontata, che rasenta il banale, se non si specifica anche COME garantire stipendi più elevati.
Il solo modo che le teorie economiche indicano per avere stipendi più elevati è aumentare la produttività del lavoro.
Ci sono segnali discordanti tra aumento dell’occupazione e aumento del PIL: il PIL non è cresciuto proporzionalmente come è cresciuta l’occupazione. Questo significa che la produttività del lavoro è diminuita.
Sig. Presidente Fava: saprebbe spiegare COME “garantire stipendi più elevati” se la produttività del lavoro diminuisce?
Colgo l’occasione per informare che in data 19 dicembre 2024 ho inviato via PEC la Proposta di Riforma Previdenziale flessibile e strutturale a firma di Perfetto-Armiliato-Gibbin al Presidente INPS Avv. Gabriele Fava, al Presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS Dott. Roberto Ghiselli e al Direttore Generale INPS Avv. Valeria Vittimberga.
Ho il vago sospetto che, leggendo la mia mail, in cuor loro, non uditi da alcuno, si siano detti: “Ma questo cretino che vuole tassare robot e AI che va dicendo?” (il “cretino” che vuole tassare robot e AI, sarei io, ovviamente)
Vorrei suggerire al Presidente INPS Gabriele Fava la seguente risposta alla mia obiezione riguardo al suo suggerimento di: “Garantire stipendi più elevati”.
Considerando robot e AI lavoratori digitali equiparabili a tutti gli effetti ai lavoratori umani, si raggiungerebbero almeno due obiettivi:
1. Si potrebbero mandare in pensione i lavoratori anziani coprendo le loro pensioni con i contributi previdenziali versati da robot e AI
2. Si potrebbero aumentare gli stipendi dei lavoratori umani in quanto la produttività del lavoro (umana e digitale) aumenterebbe (poiché robot e AI hanno, come è noto, una produttività maggiore di quella umana)
Nella crescita del PIL l’ISTAT avrà tenuto conto senz’altro anche dell’attività robotica, e quindi la forza lavoro occupata sarebbe data da lavoratori giovani + lavoratori anziani + lavoratori digitali (robot e AI).
Abbiamo osservato che la crescita del PIL non è proporzionale alla crescita dell’occupazione. Ma se ora lasciassimo andare in pensione i lavoratori anziani, la forza lavoro occupata risulterebbe data da lavoratori giovani + lavoratori digitali e le statistiche (che ovviamente considerano come forza lavoro solo la forza lavoro umana) darebbero come risultato che il PIL cresce più che proporzionalmente (suppongo) rispetto alla occupazione (lavoratori giovani e lavoratori digitali).
CONCLUSIONE.
In economia digitale occorre rivedere il concetto di “fattore di produzione lavoro” e adottare nuovi concetti, nuove idee, nuove misure tra cui:
a. Annoverare i lavoratori digitali (robot e AI) come forza lavoro (e non come “macchine”, ovvero come fattore di produzione capitale)
b. Equiparare la forza lavoro digitale alla forza lavoro umana
c. Assegnare una “personalità” ai lavoratori digitali (es. “personalità elettronica” o “personalità digitale”)
d. Assegnare un salario ipotetico anche ai lavoratori digitali (robot e AI) commisurato alla loro produttività
e. Far versare i contributi previdenziali anche ai lavoratori digitali
f. Consentire alle imprese di “appropriarsi” del salario della forza lavoro digitale
g. Elevare gli stipendi dei lavoratori che collaborano con i lavoratori digitali in quanto la “produttività marginale del lavoro” aumenta grazie ai lavoratori digitali
h. Le imprese saranno soddisfatte in quanto con salari più elevati si comprano più prodotti e servizi
i. Lo Stato sarà soddisfatto in quanto le entrate erariali aumenteranno grazie all’IVA sui consumi e alle imposte sulla ricchezza prodotta dalle imprese
Ci sono ancora altri vantaggi. Ma mi sono limitato al “Garantire stipendi più elevati” espresso dal Presidente INPS Avv. Gabriele Fava.
Buongiorno.
I c……i, forse, siamo noi.
Se è vero che nel 1995, per molti, spariva la pensione retributiva.
Per altri è continuato a sparire il lavoro.
Sempre nel 1995 il titolo di un saggio ce lo preannunciava quale, un’apocalisse: “La fine del lavoro” dell’economista Jeremy Rifkin ci anticipava una scomoda verità; quella che oggi ci danna.
“Ci avviciniamo a un mondo dove il lavoro sarà un privilegio per pochi, non un diritto per tutti.”… “Questa non è una crisi passeggera del lavoro: è un mutamento permanente del ruolo umano nell’economia.”
Ora, a distanza di 30 anni, lo stesso autore ci dice che il futuro sta nel: “Green deal”; avrà ragione?
Comunque sia, anche servisse questo cambiamento, nulla ci dice se non che ci lascerà nelle mani della finanza, quella digitalizzata auto generativa, mente noi resteremo in quel percorso studiato a tavolino che non eviterà di eroderci posti di lavoro, fegato e diritti.
Per 30 anni hanno disaccoppiato il lavoro dai territori, favorito il potere finanziario per procurata abdicazione della politica dall’essere regolatrice del sistema col solo risultato di vivere in quartieri e periferie degradate.
Questa in corso è l’evoluzione innaturale della terza rivoluzione industriale; quella dell’informazione, del lavoro umano sempre meno necessario che ora passerà nelle mani dell’intelligenza artificiale e di una ristretta classe di lavoratori iperqualificati o di Manager, fermo restando una crescente massa di esclusi.
Al momento, nell’attesa di risposte che non le arrivano che possiamo dirci se non: Bye bye anni 70!
Faccio presente ai lettori che gli interventi del Governo , compresi anche i rinnovi di contratto, per farci avere stipendi più alti hanno permesso al sottoscritto dopo 41 anni di lavoro come tecnologo negli ultimi 2 anni di passare da 1920 euro nette a 2004 euro nette.
Con tutte le modifiche attuate su indici pensionistici biennali , tabelle modificate ex inpdap blocco dei contratti decennale (perdendo a vita 3 rinnovi) voluto dai Governi…questi aumenti non mi hanno lontanamente permesso di mantenere un assegno pensionistico che avrò forse tra 2 anni come se fossi andato in pensione 5 anni addietro a parità di anni di lavoro. Mi immagino fossi un giovane con davanti 30 anni di lavoro con stipendi di questo tipo rispetto al costo della vita reale.
Questo per dire che nel nostro Paese c’è un grande e credo irrisolvibile problema di livello stipendiale che è cronico fatto di gravi errori anche sindacali, non parliamo poi di livelli di aumenti ad ogni contratto che spesso avvengono in ritardo di anni e con scioperi continui.
Quindi le parole del Presidente dell’INPS in teoria sono giuste e scontate, in pratica sono irrealizzabili e credo lo sappia.
Vede, dott. Perfetto, solo per curiosità mi sono andato a leggere la presentazione della figura del presidente dell’inps e ho potuto, nella mia ignoranza, capire che di economia diciamo che ne capisce ……………………………. ci siamo capiti; poi figurarsi se chi comanda vuole introdurre tasse per permettere agli anziani di andare in pensione; loro vorrebbero sfruttare fino all’osso e peggio i lavoratori; avevo sentito una proposta che poi è sparita di una nuova quota 45: con 45 anni di contributi ti fanno andare in pensione indipendentemente dall’età; non demorda mai; un saluto a lei e ai gestori del sito
Dichiarazioni sagge e condivisibili al 100%. Ma il loro destino qual è? Quello di migliaia di altre enunciazioni simili, cioè di restare rigorosamente sulla carta?
Per quanto riguarda la sostenibilità, nemmeno un accenno alla tassazione dei robot e dell’IA, come delineato dalla proposta formulata da Perfetto, A. e G.. Sarebbe decisamente ora di cominciare a cambiare paradigma. O senza la benedizione del “ministro della previdenza”, ossia l’on. Durigon, non si può nemmeno parlarne?
Condivido quanto detto dal dott. Fava per quanto riguarda salari più elevati per i giovani ma aggiungo non solo per loro ma per tutti i lavoratori altrimenti non possono costruirsi una pensione pubblica dignitosa. ma aggiungo anche detassare quasi completamente la pensione integrativa che un domani vada ad affiancarsi alla pensione pubblica. E da ultima ma che ritengo più importante dare attuazione alla riforma del dott. Perfetto per quanto riguarda la tassazione dei robot e delle macchine compreso la tassazione per le imprese che utilizzano o utilizzeranno l’intelligenza artificiale.